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DAL
TERRITORIO
Campania: le organizzazioni agricole
si mobilitano per i danni all'agricoltura
Napoli - Non si placa la protesta di migliaia di imprenditori agricoli
campani duramente colpiti dai danni provocati dalla gelata del 7-8-9
aprile scorso di fronte alle mancate risposte del Governo Nazionale
rispetto agli indennizzi attesi. L'intero comparto agricolo campano
rischia il collasso economico le cui proporzioni e soprattutto le
conseguenze, sono pesantissime per un settore produttivo come l'ortofrutta
che è di primaria importanza per l'economia regionale.
Per scongiurare questa tragica eventualità, le tre organizzazioni
agricole Coldiretti, Cia e Confagricoltura hanno dichiarato una mobilitazione
permanente così articolata:
lunedì 9 prossimo sarà attivato un presidio in
località Pastorano (presso l'ingresso dell'autostrada a Capua)
con macchine agricole.
Mercoledì 11 giugno alle ore 12,00 si terrà invece
un sit-in presso la sede Rai della Campania in via Marconi a Napoli.
Venerdì 13 giugno si terrnno sit-in presso il Ministero
delle Politiche Agricole e forestali e quello dell'Economia, con la
presenza di circa 500 agricoltori.
Alleanza fra produttori,
consumatori e forze politiche contro il divieto di vendita sfuso dell'olio
di oliva di qualità.
Tavola rotonda della Cia Toscana.
Partecipa il presidente Massimo Pacetti
L'impegno è emerso
dalla tavola rotonda di ieri promossa da Cia Toscana sulla commercializzazione
dell'olio di oliva. L'obiettivo è modificare il regolamento
europeo lasciando libertà di decidere ai governi regionali
pur nella garanzia della certificazione di qualità. La consuetudine
di vendita diretta dell'olio di oliva, dal produttore al consumatore,
che avviene in Toscana e in altre zone dei Centro Italia, deve essere
difesa e mantenuta in quanto espressione di una tradizione da sempre
legata alla qualità dei prodotto e ad un modo di coltivare
che tutela il territorio e l'ambiente.
Per questo è necessario -è stato affermato nella tavola
rotonda- consolidare l'ampio fronte di alleanze tra produttori, consumatori,
forze politiche e amministrazioni locali, che riesca ad ottenere l'impegno
del governo per un'adeguata modifica dei regolamento n.10109/2002
dell'Unione Europea. Il regolamento che dovrebbe entrare in vigore
il 10 novembre prossimo (con lo scadere della proroga concessa lo
scorso anno), stabilisce l'obbligo di commercializzare tutti gli oli
d'oliva, anche vergine, extravergine, Dop e lgp, e anche presso il
luogo di produzione, in contenitori preconfezionati e sigillati di
formato massimo di 5 litri.
Questa la posizione unitaria emersa dalla tavola rotonda del 9 giugno
alla quale hanno preso parte Giarnpiero Cresti, direttore dell'Ota
(Olivícoltotori toscani associati), che ha illustrato le proposte
di Cia Toscana, Tito Barbini, assessore regionale all'agricoltura,
Paolo Da Carolis, presidente del Consorzio nazionale Olivicoltorí,
Guido Sacconi e Paolo Bartolozzi, parlamentari europei. Sono intervenuti
inoltre Massimo Pacetti, presidente nazionale Cia e Giordano Pascucci,
vicepresidente di Cia Toscana.
Nei vari interventi è stata ribadita la necessità di
ottenere la modifica dei regolamento 101 9/02 in modo da poter salvaguardare
la tradizione senza però negare la generale necessità
di certificazione dei prodotti e la tutela dei consumatori. Al governo
e ai ministri dell'Agricoltura e delle Attività produttive
si chiede che si facciano portavoce a Bruxelles delle esigenze di
tutelare questa specificità del centro Italia (e Toscana in
particolare) nella commercializzazione dell'olio. La pratica è
dì per sé indice di un rapporto fiduciario tra produttori
e consumatori, consolidato nei secoli e quindi garanzia di produzioni
di alta qualità. La vendita frazionata dell'olio d'oliva nei
luoghi di origine rappresenta un canale di vendita indispensabile
per la sopravvivenza dei piccoli olivicoltori e per il mantenimento
del loro lavoro di tutela dei territorio e dei paesaggio agrario.
Per non entrare in conflìtto con l'orientamento di fondo dell'agricoltura
italiana - che ha da tempo imboccato la strada della difesa della
qualità collegata al territorio e alla tracciabilità
delle origini - è stato affermato nel convegno- si propone
quindi di chiedere una modifica dei regolamento che deleghi agli Stati
membri la possibilità di autorizzare la vendita frazionata
degli olii extravergine e vergine, in presenza dei consumatore finale,
qualora sussistano elementi di tradizionalità nelle modalità
di vendita consolidate nel tempo. La certifìcazione dei prodotto
potrebbe comunque essere garantita attraverso un sistema di etichettatura
di carta che sigilli il contenitore una volta riempito.
Nuovi incarichi per la Cia di Bari
Il vicepresidente della Cia di Bari, Giuseppe
Marcario, è stato designato a far parte della speciale Commissione
coltivatori diretti in seno al Comitato provinciale INPS. Marcario,
coltivatore diretto di Bitetto, olivicoltore, già presidente
dell'Associazione Volontaria Provinciale Produttori Olivicoli di Bari,
è da anni impegnato a difesa dei diritti e del reddito degli
agricoltori quale dirigente della Confederazione di Bari.
A lui i migliori auguri per lo svolgimento dell'impegnativo incarico.
Nell'assemblea di rinnovo delle cariche sociali del Consorzio di Difesa
delle Produzioni Intensive della Provincia di Bari, tenutasi il maggio
scorso, è stato, invece, confermato alla carica di vicepresidente
Salvatore Turturo, agricoltore iscritto alla Cia e designato dalla
Confederazione in propria rappresentanza nel Consiglio di Amministrazione
del Consorzio.
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APPUNTAMENTI
4° festa regionale dei giovani in provincia
di Lucca
Si terrà a Montecarlo in provincia di Lucca,
il 13 giugno, la 4° festa regionale dei giovani sul tema: "Giovani
ed Agricoltura, un progetto per il futuro". Dopo un saluto di
Alberto Focacci della presidenza della Cia di Lucca vi sarà
un incontro con l'assessore regionale all'agricoltura Tito Barbii,
che risponderà alle domande dei giovani agricoltori. Parteciperanno
all'incontro Enzo Pierangioli, presidente Cia Toscana, Giordano Pascucci
vicepresidente Cia Toscana, Alessandro Del Carlo, presidente Cia Lucca,
Gianluca Cristoni, presidente nazionale Agia, Matteo Ansanelli, Segretario
nazionale Agia e Alessandro Adami assessore provinciale all'agricoltura.
A Crotone la presentazione dell'Associazione
Donne in Campo
Il 12 giugno, presso la sala azzurra della
Provincia, si svolgerà la presentazione dell'Associazione Donne
in Campo di Crotone. Parteciperà all'iniziativa Paola Ortensi,
presidente nazionale dell'Associazione e Franco Barretta presidente
della Cia di Crotone.
Convocazione Assemblea straordinaria della Cia
di Ferrara
Il consiglio provinciale della Cia di Ferrara,
oltre che per ragioni statutarie, ha ritenuto di convocare, per il
12 giugno, l'Assemblea straordinaria per esaminare i seguenti argomenti:
comunicazioni del presidente; informazione su
Statuti nazionale e regionale; esame ed approvazione nuovo Statuto
Cia- Associazione provinciale di Ferrara; esame ed approvazione bilancio
consuntivo 2002; varie.
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DOCUMENTI
Pubblichiamo un documento relativo alla
posizione della Cia sulla situazione del settore bieticolo saccarifero
e sulle sue prospettive a medio termine.
La situazione e le prospettive
a medio termine del settore bieticolo saccarifero
Introduzione
Le proposte legislative di riforma della Politica Agricola Comune,
presentate dalla Commissione europea il mese di gennaio scorso, che
fanno seguito alle misure contenute nella comunicazione relativa alla
Revisione Intermedia di Agenda 2000, presentata dalla Commissione
nel luglio 2002, rappresentano di fatto una vera e propria Riforma
della PAC, in anticipo rispetto al 2006, scadenza di Agenda 2000.
I meccanismi previsti, quali il disaccoppiamento, la modulazione obbligatoria,
il cross compliance (eco-condizionalità), laudit aziendale,
rivoluzionano quanto stabilito a Berlino nel 1999, proprio nel pieno
dei negoziati WTO e in controtendenza rispetto a quanto deciso dagli
USA nel nuovo FARM BILL in difesa dei farmers americani.
Anche il settore bieticolo-saccarifero, pur non essendo coinvolto
direttamente, risentirà delle decisioni che saranno adottate
in merito alla Riforma della PAC, perché, tra laltro,
è uno dei settori che dovrebbe usufruire delle risorse rinvenute
dallapplicazione della degressività, quale essa sia.
Inoltre, il settore dovrà affrontare in ambito dei negoziati
WTO dove saranno decisi i nuovi dazi dimportazione, una trattativa
forte per potersi garantire una adeguata produzione europea di bietole,
attraverso lindividuazione di strumenti che salvaguardino la
bieticoltura dallapplicazione del regime EBA (Every
thing about arm) che a partire dal 2009 prevede la completa liberalizzazione
anche quantitativa delle importazioni dai Paesi meno progrediti.
A quanto sopra detto si aggiunge anche il panel richiesto in sede
WTO dal Brasile, Australia e Thailandia in quanto contestano le sovvenzioni
europee allesportazione dello zucchero in quota C (produzione
eccedente il consumo interno) ed alla riesportazione dello zucchero
importato da Paesi terzi.
La Commissione, come previsto, per la fase di revisione intermedia
dellOCM zucchero, ha commissionato uno studio di settore alla
società Eurocare (Centro europeo di ricerca in
politica agricola, regionale e ambientale), con sede a Bonn.
I risultati ipotizzano diverse opzioni di Riforma, ma le conclusioni
non fanno presagire nulla di positivo né per il reddito dei
bieticoltori né per lindustria saccarifera.
Tale studio è propedeutico alla presentazione nei prossimi
mesi di proposte di modifica dellOCM bieticolo-saccarifero da
parte della Commissione UE che potrebbero causare gravi conseguenze
per la bieticoltura italiana che è collocata al 3° posto
in Europa, con circa il 10% della produzione comunitaria.
I dati nazionali del settore investimenti
e produzione 2002/2003 e stime 2003
In Italia nella campagna 2002/2003 le superfici coltivate a bietole
sono state di 245.716 ettari così suddivisi: 162.213 ettari
al Nord; 46.406 ettari al Centro e 37.097 ettari al Sud.
La produzione lorda totale è stata di 14.765.933 tonnellate
, mentre la produzione netta è risultata pari a 12.727.790
tonnellate con una polarizzazione media di 13,23% ed una corrispondente
produzione di saccarosio pari a 1.683.333 tonnellate. Si ricorda che
i prezzi previsti dallaccordo interprofessionale in vigore sono
base 16% di polarizzazione.
La prima regione bieticola è lEmilia Romagna con circa
79.000 ettari, a seguire: il Veneto con 44.298 ettari le Marche con
34.213 ettari, la Lombardia con 19.918 ettari, la Puglia con 15.423
ettari, il Piemonte con 13.150 ettari. Le altre regioni che investono
a bietole, complessivamente, ricoprono una superficie di circa 39.679
ettari.
Per quanto riguarda le stime di investimenti per il 2003 si è
registrato un discreto recupero rispetto a quanto ipotizzato nel mese
di marzo, quando si prevedeva un calo di circa 40.000 ettari rispetto
alla scorsa campagna.
Attualmente secondo le associazioni bieticole e lIsmea, le previsioni
sono di 220.000 ettari investiti a barbabietola con un calo di circa
il 10%. Tale recupero sembra sia dovuto anche alla decisione dei produttori
agricoli di incrementare le superfici a barbabietole per evitare la
messa a riposo dei terreni, dato che, almeno secondo quanto previsto
finora, la Riforma della PAC prevede lobbligo del set aside
in base a quanto effettuato nel 2003.
Nuovo assetto degli stabilimenti saccariferi
Problematiche legate alla ripartizione delle quote di zucchero
La campagna 2003 è la prima che vede coinvolte le associazioni
dei produttori, attraverso la partecipazione di Finbieticola nella
società costituita con CoProB denominata Italia Zuccheri,
nella gestione industriale della produzione dello zucchero.
Come noto, dalla vendita della società Eridania si è
assistito alla divisione degli impianti e delle relative quote di
produzione che sono confluiti per 2/3 in Italia Zuccheri e per 1/3
nella società Sadam Zuccherifici Spa.
Italia Zuccheri, operativa da gennaio 2003, quindi, gestisce 5 Stabilimenti
ex Eridania, precisamente: Bondeno (Mo), Contarina (Ro), Pontelongo
(Pd), Finale Emilia (Mo), Casei Gerola (Pv), che unitamente ai due
zuccherifici già gestiti in precedenza da CoProB: Minerbio
(Bo) e Ostellato (Fe), porta la nuova Società a rappresentare
il 39% della produzione nazionale di zucchero, pari a circa 600.000
tonnellate.
La Società Sadam, invece con i zuccherifici ex Eridania di
Russi (Ra) e S.Quirico (Pr), insieme agli stabilimenti già
detenuti in precedenza: Jesi (An) e Fermo (Ap) ha costituito la società
Sadam Zuccherifici SpA che ha acquisito il marchio Eridania. Questa
Società insieme alle Società Sadam Abruzzo (stabilimento
di Celano -Aq), Sadam Castiglionese (stabilimento di Castiglion Fiorentino
Ar), Industria Sarda Zuccheri (stabilimento di Villasor
Ca) gestirà il 35% della produzione nazionale di zucchero.
La terza società, in importanza, è la SFIR (Società
Fondiaria Industriale Romagnola) di Cesena che, con i suoi stabilimenti
di Forlimpoli (Fo), Pontelagoscuro (Fe), San Pietro in Casale (Bo)
e Incoronata (Fg), controlla il 21% dello zucchero nazionale.
Altra società saccarifera, importante per la bieticoltura del
Sud, è lo Zuccherificio del Molise il cui stabilimento di Termoli
nella campagna 2002/03 ha potuto contare su una quota di produzione
zucchero pari a 71.790,2 tonnellate di quota A e 8.147,2 tonnellate
di quota B.
E proprio limpresa saccarifera SFIR che ha sollevato problemi
per la ripartizione delle quote di produzione dello zucchero per la
campagna 2003/04, dopo il passaggio degli stabilimenti ex Eridania
ad Italia zuccheri. La SFIR, infatti, ha richiesto al MIPAF una quota
maggiore a seguito della chiusura dello Stabilimento di Sarmato (Pc),
motivando tale richiesta dal fatto che lItalia Zuccheri non
avrebbe più la capacità produttiva per garantire lassorbimento
delle bietole di quella zona.
Tale interpretazione è stata naturalmente contestata dai vertici
di Italia Zuccheri, che si sono avvalsi anche della sottoscrizione
di un protocollo dintesa da parte dellANB e della CNB
nel quale è stato garantito lassorbimento della produzione
di Sarmato, facendola affluire verso lo stabilimento di Casei Gerola.
A supporto di questa tesi esisterebbero i contratti di coltivazione
sottoscritti dai bieticoltori.
Stante tale situazione il MIPAF ha richiesto una valutazione da parte
di Bruxelles per sapere in base a quale delle due seguenti interpretazioni
della regolamentazione comunitaria, relativa alla cessione dimpresa,
si dovesse attenere per procedere alla ripartizione delle quote di
produzione dello zucchero alle due società Italia Zuccheri
e Sadam Zuccherifici, precisamente:
1. una ripartizione in base alla partecipazione azionaria delle
due società al patrimonio dellex Gruppo Eridania e cioè
2/3 Italia Zuccheri ed 1/3 Sadam Zuccherifici;
2. una ripartizione sulla base dei quantitativi di zucchero, prodotti
nei limiti delle quote comunitarie, dalle unità di trasformazione
oggetto di acquisizione, in un periodo di riferimento rappresentativo
(ultime due campagne).
Due impostazioni che comportano una differenza di quota di circa 30/35.000
tonnellate secondo lapplicazione delluna o dellaltra.
La Commissione europea ha risposto favorendo la prima impostazione,
in quanto secondo le modalità previste dal Regolamento 1260/2001
loperazione di vendita degli zuccherifici Eridania sono da intendersi
come una cessione di unimpresa produttrice di zucchero a più
imprese cessionarie e quindi le quote di produzione zucchero vanno
assegnate in proporzione ai quantitativi di produzione di zucchero
assorbiti da ciascuna di esse.
Sicuramente il Mipaf procederà allassegnazione delle
quote secondo quanto chiarito dalla Commissione europea, ma per una
sola campagna, considerando il 2003 un anno di prova, mentre per il
futuro si dovrà procedere con la fissazione di paletti certi
a partire dal piano nazionale di settore e da unassegnazione
pluriennale delle quote di produzione per garantire maggiori certezze
agli operatori del settore.
Risultati dello Studio della Commissione Eurocare
Prime ipotesi di proposta di Riforma dellOCM Proposte
della filiera Rinnovo accordo interprofessionale per il 2004
Nel corso del 2003, come previsto dalla regolamentazione comunitaria
vigente è prevista la Revisione intermedia dellOCM zucchero
valida fino al 2006.
A tal fine la Commissione europea ha incaricato la società
Eurocare di realizzare uno studio per valutare gli effetti
sul settore delle diverse opzioni per la preparazione della proposta
per la futura Riforma dellOCM zucchero che sarà presentata
entro lanno.
Le 6 opzioni, che dovrebbero essere applicate dal 2006 al 2013, sono:
1. Riduzione delle quote: progressiva riduzione delle quote
di produzione per eliminare le restituzioni allesportazione
ed offrire opportunità di mercato a partner commerciali;
2. Taglio al sostegno dei prezzi: una riduzione del sostegno
dei prezzi, per rimuovere gradualmente i contributi allesportazione;
3. Come Agenda 2000: un taglio al sostegno dei prezzi con una
compensazione parziale collegata alle quote;
4. Mix dellOpzione 1 e 2: una combinazione della riduzione
delle quote e del taglio al sostegno dei prezzi, con compensazione
parziale;
5. Inserimento della barbabietola da zucchero nel sistema seminativi:
la soppressione delle quote ed il taglio al sostegno dei prezzi accompagnati
da una compensazione parziale e dalla misura del set aside, nonchè
da un eventuale forma di disaccoppiamento;
6. Totale liberalizzazione del settore bieticolo-saccarifero:
assenza di qualsiasi intervento comunitario.
Le conclusioni dello studio mettono in evidenza che, rispetto alla
situazione attuale, sia i bieticoltori sia lindustria saccarifera
subirebbero, in misura diversa secondo lopzione applicata, un
consistente adeguamento alla nuova situazione: per i bieticoltori
una notevole perdita di redditività; per lindustria saccarifera
una forte esigenza di ristrutturazione con consistenti ricadute negative
sulloccupazione. Mentre i principali beneficiari sarebbero i
consumatori finali e i contribuenti.
Lo studio stesso ammette lopportunità di continuare ad
applicare il sistema delle quote per un paio danni per evitare
effetti di mercato indesiderati, soprattutto in vista dellallargamento
ai Paesi Peco.
Le associazioni dei bieticoltori ANB e CNB e lAssozucchero,
stante i risultati del suddetto studio, hanno superato le diversità
che finora non consentivano il raggiungimento di una posizione unitaria
della filiera ed hanno elaborato un documento unico, ancora non diffuso,
una sorta di manifesto delle filiera che presenteranno al Ministro
Alemanno in vista delle trattative che si avvieranno a livello comunitario.
Fermo restando lopposizione della filiera a modificare lattuale
regolamentazione prima della scadenza fissata al 2006, è noto
che i capisaldi della proposta unitaria, volta a difendere lautoapprovvigionamento
di un prodotto strategico come lo zucchero sono:
1. contingentamento delle importazioni preferenziali;
2. riconferma dei principi di base dellattuale regolamentazione,
come le quote e i prezzi garantiti;
3. riequilibrio delle quote produttive dei vari Paesi sulla base dei
consumi;
4. affermazione del principio di compensazione: a fronte di eventuali
riduzioni della preferenza comunitaria prevedere unadeguata
compensazione, quale aiuto al reddito;
5. mantenimento degli aiuti nazionali alle bietole del Sud stante
le difficoltà strutturali ancora in essere.
Lo scenario a medio termine del settore non è certo rassicurante
e in questo quadro di incertezza si aggiunge, a livello nazionale,
linizio delle trattative per il rinnovo dellaccordo interprofessionale
valido dal 2004 in poi, previsto per il prossimo autunno.
Problematiche della bieticoltura sul territorio nazionale : la
bieticoltura del Sud Italia la bieticoltura del Nord Est dopo
la chiusura dello stabilimento di Ceggia
I problemi principali a livello territoriale, attualmente riguardano
per il Nord Est la chiusura definitiva dello Stabilimento di Ceggia,
per il Sud Italia il rischio di soppressione degli aiuti nazionali.
Lo zuccherificio di Ceggia, chiuso ormai da 2 anni, era baricentrico
rispetto alla bieticoltura del Veneto e del Friuli, un bacino considerato
da tutti gli operatori del settore tra i migliori in Italia sia a
livello quantitativo che qualitativo.
Le ricadute negative per i bieticoltori di questa zona sono in particolare
i maggiori costi di trasporto che devono sostenere per trasferire
le bietole nel primo stabilimento utile.
Cè da precisare che Italia Zuccheri ha in cantiere la
costruzione di un raccordo ferroviario presso lo stabilimento di Pontelongo
(Pd) per contenere i costi di trasporto e agevolare il trasferimento
delle bietole coltivate nei bacini più distanti.
I problemi della bieticoltura del Sud restano le carenze strutturali
legate alla mancanza dellacqua e alla conseguente minore produttività,
nonché al maggior costo del trasporto.
In un recente convegno, organizzato a Foggia, sui problemi della bieticoltura
meridionale è stata evidenziata limportanza del mantenimento
degli aiuti nazionali al Sud, almeno per un altro quinquennio in modo
da poter attuare quanto sottoscritto dal documento politico-programmatico
siglato nel 2000 a Campobasso fra le associazioni bieticole, le industrie
saccarifere del Mezzogiorno e recepito dalle Regioni interessate.
Tale documento aveva come obiettivi principali:
lincremento della produttività attraverso la ricerca
che attualmente potrà essere favorita dallimminente costituzione
della Società unica di ricerca agronomica tra associazioni
e industria, (ex Agronomica);
il completamento delle infrastrutture volte a risolvere i problemi
idrici e a razionalizzare i trasporti.
Posizione della CIA
La CIA è consapevole che anche per il settore bieticolo-saccarifero
si prospettano forti ridimensionamenti che potrebbero mettere a rischio
il mantenimento di unadeguata produzione europea di zucchero.
Tale eventualità richiede interventi su più fronti da
parte della filiera e cioè a livello internazionale, comunitario
e nazionale, per difendere e salvaguardare la bieticoltura nazionale.
A livello internazionale
1. individuare, in ambito dei negoziati WTO dove saranno decisi i
nuovi dazi dimportazione, strumenti volti a garantire unadeguata
produzione europea di bietole. Per il settore dello zucchero, come
noto, è già decisa a partire dal 2009 la completa liberalizzazione
anche quantitativa delle importazioni dai Paesi meno progrediti, regime
denominato Tutto tranne le armi, voluto dal Commissario
al commercio Pascal Lamy.
A livello comunitario
1. garantire il mantenimento delle quote di produzione, anche dopo
la scadenza della regolamentazione vigente, prevista per il 2006 e
non solo nella fase di revisione intermedia dellOCM zucchero
del 2003;
2. favorire la competitività del settore bieticolo saccarifero
attraverso una revisione della normativa comunitaria relativamente
agli oneri FEOGA che risultano squilibrati rispetto al livello di
autoconsumo del nostro Paese.
A livello nazionale
1. avviare il piano nazionale di settore, attraverso ladozione
di un documento programmatico volto ad incrementare lazione
di ricerca e di divulgazione di nuove tecnologie sia dal punto di
vista agricolo che industriale;
2. individuare strumenti volti a mantenere la competitività
dellintera filiera; per la parte agricola raggiungibile attraverso
laumento della produttività (quantità di saccarosio
per ettaro) che richiede una maggiore disponibilità di risorse
idriche, mentre per la parte industriale attraverso linnovazione
tecnologica dei propri impianti;
3. migliorare le relazioni interprofessionali degli operatori attraverso
il rafforzamento del tavolo interprofessionale.
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Ufficio seminativi
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