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Quote
latte: siamo in una situazione incomprensibile Il
presidente della Cia Massimo Pacetti: così vengono meno gli impegni
assunti al Tavolo agroalimentare. “In questo modo -ha detto Pacetti- vengono meno gli impegni
assunti dal governo in sede di Tavolo agro-alimentare, soprattutto davanti
ad un’unanime presa di posizione di tutte le organizzazioni presenti
alla riunione che avevano chiesto una pronta conversione in legge del
provvedimento sulle quote latte”. “Adesso,
purtroppo, si aprono inquietanti prospettive -ha aggiunto il presidente
della Cia- sul futuro del settore lattiero-caseario. E’ assurdo che su
una materia così importante s’inseriscano giochi politici, che alla
fine vengono pagati dalla stragrande maggioranza dei
produttori che molto hanno investito in qualità e che ora
rischiano di trovarsi davanti ad un desolante quadro di incertezze e di
difficoltà”. “L’approvazione
del decreto -ha concluso Pacetti- consentirebbe, invece, di garantire al
settore regole chiare e agli allevatori tranquillità nella gestione
aziendale. Nello stesso tempo permetterebbe al nostro Paese di avere una
posizione forte in sede di trattativa comunitaria per ottenere un aumento
delle quote di produzioni nazionali. Ora, però, è tutto più oscuro e
difficile”. Una
posizione forte e compatta dell’Ue al negoziato Wto Il
presidente della Cia Massimo Pacetti interviene al presidium del Copa ad
Atene “E’
quanto mai necessario che l’Unione europea e le organizzazioni
professionali agricole abbiano una posizione forte e compatta nel prossimo
negoziato Wto che si svolgerà a settembre a Cancun, in Messico”. Lo ha
sostenuto, oggi ad Atene, il presidente della Confederazione italiana
agricoltori Massimo Pacetti intervenendo alla riunione del presidium del
Copa, alla quale ha partecipato anche il vicepresidente Francesco Serra
Caracciolo. Il
presidente della Cia si è detto pienamente d’accordo con il ministro
greco dell’Agricoltura George Drys, presidente di turno dei ministri Ue,
che parlando durante l’incontro del Copa ha sostenuto l’esigenza di un
effettivo riequilibrio dei prodotti mediterranei nell’ambito della
riforma della politica agricola comune. “Un riequilibrio -ha detto
Pacetti- per superare l’attuale situazione che penalizza gran parte
delle produzioni tipiche mediterranee. Dobbiamo pensare anche ad un
riequilibrio dei mercati, ad un riequilibrio territoriale, ad un
riequilibrio sociale”. Parlando sempre
di riforma della Pac, Pacetti ha sottolineato anche la necessità di modificare la proposta del commissario Ue
all’Agricoltura Franz Fischler in materia di aiuti disaccoppiati. “Le
conseguenze negative -ha affermato il presidente della Cia- sono ormai
evidenti in termini di mercato, territorio, occupazione e prezzi. Per tali
motivi la Cia sostiene l’esigenza di forme di aiuti diretti parzialmente
disaccoppiati, mantenendo un parziale legame con la produzione per i
seminativi, e il grano duro in particolare, e per quanto riguarda il
numero dei capi per le macellazioni dei bovini, gli aiuti a forme
particolari di allevamento e a quelli al settore ovicaprino”. Ma il 2002 è stato uno dei peggiori con una perdita di 4 miliardi di euro
Aumenta
nel primo semestre di quest’anno il valore aggiunto in agricoltura. E’
quanto rileva la Confederazione italiana agricoltori sulla base delle
prime stime effettuate dall’Istat sul Prodotto interno lordo nazionale (Pil)
che è sceso dello 0,1 per cento rispetto al trimestre precedente ed è
cresciuto dello 0,8 per cento nei confronti dello stesso periodo dello
scorso anno. Per capire meglio i motivi che hanno determinato
l’aumento del valore aggiunto agricolo -fa notare la Cia-
bisognerà attendere i dati definitivi sul Pil, la cui diminuzione è
dovuta al calo del valore aggiunto dell’industria, alla crescita,
appunto, di quello agricolo e alla stazionarietà dei servizi. Al momento
la causa di tale incremento può essere attribuita o al calo dei costi
produttivi in agricoltura o ad un aumento dei prezzi. Solo quanto si
conosceranno i vari indicatori si potrà dare un giudizio compiuto. Importante in questo senso sarà
anche la relazione annuale della Banca d’Italia e le considerazioni
finali del governatore Antonio Fazio dalle quali si potrà comprendere nel
dettaglio i risultati dell’agricoltura 2002 e soprattutto capire quale
ruolo potrà avere nel Documento di programmazione economica e finanziaria
(Dpef) a partire dal 2004,
anno in cui potrebbe esserci una sostanziale ripresa dell’economia
nazionale. D’altra parte, l’agricoltura italiana viene da un 2002
“nero”. Uno dei peggiori degli ultimi anni., con disastri, alluvioni,
siccità, calo della produzione, aumento dei costi e dell’inflazione,
diminuzione dei redditi dei produttori agricoli. Un’annata agraria che
dovrebbe far registrare una
produzione lorda vendibile pari a 39 miliardi di euro, contro i 43
miliardi di euro del 2001, con un’incidenza sul prodotto interno lordo
di circa il 2,6 per cento. Dunque, una serie di drammatiche calamità che
hanno provocato una “ferita” di oltre 4 miliardi di euro (circa 8 mila
miliardi delle vecchie lire). In
definitiva, in attesa di avere dati più dettagliati sia sul valore della
produzione lorda vendibile che su quello dei consumi intermedi, si può
ragionevolmente supporre -rileva la Cia- che l’eventuale aumento dei
prezzi per effetto delle minori quantità prodotte non ne abbia pienamente
compensata l’entità. D’altro
canto, l’aumento dell’inflazione nazionale e dei costi relativi
all’acquisto dei mezzi di produzione (esclusi i carburanti) fa supporre
un andamento negativo nel 2002 per
il settore in termini di valore aggiunto, che prudenzialmente può essere
stimato in una riduzione tra l’1 e l’1,5 per cento rispetto al 2001,
quando si registrò, invece, un incremento del 3 per cento. Adesso il dato
del primo trimestre 2003 inverte la tendenza, ma è ancora tutto da
verificare. Anche perché il settore agricolo continua a vivere una fase
di grande incertezza.
La Cia di Taranto ritira la propria adesione dai GalLa
Cia di Taranto comunica con risentimento di aver revocato la propria
adesione in riferimento ai Leader plus 2000/2006, in particolare per
quanto attiene alla costituzione dei Gal (Gruppi di azione locale)
dell’area orientale della provincia, denominata “Terre del
primitivo”, e dell’area occidentale, denominata “Luoghi del mito
nella terra delle gravine”, In conseguenza dello stravolgimento della
funzione e del ruolo degli stessi. Tale decisione -si legge in una nota diffusa dalla Cia di Taranto-
scaturisce dal venir meno delle condizioni iniziali condivise da tutti i
partners privati che, dallo scorso novembre, hanno dato origine al Tavolo
di partenariato privato che doveva, insieme alle amministrazioni locali
dei territori interessati, costituire i Gal. Per la costituzione dei Gal, secondo la Cia, forze politiche ed
amministrazioni locali, in accordo con alcuni soggetti e rappresentanti
privati, hanno imposto scelte che contraddicono lo spirito delle direttive
comunitarie. Infatti, l’Unione europea ha previsto la maggioranza
rappresentativa e del capitale in capo ai soggetti privati nei Gal. Tale
scelta mira a garantire speditezza nell’attuazione dei programmi,
rappresentatività del territorio e spessore del valore economico delle
iniziative.
Anziché
far prevalere logiche economiche ed imprenditoriali -ribadisce la Cia
provinciale- l’accordo trasversale tra amministrazioni, forze politiche
ed organizzazioni, mira, invece, ad assicurare incarichi lottizzatori e a
porre le mani anche sugli incarichi di direttore dei costituendi
organismi.
A Firenze il secondo Osservatorio economico interregionale della Cia |