27 maggio  2002


sommario

 

ATTUALITA'

•    Pac: incontro a Bruxelles tra Cia, Fnsea e Chambres d’Agricolture
•    Siccità: piove, ma per l’agricoltura del Sud è sempre emergenza
•    Fipa: il Comitato permanente delle agricoltrici
•    La Cia aderisce alla manifestazione dell’11 giugno a Strasburgo promossa dal Copa

 

IN EUROPA 

•    Le intenzioni di Bruxelles sulla revisione della Pac
•    Studio per la Commissione Ue: gli Ogm potrebbero causare l’aumento dei costi di produzione agricola 

DAL TERRITORIO

•    A Perugia l’Assemblea dell’Aupoo su “Olio umbro e mercato”
•    I vini premiati al concorso enologico la “Selezione del sindaco”

 

APPUNTAMENTI

•    Rinviata al 29 maggio la riunione sulla responsabilità degli amministratori
•    Riunione del Comitato direttivo dell’Anp della Cia
•    Conferenza stampa dell’Agia della Toscana
•    Forum sul sistema agroalimentare piemontese 

DOCUMENTI

•    Agricoltura, riforma della Pac e offerta formativa delle facoltà di agraria. Il presidente Massimo Pacetti interviene al convegno dell’Università di Perugia


 

ATTUALITA'

Pac: incontro a Bruxelles tra Cia, Fnsea e Chambres d’Agricoltur

Il presidente Pacetti a colloquio con i rappresentanti francesi Lemetayer e Guyau. Al Congresso della Cnmcca Serra-Caracciolo illustra la posizione della Confederazione

Una delegazione della Confederazione italiana agricoltori, guidata dal presidente Massimo Pacetti accompagnato da Francesco Serra-Caracciolo, responsabile delle Relazioni internazionali, e da Claudio Di Rollo, direttore dell’Ufficio di Bruxelles, ha partecipato ai lavori del Congresso francese della Cnmcca, che si è svolto il 23 e il 24 maggio scorsi a Bruxelles.

Il presidente Pacetti si è incontrato nell’occasione con i presidenti degli agricoltori francesi della Fnsea Jean-Michel Lemetayer e delle Chambres d’Agriculture Luc Guyau. Con il presidente della Fnsea, Pacetti ha preso in considerazione i problemi connessi alla revisione di medio termine di Agenda 2000. Lemetayer, in particolare, si è soffermato sulla decisione del ministro francese Guymard di sospendere l’applicazione, in Francia, della modulazione degli aiuti che si era dimostrata di difficile gestione burocratica e di scarsi benefici per gli agricoltori.

Il presidente della Fnsea ha, comunque, confermato a Pacetti di preferire di gran lunga una modulazione riformata ad una degressività lineare degli aiuti.

Il presidente della Cia ha ribadito la posizione dell’organizzazione in merito ad una necessaria politica di riequilibrio della Pac, sia fra comparti, aziende e regioni che fra le politiche di sostegno.

A conclusione dell’incontro si è convenuto, tra i due presidenti, di continuare come per il passato nello scambio annuale di vedute in merito alle principali questioni della Pac.

Con il presidente Guyau, Pacetti si è intrattenuto, in particolare, sui temi di politica agricola internazionale, anche in vista del prossimo convegno de Il Cairo della Federazione internazionale dei produttori agricoli (Fipa).

I due presidenti hanno convenuto, anche a seguito della recenti prese di posizione degli Usa confermate nell’ultimo Farm Bill, sulla necessità di una più decisa presa di posizione negoziale dell’Unione europea e dei commissari Ue Fischler e Lamy in difesa del bilancio agricolo europeo e degli interessi degli agricoltori.

Ai lavori del Congresso della Cnmcca è intervenuto per la Cia Serra-Caracciolo che si è soffermato sui temi della Pac. Dopo aver affrontato i problemi relativi alle varie Ocm, ha sottolineato i punti cardine sui quali intervenire per una adeguata ed equilibrata riforma della politica agricola. Per quanto concerne la qualità, il responsabile delle Relazioni internazionali della Cia ha ribadito che l’efficacia della produzione agricola e, pertanto, delle stesse imprese, si connoterà non solo in termini di rese e di utili di gestione ma, sempre di più, corrispondendo alle crescenti richieste di “qualità totale alimentare” da parte dei cittadini, nella loro duplice veste di contribuenti e di consumatori.

Serra-Caracciolo ha evidenziato, inoltre, il valore storico dell’allargamento Ue che rafforzerà la stabilità e la sicurezza europea e lo stesso peso politico dell’Unione a livello internazionale. “Ma l’ingresso -ha avvertito- di dieci nuovi Paesi potrebbe anche risultare un vero e proprio shock socio-economico se non si adotteranno misure in grado di assorbirne gli effetti più destabilizzanti. La Cia, quindi, condivide le preoccupazioni che l’allargamento comporterà per la Pac in termini di bilancio”.

Il responsabile delle Relazioni internazionali della Cia ha, infine, affrontato i problemi legati al Wto e agli strumenti da adottare per superare gli attuali squilibri della Pac e per garantirne un’equa revisione di metà percorso. “La Cia -ha concluso Serra-Caracciolo- mette in guardia da ogni possibile sfasamento temporale tra la concessione degli aiuti diretti e quelli indirizzati alle azioni a favore dello sviluppo rurale e della qualità, che comprometterebbe gravemente l’efficacia degli interventi e della stessa nuova politica agricola comune”.

 

 

Siccità: piove, ma per l’agricoltura del Sud è sempre emergenza

A grave rischio molte colture estive e arboree

Nonostante le recenti piogge, l’emergenza idrica è tutt’altro che superata. Il problema nelle regioni del Sud ha ormai assunto dimensioni drammatiche: sia nelle città che nelle campagne l’acqua arriva con il contagocce. Così per l’agricoltura si prospettano danni ingenti. Si calcola che a fine 2002, a livello nazionale, potrebbe esserci, a causa della siccità, una mancata produzione pari a 3 miliardi di euro, di cui più della metà nelle aree del Mezzogiorno. Quindi, una flessione assai più elevata di quella registrata, sempre per la penuria d’acqua, nello scorso anno (1,7 miliardi di euro). Sono, infatti, forte rischio le colture estive e quelle arboree. E’ quanto sottolinea la Confederazione italiana agricoltori che ricorda come a tutto ciò contribuisca anche un apparato irriguo che è un vero e proprio colabrodo: le perdite d’acqua nelle condotte di adduzione e di distribuzione arrivano mediamente al 30-40 per cento, con punte nel Meridione del 60 per cento.

Per questo la Cia richiama tutti i soggetti pubblici e privati, in qualsiasi modo interessati a questo drammatico problema, a cooperare per trovare una soluzione strutturale e coordinata. E’ vero che la situazione non si supera in tempi brevi, ma è altrettanto vero che questa va affrontata alla base e solo se contemporaneamente su tutti i fronti: strutturale, organizzativo, gestionale, agronomico e della ricerca scientifica.

Sul piano strutturale, secondo la Cia, non bisogna solo attrezzare nuovi schemi idrici, ma innanzitutto intervenire sul sistema irriguo esistente ed obsoleto recuperando così enormi perdite idriche.

Sul piano organizzativo e gestionale va riconfermata la funzione decisiva dei consorzi di bonifica nella distribuzione dell’acqua irrigua, facendo in modo che questi organismi diventino sempre più efficienti e moderni.

Sul piano agronomico e per certi versi della ricerca scientifica bisognerà sviluppare tutte quelle tecniche di miglioramento genetico che portino alla produzione e alla diffusione di specie agricole resistenti alla siccità e alla sempre maggiore salinizzazione dei terreni.

Solo in questo modo si riuscirà ad evitare quella che in certi versi già appare come una “guerra tra poveri”, nella quale, ad esempio, è stato messo sul banco degli imputati il settore agricolo, accusato di essere il maggiore utilizzatore di acqua.

Gli imprenditori agricoli -assicura la Cia- faranno anche in questa delicata situazione la loro parte per un migliore e più razionale uso della risorsa acqua. E’ bene, tuttavia, che tutti -conclude la Cia- comprendano che l’acqua per l’agricoltura meridionale è condizione vitale di sopravvivenza, fattore essenziale di sviluppo economico, diversificazione delle produzioni di qualità.

 

 

Fipa: il Comitato permanente delle agricoltrici

Nell’ambito del Congresso mondiale della Fipa a Il Cairo, in Egitto (dove partecipa anche una delegazione della Cia, guidata dal presidente nazionale Massimo Pacetti), prima dell’apertura generale del Congresso stesso, si è tenuto ieri il Comitato permanente delle agricoltrici.

A questo, presieduto dall’imprenditrice ugandese Victoria Kakoko Sebajereka, ha partecipato anche Paola Ortensi, presidente dell’Associazione “Donne in campo” della Cia ed unica rappresentante in quel contesto della Commissione femminile del Copa.

Dopo l’apertura dei lavori da parte del presidente Sebajereka vi è stato il discorso del presidente della Fipa Gerarde Doornbos e di seguito quello del presidente dell’Associazione mondiale delle donne rurali Acww, Hilda Stewart.

Sono seguite le presentazioni, da parte dei membri del Comitato, di numerosi documenti su temi di grande attualità quali la povertà e il mondo rurale, l’agricoltura sostenibile, la sicurezza alimentare, una possibile gestione delle risorse idriche e, inoltre, la preparazione della terza conferenza mondiale sulle donne in agricoltura che si svolgerà a Madrid il prossimo ottobre.

Al Comitato ha partecipato, inoltre, Sissel Ekaas, direttrice della Divisione Gender and Populantion della Fao.

Infine, sono stati valutati e discussi sia i punti del lavoro che impegnerà il Comitato nei prossimi due anni, sia le proposte riguardanti le tematiche della Giornata internazionale della Donna rurale che si svolgerà, come ogni anno, il 15 ottobre.

I lavori si sono conclusi con l’elezione del nuovo Comitato.

 

 

La Cia aderisce alla manifestazione dell’11 giugno a Strasburgo promossa dal Copa

La Cia aderirà con una propria rappresentanza alla manifestazione indetta a Strasburgo dal Copa il prossimo 11 giugno.

La manifestazione avrà come scopo principale quello di riaffermare la necessità di difendere il bilancio agricolo europeo anche alla luce delle ultime misure previste dal Farm Bill americano che aumenterebbero enormemente le risorse destinate agli agricoltori.

La Cia manifesterà in questa occasione la propria contrarietà ai ventilati tagli in particolare al comparto del grano duro e sosterrà la necessità di un equilibrato finanziamento del 2° pilastro, sviluppo rurale, che non penalizzi gli attuali sostegni ai comparti produttivi dal nostro paese che già risultano penalizzati, dalle regole attuali.

La Cia non manca inoltre di ribadire l’esigenza di nuove scelte da parte della Commissione e del Consiglio per una più efficace politica sulla qualità, la sicurezza alimentare e multifunzionalità.

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IN EUROPA

Le intenzioni di Bruxelles sulla revisione della Pac

Il Vertice di Berlino del 1999, dopo l’adozione di Agenda 2000 per il periodo 2000-2006, aveva chiesto alla Commissione di presentare al Consiglio dei ministri nel 2002 un rapporto sull’evoluzione delle spese agricole ed una serie di proposte ed al Consiglio di prendere le decisioni necessarie nel rispetto degli obiettivi della riforma.

I plafond del bilancio, imposti alla Pac, sono ampiamente rispettati.

Cereali, semi oleosi, riso

Il Vertice di Berlino aveva previsto che venisse presa una decisione sulla riduzione finale del prezzo d’intervento dei cereali da applicare a partire dalla campagna 2002/03 tenendo conto dell’evoluzione del mercato. Bruxelles non prevede per il settore delle colture grandi difficoltà, ad eccezione dei due dossier sui quali bisognerà esprimersi al momento della revisione di medio termine: le eccedenze della segale in Germania e gli aiuti al grano duro, giudicati eccessivi. La disfunzione della protezione alle frontiere per il grano è un problema che la Commissione intende risolvere in maniera tempestiva instaurando dei contingenti all’importazione, prospettiva che preoccupa gli Americani.

Per quanto riguarda i semi oleosi, Bruxelles non sembra intenzionata a rispondere agli appelli di coloro che sono a favore di un piano per le proteine vegetali e intende mantenere le decisioni di Agenda 2000 che allineano totalmente gli aiuti a quelli per i cereali, a partire dalla campagna 2002/03. Il Consiglio di Berlino aveva chiesto di seguire da vicino l’evoluzione del mercato dei semi oleosi e di presentare un rapporto entro due anni dalla messa in atto del nuovo regime.

Il settore del riso, secondo Bruxelles, necessita inevitabilmente di una revisione dell’Ocm vista l’apertura del mercato comunitario ai paesi terzi che applicano il regime “tutto ad eccezione delle armi”.

Carne bovina, latte

Per la carne bovina, Bruxelles vorrebbe semplificare il sistema dei premi, considerando sempre che a partire dal prossimo primo luglio vi sarà la sostituzione del prezzo d’intervento con il prezzo di base (che verrà utilizzato per far agire lo stoccaggio privato) e la creazione di una “rete di sicurezza” (richieste di offerta per gli acquisti pubblici in caso di caduta dei prezzi).

Il settore lattiero ha visto la proroga del regime delle quote fino al 2008. La decisione di Agenda 2000 parte dal 2005 con un aumento del 1,5 per cento delle quote in tre fasi e con una riduzione del 15 per cento dei prezzi d’intervento in tre tappe, in concomitanza con la concessione di un aiuto per ogni tonnellata della quota individuale.

In base ad Agenda 2000 l’Ocm dei prodotti lattieri verrà esaminato nel 2003 in maniera da permettere la fine del regime attuale delle quote dopo il 2006. In occasione della revisione di medio termine, Bruxelles dovrà presentare delle opzioni valide per il dopo 2008.

Altri settori

Bruxelles intende presentare per l’anno prossimo un pacchetto di proposte per il settore dello zucchero, dell’olio d’oliva e del tabacco e il regime da applicare al vino ed all’ortofrutta.

Modulazione e “condizionalità” degli aiuti

Bruxelles proporrà di rendere obbligatoria la modulazione degli aiuti diretti, ciò permetterà di trasferire sempre di più i crediti della politica per i mercati allo sviluppo rurale e di includere tali sostegni nella scatola verde dell’Omc.

Tale trasferimento avrà un impatto sui bilanci degli Stati membri, a differenza delle misure di mercato, in quanto le azioni per lo sviluppo rurale sono coofinanziate dai tesori nazionali. Queste misure finanziarie dovranno essere adattate e dovrà esser esteso il campo di applicazione della politica per lo sviluppo rurale.

Altre alternative come la degressività, plafonamento, disaccoppiamento verranno esaminate da Bruxelles per ridurre l’importanza degli aiuti diretti nel sostegno agricolo.

Inoltre, Bruxelles considera la condizionalità degli aiuti diretti, attualmente di carattere facoltativo e legata alla protezione dell’ambiente, una misura da migliorare in modo da includervi anche la sicurezza alimentare e la protezione degli animali.

 

 

Studio per la Commissione Ue: gli Ogm potrebbero causare l’aumento dei costi di produzione agricola

L’istituto delle ricerche tecnologiche del centro comune delle ricerche comunitarie ha realizzato, per conto della Commissione, uno studio sugli effetti dell’utilizzo massiccio degli Ogm sui costi di produzione agricola, reso pubblico lo scorso 22 maggio.

Lo studio rivela quanto segue: se l’Europa dovesse decidere a sviluppare le colture transgeniche a livelli simili a quelli registrati oggigiorno negli Usa e nel Canada (circa il 50 per cento della superficie agricola), i produttori europei, di mais e di colza, dovrebbero cambiare profondamente le loro pratiche agricole per minimizzare i rischi di contaminazione dei raccolti e di poter così continuare a garantire ai consumatori la possibilità di scegliere tra i prodotti convenzionali e quelli non.

L’aumento delle distanze di separazione tra le parcelle Ogm fina a 100, 200 metri, l’introduzione di varietà con periodi di fioritura ben distinti (25,75 giorni di scarto) per evitare il fenomeno dell’impollinazione incrociata, la segregazione stretta a livello del raccolto e dello stoccaggio sono gran parte delle precauzione che gli agricoltori comunitari dovranno prendere per proteggere le coltivazioni tradizionali. Senza dimenticare l’aumento dei costi di controllo e dei premi delle assicurazioni.

Per la colza lo studio prevede un aumento dei costi dal 10 ed al 17 per cento per le produzioni convenzionali e dal 20 al 40 per cento per le filiere biologiche (l’aumento maggior si avrebbe nelle aziende che riutilizzano le sementi biologiche provenienti da propri raccolti).

Per il mais la progressione dei costi sarebbe del 4,5 per cento per le produzioni tradizionali e del 6 per cento per quelle bio.

Per la patata l’aumento dei costi si aggirerebbe intorno al 3 per cento.

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DAL TERRITORIO

A Perugia l’Assemblea dell’Aupoo su “Olio umbro e mercato”

Si è tenuta nei giorni scorsi a Perugia, presso la sede della Confederazione italiana agricoltori dell’Umbria, l’Assemblea dell’Associazione umbra produttori olive ed olio (Aupoo) sul tema “Olio umbro e mercato”.

Ai lavori hanno partecipato, tra gli altri, Massimo Pacetti, presidente nazionale della Cia, Walter Trivellizzi, presidente regionale della Cia dell’Umbria, Domenico Castellani, presidente dell’Aupoo, Giuseppe Natale, vicepresidente dell’Aupoo e Gianpiero Bocci, assessore regionale all’agricoltura.

Pacetti nel suo intervento ha incisivamente rilevato che “l’Umbria può vantare, nel settore dell’olivicoltura,  oltre ad una immagine universalmente consolidata, la quantità, la qualità e i relativi strumenti di tutela”.

“Mi riferisco al marchio a Denominazione di origine protetta -ha continuato- che vive nella regione Umbria una delle esperienze più convincenti d’Italia, con un buon consolidamento sul mercato. Ritengo che il comparto olivicolo si stia caratterizzando con un sensibile  sviluppo delle imprese. Andiamo incontro ad una prospettiva di profondi cambiamenti e repentine accelerazioni che coinvolgeranno il mondo agricolo, gli imprenditori del settore potranno, inoltre, contare sempre di più sulla nostra Confederazione che dovrà essere in grado di assumere, oltre ad un ruolo forte di rappresentanza, un reale sostegno per le imprese, facilitando la loro introduzione e competitività nel mercato”.

“La qualità e la tracciabilità -ha concluso il presidente nazionale- rappresentano una scelta vincente in tutti i settori, ma devono essere sostenute adeguatamente con risorse economiche ai produttori, risorse che oggi sono complessivamente, per il settore agricolo, l’1,27 per cento del bilancio comunitario e assolutamente inadeguate al ritmo di crescita e alla richiesta di innovazione e di allargamento dei mercati che le imprese devono affrontare”.

Nel corso dell’incontro Natale ha svolto una dettagliata relazione sull’efficacia di un’azione di raccordo degli operatori del settore che in Umbria sono un numero consistente, pari a 27 mila aziende e 273 frantoi oleari e 90 strutture di imbottigliamento legate all’Associazione.

“Le azioni da intraprendere nel prossimo futuro -ha affermato Natale- devono puntare a rafforzare la filiera per l’olio umbro tramite azioni individuate nella diffusione della cultura della qualità certificata, nella riorganizzazione della filiera e in un’ottica di collaborazione interprofessionale, nell’agevolazione finanziaria per l’ampliamento della superficie olivicola e degli adeguamenti strutturali delle imprese, nella concentrazione e commercializzazione del prodotto in forma associata, nella pubblicizzazione del prodotto e, infine, nella tutela e valorizzazione dell’ambiente”.

 

 

I vini premiati al concorso enologico la “Selezione del sindaco”

Un passito di Pantelleria e un Colli di Conegliano bianco sono i due vini che si sono aggiudicati la Gran medaglia d’oro alla “Selezione del sindaco”, il concorso internazionale patrocinato dall’Oiv e riservato a vini di qualità presentati, congiuntamente, da Comuni città del vino e da aziende operanti sui loro territori per tipologie prodotte in quantità non superiori alle 10 mila bottiglie.

I due vini, il passito di Pantelleria “Ben Ryè” dell’Azienda Donnafugata e il Colli di Conegliano ‘98 dell’azienda Masottina, hanno ricevuto un punteggio pari o superiore a 96/100.

Complessivamente hanno vinto 82 Comuni sugli oltre 180 partecipanti, mentre le aziende premiate sono state 105 su oltre 450. Ben 27 le medaglie d’oro e 91 quelle d’argento.

Il concorso enologico “Selezione del sindaco” è nato per valorizzare le piccole produzioni di qualità che rappresentano l’espressione della tipicità dei Comuni e dei loro territori. E’ rivolto ai produttori vinicoli dei Comuni associati che producono vini, Doc e Docg, provenienti da partite limitate e da uve prodotte nel territorio della città del vino partecipante.

Comincia ora la seconda fase dell’operazione “Selezione del sindaco”: la promozione, con strumenti tradizionali e via Internet, ad opera delle aziende e dei Comuni, dei vini premiati e delle terre che lo producono.

 La “Selezione del sindaco”, che ha avuto il pieno sostegno della Cia, è un concorso promosso dall’Associazione nazionale Città del vino e da Cittadelvino.com, con la collaborazione di Enoteca italiana, dell’Università di Udine, dell’Organization international de la Vigne et du vin, dell’Ice, di Unioncamere.

L’elenco dei vincitori è reperibile anche sul sito Internet delle Città del vino: http://rassegna.cittadelvino.it/filepdf/vincitori.pdf.

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APPUNTAMENTI

Rinviata al 29 maggio la riunione sulla responsabilità degli amministratori

A causa dei problemi del traffico aereo e territoriale connessi al vertice della Nato, la riunione sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, società e associazioni non riconosciute (decreto legislativo n. 231/2001), convocata a Roma per il 28 maggio e di cui avevamo già dato notizia nelle precedenti agenzie, è stata spostata al giorno successivo, 29 maggio, con inizio alle ore 9.30 presso il Centro Congressi Frentani.

 

 

Riunione del Comitato direttivo dell’Anp della Cia

E’ convocato per il prossimo 29 maggio, alle ore 10, presso la sede nazionale della Confederazione italiana agricoltori, il Comitato direttivo dell’Associazione pensionati, con all’ordine del giorno:

l) l’aumento dei minimi di pensione: le proposte dell’Anp-Cia;

2) varie ed eventuali.

Alla riunione sono stati invitati anche i segretari regionali dell’Associazione e altri dirigenti territoriali.

Ai lavori parteciperà il vicepresidente nazionale della Cia, Paolo De Carolis.

 

 

Conferenza stampa dell’Agia della Toscana

Facilitare il ricambio generazionale in agricoltura ed agevolare i giovani imprenditori a proseguire la propria attività agricola. E’ questa la linea guida che si è data l’Associazione giovani imprenditori agricoli in occasione della recente Assemblea nazionale. Tra le proposte la multifunzionalità in agricoltura ed il borsino dell’affitto agrario.

Durante la terza festa dell’Agia della Cia della Toscana, in programma per il prossimo 31 maggio a Manciano Motemarano, in provincia di Grosseto, si parlerà anche di proposte per agevolare il ruolo multifunzionale dell’agricoltura nella regione.

Gli argomenti trattati saranno illustrati in una conferenza stampa che si svolgerà il prossimo 29 maggio, presso la sede della Cia della Toscana alle ore 11.30.

Ai lavori parteciperanno, tra gli altri, Enzo Pierangioli, presidente regionale della Cia e Roberto Scalacci, presidente dell’Agia della Toscana.

 

 

Forum sul sistema agroalimentare piemontese

Si terrà il primo giugno prossimo a Torino, presso il Centro congressi Lingotto alle ore 9.00, il forum sul tema “Il sistema agroalimentare piemontese: la qualità protagonista dello sviluppo”, organizzato dalla Regione Piemonte in collaborazione con il ministero delle Politiche agricole e forestali.

Nell’ambito dei lavori del forum si svolgeranno varie tavole rotonde. Per la Confederazione italiana agricoltori parteciperà alla tavola rotonda sul tema “La qualità dei prodotti agroalimentari e il gusto della vita” Secondo Scanavino, della Presidenza regionale della Cia del Piemonte.

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DOCUMENTI

Il presidente Massimo Pacetti interviene al convegno dell’Università di Perugia

Agricoltura, riforma della Pac e offerta formativa delle facoltà di agraria

Si è svolto il 24 maggio scorso a Perugia, presso l’Aula Magna della Facoltà di agraria, il convegno sul tema “Agricoltura in rinnovamento”. Il presidente della Cia Massimo Pacetti è intervenuto alla tavola rotonda, svoltasi nell’ambito del convegno, sul tema “Riforma della Politica agricola comunitaria e offerta formativa delle facoltà di agraria”.

Di seguito pubblichiamo la relazione del presidente.

Il mondo agricolo è di fronte ad una prospettiva di profondi cambiamenti non meno incisivi di quelli avvenuti negli ultimi cinquant’anni. Trasformazioni che non avranno più i connotati esclusivi di sviluppo, ma quelli della compatibilità dello sviluppo stesso, della consapevolezza delle nuove attenzioni dei consumatori e dei cittadini.

Gli orientamenti dell’opinione pubblica ci fanno comprendere che in futuro l’agricoltura non dovrà limitarsi solamente a realizzare dei prodotti. L’agricoltura e gli agricoltori dovranno offrire anche altri servizi, quali la sicurezza alimentare, la qualità certificata dei prodotti, la protezione dell’ambiente, la conservazione del paesaggio. Una migliore qualità della vita, il diritto alla sicurezza alimentare, ad un ambiente fruibile sono stati peraltro considerati ineludibili dalla carta europea di Nizza.

Oggi, di conseguenza, l’innovazione assume i nomi di informatica, comunicazione on-line, Ogm, biochimica, ingegneria genetica. Si aprono nuovi modi di gestione dell’innovazione: nuovi rapporti con i settori a monte e a valle dell’impresa; con le istituzioni, pubbliche e scientifiche.

Agricoltura multifunzionale e pluriattività dell’impresa sono le nuove coordinate attraverso cui gli stessi programmi dell’Unione europea dispiegano le future opportunità di sviluppo. L’agricoltura è inserita, pertanto, a pieno titolo nella fase di globalizzazione dei mercati e dell’economia planetaria.

La ricerca e la sua promozione, il trasferimento delle innovazioni sono alla base del processo di sviluppo di ogni economia. In campo agricolo una nuova generazione di tecniche biologiche, informatiche e di trasmissione dei servizi, che siano coerenti con le strategie della qualità e della sicurezza alimentare, sono l’obiettivo praticabile della ricerca e sperimentazione in agricoltura, unitamente ad un programma di divulgazione e di formazione degli imprenditori, attraverso la creazione di centri per il trasferimento diffuso delle conoscenze.

In questa ottica assume particolare importanza la revisione di metà termine della Politica agricola comune prevista da Agenda 2000. Si tratta di un appuntamento cruciale che richiede tenacia, impegno e unità da parte di tutti al fine di trarre il massimo vantaggio per il nostro Paese e per la nostra agricoltura.

E’ necessario partire da un preciso presupposto: l’attuale Politica agricola comune non soddisfa pienamente le aspettative e le necessità dell’agricoltura italiana. Esiste l’esigenza di procedere, tenendo conto degli esiti della Conferenza Wto di Doha e del processo di allargamento, ad un riequilibrio tra il sostegno accordato alle produzioni continentali rispetto a quanto concesso a quelle mediterranee. Un riequilibrio che, però, non sia soltanto tra le produzioni, ma che passi anche attraverso anche i territori, i settori e le imprese.

Il commissario Ue all’Agricoltura, Franz Fischler, sottoporrà a breve agli Stati membri una proposta di revisione. Da parte sua, il ministro delle Politiche agricole Giovanni Alemanno ha già presentato un proprio “memorandum”. Come Cia siamo del parere che la riforma debba affrontare tutti i temi della Politica agricola comune. Dunque, non limitarsi alla revisione delle Ocm, ma affrontare le questioni e definire gli strumenti in grado di modernizzare la Pac. L’obiettivo di sostenere con adeguate risorse le politiche per lo sviluppo rurale va attentamente valutato.

Lo sviluppo rurale non può essere, però, pensato esclusivamente per le zone svantaggiate, ma deve essere concepito come politica di sviluppo generale per tutto il territorio, integrata con gli strumenti nazionali della programmazione territoriale. Il problema è come reperire le risorse.

Inoltre, ritengo che gli obiettivi della qualità debbano trovare nelle politiche di mercato e in quelle delle singole Ocm adeguato spazio. Non è superfluo ricordare che vasti settori della nostra agricoltura risentirebbero pesantemente di una riduzione generalizzata degli aiuti diretti. Pertanto, riteniamo che un trasferimento progressivo di risorse dagli aiuti al mercato, distorsivi della concorrenza, possa essere indirizzato al rafforzamento dello sviluppo rurale.

Allo sviluppo rurale può essere destinata anche una parte delle risorse che si rendessero disponibili con la “modulazione” e la restante parte utilizzata per politiche orientate alla qualità, all’ammodernamento delle imprese e a strumenti di attuazione verticale e orizzontale delle singole Ocm.

Occorrerà, comunque, evitare ogni possibile complessità di carattere burocratico-amministravo.

Credo che sia necessario, nella logica della sussidiarietà e del partenariato, superare l’attuale limitazione delle azioni praticabili con le risorse derivanti dalla modulazione.

Allo stato membro deve essere, pertanto, lasciata, nell’ambito di regole comuni atte a non falsare la concorrenza, piena libertà di scelta nell’utilizzo delle risorse medesime.

Sia che si opti per la “modulazione” o per forme di “degressività” che sarebbero da respingere se applicate in maniera indiscriminata per i settori e per aziende ma non da escludere se adottate con criteri di elasticità, di redistribuzione tra gli Stati secondo parametri quantitativi e qualitativi, si imporrà, comunque, la pratica del “cofinanziamento”, evitando un ritorno alla rinazionalizzazione dell’agricoltura, che si tradurrebbe in uno smantellamento della Pac data la diversa capacità di attivare risorse da parte degli stati membri.

La Confederazione italiana agricoltori, proprio in vista della revisione di metà percorso della Politica agricola e della proposta della Commissione europea, presenterà, nel corso di una sua iniziativa che si svolgerà nel prossimo mese di giugno a Bruxelles, un documento, con il quale intende contribuire a delineare una riforma che consenta di rispondere in maniera efficace alle esigenze dei produttori agricoli e dei cittadini europei.

Tuttavia, non si può parlare di un’agricoltura del futuro senza mirate strategie alla qualità, o meglio le qualità, che sono quel “plus” di comportamenti, volontari, che l’imprenditore mette in opera per qualificare è diversificare sul mercato i propri prodotti: sistemi di controllo, certificazioni e autocertificazioni, firma del prodotto, disciplinari di produzione, etica. Queste azioni volontarie legate alla tracciabilità possono costituire le premesse per un serio discorso di sicurezza alimentare.

Altro tema “caldo” riguarda gli Ogm. Ritengo che l’obiettivo di avere, in Italia, un sistema di filiere per produzioni alimentari, esenti da Ogm sia da perseguire utilizzando la ricerca e la sperimentazione con il dovuto principio di precauzione, coniugando la scienza e l’etica.

Non riteniamo, tuttavia, sia da subito perseguibile una politica di “tolleranza zero”.

Gli Ogm ci introducono nel problema della conoscenza e, quindi, nella formazione. Prima di entrare nel merito della questione, voglio soltanto sottolineare che nel rapporto annuale dell’Istat per il 2001 si rileva come, nel corso degli anni novanta, le imprese hanno aumentato notevolmente, in tutti i paesi Ue, la propensione a effettuare formazione del personale, riconosciuta come uno degli elementi strategici dello sviluppo.

 L’Italia -sempre secondo l’Istat- è passata dal15 per cento di imprese “formatrici” del 1993 al 24 per cento nel 1999, pur rimanendo penultima nella graduatoria europea. Tale posizione, secondo il Rapporto, è legata essenzialmente alla prevalenza di piccole imprese.

Un’analisi intrecciata delle caratteristiche e della performance mette in luce -si evidenzia nel Rapporto- che le imprese con una più elevata propensione all’innovazione tecnologica e organizzativa, soprattutto tra le piccolissime, sono quelle con i più alti livelli di produttività e redditività.

Mi sembra si possa affermare che le imprese agricole, ed in particolare quelle condotte da giovani, siano inquadrabili in una tale definizione: propense, cioè, all’innovazione.

Entrando più specificatamente nel merito della questione della formazione, come Cia rileviamo con piacere il fatto che il mondo scientifico abbia dato avvio alla riforma relativa all’autonomia didattica. Essa è necessaria, per un’agricoltura che cambia, che si rinnova, con un contestuale rinnovamento del cosiddetto triangolo della conoscenza: istruzione-formazione, ricerca, assistenza.

I percorsi di studio che affiancano quelli universitari, quali i “master”, i corsi di perfezionamento, i corsi di specializzazione, od ancora le lauree brevi, i crediti formativi universitari, sicuramente molto importanti per un’elevazione generale della conoscenza e dell’apprendimento, pensiamo siano destinati soprattutto a soggetti che debbano spendere titoli di studio: prevalentemente i liberi professionisti, i consulenti, che non per gli imprenditori agricoli.

Attitudini, conoscenze orientamenti e soprattutto capacità imprenditoriali si acquisiscono con scelte di percorsi formativi e di vita che vanno oltre la laurea e il diploma. Inoltre, c’è da rilevare che oggi tra i giovani agricoltori vi sono livelli culturali diversi dal passato.

Come Cia ci siamo cimentati presentandoci con la presentazione di due proposte di “master” ai recenti bandi del ministero dell’Istruzione sullo “Sviluppo del capitale umano di eccellenza” in collaborazione con l’Università del Sannio e del Molise.

 Sono senz’altro necessari ai consulenti d’impresa che operano nell’ambito dei servizi di sviluppo agricolo e per quei soggetti che operano negli organismi di formazione di emanazione delle organizzazioni professionali agricole.

Pensiamo, comunque, che questi percorsi formativi debbano essere costruiti con l’apporto degli istituti delle organizzazioni professionali agricole per dare una risposta ai fabbisogni formativi dei consulenti, dei “tutor”, degli animatori, nell’ambito dei servizi allo sviluppo agricolo offerti, appunto, dalle organizzazioni agricole.

Di particolare interesse sono i bisogni di nuove figure professionali che sono richiesti in una società che cambia e che chiede nuove sensibilità all’agricoltura: mediatori culturali, facilitatori sociali.

Pensiamo sostanzialmente a due percorsi formativi diretti alle imprese agricole:

- Corsi di formazione continua nell’ambito della multifunzionalità delle imprese agricole, diretti al riconoscimento di competenze spendibili nel campo delle funzioni ambientali (manutenzione del territorio, conservazione del germoplasma, ecc.) e delle funzioni sociali (accoglienza di disabili) e di altre attività (ippoterapia).

- Corsi di tipo Spot, anche con tecniche di formazione innovative, strettamente legati al trasferimento della ricerca, della sperimentazione e della innovazione alle imprese agricole. Su questo tipo di formazione e divulgazione puntiamo in modo particolare a cercare un forte collaborazione tra le Università e i nostri Centri di formazione e di assistenza tecnica e servizi allo sviluppo agricolo.

Di questo le nostre imprese hanno bisogno per vincere la sfida della competizione alla luce dei cambiamenti in atto nelle politiche dell’Unione e nei rapporti commerciali Wto.

Un dato interessante è l’elevata attenzione per le professioni tecniche, amministrative e commerciali, interessate prevalentemente dalle aziende di maggiori dimensioni o quelle su cui è sviluppata la lavorazione o commercializzazione dei prodotti. Le professioni maggiormente richieste risultano essere i tecnici delle coltivazioni, gli enologi, figure legate alla manutenzione di aree verdi, di attività vivaistica e forestale.

In questo ambito appare importante sviluppare un sistema di formazione tecnica superiore, di educazione agli adulti e obbligo formativo.

Le tematiche verso le quali occorrerebbe sviluppare tale formazione riguardano:

- la gestione dei percorsi di tracciabilità degli alimenti;

- la progettazione del marchio territoriale e la promozione di prodotti del territorio;

- la gestione dei servizi per l’ambiente e il territorio;

- la gestione dei servizi per le risorse naturali e agroindustriali;

- la gestione di attività di animazione territoriale ed interaziendale.

Particolare riguardo, infine, va posto alle risorse finanziarie. L’Fse si è dimostrato un ottimo strumento, ma possono essere attivate anche risorse locali, non ultime quelle delle Camere di commercio e delle Fondazioni bancarie.

Ci sono, quindi, ampi spazi di collaborazione in un campo che ci accomuna come esperienza, capacità e voglia di fare.

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