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Decreto
“Omnibus”. Protestano Agli
agricoltori ha espresso la piena solidarietà e sostegno della Cia il
vicepresidente confederale Alfonso Pascale, che ha denunciato le carenze
del provvedimento soprattutto per quanto riguarda l’entità dei
finanziamenti, peraltro sottratti a voci di spesa per investimenti in
agricoltura, e l’assenza totale di misure straordinarie. A
tal proposito la Cia fa notare -come evidenziato in una lettera inviata
nei giorni scorsi dal presidente nazionale MassimoPacetti ai gruppi
parlamentari del Senato- che nelle misure del Governo contenute nel
decreto “Omnibus” si trascurano in modo totale aspetti essenziali,
quali ad esempio gli interventi a favore delle imprese zootecniche e si
riservano risorse inadeguate per la realizzazione del Programma nazionale
per l’approvvigionamento idrico in agricoltura e per lo sviluppo
dell’irrigazione. In sostanza, non si sono rimosse le disfunzioni
accumulate nel tempo dalla legge 185/92 (Fondo di solidarietà nazionale),
che non consentono di garantire tutti i soggetti colpiti e di avere una
disponibilità finanziaria tale da coprire integralmente e tempestivamente
i danni subiti da tutti gli agricoltori colpiti dalle calamità. La
Cia chiede anche che venga modificato innanzitutto l’attuale criterio di
delimitazione del territorio colpito dalle calamità naturali e di
accertamento dei danni conseguenti, che rischia di escludere una azienda
che magari ha subito danni economici pesanti (superiori al limite del 35
per cento della Plv aziendale), ma non è compresa nella zona individuata.
La Cia sollecita, inoltre, la sospensione degli adempimenti tributari e l’esonero del pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali. Infine, per quanto riguarda il Programma nazionale per l’approvvigionamento idrico e per lo sviluppo dell’irrigazione da localizzare nel Mezzogiorno, la Cia reputa che la misura adottata di investire in quindici anni 150 milioni di euro sia del tutto inadeguata.
Emilia
Romagna: Documento E’ stato firmato il terzo decreto relativo al latte microfiltrato “fresco”. I produttori e i consumatori dell’Emilia Romagna ritengono l’impianto normativo insufficiente a garantire sia i consumatori che i produttori di latte italiani. Qualsiasi modifica si voglia apportare all’attuale base normativa, che è fondata sulla legge 169 del 1989, può essere percorsa solo dopo un approfondito dibattito e solo attraverso l’emanazione di un atto legislativo equipollente. Tradizionalmente, il concetto di fresco è legato al prodotto che mantiene tutte le caratteristiche naturali senza inserimenti tecnologici. La denominazione “latte fresco” nel vissuto del Consumatore significa: - latte italiano di qualità elevata; - un unico trattamento di pastorizzazione „dolce‰ che assicura che il prodotto finito, per integrità dei suoi componenti, è il più vicino possibile al latte crudo di partenza; - durata limitata che, al pari del processo impiegato, è garanzia della naturalità del prodotto e del mantenimento delle caratteristiche qualitative iniziali. Per le sue peculiarità il latte fresco pastorizzato è stato sempre considerato a tutti gli effetti come un “prodotto tipico e genuino”, frutto di una strategia produttiva e competitiva di Paese che non a caso vede nelle produzioni tradizionali di qualità il modello di valorizzazione prevalente del latte nazionale. Secondo gli organizzatori dell’iniziativa regionale a difesa del latte fresco, l’eventuale autorizzazione all‚uso della microfiltrazione sul latte alimentare deve comunque inibire la possibilità di utilizzare per un tale prodotto la denominazione legale di “latte fresco” che deve rimanere d’esclusivo uso per il prodotto sottoposto solo al trattamento di pastorizzazione dolce e che abbia una durabilità conforme alla legge 169/89 (4 giorni più uno). Occorre sottolineare che il nuovo processo non risulta attualmente autorizzato in nessuno Stato dell’Unione europea, che mantiene sullo stesso una posizione di sostanziale prudenza; occorre pertanto che a pronunciarsi sulla nuova tecnologia sia direttamente l’Unione europea, con una regolamentazione valida ed uniforme per tutti gli Stati aderenti. Occorre infine tener presente che la citata normativa ˆ che nel tempo non ha subito modifiche, né per opera del legislatore italiano né tantomeno per intervento comunitario non solo consente al consumatore di avere immediata cognizione delle caratteristiche qualitative ed organolettiche del prodotto, ma permette anche di individuare con facilità le qualità particolari di cui è portatore nel caso specifico il “Fresco”, latte che per la qualità della materia prima utilizzata e la tipologia del trattamento termico subito mantiene gli elementi qualitativi ed organolettici caratteristici del latte appena munto. Basilico
e pesto: la Cia della Liguria conferisce “La cosa che maggiormente ci deve far arrabbiare -ha scritto la Cia al presidente della Regione nella lettera di accompagnamento alla tessera- non è il fatto che Buitoni o Nestlè abbiano chiesto la registrazione di una varietà di basilico, ma che l’istituzione europea possa ritenere ammissibile tale richiesta, denunciando un’inquietante sudditanza ai poteri forti”. Quindi, al di là dell’accattivante boicottaggio personale della multinazionale di turno che fa notizia, ma dura lo spazio di una notizia estiva, è sicuramente più importante, secondo la Cia della Liguria, che la Regione e lo Stato italiano operino in modo deciso, affinché tale atto non interferisca con l’iter del riconoscimento della Dop “Basilico Genovese”. “Ci auguriamo -ha ribadito nella lettera la Cia- che l’attenzione determinata dalla Sua iniziativa e la sensibilità da più parti segnalata, consenta di sviluppare la giusta pressione affinché il principio di cui la Dop è sintesi, il legame tra prodotto e territorio, trovi piena affermazione. A tale proposito, la Cia ritiene utile, a conferma della rilevanza del problema sollevato, segnalare anche le problematiche che riguardano un altro prodotto tipico della nostra Regione: l’olio d’oliva. Un regolamento comunitario permette di non indicare in etichetta la provenienza della materia prima contenuta nella bottiglia. Ciò consente ai locali industriali del settore di continuare a ben evidenziare il luogo d’imbottigliamento del prodotto o la sede sociale dell’impresa, omettendo però di segnalare al consumatore, la provenienza della materia prima. Si tratta degli stessi industriali che, utilizzando una legge dello Stato, hanno occupato il Consorzio di Tutela della Dop dell’olio estromettendo, di fatto, la produzione purtroppo senza che la Regione Liguria ritenesse opportuno esprimere la propria opinione in merito”. “Anche in questo caso vale la stessa regola -ha ribadito la Cia -non ci arrabbiamo con gli industriali, ma con chi dovrebbe garantire una saggia applicazione delle norme e invece ne avalla interpretazioni legittime formalmente, ma discutibili nella sostanza. Ci auguriamo che la stessa coraggiosa battaglia da Lei intrapresa sul tema del Basilico possa contribuire a riaprire la discussione sulla valorizzazione e la tutela dell’olio ligure e complessivamente del settore agricolo regionale”. Tutela che, secondo la Cia, si esercita anche attraverso scelte economiche appropriate a cominciare, ad esempio, dal riparto delle risorse da destinare al sostegno degli settori produttivi, di cui si è occupata la Giunta regionale in questi giorni e che per l’agricoltura, nonostante le ripetute assicurazioni, non appaiono adeguati alle effettive necessità. “Nel
rinnovarLe il nostro apprezzamento -conclude la lettera della Cia- Le
inviamo la tessera di iscrizione alla Confederazione, come atto che, pur
simbolicamente, testimonia la nostra piena condivisione per l’iniziativa
intrapresa e l’auspicio che questa attenzione ed impegno divengano una
costante dell’iniziativa della Regione Liguria”. Cia
della Calabria: convegno La relazione introduttiva è stata tenuta dal presidente regionale aggiunto, Michele Drosi, che ha sottolineato come “con l’entrata in vigore della legge n.3 del 2001 (modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione) siamo davanti a novità rilevanti che vanno ad aggiungersi a quelle che hanno riformato la legge elettorale regionale. Si va delineando,infatti, un sistema compiuto di poteri e di competenze che consentono alla regione di governare, stabilmente sul piano politico ed in modo organico su quello socio-economico, il proprio territorio. In Calabria, da qualche tempo, si è aperto un confronto sul nuovo Statuto, che si è sviluppato, almeno sin qui, con un grande limite, quello di privilegiare esclusivamente la legge elettorale e della forma di governo”. Drosi ha, quindi, messo in rilievo alcune proposte di modifica alla bozza di Statuto predisposto dalla Commissione. Per quanto, per esempio, riguarda l’ordinamento contabile, sarebbe opportuno fare riferimento alla legge 208 dell’89 recante “Disposizioni in materia finanziaria e contabile” e al relativo decreto legislativo 76 del 2000, che detta norme per l’adeguamento dei bilanci regionali alle regole di quello nazionale. Inoltre, sarebbe opportuno far si che si svincolino i capitoli di spesa del bilancio regionale dalle leggi; ciò consentirebbe di variare il bilancio all’interno di unità previsionali e, quindi, di non dover fare per forza una legge ogni qualvolta siano necessari interventi che prevedono impegni finanziari. Per quanto riguarda la partecipazione popolare nell’attuale proposta vi è un riferimento decisamente generico che è necessario correggere per un effettivo rafforzamento della partecipazione. Ed a questo proposito dovrebbe essere steso un articolo per la realizzazione di un comitato delle forze sociali ed economiche, una sorta di Cnel regionale di supporto all'attività legislativa del governo regionale. A proposito della legge elettorale è opportuno che in conformità con l’art. 122, 1 comma, della Costituzione, si debba procedere all’approvazione di una legge elettorale che rimarchi con forza i caratteri del sistema maggioritario e che sia in grado di assicurare la stabilità dei governi. Per quello che attiene la forma di governo bisogna perseguire impostazioni che in modo in equivoco mettono al bando tentazioni che, di tanto in tanto, affiorano e che ci riporterebbero a stagioni non più riproponibili, tenendo conto anche della recente sentenza della Corte Costituzionale sulle modifiche statutarie della Regione Marche, sulla quale abbondano interpretazioni di ogni tipo. Ecco perché è importante inserire tutti quei correttivi che possono dare corso a un riequilibrio di compiti e funzioni. Come? Per esempio, rafforzando la funzione di controllo del consiglio in forme diverse e nuove da quelle attuali. Con il monitoraggio della spesa, il controllo sugli atti amministrativi fondamentali, fino ad arrivare, al limite, alle fattispecie del gradimento da parte del consiglio regionale sugli assessori. E’ importante, inoltre, prevedere ed adottare norme regolamentari in grado di far funzionare al meglio sia l’Assemblea regionale che le commissioni permanenti. A questo proposito, si potrebbe pensare di introdurre nel nuovo Statuto alcuni Istituti utilizzati a livello statale per accelerarne ed abbreviare le procedure di approvazione. Si può proporre, per esempio, l’iter di approvazione delle leggi cosiddetto misto, con approvazione del testo articolo per articolo da parte della commissione in sede redigente e con votazione finale da parte del Consiglio regionale. In tal caso, gli emendamenti potrebbero essere presentati solo in commissione. Queste innovazioni porterebbero ad una radicale riforma dei lavori consiliari e contribuirebbero a sbloccare le commissioni dallo stallo in cui spesso si trovano. In relazione al decentramento istituzionale e amministrativo occorre ridisegnare il “sistema Calabria”, che governa l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Per questo è necessario definire e approvare con urgenza la legge quadro di principi in attuazione dei D.l. n. 112, per accelerare e attuare il processo di delega delle funzioni agli enti sub-regionali. Il nuovo ordinamento federalista dello stato deve necessariamente essere accompagnato da una profonda riforma e modernizzazione della pubblica amministrazione con l’obiettivo di rifondare un nuovo rapporto di fiducia con la società Nel
corso del dibattito sono intervenuti: l’on. Paolo Naccarato, presidente
commissione per l’Autoriforma della Regione Calabria, il Consigliere
regionale Nicola Adamo e il senatore Antonio Landolfi, docente alla Luiss
di Roma. Nel suo intervento conclusivo, Pascale ha ribadito il giudizio positivo della Cia sulla riforma federalista, nonché l’esigenza di completarla con la Camera delle autonomie e contestualmente attuarla secondo le linee del disegno di legge “La Loggia”, individuando con un decreto legislativo i principi generali, riguardanti una serie di materie intrecciate con l’agricoltura, dall’alimentazione al governo del territorio, a cui le Regioni dovranno attenersi nell’espletare la potestà legislativa. “Il federalismo -ha continuato il vicepresidente della Confederazione- è la risposta più idonea al bisogno di adeguamento istituzionale di un Paese come l’Italia, che intende accrescere la propria competitività e partecipare al processo di rafforzamento e allargamento dell’Unione europea con sistemi territoriali organizzati ed una pubblica amministrazione innovata dall’incrocio fecondo della sussidiarietà orizzontale con quella verticale”. Ma il nodo da sciogliere, secondo Pascale, è quello finanziario, perché se dovesse passare il principio che le risorse restano dove sono prodotte e ulteriori competenze vanno dove ci sono le risorse, pagherebbe ancora una volta il Mezzogiorno. “L’esercizio dell’autonomia statutaria da parte delle Regioni -ha detto Pascale- può accelerare il federalismo dal basso se la cultura dello Stato-soggetto, gerarchicamente sovraordinato alla società, viene soppiantata dall’affermazione concreta del principio del pluralismo paritario delle istituzioni e delle formazioni sociali e se la stabilità degli esecutivi, viene bilanciata da poteri di indirizzo e controllo effettivi dei Consigli e da forme efficaci di partecipazione delle rappresentanze sociali”. “In questo quadro -ha concluso il vicepresidente della Cia- il nuovo Statuto della Calabria dovrà considerare l’agricoltura come un valore e le sue molteplici funzioni produttive, sociali ed ambientali, la vitalità del suo sistema di imprese diffuse, la sua attitudine a promuovere lo sviluppo sostenibile dei diversi territori, tra i connotati dell’identità culturale della Regione”.
Cia
di Cuneo: incontro Sono
circa 200 le aziende di produttori biologici che aderiscono alla Cia
provinciale di Cuneo e che collaborano da anni con Agribio-Piemonte,
associazione che ha stretto intensi rapporti a Cuneo sia con la Cia che
con Anabio. All’interno dell’Associazione è nata la Cooperativa
Sociale BioDin (circa 100 soci, di cui la stessa Cia cuneese, oltre a
numerosi produttori iscritti) che il prossimo 7 agosto a Fossano aprirà
il suo primo punto vendita. Il negozio sarà un punto di riferimento per
la vendita al dettaglio e all’ingrosso e per la consegna a domicilio di
prodotti biologici e biodinamici e del commercio equo e solidale. La
Cia promuove la sagra E’ noto, infatti, che con la fondazione della città operata da Diomede dopo la sua fuga da Troia (1100 a.c.) viene introdotta anche la coltivazione della vite, la quale nei secoli è andata assumendo sempre più importanza sia da un punto di vista quantitativo, che qualitativo. E’ stato storicamente accertato che Canosa è stato (e lo è tuttora) un importante snodo stradale presso il quale facevano tappa mercanti, soldati, viaggiatori (è stato ritrovato qualche anno fa nell’abitato un tratto della via Traiana). Purtroppo, le scelte di politica economica degli ultimi decenni ci hanno portato ad adottare una viticoltura cosiddetta da “taglio” che ha condannato la viticoltura di Canosa ad una condizione di quasi anonimato e, soprattutto negli ultimi anni, di bassa redditività. A tutto questo la Cia, per salvaguardare gli agricoltori e le loro produzioni, ha intrapreso un percorso di valorizzazione della produzione vinicola canosina e di tutte le altre produzioni tipiche locali. La manifestazione si svolgerà presso il borgo “Castello” attraverso un itinerario che porterà il visitatore ad ammirare le affascinanti testimonianze storiche della città, rappresentate, oltre che dai monumenti, anche dal museo della civiltà contadina e dal palazzo Iliceto, sede attualmente di una mostra permanente di pupi siciliani appartenuti ad una famiglia canosina che con i pupi fino a qualche decennio fa organizzava spettacoli in Italia ed all’estero. “Grazie all’azione della Cia provinciale e comunale -ha asserito Sabino Del Vento, produttore vitivinicolo e presidente della Cia di Canosa- gruppi di giovani si stanno riavvicinando a quest’arte meravigliosa che è la produzione di vino, a partire dalla coltivazione dei vigneti che costituiscono qui una grande ricchezza del territorio. Si sta lavorando sodo per porre le basi di una produzione di vino di qualità e superare così consolidate convinzioni che credono l’agro di Canosa ed i suoi agricoltori capaci solo di produrre masse indifferenziate di vino da taglio”. | |
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