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Revisione
Pac, latte e emergenza idrica: La
riunione a Palazzo Chigi Nel
suo intervento, Pacetti ha illustrato la posizione della Cia, evidenziando
l’esigenza di una sempre maggiore attenzione verso i problemi agricoli e
sollecitando la riattivazione del Tavolo verde tra il governo e le
organizzazioni professionali agricole. Ecco,
in sintesi, le posizioni della Cia. Revisione
a medio termine della Pac Sulle
proposte della Commissione Ue la Cia non ha atteggiamenti di chiusura
pregiudiziale, ma attenzione e disponibilità al dialogo. L’obiettivo
irrinunciabile rimane la tutela degli agricoltori, delle loro imprese, dei
loro redditi, soprattutto di fronte alle nuove sfide poste
dall’allargamento, dal Farm Bill Usa e dai negoziati nell’ambito del
Wto. Per
la Cia le proposte Ue evidenziano, comunque, un atteggiamento di tipo
difensivo. Giustamente si punta l’attenzione verso i
cittadini-consumatori, sarebbe però opportuno rispondere anche alle
esigenze degli agricoltori. In tale ottica, il superamento dell’1,27 per
cento delle risorse proprie non deve essere considerato un tabù anche ai
fini dell’allargamento. Tuttavia,
sono inaccettabili le proposte che riguardano il grano duro, in quanto
vengono penalizzati i produttori italiani. Inoltre, così come formulato e
proposto dalla Commissione Ue, è difficilmente accettabile il
disaccoppiamento, poiché mette in discussione tutto il sistema degli
aiuti senza certezze per il futuro. Va
prestata attenzione, inoltre, al problema delle proteine vegetali, delle
produzioni oleaginose e del riso che ci vedono ancora penalizzati. Per
la Cia, infine, è importante il rafforzamento dello sviluppo rurale e non
devono essere toccate le Ocm che non erano nell’ipotesi di revisione di
medio termine (olio d’oliva e tabacco). Quote
latte Il
problema, ormai annoso e che è costato oltre 3600 miliardi delle vecchie
lire, deve essere risolto in maniera equilibrata, nel rispetto della
legalità e della trasparenza. Va valutata la compatibilità con le regole
dell’Unione europea e in tal senso vanno effettuate le preventive
verifiche. L’annunciata
legge, secondo la Cia, deve rispondere effettivamente alle esigenze degli
allevatori, senza provocare ulteriori conseguenze negative per le imprese
che operano nel settore lattiero-caseario. Vanno, comunque, stabilite
norme che garantiscano equità e salvaguardia dei diritti di chi ha
rispettato le regole. Nello stesso tempo, non deve essere minacciata
l’esistenza di molte aziende vitali, riconoscendo le evidenti
responsabilità della Pubblica amministrazione nell’inadeguata gestione
del sistema. “No” a qualsiasi politica di puro stampo assistenziale. Latte
“in nero” E’
un fenomeno che va stroncato senza indugi. Occorrono severi controlli sul
territorio nazionale da parte delle autorità preposte per scongiurare
ogni tipo di illegalità. D’altronde, non può essere ormai elemento di
trattativa essendo soprattutto un problema di legalità e di ordine
economico. Latte
fresco La
Cia ribadisce la piena validità della legge 169/89 che al suo interno
contiene gli elementi per individuare cosa debba intendersi per latte
fresco e cosa no. In merito alla questione del latte microfiltrato,
immesso sul mercato con la dicitura di fresco, si confermano i dubbi e le
contrarietà alla soluzione adottata. Per
la Cia, al fine di evitare ulteriori penalizzazioni per i produttori
italiani che hanno investito per elevare la qualità del latte, è
indispensabile che si faccia chiarezza nell’etichettatura. Emergenza
idrica Le
risorse stanziate dal governo per fronteggiare il grave problema della
siccità sono nettamente inferiori ai danni e alle esigenze del settore
agricolo. Sul
problema acqua occorre uscire al più presto dall’emergenza e cominciare
a pensare ad un piano a medio e lungo termine predisponendo un’azione
strategica che permetta di ammodernare e ristrutturare l’intera rete
idrica nazionale. In
tale ottica, occorre individuare le necessarie priorità, superando lo
stesso impianto della legge 185/92 (Fondo di solidarietà nazionale)
introducendo moderni strumenti per la gestione e l’assicurazione dei
rischi per le aziende. Sarebbe
opportuno che, nell’ambito del Piano delle infrastrutture, già dalla
Finanziaria 2003 venga data assoluta priorità, anche rispetto ad altri
settori, alle opere concernenti l’apparato idrico nazionale. Tuttavia,
per la Cia è di fondamentale importanza creare un unico Organismo
istituzionale per il governo delle acque del nostro Paese. Quindi,
un’alta responsabilità politica e un governo politico di un problema
che ha ormai assunto una rilevanza vitale e strategica. Questo Organismo
deve, comunque, prevedere anche la partecipazione attiva delle
organizzazioni professionali agricole. Il
ministero delle Politiche agricole Il
30 luglio scorso si è tenuta presso il ministero delle Politiche agricole
una riunione per presentare i dati relativi alle stime delle superfici
investite e delle produzioni 2002 di frumento tenero, frumento duro, orzo
e oleaginose. In
base ai dati Agea delle domande Pac, le superfici dei semi oleosi hanno
registrato la drastica riduzione che la Cia ha più volte sottolineato, a
causa dell’allineamento degli importi degli aiuti con quelli dei
cereali. Gli investimenti, infatti, sono diminuiti complessivamente del
54,8 per cento, passando da 553.280 ettari del 2001 a 250.147 ettari. Le
superfici a grano duro, al contrario, sono aumentate del 12,3 per cento
rispetto al 2001 passando da 1.675.438 ettari a 1.882.102 ettari. Nel 2002
per le zone tradizionali si registrerà, per la prima volta, una penalità
sull’aiuto supplementare, la cui percentuale non è ancora stata
definita. In merito alla qualità, la campagna 2002 è caratterizzata da
un miglioramento sia per il contenuto di proteine sia per il peso
specifico, anche se vi sono divergenze fra gli operatori agricoli e quelli
industriali relativamente al valore e alle diverse zone di produzione. Per
il mais i funzionari del ministero delle Politiche agricole hanno
informato che il bilancio sarà presentato a fine settembre. Dai dati Agea
la superficie investita a mais è pari a 1.225.417 ettari, mentre per le
zone con aiuto specifico la superficie massima garantita di 400.759
ettari, risulterebbe provvisoriamente superata dell’1,5-2 per cento. Anche
per i dati 2002 è stata rilevata dagli operatori la diversità dei dati
presentati e messi a confronto, ma l’Istat ha preannunciato una novità
positiva. Infatti, l’Istat, il ministero ed il Consorzio di
telerilevamento Ita hanno effettuato uno studio congiunto per introdurre
un metodo d’indagine statistica più organica, basata su rilevazioni
dirette (unità territoriali) più che estimative. La
Cia ha accolto positivamente il prossimo avviamento di una rilevazione
unica degli investimenti e delle produzioni dei seminativi, auspicando che
tale metodo possa porre fine all’incongruenza dei dati ufficiali che
ogni anno si viene a verificare. (Politiche delle produzioni e di
mercato-Ufficio seminativi) Una
nota dell’Aiso Il
ministero delle Politiche agricole ha diffuso ieri i dati relativi alle
superfici investite a seminativi per la campagna 2002-2003. I
dati evidenziano una riduzione delle superfici destinate alle colture
oleaginose del 48,0 per cento per i semi di soia, del 53,2 per cento per i
semi di girasole, del 92,8 per cento per i semi di colza. Si
confermano così in termini ancora più drammatici, le previsioni sugli
effetti che l’abrogazione dell’aiuto specifico per i semi oleosi
avrebbe comportato per il nostro Paese. L’Associazione
interprofessionale per i semi oleosi a fronte di tale situazione richiama
responsabilmente l’attenzione delle Autorità Centrali e Regionali sulle
drammatiche conseguenze che deriveranno dalla notevolissima riduzione
delle colture oleaginose, per tutti i settori della filiera e, più in
generale, per il sistema Paese. I
produttori agricoli perdono un’alternativa di fondamentale importanza ai
fini delle rotazioni agrarie, con ritorno alla monocoltura a cereali con
effetti estremamente negativi per l’ambiente, la qualità delle
produzioni e conseguenze altrettanto negative sulla possibilità di
ottenere redditi adeguati dalla propria attività. Le industrie di
trasformazione situate nelle zone di produzione vedono ridursi
notevolmente la possibilità di auto approvvigionamento con riduzione
sensibile della loro competitività che ne mette a rischio la
sopravvivenza. Il sistema Paese vedrà aumentare ulteriormente la
dipendenza dall’estero per far fronte al proprio fabbisogno di oli e di
farine di estrazione e che già oggi supera il 50 per cento per gli oli e
circa il 20 per cento per le farine. Tali
conseguenze sono in chiara contraddizione con gli obiettivi ai quali le
proposte della Commissione fanno continuo riferimento e, cioè, quello
della tutela dell’ambiente, della multifunzionalità della agricoltura,
della qualità e sicurezza degli alimenti essendo impossibile applicare
sistemi di tracciabilità affidabili ai prodotti importati da Paesi terzi. In
tale quadro l’Interprofessione esprime apprezzamento per l’iniziativa
del Governo tendente a realizzare un piano per lo sviluppo delle sostanze
proteiche che prevede interventi rivolti a incentivare la coltivazione di
oleoproteaginose. L’Interprofessione,
mentre auspica che l’accennata iniziativa possa trovare favorevole
accoglienza a Bruxelles, fa appello alle forze politiche e di governo a
livello nazionale e regionale perché vengano posti in essere tutti gli
interventi tendenti a garantire il mantenimento di una produzione
nazionale di oleaginose, in considerazione dell’importanza che, si
ribadisce, tale coltura riveste, per garantire ai produttori una valida
alternativa produttiva e consentire le necessarie rotazioni, per
realizzare una effettiva politica a difesa dell’ambiente, per consentire
la sopravvivenza stessa delle industrie di trasformazione che operano nel
settore, nonché per garantire ai consumatori qualità e sicurezza
alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per
l’approvvigionamento di prodotti fondamentali per l’alimentazione
umana e zootecnica quali sono gli olii e le farine.
Iniziative
della Cia dell’Abruzzo Oltre
10.000 i consumatori che hanno preso parte alle iniziative che si sono
svolte il 19, 20 e 21 luglio scorsi a Colonnella (Te), il 26, 27 e 28 a
Loreto Aprutino (Pe) e il 27 e 28 a Lanciano (Ch), promosse dalla
Confederazione italiana agricoltori dell’Abruzzo. Le
“isole verdi” hanno ospitato la produzione tipica dell’agricoltura
regionale, rappresentata da 145 aziende espositrici. Un
grande successo di partecipazione e di coinvolgimento dei consumatori
attraverso i mini corsi di degustazione guidate di olio, di vino, di
formaggi e di miele. I
produttori incontrano i consumatori, una corretta informazione per una
scelta consapevole, questo l’obiettivo della Cia alla base di tali
manifestazioni. I
risultati sono stati molto lusinghieri, la soddisfazione delle aziende
agricole presenti ed il vivo apprezzamento dei consumatori hanno premiato
lo sforzo organizzativo e l’impegno delle strutture provinciali della
Confederazione. Un’esperienza
positiva che, promuovendo e valorizzando i prodotti tipici
dell’agricoltura locale, ha rappresentato una formidabile opportunità
di informazione e di conoscenza della cultura contadina e del mondo
rurale. “Il
grande successo dell’iniziativa -ha affermato Domenico Falcone,
presidente regionale- dimostra la giustezza dell’azione della
Confederazione e, nel contempo, impegna la stessa a dare continuità a
queste campagne di promozione dei prodotti tipici, della loro origine, del
territorio di provenienza, della storia e delle tradizioni ad essi
collegati”. “Si
tratta -ha concluso Falcone- di un’operazione di valorizzazione
economica ma anche culturale che la Cia vuole portare avanti”. La
Direzione della Cia di Asti sui controlli “erga omnes” La Confederazione italiana agricoltori di Asti ha celebrato, nei giorni scorsi a Tonco, la sua annuale “Festicamp”, tradizionale occasione di incontro e discussione tra i soci. Nell’ambito dell’iniziativa si è riunita la Direzione provinciale della Cia, allargata a tecnici ed esperti astigiani e delle province di Cuneo (Valentina Masante di Alba) e di Alessandria (Carlo Ricagni di Acqui Terme), ha affrontato il tema dei nuovi compiti, affidati recentemente con una determina dirigenziale del ministero agricoltura, ai Consorzi di tutela. In pratica questi ultimi, quando fossero in grado di rappresentare almeno il 66 per cento della produzione tutelata, potranno eseguire controlli di conformità su tutti i produttori (anche i non associati), e dunque “erga omnes”, facendo loro pagare il costo dei controlli stessi. Un provvedimento che, se applicato così come è stato approvato, potrebbe venire a costare ai produttori, oltre a notevoli appesantimenti burocratici, cifre variabili tra uno e quattro euro (duemila e ottomila lire) ad ettolitro di vino. Ai lavori, aperti dal presidente provinciale della Cia di Asti, Italo Mussio e introdotti da Marco Pippione, sono intervenuti, tra gli altri, Valentina Masante e Carlo Ricagni che hanno aperto un dibattito in cui qualcuno ha definito la norma, tout court, illegittima. Tutti gli interventi hanno evidenziato la profonda insoddisfazione per questo nuovo balzello e di questo si è fatto anche interprete il vicepresidente regionale della Cia del Piemonte, Dino Scanavino. Al termine della riunione la Direzione della Cia ha espresso il proprio totale dissenso sulle nuove disposizioni affidando agli organismi nazionali il compito di elaborare, insieme alle altre organizzazioni agricole, una controproposta che modifichi sostanzialmente la norma. | |
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