| ||||||||||||
|
Bruxelles
proporrà di sostenere I
commissari all’Agricoltura ed alla Protezione dei consumatori hanno
stimato che il sostegno apportato attualmente dalla politica per lo
sviluppo rurale ai programmi ambientali dovrà essere esteso per
incoraggiare anche l’applicazione delle norme di qualità, per
appoggiare la produzione biologica, per rinforzare la multifunzionalità
dell’agricoltura, per sostenere le iniziative commerciali dei piccoli
imprenditori agricoli e dei produttori tradizionali. Fischler
ha sottolineato che la “condizionalità” degli aiuti diretti, per il
momento, applicabile in maniera facoltativa dagli Stati membri in rapporto
alla protezione dell’ambiente, dovrà essere migliorata, in modo da
interessare anche la sicurezza alimentare e la protezione degli animali ed
evitare le distorsioni della concorrenza tra gli Stati membri. Byrne
ha affermato che occorrerà valutare la legislazione sull’etichettatura
per modernizzarla e per semplificarla. Bruxelles è intenzionata a
presentare una proposta che interessi le indicazioni nutrizionali,
funzionali e sanitarie degli alimenti. Il
quadro di valutazione del mercato interno dimostra che si sono compiuti
progressi, Da
un esame dell’ultimo quadro di valutazione del mercato interno risulta
che persistono significativi ritardi nell’attuazione a livello nazionale
di molti atti di legislazione comunitaria approvati dai ministri degli
Stati membri in sede di Consiglio e dal Parlamento europeo. Al momento
attuale solo sette Stati membri (Svezia, Danimarca, Finlandia, Regno
Unito, Paesi Bassi, Belgio e Spagna) hanno conseguito l’obiettivo
fissato dai vertici dell’Unione in occasione del Consiglio europeo di
Stoccolma della primavera 2001, consistente in un divario nel recepimento
della legislazione comunitaria pari od inferiore all’1,5 per cento, il
che equivale ad aver recepito nella legislazione nazionale almeno il 98,5
per cento delle direttive pertinenti al mercato interno. Per conseguire
tale obiettivo il Regno Unito e il Belgio hanno compiuto progressi
particolarmente rilevanti nell’ultimo semestre mentre la Francia, la
Grecia, la Germania e l’Irlanda sono i Paesi più lontani dal
raggiungerlo. La Commissione invita anche pressantemente gli Stati membri
a dedicare una maggiore attenzione alla corretta prassi d’applicazione
della normativa sul mercato interno per ridurre i problemi di natura
pratica che incontrano imprese e cittadini desiderosi di usufruire dei
diritti loro spettanti nell’ambito del mercato interno. Il quadro di
valutazione pone in risalto gli ostacoli tecnici alla libera circolazione
dei beni nel mercato interno. L’analisi sembra indicare che nei settori
in cui tali ostacoli persistono, come ad esempio in quello dei prodotti
per l’edilizia, i risultati economici globali vengono frenati. I
risultati di un’indagine sui prezzi, relativa ad articoli generici di
drogheria e per il consumo domestico, rilevano fortissime differenze di
prezzo tra i Paesi europei: per uno stesso prodotto i consumatori di
alcuni Stati membri possono pagare più del doppio di quelli d’altri
Stati membri. Il
commissario Frits Bolkestein, responsabile per il mercato interno, ha
commentato che “è deludente che al momento solo sette Stati membri
abbiano conseguito l’obiettivo fissato dal Consiglio europeo,
consistente nel ridurre all’1,5 per cento o meno i loro divari di
recepimento. In conseguenza di ciò a Barcellona i vertici dell’Unione
non hanno potuto far altro che prolungare fino alla primavera del 2003 il
termine per il raggiungimento di tale obiettivo. Consentitemi di parlare
senza mezzi termini, non vi possono essere scuse per il fatto di non aver
rispettato i termini fissati dagli stessi Stati membri per l’attuazione
di provvedimenti d’importanza cruciale. È tempo per gli Stati membri
che non sono ancora in regola di adempiere i loro obblighi giuridici e
politici. Il Consiglio di Barcellona ha, inoltre, fissato un obiettivo di
‘tolleranza zero’ per le direttive in ritardo di due o più anni.
Mancanze così lampanti d’iniziativa lasciano importanti vuoti nel
tessuto del mercato interno, a detrimento di cittadini ed imprese”. Il
mercato interno svolge una funzione d’importanza cruciale nel
perseguimento dell’obiettivo dell’Unione di diventare l’economia più
dinamica del mondo entro il 2010. Esso fornisce ai cittadini dell’Unione
una scelta più ampia di beni e servizi di qualità, nonché, una maggiore
libertà di viaggiare, di lavorare, di studiare e i vivere in altri Paesi
dell’Unione. Esso consente un’allocazione più efficiente delle
risorse e incrementa le occasioni commerciali per le nostre imprese. Il
mercato interno può, però, raggiungere il suo pieno potenziale soltanto
se le direttive concordate vengono efficacemente attuate ed applicate
dagli Stati membri. Il
quadro di valutazione del mercato interno tiene sotto pressione gli Stati
membri presentandone le rispettive prestazioni per quanto riguarda il
recepimento della suddetta legislazione. Questa impostazione si è
dimostrata valida, il divario medio di recepimento dell’Unione ha
registrato un continuo calo passando dal 6,3 per cento del 1997
all’attuale 1,8 per cento. Attualmente
sembra che un gruppo di testa di Stati membri abbia conseguito
l’obiettivo dell’1,5 per cento in diverse occasioni e abbia preso
provvedimenti i quali stanno ad indicare che continuerà a farlo in
futuro. La sfida per gli altri Stati membri è quella di raggiungere il
gruppo di testa. Francia e Germania, in particolare, sembrano però aver
raggiunto un punto morto, dato che nessuno di questi due Paesi ha
realizzato progressi significativi negli ultimi sei-dodici mesi (la
Francia accusa addirittura un regresso rispetto al novembre scorso). Recepimento
delle direttive sul mercato interno Divario
d’implementazione per Stato membro F
El D
Irl L
A P
I
B E
Uk Nl Fin Dk
S Il
Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000 ha fatto della riforma
economica mirante a dare impulso al mercato interno un obiettivo altamente
prioritario, e questo messaggio è stato ribadito dai Consigli europei
successivi. Ciò comporta la frequente approvazione di nuove direttive, il
cui tempestivo recepimento nelle legislazioni nazionali richiede un
impegno costante; ogni rallentamento può rapidamente portare uno Stato
membro ad accusare un ritardo. Anche gli Stati membri che attualmente
hanno conseguito l’obiettivo dell’1,5 per cento dovranno, dunque,
continuare ad impegnarsi intensivamente. Vari Stati membri hanno visto
l’arretrato aumentare di una o più direttive nei mesi successivi alla
pubblicazione del quadro di valutazione del novembre 2001. Variazione
nel numero di direttive Fin
L E
F Irl
I
Nl Dk
D El
S
P A
B Uk +4
+4 +3 +2 +1
0 0
-1 -2
-3 -3
-5 11
-11 -20 La
tabella che segue costituisce l’elenco delle cose da fare per gli Stati
membri mentre in preparazione del Consiglio europeo della primavera 2003.
La prima riga indica il numero di direttive che gli Stati membri dovranno
aver recepito nella legislazione nazionale per rispettare (o continuare a
rispettare) l’obiettivo dell’1,5 per cento stabilito dal Consiglio
europeo. La seconda indica il numero di direttive che andranno recepite
entro la primavera 2003 per soddisfare il nuovo obiettivo dello 0 per
cento relativo alle direttive con più di due anni di ritardo. Recepire
nelle legislazioni nazionali queste direttive più vecchie risulterà
particolarmente difficile: se il ritardo è già superiore ad un anno non
è plausibile attribuirlo semplicemente a lungaggini amministrative od a
problemi relativi ai calendari parlamentari. Carico
di direttive da recepire nelle legislazioni nazionali entro la primavera
2003 El
F Irl
A D
L P Uk
B E
I Nl Fin
S Dk Infrazioni Il
numero complessivo di procedimenti per infrazione relativi al recepimento
nelle legislazioni nazionali delle norme pertinenti al mercato interno ed
alla loro applicazione è aumentato del 2 per cento nei mesi successivi
alla pubblicazione del quadro di valutazione del novembre 2001 e supera
attualmente i 1500 casi. A Francia e Italia fa tuttora capo quasi il 30
per cento delle infrazioni complessive. Casi
pendenti d’infrazione per Stato membro F
I
D Irl
E B
El Uk
A Nl
P Dk Fin S
L La
revisione 2002 della strategia per il mercato interno (si veda il
comunicato stampa Ip/02/541) ha fissato un nuovo obiettivo nell’intento
di ridurre del 10 per cento, almeno entro la primavera del 2003, il numero
dei procedimenti per infrazione connessi alla scorretta applicazione della
normativa sul mercato interno. L’Irlanda (100 casi) e la Spagna (96
casi) presentano il numero più elevato d’infrazioni di questo tipo;
idealmente questi casi andrebbero risolti in modo pragmatico.
Colmare
le lacune della normativa Il
quadro di valutazione riferisce anche in merito ai progressi compiuti
nell’attuare provvedimenti volti a migliorare il funzionamento del
mercato interno. Soltanto il 50 per cento degli interventi mirati
contemplati dalla strategia del mercato interno tuttavia è stato
realizzato in tempo. Entro la fine dell’anno occorrerà portare a
termine 13 interventi, tra cui l’adozione delle proposte volte a
modernizzare e semplificare la normativa dell’Unione nel campo degli
appalti pubblici ed a porre in essere un brevetto comunitario, oltre che
provvedimenti nel campo dei servizi finanziari, dell’energia, dei
trasporti e della politica della concorrenza. La
piena integrazione dei mercati finanziari potrebbe aggiungere ogni anno 43
miliardi di euro al Pil dell’Unione. Il piano d’azione relativo ai
servizi finanziari ha fatto registrare apprezzabili progressi: sono stati
portati a termine 27 interventi su 42. Libera
circolazione dei beni Il
Consiglio europeo di Barcellona ha chiesto alla Commissione di riferire
nel quadro di valutazione in merito agli ostacoli tecnici agli scambi
commerciali. In una prima risposta quattro brevi analisi relative a
diversi settori industriali (apparecchiature terminali per
telecomunicazioni, prodotti per l’edilizia, biciclette e birra) mettono
in luce il persistere di alcuni importanti strozzature nonché i progressi
compiuti. Circa
la metà degli scambi intracomunitari di beni è coperta da una
legislazione armonizzata dell’Unione che agevola la libera circolazione
dei beni stessi. Nell’ambito di questo “settore armonizzato” le
apparecchiature terminali per telecomunicazioni (ad esempio telefoni
mobili, modem, telecomandi) costituiscono uno dei casi coronati dal
successo. D’importanza fondamentale ai fini di tale successo è stato il
riconoscimento, da parte d’imprenditori e politici, dell’importanza
che il settore avrebbe acquistato come pure della necessità di trovare
soluzioni europee per eliminare i principali ostacoli commerciali. Questo
settore deve ora far fronte ad una sfida per sostenere il costo
dell’introduzione della norma Umts di terza generazione.
L’armonizzazione europea continuerà a sostenere il settore nel suo
impegno di fornire vantaggi reali ai clienti. L’armonizzazione
europea si è invece finora dimostrata meno riuscita per quanto riguarda i
prodotti per l’edilizia. Nonostante gli sforzi considerevoli
dell’ultimo decennio sono disponibili poche norme armonizzate a livello
europeo e gli scambi di tali prodotti risultano inferiori alla media. A
questa situazione si aggiunge il fatto che continuano ad esistere
complessi ostacoli tecnici connessi ai regolamenti edilizi nazionali.
All’orizzonte si sta tuttavia manifestando una schiarita con l’entrata
in vigore di nuove norme europee. Il quadro di valutazione continuerà a
seguire i progressi compiuti in questo importante settore. La
regolamentazione tecnica non è stata armonizzata nel settore delle
biciclette ed ostacoli nazionali di natura tecnica continuano a gravare
gli scambi di costi superflui a carico delle imprese di piccole e medie
dimensioni che dominano questo settore nell’Unione. Su iniziativa
dell’industria ciclistica l’organismo europeo di normazione Cen sta
attualmente elaborando una nuova norma europea per le biciclette. Una
volta adottata dal Cen tale norma europea dovrebbe portare al ritiro di
tutte le norme nazionali e ridurre in tal modo in misura significativa gli
ostacoli tecnici agli scambi. Dopo
che nel corso degli ultimi 15 anni si è arrivati a risolvere diversi
problemi, nel caso dell’industria europea della birra il principio del
reciproco riconoscimento sembra attualmente funzionare bene. Ostacoli
tecnici specifici non impediscono più la libera circolazione della birra
la di là delle frontiere nazionali. Forti differenze nelle imposte e
nelle accise provocano tuttavia gravi distorsioni degli scambi stessi, che
intralciano il buon funzionamento del mercato interno. Accisa
e Iva in euro per litro di birra
Accisa
Iva
Totale D
0,10
0,02
0,12
Un’indagine
su larga scala finanziata dalla Commissione ha riscontrato la persistenza
di significative differenze di prezzo da un Paese europeo all’altro per
quanto riguarda i prodotti di drogheria e gli articoli generici destinati
all’impiego domestico. Ad esempio, il prezzo di una tavoletta di
cioccolato Mars nel Paese più costoso (Danimarca) risulta doppio che nel
Paese più economico (Belgio). Analogamente una bottiglia di Coca-Cola
costa il doppio in Danimarca di quanto non faccia in Germania. Differenze
di prezzo per prodotti di marca da uno Stato membro all’altro (media =
100) Prodotto
Prezzo
Prezzo Rapporto Acqua
Finlandia 189
Francia 44 4,3 Spaghetti
Svezia 138 Italia 59
2,3 Heinz
Italia 138 Germania 66
2,1 Kellogg’s
Grecia 152
R.Unito 71 2,1 Tavoletta
Danimarca 143 Belgio 73 2,0 Coca-Cola
Danimarca 139 Germania 73
1,9 Fanta
Svezia 146 Paesi Bassi 77 1,9 Schiuma
R.Unito 142 Francia 81
1,8 Dentifricio
R.Unito 126 Portogallo 76
1,7 Shampoo
Irlanda 126 Spagna 76
1,7 Nescafé
Italia 133 Grecia 77
1,7 Queste
discrepanze di prezzo non possono essere spiegate da nessun fattore unico,
ma una quota considerevole di esse sembrerebbe riconducibile alle
differenze tra prodotti e paesi in termini di pressione concorrenziale
oltre che a fattori culturali o climatici, preferenze locali e costi di
trasporto. La
fortissima differenza di prezzo relativa a certi articoli sembra indicare
che alcuni produttori sfruttano la segmentazione del mercato per praticare
politiche di prezzo diverse nei vari mercati nazionali. È senz’altro
concepibile un’ulteriore convergenza dei prezzi di considerevole
portata. Alcuni fattori legati alla regolamentazione sembrano limitare la
pressione al ribasso sui prezzi impedendo i tentativi dei dettaglianti di
pubblicizzare, commercializzare e vendere oltre frontiera e/o di
escogitare strategie su scala europea. Tra gli esempi di questo tipo di
casi rientrano differenze nelle disposizioni legislative in tema di
comunicazioni commerciali, urbanistica, tipi di prodotto di cui è
consentita la vendita ed accordi di franchising. Tutto ciò può rendere
più difficile per i dettaglianti far breccia su nuovi mercati e far
concorrenza agli operatori già affermati. Il
testo completo dell’ultimo quadro di valutazione del mercato interno è
disponibile sul sito Internet Europa: http://europa.eu.int/comm/internal_market/en/update/score/index.htm
Consiglio
direttivo e assemblea E’
convocato per il prossimo 5 giugno, alle ore 10,30, presso la sede di
Turismo verde a Roma, il Consiglio direttivo di Turismo verde della Cia ed
a seguire, in seconda convocazione, l’Assemblea con all’ordine del
giorno: 1)
le dimissioni del vicepresidente; Alla
riunione parteciperanno il presidente nazionale della Confederazione
italiana agricoltori Massimo Pacetti ed il presidente di Turismo verde
Andrea Negri.
Il
Libano e il Comitato Mediterraneo della Fipa Positivi
risultati della visita Il
Libano si può considerare, per la sua posizione geostrategica, la
finestra del Medio Oriente sul Mediterraneo. Il Bacino Mediterraneo
raccoglie oggi circa 500 milioni di abitanti stabiliti sia sul continente
europeo che su quello africano e mediorientale. Ciò può rappresentare,
in prospettiva, un grande mercato se i problemi della sicurezza e della
collaborazione saranno risolti. La Fipa, riconoscendo l’importanza della
regione mediterranea, è impegnata da anni ad operare per favorire una
migliore collaborazione tra gli Stati e i popoli in tutti i settori, a
cominciare dall’agricoltura. A questo scopo è stato costituito il
Comitato Mediterraneo, che contribuisce, nella forma sua propria e in
maniera diretta, alla costruzione della pace e della stabilità nella
regione, attraverso l’attività delle organizzazioni che ne fanno parte.
Rafforzare o costruire associazioni professionali agricole efficienti e
forti è un elemento decisivo per garantire, attraverso lo sviluppo
dell’agricoltura, un avvenire di prosperità e di pace tra gli Stati e i
popoli del Bacino. Una
delegazione della Fipa -su invito della Federazione delle Camere di
Industria, Commercio e Agricoltura del Libano (Fcicl)- ha visitato il
Paese, dal 16 al 21 febbraio del 2002, al fine di stabilire rapporti di
collaborazione. Questa organizzazione, infatti, era presente alla prima
Conferenza euromediterranea sull’agricoltura organizzata a Strasburgo
nel mese di giugno del 2001 su iniziativa del Comitato Mediterraneo della
Fipa con il concorso del Parlamento Europeo e del Consiglio d’Europa.
L’on. Giuseppe Avolio (Cia), presidente del Comitato Mediterraneo della
Fipa, ha guidato la delegazione. La visita è apparsa opportuna e utile
nel momento in cui il Libano firmava un accordo di cooperazione con
l’Unione europea. Il
presidente Avolio -nella sede della Fcicl a Beirut- ha ricordato ai suoi
ospiti e interlocutori gli obiettivi principali del Comitato Mediterraneo
della Fipa, che hanno al centro l’esigenza di superare la situazione
attuale, caratterizzata da una concorrenza conflittuale tra le agricolture
dei diversi Paesi del Bacino del Mediterraneo. I
Paesi del Mediterraneo realizzano, infatti, tutti, gli stessi prodotti,
che maturano nel medesimo periodo e vanno, più o meno, sugli stessi
mercati. Non è certamente nell’interesse degli agricoltori che questa
situazione di conflittualità perduri. Gli agricoltori, perciò, debbono
farsi carico, essi per primi, dei problemi che li riguardano a costruire
delle organizzazioni professionali efficienti e forti in grado di svolgere
un’azione coordinata in difesa dei reciproci interessi, sia presso le
autorità locali che presso quelle nazionali e internazionali. La Fipa,
essendo il principale portavoce degli agricoltori a livello
internazionale, si è fatta carico di tale situazione ed ha costituito il
“Comitato Mediterraneo”, che ha svolto una intensa attività - sui
diversi problemi: qualità, diversificazione produttiva, acqua - anche con
la collaborazione del Consiglio d’Europa e del Parlamento dell’Ue. Gli
agricoltori hanno potuto, così, per la prima volta, far presente il loro
punto di vista e le loro esigenze coinvolgendo i membri del Consiglio
d’Europa e del Parlamento europeo nell’azione necessaria per superare
le difficoltà del presente e creare le condizioni di un futuro fondato
sulla collaborazione. La Conferenza euromediterranea sull’agricoltura
svoltasi a Strasburgo è stato il punto più alto di questo lavoro; essa
dovrà essere continuata e istituzionalizzata. Per
superare la situazione di concorrenza conflittuale tra le agricolture dei
diversi Paesi del Mediterraneo, l’on. Giuseppe Avolio, nella sua qualità
di presidente del Comitato Mediterraneo della Fipa, ha indicato tre punti
principali di impegno: il primo punto, concerne la diversificazione delle
produzioni allo scopo di eliminare o diminuire la concorrenza conflittuale
tra prodotti similari che arrivano a maturazione nello stesso periodo e
vanno, prevalentemente, sugli stessi mercati; il secondo punto,
strettamente legato al precedente, riguarda la qualità sotto l’aspetto
della sanità e della tipicità dei prodotti, che è legata al territorio
e che bisogna valorizzare. In effetti, la tipicità è essenziale perché
un prodotto realizzato in una certa regione può presentare delle
caratteristiche differenti da quelle che presenta lo stesso prodotto
realizzato in un’altra regione, sia perché le condizioni pedoclimatiche
sono diverse, sia perché i processi produttivi sono differenti in
relazione alla tradizione e alla cultura di ciascuna regione; il terzo
punto, concerne la disponibilità dell’acqua. Non si può perseguire
seriamente la strategia della diversificazione produttiva, del
miglioramento della qualità e della tipicità senza garantire agli
agricoltori la possibilità di avere a loro disposizione l’acqua in
quantità sufficiente. Bisogna considerare l’acqua, per il presente e
per il futuro, come il principale problema da risolvere per favorire la
diversificazione e il miglioramento della qualità e della tipicità dei
prodotti agricoli. A questo proposito, l’on. Avolio ha aggiunto che
bisogna operare con tutti i mezzi per favorire la costituzione, in ciascun
Paese, di un’”autorità unica” per le acque. Ciò consentirà di
poter creare una “autorità unica” delle acque anche a livello
internazionale. L’on.
Avolio ha segnalato, infine, il problema relativo alla necessità di
consentire agli agricoltori di poter firmare i propri prodotti come
garanzia principale da offrire ai consumatori e come mezzo efficace per la
tracciabilità delle produzioni agricole. La finalità principale del
Comitato Mediterraneo, naturalmente, egli ha detto, resta quella di creare
le condizioni necessarie per garantire agli agricoltori redditi
sufficienti. Per raggiungere questo obiettivo gli agricoltori debbono
collaborare fra loro e unire le forze per avere il peso necessario nel
confronto con le istituzioni e con gli altri settori. Ciò si può fare
soltanto creando e rafforzando organizzazioni agricole ben strutturate ed
efficienti. Gli agricoltori potranno diventare i padroni del proprio
destino solo se saranno capaci di costruire essi stessi le soluzioni ai
propri problemi e rappresentare, attraverso la Fipa, le esigenze di uno
sviluppo equilibrato -di cui l’agricoltura può essere considerata la
leva principale- presso le autorità locali, nazionali ed internazionali. Uno
dei ruoli principali del Comitato Mediterraneo, ha detto, infine, l’on.
Avolio, è quello di favorire gli scambi di esperienze tra le diverse
organizzazioni agricole del Bacino e, mediante lo sviluppo di iniziative e
di incontri particolari, di costruire un progetto concreto di sviluppo
agricolo per tutta la regione del Mediterraneo. Il
presidente del Comitato agricolo della Fcicl, sig. Raffaele Debbané, ha
giudicato i punti illustrati nella sua introduzione dall’on. Avolio
molto chiari, interessanti e convincenti. Su questa base -egli ha detto-
è possibile costruire una efficace collaborazione tra le due
organizzazioni orientata al raggiungimento dei medesimi obiettivi. La
ratifica del trattato euromediterraneo, che avrà luogo nei prossimi mesi,
aiuterà questo lavoro. Il Libano non è ancora pronto ed ha, perciò,
bisogno di ogni aiuto per il suo ingresso nel mercato mondiale. Il
presidente Debbané ha, perciò, sollecitato la sua organizzazione a
riflettere sull’impostazione dei problemi data dal presidente del
Comitato Mediterraneo della Fipa e ad agire per realizzare, al più
presto, le condizioni di un ingresso delle organizzazioni agricole del
Libano nella Fipa in modo da utilizzare la collaborazione per accelerare
lo sviluppo e la modernizzazione dell’agricoltura libanese. Nel
corso di incontri avuti con gli agricoltori nelle differenti regioni del
Paese si è potuto constatare un consenso effettivo intorno
all’impostazione dell’attività del Comitato Mediterraneo della Fipa.
L’esigenza di favorire la costituzione di organizzazioni agricole forti
ed efficienti anche sotto la forma di strutture settoriali per tipo di
prodotto, è stata da tutti ritenuta urgente. L’agricoltura libanese,
infatti, ha sofferto molto le conseguenze di 17 anni di guerra civile ed
ora ha bisogna di ogni sforzo per superare il ritardo. “Il Libano è il
bastione dell’agricoltura del medioriente e noi dobbiamo tentare oggi di
superare il nostro ritardo migliorando le nostre produzioni agricole e
collegandoci con le organizzazioni agricole degli altri Paesi del
Mediterraneo” ha dichiarato il responsabile agricolo della Fcicl. Per
ciò che concerne il problema dell’acqua, nel Libano non esiste
un’autorità unica per la gestione di questa importante risorsa. Al
contrario, i problemi idrici sono affrontati da diversi Ministeri e non
esiste alcuna coordinazione su scala nazionale per le scelte da compiere a
questo proposito. Conseguenza di tutto ciò è il fatto che l’80% delle
risorse idriche del Libano si disperdono nel Mediterraneo senza alcun
beneficio concreto per le popolazioni e per l’agricoltura locale. La
necessità di una collaborazione tra gli istituti di ricerca agronomica è
stata sollecitata da molti partecipanti agli incontri che sono stati
organizzati nelle diverse regioni del Paese. A questo proposito la Fipa,
ha sottolineato l’on. Avolio, ha stabilito numerosi rapporti di
“partenariato” con le istituzioni internazionali specializzate nella
ricerca agricola, che bisogna mettere a profitto. Per
quanto concerne la questione della competitività dell’agricoltura
libanese, il presidente Debbané ha riconosciuto che il Libano deve
accentuare l’impegno a fornire prodotti di qualità conformi alle norme
internazionali. Il Libano, perciò, ha bisogno di assistenza efficace per
mettere in moto meccanismi di controllo della qualità rispondenti alle
necessità. Per quanto riguarda, invece, la concorrenza il Libano soffre
molto a causa dei bassi prezzi praticati dai Paesi vicini, che inondano il
mercato libanese degli stessi prodotti. Gli agricoltori del Libano
sollecitano, pertanto, che il Paese si doti di una politica agricola
nazionale organica in modo da far fronte a tutte le questioni aperte per
assicurare un reddito adeguato agli agricoltori e il superamento delle
condizioni di difficoltà per quanto concerne i problemi della
concorrenza. Nel
corso delle discussioni che si sono svolte nelle diverse regioni con
gruppi numerosi di dirigenti agricoli, è emersa con chiarezza una
posizione di consenso generale attorno agli orientamenti espressi dall’on.
Avolio a nome del Comitato Mediterraneo della Fipa. In
conclusione, gli agricoltori libanesi ritengono che una politica comune e
progetti di cooperazione e collaborazione debbono rapidamente prendere
forma nel Bacino del Mediterraneo al fine di valorizzare le specificità
produttive di tutta la regione superando la concorrenza conflittuale. La
cooperazione tra la Fipa e la Fcicl non può che andare in questa
direzione. La
visita dei rappresentanti del Comitato Mediterraneo della Fipa in Libano
è stata giudicata in modo positivo dalle due parti. Questa visita può
favorire l’ingresso degli agricoltori libanesi nel Comitato Mediterraneo
e nella Fipa. Ciò potrà contribuire al progresso dell’agricoltura, che
è benessere per tutti. L’on.
Giuseppe Avolio era accompagnato, durante la sua visita in Libano, dal
dott. Claudio Di Rollo, rappresentante della Cia a Bruxelles, e dalla
sig.na Nora Ourabah del Segretariato generale della Fipa. La delegazione
del Comitato Mediterraneo è stata ricevuta a Beirut dal sig. Rachid
Eddriss, consigliere agricolo della Fcicl, e da Rabih Sabra. In seguito,
hanno accolto la delegazione della Fipa i responsabili dei Comitati
agricoli della Federazione a Beirut, a Zahle, a Tripoli e a Saida. Questa nota
è stata tradotta da “Fipa Nouvelles Breves” del 22 marzo 2002. | |
|
| |
|
|
|