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ATTUALITA'
Siccità: nei guai più di
150 mila aziende agricole
La straordinaria siccità secondo la
Cia-Confederazione italiana agricoltori necessita di un intervento
immediato dellEuropa. Le risorse nazionali non sono sufficienti
a colmare la voragine e, superata lemergenza, è indispensabile
istituire un moderno sistema assicurativo per il settore.
Circa 150 mila aziende agricole rischiano grosso a causa della siccità.
Lannata agricola è ormai compromessa. Le avverse condizioni
atmosferiche -sostiene la Cia- costeranno in termini economici alle
aziende agricole italiane 5,6 miliardi di euro.
Una catastrofe, quella della siccità
in Italia -sostiene la Cia- di proporzioni tali che lUnione
europea dovrebbe intervenire tempestivamente, così come avvenne
per lalluvione che colpì la Germania nellestate
del 2002.
La Cia rileva come per il terzo anno consecutivo i conti degli agricoltori
sono andati in rosso (meno 1,7 miliardi di euro nel 2001
e 4 miliardi nel 2002). I loro redditi sono scesi di oltre il 10 per
cento.
Gli indennizzi assicurativi -spiega La Cia- coprono, e solo parzialmente,
i danni della grandine, e non prevedono alcun rimborso per quelli
provocati dalla siccità.
Le annunciate polizze multi-rischio non decollano, il fondo di solidarietà
nazionale non copre neanche il 4% del danno complessivo stimato.
Ci sono aziende agricole -denuncia la Cia- che, in tre anni, hanno
accumulato oltre 200 mila euro di perdite, tra mancato reddito, oneri
su prestiti finanziari, investimenti per ripristino attrezzature e
impianti.
Anche sul fronte dei lavoratori stagionali la situazione si preannuncia
a rischio con migliaia di addetti, prima chiamati per
la raccolta e poi improvvisamente rimasti senza lavoro.
In autunno -avverte la Cia- per soddisfare la domanda dei mercati,
si ricorrerà allapprovvigionamento allestero con
contraccolpi sui prezzi e con poche garanzie sulla qualità
dei prodotti che arriveranno al dettaglio.
In questi giorni, si rincorrono le province italiane che invocano
lo stato di calamità e sono sempre più frequenti i casi
degli agricoltori che interrano le produzioni per rispondere al caro
prezzi e non sottostare ad offerte di cartello.
Il crollo dei consumi ortofrutticoli (meno 13%), infatti, -conclude
la Cia- attiva anche fenomeni di questo tipo con gli agricoltori che
pur di non vendere a prezzi irrisori preferiscono buttare il prodotto.
Tale situazione esplicita in maniera inequivocabile le debolezze di
un sistema che penalizza sempre produttori e consumatori.
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DAL
TERRITORIO
Nuovo presidente alla
Cia del Friuli Venezia Giulia
Nel corso dellAssemblea sono intervenuti
il presidente Pacetti ed il vicepresidente vicario Politi
Manuela Botteghi è
il nuovo presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori
del Friuli Venezia Giulia. E stata eletta nel corso dellAssemblea
che si è tenuta il 23 luglio a Pasian di Prato (Ud). Botteghi
vanta una lunga esperienza maturata allinterno dellorganizzazione,
a partire dal 1978. Diversi gli incarichi ricoperti ed anche le sedi
di lavoro: da vicepresidente regionale in Lombardia, a responsabile
del Patronato Inac a Gorizia. Nel 1998 è stata eletta vicepresidente
della Cia del Friuli Venezia Giulia. Tra le importanti iniziative
da lei promosse cè anche lavvio dellAssociazione
"Donne in campo", sodalizio che riunisce le imprenditrici
agricole iscritte alla Cia. Nellincarico, subentra a Dante Savorgnan,
presentatosi dimissionario dopo ventitré anni passati al vertice
dellorganizzazione regionale. Oltre al rinnovo delle cariche
sociali lAssemblea, alla quale hanno partecipato i leaders nazionali
Massimo Pacetti e Giuseppe Politi, ha affrontato anche i problemi
più importanti del settore: la siccità, la contaminazione
delle colture agrarie con Ogm, la riforma della Politica agraria comune
che ha introdotto il disaccoppiamento, le quote latte.
Il presidente Pacetti ha manifestato contrarietà nei confronti
del provvedimento adottato in Piemonte di distruzione dei campi di
mais contaminato, ritenendo del tutto inadeguato il sistema di indennizzo
previsto per gli agricoltori. Che senso ha concedere si
è chiesto un mutuo agevolato a chi ha perso un intero
raccolto?. Critica è stata inoltre la valutazione nei
confronti del Dpef presentato dal governo alle parti sociali: la carenza
di contenuti non consente alcuna programmazione di un certo respiro
per il settore.
Il vicepresidente vicario Giuseppe Politi, si è soffermato
sulle recenti scelte operate dopo lultima Assemblea nazionale
nel campo della riorganizzazione dei servizi. Lobiettivo
ha affermato è quello di dare risposte sempre più
efficaci alle imprese agricole.
Cia Toscana: strategie per l'agricoltura
regionale, le biotecnologie, gli Ogm
Ogm in Toscana? No grazie: non ci servono!
Il tema delle biotecnologie e degli Ogm è stato lungamente
discusso allinterno della Confederazione, anche in occasione
dellassemblea congressuale dello scorso dicembre. Il documento
finale del Congresso, in materia di biotecnologie, esprimeva una posizione
favorevole alla promozione della ricerca sulle biotecnologie
in agricoltura ribadendo la necessità di uno sviluppo
governato delle biotecnologie, orientato alla sostenibilità
e richiamando la necessità di applicare integralmente
il principio di precauzione, di garantire la biodiversità,
di tutelare la tipicità delle produzioni.
A queste affermazioni, che rappresentano la linea generale della Confederazione,
riteniamo necessario aggiungere alcune considerazioni:
1) le condizioni per la competitività economica dellagricoltura
toscana sono legate allaffermazione di un modello basato sulla
sostenibilità ambientale e sulla valorizzazione delle tipicità
legate al territorio;
2) sviluppo sostenibile significa anche governo locale e partecipato
delle risorse e dei processi produttivi; anche la scienza e linnovazione
tecnologica debbono trovare collocazione in questa visione dello sviluppo;
3) gli Ogm, che rappresentano peraltro solo un segmento del più
vasto universo delle biotecnologie, rispondono ad una visione strategica
non compatibile con le scelte dellagricoltura toscana: una visione
che conduce ad una agricoltura governata da pochi gruppi multinazionali
detentori dei brevetti, che va contro il principio non si brevetta
la natura, più volte affermato dalla nostra Confederazione;
una visione che tende ad un uso di tecnologie invasive rispetto ai
processi naturali, che determina standardizzazione delle produzioni,
porta alla riduzione della biodiversità ed alla marginalizzazione
delle tipicità.
La Cia Toscana conferma la propria attenzione verso la ricerca pubblica
in campo genetico e biotecnologico, ma riafferma come proprio diritto-dovere
quello di concorrere a determinarne gli indirizzi e governarne i risultati.
Per questo, oggi, ribadiamo il nostro no grazie allintroduzione
degli OGM in Toscana.
Per unefficace tutela degli agricoltori e a garanzia dei
consumatori
Il recente caso piemontese, insieme ad altre vicende, ci invita a
riflettere sulla necessità di un efficace sistema di controlli
in grado di tutelare gli agricoltori e garantire i consumatori. Nel
caso degli Ogm fa discutere la decisione di distruggere le colture
per evitare il rischio della contaminazione. Quella decisione è
stata assunta più per motivi politici e di comunicazione
che in base a reali esigenze derivanti da valutazioni tecniche. Ma
il problema principale è a nostro avviso un altro: come tutelare
lagricoltore onesto la cui sola colpa è quella
di essersi recato dal rivenditore per acquistare il seme? Un sistema
di controllo rigoroso deve prevedere regole chiare per lindividuazione
delle responsabilità e lapplicazione delle sanzioni.
Bisogna riconoscere alla Regione Toscana il merito di essersi dotata
per prima, con la Legge 53/2000, di un proprio sistema di controllo,
che rende difficilmente riproducibile nella nostra regione un caso
come quello piemontese.
Tuttavia alla luce dellesperienza occorre aggiornare quello
strumento, anche in relazione alle recenti decisioni comunitarie che
prevedono la fine della moratoria e lobbligo di etichettatura,
adottando procedure che consentano di risalire alle responsabilità
di eventuali contaminazioni fraudolente.
Ma limpegnativa sfida di unagricoltura che punta alla
trasparenza ed alla qualità chiama tutti ad uno sforzo di aggiornamento
che non riguarda solo gli Ogm. Limpetuoso sviluppo dellagricoltura
integrata e biologica in Toscana impone grande responsabilità
e spirito di innovazione: costante aggiornamento dei disciplinari,
adeguamento dei sistemi di controllo, sviluppo della tracciabilità
volontaria; su questi temi ci si deve misurare se vogliamo che il
patrimonio di credibilità dellagricoltura toscana venga
mantenuto, nellinteresse degli agricoltori e dei consumatori.
Liniziativa della Cia Toscana
Queste posizioni della Cia Toscana non nascono oggi; da oltre dieci
anni la nostra Confederazione è impegnata a promuovere la competitività
dellagricoltura toscana, con lobiettivo di portare il
sistema dellimpresa diffusa nel suo complesso verso la qualità
e la sostenibilità ambientale: sviluppo dei prodotti a marchio,
valorizzazione dellagricoltura integrata attraverso il marchio
agriqualità, diffusione dellagricoltura biologica, rilancio
della zootecnia tradizionale e della produzione di proteine vegetali,
recupero ed utilizzo energetico delle biomasse agro-forestali, multifunzionalità
dellimpresa agricola; sono questi i principali temi sui quali
la Cia Toscana ha sviluppato in questi anni proposte, iniziative,
progetti, alleanze.
Su questo terreno è cresciuta anche la collaborazione con una
parte del mondo ambientalista; il protocollo di intesa con Legambiente
Toscana, le posizioni comuni e le iniziative da esso scaturite, tra
cui ricordiamo il documento presentato alla Conferenza regionale dellambiente
e la manifestazione OGM free svolta a Grosseto, rappresentano un tassello
importante nella costruzione di un rapporto fecondo tra agricoltura
e ambiente.
In questo spirito la Cia Toscana promuove il confronto e la collaborazione
con tutti i soggetti che operano per lo sviluppo di questo percorso
virtuoso di integrazione.
Per la Cia Toscana lagricoltura è fattore indispensabile
dello sviluppo sostenibile così come un ambiente ed un territorio
armoniosi sono condizioni essenziali per lo sviluppo dellagricoltura.
Modena: la Cia entra nella Giunta della Camera
di commercio
Il Direttore della Cia di Modena Giovanardi
Maurizio, è stato eletto nella Giunta della Camera di commercio
di Modena in rappresentanza del settore agricolo.
La Camera di commercio di Modena ha avviato da tempo iniziative di
valorizzazione in Italia ed allestero dei prodotti tipici agricoli
e quelli discendenti dalla fiorente e diffusa industria agroalimentare
ed è attivamente impegnata nel sostegno alla richiesta di nuovi
marchi Dop , Igp per prodotti tipici di tradizione e qualità
riconosciuta.
Con l'elezione del presidente, Alberto Mantovani (industriale metalmeccanico),
e del vicepresidente Maurizio Torreggiani (della Cna), gli Organi
camerali sono rinnovati per i prossimi cinque anni.
Oltre a questi entrano a far parte della Giunta camerale Francesco
Casolari (Industria), Pietro Odorici (Artigianato), Pietro Blondi
(Commercio), Stagi Stefano (Cooperazione), Giancarlo Mattei (Credito),
Massimo Poggi (Servizi) e Luigi Verrini (Servizi).
Reggio Emilia: un "disciplinare"
per il suino pesante padano
Porterà il marchio Suit (Suino italiano
tradizionale), la Dop del classico suino pesante padano, quello dedicato
principalmente alla produzione dei prosciutti Dop. Il tavolo interprofessionale
della suinicoltura ha, infatti, definito i criteri per un apposito
disciplinare produttivo. I prossimi passi saranno di sottoporre
il disciplinare allUnione europea e costituire un Consorzio
di tutela. Di queste importanti novità si è parlato
allassemblea dei suinicoltori della Cia, tenutasi il 23 luglio
presso la sede provinciale della Confederazione.
La nuova Dop ed il nuovo Consorzio, sono gli strumenti che gli allevatori,
e la Cia con loro, hanno scelto per valorizzare tutto il suino tradizionale
di queste zone: ora, infatti, nel prezzo che il suinicoltore realizza
vendendo un animale, oltre la metà è rappresentata dal
valore dei due prosciutti. In futuro saranno a Denominazione dorigine
anche la carne fresca e qualsiasi taglio del suino. Linteresse
degli allevatori, va detto, è anche nella direzione di costituire
un consorzio dove i loro rappresentanti sarebbero prevalenti, cosa
che non accade oggi in altri consorzi, nei quali sono una minoranza.
Intanto il mercato riparte con uno scatto improvviso: dopo oltre un
anno di quotazioni insoddisfacenti, c'è stato un notevole aumento
della produzione nel 2002, proseguito anche nel primo trimestre del
2003 (+8,5 per cento). Una crescita produttiva che però non
riguarda la regione e la provincia: infatti gli allevatori emiliani
continuano ad essere penalizzati rispetto ai loro colleghi lombardi.
Nel solo mese di luglio, i prezzi sulla piazza di Reggio sono aumentati
di 36,5 centesimi, partendo da una base di 1 euro: a giudizio degli
allevatori, da parte dei macellatori si era tirata troppo a lungo
la corda di prezzi eccessivamente bassi, fino a causare
un blocco della disponibilità. Non bastano uno o due buoni
mesi per far quadrare il bilancio di unintera annata; per questo
la strategia di valorizzazione costruita sul Suino italiano tradizionale
sarà perseguita con convinzione dalla Cia.
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