10 luglio 2002


sommario

 

ATTUALITA'

•    Seminario nazionale sulle novità legislative in materia di agriturismo
•    La Cia presenta il Festival della cucina italiana dell’Isola d’Elba
•    Una risoluzione dell’Oiv sull’ocratossina A nei vini

 

DAL TERRITORIO •      Campania: istituito il tavolo di concertazione regionale

 

APPUNTAMENTI

•    Convegno a Spoleto sulla rintracciabilità e la qualità dell’extravergine di oliva
•    Cia dell’Emilia Romagna: convegno sui parchi, gli ungulati e i cacciatori in appennino

DOCUMENTI

•    Consorzi di bonifica e di tutela del territorio: linee di una riforma


 

ATTUALITA'

Seminario nazionale sulle novità legislative
in materia di agriturismo

Si è svolto ieri a Roma, presso il “Centro congressi Frentani”, il seminario nazionale sull’agriturismo e sulle novità introdotte dal Dl 228/2001 promosso dalla Cia e da Turismo verde. I lavori, aperti da un intervento del vicepresidente nazionale della Cia Alfonso Pascale, sono stati conclusi dal presidente Massimo Pacetti. La relazione introduttiva è stata tenuta dal presidente di Turismo verde Andrea Negri, mentre il vicepresidente di Turismo verde Pino La Rocca ha svolto una comunicazione sul tema “Proposte organizzative per adeguare Turismo verde alle nuove esigenze di sviluppo della Cia”.

Nel suo intervento, il vicepresidente Pascale ha così rilevato: “l’agriturismo è in forte espansione, ma va liberato dai lacci e lacciuoli di normative incongruenti e contraddittorie che limitano la libertà degli agricoltori di soddisfare i nuovi bisogni della società. E’ questo il senso del Seminario organizzato da Turismo Verde in vista del Convegno nazionale che l’Associazione agrituristica promossa dalla Cia terrà il prossimo 26 settembre all’Isola d’Elba”.

“La legge quadro approvata a metà degli anni ’80 ha anticipato tematiche, come la multifunzionalità e la ruralità, che solo successivamente hanno avuto una certa attenzione a livello comunitario. Ma presto -ha aggiunto- quelle norme innovative si sono scontrate con una interpretazione restrittiva del canone della “principalità”, che è stato agganciato a criteri puramente quantitativi e con il mancato coordinamento con le normative in materia urbanistica, previdenziale, fiscale e  igienico-sanitaria”.

“Ora -ha sostenuto Pascale- lo scenario sta profondamente mutando. Agenda 2000, con il Regolamento sullo sviluppo rurale, ha abolito la definizione di imprenditore agricolo a titolo principale e ha dato spazio a modelli aziendali flessibili ed all’economia delle reti. Altri cambiamenti significativi sono attesi con la revisione di medio termine. La legge di Orientamento e i decreti attuativi, pur tra incongruenze e limiti, hanno rafforzato una concezione del territorio rurale come risorsa da valorizzare, “geocomunità” chiamata a giocare un ruolo essenziale nella globalizzazione. La riforma del Titolo V della Costituzione ha introdotto il pluralismo istituzionale paritario, facendo emergere l’esigenza di politiche economiche e sociali concertate tra i diversi livelli. E’ in questo quadro fortemente mosso che l’aggiornamento della normativa sull’agriturismo può trovare più agevole compimento”.

“A livello comunitario, la maggiore consapevolezza che competitività e multifunzionalità non sono percorsi alternativi nelle logiche imprenditoriali degli agricoltori deve tradursi -ha sottolineato Pascale- nel riconoscimento dell’agriturismo come attività agricola per connessione. A livello nazionale, la flessibilità dei modelli imprenditoriali deve indurre a riconoscere l’attività agrituristica in tutti i casi in cui si svolge contestualmente ad una attività agricola effettiva, indipendentemente dalle sue dimensioni quantitative. A livello regionale -ha concluso- va lasciato tutto lo spazio per le normative di dettaglio in rapporto alle esigenze di sviluppo dei sistemi locali”.

Nella sua relazione, il presidente di Turismo verde Andrea Negri ha ripercorso l’attività svolta ed esaminato l’evoluzione dell’agriturismo in Italia anche alla luce delle politiche Ue, delle trattative Wto e della revisione di medio termine della Pac.

Dopo aver rilevato gli aspetti della nuova legge nazionale sull’agriturismo ed evidenziato le proposte di Turismo verde, Negri ha fatto una fotografia dell’attuale stato dell’agriturismo in Italia.

Soffermandosi sull’iniziativa di Turismo verde per gestire i nuovi compiti, Negri ha indicato gli obiettivi prioritari:

- fornire una “base culturale comune” all’interpretazione delle trasformazioni in atto nel settore;

- fornire esemplificazioni in materia di fisco, politiche del lavoro e della qualità dei prodotti e dei servizi;

- proporre due esperienze: l’Umbria che ha già regolamentato il “Turismo rurale” e i “Distretti” e la Lombardia perché l’iniziativa “Per corti e cascine” deve essere sicuramente estesa ad altre regioni, adattandola alle diverse realtà, in quanto significativa, importante e per molti versi anticipatrice dei temi che si stanno trattando.

“L’agriturismo -ha concluso- ha bisogno di servizi e dobbiamo attrezzarci per questo, ma la Confederazione ci chiede una politica per il settore e, perciò, siamo in prima fila per studiare, confrontare e proporre le soluzioni, istituzionali ed organizzative, che insieme giudicheremo più idonee per lo sviluppo dell’agriturismo ed il rafforzamento della presenza della Cia nelle campagne”.

Il vicepresidente di Turismo verde Pino La Rocca ha sottolineato, nella sua comunicazione, che “il primo obiettivo che ci dobbiamo dare è quello di arrivare a costituire in tutte le regioni l’Associazione regionale di Turismo verde. Non è solo una formalità. La costituzione delle Associazioni regionali di Turismo verde implica il coinvolgimento diretto e pregnante di coloro che quotidianamente si occupano di questo settore, ne conoscono le esigenze, hanno ben presente quali prospettive si possono raggiungere con una politica adeguata. Le Associazioni regionali sono indispensabili se vogliamo che Turismo verde passi da un ruolo marginale, spesso i contatti con le aziende agrituristiche si limitano alla sola adesione alla guida, ad essere soggetti capaci di raccogliere le esigenze, farsene interpreti e lavorare per dare risposte”.

La Rocca ha aggiunto che “per rendere più stretto il legame tra azienda agrituristica ed Associazione si può pensare ad una forma di tesseramento, così come per altre Associazioni della Confederazione, in cui Turismo verde raccoglie adesioni sempre sotto l’egida della Cia che, come dice Pacetti, è un marchio che si vende bene ed è di valore e di qualità. Non pensiamo a creare qualcosa che sappia di separatezza, ma in un’ottica di crescita dell’organizzazione crediamo indispensabile legare tramite un’adesione anche quelle aziende con cui oggi abbiamo legami solo attraverso la guida o che, comunque, non hanno rapporti sindacali con la Cia”.

Per il vicepresidente di Turismo verde “il lavoro da fare e l’impegno da profondere non è poco; occorrerà, una volta definita la legislazione nazionale do riferimento, impegnarsi per far sì che ci sia in tempi brevi una rivisitazione da parte delle regioni delle normative in essere con conseguente recepimento del nuovo quadro di riferimento che è scaturito dal già citato decreto 228/2001 per quanto attiene sia all’individuazione della figura dell’imprenditore agricolo che alle attività connesse all’agricoltura”.

Il seminario si è sviluppato attraverso le comunicazioni del prof. Ferdinando Albisini che ha affrontato il tema “L’agriturismo nel nuovo scenario legislativo”, di Massimo Bagnoli che ha esaminato le problematiche fiscali, di Franco Belmonte che ha parlato delle questioni del lavoro, di Pino Cornacchia che ha esaminato la qualità dell’agriturismo, di Antonio Sposicchi che ha illustrato l’esperienza dell’Umbria nell’ambito dei sistemi turistici locali e di Silvana Sicouri, che ha illustrato l’iniziativa lombarda di “Per corti e cascine”.

E’ seguito un ampio ed articolato dibattito con gli interventi di Sabrina Ferretti, della Cia di Ascoli Piceno, Rosetta Critelli, di Turismo verde della Calabria, di Sergio Pellizzoli, di Turismo verde del Piemonte, di Marco Boschetti, di Turismo verde di Mantova, di Gabriele Corti, di Turismo verde della Lombardia, di Leonardo Bentivoglio, della Cia di Ferrara, di Mario Quaresimin, della Cia di Venezia, di Paola Ortensi, presidente di “Donne in campo” e di Marco Manilla, di Turismo verde dell’Abruzzo.

Nelle sue conclusioni il presidente Massimo Pacetti si è detto d’accordo sulla necessità di adeguare sempre più Turismo verde alle nuove esigenze di sviluppo della Cia. L’Associazione deve avere un’effettiva rappresentanza ed essere un forte anello di collegamento con le aziende agrituristiche dell’intero territorio nazionale. Occorre, per questo motivo, svolgere un ruolo ed un’azione realmente incisiva per sostenere e valorizzare l’attività agricola oggi comune all’agriturismo. Nello stesso tempo è fondamentale che tra Turismo verde e le altre strutture della Cia ci sia massimo collegamento e stretta collaborazione in modo da sviluppare tutti i vari servizi in maniera efficiente.

Pacetti si è espresso favorevolmente all’obiettivo di creare in tutte le regioni l’Associazione di Turismo verde. In tale modo si rende più solido il rapporto territoriale e si finalizzano meglio i vari progetti, si risponde con più efficacia alle esigenze ed alle necessità delle imprese associate.

Dopo aver rilevato l’importanza di adeguare la legge sull’agriturismo, tenendo nel debito conto le esperienze e le iniziative maturate in questi ultimi anni, Pacetti ha sottolineato la positiva evoluzione del settore agrituristico in Italia, che continua a conquistare nuovi spazi.

“Un successo -ha detto il presidente- dovuto al ruolo svolto da istituti come Turismo verde e dagli agricoltori che con il loro impegno assicurano a chi sceglie la vacanza agrituristica prodotti tipici di qualità, accoglienza confortevole, tranquillità e soprattutto la scoperta di cultura e tradizioni popolari.

 

 

La conferenza stampa a Roma venerdì 12 luglio

La Cia presenta il Festival
della cucina italiana dell’Isola d’
Elba


La Cia ha organizzato una conferenza stampa per venerdì 12 luglio, alle ore 12, presso la sede nazionale della Confederazione, a Roma in via Mariano Fortuny 20, per presentare il Festival della cucina italiana e la mostra-mercato dei prodotti tipici della Cia, che si terrà dal 26 al 29 settembre prossimi all’Isola d’Elba e durante il quale si svolgerà il Campionato italiano di pizza tipica delle regioni ed il concorso nazionale per Chef sul tema “ortofrutta”.

Nel corso dell’iniziativa di venerdì prossimo, la Nazionale italiana pizzaioli si esibirà nella lavorazione e nella cottura delle pizze tipiche delle regioni italiane.

Come è accaduto anche lo scorso anno, alcune di queste pizze tipiche saranno consegnate al presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al presidente del Senato, Marcello Pera e al presidente della Camera, Pierferdinando Casini.

 

 

Una risoluzione dell’Oiv sull’ocratossina A nei vini

L’assemblea generale dell’Organizzazione internazionale del vino (Oiv), riunitasi nei giorni scorsi a Bratislava, si è occupata dell’ocratossina A presente nei vigneti e nelle uve. E’ un problema, questo, molto sentito dai produttori, alle prese con questa subdola muffa ambientale che produce sostanze tossiche (micotossine) le quali, anche se presenti in bassissima quantità nei vini, possono arrecare problemi di natura cancerogena.

L’assemblea ha votato una risoluzione nella quale ha deciso di non fissare alcun limite di ocratossina nel vino fino al 2005; ha chiesto agli Stati membri di continuare le ricerche sulle misure di prevenzione e ha raccomandato di elaborare un codice di buone pratiche vitivinicole onde limitare la presenza di ocratossina A nei prodotti provenienti dal vigneto. (Politiche delle produzioni e di mercato)

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DAL TERRITORIO

Campania: istituito il tavolo
di concertazione regionale


E’ stato istituito, con delibera della Giunta regionale, dal presidente della Campania Antonio Bassolino il tavolo di concertazione regionale, costituito dai rappresentanti delle principali forze economiche e sociali della regione, compresi quelli rappresentanti le Pmi.

La Cia della Campania è rappresentata al tavolo da Giuseppe Corona della presidenza regionale.

Dalla prima riunione operative del tavolo, che si è svolta lo scorso venerdì, è emersa la necessità di preparare una Conferenza regionale per lo sviluppo.

Tuttavia, obiettivo ugualmente importante deve essere, secondo la Cia della Campania, quello di farsi portavoce del punto di vista di tutte le rappresentanze sociali nel corso della stesura dello Statuto regionale.

In questo modo, rileva la Cia regionale, è solennemente riconosciuto il principio della concertazione, che potrà così porsi come valido presupposto per lo sviluppo di una efficace sussidiarietà orizzontale.

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APPUNTAMENTI

Convegno a Spoleto sulla rintracciabilità 
e la qualità dell’extravergine di oliva


Anche quest’anno, in occasione del Festival dei Due Mondi, l’Associazione umbra produttori olive ed olio ha organizzato una esposizione di produzioni agroalimentari umbre di grande qualità.

L’iniziativa, che si terrà a Spoleto in via Tobagi 3, sarà conclusa da un convegno dedicato alle tematiche di stretta attualità riguardanti la rintracciabilità e la qualità nella filiera dell’olio extravergine di oliva.

Al convegno interverranno, tra gli altri, il presidente nazionale della Confederazione italiana agricoltori Massimo Pacetti, il presidente dell’Aupoo Domenico Castellani, il vicepresidente della Cia dell’Umbria Giuseppe Natale e l’assessore alle Politiche agricole Gianpiero Bocci.

 

 

Cia dell’Emilia Romagna: convegno sui parchi, 
gli ungulati e i cacciatori in appennino


L’inarrestabile incremento degli ungulati in collina in e montagna è frutto il risultato di una politica che, più o meno palesemente, lo ha favorito. Tra le scelte più pesanti vi è l’attuale pianificazione venatoria che prevede un prelievo di ungulati del tutto insufficiente. Il carico faunistico-venatorio non è più sostenibile dagli agricoltori, anche perchè l’agricoltura di montagna deve restare un’attività primaria vocata a produzioni di qualità e con funzioni insostituibili di presidio ambientale.

Alla luce di questa esplosiva situazione, la Confederazione italiana agricoltori dell’Emilia Romagna ha organizzato un convegno che, oltre ad essere una testimonianza, vuole sollecitare a precisi impegni i massimi responsabili della politica agroambientale regionale, ai quali verranno avanzate, dal mondo agricolo, precise richieste al riguardo.

L’appuntamento, dal titolo “Cinghiali, cervi, caprioli, daini e…cacciatori in Appennino: e gli agricoltori?”, è per il prossimo 15 luglio, alle ore 9, presso la Sala polivalente di Marzabotto, in provincia di Bologna.

I lavori,  presieduti dal vicepresidente della Cia regionale Pietro Tiberti, prevedono la relazione di Giorgio Vitali, presidente della Cia di Bologna e responsabile regionale delle politiche venatorie. Dopo il dibattito, sono previsti gli interventi di Marioluigi Bruschini, assessore regionale alla Difesa del suolo e Politiche venatorie, di Guido Tampieri, assessore regionale all’Agricoltura e Ambiente, di Nerio Scala, assessore provinciale all’Agricoltura e pianificazione faunistica.

Concluderà il convegno Massimo Pacetti, presidente nazionale della Cia.

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DOCUMENTI

Consorzi di bonifica e di tutela
del territorio: linee di una riforma

Pubblichiamo il testo del documento della Cia elaborato in occasione dell’incontro nazionale degli amministratori Cia dei Consorzi di bonifica.

1) L’idea di bonifica non è più in grado di contenere la complessità delle azioni di manutenzione dei corsi d’acqua e degli scoli, di miglioramento qualitativo, riciclo ed uso plurimo delle risorse idriche, di difesa del suolo e di salvaguardia ambientale, che oggi le imprese agricole e, in generale, i possessori di immobili consorziati si attendono dalle proprie strutture di autogoverno. Nell’adempiere ai propri doveri di contribuzione, in molte realtà già si richiede ai Consorzi un impegno di più vaste dimensioni, per rimuovere nuove e più pressanti condizioni di svantaggio nell’uso delle risorse naturali, determinate dalle trasformazioni del territorio e della società.

Nello stesso tempo, la revisione del Titolo V della seconda parte della Costituzione ha infranto il labile equilibrio che sorreggeva l’impianto giuridico dei Consorzi di bonifica, costituito dalle norme del 1933, dalle recenti leggi nazionali sulla difesa del suolo, sulle risorse idriche e sulla tutela delle acque dall’inquinamento, dalla rilettura del quadro normativo effettuata dalla Corte costituzionale e dalle diverse leggi regionali.

In base alle modifiche apportate alla Carta fondamentale, infatti, le azioni finalizzate alla salvaguardia ambientale dovrebbero rientrare nella potestà esclusiva dello Stato, quelle inerenti la difesa del suolo nella potestà dello Stato o in quella concorrente, a seconda dell’interpretazione che risulterà prevalente, e le azioni più strettamente agricole, riconducibili alla ricomposizione fondiaria o alle piccole manutenzioni per gli scoli, nella potestà regionale.

Se non si addiverrà rapidamente ad una considerazione dei rapporti tra le Regioni e lo Stato alla stregua di vere e proprie relazioni intergovernative da imperniare sul principio di cooperazione, vi è il fondato rischio che prevalga la logica della separatezza e della conflittualità, che porterà alla paralisi.

La condizione di estrema indeterminatezza, che si è andata accumulando, influenza negativamente il confronto, che, in molte Regioni, è avviato per ammodernare le norme che regolano i Consorzi di bonifica. Ma se non si definiranno, in tempo breve, chiari ed espliciti principi generali condivisi dalle Regioni, si potrebbe aprire la stura a legislazioni regionali completamente divaricate, nell’impostazione e nella soluzione dei problemi, tra le diverse realtà del paese.

Tale esito non è irrilevante per la competitività delle imprese agricole e l’affermazione delle strategie della qualità nel sistema agroalimentare italiano, giacché le attività della bonifica sono fortemente intrecciate con i temi della disponibilità e dei costi delle risorse idriche per gli usi irrigui e della possibilità di prevenire i dissesti territoriali ed i processi di desertificazione, indotti dai cambiamenti climatici.

L’orientamento alla qualità, infatti, è il risultato di un complesso di elementi, dal legame della produzione con il territorio alla sicurezza degli alimenti, dalla protezione dell’ambiente alla conservazione del paesaggio e dello spazio rurale.

Per questo motivo il processo di ammodernamento dei Consorzi va fortemente governato dalle istituzioni nazionali e regionali e dalle organizzazioni agricole, individuando con chiarezza gli obiettivi e le linee di riforma, ma partendo da una ridefinizione esplicita dello strumento di autogoverno.

2) L’istituto consortile nasce come un particolare intreccio di pubblico-privato che muove dal basso, da determinate categorie sociali e utenze che versano in condizioni di svantaggio e che, per rimuoverle, danno vita a forme di intervento e contribuiscono economicamente a realizzarle.

Questo carattere genetico, originario e particolare del Consorzio di bonifica è l’elemento essenziale da confermare per la sua evidente modernità. Sta, infatti, proprio qui l’aspetto principale che lo colloca coerentemente nell’assetto istituzionale odierno.

La legge costituzionale n. 3 del 2001 ha inserito tra i principi fondamentali dell’ordinamento quello di sussidiarietà di tipo orizzontale. Esso consente di rafforzare quei sistemi di relazioni tra i diversi livelli di governo e la società organizzata, che possono garantire un’adeguata governabilità alle moderne società complesse.

Tale principio è alla base del carattere originario dell’istituto consortile. Ma l’applicazione integrale di detto principio è anche la chiave di volta per delineare una possibile riforma. Il principio di sussidiarietà orizzontale è, invero, fortemente intrecciato con il valore della partecipazione democratica, con la verifica delle condizioni effettive che giustificano l’autogoverno di beni pubblici da parte di determinati interessi, nonché con i principi di adeguatezza, efficienza ed economicità che devono informare sempre le attività di intervento pubblico.

Inoltre, il principio di sussidiarietà orizzontale si integra coi principi comunitari della precauzione e dell’azione preventiva nelle politiche ambientali. Infatti, sempre più i soggetti portatori di interessi economici sono direttamente coinvolti nelle azioni preventive attraverso strumenti atti a realizzare alla fonte il contemperamento tra interessi diversi ed a ritrovare norme di carattere comportamentale, volte a condizionare l’esercizio della stessa attività degli utenti per il fine sociale della tutela ambientale.

Il principio di sussidiarietà orizzontale, infine, si collega anche al carattere multifunzionale dell’agricoltura e delle imprese agricole, introdotto con le recenti politiche di sviluppo rurale, volte ad incentivare gli agricoltori disponibili ad assumere impegni pubblicistici in una logica imprenditoriale.

La rilegittimazione dello strumento consortile, perciò, dovrebbe essere ancorato alle seguenti condizioni:

a) quando partecipano alle elezioni degli organismi quote significative della contribuenza, come dimostrazione oggettiva di reale interesse dei consorziati e di effettiva utilità dell’autogoverno;

b) quando le attività sono svolte in modo adeguato e secondo criteri di efficienza ed economicità, rilevabili mediante il controllo di gestione e la certificazione di qualità;

c) quando vige un aggiornato piano di classifica per il riparto della contribuenza, al fine di collegare direttamente il tributo con il beneficio effettivo ottenuto dagli immobili.

Qualora non si dovessero verificare le suddette condizioni, il governo del territorio dovrebbe essere assicurato dalle istituzioni locali elettive, mediante proprie strutture funzionali.

La costruzione di un siffatto sistema, flessibile e differenziato, dovrebbe imporre una precisa spinta alla responsabilizzazione ed una conseguente penalizzazione degli atteggiamenti omissivi ed inefficienti. Offrirebbe agli agricoltori, nella loro duplice veste di utenti e gestori, le migliori condizioni per pesare nelle scelte di governo del territorio, nella gestione delle attività e delle azioni di intervento e nel controllo delle risorse naturali. Contestualmente, consentirebbe anche ai poteri elettivi regionali di incentivare l’autogoverno, ma anche di eliminare inefficienze e diseconomie, nel caso si dovessero riscontrare inattività e inadempienze a carico degli interessi organizzati.

In questo modo cadrebbe anche l’alibi per mantenere in vita regimi commissariali prolungati, che provocano un duplice danno: impedire ogni forma di vita democratica nei Consorzi e continuare a far pagare agli agricoltori i costi di un autogoverno che non esiste più.

3) L’altro aspetto su cui introdurre elementi di riordino normativo riguarda la ridefinizione delle funzioni che vanno riconosciute allo strumento di autogoverno.

In primo luogo la gestione delle acque per uso irriguo. A questo servizio essenziale si possono collegare altri compiti come l’utilizzo in agricoltura delle acque reflue, la produzione di energia idroelettrica e l’approvvigionamento di imprese industriali, a condizione che le acque utilizzate siano restituite all’uso irriguo, e il concorso a realizzare azioni di salvaguardia ambientale e di risanamento delle acque.

L’altra funzione primaria riguarda la realizzazione e la gestione di tutte le azioni finalizzate alla difesa idraulica, nonché delle azioni di difesa del suolo che si integrano con quelle legate all’utilizzazione delle acque per usi prevalentemente irrigui e alla salvaguardia dell’ambiente.

Tali funzioni sono presupposti vitali della politica per lo sviluppo locale, perché sono volti a garantire la sicurezza fisica del territorio. La difesa dai rischi idrogeologici, l’accrescimento delle risorse idriche ed energetiche disponibili nelle singole aree territoriali ed il miglioramento qualitativo del patrimonio ambientale sono le premesse indispensabili di uno sviluppo locale sostenibile.

Come appare evidente, la ridefinizione puntuale e organica di tali funzioni comporta il superamento dei confini prettamente agricoli del concetto di “bonifica” entro i quali si svolgono i compiti tradizionali dei Consorzi, e la configurazione di una più estesa attività di tutela delle risorse naturali per lo sviluppo locale sostenibile.

In tale nuovo contesto non più esclusivamente agricolo e rurale, le utenze urbane avranno modo di esprimere una loro precipua identità rappresentativa, che potrà migliorare la partecipazione e, di conseguenza, l’efficacia dell’autogoverno.

4) Il terzo elemento della riforma riguarda i rapporti che dovranno instaurarsi tra i Consorzi e le altre istituzioni operanti sul territorio. Si tratta di attuare quei principi fondamentali di cooperazione, leale collaborazione e concertazione che dovrebbero governare, nella moderna società, la politica territoriale alla cui attuazione sono chiamati più soggetti istituzionali.

In tale quadro occorrerebbe consolidare un triplice orientamento:

a. il riferimento ai bacini idrografici o comunque ad unità idrografiche omogenee, quale criterio per la delimitazione dei comprensori di intervento delle Organizzazioni di tutela delle risorse naturali;

b. l’adozione di un regime di concertazione tra tali Organizzazioni e le Autorità di Bacino, le Regioni, le Agenzie regionali per l’ambiente, i Comuni, le Comunità montane e le Autorità d’ambito per i servizi idrici integrati, in ragione del presidio territoriale che i Consorzi di Bonifica dovranno garantire e della rappresentatività degli utenti, di cui dovranno essere titolari;

c. la definizione di criteri di interazione dei Piani riguardanti le attività dei Consorzi di Bonifica con gli strumenti sovraordinati della programmazione territoriale (Piani di bacino, Piani territoriali regionali di coordinamento, Piani territoriali provinciali e Piani regolatori comunali).

A tale riguardo va segnalato che le politiche di difesa del suolo e di tutela delle risorse idriche oggi registrano forti limiti e ritardi, da superare con una revisione profonda della strumentazione e delle regole individuate con l’attuale assetto normativo.

5) L’Anbi ha tentato, negli ultimi anni, di attuare un programma di autoriforma per l’ammodernamento dei Consorzi di bonifica. Tale impegno intendeva corrispondere ad una duplice esigenza:

a) ridurre le inefficienze e migliorare gli standards qualitativi nella gestione dei Consorzi, per accrescere, a vantaggio dei consorziati, le possibilità di accesso alle risorse naturali, migliorarne la qualità e abbassarne i costi;

b) fronteggiare un diffuso atteggiamento critico nei confronti dei Consorzi dovuto essenzialmente alla mancanza di trasparenza ed equità nei criteri applicati per il pagamento dei tributi consortili.

Purtroppo, bisogna prendere atto che le indicazioni dell’Anbi sono rimaste largamente inattuate. E per questo motivo, in alcune Regioni, non si è potuto contenere un atteggiamento di forte ostilità nei confronti dei Consorzi, che va ad incidere negativamente sugli orientamenti relativi alle normative in discussione ed incoraggia prese di posizione demagogiche soprattutto sul problema della contribuenza urbana.

A maggior ragione, pertanto, occorre impegnare tutte le energie in due direzioni precise:

- innanzitutto una riforma della legislazione nazionale, che precisi istituzionalmente la cornice operativa dei Consorzi nel rispetto delle diverse potestà legislative. Tale proposta dovrà essere in grado di coagulare il maggior consenso possibile. La riforma, infatti, si potrà realizzare se sarà il risultato di una impostazione condivisa dal Governo, dal Parlamento, dalle Regioni e dalle organizzazioni agricole;

- una ripresa dell'iniziativa nei Consorzi al fine di rilegittimarli, riservando particolare attenzione agli accordi in sede locale su liste e programmi concordati, con lo scopo di valorizzare competenza, professionalità e trasparenza e favorire la più ampia partecipazione alle elezioni degli organismi.

6) Una riflessione, infine, va fatta sul ruolo, i compiti e l’articolazione dell’Anbi.

Essa ha svolto finora una funzione indubbiamente importante e insostituibile. Ha operato, però, sulla base di un’impostazione accentrata che ricalca assetti istituzionali del passato. E’ importante attivare una riflessione per adeguare l’azione dell’Associazione alle mutate esigenze e accrescere le professionalità giuridiche e tecniche  per le esigenze future.

A tal fine potrebbero essere ipotizzate anche riforme statutarie con lo scopo di ottenere maggiore rappresentanza e partecipazione delle diverse realtà consortili.

Tale esigenza si pone a maggior ragione ora che bisogna unificare le forze per concertare con il Parlamento, il Governo e le Regioni la riforma dei Consorzi.

Si tratta di rilegittimare su basi più solide quei protagonisti collettivi dalle origini antiche e chiamati ai nuovi compiti che le trasformazioni sociali, economiche e politiche pongono all’agricoltura, al territorio ed all’ambiente.

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