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Pac:
incontro a Bruxelles tra Cia, Il
presidente Pacetti a colloquio con i rappresentanti francesi Lemetayer e
Guyau. Al Congresso Una
delegazione della Confederazione italiana agricoltori, guidata dal
presidente Massimo Pacetti accompagnato da Francesco Serra-Caracciolo,
responsabile delle Relazioni internazionali, e da Claudio Di Rollo,
direttore dell’Ufficio di Bruxelles, ha partecipato ai lavori del
Congresso francese della Cnmcca, che si è svolto il 23 e il 24 maggio
scorsi a Bruxelles. Il
presidente Pacetti si è incontrato nell’occasione con i presidenti
degli agricoltori francesi della Fnsea Jean-Michel Lemetayer e delle
Chambres d’Agriculture Luc Guyau. Con il presidente della Fnsea, Pacetti
ha preso in considerazione i problemi connessi alla revisione di medio
termine di Agenda 2000. Lemetayer, in particolare, si è soffermato sulla
decisione del ministro francese Guymard di sospendere l’applicazione, in
Francia, della modulazione degli aiuti che si era dimostrata di difficile
gestione burocratica e di scarsi benefici per gli agricoltori. Il
presidente della Fnsea ha, comunque, confermato a Pacetti di preferire di
gran lunga una modulazione riformata ad una degressività lineare degli
aiuti. Il
presidente della Cia ha ribadito la posizione dell’organizzazione in
merito ad una necessaria politica di riequilibrio della Pac, sia fra
comparti, aziende e regioni che fra le politiche di sostegno. A
conclusione dell’incontro si è convenuto, tra i due presidenti, di
continuare come per il passato nello scambio annuale di vedute in merito
alle principali questioni della Pac. Con
il presidente Guyau, Pacetti si è intrattenuto, in particolare, sui temi
di politica agricola internazionale, anche in vista del prossimo convegno
de Il Cairo della Federazione internazionale dei produttori agricoli (Fipa). I
due presidenti hanno convenuto, anche a seguito della recenti prese di
posizione degli Usa confermate nell’ultimo Farm Bill, sulla necessità
di una più decisa presa di posizione negoziale dell’Unione europea e
dei commissari Ue Fischler e Lamy in difesa del bilancio agricolo europeo
e degli interessi degli agricoltori. Ai
lavori del Congresso della Cnmcca è intervenuto per la Cia
Serra-Caracciolo che si è soffermato sui temi della Pac. Dopo aver
affrontato i problemi relativi alle varie Ocm, ha sottolineato i punti
cardine sui quali intervenire per una adeguata ed equilibrata riforma
della politica agricola. Per quanto concerne la qualità, il responsabile
delle Relazioni internazionali della Cia ha ribadito che l’efficacia
della produzione agricola e, pertanto, delle stesse imprese, si connoterà
non solo in termini di rese e di utili di gestione ma, sempre di più,
corrispondendo alle crescenti richieste di “qualità totale
alimentare” da parte dei cittadini, nella loro duplice veste di
contribuenti e di consumatori. Serra-Caracciolo
ha evidenziato, inoltre, il valore storico dell’allargamento Ue che
rafforzerà la stabilità e la sicurezza europea e lo stesso peso politico
dell’Unione a livello internazionale. “Ma l’ingresso -ha avvertito-
di dieci nuovi Paesi potrebbe anche risultare un vero e proprio shock
socio-economico se non si adotteranno misure in grado di assorbirne gli
effetti più destabilizzanti. La Cia, quindi, condivide le preoccupazioni
che l’allargamento comporterà per la Pac in termini di bilancio”. Il
responsabile delle Relazioni internazionali della Cia ha, infine,
affrontato i problemi legati al Wto e agli strumenti da adottare per
superare gli attuali squilibri della Pac e per garantirne un’equa
revisione di metà percorso. “La Cia -ha concluso Serra-Caracciolo-
mette in guardia da ogni possibile sfasamento temporale tra la concessione
degli aiuti diretti e quelli indirizzati alle azioni a favore dello
sviluppo rurale e della qualità, che comprometterebbe gravemente
l’efficacia degli interventi e della stessa nuova politica agricola
comune”. Siccità:
piove, ma per l’agricoltura A
grave rischio molte colture estive e arboree Nonostante
le recenti piogge, l’emergenza idrica è tutt’altro che superata. Il
problema nelle regioni del Sud ha ormai assunto dimensioni drammatiche:
sia nelle città che nelle campagne l’acqua arriva con il contagocce.
Così per l’agricoltura si prospettano danni ingenti. Si calcola che a
fine 2002, a livello nazionale, potrebbe esserci, a causa della siccità,
una mancata produzione pari a 3 miliardi di euro, di cui più della metà
nelle aree del Mezzogiorno. Quindi, una flessione assai più elevata di
quella registrata, sempre per la penuria d’acqua, nello scorso anno (1,7
miliardi di euro). Sono, infatti, forte rischio le colture estive e quelle
arboree. E’ quanto sottolinea la Confederazione italiana agricoltori che
ricorda come a tutto ciò contribuisca anche un apparato irriguo che è un
vero e proprio colabrodo: le perdite d’acqua nelle condotte di adduzione
e di distribuzione arrivano mediamente al 30-40 per cento, con punte nel
Meridione del 60 per cento. Per
questo la Cia richiama tutti i soggetti pubblici e privati, in qualsiasi
modo interessati a questo drammatico problema, a cooperare per trovare una
soluzione strutturale e coordinata. E’ vero che la situazione non si
supera in tempi brevi, ma è altrettanto vero che questa va affrontata
alla base e solo se contemporaneamente su tutti i fronti: strutturale,
organizzativo, gestionale, agronomico e della ricerca scientifica. Sul
piano strutturale, secondo la Cia, non bisogna solo attrezzare nuovi
schemi idrici, ma innanzitutto intervenire sul sistema irriguo esistente
ed obsoleto recuperando così enormi perdite idriche. Sul
piano organizzativo e gestionale va riconfermata la funzione decisiva dei
consorzi di bonifica nella distribuzione dell’acqua irrigua, facendo in
modo che questi organismi diventino sempre più efficienti e moderni. Sul
piano agronomico e per certi versi della ricerca scientifica bisognerà
sviluppare tutte quelle tecniche di miglioramento genetico che portino
alla produzione e alla diffusione di specie agricole resistenti alla
siccità e alla sempre maggiore salinizzazione dei terreni. Solo
in questo modo si riuscirà ad evitare quella che in certi versi già
appare come una “guerra tra poveri”, nella quale, ad esempio, è stato
messo sul banco degli imputati il settore agricolo, accusato di essere il
maggiore utilizzatore di acqua. Gli
imprenditori agricoli -assicura la Cia- faranno anche in questa delicata
situazione la loro parte per un migliore e più razionale uso della
risorsa acqua. E’ bene, tuttavia, che tutti -conclude la Cia-
comprendano che l’acqua per l’agricoltura meridionale è condizione
vitale di sopravvivenza, fattore essenziale di sviluppo economico,
diversificazione delle produzioni di qualità. Fipa:
il Comitato permanente Nell’ambito
del Congresso mondiale della Fipa a Il Cairo, in Egitto (dove partecipa
anche una delegazione della Cia, guidata dal presidente nazionale Massimo
Pacetti), prima dell’apertura generale del Congresso stesso, si è
tenuto ieri il Comitato permanente delle agricoltrici. A
questo, presieduto dall’imprenditrice ugandese Victoria Kakoko
Sebajereka, ha partecipato anche Paola Ortensi, presidente
dell’Associazione “Donne in campo” della Cia ed unica rappresentante
in quel contesto della Commissione femminile del Copa. Dopo
l’apertura dei lavori da parte del presidente Sebajereka vi è stato il
discorso del presidente della Fipa Gerarde Doornbos e di seguito quello
del presidente dell’Associazione mondiale delle donne rurali Acww, Hilda
Stewart. Sono
seguite le presentazioni, da parte dei membri del Comitato, di numerosi
documenti su temi di grande attualità quali la povertà e il mondo
rurale, l’agricoltura sostenibile, la sicurezza alimentare, una
possibile gestione delle risorse idriche e, inoltre, la preparazione della
terza conferenza mondiale sulle donne in agricoltura che si svolgerà a
Madrid il prossimo ottobre. Al
Comitato ha partecipato, inoltre, Sissel Ekaas, direttrice della Divisione
Gender and Populantion della Fao. Infine,
sono stati valutati e discussi sia i punti del lavoro che impegnerà il
Comitato nei prossimi due anni, sia le proposte riguardanti le tematiche
della Giornata internazionale della Donna rurale che si svolgerà, come
ogni anno, il 15 ottobre. I
lavori si sono conclusi con l’elezione del nuovo Comitato. La
Cia aderisce alla manifestazione dell’11 giugno a Strasburgo La
Cia aderirà con una propria rappresentanza alla manifestazione indetta a
Strasburgo dal Copa il prossimo 11 giugno. La
manifestazione avrà come scopo principale quello di riaffermare la
necessità di difendere il bilancio agricolo europeo anche alla luce delle
ultime misure previste dal Farm Bill americano che aumenterebbero
enormemente le risorse destinate agli agricoltori. La
Cia manifesterà in questa occasione la propria contrarietà ai ventilati
tagli in particolare al comparto del grano duro e sosterrà la necessità
di un equilibrato finanziamento del 2° pilastro, sviluppo rurale, che non
penalizzi gli attuali sostegni ai comparti produttivi dal nostro paese che
già risultano penalizzati, dalle regole attuali. La
Cia non manca inoltre di ribadire l’esigenza di nuove scelte da parte
della Commissione e del Consiglio per una più efficace politica sulla
qualità, la sicurezza alimentare e multifunzionalità.
Le
intenzioni di Bruxelles Il
Vertice di Berlino del 1999, dopo l’adozione di Agenda 2000 per il
periodo 2000-2006, aveva chiesto alla Commissione di presentare al
Consiglio dei ministri nel 2002 un rapporto sull’evoluzione delle spese
agricole ed una serie di proposte ed al Consiglio di prendere le decisioni
necessarie nel rispetto degli obiettivi della riforma. I
plafond del bilancio, imposti alla Pac, sono ampiamente rispettati. Cereali,
semi oleosi, riso Il
Vertice di Berlino aveva previsto che venisse presa una decisione sulla
riduzione finale del prezzo d’intervento dei cereali da applicare a
partire dalla campagna 2002/03 tenendo conto dell’evoluzione del
mercato. Bruxelles non prevede per il settore delle colture grandi
difficoltà, ad eccezione dei due dossier sui quali bisognerà esprimersi
al momento della revisione di medio termine: le eccedenze della segale in
Germania e gli aiuti al grano duro, giudicati eccessivi. La disfunzione
della protezione alle frontiere per il grano è un problema che la
Commissione intende risolvere in maniera tempestiva instaurando dei
contingenti all’importazione, prospettiva che preoccupa gli Americani. Per
quanto riguarda i semi oleosi, Bruxelles non sembra intenzionata a
rispondere agli appelli di coloro che sono a favore di un piano per le
proteine vegetali e intende mantenere le decisioni di Agenda 2000 che
allineano totalmente gli aiuti a quelli per i cereali, a partire dalla
campagna 2002/03. Il Consiglio di Berlino aveva chiesto di seguire da
vicino l’evoluzione del mercato dei semi oleosi e di presentare un
rapporto entro due anni dalla messa in atto del nuovo regime. Il
settore del riso, secondo Bruxelles, necessita inevitabilmente di una
revisione dell’Ocm vista l’apertura del mercato comunitario ai paesi
terzi che applicano il regime “tutto ad eccezione delle armi”. Carne
bovina, latte Per
la carne bovina, Bruxelles vorrebbe semplificare il sistema dei premi,
considerando sempre che a partire dal prossimo primo luglio vi sarà la
sostituzione del prezzo d’intervento con il prezzo di base (che verrà
utilizzato per far agire lo stoccaggio privato) e la creazione di una
“rete di sicurezza” (richieste di offerta per gli acquisti pubblici in
caso di caduta dei prezzi). Il
settore lattiero ha visto la proroga del regime delle quote fino al 2008.
La decisione di Agenda 2000 parte dal 2005 con un aumento del 1,5 per
cento delle quote in tre fasi e con una riduzione del 15 per cento dei
prezzi d’intervento in tre tappe, in concomitanza con la concessione di
un aiuto per ogni tonnellata della quota individuale. In
base ad Agenda 2000 l’Ocm dei prodotti lattieri verrà esaminato nel
2003 in maniera da permettere la fine del regime attuale delle quote dopo
il 2006. In occasione della revisione di medio termine, Bruxelles dovrà
presentare delle opzioni valide per il dopo 2008. Altri
settori Bruxelles
intende presentare per l’anno prossimo un pacchetto di proposte per il
settore dello zucchero, dell’olio d’oliva e del tabacco e il regime da
applicare al vino ed all’ortofrutta. Modulazione
e “condizionalità” degli aiuti Bruxelles
proporrà di rendere obbligatoria la modulazione degli aiuti diretti, ciò
permetterà di trasferire sempre di più i crediti della politica per i
mercati allo sviluppo rurale e di includere tali sostegni nella scatola
verde dell’Omc. Tale
trasferimento avrà un impatto sui bilanci degli Stati membri, a
differenza delle misure di mercato, in quanto le azioni per lo sviluppo
rurale sono coofinanziate dai tesori nazionali. Queste misure finanziarie
dovranno essere adattate e dovrà esser esteso il campo di applicazione
della politica per lo sviluppo rurale. Altre
alternative come la degressività, plafonamento, disaccoppiamento verranno
esaminate da Bruxelles per ridurre l’importanza degli aiuti diretti nel
sostegno agricolo. Inoltre,
Bruxelles considera la condizionalità degli aiuti diretti, attualmente di
carattere facoltativo e legata alla protezione dell’ambiente, una misura
da migliorare in modo da includervi anche la sicurezza alimentare e la
protezione degli animali. Studio
per la Commissione Ue: L’istituto
delle ricerche tecnologiche del centro comune delle ricerche comunitarie
ha realizzato, per conto della Commissione, uno studio sugli effetti
dell’utilizzo massiccio degli Ogm sui costi di produzione agricola, reso
pubblico lo scorso 22 maggio. Lo
studio rivela quanto segue: se l’Europa dovesse decidere a sviluppare le
colture transgeniche a livelli simili a quelli registrati oggigiorno negli
Usa e nel Canada (circa il 50 per cento della superficie agricola), i
produttori europei, di mais e di colza, dovrebbero cambiare profondamente
le loro pratiche agricole per minimizzare i rischi di contaminazione dei
raccolti e di poter così continuare a garantire ai consumatori la
possibilità di scegliere tra i prodotti convenzionali e quelli non. L’aumento
delle distanze di separazione tra le parcelle Ogm fina a 100, 200 metri,
l’introduzione di varietà con periodi di fioritura ben distinti (25,75
giorni di scarto) per evitare il fenomeno dell’impollinazione
incrociata, la segregazione stretta a livello del raccolto e dello
stoccaggio sono gran parte delle precauzione che gli agricoltori
comunitari dovranno prendere per proteggere le coltivazioni tradizionali.
Senza dimenticare l’aumento dei costi di controllo e dei premi delle
assicurazioni. Per
la colza lo studio prevede un aumento dei costi dal 10 ed al 17 per cento
per le produzioni convenzionali e dal 20 al 40 per cento per le filiere
biologiche (l’aumento maggior si avrebbe nelle aziende che riutilizzano
le sementi biologiche provenienti da propri raccolti). Per
il mais la progressione dei costi sarebbe del 4,5 per cento per le
produzioni tradizionali e del 6 per cento per quelle bio. Per
la patata l’aumento dei costi si aggirerebbe intorno al 3 per cento.
A
Perugia l’Assemblea dell’Aupoo Si
è tenuta nei giorni scorsi a Perugia, presso la sede della Confederazione
italiana agricoltori dell’Umbria, l’Assemblea dell’Associazione
umbra produttori olive ed olio (Aupoo) sul tema “Olio umbro e
mercato”. Ai
lavori hanno partecipato, tra gli altri, Massimo Pacetti, presidente
nazionale della Cia, Walter Trivellizzi, presidente regionale della Cia
dell’Umbria, Domenico Castellani, presidente dell’Aupoo, Giuseppe
Natale, vicepresidente dell’Aupoo e Gianpiero Bocci, assessore regionale
all’agricoltura. Pacetti
nel suo intervento ha incisivamente rilevato che “l’Umbria può
vantare, nel settore dell’olivicoltura,
oltre ad una immagine universalmente consolidata, la quantità, la
qualità e i relativi strumenti di tutela”. “Mi
riferisco al marchio a Denominazione di origine protetta -ha continuato-
che vive nella regione Umbria una delle esperienze più convincenti
d’Italia, con un buon consolidamento sul mercato. Ritengo che il
comparto olivicolo si stia caratterizzando con un sensibile
sviluppo delle imprese. Andiamo incontro ad una prospettiva di
profondi cambiamenti e repentine accelerazioni che coinvolgeranno il mondo
agricolo, gli imprenditori del settore potranno, inoltre, contare sempre
di più sulla nostra Confederazione che dovrà essere in grado di
assumere, oltre ad un ruolo forte di rappresentanza, un reale sostegno per
le imprese, facilitando la loro introduzione e competitività nel
mercato”. “La
qualità e la tracciabilità -ha concluso il presidente nazionale-
rappresentano una scelta vincente in tutti i settori, ma devono essere
sostenute adeguatamente con risorse economiche ai produttori, risorse che
oggi sono complessivamente, per il settore agricolo, l’1,27 per cento
del bilancio comunitario e assolutamente inadeguate al ritmo di crescita e
alla richiesta di innovazione e di allargamento dei mercati che le imprese
devono affrontare”. Nel
corso dell’incontro Natale ha svolto una dettagliata relazione
sull’efficacia di un’azione di raccordo degli operatori del settore
che in Umbria sono un numero consistente, pari a 27 mila aziende e 273
frantoi oleari e 90 strutture di imbottigliamento legate
all’Associazione. “Le
azioni da intraprendere nel prossimo futuro -ha affermato Natale- devono
puntare a rafforzare la filiera per l’olio umbro tramite azioni
individuate nella diffusione della cultura della qualità certificata,
nella riorganizzazione della filiera e in un’ottica di collaborazione
interprofessionale, nell’agevolazione finanziaria per l’ampliamento
della superficie olivicola e degli adeguamenti strutturali delle imprese,
nella concentrazione e commercializzazione del prodotto in forma
associata, nella pubblicizzazione del prodotto e, infine, nella tutela e
valorizzazione dell’ambiente”. I
vini premiati al concorso enologico Un
passito di Pantelleria e un Colli di Conegliano bianco sono i due vini che
si sono aggiudicati la Gran medaglia d’oro alla “Selezione del
sindaco”, il concorso internazionale patrocinato dall’Oiv e riservato
a vini di qualità presentati, congiuntamente, da Comuni città del vino e
da aziende operanti sui loro territori per tipologie prodotte in quantità
non superiori alle 10 mila bottiglie. I
due vini, il passito di Pantelleria “Ben Ryè” dell’Azienda
Donnafugata e il Colli di Conegliano ‘98 dell’azienda Masottina, hanno
ricevuto un punteggio pari o superiore a 96/100. Complessivamente
hanno vinto 82 Comuni sugli oltre 180 partecipanti, mentre le aziende
premiate sono state 105 su oltre 450. Ben 27 le medaglie d’oro e 91
quelle d’argento. Il
concorso enologico “Selezione del sindaco” è nato per valorizzare le
piccole produzioni di qualità che rappresentano l’espressione della
tipicità dei Comuni e dei loro territori. E’ rivolto ai produttori
vinicoli dei Comuni associati che producono vini, Doc e Docg, provenienti
da partite limitate e da uve prodotte nel territorio della città del vino
partecipante. Comincia
ora la seconda fase dell’operazione “Selezione del sindaco”: la
promozione, con strumenti tradizionali e via Internet, ad opera delle
aziende e dei Comuni, dei vini premiati e delle terre che lo producono. La
“Selezione del sindaco”, che ha avuto il pieno sostegno della Cia, è
un concorso promosso dall’Associazione nazionale Città del vino e da
Cittadelvino.com, con la collaborazione di Enoteca italiana,
dell’Università di Udine, dell’Organization international de la Vigne
et du vin, dell’Ice, di Unioncamere. L’elenco
dei vincitori è reperibile anche sul sito Internet delle Città del vino:
http://rassegna.cittadelvino.it/filepdf/vincitori.pdf.
Rinviata
al 29 maggio la riunione A
causa dei problemi del traffico aereo e territoriale connessi al vertice
della Nato, la riunione sulla responsabilità amministrativa delle persone
giuridiche, società e associazioni non riconosciute (decreto legislativo
n. 231/2001), convocata a Roma per il 28 maggio e di cui avevamo già dato
notizia nelle precedenti agenzie, è stata spostata al giorno successivo,
29 maggio, con inizio alle ore 9.30 presso il Centro Congressi Frentani. Riunione
del Comitato direttivo dell’Anp della Cia E’
convocato per il prossimo 29 maggio, alle ore 10, presso la sede nazionale
della Confederazione italiana agricoltori, il Comitato direttivo
dell’Associazione pensionati, con all’ordine del giorno: l)
l’aumento dei minimi di pensione: le proposte dell’Anp-Cia; 2)
varie ed eventuali. Alla
riunione sono stati invitati anche i segretari regionali
dell’Associazione e altri dirigenti territoriali. Ai
lavori parteciperà il vicepresidente nazionale della Cia, Paolo De
Carolis. Conferenza
stampa Facilitare
il ricambio generazionale in agricoltura ed agevolare i giovani
imprenditori a proseguire la propria attività agricola. E’ questa la
linea guida che si è data l’Associazione giovani imprenditori agricoli
in occasione della recente Assemblea nazionale. Tra le proposte la
multifunzionalità in agricoltura ed il borsino dell’affitto agrario. Durante
la terza festa dell’Agia della Cia della Toscana, in programma per il
prossimo 31 maggio a Manciano Motemarano, in provincia di Grosseto, si
parlerà anche di proposte per agevolare il ruolo multifunzionale
dell’agricoltura nella regione. Gli
argomenti trattati saranno illustrati in una conferenza stampa che si
svolgerà il prossimo 29 maggio, presso la sede della Cia della Toscana
alle ore 11.30. Ai
lavori parteciperanno, tra gli altri, Enzo Pierangioli, presidente
regionale della Cia e Roberto Scalacci, presidente dell’Agia della
Toscana. Forum
sul sistema Si
terrà il primo giugno prossimo a Torino, presso il Centro congressi
Lingotto alle ore 9.00, il forum sul tema “Il sistema agroalimentare
piemontese: la qualità protagonista dello sviluppo”, organizzato dalla
Regione Piemonte in collaborazione con il ministero delle Politiche
agricole e forestali. Nell’ambito
dei lavori del forum si svolgeranno varie tavole rotonde. Per la
Confederazione italiana agricoltori parteciperà alla tavola rotonda sul
tema “La qualità dei prodotti agroalimentari e il gusto della vita”
Secondo Scanavino, della Presidenza regionale della Cia del Piemonte.
Il
presidente Massimo Pacetti interviene Agricoltura,
riforma della Pac Si è svolto il 24 maggio
scorso a Perugia, presso l’Aula Magna della Facoltà di agraria, il
convegno sul tema “Agricoltura in rinnovamento”. Il presidente della
Cia Massimo Pacetti è intervenuto alla tavola rotonda, svoltasi
nell’ambito del convegno, sul tema “Riforma della Politica agricola
comunitaria e offerta formativa delle facoltà di agraria”. Di seguito pubblichiamo
la relazione del presidente. Il
mondo agricolo è di fronte ad una prospettiva di profondi cambiamenti non
meno incisivi di quelli avvenuti negli ultimi cinquant’anni.
Trasformazioni che non avranno più i connotati esclusivi di sviluppo, ma
quelli della compatibilità dello sviluppo stesso, della consapevolezza
delle nuove attenzioni dei consumatori e dei cittadini. Gli
orientamenti dell’opinione pubblica ci fanno comprendere che in futuro
l’agricoltura non dovrà limitarsi solamente a realizzare dei prodotti.
L’agricoltura e gli agricoltori dovranno offrire anche altri servizi,
quali la sicurezza alimentare, la qualità certificata dei prodotti, la
protezione dell’ambiente, la conservazione del paesaggio. Una migliore
qualità della vita, il diritto alla sicurezza alimentare, ad un ambiente
fruibile sono stati peraltro considerati ineludibili dalla carta europea
di Nizza. Oggi,
di conseguenza, l’innovazione assume i nomi di informatica,
comunicazione on-line, Ogm, biochimica, ingegneria genetica. Si aprono
nuovi modi di gestione dell’innovazione: nuovi rapporti con i settori a
monte e a valle dell’impresa; con le istituzioni, pubbliche e
scientifiche. Agricoltura
multifunzionale e pluriattività dell’impresa sono le nuove coordinate
attraverso cui gli stessi programmi dell’Unione europea dispiegano le
future opportunità di sviluppo. L’agricoltura è inserita, pertanto, a
pieno titolo nella fase di globalizzazione dei mercati e dell’economia
planetaria. La
ricerca e la sua promozione, il trasferimento delle innovazioni sono alla
base del processo di sviluppo di ogni economia. In campo agricolo una
nuova generazione di tecniche biologiche, informatiche e di trasmissione
dei servizi, che siano coerenti con le strategie della qualità e della
sicurezza alimentare, sono l’obiettivo praticabile della ricerca e
sperimentazione in agricoltura, unitamente ad un programma di divulgazione
e di formazione degli imprenditori, attraverso la creazione di centri per
il trasferimento diffuso delle conoscenze. In
questa ottica assume particolare importanza la revisione di metà termine
della Politica agricola comune prevista da Agenda 2000. Si tratta di un
appuntamento cruciale che richiede tenacia, impegno e unità da parte di
tutti al fine di trarre il massimo vantaggio per il nostro Paese e per la
nostra agricoltura. E’
necessario partire da un preciso presupposto: l’attuale Politica
agricola comune non soddisfa pienamente le aspettative e le necessità
dell’agricoltura italiana. Esiste l’esigenza di procedere, tenendo
conto degli esiti della Conferenza Wto di Doha e del processo di
allargamento, ad un riequilibrio tra il sostegno accordato alle produzioni
continentali rispetto a quanto concesso a quelle mediterranee. Un
riequilibrio che, però, non sia soltanto tra le produzioni, ma che passi
anche attraverso anche i territori, i settori e le imprese. Il
commissario Ue all’Agricoltura, Franz Fischler, sottoporrà a breve agli
Stati membri una proposta di revisione. Da parte sua, il ministro delle
Politiche agricole Giovanni Alemanno ha già presentato un proprio
“memorandum”. Come Cia siamo del parere che la riforma debba
affrontare tutti i temi della Politica agricola comune. Dunque, non
limitarsi alla revisione delle Ocm, ma affrontare le questioni e definire
gli strumenti in grado di modernizzare la Pac. L’obiettivo di sostenere
con adeguate risorse le politiche per lo sviluppo rurale va attentamente
valutato. Lo
sviluppo rurale non può essere, però, pensato esclusivamente per le zone
svantaggiate, ma deve essere concepito come politica di sviluppo generale
per tutto il territorio, integrata con gli strumenti nazionali della
programmazione territoriale. Il problema è come reperire le risorse. Inoltre,
ritengo che gli obiettivi della qualità debbano trovare nelle politiche
di mercato e in quelle delle singole Ocm adeguato spazio. Non è superfluo
ricordare che vasti settori della nostra agricoltura risentirebbero
pesantemente di una riduzione generalizzata degli aiuti diretti. Pertanto,
riteniamo che un trasferimento progressivo di risorse dagli aiuti al
mercato, distorsivi della concorrenza, possa essere indirizzato al
rafforzamento dello sviluppo rurale. Allo
sviluppo rurale può essere destinata anche una parte delle risorse che si
rendessero disponibili con la “modulazione” e la restante parte
utilizzata per politiche orientate alla qualità, all’ammodernamento
delle imprese e a strumenti di attuazione verticale e orizzontale delle
singole Ocm. Occorrerà,
comunque, evitare ogni possibile complessità di carattere
burocratico-amministravo. Credo
che sia necessario, nella logica della sussidiarietà e del partenariato,
superare l’attuale limitazione delle azioni praticabili con le risorse
derivanti dalla modulazione. Allo
stato membro deve essere, pertanto, lasciata, nell’ambito di regole
comuni atte a non falsare la concorrenza, piena libertà di scelta
nell’utilizzo delle risorse medesime. Sia
che si opti per la “modulazione” o per forme di “degressività”
che sarebbero da respingere se applicate in maniera indiscriminata per i
settori e per aziende ma non da escludere se adottate con criteri di
elasticità, di redistribuzione tra gli Stati secondo parametri
quantitativi e qualitativi, si imporrà, comunque, la pratica del “cofinanziamento”,
evitando un ritorno alla rinazionalizzazione dell’agricoltura, che si
tradurrebbe in uno smantellamento della Pac data la diversa capacità di
attivare risorse da parte degli stati membri. La
Confederazione italiana agricoltori, proprio in vista della revisione di
metà percorso della Politica agricola e della proposta della Commissione
europea, presenterà, nel corso di una sua iniziativa che si svolgerà nel
prossimo mese di giugno a Bruxelles, un documento, con il quale intende
contribuire a delineare una riforma che consenta di rispondere in maniera
efficace alle esigenze dei produttori agricoli e dei cittadini europei. Tuttavia,
non si può parlare di un’agricoltura del futuro senza mirate strategie
alla qualità, o meglio le qualità, che sono quel “plus” di
comportamenti, volontari, che l’imprenditore mette in opera per
qualificare è diversificare sul mercato i propri prodotti: sistemi di
controllo, certificazioni e autocertificazioni, firma del prodotto,
disciplinari di produzione, etica. Queste azioni volontarie legate alla
tracciabilità possono costituire le premesse per un serio discorso di
sicurezza alimentare. Altro
tema “caldo” riguarda gli Ogm. Ritengo che l’obiettivo di avere, in
Italia, un sistema di filiere per produzioni alimentari, esenti da Ogm sia
da perseguire utilizzando la ricerca e la sperimentazione con il dovuto
principio di precauzione, coniugando la scienza e l’etica. Non
riteniamo, tuttavia, sia da subito perseguibile una politica di
“tolleranza zero”. Gli
Ogm ci introducono nel problema della conoscenza e, quindi, nella
formazione. Prima di entrare nel merito della questione, voglio soltanto
sottolineare che nel rapporto annuale dell’Istat per il 2001 si rileva
come, nel corso degli anni novanta, le imprese hanno aumentato
notevolmente, in tutti i paesi Ue, la propensione a effettuare formazione
del personale, riconosciuta come uno degli elementi strategici dello
sviluppo. L’Italia
-sempre secondo l’Istat- è passata dal15 per cento di imprese
“formatrici” del 1993 al 24 per cento nel 1999, pur rimanendo
penultima nella graduatoria europea. Tale posizione, secondo il Rapporto,
è legata essenzialmente alla prevalenza di piccole imprese. Un’analisi
intrecciata delle caratteristiche e della performance mette in luce -si
evidenzia nel Rapporto- che le imprese con una più elevata propensione
all’innovazione tecnologica e organizzativa, soprattutto tra le
piccolissime, sono quelle con i più alti livelli di produttività e
redditività. Mi
sembra si possa affermare che le imprese agricole, ed in particolare
quelle condotte da giovani, siano inquadrabili in una tale definizione:
propense, cioè, all’innovazione. Entrando
più specificatamente nel merito della questione della formazione, come
Cia rileviamo con piacere il fatto che il mondo scientifico abbia dato
avvio alla riforma relativa all’autonomia didattica. Essa è necessaria,
per un’agricoltura che cambia, che si rinnova, con un contestuale
rinnovamento del cosiddetto triangolo della conoscenza:
istruzione-formazione, ricerca, assistenza. I
percorsi di studio che affiancano quelli universitari, quali i
“master”, i corsi di perfezionamento, i corsi di specializzazione, od
ancora le lauree brevi, i crediti formativi universitari, sicuramente
molto importanti per un’elevazione generale della conoscenza e
dell’apprendimento, pensiamo siano destinati soprattutto a soggetti che
debbano spendere titoli di studio: prevalentemente i liberi
professionisti, i consulenti, che non per gli imprenditori agricoli. Attitudini,
conoscenze orientamenti e soprattutto capacità imprenditoriali si
acquisiscono con scelte di percorsi formativi e di vita che vanno oltre la
laurea e il diploma. Inoltre, c’è da rilevare che oggi tra i giovani
agricoltori vi sono livelli culturali diversi dal passato. Come
Cia ci siamo cimentati presentandoci con la presentazione di due proposte
di “master” ai recenti bandi del ministero dell’Istruzione sullo
“Sviluppo del capitale umano di eccellenza” in collaborazione con
l’Università del Sannio e del Molise. Sono
senz’altro necessari ai consulenti d’impresa che operano nell’ambito
dei servizi di sviluppo agricolo e per quei soggetti che operano negli
organismi di formazione di emanazione delle organizzazioni professionali
agricole. Pensiamo,
comunque, che questi percorsi formativi debbano essere costruiti con
l’apporto degli istituti delle organizzazioni professionali agricole per
dare una risposta ai fabbisogni formativi dei consulenti, dei “tutor”,
degli animatori, nell’ambito dei servizi allo sviluppo agricolo offerti,
appunto, dalle organizzazioni agricole. Di
particolare interesse sono i bisogni di nuove figure professionali che
sono richiesti in una società che cambia e che chiede nuove sensibilità
all’agricoltura: mediatori culturali, facilitatori sociali. Pensiamo
sostanzialmente a due percorsi formativi diretti alle imprese agricole: -
Corsi di formazione continua nell’ambito della multifunzionalità delle
imprese agricole, diretti al riconoscimento di competenze spendibili nel
campo delle funzioni ambientali (manutenzione del territorio,
conservazione del germoplasma, ecc.) e delle funzioni sociali (accoglienza
di disabili) e di altre attività (ippoterapia). -
Corsi di tipo Spot, anche con tecniche di formazione innovative,
strettamente legati al trasferimento della ricerca, della sperimentazione
e della innovazione alle imprese agricole. Su questo tipo di formazione e
divulgazione puntiamo in modo particolare a cercare un forte
collaborazione tra le Università e i nostri Centri di formazione e di
assistenza tecnica e servizi allo sviluppo agricolo. Di
questo le nostre imprese hanno bisogno per vincere la sfida della
competizione alla luce dei cambiamenti in atto nelle politiche
dell’Unione e nei rapporti commerciali Wto. Un
dato interessante è l’elevata attenzione per le professioni tecniche,
amministrative e commerciali, interessate prevalentemente dalle aziende di
maggiori dimensioni o quelle su cui è sviluppata la lavorazione o
commercializzazione dei prodotti. Le professioni maggiormente richieste
risultano essere i tecnici delle coltivazioni, gli enologi, figure legate
alla manutenzione di aree verdi, di attività vivaistica e forestale. In
questo ambito appare importante sviluppare un sistema di formazione
tecnica superiore, di educazione agli adulti e obbligo formativo. Le
tematiche verso le quali occorrerebbe sviluppare tale formazione
riguardano: -
la gestione dei percorsi di tracciabilità degli alimenti; -
la progettazione del marchio territoriale e la promozione di prodotti del
territorio; -
la gestione dei servizi per l’ambiente e il territorio; -
la gestione dei servizi per le risorse naturali e agroindustriali; -
la gestione di attività di animazione territoriale ed interaziendale. Particolare
riguardo, infine, va posto alle risorse finanziarie. L’Fse si è
dimostrato un ottimo strumento, ma possono essere attivate anche risorse
locali, non ultime quelle delle Camere di commercio e delle Fondazioni
bancarie. Ci
sono, quindi, ampi spazi di collaborazione in un campo che ci accomuna
come esperienza, capacità e voglia di fare. | |
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