Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori


Anno 45 - n. 134

 

22 luglio 2003

 

ATTUALITA'    Il vicepresidente vicario, Giuseppe Politi, al convegno su: “Il nuovo mercato del lavoro: flessibilità e opportunità nel settore agricolo”
DAL TERRITORIO

•    Cia Lazio: preoccupazione per la forte siccità

•    Area del Perugino: crisi idrica e forte siccità. Preoccupazione per il Trasimeno

•   Allarme siccità in provincia di Venezia: più di un terzo dei raccolti brucerà al sole

•   Siccità: grave la situazione nell'agrigentino

•   "Qualità Trapani": Il progetto Cia per l'agricoltura

APPUNTAMENTI

•   Riforma della Pac: un convegno della Cia dell'Emilia Romagna

•   Criminalità in agricoltura: conferenza stampa della Cia Puglia


 

ATTUALITA'


Il vicepresidente vicario Politi interviene al convegno su“Il nuovo mercato del lavoro: flessibilità e opportunità nel settore agricolo”

“L’esigenza di intervenire con una nuova filosofia nella disciplina degli strumenti di gestione del mercato del lavoro agricolo non è frutto di un capriccio o di una moda, ma nasce dalla riflessione di quanto profondi e radicali siano i mutamenti che si sono verificati nel corso di questi ultimi anni nel campo della produzione agricola e del relativo mercato del lavoro e dalla constatazione di come si siano modificate le relazioni sindacali”. Così ha esordito il vicepresidente vicario nazionale della Cia, Giuseppe Politi, intervenendo ieri a Roma al convegno su: “Il nuovo mercato del lavoro, flessibilità e opportunità nel settore agricolo”, promosso da Adecco (Società leader nella gestione delle risorse umane). Al convegno, che ha avuto lo scopo di individuare e valutare, attraverso il dibattito e il confronto tra imprese, parti sociali e Istituzioni, luci ed ombre presenti nella riforma del mercato del lavoro, è intervenuto, tra gli altri, il ministro per le politiche agricole, Giovanni Alemanno.
"Il settore-ha proseguito Politi- ha visto non solo decrescere in maniera vorticosa il numero di addetti, ma vive al suo interno altre trasformazioni epocali, quali il progressivo invecchiamento della manodopera specializzata e qualificata, ormai in progressiva estinzione, il ricorso sempre più esteso a manodopera straniera, l’utilizzo considerevole del lavoro occasionale delle cosiddette forze marginali del mercato del lavoro quali studenti, casalinghe, pensionati".
“La velocità di questi cambiamenti è stata tale che l’impianto della normativa sul lavoro non è riuscito a tenerne il passo, con il risultato che l’agricoltura sconta oggi, in maniera molto pesante, il frutto di politiche del lavoro del tutto inadeguate, che hanno confinato il settore in un sistema di regole proprie. Spesso oscure, spesso vincolistiche, certamente estranee alla realtà che, di fatto, si stava affermando ed evolvendo velocemente".
“Rispetto a questa situazione -ha detto ancora il vicepresidente vicario- il maxidecreto di attuazione della legge n° 30, che poi è il tema del nostro dibattito, ha principalmente tre meriti: equiparare il settore agricolo alla generalità dei settori, per quanto riguarda il ricorso agli strumenti di flessibilità in entrata; mettere in campo azioni per favorire l’incontro tra domanda ed offerta; privilegiare la via della bilateralità".
“Tali misure -ha ricordato Politi- fortemente volute dalle organizzazioni professionali, non potranno che avere ricadute positive sull’occupazione in agricoltura, rimediando alla stortura per la quale proprio il settore a più alta esigenza di flessibilità era inspiegabilmente escluso dalla possibilità di ricorrere a strumenti contrattuali flessibili. Importante in questo contesto è l’attività, finalmente riconosciuta come prestazione che esula dal mercato del lavoro, prestata dai parenti ed affini fino al terzo, confermando con ciò, in via definitiva, quanto già disposto, in via sperimentale, a partire dalla finanziaria 2001".
“Ma il giudizio sostanzialmente positivo fin qui espresso sull’impianto della legge n° 30 –ha puntualizzato Politi- non può farci dimenticare i tasselli ancora mancanti per una vera e complessiva riforma del mercato del lavoro e sui quali è necessario un confronto approfondito tra le parti sociali e il governo. Occorre affrontare, una volta per tutte, il problema delle cosiddette “figure miste”, cioè di tutti quei soggetti operanti nel settore agricolo che hanno svolto attività di tipo misto, di lavoro dipendente ed autonomo e che di conseguenza non hanno una posizione previdenziale ben definita. Nell’ottica di incidere sui costi previdenziali che frenano la competitività del settore, occorre poi trovare una soluzione all’annoso problema della cartolarizzazione dei crediti contributivi Inps e alla situazione deficitaria della gestione agricola dell’Inail, senza trascurare il problema del costo del lavoro che si risolve intervenendo sull’incidenza degli oneri previdenziali, soprattutto per quanto riguarda il lavoro stagionale, largamente diffuso nel settore agricolo e in particolare nel Meridione".
“Noi –ha concluso Politi- riteniamo che la negoziazione sia la via per evitare che la flessibilità senza regole produca anomalie e distorsioni. Per questo ci stiamo impegnando affinché anche in agricoltura si costituiscano enti bilaterali per la gestione di materie prioritarie sia per le aziende che per i lavoratori, quali la formazione interprofessionale continua e la previdenza complementare. Auspichiamo che lo stesso spirito propositivo e operativo animi tutte le parti sociali agricole, perché non si perda ulteriore tempo prezioso”.

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DAL TERRITORIO


 

Cia Lazio: preoccupazione per la forte siccità

La Cia del Lazio esprime forte preoccupazione per lo stato delle colture a seguito della perdurante siccità. "Lo stato di emergenza forse non si è ancora raggiunto ufficialmente -ha detto il Presidente della Cia Lazio Alessandro Salvadori- ma la situazione per migliaia di agricoltori è
veramente critica". Infatti, lo stato di siccità unito al grande caldo ha compromesso quasi tutti i raccolti: per le barbabietole la campagna di raccolta è già finita con una perdita netta del 40%; l'olivicoltura ha perso in alcune zone già il 50% del prossimo raccolto, visto che per lo stato di siccità si verifica una cascola generalizzata e le coltivazioni a forte fabbisogno idrico, come
le foraggere e il mais, non crescono e sembrano bruciare nei campi.
Abbiamo chiesto, quindi, all'Assessore Iannarilli un incontro per lo stato di grave calamità incombente e per esplorare le possibilità di recuperrare almeno in parte questi gravissimi danni.


Area del Perugino: crisi idrica e forte siccità. Preoccupazione per il Trasimeno

“Un anno, il 2003, in cui la produzione agricola rischia di essere seriamente compromessa a causa del clima caratterizzato da estati sempre più lunghe e che assumono caratteristiche quasi tropicali”. Forti preoccupazioni per le conseguenze che le attuali condizioni climatiche avranno sull’agricoltura, vengono espresse da Massimo Felici, Segretario di area del perugino della Confederazione Italiana Agricoltori.
“Si stanno registrando -afferma Felici- periodi sempre più lunghi di siccità, interrotti da brevi forti piovosità che molto spesso, a causa dell’intensità con cui avvengono, causano gravi danni ambientali.
Oltre questo, nella nostra regione sono sempre frequenti gelate tardive che non fanno altro che aggravare una situazione già difficile. Diventa quindi sempre più difficile per gli agricoltori svolgere il loro lavoro, cercando nello stesso tempo di raggiungere l’obiettivo che ogni imprenditore si deve porre e che è quello di assicurarsi un reddito decoroso. Visto l’andamento climatico degli ultimi ann -ha detto Felici- per l’agricoltura la siccità sta diventando sempre di più un fenomeno con il quale fare i conti”.
"Gli agricoltori del Trasimeno, ad esempio, da troppo tempo si trovano a gestire le loro aziende in condizioni di emergenza. Anche quest’anno infatti la produzione nella zona sarà fortemente penalizzata: la produzione di cereali si è praticamente dimezzata; la produzione di olive, anche a causa della gelata primaverile, è fortemente compromessa; problemi si presentono anche per la zootecnia; inoltre il perdurare di questa situazione creerà difficoltà anche alle viti. Il Trasimeno -ha concluso Felici- ha bisogno di risposte qualificate, finalizzate ad aumentare le risorse idriche per non essere più costretti a rincorrere le emergenze ma soprattutto attende interventi di carattere strutturale".

 

Allarme siccità in provincia di Venezia: più di un terzo dei raccolti brucerà al sole


Alla Confederazione Italiana Agricoltori già da oltre un mese si grida che è allarme, ma ora, che è troppo tardi qualcosa inizia a muoversi: il ministro Alemanno ha annunciato la volontà di concedere lo stato di calamità naturale per l'agricoltura veneta, ma questo non significa automaticamente l'arrivo di un sostegno concreto per la provincia di Venezia. "Purtroppo questo è il periodo più delicato per il mais" spiega il presidente della Cia di Venezia, Mario Quaresimin, "se manca l'acqua non si può far nulla e se dovesse piovere adesso, comunque il raccolto sarebbe compromesso". Le piccole pannocchie sono destinate quindi a rimanere tali. "Queste" e mostra il mais" sono grandi la metà di quello che dovrebbero essere", il raccolto ormai è andato. E lo stesso vale per la soia, piante secche, gialle e terra che sembra sabbia, e pure per le barbabietole sono rimaste piccole, basse in questo periodo dell'anno le piantine dovrebbero poter sfiorare il ginocchio di una persona" invece sfiorano la caviglia. In tutti i settori il calo della produzione è oltre il trentacinque per cento, in soldoni salta il ricavo dell'agricoltore e anche qualcosa di più. Anche questo è emerso nell'incontro tenutosi a Portogruaro, alla presenza dei maggiori rappresentanti della Cia, dei sindaci della zona e del sottosegretario alle Politiche Agricole Paolo Scarpa Bonazza Buora, del senatore Marcello Basso, del senatore Luciano Falcier, dell'onorevole Andrea Martella e del consigliere regionale Iginio Michieletto. Un incontro che si è concluso nei campi, per prendere contatto effettivamente con il problema. Il contrasto è forte, alcuni campi verdi, perchè fortunatamente irrigati e accanto quelli gialli non altrettanto beati. "Ma anche quelli irrigati" spiega la Cia "hanno problemi" e si scopre che anche chi ha potuto dare acqua si trova con le piante metà verdi e metà gialle. "Un disastro". Sui campi la temperatura è torrida: 36 gradi a mezzogiorno. Il presidente della Cia locale, Albano Furlan, ha completato il grave quadro illustrato, ricordando che lo stress da calure ha portato anche a gravi perdite nel settore zootecnico, minor produzione di latte e carne, una forte moria di animali e bassa fertilità nel settore cunicolo.

Siccità: grave la situazione nell'agrigentino

La Cia provinciale di Agrigento, il 19 luglio, nel corso della riunione della propria Giunta esecutiva presieduta dal presidente Giovanni Greco, ha esaminato la situazione dell'agricoltura agrigentina che a causa delle altissime temperature di queste settimane, in alcune aree, specie nel settore ortofrutticolo sta subendo gravi danni.
La Cia di Agrigento ha rilevato che l'attenzione puntuale dei mass media è concentrata esclusivamente sui problemi della siccità del Nord Italia, dimenticando che esiste un Sud ed una provincia di Agrigento in cui la siccità è divenuta un fenomeno quasi endernico.
Nella provincia, infatti, nonostante un’annata particolarmente piovosa e con gli invasi pressoché píeni, ancora una volta, l'agricoltura è in ginocchio, sia per l'incapacità degli Enti che gestiscono le acque a garantire il tempestivo inizio della campagna irrigua, sia perchè molte aree a colture specializzate come l’ortofrutta del Canicattinese e le serre del Licatese, sono sprovviste di sistemi irrigui al servizio delle colture. Si prevede quindi quest'anno in molte produzioni, come le pesche, glì uliveti e i vigneti non irrigui, un calo produttivo del 35%.
A questa situazione, si aggiungono le diffìcoltà dei produttori agricoli che ancora devono ricevere le provvidenze delle precedenti calamità; infatti, l’Ispettorato Agrario non è in condizioni di soddisfare tutte le richieste dei produttori per mancanza di fondi.
In questo quadro, occorre che le Istituzioni, le forze politiche e sindacali, tengano alta l'attenzione sulle difficoltà dell'agricoltura agrigentina che rischia di essere ancora una volta abbandonata e sacrificata sull’altare delle cosiddette emergenze del ricco Nord.


"Qualità Trapani": il progetto Cia per l'agricoltura

Una conferenza stampa tenuta dalla Cia in concomitanza con il battesimo del "Satiro Danzante", ritrovato nei fondali del Mediterraneo di Mazara del Vallo, per fare emergere la qualità dell'agricoltura provinciale


È stato denominato progetto "Qualità Trapani" ed avrà come scopo principale quello di coinvolgere l'intera filiera agro-alimentare per raggiungere obiettivi futuri pieni di ricchezza e soddisfazioni per tutte le imprese agricole del trapanese e per il suo indotto. Lo ha organizzato e "battezzato" così, durante una conferenza stampa tenuta il 12 luglio a Mazara, la Confederazione Italiana Agricoltori provinciale, in collaborazione con la Federvini Sicilia.
Una manifestazione voluta in concomitanza con il cerimoniale dedicato al «Satiro danzante» per evidenziare e coniugare i due avvenimenti che, insieme, spiccano per le loro caratteristiche prettamente di qualità. "Una qualità storica che riaffiora dalle profondità del Mediterraneo" sottolinea il presidente provinciale della Cia, Giuseppe Aleo "e una qualità di antica tradizione agricola trapanese che ritrova la sua storia".
Due avvenimenti, quindi, voluti a Mazara per conferire alla città un supplemento di riconoscimenti socio-economico-culturali e per riscattare, ancor di più, l'intera economia provinciale. L'impresa agricola trapanese -è stato evidenziato- nell'ultimo decennio ha investito puntando sulle produzioni di qualità trasformate naturalmente, senza l'apporto della chimica, ricevendo alti consensi e riconoscimenti da ogni parte del mondo. Inoltre -è stato aggiunto- la provincia di Trapani, che detiene la più alta densità vitivinicola, non può regredire a scapito di interessi di qualche privato, in quanto l'investimento sulla qualità deve portare un ritorno economico a migliaia di famiglie trapanesi.
Il "Progetto Qualità" viene lanciato sullo sfondo della «battaglia» che continua contro l'insediamento della distilleria Bertolino nel territorio mazarese. «Non vogliamo e non possiamo" ha ribadito Aleo "ributtare nel passato l'impresa agricola sol perché si devono agevolare investimenti privati che non porteranno alcun beneficio alla nostra economia. La nostra Provincia ha già scelto un percorso, puntando sulla qualità dei prodotti agricoli, promuovendoli in tutto il mondo per ciò che concerne il turismo culturale ed eno-gastronomico. Pertanto" ha concluso Aleo, riferendosi alla vicenda inerente la ditta Bertolino" un insediamento di una distilleria nel nostro territorio sarebbe davvero inopportuno".
"L'appello è stato rivolto al Governo perché effettui dei controlli alle distillerie presenti nelle nostre zone per adeguarle alle norme di sicurezza e perché finanzi le ristrutturazioni".


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APPUNTAMENTI


 

Riforma della Pac: un convegno della Cia dell'Emilia Romagna

La Cia dell'Emilia-Romagna ha organizzato, per venerdì 25 luglio, alle ore 9.30, presso la Sala riunioni dell'Hotel Savoia (via San Donato, 161, Bologna), il convegno "Pac: svolta storica o pura cosmesi? - Pregi e difetti della riforma, per l'Europa e per l'Italia".
La complessa maratona agricola di Lussemburgo che ha portato recentemente alla definizione della riforma della Politica agricola comunitaria, si presta a impressioni contrastanti ed a varie letture.
Chi l'ha definita "svolta storica" (il Commissario europeo Franz Fischler), chi "pura cosmesi" (un sudafricano esperto in economia agraria). Resta il fatto, come dice la Cia, che si tratta di un compromesso poco esaltante, che ha perso per strada l'impulso riformatore che aveva caratterizzato concetti innovatori nel campo, ad esempio, della modulazione, della qualità, della semplificazione amministrativa.
Aprirà i lavori del convegno Giulio Fantuzzi, presidente della Cia dell'Emilia-Romagna; introdurrà Enrico Bergami, responsabile gestione Pac Caa-Cia Emilia-Romagna ed interverranno Salvatore Petroli, direttore generale delle politiche agroalimentari del Mipaf e Guido Tampieri, assessore all'Agricoltura e Ambiente della Regione Emilia-Romagna.

 

Criminalità in agricoltura: conferenza stampa della Cia Puglia

Si svolgerà il 23 luglio alle ore 10.30 presso la sede della Cia Puglia (Bari, via Matarrese 4I), una conferenza stampa della Cia regionale su il nuovo servizio che creerà la Procura nazionale Antimafia contro la criminalità in agricoltura.
Il procuratore nazionale Pierluigi Vigna ha accolto le richieste della Cia Puglia. Nel corso della conferenza stampa saranno illustrati i dati della ricerca realizzata dalla Cia regionale in collaborazione con la Fondazione Cesar, che hanno portato alla costituzione da parte della Dia del Servizio “Criminalità organizzata nel settore agricolo”


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Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

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