1 agosto 2002


sommario

 

ATTUALITA'

•    Revisione Pac, latte e emergenza idrica: Pacetti illustra la posizione della Cia. La riunione a  Palazzo Chigi del Tavolo agro-alimentare
•    Il ministero delle Politiche agricole ha presentato le stime d’investimento dei cereali e oleaginose della  campagna 2002/2003
•    Una nota dell’Aiso 

 

DAL TERRITORIO

•    Iniziative della Cia dell’Abruzzo per la promozione dei prodotti tipici
•    La Direzione della Cia di Asti sui controlli “erga omnes” dei Consorzi di tutela 

 


 

ATTUALITA'

Revisione Pac, latte e emergenza idrica: Pacetti illustra la posizione della Cia

La riunione a Palazzo Chigi del Tavolo agro-alimentare

  Revisione a medio termine della Politica agricola comune, quote latte, legge sul latte fresco, latte “in nero”, emergenza idrica e strategia per l’acqua: sono stati questi i temi affrontati dal presidente della Confederazione italiana agricoltori Massimo Pacetti, che ha partecipato oggi a Palazzo Chigi al Tavolo agro-alimentare.

Nel suo intervento, Pacetti ha illustrato la posizione della Cia, evidenziando l’esigenza di una sempre maggiore attenzione verso i problemi agricoli e sollecitando la riattivazione del Tavolo verde tra il governo e le organizzazioni professionali agricole.

Ecco, in sintesi, le posizioni della Cia.

Revisione a medio termine della Pac

  E’ necessario che il nostro Paese metta a punto una proposta unitaria in grado di rendere forte, sotto il profilo contrattuale, la posizione del governo nel confronto non facile che si è aperto in Europa sulla revisione a medio termine della Pac. Per la Cia il documento presentato nel giugno scorso a Bruxelles al presidente Prodi resta un punto fermo.

Sulle proposte della Commissione Ue la Cia non ha atteggiamenti di chiusura pregiudiziale, ma attenzione e disponibilità al dialogo. L’obiettivo irrinunciabile rimane la tutela degli agricoltori, delle loro imprese, dei loro redditi, soprattutto di fronte alle nuove sfide poste dall’allargamento, dal Farm Bill Usa e dai negoziati nell’ambito del Wto.

Per la Cia le proposte Ue evidenziano, comunque, un atteggiamento di tipo difensivo. Giustamente si punta l’attenzione verso i cittadini-consumatori, sarebbe però opportuno rispondere anche alle esigenze degli agricoltori. In tale ottica, il superamento dell’1,27 per cento delle risorse proprie non deve essere considerato un tabù anche ai fini dell’allargamento.

Tuttavia, sono inaccettabili le proposte che riguardano il grano duro, in quanto vengono penalizzati i produttori italiani. Inoltre, così come formulato e proposto dalla Commissione Ue, è difficilmente accettabile il disaccoppiamento, poiché mette in discussione tutto il sistema degli aiuti senza certezze per il futuro.

Va prestata attenzione, inoltre, al problema delle proteine vegetali, delle produzioni oleaginose e del riso che ci vedono ancora penalizzati.

Per la Cia, infine, è importante il rafforzamento dello sviluppo rurale e non devono essere toccate le Ocm che non erano nell’ipotesi di revisione di medio termine (olio d’oliva e tabacco).

Quote latte

Il problema, ormai annoso e che è costato oltre 3600 miliardi delle vecchie lire, deve essere risolto in maniera equilibrata, nel rispetto della legalità e della trasparenza. Va valutata la compatibilità con le regole dell’Unione europea e in tal senso vanno effettuate le preventive verifiche.

L’annunciata legge, secondo la Cia, deve rispondere effettivamente alle esigenze degli allevatori, senza provocare ulteriori conseguenze negative per le imprese che operano nel settore lattiero-caseario. Vanno, comunque, stabilite norme che garantiscano equità e salvaguardia dei diritti di chi ha rispettato le regole. Nello stesso tempo, non deve essere minacciata l’esistenza di molte aziende vitali, riconoscendo le evidenti responsabilità della Pubblica amministrazione nell’inadeguata gestione del sistema. “No” a qualsiasi politica di puro stampo assistenziale.

Latte “in nero”

E’ un fenomeno che va stroncato senza indugi. Occorrono severi controlli sul territorio nazionale da parte delle autorità preposte per scongiurare ogni tipo di illegalità. D’altronde, non può essere ormai elemento di trattativa essendo soprattutto un problema di legalità e di ordine economico.

Latte fresco

La Cia ribadisce la piena validità della legge 169/89 che al suo interno contiene gli elementi per individuare cosa debba intendersi per latte fresco e cosa no. In merito alla questione del latte microfiltrato, immesso sul mercato con la dicitura di fresco, si confermano i dubbi e le  contrarietà alla soluzione adottata.

Per la Cia, al fine di evitare ulteriori penalizzazioni per i produttori italiani che hanno investito per elevare la qualità del latte, è indispensabile che si faccia chiarezza nell’etichettatura.

Emergenza idrica

Le risorse stanziate dal governo per fronteggiare il grave problema della siccità sono nettamente inferiori ai danni e alle esigenze del settore agricolo.

Sul problema acqua occorre uscire al più presto dall’emergenza e cominciare a pensare ad un piano a medio e lungo termine predisponendo un’azione strategica che permetta di ammodernare e ristrutturare l’intera rete idrica nazionale.

In tale ottica, occorre individuare le necessarie priorità, superando lo stesso impianto della legge 185/92 (Fondo di solidarietà nazionale) introducendo moderni strumenti per la gestione e l’assicurazione dei rischi per le aziende.

Sarebbe opportuno che, nell’ambito del Piano delle infrastrutture, già dalla Finanziaria 2003 venga data assoluta priorità, anche rispetto ad altri settori, alle opere concernenti l’apparato idrico nazionale.

Tuttavia, per la Cia è di fondamentale importanza creare un unico Organismo istituzionale per il governo delle acque del nostro Paese. Quindi, un’alta responsabilità politica e un governo politico di un problema che ha ormai assunto una rilevanza vitale e strategica. Questo Organismo deve, comunque, prevedere anche la partecipazione attiva delle organizzazioni professionali agricole.

 

 

Il ministero delle Politiche agricole ha presentato le stime d’investimento dei cereali e oleaginose della campagna 2002/2003

Il 30 luglio scorso si è tenuta presso il ministero delle Politiche agricole una riunione per presentare i dati relativi alle stime delle superfici investite e delle produzioni 2002 di frumento tenero, frumento duro, orzo e oleaginose.

In base ai dati Agea delle domande Pac, le superfici dei semi oleosi hanno registrato la drastica riduzione che la Cia ha più volte sottolineato, a causa dell’allineamento degli importi degli aiuti con quelli dei cereali. Gli investimenti, infatti, sono diminuiti complessivamente del 54,8 per cento, passando da 553.280 ettari del 2001 a 250.147 ettari.

Le superfici a grano duro, al contrario, sono aumentate del 12,3 per cento rispetto al 2001 passando da 1.675.438 ettari a 1.882.102 ettari. Nel 2002 per le zone tradizionali si registrerà, per la prima volta, una penalità sull’aiuto supplementare, la cui percentuale non è ancora stata definita. In merito alla qualità, la campagna 2002 è caratterizzata da un miglioramento sia per il contenuto di proteine sia per il peso specifico, anche se vi sono divergenze fra gli operatori agricoli e quelli industriali relativamente al valore e alle diverse zone di produzione.

Per il mais i funzionari del ministero delle Politiche agricole hanno informato che il bilancio sarà presentato a fine settembre. Dai dati Agea la superficie investita a mais è pari a 1.225.417 ettari, mentre per le zone con aiuto specifico la superficie massima garantita di 400.759 ettari, risulterebbe provvisoriamente superata dell’1,5-2 per cento.

Anche per i dati 2002 è stata rilevata dagli operatori la diversità dei dati presentati e messi a confronto, ma l’Istat ha preannunciato una novità positiva. Infatti, l’Istat, il ministero ed il Consorzio di telerilevamento Ita hanno effettuato uno studio congiunto per introdurre un metodo d’indagine statistica più organica, basata su rilevazioni dirette (unità territoriali) più che estimative.

La Cia ha accolto positivamente il prossimo avviamento di una rilevazione unica degli investimenti e delle produzioni dei seminativi, auspicando che tale metodo possa porre fine all’incongruenza dei dati ufficiali che ogni anno si viene a verificare. (Politiche delle produzioni e di mercato-Ufficio seminativi)

 

 

Una nota dell’Aiso

Il ministero delle Politiche agricole ha diffuso ieri i dati relativi alle superfici investite a seminativi per la campagna 2002-2003.

I dati evidenziano una riduzione delle superfici destinate alle colture oleaginose del 48,0 per cento per i semi di soia, del 53,2 per cento per i semi di girasole, del 92,8 per cento per i semi di colza.

Si confermano così in termini ancora più drammatici, le previsioni sugli effetti che l’abrogazione dell’aiuto specifico per i semi oleosi avrebbe comportato per il nostro Paese.

L’Associazione interprofessionale per i semi oleosi a fronte di tale situazione richiama responsabilmente l’attenzione delle Autorità Centrali e Regionali sulle drammatiche conseguenze che deriveranno dalla notevolissima riduzione delle colture oleaginose, per tutti i settori della filiera e, più in generale, per il sistema Paese.

I produttori agricoli perdono un’alternativa di fondamentale importanza ai fini delle rotazioni agrarie, con ritorno alla monocoltura a cereali con effetti estremamente negativi per l’ambiente, la qualità delle produzioni e conseguenze altrettanto negative sulla possibilità di ottenere redditi adeguati dalla propria attività. Le industrie di trasformazione situate nelle zone di produzione vedono ridursi notevolmente la possibilità di auto approvvigionamento con riduzione sensibile della loro competitività che ne mette a rischio la sopravvivenza. Il sistema Paese vedrà aumentare ulteriormente la dipendenza dall’estero per far fronte al proprio fabbisogno di oli e di farine di estrazione e che già oggi supera il 50 per cento per gli oli e circa il 20 per cento per le farine.

Tali conseguenze sono in chiara contraddizione con gli obiettivi ai quali le proposte della Commissione fanno continuo riferimento e, cioè, quello della tutela dell’ambiente, della multifunzionalità della agricoltura, della qualità e sicurezza degli alimenti essendo impossibile applicare sistemi di tracciabilità affidabili ai prodotti importati da Paesi terzi.

In tale quadro l’Interprofessione esprime apprezzamento per l’iniziativa del Governo tendente a realizzare un piano per lo sviluppo delle sostanze proteiche che prevede interventi rivolti a incentivare la coltivazione di oleoproteaginose.

L’Interprofessione, mentre auspica che l’accennata iniziativa possa trovare favorevole accoglienza a Bruxelles, fa appello alle forze politiche e di governo a livello nazionale e regionale perché vengano posti in essere tutti gli interventi tendenti a garantire il mantenimento di una produzione nazionale di oleaginose, in considerazione dell’importanza che, si ribadisce, tale coltura riveste, per garantire ai produttori una valida alternativa produttiva e consentire le necessarie rotazioni, per realizzare una effettiva politica a difesa dell’ambiente, per consentire la sopravvivenza stessa delle industrie di trasformazione che operano nel settore, nonché per garantire ai consumatori qualità e sicurezza alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di prodotti fondamentali per l’alimentazione umana e zootecnica quali sono gli olii e le farine.

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DAL TERRITORIO

Iniziative della Cia dell’Abruzzo per la promozione dei prodotti tipici

Oltre 10.000 i consumatori che hanno preso parte alle iniziative che si sono svolte il 19, 20 e 21 luglio scorsi a Colonnella (Te), il 26, 27 e 28 a Loreto Aprutino (Pe) e il 27 e 28 a Lanciano (Ch), promosse dalla Confederazione italiana agricoltori dell’Abruzzo.

Le “isole verdi” hanno ospitato la produzione tipica dell’agricoltura regionale, rappresentata da 145 aziende espositrici.

Un grande successo di partecipazione e di coinvolgimento dei consumatori attraverso i mini corsi di degustazione guidate di olio, di vino, di formaggi e di miele.

I produttori incontrano i consumatori, una corretta informazione per una scelta consapevole, questo l’obiettivo della Cia alla base di tali manifestazioni.

I risultati sono stati molto lusinghieri, la soddisfazione delle aziende agricole presenti ed il vivo apprezzamento dei consumatori hanno premiato lo sforzo organizzativo e l’impegno delle strutture provinciali della Confederazione.

Un’esperienza positiva che, promuovendo e valorizzando i prodotti tipici dell’agricoltura locale, ha rappresentato una formidabile opportunità di informazione e di conoscenza della cultura contadina e del mondo rurale.

“Il grande successo dell’iniziativa -ha affermato Domenico Falcone, presidente regionale- dimostra la giustezza dell’azione della Confederazione e, nel contempo, impegna la stessa a dare continuità a queste campagne di promozione dei prodotti tipici, della loro origine, del territorio di provenienza, della storia e delle tradizioni ad essi collegati”.

“Si tratta -ha concluso Falcone- di un’operazione di valorizzazione economica ma anche culturale che la Cia vuole portare avanti”.

 

 

La Direzione della Cia di Asti sui controlli “erga omnes” dei Consorzi di tutela

La Confederazione italiana agricoltori di Asti ha celebrato, nei giorni scorsi a Tonco, la sua annuale “Festicamp”, tradizionale occasione di incontro e discussione tra i soci. Nell’ambito dell’iniziativa si è riunita la Direzione provinciale della Cia, allargata a tecnici ed esperti astigiani e delle province di Cuneo (Valentina Masante di Alba) e di Alessandria (Carlo Ricagni di Acqui Terme), ha affrontato il tema dei nuovi compiti, affidati recentemente con una determina dirigenziale del ministero agricoltura, ai Consorzi di tutela.

In pratica questi ultimi, quando fossero in grado di rappresentare almeno il 66 per cento della produzione tutelata, potranno eseguire controlli di conformità su tutti i produttori (anche i non associati), e dunque “erga omnes”, facendo loro pagare il costo dei controlli stessi. Un provvedimento che, se applicato così come è stato approvato, potrebbe venire a costare ai produttori, oltre a notevoli appesantimenti burocratici, cifre variabili tra uno e quattro euro (duemila e ottomila lire) ad ettolitro di vino.

Ai lavori, aperti dal presidente provinciale della Cia di Asti, Italo Mussio e introdotti da Marco Pippione, sono intervenuti, tra gli altri, Valentina Masante e Carlo Ricagni che hanno aperto un dibattito in cui qualcuno ha definito la norma, tout court, illegittima. Tutti gli interventi hanno evidenziato la profonda insoddisfazione per questo nuovo balzello e di questo si è fatto anche interprete il vicepresidente regionale della Cia del Piemonte, Dino Scanavino.

Al termine della riunione la Direzione della Cia ha espresso il proprio totale dissenso sulle nuove disposizioni affidando agli organismi nazionali il compito di elaborare, insieme alle altre organizzazioni agricole, una controproposta che modifichi sostanzialmente la norma.

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