Agenzia di informazione
della Confederazione italiana agricoltor
i

10 giugno 2003

Anno 45 - n. 103

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini
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Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail ufficiostampa@cia.it
DAL TERRITORIO •   Campania: le organizzazioni agricole si mobilitano per i danni all'agricoltura

•   Alleanza fra produttori, consumatori e forze politiche contro il divieto di vendita sfuso dell'olio di oliva di qualità. Tavola rotonda della Cia Toscana

•   Nuovi incarichi per la Cia di Bari

APPUNTAMENTI

•  4° festa regionale dei giovani in provincia di Lucca

•  A Crotone la presentazione dell'Associazione Donne in Campo 

  Convocazione Assemblea straordinaria della Cia di Ferrara

DOCUMENTI •   La situazione e le prospettive a medio termine del settore bieticolo saccarifero

 

 

DAL TERRITORIO


Campania: le organizzazioni agricole si mobilitano per i danni all'agricoltura


Napoli - Non si placa la protesta di migliaia di imprenditori agricoli campani duramente colpiti dai danni provocati dalla gelata del 7-8-9 aprile scorso di fronte alle mancate risposte del Governo Nazionale rispetto agli indennizzi attesi. L'intero comparto agricolo campano rischia il collasso economico le cui proporzioni e soprattutto le conseguenze, sono pesantissime per un settore produttivo come l'ortofrutta che è di primaria importanza per l'economia regionale.
Per scongiurare questa tragica eventualità, le tre organizzazioni agricole Coldiretti, Cia e Confagricoltura hanno dichiarato una mobilitazione permanente così articolata:
lunedì 9 prossimo sarà attivato un presidio in località Pastorano (presso l'ingresso dell'autostrada a Capua) con macchine agricole.
Mercoledì 11 giugno alle ore 12,00 si terrà invece un sit-in presso la sede Rai della Campania in via Marconi a Napoli.
Venerdì 13 giugno si terrnno sit-in presso il Ministero delle Politiche Agricole e forestali e quello dell'Economia, con la presenza di circa 500 agricoltori.

 

Alleanza fra produttori, consumatori e forze politiche contro il divieto di vendita sfuso dell'olio di oliva di qualità.
Tavola rotonda della Cia Toscana. Partecipa il presidente Massimo Pacetti

L'impegno è emerso dalla tavola rotonda di ieri promossa da Cia Toscana sulla commercializzazione dell'olio di oliva. L'obiettivo è modificare il regolamento europeo lasciando libertà di decidere ai governi regionali pur nella garanzia della certificazione di qualità. La consuetudine di vendita diretta dell'olio di oliva, dal produttore al consumatore, che avviene in Toscana e in altre zone dei Centro Italia, deve essere difesa e mantenuta in quanto espressione di una tradizione da sempre legata alla qualità dei prodotto e ad un modo di coltivare che tutela il territorio e l'ambiente.
Per questo è necessario -è stato affermato nella tavola rotonda- consolidare l'ampio fronte di alleanze tra produttori, consumatori, forze politiche e amministrazioni locali, che riesca ad ottenere l'impegno del governo per un'adeguata modifica dei regolamento n.10109/2002 dell'Unione Europea. Il regolamento che dovrebbe entrare in vigore il 10 novembre prossimo (con lo scadere della proroga concessa lo scorso anno), stabilisce l'obbligo di commercializzare tutti gli oli d'oliva, anche vergine, extravergine, Dop e lgp, e anche presso il luogo di produzione, in contenitori preconfezionati e sigillati di formato massimo di 5 litri.
Questa la posizione unitaria emersa dalla tavola rotonda del 9 giugno alla quale hanno preso parte Giarnpiero Cresti, direttore dell'Ota (Olivícoltotori toscani associati), che ha illustrato le proposte di Cia Toscana, Tito Barbini, assessore regionale all'agricoltura, Paolo Da Carolis, presidente del Consorzio nazionale Olivicoltorí, Guido Sacconi e Paolo Bartolozzi, parlamentari europei. Sono intervenuti inoltre Massimo Pacetti, presidente nazionale Cia e Giordano Pascucci, vicepresidente di Cia Toscana.
Nei vari interventi è stata ribadita la necessità di ottenere la modifica dei regolamento 101 9/02 in modo da poter salvaguardare la tradizione senza però negare la generale necessità di certificazione dei prodotti e la tutela dei consumatori. Al governo e ai ministri dell'Agricoltura e delle Attività produttive si chiede che si facciano portavoce a Bruxelles delle esigenze di tutelare questa specificità del centro Italia (e Toscana in particolare) nella commercializzazione dell'olio. La pratica è dì per sé indice di un rapporto fiduciario tra produttori e consumatori, consolidato nei secoli e quindi garanzia di produzioni di alta qualità. La vendita frazionata dell'olio d'oliva nei luoghi di origine rappresenta un canale di vendita indispensabile per la sopravvivenza dei piccoli olivicoltori e per il mantenimento del loro lavoro di tutela dei territorio e dei paesaggio agrario.
Per non entrare in conflìtto con l'orientamento di fondo dell'agricoltura italiana - che ha da tempo imboccato la strada della difesa della qualità collegata al territorio e alla tracciabilità delle origini - è stato affermato nel convegno- si propone quindi di chiedere una modifica dei regolamento che deleghi agli Stati membri la possibilità di autorizzare la vendita frazionata degli olii extravergine e vergine, in presenza dei consumatore finale, qualora sussistano elementi di tradizionalità nelle modalità di vendita consolidate nel tempo. La certifìcazione dei prodotto potrebbe comunque essere garantita attraverso un sistema di etichettatura di carta che sigilli il contenitore una volta riempito.

 

Nuovi incarichi per la Cia di Bari

Il vicepresidente della Cia di Bari, Giuseppe Marcario, è stato designato a far parte della speciale Commissione coltivatori diretti in seno al Comitato provinciale INPS. Marcario, coltivatore diretto di Bitetto, olivicoltore, già presidente dell'Associazione Volontaria Provinciale Produttori Olivicoli di Bari, è da anni impegnato a difesa dei diritti e del reddito degli agricoltori quale dirigente della Confederazione di Bari.
A lui i migliori auguri per lo svolgimento dell'impegnativo incarico.
Nell'assemblea di rinnovo delle cariche sociali del Consorzio di Difesa delle Produzioni Intensive della Provincia di Bari, tenutasi il maggio scorso, è stato, invece, confermato alla carica di vicepresidente Salvatore Turturo, agricoltore iscritto alla Cia e designato dalla Confederazione in propria rappresentanza nel Consiglio di Amministrazione del Consorzio.

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APPUNTAMENTI

4° festa regionale dei giovani in provincia di Lucca

Si terrà a Montecarlo in provincia di Lucca, il 13 giugno, la 4° festa regionale dei giovani sul tema: "Giovani ed Agricoltura, un progetto per il futuro". Dopo un saluto di Alberto Focacci della presidenza della Cia di Lucca vi sarà un incontro con l'assessore regionale all'agricoltura Tito Barbii, che risponderà alle domande dei giovani agricoltori. Parteciperanno all'incontro Enzo Pierangioli, presidente Cia Toscana, Giordano Pascucci vicepresidente Cia Toscana, Alessandro Del Carlo, presidente Cia Lucca, Gianluca Cristoni, presidente nazionale Agia, Matteo Ansanelli, Segretario nazionale Agia e Alessandro Adami assessore provinciale all'agricoltura.

A Crotone la presentazione dell'Associazione Donne in Campo

Il 12 giugno, presso la sala azzurra della Provincia, si svolgerà la presentazione dell'Associazione Donne in Campo di Crotone. Parteciperà all'iniziativa Paola Ortensi, presidente nazionale dell'Associazione e Franco Barretta presidente della Cia di Crotone.

Convocazione Assemblea straordinaria della Cia di Ferrara

Il consiglio provinciale della Cia di Ferrara, oltre che per ragioni statutarie, ha ritenuto di convocare, per il 12 giugno, l'Assemblea straordinaria per esaminare i seguenti argomenti: comunicazioni del presidente; informazione su Statuti nazionale e regionale; esame ed approvazione nuovo Statuto Cia- Associazione provinciale di Ferrara; esame ed approvazione bilancio consuntivo 2002; varie.

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DOCUMENTI

Pubblichiamo un documento relativo alla posizione della Cia sulla situazione del settore bieticolo saccarifero e sulle sue prospettive a medio termine.

La situazione e le prospettive a medio termine del settore bieticolo saccarifero

Introduzione

Le proposte legislative di riforma della Politica Agricola Comune, presentate dalla Commissione europea il mese di gennaio scorso, che fanno seguito alle misure contenute nella comunicazione relativa alla Revisione Intermedia di Agenda 2000, presentata dalla Commissione nel luglio 2002, rappresentano di fatto una vera e propria Riforma della PAC, in anticipo rispetto al 2006, scadenza di Agenda 2000.
I meccanismi previsti, quali il disaccoppiamento, la modulazione obbligatoria, il cross compliance (eco-condizionalità), l’audit aziendale, rivoluzionano quanto stabilito a Berlino nel 1999, proprio nel pieno dei negoziati WTO e in controtendenza rispetto a quanto deciso dagli USA nel nuovo FARM BILL in difesa dei farmers americani.
Anche il settore bieticolo-saccarifero, pur non essendo coinvolto direttamente, risentirà delle decisioni che saranno adottate in merito alla Riforma della PAC, perché, tra l’altro, è uno dei settori che dovrebbe usufruire delle risorse rinvenute dall’applicazione della degressività, quale essa sia.
Inoltre, il settore dovrà affrontare in ambito dei negoziati WTO dove saranno decisi i nuovi dazi d’importazione, una trattativa forte per potersi garantire una adeguata produzione europea di bietole, attraverso l’individuazione di strumenti che salvaguardino la bieticoltura dall’applicazione del regime “EBA” (Every thing about arm) che a partire dal 2009 prevede la completa liberalizzazione anche quantitativa delle importazioni dai Paesi meno progrediti.
A quanto sopra detto si aggiunge anche il panel richiesto in sede WTO dal Brasile, Australia e Thailandia in quanto contestano le sovvenzioni europee all’esportazione dello zucchero in quota C (produzione eccedente il consumo interno) ed alla riesportazione dello zucchero importato da Paesi terzi.
La Commissione, come previsto, per la fase di revisione intermedia dell’OCM zucchero, ha commissionato uno studio di settore alla società “Eurocare” (Centro europeo di ricerca in politica agricola, regionale e ambientale), con sede a Bonn.
I risultati ipotizzano diverse opzioni di Riforma, ma le conclusioni non fanno presagire nulla di positivo né per il reddito dei bieticoltori né per l’industria saccarifera.
Tale studio è propedeutico alla presentazione nei prossimi mesi di proposte di modifica dell’OCM bieticolo-saccarifero da parte della Commissione UE che potrebbero causare gravi conseguenze per la bieticoltura italiana che è collocata al 3° posto in Europa, con circa il 10% della produzione comunitaria.

I dati nazionali del settore – investimenti e produzione 2002/2003 e stime 2003


In Italia nella campagna 2002/2003 le superfici coltivate a bietole sono state di 245.716 ettari così suddivisi: 162.213 ettari al Nord; 46.406 ettari al Centro e 37.097 ettari al Sud.
La produzione lorda totale è stata di 14.765.933 tonnellate , mentre la produzione netta è risultata pari a 12.727.790 tonnellate con una polarizzazione media di 13,23% ed una corrispondente produzione di saccarosio pari a 1.683.333 tonnellate. Si ricorda che i prezzi previsti dall’accordo interprofessionale in vigore sono base 16% di polarizzazione.
La prima regione bieticola è l’Emilia Romagna con circa 79.000 ettari, a seguire: il Veneto con 44.298 ettari le Marche con 34.213 ettari, la Lombardia con 19.918 ettari, la Puglia con 15.423 ettari, il Piemonte con 13.150 ettari. Le altre regioni che investono a bietole, complessivamente, ricoprono una superficie di circa 39.679 ettari.
Per quanto riguarda le stime di investimenti per il 2003 si è registrato un discreto recupero rispetto a quanto ipotizzato nel mese di marzo, quando si prevedeva un calo di circa 40.000 ettari rispetto alla scorsa campagna.
Attualmente secondo le associazioni bieticole e l’Ismea, le previsioni sono di 220.000 ettari investiti a barbabietola con un calo di circa il 10%. Tale recupero sembra sia dovuto anche alla decisione dei produttori agricoli di incrementare le superfici a barbabietole per evitare la messa a riposo dei terreni, dato che, almeno secondo quanto previsto finora, la Riforma della PAC prevede l’obbligo del set aside in base a quanto effettuato nel 2003.

Nuovo assetto degli stabilimenti saccariferi – Problematiche legate alla ripartizione delle quote di zucchero

La campagna 2003 è la prima che vede coinvolte le associazioni dei produttori, attraverso la partecipazione di Finbieticola nella società costituita con CoProB denominata “Italia Zuccheri”, nella gestione industriale della produzione dello zucchero.
Come noto, dalla vendita della società Eridania si è assistito alla divisione degli impianti e delle relative quote di produzione che sono confluiti per 2/3 in Italia Zuccheri e per 1/3 nella società Sadam Zuccherifici Spa.
Italia Zuccheri, operativa da gennaio 2003, quindi, gestisce 5 Stabilimenti ex Eridania, precisamente: Bondeno (Mo), Contarina (Ro), Pontelongo (Pd), Finale Emilia (Mo), Casei Gerola (Pv), che unitamente ai due zuccherifici già gestiti in precedenza da CoProB: Minerbio (Bo) e Ostellato (Fe), porta la nuova Società a rappresentare il 39% della produzione nazionale di zucchero, pari a circa 600.000 tonnellate.
La Società Sadam, invece con i zuccherifici ex Eridania di Russi (Ra) e S.Quirico (Pr), insieme agli stabilimenti già detenuti in precedenza: Jesi (An) e Fermo (Ap) ha costituito la società Sadam Zuccherifici SpA che ha acquisito il marchio Eridania. Questa Società insieme alle Società Sadam Abruzzo (stabilimento di Celano -Aq), Sadam Castiglionese (stabilimento di Castiglion Fiorentino – Ar), Industria Sarda Zuccheri (stabilimento di Villasor – Ca) gestirà il 35% della produzione nazionale di zucchero.
La terza società, in importanza, è la SFIR (Società Fondiaria Industriale Romagnola) di Cesena che, con i suoi stabilimenti di Forlimpoli (Fo), Pontelagoscuro (Fe), San Pietro in Casale (Bo) e Incoronata (Fg), controlla il 21% dello zucchero nazionale.
Altra società saccarifera, importante per la bieticoltura del Sud, è lo Zuccherificio del Molise il cui stabilimento di Termoli nella campagna 2002/03 ha potuto contare su una quota di produzione zucchero pari a 71.790,2 tonnellate di quota A e 8.147,2 tonnellate di quota B.

E’ proprio l’impresa saccarifera SFIR che ha sollevato problemi per la ripartizione delle quote di produzione dello zucchero per la campagna 2003/04, dopo il passaggio degli stabilimenti ex Eridania ad Italia zuccheri. La SFIR, infatti, ha richiesto al MIPAF una quota maggiore a seguito della chiusura dello Stabilimento di Sarmato (Pc), motivando tale richiesta dal fatto che l’Italia Zuccheri non avrebbe più la capacità produttiva per garantire l’assorbimento delle bietole di quella zona.
Tale interpretazione è stata naturalmente contestata dai vertici di Italia Zuccheri, che si sono avvalsi anche della sottoscrizione di un protocollo d’intesa da parte dell’ANB e della CNB nel quale è stato garantito l’assorbimento della produzione di Sarmato, facendola affluire verso lo stabilimento di Casei Gerola.
A supporto di questa tesi esisterebbero i contratti di coltivazione sottoscritti dai bieticoltori.
Stante tale situazione il MIPAF ha richiesto una valutazione da parte di Bruxelles per sapere in base a quale delle due seguenti interpretazioni della regolamentazione comunitaria, relativa alla cessione d’impresa, si dovesse attenere per procedere alla ripartizione delle quote di produzione dello zucchero alle due società Italia Zuccheri e Sadam Zuccherifici, precisamente:
1. una ripartizione in base alla partecipazione azionaria delle due società al patrimonio dell’ex Gruppo Eridania e cioè 2/3 Italia Zuccheri ed 1/3 Sadam Zuccherifici;
2. una ripartizione sulla base dei quantitativi di zucchero, prodotti nei limiti delle quote comunitarie, dalle unità di trasformazione oggetto di acquisizione, in un periodo di riferimento rappresentativo (ultime due campagne).

Due impostazioni che comportano una differenza di quota di circa 30/35.000 tonnellate secondo l’applicazione dell’una o dell’altra.
La Commissione europea ha risposto favorendo la prima impostazione, in quanto secondo le modalità previste dal Regolamento 1260/2001 l’operazione di vendita degli zuccherifici Eridania sono da intendersi come una cessione di un’impresa produttrice di zucchero a più imprese cessionarie e quindi le quote di produzione zucchero vanno assegnate in proporzione ai quantitativi di produzione di zucchero assorbiti da ciascuna di esse.
Sicuramente il Mipaf procederà all’assegnazione delle quote secondo quanto chiarito dalla Commissione europea, ma per una sola campagna, considerando il 2003 un anno di prova, mentre per il futuro si dovrà procedere con la fissazione di paletti certi a partire dal piano nazionale di settore e da un’assegnazione pluriennale delle quote di produzione per garantire maggiori certezze agli operatori del settore.


Risultati dello Studio della Commissione “Eurocare – Prime ipotesi di proposta di Riforma dell’OCM – Proposte della filiera– Rinnovo accordo interprofessionale per il 2004

Nel corso del 2003, come previsto dalla regolamentazione comunitaria vigente è prevista la Revisione intermedia dell’OCM zucchero valida fino al 2006.
A tal fine la Commissione europea ha incaricato la società “Eurocare” di realizzare uno studio per valutare gli effetti sul settore delle diverse opzioni per la preparazione della proposta per la futura Riforma dell’OCM zucchero che sarà presentata entro l’anno.

Le 6 opzioni, che dovrebbero essere applicate dal 2006 al 2013, sono:
1. Riduzione delle quote: progressiva riduzione delle quote di produzione per eliminare le restituzioni all’esportazione ed offrire opportunità di mercato a partner commerciali;
2. Taglio al sostegno dei prezzi: una riduzione del sostegno dei prezzi, per rimuovere gradualmente i contributi all’esportazione;
3. Come Agenda 2000: un taglio al sostegno dei prezzi con una compensazione parziale collegata alle quote;
4. Mix dell’Opzione 1 e 2: una combinazione della riduzione delle quote e del taglio al sostegno dei prezzi, con compensazione parziale;
5. Inserimento della barbabietola da zucchero nel sistema seminativi: la soppressione delle quote ed il taglio al sostegno dei prezzi accompagnati da una compensazione parziale e dalla misura del set aside, nonchè da un eventuale forma di disaccoppiamento;
6. Totale liberalizzazione del settore bieticolo-saccarifero: assenza di qualsiasi intervento comunitario.

Le conclusioni dello studio mettono in evidenza che, rispetto alla situazione attuale, sia i bieticoltori sia l’industria saccarifera subirebbero, in misura diversa secondo l’opzione applicata, un consistente adeguamento alla nuova situazione: per i bieticoltori una notevole perdita di redditività; per l’industria saccarifera una forte esigenza di ristrutturazione con consistenti ricadute negative sull’occupazione. Mentre i principali beneficiari sarebbero i consumatori finali e i contribuenti.
Lo studio stesso ammette l’opportunità di continuare ad applicare il sistema delle quote per un paio d’anni per evitare effetti di mercato indesiderati, soprattutto in vista dell’allargamento ai Paesi Peco.
Le associazioni dei bieticoltori ANB e CNB e l’Assozucchero, stante i risultati del suddetto studio, hanno superato le diversità che finora non consentivano il raggiungimento di una posizione unitaria della filiera ed hanno elaborato un documento unico, ancora non diffuso, una sorta di manifesto delle filiera che presenteranno al Ministro Alemanno in vista delle trattative che si avvieranno a livello comunitario.
Fermo restando l’opposizione della filiera a modificare l’attuale regolamentazione prima della scadenza fissata al 2006, è noto che i capisaldi della proposta unitaria, volta a difendere l’autoapprovvigionamento di un prodotto strategico come lo zucchero sono:

1. contingentamento delle importazioni preferenziali;
2. riconferma dei principi di base dell’attuale regolamentazione, come le quote e i prezzi garantiti;
3. riequilibrio delle quote produttive dei vari Paesi sulla base dei consumi;
4. affermazione del principio di compensazione: a fronte di eventuali riduzioni della preferenza comunitaria prevedere un’adeguata compensazione, quale aiuto al reddito;
5. mantenimento degli aiuti nazionali alle bietole del Sud stante le difficoltà strutturali ancora in essere.


Lo scenario a medio termine del settore non è certo rassicurante e in questo quadro di incertezza si aggiunge, a livello nazionale, l’inizio delle trattative per il rinnovo dell’accordo interprofessionale valido dal 2004 in poi, previsto per il prossimo autunno.


Problematiche della bieticoltura sul territorio nazionale : la bieticoltura del Sud Italia – la bieticoltura del Nord Est dopo la chiusura dello stabilimento di Ceggia

I problemi principali a livello territoriale, attualmente riguardano per il Nord Est la chiusura definitiva dello Stabilimento di Ceggia, per il Sud Italia il rischio di soppressione degli aiuti nazionali.
Lo zuccherificio di Ceggia, chiuso ormai da 2 anni, era baricentrico rispetto alla bieticoltura del Veneto e del Friuli, un bacino considerato da tutti gli operatori del settore tra i migliori in Italia sia a livello quantitativo che qualitativo.
Le ricadute negative per i bieticoltori di questa zona sono in particolare i maggiori costi di trasporto che devono sostenere per trasferire le bietole nel primo stabilimento utile.
C’è da precisare che Italia Zuccheri ha in cantiere la costruzione di un raccordo ferroviario presso lo stabilimento di Pontelongo (Pd) per contenere i costi di trasporto e agevolare il trasferimento delle bietole coltivate nei bacini più distanti.
I problemi della bieticoltura del Sud restano le carenze strutturali legate alla mancanza dell’acqua e alla conseguente minore produttività, nonché al maggior costo del trasporto.
In un recente convegno, organizzato a Foggia, sui problemi della bieticoltura meridionale è stata evidenziata l’importanza del mantenimento degli aiuti nazionali al Sud, almeno per un altro quinquennio in modo da poter attuare quanto sottoscritto dal documento politico-programmatico siglato nel 2000 a Campobasso fra le associazioni bieticole, le industrie saccarifere del Mezzogiorno e recepito dalle Regioni interessate.
Tale documento aveva come obiettivi principali:
• l’incremento della produttività attraverso la ricerca che attualmente potrà essere favorita dall’imminente costituzione della Società unica di ricerca agronomica tra associazioni e industria, (ex Agronomica);
• il completamento delle infrastrutture volte a risolvere i problemi idrici e a razionalizzare i trasporti.


Posizione della CIA

La CIA è consapevole che anche per il settore bieticolo-saccarifero si prospettano forti ridimensionamenti che potrebbero mettere a rischio il mantenimento di un’adeguata produzione europea di zucchero.
Tale eventualità richiede interventi su più fronti da parte della filiera e cioè a livello internazionale, comunitario e nazionale, per difendere e salvaguardare la bieticoltura nazionale.


A livello internazionale

1. individuare, in ambito dei negoziati WTO dove saranno decisi i nuovi dazi d’importazione, strumenti volti a garantire un’adeguata produzione europea di bietole. Per il settore dello zucchero, come noto, è già decisa a partire dal 2009 la completa liberalizzazione anche quantitativa delle importazioni dai Paesi meno progrediti, regime denominato “Tutto tranne le armi”, voluto dal Commissario al commercio Pascal Lamy.

A livello comunitario


1. garantire il mantenimento delle quote di produzione, anche dopo la scadenza della regolamentazione vigente, prevista per il 2006 e non solo nella fase di revisione intermedia dell’OCM zucchero del 2003;

2. favorire la competitività del settore bieticolo saccarifero attraverso una revisione della normativa comunitaria relativamente agli oneri FEOGA che risultano squilibrati rispetto al livello di autoconsumo del nostro Paese.


A livello nazionale

1. avviare il piano nazionale di settore, attraverso l’adozione di un documento programmatico volto ad incrementare l’azione di ricerca e di divulgazione di nuove tecnologie sia dal punto di vista agricolo che industriale;

2. individuare strumenti volti a mantenere la competitività dell’intera filiera; per la parte agricola raggiungibile attraverso l’aumento della produttività (quantità di saccarosio per ettaro) che richiede una maggiore disponibilità di risorse idriche, mentre per la parte industriale attraverso l’innovazione tecnologica dei propri impianti;

3. migliorare le relazioni interprofessionali degli operatori attraverso il rafforzamento del tavolo interprofessionale.

Area Economico
Ufficio seminativi

 

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