Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori


Anno 45 - n. 140

 

30 luglio 2003

 

ATTUALITA'     Agricoltura: mancano all’appello 4 mila lavoratori extracomunitari. A rischio la vendemmia e la raccolta di frutta, olive e nocciole
DAL TERRITORIO

•    Ogm: anche la Regione Emilia-Romagna decide la distruzione dei campi di mais. Per la Cia è assolutamente necessario rivedere il limite di tolleranza dello zero assoluto e difendere il reddito degli agricoltori

•    Prezzo del latte in Lombardia: indisponibilità della parte industriale all'accordo

•    “Questione idrica” a Reggio Emilia: discutere senza pregiudiziali

•    "Uva si nasce, vino si diventa": convegno Cia in provincia di Chieti

•    Cia e Legacoop Puglia sullo sviluppo dell'agricoltura nella regione

 


 

ATTUALITA'


Agricoltura: mancano all’appello 4 mila lavoratori extracomunitari. A rischio la vendemmia e la raccolta di frutta, olive e nocciole


Dopo siccità , grandinate e piogge al Nord, il settore va incontro ad un’altra grave emergenza. Grandi difficoltà per le imprese.


Non bastava la siccità e poi la grandinate e le violente piogge nel Nord Italia. Le coltivazioni che si sono salvate dalle avversità atmosferiche rischiano di andare perdute perché mancano i lavoratori extracomunitari per la raccolta. Ad oggi servirebbero più di 4 mila “stagionali” oltre alla quota finora assegnata.
Il decreto che ha autorizzato 19.500 nuovi ingressi di lavoratori extracomunitari (di cui 8.500 stagionali, di cui poco meno della metà all’agricoltura) al momento non è, infatti,sufficiente a soddisfare le richieste delle aziende agricole alla vigilia di importanti campagne di raccolta, come quelle dei pomodori, della frutta, della vendemmia, delle olive e delle nocciole. La situazione sul fronte dell’immigrazione e del lavoro in agricoltura, resta, quindi, difficile e preoccupante.
La Cia sottolinea, inoltre, che il ritardo di un anno nell’emanazione del decreto attuativo della Bossi-Fini e, pertanto, delle nuove procedure, provoca sul territorio uno stato di confusione generale, aggravato dal ritardo e dalla difformità di comportamenti con cui gli uffici competenti stanno procedendo alla regolarizzazione, vanificando in tutto o in parte lo sforzo, anche economico, degli imprenditori agricoli che si sono impegnati nella regolarizzazione.
Le aziende agricole -afferma ancora la Cia- vivono, ormai da anni, uno stato di profonda incertezza cui va posto definitivamente rimedio. Ciò va fatto sulla base di valutazioni realistiche e responsabili, che tengano conto dell’assoluta necessità di governare al meglio, e non di reprimere, il fenomeno dell’immigrazione regolare.
La Cia, per questa ragione, chiede che venga predisposto, al più presto, il documento triennale di programmazione, a tutt’oggi assente, allo scopo di conoscere in maniera chiara la linea che il governo intende seguire sulla materia, mentre sul fronte tecnico sollecita un confronto serio sul meccanismo dei flussi, che per il lavoro stagionale si è rivelato farraginoso e inapplicabile.

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DAL TERRITORIO


Ogm: anche la Regione Emilia-Romagna decide la distruzione dei campi di mais. Per la Cia è assolutamente necessario rivedere il limite di tolleranza dello zero assoluto e difendere il reddito degli agricoltori


La Confederazione Italiana Agricoltori ha sempre guardato con attenzione alle nuove tecnologie genetiche in agricoltura, cercando un approccio laico ed equilibrato, senza riserve pregiudiziali, ma allo stesso tempo con un atteggiamento di forte cautela richiamandosi al cosiddetto principio di precauzione e con la convinzione che la ricerca e la successiva sperimentazione debbano avere una forte connotazione “pubblica” orientata nelle linee progettuali dal mondo della produzione.
La complessa materia delle biotecnologie e, in questo contesto, degli Organismi Geneticamente Modificati non si riconduce solo ai possibili rischi per l’ambiente e per la salute umana, ma presenta elementi dirompenti per i sistemi produttivi, per le logiche di mercato attuali e, soprattutto, per i rapporti internazionali anche in vista della prossima sessione della Organizzazione Mondiale del Commercio -WTO- di settembre, che vede la Comunità Europea in difficoltà soprattutto con gli Stati Uniti, per la precedente scelta di moratoria sulle produzioni OGM.
I produttori chiedono alle istituzioni chiarezza sulle scelte generali in materia di OGM e su come intendono gestire la coesistenza conseguente alla introduzione degli OGM in agricoltura. Ad oggi la Comunità Europea si è limitata a raccomandazioni pilatesche che delegano l’impianto normativo agli Stati membri prefigurando una vera babele giuridica nella quale risolvere le contraddizioni sulle buone pratiche agricole, sui contratti di buon vicinato, sulle numerose e ripetute certificazioni, sulla responsabilità civile, con ripercussioni impressionanti sui costi.
In questo contesto complessivo la scelta italiana della tolleranza zero risulta poco utile rispetto alla buona fede con la quale gli agricoltori hanno acquistato le sementi, in quanto costringe le Regioni a provvedimenti di distruzione della produzione, nonostante sia acclarato a tutti i livelli che le percentuali di presenza accidentale di OGM riscontrate anche dalle analisi in campo effettuate dalla Regione Emilia-Romagna (tutte ampiamente entro la soglia dello 0,1%) sono all’interno del limite di affidabilità del metodo di analisi stesso e della effettiva tolleranza tecnicamente ad oggi inevitabile. Queste contraddizioni possono inficiare la rivalsa verso le ditte sementiere (focus della posizione della Regione Emilia – Romagna), per cui avremmo preferito una loro responsabilizzazione prima della distruzione del prodotto.
La tolleranza zero, inoltre, risulta oggi non coerente con le recenti norme approvate dal Parlamento Europeo (salutate con entusiasmo perfino dalle associazioni ambientaliste) che prevedono una soglia di tolleranza dello 0,9% per i prodotti destinati all’alimentazione e l’indicazione obbligatoria in etichetta della presenza o meno di OGM.
Nonostante tutto il dibattere di queste settimane non siamo che all’inizio di una lunga discussione che, partendo dalla normativa sulle sementi fino alle regole di salvaguardia per le filiere del tipico e del biologico, vedrà la nostra Organizzazione impegnata per dare un fattivo contributo alle Istituzioni e al mondo agricolo affinché si confezionino proposte e alleanze a livello comunitario utili al reddito e alla sopravvivenza delle nostre imprese.

 

Prezzo del latte in Lombardia: indisponibilità della parte industriale all'accordo


La posizione della Cia Lombardia illustrata al presidente Formigoni


La Lombardia è ancora senza un accordo per il prezzo del latte alla stalla: anche nell'ultimo incontro si è registrata l'indisponibilità della parte industriale ad un rapporto interprofessionale nella logica di filiera.
L'unico riferimento delle industrie acquirenti -secondo la Confederazione italiana agricoltori della Lombardia- è la possibilità contingente di incorporare totalmente il segno "più"del mercato e il segno "meno" del prezzo pagato agli allevatori.
Mario Lanzi, presidente della Cia Lombardia, ha evidenziato che "per gli allevatori occorre già ora riflettere con quale rapporto verso l'attuale sistema delle imprese trasformatrici si può costruire un futuro nella nuova Europa. Alla Regione Lombardia rimane di fatto la constatazione che gli sforzi fatti negli ultimi mesi per costruire un 'sistema agro-alimentare lombardo', capace di competere nel mercato globale, con la fiducia dei consumatori, non meritano questo risultato".
La Cia Lombardia ha sottolineato nei giorni scorsi al presidente delle Regione Lombardia Formigoni come l'impegno condivisibile della Regione per il comparto lattiero caseario si scontra con la rigidità della parte industriale, di cui le vicende del prezzo del latte ne sono la prova tangibile.
La Confederazione italiana agricoltori della Lombardia ritiene maturi i tempi per una nuova stagione contrattuale, per il superamento dell'attuale blocco e per impedire il ripetersi di tali situazioni.
In tale ottica è consona la disdetta anticipata dei contratti per il 2004 e la costruzione di una posizione interprofessionale che tenga conto delle diverse destinazioni produttive del latte e delle diverse sensibilità industriali.
Secondo la Cia Lombardia, va perseguito tra l'altro un protocollo d'intesa con le Centrali Cooperative per soddisfare le rispettive aspettative per condizioni più remunerative e professionalmente più gratificanti e di soddisfazione degli equilibri produttivi degli impianti cooperativi di lavorazione.

 

“Questione idrica” a Reggio Emilia: discutere senza pregiudiziali


“Occorre partire da un bilancio idrico serio, che consideri i bisogni della popolazione, dell’agricoltura e dell’economia reggiane. Da evitare invece pregiudiziali, veti ed esorcismi verbali”. E’ il pensiero della Cia reggiana, in merito al dibattito apertosi sulla “questione idrica” nella nostra provincia, espresso dal presidente Ivan Bertolini.
"E’ certamente necessario che riprenda una discussione su questa materia –aggiunge– ma va sgombrato il terreno da tutti gli ‘a priori’ che invece stanno saltando fuori. E’ uno sforzo che va fatto da tutte le parti, se si vuole fare un lavoro serio che porti a risultati seri. Noi apprezziamo il lavoro che si sta impostando con la Provincia per il bilancio idrico, abbozzando anche soluzioni che garantiscano l’acqua per tutti ed in ogni momento dell’anno”.
"Al segretario Ds Marchi, al consigliere regionale Rivi ed anche al Sindaco di Castellarano, diciamo che i no non bastano, che vanno motivati, e che in ogni caso chi rappresenta partiti che governano nella nostra realtà e chi ricopre ruoli di amministratore pubblico si deve assumere anche l’onere, eventuale, di proposte alternative”.
“Se la Provincia ha impostato un percorso, questo va rispettato, ma non ci possono essere pregiudiziali, veti e riserve mentali. Noi non pretendiamo di decidere al posto delle istituzioni, ma pretendiamo che le istituzioni decidano, al termine del percorso fissato ed in tempi ragionevoli. Se così non fosse, dato che partecipiamo ad un tavolo tecnico con nostri tecnici, ma non siamo ‘tecnici’ bensì rappresentanti politico sindacali di una categoria imprenditoriale, ci riprenderemmo tutta la nostra libertà d’iniziativa, anche sul piano rivendicativo”.
“Da parte nostra –conclude Bertolini– restiamo a favore dei progetti Diga di Vetto (senza sconti!) e Muraglione, dato che altri non ne esistono e non possiamo quindi valutare, approvare o rifiutare quello che non c’è”.

 

"Uva si nasce, vino si diventa": convegno Cia in provincia di Chieti


Il futuro dei vini abruzzesi nel contesto nazionale ed internazionale è stato il tema al centro del Convegno promosso dalla Cia della provincia di Chieti in collaborazione con la Confederazione regionale.
Oltre 150 addetti al settore, nonostante i quasi 40 gradi di temperatura, hanno partecipato, con attenzione e interesse, ai lavori aperti da un'articolata relazione di Mariano Nozzi Presidente provinciale della CIA di Chieti, ricca di analisi e riflessioni accompagnate da suggerimenti e spunti interessanti per contribuire, con spirito di collaborazione, al processo di ulteriore miglioramento qualitativo del vino nelle fasi della produzione, trasformazione, promozione e commercializzazione.
Su questa traccia si sono ispirati i diversi contributi del Prof. Leonardo Seghetti, ricercatore e tecnico conoscitore della realtà vitivinicola abruzzese, partendo dai positivi risultati raggiunti ha illustrato interessanti suggerimenti migliorativi, alcuni dei quali già in sperimentazione, sia nel vigneto che in cantina.
Stefano Campatelli, Direttore del Consorzio di Tutela "Vini di Montalcino, in parallelo con la storia, l'esperienza e le iniziative del Consorzio, ha offerto un interessante ventaglio di prospettive per la già consolidata vitivinicoltura abruzzese.
Dal presidente del neocostituito Consorzio di tutela dei vini d'Abruzzo, Alberto Tiberio, l'esposizione del programma e delle iniziative con l'impegno a lavorare per recuperare efficacemente il ritardo con il quale l'Abruzzo si è dotato di questo importante strumento.
Ezio Rivella, Presidente dell'Unione Italiana Vini, partendo dall'attuale situazione del mercato enologico ha evidenziato sia i rischi che le grandi opportunità per il vino italiano ed abruzzese sottolineando che le seconde non possono prescindere dalle tendenze e dalle richieste del consumatore.
Molto stimolante la riflessione del responsabile vitivinicolo della Cia nazionale, Pietro Palumbo che ha collocato la vitivinicoltura abruzzese nel contesto nazionale ed internazionale, ne ha evidenziato l'attuale positiva posizione ed avanzato proposte per il suo consolidamento.
Tito Cieri, in rappresentanza dell'Assessorato regionale all'Agricoltura, ha esposto gli interventi già adottati e quelli in essere evidenziando il peso della vitivinicoltura all'interno del comparto agricolo regionale.
Concludendo il convegno, il Vice Presidente nazionale della Cia, Mino Rizzioli, nell'esprimere apprezzamento per l'iniziativa e per l'alto livello qualitativo dei diversi contributi, ha rimarcato il valore della qualità e della tipicità nel mercato, l'esigenza dell'ulteriore miglioramento qualitativo dei prodotti tipici espressione del territorio di provenienza, la fondamentale importanza delle infrastrutture "nodo da sciogliere per il rilancio dell'economia".
Rispondendo ad alcune sollecitazioni, Rizzioli ha ribadito l'impegno della Cia per la necessaria sburocratizzazione, per la trasparenza dei prezzi dei prodotti agricoli, oggi soggetti a speculazioni ed isterismi, estranei al mondo della produzione e, infine, ha evidenziato l'importanza per l'agricoltura della formazione, della ricerca e dell'innovazione tecnologica insieme ad una necessaria organizzazione, con un ruolo diverso delle Camere di Commercio, per una migliore presenza dei prodotti agricoli all'interno della grande distribuzione.
Su queste problematiche Rizzioli ha auspicato un ruolo incisivo del governo italiano nel semestre di Presidenza dell'Ue.
Il Presidente regionale della Cia d'Abruzzo Domenico Falcone, moderatore dell'incontro, nel ringraziare i partecipanti per i qualificati contributi, ha sottolineato il rigore, la competenza e la serietà con i quali la Confederazione, animata dal desiderio di contribuire alla crescita della vitivinicoltura nello sviluppo dell'agricoltura e della società abruzzese, ha impostato e realizzato l'iniziativa.
"L'avvio di una nuova fase per l'ulteriore miglioramento qualitativo del vino abruzzese e per il suo rafforzamento in Italia e nel mondo potrà contare -ha concluso Falcone- sul concreto impegno della Cia".

 

Cia e Legacoop Puglia sullo sviluppo dell'agricoltura nella regione

Si sono riunite, il 28 luglio, le presidenze regionali della Cia e della Legacoop della Puglia per un confronto politico sulle iniziative delle rispettive associazioni in direzione dello sviluppo dell’agricoltura. Le associazioni -si legge in un comunicato- giudicano insufficienti le politiche in essere della Regione verso il settore agricolo alimentare che rimane strategico e ricco di potenzialità per lo sviluppo economico dell’intera regione.
Una rilevante caduta hanno anche subito le azioni del sistema istituzionale per l’approvvigionamento idrico e l’irrigazione che mettono in gravi difficoltà i processi produttivi del settore.
Assenza di iniziativa e scarsa capacità di utilizzare i finanziamenti dell’Unione Europea caratterizzano la politica della Regione in queste materie con gravi ripercussioni per le imprese che operano nel comparto, caratterizzato da una crisi acuta.
In questo quadro funzione strategica -affermano Cia e Legacoop della Puglia- assume il rilancio dei processi associativi e cooperativi per la concentrazione del prodotto, per la tracciabilità ed il miglioramento della qualità che richiedono politiche più coraggiose da parte delle istituzioni ed un rinnovato impegno delle organizzazioni sottoscritte.
Sull’associazionismo e sulla cooperazione in agricoltura le organizzazioni decidono di operare in maniera concordata, a tale scopo vi sarà un patto di consultazione reciproca finalizzato alla promozione di nuove iniziative ed alla verifica e consolidamento delle attività imprenditoriali cooperative ed associative esistenti.
L’impegno per la valorizzazione delle produzioni attraverso la trasformazione e commercializzazione dei prodotti sarà finalizzato particolarmente a realizzare strutture in grado di entrare in relazione con la distribuzione organizzata e la grande distribuzione, nell’interesse reciproco di produttori e consumatori a garantire la tracciabilità e la qualità delle produzioni pugliesi.
In questo quadro -concludono le organizzazioni- saranno concordate azioni per la valorizzazione dei prodotti biologici, dell’olio, del vino, dell’ortofrutta e della forestazione. Saranno inoltre organizzati incontri specifici seminariali e formativi per i dirigenti della CIA e delle cooperative.
All’incontro hanno preso parte Antonio Barile, Donato Petruzzi, Matteo Valentino, Vito Murrone, Michele Colangelo e Francesco Caruso della presidenza della CIA e Luigi Sansò, Carmelo Rollo, Michele D’Errico della Legacoop Puglia.


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