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Roma la seconda Assemblea dell’Associazione giovani imprenditori
agricoli: una sfida Gli
interventi del ministro Alemanno Si
è conclusa oggi a Roma la seconda Assemblea nazionale dell’Associazione
giovani imprenditori agricoli (Agia) della Confederazione italiana
agricoltori. Un appuntamento di grande rilievo che ha messo in risalto
l’impegno tenace dei giovani per un solido e equilibrato sviluppo
dell’agricoltura e per dare consistenza e competitività alle imprese. Tema
dell’Assemblea è stato “Giovani e imprese: una sfida per
l’agricoltura che cambia”. I lavori si sono articolati in due
giornate. Il 14 maggio, dopo l’introduzione del presidente dell’Agia
Gianluca Cristoni, si è svolta una tavola rotonda, coordinata dal
vicepresidente della Cia Paolo De Carolis, sui temi che riguardano il
percorso che porta alla titolarità di impresa, i servizi finanziari
assicurativi e innovativi, la formazione e la riforma dell’Università. Sono
intervenuti Gervasio Antonelli, del Dipartimento di economia
dell’Università di Urbino, Riccardo Margheriti, presidente Mps Banca
verde Spa, Tommaso Sediari, preside della Facoltà di economia
dell’Università di Perugia, Giuseppe Serino, direttore generale per le
Politiche strutturali e lo sviluppo rurale del ministero delle Politiche
agricole, Giancarlo Brunello, segretario generale della Fondazione Caesar
e Rossana Zambelli, segretario nazionale dell’Agia. I
lavori della seconda giornata, sono stati aperti dal vicepresidente
nazionale della Cia Paolo De Carolis, cui è seguita la relazione del
presidente nazionale dell’Agia Gianluca Cristoni. All’Assemblea
hanno preso parte il ministro delle Politiche agricole Giovanni Alemanno e
hanno portato il loro contributo il presidente del Ceja, il presidente
dell’Oiga e i presidenti di varie organizzazioni giovanili agricole. Dopo
il dibattito ci sono state le conclusioni del presidente nazionale della
Cia Massimo Pacetti. Erano
presenti, tra gli altri, il vicepresidente nazionale della Cia Alfonso
Pascale e i membri della Presidenza Giuseppe Politi e Francesco
Serra-Caracciolo. Dall’Assemblea
dei giovani sono emerse una serie di proposte e di indicazioni tese a
valorizzare la figura del coadiuvante e con esso l’impresa nella quale
opera, ma anche per rispondere alle esigenze dei molti giovani che privi
di impresa familiare intendono diventare imprenditori agricoli. “Su
cento giovani che non hanno un’azienda familiare -ha aggiunto Pacetti-
solo uno riesce a fare l’imprenditore agricolo. Troppi ostacoli e
intralci di carattere burocratico e finanziario impediscono di raggiungere
l’obiettivo. Occorrono, quindi, norme che facilitano la strada al
giovane che sceglie l’attività agricola, ma soprattutto strumenti
operativi che favoriscono l’incontro tra domanda e offerta. In questa
ottica sarebbe opportuno creare una ‘Borsa dell’affitto del capitale
fondiario’”. “La
richiesta di giovani intenzionati a divenire imprenditori agricoli -ha
aggiunto Pacetti- è cresciuta sensibilmente negli ultimi anni.
Oltretutto, è necessario garantire la continuità di un’impresa il cui
titolare non ha figli disponibili al subentro. Basti rilevare che, secondo
gli ultimi dati forniti dall’Istat, il 94 per cento delle aziende non ha
un successore. Ecco, pertanto, l’importanza della ‘Borsa’ che
potrebbe aprire una pagina importante per l’agricoltura italiana”. Su
questo argomento, l’Agia, come ha rilevato Cristoni nella sua relazione
che pubblichiamo di seguito integrale, ha avanzato una serie di proposte
in grado di favorire un adeguato ricambio generazionale e di dare la
possibilità al giovane di fare, senza apprensioni e preoccupazioni, la
propria scelta di vita. Il
titolare anziano, secondo la proposta dell’Agia, potrebbe essere
incentivato a cedere in affitto al giovane l’azienda attraverso la
capitalizzazione (pagamento anticipato dell’affitto previsto per tutta
la durata del contratto. Una misura, questa, necessaria soprattutto dopo
il fallimento dell’intervento di prepensionamento (nel quinquennio
1994-99 l’Italia si è collocata al penultimo posto dei finanziamenti Ue
con una percentuale dell’1,9 per cento). Il
contratto di affitto, secondo l’Agia, dovrebbe avere la durata di almeno
10 anni, in modo da consentire al giovane imprenditore di usufruire dei
finanziamenti previsti da Agenda 2000 (premio di primo insediamento e
piani di miglioramento aziendale). Al termine del contratto dovrebbero
essere applicate le norme introdotte dalla legge sul diritto di prelazione
in caso di nuovo affitto. Non
meno facile è la strada per il giovane che ha un’azienda familiare e
intende proseguire nell’attività con un percorso da “coadiuvante”
che lo porterà a diventare titolare. “Oggi
la figura del ‘coadiuvante’ -ha sottolineato Pacetti- non ha alcuna
valenza giuridica e, invece, potrebbe essere valorizzata consentendogli,
in un’impresa sempre più funzionale, di specializzarsi acquisendo
professionalità nell’esercizio di alcune attività (agriturismo,
manutenzione del territorio, prima trasformazione) in una propensione
verso la titolarità dell’impresa”. Per quanto riguarda i percorsi
formativi della figura del “coadiuvante”, l’Agia lancia una campagna
d’informazione da realizzare presso gli istituti tecnici agrari
(frequentati dai giovani) proponendo, anche in attuazione della riforma
scolastica, stage in aziende condotte da giovani imprenditori con valenza
di “crediti formativi”. L’Agia
propone, inoltre, che nelle politiche di investimento vi siano priorità
nelle istruttorie e nell’accesso ai finanziamenti e che nelle politiche
fiscali sino previsti sgravi e facilitazioni. L’azione
dell’Agia è mirata anche ad aiutare i giovani una volta raggiunta la
titolarità d’impresa. Una
impresa che deve essere competitiva e redditizia. E per raggiungere questi
obiettivi il giovane imprenditore agricolo ha bisogno di capitali,
formazione e servizi. Per
quanto concerne i capitali di investimenti, l’Agia propone di instaurare
con gli istituti di credito un rapporto sul modello “Venture capital
“; mentre in relazione agli incentivi comunitari in previsione della
verifica di Agenda 2000, viene proposta una strategia che sostenga le
imprese sul mercato attraverso: miglioramento dell’offerta, efficienza
delle imprese, qualità delle produzioni, potenziamento del ruolo
multifunzionale, servizi innovativi. In
relazione agli aspetti legati alla formazione, l’Agia propone il
superamento del modello attuale a “spot”. Quindi, pensa di
specializzare il giovane agricoltore con Master mirati all’informatica,
al marketing, ai sistemi di qualità, all’organizzazione logistica
(flussi di merci e di capitali). E’
necessario, altresì, per l’Agia, offrire ai giovani un ventaglio di
servizi così da rendere la loro impresa competitiva, ovvero: un
territorio attrezzato, viabilità efficiente, linee di comunicazione
informatizzate, superamento dei disagi abitativi. Per
il ministro Alemanno “l’insediamento giovanile in agricoltura
costituisce una delle politiche essenziali per garantire la
modernizzazione e il rilancio della competitività dell’intero sistema
agroalimentare”. “Non
a caso -ha detto Alemanno- l’attuazione della delega governativa
contenuta nel collegato alla Finanziaria 2002 prevede un punto specifico a
favore dell’insediamento e della permanenza dei giovani in agricoltura
con una vera e propria riforma orientata a un aumento del sostegno alle
imprese condotte da giovani e alla valorizzazione delle loro capacità
imprenditoriali”. “Mai
come negli ultimi mesi -ha osservato il ministro- il mondo agricolo ha
assistito a un approccio nuovo alle problematiche dei giovani
imprenditori. E’, infatti, dell’Italia la proposta di organizzare la
Conferenza europea sui giovani agricoltori approvata dal Consiglio dei
ministri dell’agricoltura Ue che verrà attuata proprio dal nostro
Paese”. Al
termine del suo intervento, il ministro Alemanno si è intrattenuto a
lungo con i giovani, i quali gli hanno esposto i loro problemi di
imprenditori agricoli. La
relazione di Gianluca Cristoni Due
anni fa nella relazione introduttiva affermammo: “Questa Assemblea
costitutiva rappresenta un primo traguardo del momento conoscitivo ed il
punto di partenza della fase organizzativa” Oggi,
traducendo in numeri quell’impegno assunto, possiamo così sintetizzare: -
n. 173 iniziative svolte sul territorio; -
n. 4 seminari nazionali; -
n. 3 corsi di formazione professionale tenuti nelle regioni; -
n. 1 corso di formazione professionale a distanza realizzato; -
n. 24 Agia costituite: A
ciò, deve aggiungersi, la partecipazione ad un Bando pubblicato dal Mipaf
sulle “Iniziative per lo sviluppo di una cultura dei prodotti
agroalimentari italiani” dove le domande presentate furono n. 205,
quelle approvate n. 15 e, nell’ambito della graduatoria finale, il
progetto Qualit@giovane si è posizionato all’8° posto; oltre alla
collaborazione prestata nell’elaborazione del Progetto Pilota “Per la
realizzazione di corsi di formazione finalizzati a favorire
l’introduzione e la tenuta della contabilità da parte di imprese
condotte da giovani agricoltori” presentato dal Cipa.at unitamente a Cia
Imprese ed Agrinform, classificatosi al primo posto nella graduatoria
redatta dal Mipaf. L’azione
svolta ha perseguito, fondamentalmente, tre obiettivi: -
informare; -
formare; -
informatizzare. In
questi due anni abbiamo visitato aziende condotte da giovani, abbiamo
parlato dei loro problemi e delle loro aspettative, abbiamo cercato di
sviluppare politiche e scelte basate sulle loro esigenze e, sull’analisi
dei loro bisogni, abbiamo basato la nostra azione. Dall’esperienza
di questi due anni emerge, con forza, che il valore dell’impresa non si
misura nell’ampiezza ma nella capacità imprenditoriale di colui che la
gestisce. Ecco
perché la maggior parte della nostra attività si è concentrata sulla
figura dell’imprenditore. Abbiamo
dedicato molta attenzione al monitoraggio della rete Internet per cercare
di capire e divulgarne le opportunità. Concreto il nostro impegno per
portare il web nell’impresa giovane, ipotizzando anche un nuovo modo di
fare sistema, sperimentando strumenti nuovi per concentrare il prodotto
“in modo virtuale”, canalizzando la domanda. Il
questa direzione, il sito di Qualit@giovane, è stato la nostra prima
esperienza che si è posto l’obiettivo di dare visibilità ai giovani
imprenditori ed ai loro prodotti di qualità, creando un rapporto diretto
con i consumatori. Attualmente Qualit@giovane annovera n. 48 giovani e
altri 36 richieste sono in fase di verifica. Lo
stesso sito dell’Associazione: www.agia.it sta raccogliendo molti
consensi, come dimostrano le centinaia di pagine scaricate ogni giorno,
permettendoci di arrivare più rapidamente agli associati, rendendo più
capillare e veloce la diffusione di dati, notizie e risposte. Abbiamo
portato le nostre proposte sui “tavoli di concertazione” e ci siamo
confrontati con le altre rappresentanze giovanili imprenditoriali. Forte
è stato il nostro impegno nell’Osservatorio per l’imprenditoria
giovanile in agricoltura istituito presso il Mipaf. L’Osservatorio,
fino ad oggi, ha ben operato, finalizzando la sua attività a tre
obiettivi: -
monitorare l’applicazione delle leggi che sostengono l’impresa
giovane; -
dotarsi di strumenti di analisi, -
promuovere attività di formazione. I
successi raggiunti riguardano la modifica della Legge 441/98 al fine sia
di superare i problemi interpretativi che ne limitavano i benefici, sia di
promuovere un Progetto Pilota per favorire la tenuta della contabilità
aziendale con il supporto della formazione professionale, l’assistenza
contabile e la possibilità di abbattere il costo per l’acquisto del
computer che coinvolgerà 1300 giovani. I
problemi irrisolti, su cui si sta lavorando, si riferiscono alle leggi in
gestione a Sviluppo Italia che, pur rappresentando un valido completamento
degli interventi comunitari non sono del tutto operative, in quanto, il
regolamento attuativo del Decreto legislativo 185/2000 non ha ancora
superato il controllo da parte dell’Unione Europea. Inoltre, si stanno
predisponendo strumenti di informazione: depliant, cd rom, di facile
consultazione, su tutti gli strumenti normativi di cui un giovane può
avvalersi per fare impresa in agricoltura. L’Osservatorio
ha una grande potenzialità; in esso si ritrovano tutte le rappresentanze
dell’associazionismo giovanile agricolo e tecnico, che unitariamente
possono compiere una incisiva azione di lobby. Tutto ciò però è
possibile solo nel rispetto delle rispettive rappresentanze e senza
esercitazioni di arroganza. Inoltre,
proprio in questi giorni, è in atto il “passaggio del testimone” tra
il presidente uscente Giuliano D’Antonio, a cui va il nostro saluto e
ringraziamento ed il nuovo presidente Gilberto Bucci a cui rivolgiamo un
augurio di buon lavoro. L’esperienza
di questi due anni, la consapevolezza degli strumenti a disposizione, ci
fanno guardare avanti con fiducia. Il
percorso che porta alla titolarità dell’impresa è una strada in salita
la cui pendenza muta a seconda se chi la percorre è un giovane
coadiuvante nell’impresa famigliare o un giovane la cui famiglia è
dedita ad altre attività. E
una volta conseguita la titolarità dell’impresa non ci si può fermare
a “prendere fiato”, ma occorre proseguire la scalata lungo un sentiero
irto di ostacoli per giungere alla meta: un’azienda redditizia e
competitiva. La
sfida che si ha di fronte è, certamente, dura e rischiosa dovendo
competere non solo con le imprese agricole operanti nel medesimo mercato,
ma, anche, con le imprese industriali e commerciali che hanno una maggior
forza finanziaria, produttiva e distributiva. Per
poter raggiungere il successo occorre giocare con intelligenza le carte
vincenti dell’impresa giovane, rientrando nella logica delle dinamiche
di mercato. Mercato
che vede l’imprenditore agricolo in una nuovo ruolo, non più rilegato
alla fase iniziale della filiera agroalimentare, in modo subordinato
rispetto agli altri operatori, ma soggetto in grado di raggiungere il
consumatore finale aggiungendo valore alla produzione. Il
binomio giovani e impresa trova identificazione in una agricoltura moderna
e specializzata, proiettata alla continua valorizzazione della qualità e
della tipicità delle produzioni in stretto rapporto con il territorio,
attenti alla salvaguardia dell’ambiente, in un diverso rapporto con il
consumatore. La
produttività, in questo nuovo ruolo dell’agricoltura, quindi, non è più
un valore assoluto, ma reso compatibile con altri obiettivi della società
e della politica economica come: l’ambiente, la salubrità degli
alimenti e lo sviluppo rurale. Grazie
all’evoluzione dei processi tecnologici, l’agricoltura ha raggiunto
traguardi d’eccellenza produttiva, ma, con l’aumento della ricchezza,
la gamma dei bisogni si è notevolmente ampliata. Il
consumatore chiede beni e servizi specifici: attenzione alle diete,
fruizione del paesaggio, cultura alimentare. Ci
troviamo, quindi, ad infrangere quel muro che divide una agricoltura
attenta alla “coltivazione del contributo” da una agricoltura che si
preoccupa di rispondere ad esigenze sempre più complesse e diverse. Un’analisi,
questa, ampiamente approfondita nella Conferenza nazionale sull’Impresa
agricola svolta a Roma nel dicembre scorso, in cui, nel suo intervento il
presidente della Cia, Massimo Pacetti ha affermato che: “l’evoluzione
e la modernità dell’impresa non sono solo un fatto tecnico produttivo.
Per troppo tempo il settore agricolo è stato costretto a visioni
settoriali, limitate ed anguste. E’ arrivato il momento di uscire dagli
steccati e porre l’impresa ed il settore agricolo in un sistema sempre
più relazionale sul piano economico e politico-istituzionale.” Per poi
concludere che “ ... occorre abituarci a ragionare in termini di minori
protezioni dei prezzi e sempre più in termini di capacità concorrenziali
e di efficacia delle politiche...”. In
questa rinnovata strategia del sistema agricolo i giovani imprenditori
rappresentano il vero motore dello sviluppo del settore, ne sanno cogliere
i cambiamenti e rispondere ai mutamenti del mercato con capacità di
innovazione, fantasia ed un pizzico di spregiudicatezza. Convinti
di questo, occorre “spingere l’acceleratore” sul ricambio
generazionale e capovolgere le statistiche che sottolineano, ancora, una
insufficiente presenza di titolari di impresa con meno di 35 anni. Infatti,
da uno studio di Eurostat, pubblicato quest’anno, sulle imprese agricole
e riferito al 1997, emerge che nell’Europa dei 15 la percentuale dei
minori di 35 anni, sul totale dei titolari di azienda è dell’8.2 per
cento, mentre la percentuale dei titolari di oltre 55 anni è del 53 per
cento. Per
l’Italia i dati parlano del 5.4 per cento di minori di 35 anni e del
63.3 per cento degli oltre 55 anni. Un’analisi Istat condotta
nell’anno successivo (1998) sottolinea come l’Italia sia il paese,
dopo il Portogallo, con la più bassa percentuale di aziende condotte da
giovani nell’Ue. Che
fare? Come
Agia, questa II Assemblea nazionale rappresenta l’inizio di una nuova
fase, in cui far sentire, con più forza, la voce dei giovani, attuando un
programma di lavoro più articolato e proponendo una strategia
differenziata che vuole affrontare le difficoltà che si incontrano nella
fase precedente alla titolarità di impresa ed essere efficace,
successivamente, quando l’impresa giovane deve affermarsi e
consolidarsi. Tra
i giovani c’è voglia di fare impresa in agricoltura e c’è voglia di
cogliere tutte le opportunità che le politiche comunitarie offrono. Infatti,
nel quinquennio 94/99 i premi di primo insediamento erogati sono stati n.
29.346 (dati Mipaf) mentre in questo primo triennio di Agenda 2000 le
domande presentate sono n. 45.869. Ma
quali risposte hanno ricevuto? Di
queste solo n. 14.315 , sono state finanziate mentre la maggior parte
delle restanti sono in fase di istruttoria. Dai dati Agea, aggiornati al 5
aprile scorso, risulta che nessuna regione dell’obiettivo 1 ha ancora
erogato finanziamenti, mentre in 6 regioni le domande pervenute coprono
l’intero stanziamento previsto per gli anni 2000/2006. E’ importante
precisare che, in molte regioni, il pagamento del premio è subordinato
alla presentazione, contestuale o entro 3 anni, del Piano di miglioramento
aziendale. Quindi, anche la “vecchia cantilena” sui giovani che, con
questi soldi cambiavano la macchina o la moto e, poi, “andavano a fare
altro nella vita” è definitivamente cessata. Per questo motivo,
crediamo, che le regioni, in coerenza con i programmi politici approvati
ad inizio legislatura, in cui, le politiche in favore dei giovani erano,
dal nord al sud, ritenute prioritarie, debbano, a fronte di giovani che
scelgono di fare impresa in agricoltura trovare strumenti per finanziare
tutte le richieste pervenute e quelle che perverranno entro il 2006. Al
ministero, chiediamo, di esercitare quel ruolo che gli è proprio, di
coordinamento perché, federalismo non è, certo, sinonimo di anarchia. Diversamente,
il danno che si produrrebbe nei giovani sarebbe doppio: sfiducia negli
strumenti comunitari perché la loro efficacia non può essere legata a
“questioni di fortuna” e scetticismo verso lo status di cittadino
europeo. Su
questo aspetto saremo intransigenti, presenti in un confronto serrato con
le Istituzioni regionali e pronti alla mobilitazione, se necessario, al
fianco delle Cia regionali e provinciali. Ma
non basta. Il
nostro programma di lavoro prevede, tra le priorità, un’azione incisiva
al fine di valorizzare la figura del coadiuvante e, con essa l’impresa
nella quale opera. Il
coadiuvante a cui ci rivolgiamo è il giovane, “unità attiva”
nell’impresa famigliare, di età compresa tra i 16 ed i 30 anni che sta
realizzando un percorso che lo porterà ad acquisire la titolarità
dell’impresa. Quindi,
è, innanzitutto, un’affermazione di esistenza. Inoltre,
in un’azienda agricola sempre più pluriattiva (agriturismo,
manutenzione del territorio, prima trasformazione …) crediamo che alcune
di queste attività potrebbero essere affidate al coadiuvante. In
altre parole, nell’impresa agricola che dilata le sue funzioni,
diversificandole, il coadiuvante può specializzarsi, acquisendo
professionalità, nell’esercizio di alcune di queste, in una
progressione verso la titolarità dell’impresa. Diversa
attenzione, da tradursi in vantaggi economici, va posta, anche,
all’impresa che ha al suo interno uno o più coadiuvanti. Pensiamo
ad una maggiore considerazione nelle politiche di investimento che
arrivino a definire priorità nelle istruttorie e nell’accesso ai
finanziamenti, unitamente alla possibilità di riconoscere punteggi
aggiuntivi nelle “griglie di valutazione” dei progetti. Così
come, nell’ipotesi di una riforma fiscale, poter calcolare il reddito
presunto del coadiuvante e, considerato come costo della produzione,
poterlo scalare dal reddito d’impresa. All’opposto,
non possiamo ignorare l’esigenza di continuità per quelle imprese che
sono prive di figli disponibili al subentro o di giovani che vorrebbero
fare il loro ingresso nell’imprenditoria agricola ma non hanno
un’impresa famigliare. Un
problema che in cifre si traduce nei seguenti dati: -
il 94 per cento di imprese non ha un successore in azienda (dato Istat); -
solo 1 giovane su 100 diviene imprenditore anche in assenza di impresa
famigliare. Una
situazione complessa che richiede una proposta articolata: 1)
il titolare anziano potrebbe essere incentivato a cedere in affitto al
giovane la propria azienda da un intervento specifico quale la
capitalizzazione, cioè il pagamento anticipato, dell’affitto previsto
per tutta la durata del contratto. Questo incentivo si rende necessario
dopo lo scarso successo della misura di prepensionamento. Infatti, nel
quinquennio 94/99 il nostro paese si colloca al penultimo posto
nell’utilizzo dei finanziamenti con una percentuale dell’1.9 per
cento. E, ancorché questa misura sia stata riconfermata con Agenda 2000,
poche regioni l’hanno inserita nei documenti di programmazione; 2)
il contratto di affitto dovrebbe avere una durata di 10/15 anni, per
consentire al giovane imprenditore di usufruire dei finanziamenti previsti
per i Piani di miglioramento aziendale. Una durata, insomma, compatibile
con la tipologia degli investimenti e con il periodo di ammortamento degli
stessi; 3)
il giovane imprenditore dovrebbe restituire la capitalizzazione avvenuta
in favore del proprietario in rate annuali. Per
attuare tutto ciò, riteniamo utile l’emanazione di un dispositivo
normativo che, nel regolamentare la materia istituisca uno strumento di
incontro tra la domanda e l’offerta, una specie di “Borsa
dell’affitto del capitale fondiario”. Questa normativa, inoltre,
potrebbe agevolare l’affidamento o la fruizione delle terre inutilizzate
e delle terre pubbliche. Acquisita
la titolarità, l’impegno del giovane imprenditore si indirizza nel
rendere la propria azienda sempre più redditizia e competitiva. I
giovani insediati in agricoltura hanno colto l’importanza di andare
verso il nuovo e che l’impresa per evolversi deve adeguarsi a tutte le
opportunità che le nuove tecnologie offrono, valorizzando, attraverso la
commercializzazione e la certificazione del prodotto, per arrivare
direttamente sul mercato e divenendo sempre più multifunzionale. L’impresa
competitiva si deve rapportare alle innovazioni tecnologiche, facendo
attenzione a diversificare e segmentare le produzioni, con una grande
attenzione rivolta alla qualità. Le
nuove tecnologie, infatti, rivoluzionano i sistemi di produzione,
allargano il raggio di azione dell’azienda, estendono le conoscenze e
alimentano un continuo processo di specializzazione generato dal capitale
umano che ne diventa il principale attore. In
questo scenario, vanno sempre più rafforzati gli elementi di successo
dell’impresa giovane che sono: formazione, capitali e servizi. Formazione Il
giovane ha bisogno di una pluralità di conoscenze. Infatti,
deve essere informato, soprattutto, su: -
i processi produttivi; -
i sistemi di qualità; -
le relazioni con il mercato; -
la rete distributiva; -
i sistemi finanziari, fiscali ed assicurativi; -
i rapporti di lavoro, sempre più flessibili. Un
grande patrimonio che va continuamente arricchito ed aggiornato perché
l’economia moderna si basa sulla conoscenza. Un
percorso formativo, flessibile e personalizzato, che dura tutta la vita
professionale. Per
questo affermiamo che occorre ripensare il sistema formativo, superando il
modello attuale di formazione “una tantum”, che termina con la
conclusione del corso ed addivenire ad una formazione continua. Si
tratta di strutturare la domanda e l’offerta andando oltre l’attuale
rapporto di casualità. Il
percorso formativo dovrebbe così articolarsi: -
partecipazione al primo corso di base di 200 ore previsto al momento
dell’insediamento; -
continuare l’aggiornamento con corsi brevi e monotematici utilizzando la
formazione a distanza; -
approfondire singole tematiche attraverso corsi di specializzazione
organizzati dalle Università e co-gestiti con le Rappresentanze agricole
imprenditoriali. Ciò
comporta: -
un impegno diffuso e costante di tutte le Regioni nella promozione
dell’attività di primo livello gestita dagli Enti di formazione; -
una maggiore diffusione della formazione a distanza che dovrebbe vedere
protagonisti, nella realizzazione gli Enti di formazione; -
l’aprirsi delle Università al mondo imprenditoriale ed una maggiore
consapevolezza, da parte del mondo accademico, della stretta correlazione
esistente tra l’offerta formativa, il contesto economico ed il mondo del
lavoro in continua evoluzione. La
riforma universitaria, improntata ad una forte autonomia degli Atenei, è
in fase di attuazione, pensiamo che sia giunto il momento di stringere un
proficuo rapporto di collaborazione. Ieri
pomeriggio, nella tavola rotonda, con docenti delle Università di Perugia
ed Urbino, proprio su questo ci siamo confrontati ed abbiamo colto il
reciproco interesse nel poter realizzare, fin da subito, Progetti Pilota
di Eccellenza sulle seguenti tematiche: -
informatica; -
marketing; -
sistemi di qualità; -
organizzazione logistica (flussi di marci e di capitali). La
scuola sta cambiando. In
questa evoluzione, anche noi, giovani imprenditori, vogliamo fare la
nostra parte. Pertanto ci candidiamo ad incontrare gli allievi degli
Istituti tecnici agrari, ad interloquire con loro sulle problematiche e
sulle opportunità legate all’imprenditorialità, auspicando che gli
stage, a cui sono legati i crediti formativi, possano essere svolte presso
le nostre imprese. Capitali L’evoluzione
dei mercati, sempre più globalizzati, fanno sì che la sfida sulla
competitività si misuri su fattori come: la riorganizzazione dei processi
produttivi, lo sviluppo delle risorse umane, il marketing e la
certificazione che obbligano il giovane imprenditore a rispondere alle
nuove sfide. Tutti
questi elementi richiedono politiche di investimento che vengono
remunerate solo nel medio-lungo periodo e necessitano di capitali per
sostenere i progetti di sviluppo. Crediamo,
quindi, sia interessante ipotizzare un nuovo rapporto Banca-Impresa, da
affiancare al tradizionale sistema del credito (sistema di finanziamento
passivo) in un’ottica di partnership (sistema di finanziamento attivo). Tutto
questo impone una diversa cultura finanziaria, una trasformazione anche
tecnica per passare da una finanza di prestito ad una finanza di impresa. La
riduzione dei tassi di interesse apre nuove opportunità anche in
agricoltura, dove, il capitale appare ancor più tutelato. L’introduzione
di nuovi sistemi finanziari ed assicurativi potrebbero, infatti, garantire
risorse necessarie per lo sviluppo dell’agricoltura e,
contemporaneamente, offrire agli investitori buone opportunità di
rendita. Questo
dualismo tra: le nuove tipologie assicurative, in grado di garantire i
redditi dei produttori (proposta in discussione in sede comunitaria e
largamente sperimentate negli Stati Uniti) e le forme innovative di
credito (projet financing, merchant banking, venture capital ...) potrebbe
costituire una ricetta vincente per immettere nel comparto capitali che
possono essere remunerati con la produttività delle imprese e la
valorizzazione del “bene terra”. Per
poter concretizzare tutto questo, è necessario sostenere la trasparenza
da parte dell’impresa beneficiaria e la capacità di “lettura del
mercato” da parte dei soggetti interessati ad investire il proprio
capitale nel settore primario. Ieri
pomeriggio, Bagnoli, amministratore delegato della Cia Imprese ha
formulato un’ interessante proposta riguardante l’engineering company
al fine di fornire alle imprese un programma qualificato di assistenza
strategica e gestionale, operando nella logica di global consultant per
accrescere la cultura di impresa e sviluppare una consulenza prevedendo di
recuperare, anche all’estero, le competenze professionali, avvalendosi
della formula co-sourcing. Siamo
convinti che questi strumenti siano in grado di supportare i giovani
imprenditori nell’esercizio dell’impresa e, quindi, ci rendiamo
disponibili, già da domani, a sperimentare questa iniziativa tra i nostri
associati. Servizi I
forti processi di informatizzazione, globalizzazione e liberalizzazione
degli scambi economici portano ad una vera e propria
“dematerializzazione” dell’economia. La
rivoluzione digitale è un fenomeno articolato, in cui convergono aspetti
tecnologici e sociali, dove la materia è sempre meno importante e le
distanze, come per magia, non esistono più. Un
mondo “simulato”, un luogo interattivo e digitale ma umano, perché lo
determinano le persone e non le macchine. Ecco
perché, è necessario, velocizzare la cablatura del territorio, arrivando
fino alle più svantaggiate realtà agricole, permettendo a tutti di poter
usufruire delle opportunità che la rete è in grado di offrire. Inoltre,
i giovani che hanno scelto di “fare impresa” in agricoltura, sono i più
interessati alla vitalità dei territori rurali ed al miglioramento della
qualità della vita in tali aree. Le misure comunitarie previste da Agenda
2000, a favore dello sviluppo rurale, rischiano di non produrre gli
effetti previsti se non sono accompagnate da una scelta strategica del
Governo e delle Regioni di investire nei servizi, per potenziarli. Non
bisogna dimenticare che lo sviluppo dell’impresa giovane è sempre più
legata al territorio e integrata nella società locale. Quanto
fin qui esposto, richiede, nel dibattito in corso, sulla Riforma di Agenda
2000, nella “verifica di metà percorso”, una proposta coraggiosa di
cambiamento della Politica agricola comunitaria, capace di intervenire sui
fattori di competitività delle imprese. Come
detto precedentemente, la normativa comunitaria, attualmente, interviene
riconoscendo un Premio all’insediamento ed un minimo aumento nella
percentuale degli aiuti agli investimenti (+ 5 per cento). Ciò
risulta fortemente insufficiente, per far fronte agli alti costi di
avviamento che un giovane imprenditore deve sostenere. La
stessa Pac non è calibrata sui giovani agricoltori. Pertanto
si propone, di addivenire ad un superamento del Premio di Primo
insediamento, dopo 17 anni dall’introduzione e, riconoscendone,
comunque, i risultati conseguiti, prevedendo l’erogazione di aiuti al
consolidamento dell’impresa giovane, per i primi 6/8 anni
dall’insediamento. Al
fine di realizzare un’azione integrata e complementare da parte degli
Stati e delle Regioni, per accelerare il ricambio generazione, sarebbe
opportuno prevedere specifiche deroghe agli Orientamenti per gli Aiuti di
Stato (2000 C 28/02) Inoltre,
auspichiamo, così come è emerso al Seminario svolto a Bertinoro, che si
passi dagli aiuti diretti al reddito ad una strategia comunitaria che
sostenga le imprese sul mercato attraverso: -
miglioramento dell’offerta; -
valorizzazione della qualità e tipicità delle produzioni; -
potenziamento del ruolo multifunzionale; -
servizi innovativi; -
efficaci programmi di educazione alimentare, iniziando dalle scuole
elementari. Infine,
non più rinviabile è lo snellimento delle procedure ed una forte
sburocratizzazione. Per questo motivo proponiamo di concedere gli aiuti
diretti ai giovani agricoltori sotto forma di titoli di credito. In questo
modo si consentirebbe ai giovani, che presentino adeguate garanzie, di
capitalizzare gli aiuti per sviluppare la propria azienda. Queste
sono le nostre proposte, su cui ci confronteremo nell’ambito del Ceja e
nella Conferenza europea sul Futuro dei Giovani Imprenditori. L’abbiamo
già fatto, ma la presenza del ministro Alemanno, questa mattina, è
l’occasione per rimarcare, la nostra soddisfazione per la Sua proposta,
in quanto promotore della Conferenza, accolta il 22 aprile scorso dal
Consiglio dei ministri agricoli ed ora in fase di organizzazione. Ci
aspettiamo molto da questa iniziativa e ci auguriamo che, come la
Conferenza di Cork ha rappresentato la svolta nelle politiche sullo
Sviluppo rurale, analogamente questa Conferenza sul futuro dei giovani
imprenditori delinei la strategia comunitaria per il 3° millennio. Infine,
anche come cittadini europei, ci piacerebbe dare un contributo fattivo
alla “Convenzione dei giovani dell’Europa”, prevista dal 9 al 14
luglio prossimo a Bruxelles, nei locali del Parlamento europeo. Sarebbe
importante, se, le rappresentanze giovanili agricole, potessero esprimere
un loro rappresentante in seno alla Convenzione composta da 168 giovani di
cui 6 italiani. Il
5 dicembre scorso, quando abbiamo deciso di indire la nostra II Assemblea
nazionale, in Direzione, ci siamo prefissi di portare proposte concrete,
realizzabili, individuando, fin da ora, gli interlocutori perché, oltre
che verso i nostri associati, sentiamo una grande responsabilità verso la
Confederazione italiana agricoltori, al cui interno operiamo, e di cui, ci
prefiggiamo, con orgoglio, di rappresentare “un valore aggiunto”
arricchendone l’azione politico-sindacale. Siccità:
l’agricoltura del Sud L’agricoltura
del Sud continua ad essere sempre più a secco. La disponibilità di acqua
è, infatti, ancora sotto i livelli di guardia. In alcune zone il rischio
di desertificazione è, purtroppo, una triste realtà. Molti invasi sono
praticamente prosciugati. E’ quanto rileva la Confederazione italiana
agricoltori la quale rileva che l’intero apparato irriguo, del
Mezzogiorno mostra gravissime disfunzioni. Basti pensare che le perdite
d’acqua nelle condotte di adduzione e di distribuzione arrivano
mediamente al 30-40 per cento, con punte del 60 per cento. Un dato
allarmante che, secondo la Cia, testimonia la gravità del problema idrico
del nostro Paese e non solo del sud. Solo nel 2001 la siccità ha causato
all’agricoltura italiana un danno in termini di mancata produzione di
1,7 miliardi di euro ed esiste il fondato rischio che per quest’anno la
perdita sarà maggiore (2-2,5 miliardi di euro). Le
recenti violente manifestazioni di cittadini palermitani per la carenza
d’acqua in città hanno riproposto drammaticamente la gravità della
situazione idrica, sostanzialmente di tutto il Mezzogiorno. Infatti,
nonostante le discrete piogge registrate negli ultimi giorni, i livelli
idrici dei vari invasi nel Mezzogiorno d’Italia restano nettamente
inferiori a quelli, già in declino, registrati nello stesso periodo del
2001 costringendo sempre più spesso gli agricoltori a pompare acqua a
profondità sempre inferiori e i cittadini ad approvvigionarsi attraverso
fornitori privati. La
Cia ha sempre sottolineato che la soluzione idrica nel Mezzogiorno
costituisce la condizione unica essenziale per lo sviluppo
dell’agricoltura, per la affermazione di dignitose condizioni sociali e
per una efficace lotta contro la desertificazione. La Cia ha lanciato
ancora una volta l’allarme in occasione del Convegno nazionale
sull’irrigazione, svoltosi a Matera solo un mese fa. Allarme, purtroppo,
parzialmente ascoltato. Infatti, se da una parte è apprezzabile
l’iniziativa intrapresa dalla Conferenza Stato-Regioni il 18 aprile di
varare il “Programma nazionale per l’approvvigionamento in agricoltura
e per lo sviluppo dell’irrigazione”, e dunque di destinare 370 milioni
di Euro per il recupero delle risorse idriche esistenti e per lo sviluppo
delle risorse disponibili; dall’altra la Confederazione chiede che si
proceda con urgenza alla definizione precisa della lista dei progetti da
realizzare e allo sblocco delle procedure per i finanziamenti. Allo
stesso modo, seppure è condivisibile che con la legge Obiettivo per la
realizzazione delle infrastrutture di interesse nazionale si stia tentando
di semplificare le procedure e di accelerare i tempi per la costruzione
delle opere, dall’altra la Cia ritiene che si possa procedere con
decisione e con speditezza per gli interventi di razionalizzazione,
completamento e ammodernamento degli impianti esistenti e delle reti
irrigue obsolete. In
questa complessa operazione, che richiede anche interventi di ordine
tecnologico, agricolo, gestionale, è evidente come sia necessario un
efficace coordinamento tra i vari soggetti interessati, pubblici e
privati. È
per questo che la Cia apprezza la recente istituzione del “Comitato per
l’emergenza idrica”, che al momento raccoglie i ministeri
dell’Ambiente, delle Infrastrutture e le Regioni, e ne chiede una
formale partecipazione. Ecco
una mappa della sete delle regioni meridionali e i danni causati
all’agricoltura. Campania
- Il quadro, nonostante le recenti piogge, non è dei più confortanti.
L’agricoltura è praticamente a secco. Gli invasi vedono scendere
pericolosamente le loro capacità idriche. A rischio ortofrutta e semine
primaverili. Puglia
- La situazione resta drammatica. Gravissimi i danni per i cereali, la
frutticoltura, le produzioni orticole, la vitivinicoltura,
l’olivicoltura. L’emergenza idrica e la siccità investono, infatti,
la regione da più di due anni ed hanno causato perdite per
l’agricoltura pari a 750 milioni di euro. Il volume d’acqua negli
invasi è sceso quest’anno a 18 milioni di metri cubi contro i 42
milioni di metri cubi del 2001. Basilicata
- I volumi d’acqua disponibili negli invasi sono scesi di oltre il 60
per cento nei confronti dell’anno passato. Preoccupazione per i cereali,
per l’ortofrutta e la vitivinicoltura. Calabria
- La siccità e la carenza di acqua si stanno estendendo a macchia
d’olio. Danni per ortofrutta, cereali e olivicoltura. Preoccupazione
anche per la vitivinicoltura. Sicilia
- Danni pesantissimi per agrumi, vitigni, frutta, cereali, che sono stati
causati dalla siccità, dallo scirocco e dalle cattive condizioni
dell’apparato irriguo, dal quale si disperde acqua in enormi quantità. Sardegna
- Lo scenario, pur rasserenato dalle piogge di questi ultimi giorni,
rimane difficile. Gli invasi hanno fatto registrare un calo nei volumi di
acqua superiore al 50 per cento. Nonostante sia piovuto molto e con
insistenza, alcune colture sono andate distrutte, in particolare cereali,
ortaggi e frutta. Bistecca
“fiorentina”: la Cia auspica Dopo
più di tredici mesi di analisi, domani si riunirà il Comitato
scientifico veterinario Ue che illustrerà alla Commissione le sue
valutazione in merito all’emergenza Bse. Uno degli aspetti che dovrà
essere approfondito riguarderà la possibilità di rimuovere le
restrizioni a suo tempo intraprese per la commercializzazione di carne
bovina con l’osso. Si saprà, quindi, una decisione circa il futuro
della bistecca “fiorentina”. “Attendiamo
con fiducia -ha dichiarato Giordano Pascucci, vicepresidente della
Confederazione italiana agricoltori della Toscana- l’esito delle
valutazioni del Comitato tecnico scientifico. Il monitoraggio di questi
mesi potrà consentire di assumere le decisioni più opportune per dare
garanzie ai consumatori. In merito alla ‘fiorentina’, auspichiamo che
venga presa una decisione positiva per la sua reintroduzione sul mercato
in quanto consentirebbe un ulteriore sviluppo dei consumi delle carni
bovine che nella nostra regione sono di grande pregio e qualità”. “Come
Cia di Firenze -ha dichiarato il presidente provinciale Sandro Piccini-
attendiamo le decisioni del Comitato europeo. Un eventuale esito positivo
verrà festeggiato da parte nostra con una iniziativa che svolgeremo a
Firenze, coinvolgendo i consumatori e la cittadinanza ed in collaborazione
con gli esercenti (commercianti e macellai) della nostra provincia”. La
Cia illustra a Cesena Nell’ambito del Macfrut
di Cesena si è svolto, organizzato da Agri Cesena, un convegno sul tema
“L’impatto degli Ogm sull’economia agricola: consumo,
moltiplicazione, tutela, contaminazione”. I lavori si sono
articolati in varie sezioni. A quella dedicata agli agricoltori e il loro
pensiero nell’introduzione degli Ogm è intervenuta Giuliana Roncolini,
responsabile nazionale Cia dell’Ufficio ortofrutta e biotecnologie. Di
seguito pubblichiamo una sintesi dell’intervento svolto da Roncolini. Oggi
lo sforzo della nostra politica agricola dovrebbe tendere al
raggiungimento di un giusto equilibrio tra innovazione tecnologica,
rispetto dell’ambiente e tutela della salute umana, mettendo a punto
misure destinate a facilitare la coesistenza di diverse pratiche agricole,
senza escludere a priori le colture geneticamente modificate. Essere
attenti all’applicazione del principio di precauzione non deve, infatti,
tradursi in una netta preclusione verso la ricerca in questo importante
settore, preclusione che tutti negano a parole ma che si sostanzia poi nel
tagliarle le gambe, a livello operativo, attraverso una politica
discrezionale delle risorse pubbliche destinate a questo capitolo oppure
rendendo impossibile qualsiasi sperimentazione pratica delle ricerche
avviate in laboratorio. Se
si tiene conto, inoltre, che è proprio il comparto sementiero ad essere
maggiormente interessato dalle innovazioni biotecnologiche e che in tale
settore esiste già una forte concentrazione produttiva nelle mani di
pochi gruppi industriali a carattere multinazionale, da cui l’Italia
dipende in gran parte rispetto all’approvvigionamento del seme, dovrebbe
essere un interesse primario per la nostra agricoltura cercare attivamente
di superare, almeno in parte, tale gap tecnologico. E’ nostro interesse,
quindi, che, grazie alle nuove tecnologie, si arrivi quanto prima ad
ottenere risultati significativi, sia in termini di maggiore autonomia
dall’estero per quanto riguarda il seme, sia nella salvaguardia e
valorizzazione di alcune nostre produzioni di qualità. Mi
riferisco, in particolare, al potenziamento di particolari resistenze
delle piante agli stress climatici, tra cui i lunghi periodi di siccità
che cominciano a preoccupare seriamente gli agricoltori ortofrutticoli di
alcune nostre regioni meridionali. Altro problema spinoso che potrebbe
essere risolto con le tecniche genetiche è quello della scarsa resistenza
di alcune varietà ortofrutticole, tra cui alcune di gran pregio, a forme
specifiche di virosi con la conseguente progressiva eliminazione di tali
produzioni dal mercato. Un esempio classico, a cui spesso si fa
riferimento, è il pomodoro San Marzano, la cui particolare debolezza agli
attacchi virali può essere combattuta attraverso la tecnologia genetica,
senza modificare le caratteristiche organolettiche del prodotto. Questa
partita, a mio avviso, va giocata al più presto, anche alla luce del
prossimo decollo europeo nella commercializzazione di prodotti transgenici
subito dopo l’entrata in vigore della normativa di riferimento, ovvero
la Direttiva 2001/18, che diventerà operativa a fine ottobre, e la
direttiva sementi, che uscirà quasi sicuramente a fine anno. In questo
caso assisteremo all’immissione in commercio quasi simultanea di
moltissime nuove varietà transgeniche che sono già state sottoposte al
vaglio scientifico della Comunità e che aspettano solo lo sblocco della
moratoria europea, con evidenti vantaggi per le società che li hanno
prodotti. L’impegno
delle singole autorità nazionali, quindi, dovrà concentrarsi nei
prossimi mesi nella messa a punto di misure di garanzia che possano
concretamente garantire la libera scelta del consumatore attraverso una
separazione delle filiere agro-alimentari Ogm e convenzionali. Saranno
necessari adeguati strumenti di analisi e controllo dei prodotti immessi
alla commercializzazione per evitare che le diverse fasi delle filiere
possano avere punti di contatto o di non trasparenza. Contemporaneamente
dovranno essere monitorati nel lungo periodo gli eventuali fenomeni di
rischio derivanti sia dalla coltivazione che dalla commercializzazione dei
nuovi prodotti. Come
noto, nel caso degli Ogm, un insieme di strumenti di controllo per
garantire un sistema trasparente, basato sull'informazione al consumatore
e sulla conoscenza e gestione quotidiana dei flussi commerciali
internazionali da parte delle autorità competenti, non è ancora stato
messo in opera. Questo
deve essere addebitato non solo ad una normativa carente a livello
europeo, ma anche ad una generica inadeguatezza dei sistemI di controllo a
carico delle autorità dei paesi membri. In
particolare, in Italia, ciò si è verificato sia per la scarsa chiarezza
delle circolari ministeriali, che dovevano regolamentare i controlli sia
alla mancanza di sintonia tra le reali competenze dei diversi uffici
dipendenti da amministrazioni statali e regionali e dei diversi enti
preposti ai controlli (autorità doganali, Asl marittime, uffici di
fitopatologia regionali, e altri ancora). Si sarebbe, invece, dovuto
intervenire per tempo in una questione così delicata per l’agricoltura
italiana, definendo una rete di laboratori sul territorio con un
coordinamento da parte di un’autorità tecnica centrale in grado di
verificare tempestivamente eventuali distonie nell’andamento delle
analisi e sopperire a carenze contingenti. In
prospettiva, fermo restando la necessità di un maggior adeguamento nel
breve-medio periodo della “macchina pubblica” alle nuove esigenze di
controllo delle importazioni e delle filiere alimentari italiane,
l’unica soluzione possibile per garantire una capacità reale di scelta
dovrà essere una rigida segregazione delle coltivazioni da seme, ivi
comprese quelle dei paesi terzi, per essere in grado di rispettare le
esigenze dei paesi importatori. Ortofrutta:
pomodoro, in Europa passa la linea italiana a tutela della qualità Soddisfazione
di Cia e Uiapoa La
Cia e l’Uiapoa accolgono con soddisfazione la notizia del ritiro da
parte della Commissione europea del progetto di regolamento che prevedeva
l’abrogazione dei requisiti minimi di qualità dei derivati a base di
pomodoro e introduceva solo parziali adeguamenti della normativa
applicativa del regime di sostegno comunitario. Cia
e Uiapoa sottolineano come, grazie alla ferma e compatta opposizione dei
governi di Italia, Spagna e Grecia, ed all’impegno della delegazione
agricola italiana al Copa/Cogeca, contro una dequalificazione di fatto di
una produzione mediterranea strategica come il pomodoro, siano state
difese le esigenze sia di tutela dei consumatori che dei produttori
agricoli. La
salvaguardia dei requisiti minimi contribuirà anche a garantire la qualità
e l’origine del pomodoro europeo rispetto al concentrato importato dai
paesi terzi, nei confronti del quale vanno rafforzate disposizioni in
materia di sicurezza alimentare. Tentativi di deregulation in questi
settori sono molto rischiosi se allo stesso tempo non vengono messi in
atto controlli adeguati sulla sicurezza dei prodotti importati. La Cia e l’Uiapoa sono sin da oggi disponibili a riaprire un tavolo di confronto con le organizzazioni industriali per concordare gli aggiornamenti alla normativa applicativa del regime di sostegno del pomodoro da industria che verranno ritenuti necessari.
Incontro
nazionale dei consorzi I
rappresentanti delle Dop e Igp dell’olio d’oliva si sono riuniti ieri
a Roma su invito della Cia, della Coldiretti, della Confagricoltura e
delle rispettive Unioni dei produttori, Cno ed Unaprol. Si
è trattato di un incontro di lavoro per mettere a fuoco i problemi e le
prospettive di questo segmento produttivo e la sua esperienza
organizzativa introdotta dalla regolamentazione comunitaria. Dopo
le considerazioni introduttive delle organizzazioni che hanno promosso
l’incontro, il rappresentante dell’Ismea, Roberto D’Auria, ha
focalizzato tutta la tematica inerente il mercato degli oli Dop e Igp,
nonché, il ruolo e le potenzialità di sviluppo dei consorzi di tutela. Nell’Ue
ci sono attualmente 66 Dop/Igp di cui 25 in Italia, mentre altre 26 sono
le richieste nazionali in istruttoria di cui 9 già all’esame della
Commissione Ue. Si
stima che in Italia la produzione certificata venduta sia di circa 4.000
tonnellate di olio, meno dell’uno per cento della produzione totale,
circa il 2 per cento della produzione di extravergine delle aree Dop. Ci
sono, dunque, grandi spazi da conquistare ma serve un grande sforzo
organizzativo e un adeguato sostegno alla promozione. Occorre soddisfare
le attese del consumatore del quale va, innanzitutto, migliorato il
livello di informazione sugli oli di qualità e sulle loro diverse
caratteristiche territoriali. L’incontro
si è concluso con la costituzione di un comitato promotore per
verificare, in breve tempo, l’opportunità di costituire un organismo di
rappresentanza e di coordinamento unico a livello nazionale. (Politiche
delle produzioni e di mercato) Alta
onorificenza francese Solenne
cerimonia a Palazzo Farnese Gran
festa, ieri, all’Ambasciata di Francia a Roma per la consegna all’on.
Giuseppe Avolio dell’onorificenza di Gran Croce Ufficiale al Merito
dell’Agricoltura. Nella sala Paolo III di Palazzo Farnese, alla presenza
di numerosi invitati tra i quali, in prima fila, il presidente della Cia,
Pacetti, e i vicepresidenti, De Carolis e Pascale, con numerosi esponenti
regionali della Confederazione, il sottosegretario agli Esteri, on.
Margherita Boniver, l’Ambasciatore di Francia in Italia, Jacques Blot,
ha aperto la cerimonia. Egli ha affermato che era giusto dare un carattere
solenne all’incontro. L’Ambasciatore ha, quindi, rivolto all’on.
Avolio un caloroso indirizzo di saluto, personale e a nome del Governo
francese, che aveva inviato a Roma, per l’occasione, due alti funzionari
del ministero dell’Agricoltura. L’Ambasciatore
Blot ha ricordato la vita dell’on. Avolio, suddividendola in tre periodi
principali: la scelta giovanile contro la dittatura, con la conseguenza
dell’internamento in un lager nazista; l’impegno nel campo civile e
pubblico, cominciato, nell’immediato dopoguerra, nel Partito socialista
italiano e la elezione a deputato per tre legislature; l’attività nel
settore primario caratterizzata dall’elaborazione di indirizzi per una
nuova agricoltura, in Italia e in Europa, e dalla tenacia per favorire
l’unità del mondo agricolo, che diede vita alla Cic, trasformatasi,
successivamente, in Cia. L’Ambasciatore
ha, poi, ricordato l’attività dell’on. Avolio nel Comitato
Mediterraneo della Fipa ed ha messo in risalto la sua partecipazione
costante, negli ultimi vent’anni, a tutte le azioni utili per la
definizione di una politica agricola efficace e umana, tanto a livello
europeo che mondiale. L’Ambasciatore
ha segnalato, inoltre, la capacità dimostrata dall’on. Avolio ad agire
in modo da superare sempre la difesa ristretta di interessi particolari,
pur legittimi, a favore di una linea di progresso generale, che è oggi
riconosciuta e salutata, come segno distintivo, dal ministro
dell’Agricoltura e dall’insieme dei responsabili agricoli francesi. L’Ambasciatore,
infine, ha menzionato, con simpatia, la nascita della Fondazione Avolio,
Benigno, Cia per il progresso dell’agricoltura, e si è detto certo che,
anche attraverso questa opzione di carattere culturale, l’on. Avolio
contribuirà a valorizzare il ruolo dell’agricoltura come fattore di
stabilità sociale, di equilibrio territoriale e di sicurezza alimentare. L’on.
Avolio ha ringraziato, commosso, il Governo francese per l’alto onore
concessogli e l’Ambasciatore per l’amabilità e la simpatia
dimostrata, creando nella solennità della circostanza un clima di
cordialità e di amicizia. Avolio ha detto di essere particolarmente fiero
di questo riconoscimento, che rafforza i suoi legami fraterni con i
dirigenti e gli agricoltori francesi e, ricordando la solidarietà umana
ricevuta durante la prigionia dai francesi, ha ribadito il suo personale
affetto per la “douce France” della prima rivoluzione per affermare i
principi di libertà, uguaglianza e fraternità. Concludendo,
Avolio ha detto che egli considera l’onore personale ricevuto, di cui è
fiero, come un omaggio rivolto a tutta la Confederazione italiana
agricoltori nella quale egli, per 23 anni, ha operato per il progresso
dell’agricoltura, che è benessere per tutti. Alla
fine della cerimonia l’Ambasciatore ha offerto ai presenti una coppa di
champagne. Attorno ad Avolio e a sua moglie, con l’Ambasciatore, si sono
stretti, per le congratulazioni, con amicizia e simpatia, tutti i
presenti.
Costituita
a Bologna l’Associazione “Donne in campo” della Cia Problematiche
al femminile in agricoltura, sensibilizzazione di una figura-chiave,
coinvolgimento nelle tematiche all’interno dell’organizzazione,
sensibilità di approccio e concretezza di sostanza. Le donne della
Confederazione italiana agricoltori si assumono sempre più il loro ruolo
di protagoniste nei percorsi umani e lavorativi dell’azienda agricola e
si ritagliano lo spazio necessario per dimostrare di voler esserci e di
voler contare. Anche
per queste ragioni è nata l’Associazione della Cia “Donne in
campo”, dandosi una struttura nazionale, regionale e, dove possibile,
provinciale. Tale Associazione ieri è stata costituita anche a Bologna. Coordinatrice
è stata eletta Maria Bortolotti, imprenditrice nel settore vitivinicolo,
mentre la segreteria è stata affidata a Roberta Bassi, della
Confederazione italiana agricoltori. I
lavori sono stati aperti dal presidente provinciale della Cia Giorgio
Vitali che ha sottolineato come Bologna abbia rapidamente accolto il
mandato nazionale di formare gruppi femminili in grado di sostenere più
efficacemente la presenza e l’impegno delle agricoltrici in tutti gli
aspetti del settore. Successivamente,
ha preso la parola Maria Bortolotti che ha ricordato come due attuali
successi, agriturismo e fattorie didattiche, abbiano rivelato quanto
importante sia anche l’azienda agricola dove possono emergere i lati
femminili che contraddistinguono queste opportunità, realismo e
sensibilità. “Servono
-ha continuato la Bortolotti- una maggiore qualificazione nella formazione
e nell’aggiornamento, una legislazione semplice e facilmente applicabile
e il saper organizzare eventi che sappiano far meglio conoscere i
prodotti”. Paola
Pula, coordinatrice regionale dell’Associazione e vicedirettore della
Cia di Ravenna, ha parlato di “Donne in campo” come di uno strumento,
con proprio statuto e maggiore visibilità, che meglio consolida il
percorso di crescita e di conoscenza della valorizzazione delle imprese e
delle agricoltrici. “Le
aziende al femminile esistenti, circa 600.000 -ha affermato Paola Pula-
stanno progressivamente aumentando, valorizzando sempre più il ruolo
della donna come positivo portatore di quella inestinguibile risorsa che
è la ruralità. La specificità femminile ben si adatta a tutto ciò che
ha a che fare con la trasformazione dei prodotti, l’eco-sostenibilità
e, più in generale, con tutto ciò che abbina professionalità e ricerca
del reddito”. Le
conclusioni sono state svolte da Paola Ortensi, presidente nazionale
dell’Associazione che ha ricordato come spesso le donne siano
un’immagine naturalmente positiva del mondo agricolo, una presenza forte
e rassicurante ben definita da una riconosciuta energia vitale. Ha,
inoltre, sollecitato a promuovere incontri necessari per meglio conoscersi
ed a dedicarsi, credendoci, ad opportunità apparentemente minori, in
realtà foriere di importantissime implicazioni, come possono essere, ad
esempio, i vari mercatini. Paola
Ortensi, insistendo sul cambio culturale e il grande salto di qualità che
anche un’Associazione come “Donne in campo” dimostra, ha ribadito la
necessità di essere informatizzate e, visto i problemi di molte
imprenditrici presenti e l’anno dedicato alla montagna, di un convegno
sulle donne nell’Appennino bolognese. Un
grande successo “Per corti e cascine, assaggi e paesaggi Si
è svolta sabato 11 e domenica 12 maggio, promossa dalla Cia e da Turismo
verde della Lombardia, la quinta edizione di “Per corti e
cascine-assaggi e paesaggi delle campagne lombarde”, replicando il
successo degli anni precedenti, con grande partecipazione di visitatori. “Anche
quest’anno - ha affermato Silvana Sicuri, direttore di Turismo verde
della Cia della Lombardia- abbiamo registrato oltre 90 mila visite nelle
207 aziende agricole protagoniste del nostro week-end in campagna. Un
successo che conferma il grande richiamo della nostra iniziativa”. “L’ospitalità
e l’offerta delle nostre aziende -ha ribadito- non terminano con questa
iniziativa, infatti, grazie al sito di Turismo verde della Lombardia,
www.turismoverdelombardia.it, è ancora più facile scoprire quanto
offrono le campagne lombarde in tutte le stagioni”. “All’immagine
stereotipata delle campagne e alla qualità virtuale di tante formule
pubblicitarie -ha commentato Umberto Borelli, presidente regionale della
Cia- le aziende agricole, coinvolte nella nostra due giorni di “porte
aperte”, hanno contrapposto l’immagine reale dell’agricoltura,
facendo conoscere ai consumatori come e dove nascono i prodotti tipici e
di qualità che sono il vanto della Lombardia in tutto il mondo”. “Questo
contribuisce -ha aggiunto Borelli- a contrastare il tentativo di larga
parte delle grandi multinazionali del settore alimentare di far scomparire
il concetto di materia prima, ossia, da che cosa e da dove nasce un
alimento, facendo invece conoscere il contesto territoriale, la millenaria
tradizione e la capacità imprenditoriale che sono alla base
dell’agricoltura regionale”.
Riunione
dell’Anp della Cia della Sicilia Si svolgerà il prossimo 22 maggio, presso la sede dell’Anp-Cia della Sicilia, una riunione regionale dell’Associazione pensionati. Ai lavori parteciperà il segretario generale dell’Associazione, Giachino Silvestro. Festa
dell’Anp-Cia dell’Emilia Romagna Il prossimo 25 maggio, presso il Parco Rio Grande di Igea Marina, in provincia di Rimini, si terrà la Festa regionale dell’Associazione pensionati della Cia dell’Emilia-Romagna, giunta alla decima edizione, sul tema “Le proposte dell’Anp-Cia sui servizi sociali e sanitari della Regione”. La Festa sarà conclusa da un intervento del segretario generale dell’Anp, Giachino Silvestro. | |
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