Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori


Anno 45 - n. 137

 

25 luglio 2003

 

ATTUALITA'     Siccità: nei guai più di 150 mila aziende agricole
DAL TERRITORIO

•    Nuovo presidente alla Cia del Friuli Venezia Giulia

•    Cia Toscana: strategie per l'agricoltura regionale, le biotecnologie, gli Ogm

•    Modena: la Cia entra nella Giunta della Camera di commercio

•    Reggio Emilia: un "disciplinare" per il suino pesante padano


 

ATTUALITA'


Siccità: nei guai più di 150 mila aziende agricole


La straordinaria siccità secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori necessita di un intervento immediato dell’Europa. Le risorse nazionali non sono sufficienti a colmare la voragine e, superata l’emergenza, è indispensabile istituire un moderno sistema assicurativo per il settore.
Circa 150 mila aziende agricole rischiano grosso a causa della siccità. L’annata agricola è ormai compromessa. Le avverse condizioni atmosferiche -sostiene la Cia- costeranno in termini economici alle aziende agricole italiane 5,6 miliardi di euro.


Una catastrofe, quella della siccità in Italia -sostiene la Cia- di proporzioni tali che l’Unione europea dovrebbe intervenire tempestivamente, così come avvenne per l’alluvione che colpì la Germania nell’estate del 2002.
La Cia rileva come per il terzo anno consecutivo i conti degli agricoltori sono andati “in rosso” (meno 1,7 miliardi di euro nel 2001 e 4 miliardi nel 2002). I loro redditi sono scesi di oltre il 10 per cento.
Gli indennizzi assicurativi -spiega La Cia- coprono, e solo parzialmente, i danni della grandine, e non prevedono alcun rimborso per quelli provocati dalla siccità.
Le annunciate polizze multi-rischio non decollano, il fondo di solidarietà nazionale non copre neanche il 4% del danno complessivo stimato.
Ci sono aziende agricole -denuncia la Cia- che, in tre anni, hanno accumulato oltre 200 mila euro di perdite, tra mancato reddito, oneri su prestiti finanziari, investimenti per ripristino attrezzature e impianti.
Anche sul fronte dei lavoratori stagionali la situazione si preannuncia “ a rischio” con migliaia di addetti, prima chiamati per la raccolta e poi improvvisamente rimasti senza “lavoro”.
In autunno -avverte la Cia- per soddisfare la domanda dei mercati, si ricorrerà all’approvvigionamento all’estero con contraccolpi sui prezzi e con poche garanzie sulla qualità dei prodotti che arriveranno al dettaglio.
In questi giorni, si rincorrono le province italiane che invocano lo stato di calamità e sono sempre più frequenti i casi degli agricoltori che interrano le produzioni per rispondere al caro prezzi e non sottostare ad “offerte di cartello”.
Il crollo dei consumi ortofrutticoli (meno 13%), infatti, -conclude la Cia- attiva anche fenomeni di questo tipo con gli agricoltori che pur di non vendere a prezzi irrisori preferiscono buttare il prodotto. Tale situazione esplicita in maniera inequivocabile le debolezze di un sistema che penalizza sempre produttori e consumatori.

torna al sommario

 

 

DAL TERRITORIO


Nuovo presidente alla Cia del Friuli Venezia Giulia

Nel corso dell’Assemblea sono intervenuti il presidente Pacetti ed il vicepresidente vicario Politi

Manuela Botteghi è il nuovo presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori del Friuli Venezia Giulia. E’ stata eletta nel corso dell’Assemblea che si è tenuta il 23 luglio a Pasian di Prato (Ud). Botteghi vanta una lunga esperienza maturata all’interno dell’organizzazione, a partire dal 1978. Diversi gli incarichi ricoperti ed anche le sedi di lavoro: da vicepresidente regionale in Lombardia, a responsabile del Patronato Inac a Gorizia. Nel 1998 è stata eletta vicepresidente della Cia del Friuli Venezia Giulia. Tra le importanti iniziative da lei promosse c’è anche l’avvio dell’Associazione "Donne in campo", sodalizio che riunisce le imprenditrici agricole iscritte alla Cia. Nell’incarico, subentra a Dante Savorgnan, presentatosi dimissionario dopo ventitré anni passati al vertice dell’organizzazione regionale. Oltre al rinnovo delle cariche sociali l’Assemblea, alla quale hanno partecipato i leaders nazionali Massimo Pacetti e Giuseppe Politi, ha affrontato anche i problemi più importanti del settore: la siccità, la contaminazione delle colture agrarie con Ogm, la riforma della Politica agraria comune che ha introdotto il disaccoppiamento, le quote latte.
Il presidente Pacetti ha manifestato contrarietà nei confronti del provvedimento adottato in Piemonte di distruzione dei campi di mais contaminato, ritenendo del tutto inadeguato il sistema di indennizzo previsto per gli agricoltori. “Che senso ha concedere –si è chiesto– un mutuo agevolato a chi ha perso un intero raccolto?”. Critica è stata inoltre la valutazione nei confronti del Dpef presentato dal governo alle parti sociali: la carenza di contenuti non consente alcuna programmazione di un certo respiro per il settore.
Il vicepresidente vicario Giuseppe Politi, si è soffermato sulle recenti scelte operate dopo l’ultima Assemblea nazionale nel campo della riorganizzazione dei servizi. “L’obiettivo –ha affermato– è quello di dare risposte sempre più efficaci alle imprese agricole”.


Cia Toscana: strategie per l'agricoltura regionale, le biotecnologie, gli Ogm

Ogm in Toscana? No grazie: non ci servono!

Il tema delle biotecnologie e degli Ogm è stato lungamente discusso all’interno della Confederazione, anche in occasione dell’assemblea congressuale dello scorso dicembre. Il documento finale del Congresso, in materia di biotecnologie, esprimeva una posizione “favorevole alla promozione della ricerca sulle biotecnologie in agricoltura” ribadendo la necessità di “uno sviluppo governato delle biotecnologie, orientato alla sostenibilità” e richiamando la necessità “di applicare integralmente il principio di precauzione, di garantire la biodiversità, di tutelare la tipicità delle produzioni”.
A queste affermazioni, che rappresentano la linea generale della Confederazione, riteniamo necessario aggiungere alcune considerazioni:
1) le condizioni per la competitività economica dell’agricoltura toscana sono legate all’affermazione di un modello basato sulla sostenibilità ambientale e sulla valorizzazione delle tipicità legate al territorio;
2) sviluppo sostenibile significa anche governo locale e partecipato delle risorse e dei processi produttivi; anche la scienza e l’innovazione tecnologica debbono trovare collocazione in questa visione dello sviluppo;
3) gli Ogm, che rappresentano peraltro solo un segmento del più vasto universo delle biotecnologie, rispondono ad una visione strategica non compatibile con le scelte dell’agricoltura toscana: una visione che conduce ad una agricoltura governata da pochi gruppi multinazionali detentori dei brevetti, che va contro il principio “non si brevetta la natura”, più volte affermato dalla nostra Confederazione; una visione che tende ad un uso di tecnologie invasive rispetto ai processi naturali, che determina standardizzazione delle produzioni, porta alla riduzione della biodiversità ed alla marginalizzazione delle tipicità.
La Cia Toscana conferma la propria attenzione verso la ricerca pubblica in campo genetico e biotecnologico, ma riafferma come proprio diritto-dovere quello di concorrere a determinarne gli indirizzi e governarne i risultati. Per questo, oggi, ribadiamo il nostro “no grazie” all’introduzione degli OGM in Toscana.

Per un’efficace tutela degli agricoltori e a garanzia dei consumatori

Il recente caso piemontese, insieme ad altre vicende, ci invita a riflettere sulla necessità di un efficace sistema di controlli in grado di tutelare gli agricoltori e garantire i consumatori. Nel caso degli Ogm fa discutere la decisione di distruggere le colture per evitare il rischio della contaminazione. Quella decisione è stata assunta più per motivi politici e di “comunicazione” che in base a reali esigenze derivanti da valutazioni tecniche. Ma il problema principale è a nostro avviso un altro: come tutelare l’agricoltore onesto la cui sola “colpa” è quella di essersi recato dal rivenditore per acquistare il seme? Un sistema di controllo rigoroso deve prevedere regole chiare per l’individuazione delle responsabilità e l’applicazione delle sanzioni. Bisogna riconoscere alla Regione Toscana il merito di essersi dotata per prima, con la Legge 53/2000, di un proprio sistema di controllo, che rende difficilmente riproducibile nella nostra regione un caso come quello piemontese.
Tuttavia alla luce dell’esperienza occorre aggiornare quello strumento, anche in relazione alle recenti decisioni comunitarie che prevedono la fine della moratoria e l’obbligo di etichettatura, adottando procedure che consentano di risalire alle responsabilità di eventuali contaminazioni fraudolente.
Ma l’impegnativa sfida di un’agricoltura che punta alla trasparenza ed alla qualità chiama tutti ad uno sforzo di aggiornamento che non riguarda solo gli Ogm. L’impetuoso sviluppo dell’agricoltura integrata e biologica in Toscana impone grande responsabilità e spirito di innovazione: costante aggiornamento dei disciplinari, adeguamento dei sistemi di controllo, sviluppo della tracciabilità volontaria; su questi temi ci si deve misurare se vogliamo che il patrimonio di credibilità dell’agricoltura toscana venga mantenuto, nell’interesse degli agricoltori e dei consumatori.

L’iniziativa della Cia Toscana

Queste posizioni della Cia Toscana non nascono oggi; da oltre dieci anni la nostra Confederazione è impegnata a promuovere la competitività dell’agricoltura toscana, con l’obiettivo di portare il sistema dell’impresa diffusa nel suo complesso verso la qualità e la sostenibilità ambientale: sviluppo dei prodotti a marchio, valorizzazione dell’agricoltura integrata attraverso il marchio agriqualità, diffusione dell’agricoltura biologica, rilancio della zootecnia tradizionale e della produzione di proteine vegetali, recupero ed utilizzo energetico delle biomasse agro-forestali, multifunzionalità dell’impresa agricola; sono questi i principali temi sui quali la Cia Toscana ha sviluppato in questi anni proposte, iniziative, progetti, alleanze.
Su questo terreno è cresciuta anche la collaborazione con una parte del mondo ambientalista; il protocollo di intesa con Legambiente Toscana, le posizioni comuni e le iniziative da esso scaturite, tra cui ricordiamo il documento presentato alla Conferenza regionale dell’ambiente e la manifestazione OGM free svolta a Grosseto, rappresentano un tassello importante nella costruzione di un rapporto fecondo tra agricoltura e ambiente.
In questo spirito la Cia Toscana promuove il confronto e la collaborazione con tutti i soggetti che operano per lo sviluppo di questo percorso virtuoso di integrazione.
Per la Cia Toscana l’agricoltura è fattore indispensabile dello sviluppo sostenibile così come un ambiente ed un territorio armoniosi sono condizioni essenziali per lo sviluppo dell’agricoltura.


Modena: la Cia entra nella Giunta della Camera di commercio

Il Direttore della Cia di Modena Giovanardi Maurizio, è stato eletto nella Giunta della Camera di commercio di Modena in rappresentanza del settore agricolo.
La Camera di commercio di Modena ha avviato da tempo iniziative di valorizzazione in Italia ed all’estero dei prodotti tipici agricoli e quelli discendenti dalla fiorente e diffusa industria agroalimentare ed è attivamente impegnata nel sostegno alla richiesta di nuovi marchi Dop , Igp per prodotti tipici di tradizione e qualità riconosciuta.
Con l'elezione del presidente, Alberto Mantovani (industriale metalmeccanico), e del vicepresidente Maurizio Torreggiani (della Cna), gli Organi camerali sono rinnovati per i prossimi cinque anni.
Oltre a questi entrano a far parte della Giunta camerale Francesco Casolari (Industria), Pietro Odorici (Artigianato), Pietro Blondi (Commercio), Stagi Stefano (Cooperazione), Giancarlo Mattei (Credito), Massimo Poggi (Servizi) e Luigi Verrini (Servizi).

Reggio Emilia: un "disciplinare" per il suino pesante padano

Porterà il marchio Suit (Suino italiano tradizionale), la Dop del classico suino pesante padano, quello dedicato principalmente alla produzione dei prosciutti Dop. Il tavolo interprofessionale della suinicoltura ha, infatti, definito i criteri per un apposito “disciplinare” produttivo. I prossimi passi saranno di sottoporre il disciplinare all’Unione europea e costituire un Consorzio di tutela. Di queste importanti novità si è parlato all’assemblea dei suinicoltori della Cia, tenutasi il 23 luglio presso la sede provinciale della Confederazione.
La nuova Dop ed il nuovo Consorzio, sono gli strumenti che gli allevatori, e la Cia con loro, hanno scelto per valorizzare tutto il suino tradizionale di queste zone: ora, infatti, nel prezzo che il suinicoltore realizza vendendo un animale, oltre la metà è rappresentata dal valore dei due prosciutti. In futuro saranno a Denominazione d’origine anche la carne fresca e qualsiasi taglio del suino. L’interesse degli allevatori, va detto, è anche nella direzione di costituire un consorzio dove i loro rappresentanti sarebbero prevalenti, cosa che non accade oggi in altri consorzi, nei quali sono una minoranza.
Intanto il mercato riparte con uno scatto improvviso: dopo oltre un anno di quotazioni insoddisfacenti, c'è stato un notevole aumento della produzione nel 2002, proseguito anche nel primo trimestre del 2003 (+8,5 per cento). Una crescita produttiva che però non riguarda la regione e la provincia: infatti gli allevatori emiliani continuano ad essere penalizzati rispetto ai loro colleghi lombardi.
Nel solo mese di luglio, i prezzi sulla piazza di Reggio sono aumentati di 36,5 centesimi, partendo da una base di 1 euro: a giudizio degli allevatori, da parte dei macellatori si era tirata troppo a lungo “la corda” di prezzi eccessivamente bassi, fino a causare un blocco della disponibilità. Non bastano uno o due buoni mesi per far quadrare il bilancio di un’intera annata; per questo la strategia di valorizzazione costruita sul Suino italiano tradizionale sarà perseguita con convinzione dalla Cia.

torna al sommario


Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Archivio