15 maggio 2002


sommario

 

ATTUALITA'

•    A Roma la seconda Assemblea dell’Associazione giovani imprenditori agricoli: una sfida per l’agricoltura che cambia. Gli interventi del ministro Alemanno e del presidente Pacetti. La relazione di Cristoni. L’introduzione del vicepresidente De Carolis
•    Siccità: l’agricoltura del Sud è sempre più a secco. La mappa della sete delle regioni meridionali
•    Bistecca “fiorentina”: la Cia auspica la sua reintroduzione in commercio
•    La Cia illustra a Cesena la posizione sull’impatto degli Ogm sull’economia agricola
•    Ortofrutta: pomodoro, in Europa passa la linea italiana a tutela della qualità
•    Incontro nazionale dei consorzi Dop e Igp dell’olio d’oliva
•    Alta onoreficenza francese all’on. Avolio al Merito dell’Agricoltura 

 

DAL TERRITORIO

•    Costituita a Bologna l’Associazione “Donne in campo” della Cia
•    Un grande successo “Per corti e cascine, assaggi e paesaggi delle campagne lombarde”

 

APPUNTAMENTI

•    Riunione dell’Anp della Cia della Sicilia
•    Festa dell’Anp-Cia dell’Emilia Romagna 


 

ATTUALITA'

A Roma la seconda Assemblea dell’Associazione giovani imprenditori agricoli: una sfida
per l’agricoltura che cambia

Gli interventi del ministro Alemanno
e del presidente Pacetti. La relazione di Cristoni. L’introduzione del vicepresidente De Carolis

Si è conclusa oggi a Roma la seconda Assemblea nazionale dell’Associazione giovani imprenditori agricoli (Agia) della Confederazione italiana agricoltori. Un appuntamento di grande rilievo che ha messo in risalto l’impegno tenace dei giovani per un solido e equilibrato sviluppo dell’agricoltura e per dare consistenza e competitività alle imprese.

Tema dell’Assemblea è stato “Giovani e imprese: una sfida per l’agricoltura che cambia”. I lavori si sono articolati in due giornate. Il 14 maggio, dopo l’introduzione del presidente dell’Agia Gianluca Cristoni, si è svolta una tavola rotonda, coordinata dal vicepresidente della Cia Paolo De Carolis, sui temi che riguardano il percorso che porta alla titolarità di impresa, i servizi finanziari assicurativi e innovativi, la formazione e la riforma dell’Università.

Sono intervenuti Gervasio Antonelli, del Dipartimento di economia dell’Università di Urbino, Riccardo Margheriti, presidente Mps Banca verde Spa, Tommaso Sediari, preside della Facoltà di economia dell’Università di Perugia, Giuseppe Serino, direttore generale per le Politiche strutturali e lo sviluppo rurale del ministero delle Politiche agricole, Giancarlo Brunello, segretario generale della Fondazione Caesar e Rossana Zambelli, segretario nazionale dell’Agia.

I lavori della seconda giornata, sono stati aperti dal vicepresidente nazionale della Cia Paolo De Carolis, cui è seguita la relazione del presidente nazionale dell’Agia Gianluca Cristoni.

All’Assemblea hanno preso parte il ministro delle Politiche agricole Giovanni Alemanno e hanno portato il loro contributo il presidente del Ceja, il presidente dell’Oiga e i presidenti di varie organizzazioni giovanili agricole.

Dopo il dibattito ci sono state le conclusioni del presidente nazionale della Cia Massimo Pacetti.

Erano presenti, tra gli altri, il vicepresidente nazionale della Cia Alfonso Pascale e i membri della Presidenza Giuseppe Politi e Francesco Serra-Caracciolo.

Dall’Assemblea dei giovani sono emerse una serie di proposte e di indicazioni tese a valorizzare la figura del coadiuvante e con esso l’impresa nella quale opera, ma anche per rispondere alle esigenze dei molti giovani che privi di impresa familiare intendono diventare imprenditori agricoli.

“Su cento giovani che non hanno un’azienda familiare -ha aggiunto Pacetti- solo uno riesce a fare l’imprenditore agricolo. Troppi ostacoli e intralci di carattere burocratico e finanziario impediscono di raggiungere l’obiettivo. Occorrono, quindi, norme che facilitano la strada al giovane che sceglie l’attività agricola, ma soprattutto strumenti operativi che favoriscono l’incontro tra domanda e offerta. In questa ottica sarebbe opportuno creare una ‘Borsa dell’affitto del capitale fondiario’”.

“La richiesta di giovani intenzionati a divenire imprenditori agricoli -ha aggiunto Pacetti- è cresciuta sensibilmente negli ultimi anni. Oltretutto, è necessario garantire la continuità di un’impresa il cui titolare non ha figli disponibili al subentro. Basti rilevare che, secondo gli ultimi dati forniti dall’Istat, il 94 per cento delle aziende non ha un successore. Ecco, pertanto, l’importanza della ‘Borsa’ che potrebbe aprire una pagina importante per l’agricoltura italiana”.

Su questo argomento, l’Agia, come ha rilevato Cristoni nella sua relazione che pubblichiamo di seguito integrale, ha avanzato una serie di proposte in grado di favorire un adeguato ricambio generazionale e di dare la possibilità al giovane di fare, senza apprensioni e preoccupazioni, la propria scelta di vita.

Il titolare anziano, secondo la proposta dell’Agia, potrebbe essere incentivato a cedere in affitto al giovane l’azienda attraverso la capitalizzazione (pagamento anticipato dell’affitto previsto per tutta la durata del contratto. Una misura, questa, necessaria soprattutto dopo il fallimento dell’intervento di prepensionamento (nel quinquennio 1994-99 l’Italia si è collocata al penultimo posto dei finanziamenti Ue con una percentuale dell’1,9 per cento).

Il contratto di affitto, secondo l’Agia, dovrebbe avere la durata di almeno 10 anni, in modo da consentire al giovane imprenditore di usufruire dei finanziamenti previsti da Agenda 2000 (premio di primo insediamento e piani di miglioramento aziendale). Al termine del contratto dovrebbero essere applicate le norme introdotte dalla legge sul diritto di prelazione in caso di nuovo affitto.

Non meno facile è la strada per il giovane che ha un’azienda familiare e intende proseguire nell’attività con un percorso da “coadiuvante” che lo porterà a diventare titolare.

“Oggi la figura del ‘coadiuvante’ -ha sottolineato Pacetti- non ha alcuna valenza giuridica e, invece, potrebbe essere valorizzata consentendogli, in un’impresa sempre più funzionale, di specializzarsi acquisendo professionalità nell’esercizio di alcune attività (agriturismo, manutenzione del territorio, prima trasformazione) in una propensione verso la titolarità dell’impresa”. Per quanto riguarda i percorsi formativi della figura del “coadiuvante”, l’Agia lancia una campagna d’informazione da realizzare presso gli istituti tecnici agrari (frequentati dai giovani) proponendo, anche in attuazione della riforma scolastica, stage in aziende condotte da giovani imprenditori con valenza di “crediti formativi”.

L’Agia propone, inoltre, che nelle politiche di investimento vi siano priorità nelle istruttorie e nell’accesso ai finanziamenti e che nelle politiche fiscali sino previsti sgravi e facilitazioni.

L’azione dell’Agia è mirata anche ad aiutare i giovani una volta raggiunta la titolarità d’impresa.

Una impresa che deve essere competitiva e redditizia. E per raggiungere questi obiettivi il giovane imprenditore agricolo ha bisogno di capitali, formazione e servizi.

Per quanto concerne i capitali di investimenti, l’Agia propone di instaurare con gli istituti di credito un rapporto sul modello “Venture capital “; mentre in relazione agli incentivi comunitari in previsione della verifica di Agenda 2000, viene proposta una strategia che sostenga le imprese sul mercato attraverso: miglioramento dell’offerta, efficienza delle imprese, qualità delle produzioni, potenziamento del ruolo multifunzionale, servizi innovativi.

In relazione agli aspetti legati alla formazione, l’Agia propone il superamento del modello attuale a “spot”. Quindi, pensa di specializzare il giovane agricoltore con Master mirati all’informatica, al marketing, ai sistemi di qualità, all’organizzazione logistica (flussi di merci e di capitali).

E’ necessario, altresì, per l’Agia, offrire ai giovani un ventaglio di servizi così da rendere la loro impresa competitiva, ovvero: un territorio attrezzato, viabilità efficiente, linee di comunicazione informatizzate, superamento dei disagi abitativi.

Per il ministro Alemanno “l’insediamento giovanile in agricoltura costituisce una delle politiche essenziali per garantire la modernizzazione e il rilancio della competitività dell’intero sistema agroalimentare”.

“Non a caso -ha detto Alemanno- l’attuazione della delega governativa contenuta nel collegato alla Finanziaria 2002 prevede un punto specifico a favore dell’insediamento e della permanenza dei giovani in agricoltura con una vera e propria riforma orientata a un aumento del sostegno alle imprese condotte da giovani e alla valorizzazione delle loro capacità imprenditoriali”.

“Mai come negli ultimi mesi -ha osservato il ministro- il mondo agricolo ha assistito a un approccio nuovo alle problematiche dei giovani imprenditori. E’, infatti, dell’Italia la proposta di organizzare la Conferenza europea sui giovani agricoltori approvata dal Consiglio dei ministri dell’agricoltura Ue che verrà attuata proprio dal nostro Paese”.

Al termine del suo intervento, il ministro Alemanno si è intrattenuto a lungo con i giovani, i quali gli hanno esposto i loro problemi di imprenditori agricoli.

La relazione di Gianluca Cristoni

Due anni fa nella relazione introduttiva affermammo: “Questa Assemblea costitutiva rappresenta un primo traguardo del momento conoscitivo ed il punto di partenza della fase organizzativa”

Oggi, traducendo in numeri quell’impegno assunto, possiamo così sintetizzare:

- n. 173 iniziative svolte sul territorio;

- n. 4 seminari nazionali;

- n. 3 corsi di formazione professionale tenuti nelle regioni;

- n. 1 corso di formazione professionale a distanza realizzato;

- n. 24 Agia costituite:

A ciò, deve aggiungersi, la partecipazione ad un Bando pubblicato dal Mipaf sulle “Iniziative per lo sviluppo di una cultura dei prodotti agroalimentari italiani” dove le domande presentate furono n. 205, quelle approvate n. 15 e, nell’ambito della graduatoria finale, il progetto Qualit@giovane si è posizionato all’8° posto; oltre alla collaborazione prestata nell’elaborazione del Progetto Pilota “Per la realizzazione di corsi di formazione finalizzati a favorire l’introduzione e la tenuta della contabilità da parte di imprese condotte da giovani agricoltori” presentato dal Cipa.at unitamente a Cia Imprese ed Agrinform, classificatosi al primo posto nella graduatoria redatta dal Mipaf.

L’azione svolta ha perseguito, fondamentalmente, tre obiettivi:

- informare;

- formare;

- informatizzare.

In questi due anni abbiamo visitato aziende condotte da giovani, abbiamo parlato dei loro problemi e delle loro aspettative, abbiamo cercato di sviluppare politiche e scelte basate sulle loro esigenze e, sull’analisi dei loro bisogni, abbiamo basato la nostra azione.

Dall’esperienza di questi due anni emerge, con forza, che il valore dell’impresa non si misura nell’ampiezza ma nella capacità imprenditoriale di colui che la gestisce.

Ecco perché la maggior parte della nostra attività si è concentrata sulla figura dell’imprenditore.

Abbiamo dedicato molta attenzione al monitoraggio della rete Internet per cercare di capire e divulgarne le opportunità. Concreto il nostro impegno per portare il web nell’impresa giovane, ipotizzando anche un nuovo modo di fare sistema, sperimentando strumenti nuovi per concentrare il prodotto “in modo virtuale”, canalizzando la domanda.

Il questa direzione, il sito di Qualit@giovane, è stato la nostra prima esperienza che si è posto l’obiettivo di dare visibilità ai giovani imprenditori ed ai loro prodotti di qualità, creando un rapporto diretto con i consumatori. Attualmente Qualit@giovane annovera n. 48 giovani e altri 36 richieste sono in fase di verifica.

Lo stesso sito dell’Associazione: www.agia.it sta raccogliendo molti consensi, come dimostrano le centinaia di pagine scaricate ogni giorno, permettendoci di arrivare più rapidamente agli associati, rendendo più capillare e veloce la diffusione di dati, notizie e risposte.

Abbiamo portato le nostre proposte sui “tavoli di concertazione” e ci siamo confrontati con le altre rappresentanze giovanili imprenditoriali.

Forte è stato il nostro impegno nell’Osservatorio per l’imprenditoria giovanile in agricoltura istituito presso il Mipaf.

L’Osservatorio, fino ad oggi, ha ben operato, finalizzando la sua attività a tre obiettivi:

- monitorare l’applicazione delle leggi che sostengono l’impresa giovane;

- dotarsi di strumenti di analisi,

- promuovere attività di formazione.

I successi raggiunti riguardano la modifica della Legge 441/98 al fine sia di superare i problemi interpretativi che ne limitavano i benefici, sia di promuovere un Progetto Pilota per favorire la tenuta della contabilità aziendale con il supporto della formazione professionale, l’assistenza contabile e la possibilità di abbattere il costo per l’acquisto del computer che coinvolgerà 1300 giovani.

I problemi irrisolti, su cui si sta lavorando, si riferiscono alle leggi in gestione a Sviluppo Italia che, pur rappresentando un valido completamento degli interventi comunitari non sono del tutto operative, in quanto, il regolamento attuativo del Decreto legislativo 185/2000 non ha ancora superato il controllo da parte dell’Unione Europea. Inoltre, si stanno predisponendo strumenti di informazione: depliant, cd rom, di facile consultazione, su tutti gli strumenti normativi di cui un giovane può avvalersi per fare impresa in agricoltura.

L’Osservatorio ha una grande potenzialità; in esso si ritrovano tutte le rappresentanze dell’associazionismo giovanile agricolo e tecnico, che unitariamente possono compiere una incisiva azione di lobby. Tutto ciò però è possibile solo nel rispetto delle rispettive rappresentanze e senza esercitazioni di arroganza.

Inoltre, proprio in questi giorni, è in atto il “passaggio del testimone” tra il presidente uscente Giuliano D’Antonio, a cui va il nostro saluto e ringraziamento ed il nuovo presidente Gilberto Bucci a cui rivolgiamo un augurio di buon lavoro.

L’esperienza di questi due anni, la consapevolezza degli strumenti a disposizione, ci fanno guardare avanti con fiducia.

Il percorso che porta alla titolarità dell’impresa è una strada in salita la cui pendenza muta a seconda se chi la percorre è un giovane coadiuvante nell’impresa famigliare o un giovane la cui famiglia è dedita ad altre attività.

E una volta conseguita la titolarità dell’impresa non ci si può fermare a “prendere fiato”, ma occorre proseguire la scalata lungo un sentiero irto di ostacoli per giungere alla meta: un’azienda redditizia e competitiva.

La sfida che si ha di fronte è, certamente, dura e rischiosa dovendo competere non solo con le imprese agricole operanti nel medesimo mercato, ma, anche, con le imprese industriali e commerciali che hanno una maggior forza finanziaria, produttiva e distributiva.

Per poter raggiungere il successo occorre giocare con intelligenza le carte vincenti dell’impresa giovane, rientrando nella logica delle dinamiche di mercato.

Mercato che vede l’imprenditore agricolo in una nuovo ruolo, non più rilegato alla fase iniziale della filiera agroalimentare, in modo subordinato rispetto agli altri operatori, ma soggetto in grado di raggiungere il consumatore finale aggiungendo valore alla produzione.

Il binomio giovani e impresa trova identificazione in una agricoltura moderna e specializzata, proiettata alla continua valorizzazione della qualità e della tipicità delle produzioni in stretto rapporto con il territorio, attenti alla salvaguardia dell’ambiente, in un diverso rapporto con il consumatore.

La produttività, in questo nuovo ruolo dell’agricoltura, quindi, non è più un valore assoluto, ma reso compatibile con altri obiettivi della società e della politica economica come: l’ambiente, la salubrità degli alimenti e lo sviluppo rurale.

Grazie all’evoluzione dei processi tecnologici, l’agricoltura ha raggiunto traguardi d’eccellenza produttiva, ma, con l’aumento della ricchezza, la gamma dei bisogni si è notevolmente ampliata.

Il consumatore chiede beni e servizi specifici: attenzione alle diete, fruizione del paesaggio, cultura alimentare.

Ci troviamo, quindi, ad infrangere quel muro che divide una agricoltura attenta alla “coltivazione del contributo” da una agricoltura che si preoccupa di rispondere ad esigenze sempre più complesse e diverse.

Un’analisi, questa, ampiamente approfondita nella Conferenza nazionale sull’Impresa agricola svolta a Roma nel dicembre scorso, in cui, nel suo intervento il presidente della Cia, Massimo Pacetti ha affermato che:

“l’evoluzione e la modernità dell’impresa non sono solo un fatto tecnico produttivo. Per troppo tempo il settore agricolo è stato costretto a visioni settoriali, limitate ed anguste. E’ arrivato il momento di uscire dagli steccati e porre l’impresa ed il settore agricolo in un sistema sempre più relazionale sul piano economico e politico-istituzionale.” Per poi concludere che “ ... occorre abituarci a ragionare in termini di minori protezioni dei prezzi e sempre più in termini di capacità concorrenziali e di efficacia delle politiche...”.

In questa rinnovata strategia del sistema agricolo i giovani imprenditori rappresentano il vero motore dello sviluppo del settore, ne sanno cogliere i cambiamenti e rispondere ai mutamenti del mercato con capacità di innovazione, fantasia ed un pizzico di spregiudicatezza.

Convinti di questo, occorre “spingere l’acceleratore” sul ricambio generazionale e capovolgere le statistiche che sottolineano, ancora, una insufficiente presenza di titolari di impresa con meno di 35 anni.

Infatti, da uno studio di Eurostat, pubblicato quest’anno, sulle imprese agricole e riferito al 1997, emerge che nell’Europa dei 15 la percentuale dei minori di 35 anni, sul totale dei titolari di azienda è dell’8.2 per cento, mentre la percentuale dei titolari di oltre 55 anni è del 53 per cento.

Per l’Italia i dati parlano del 5.4 per cento di minori di 35 anni e del 63.3 per cento degli oltre 55 anni. Un’analisi Istat condotta nell’anno successivo (1998) sottolinea come l’Italia sia il paese, dopo il Portogallo, con la più bassa percentuale di aziende condotte da giovani nell’Ue.

Che fare?

Come Agia, questa II Assemblea nazionale rappresenta l’inizio di una nuova fase, in cui far sentire, con più forza, la voce dei giovani, attuando un programma di lavoro più articolato e proponendo una strategia differenziata che vuole affrontare le difficoltà che si incontrano nella fase precedente alla titolarità di impresa ed essere efficace, successivamente, quando l’impresa giovane deve affermarsi e consolidarsi.

Tra i giovani c’è voglia di fare impresa in agricoltura e c’è voglia di cogliere tutte le opportunità che le politiche comunitarie offrono.

Infatti, nel quinquennio 94/99 i premi di primo insediamento erogati sono stati n. 29.346 (dati Mipaf) mentre in questo primo triennio di Agenda 2000 le domande presentate sono n. 45.869.

Ma quali risposte hanno ricevuto?

Di queste solo n. 14.315 , sono state finanziate mentre la maggior parte delle restanti sono in fase di istruttoria. Dai dati Agea, aggiornati al 5 aprile scorso, risulta che nessuna regione dell’obiettivo 1 ha ancora erogato finanziamenti, mentre in 6 regioni le domande pervenute coprono l’intero stanziamento previsto per gli anni 2000/2006. E’ importante precisare che, in molte regioni, il pagamento del premio è subordinato alla presentazione, contestuale o entro 3 anni, del Piano di miglioramento aziendale. Quindi, anche la “vecchia cantilena” sui giovani che, con questi soldi cambiavano la macchina o la moto e, poi, “andavano a fare altro nella vita” è definitivamente cessata. Per questo motivo, crediamo, che le regioni, in coerenza con i programmi politici approvati ad inizio legislatura, in cui, le politiche in favore dei giovani erano, dal nord al sud, ritenute prioritarie, debbano, a fronte di giovani che scelgono di fare impresa in agricoltura trovare strumenti per finanziare tutte le richieste pervenute e quelle che perverranno entro il 2006.

Al ministero, chiediamo, di esercitare quel ruolo che gli è proprio, di coordinamento perché, federalismo non è, certo, sinonimo di anarchia.

Diversamente, il danno che si produrrebbe nei giovani sarebbe doppio: sfiducia negli strumenti comunitari perché la loro efficacia non può essere legata a “questioni di fortuna” e scetticismo verso lo status di cittadino europeo.

Su questo aspetto saremo intransigenti, presenti in un confronto serrato con le Istituzioni regionali e pronti alla mobilitazione, se necessario, al fianco delle Cia regionali e provinciali.

Ma non basta.

Il nostro programma di lavoro prevede, tra le priorità, un’azione incisiva al fine di valorizzare la figura del coadiuvante e, con essa l’impresa nella quale opera.

Il coadiuvante a cui ci rivolgiamo è il giovane, “unità attiva” nell’impresa famigliare, di età compresa tra i 16 ed i 30 anni che sta realizzando un percorso che lo porterà ad acquisire la titolarità dell’impresa.

Quindi, è, innanzitutto, un’affermazione di esistenza.

Inoltre, in un’azienda agricola sempre più pluriattiva (agriturismo, manutenzione del territorio, prima trasformazione …) crediamo che alcune di queste attività potrebbero essere affidate al coadiuvante.

In altre parole, nell’impresa agricola che dilata le sue funzioni, diversificandole, il coadiuvante può specializzarsi, acquisendo professionalità, nell’esercizio di alcune di queste, in una progressione verso la titolarità dell’impresa.

Diversa attenzione, da tradursi in vantaggi economici, va posta, anche, all’impresa che ha al suo interno uno o più coadiuvanti.

Pensiamo ad una maggiore considerazione nelle politiche di investimento che arrivino a definire priorità nelle istruttorie e nell’accesso ai finanziamenti, unitamente alla possibilità di riconoscere punteggi aggiuntivi nelle “griglie di valutazione” dei progetti.

Così come, nell’ipotesi di una riforma fiscale, poter calcolare il reddito presunto del coadiuvante e, considerato come costo della produzione, poterlo scalare dal reddito d’impresa.

All’opposto, non possiamo ignorare l’esigenza di continuità per quelle imprese che sono prive di figli disponibili al subentro o di giovani che vorrebbero fare il loro ingresso nell’imprenditoria agricola ma non hanno un’impresa famigliare.

Un problema che in cifre si traduce nei seguenti dati:

- il 94 per cento di imprese non ha un successore in azienda (dato Istat);

- solo 1 giovane su 100 diviene imprenditore anche in assenza di impresa famigliare.

Una situazione complessa che richiede una proposta articolata:

1) il titolare anziano potrebbe essere incentivato a cedere in affitto al giovane la propria azienda da un intervento specifico quale la capitalizzazione, cioè il pagamento anticipato, dell’affitto previsto per tutta la durata del contratto. Questo incentivo si rende necessario dopo lo scarso successo della misura di prepensionamento. Infatti, nel quinquennio 94/99 il nostro paese si colloca al penultimo posto nell’utilizzo dei finanziamenti con una percentuale dell’1.9 per cento. E, ancorché questa misura sia stata riconfermata con Agenda 2000, poche regioni l’hanno inserita nei documenti di programmazione;

2) il contratto di affitto dovrebbe avere una durata di 10/15 anni, per consentire al giovane imprenditore di usufruire dei finanziamenti previsti per i Piani di miglioramento aziendale. Una durata, insomma, compatibile con la tipologia degli investimenti e con il periodo di ammortamento degli stessi;

3) il giovane imprenditore dovrebbe restituire la capitalizzazione avvenuta in favore del proprietario in rate annuali.

Per attuare tutto ciò, riteniamo utile l’emanazione di un dispositivo normativo che, nel regolamentare la materia istituisca uno strumento di incontro tra la domanda e l’offerta, una specie di “Borsa dell’affitto del capitale fondiario”. Questa normativa, inoltre, potrebbe agevolare l’affidamento o la fruizione delle terre inutilizzate e delle terre pubbliche.

Acquisita la titolarità, l’impegno del giovane imprenditore si indirizza nel rendere la propria azienda sempre più redditizia e competitiva.

I giovani insediati in agricoltura hanno colto l’importanza di andare verso il nuovo e che l’impresa per evolversi deve adeguarsi a tutte le opportunità che le nuove tecnologie offrono, valorizzando, attraverso la commercializzazione e la certificazione del prodotto, per arrivare direttamente sul mercato e divenendo sempre più multifunzionale.

L’impresa competitiva si deve rapportare alle innovazioni tecnologiche, facendo attenzione a diversificare e segmentare le produzioni, con una grande attenzione rivolta alla qualità.

Le nuove tecnologie, infatti, rivoluzionano i sistemi di produzione, allargano il raggio di azione dell’azienda, estendono le conoscenze e alimentano un continuo processo di specializzazione generato dal capitale umano che ne diventa il principale attore.

In questo scenario, vanno sempre più rafforzati gli elementi di successo dell’impresa giovane che sono: formazione, capitali e servizi.

Formazione

Il giovane ha bisogno di una pluralità di conoscenze.

Infatti, deve essere informato, soprattutto, su:

- i processi produttivi;

- i sistemi di qualità;

- le relazioni con il mercato;

- la rete distributiva;

- i sistemi finanziari, fiscali ed assicurativi;

- i rapporti di lavoro, sempre più flessibili.

Un grande patrimonio che va continuamente arricchito ed aggiornato perché l’economia moderna si basa sulla conoscenza.

Un percorso formativo, flessibile e personalizzato, che dura tutta la vita professionale.

Per questo affermiamo che occorre ripensare il sistema formativo, superando il modello attuale di formazione “una tantum”, che termina con la conclusione del corso ed addivenire ad una formazione continua.

Si tratta di strutturare la domanda e l’offerta andando oltre l’attuale rapporto di casualità.

Il percorso formativo dovrebbe così articolarsi:

- partecipazione al primo corso di base di 200 ore previsto al momento dell’insediamento;

- continuare l’aggiornamento con corsi brevi e monotematici utilizzando la formazione a distanza;

- approfondire singole tematiche attraverso corsi di specializzazione organizzati dalle Università e co-gestiti con le Rappresentanze agricole imprenditoriali.

Ciò comporta:

- un impegno diffuso e costante di tutte le Regioni nella promozione dell’attività di primo livello gestita dagli Enti di formazione;

- una maggiore diffusione della formazione a distanza che dovrebbe vedere protagonisti, nella realizzazione gli Enti di formazione;

- l’aprirsi delle Università al mondo imprenditoriale ed una maggiore consapevolezza, da parte del mondo accademico, della stretta correlazione esistente tra l’offerta formativa, il contesto economico ed il mondo del lavoro in continua evoluzione.

La riforma universitaria, improntata ad una forte autonomia degli Atenei, è in fase di attuazione, pensiamo che sia giunto il momento di stringere un proficuo rapporto di collaborazione.

Ieri pomeriggio, nella tavola rotonda, con docenti delle Università di Perugia ed Urbino, proprio su questo ci siamo confrontati ed abbiamo colto il reciproco interesse nel poter realizzare, fin da subito, Progetti Pilota di Eccellenza sulle seguenti tematiche:

- informatica;

- marketing;

- sistemi di qualità;

- organizzazione logistica (flussi di marci e di capitali).

La scuola sta cambiando.

In questa evoluzione, anche noi, giovani imprenditori, vogliamo fare la nostra parte. Pertanto ci candidiamo ad incontrare gli allievi degli Istituti tecnici agrari, ad interloquire con loro sulle problematiche e sulle opportunità legate all’imprenditorialità, auspicando che gli stage, a cui sono legati i crediti formativi, possano essere svolte presso le nostre imprese.

Capitali

L’evoluzione dei mercati, sempre più globalizzati, fanno sì che la sfida sulla competitività si misuri su fattori come: la riorganizzazione dei processi produttivi, lo sviluppo delle risorse umane, il marketing e la certificazione che obbligano il giovane imprenditore a rispondere alle nuove sfide.

Tutti questi elementi richiedono politiche di investimento che vengono remunerate solo nel medio-lungo periodo e necessitano di capitali per sostenere i progetti di sviluppo.

Crediamo, quindi, sia interessante ipotizzare un nuovo rapporto Banca-Impresa, da affiancare al tradizionale sistema del credito (sistema di finanziamento passivo) in un’ottica di partnership (sistema di finanziamento attivo).

Tutto questo impone una diversa cultura finanziaria, una trasformazione anche tecnica per passare da una finanza di prestito ad una finanza di impresa.

La riduzione dei tassi di interesse apre nuove opportunità anche in agricoltura, dove, il capitale appare ancor più tutelato.

L’introduzione di nuovi sistemi finanziari ed assicurativi potrebbero, infatti, garantire risorse necessarie per lo sviluppo dell’agricoltura e, contemporaneamente, offrire agli investitori buone opportunità di rendita.

Questo dualismo tra: le nuove tipologie assicurative, in grado di garantire i redditi dei produttori (proposta in discussione in sede comunitaria e largamente sperimentate negli Stati Uniti) e le forme innovative di credito (projet financing, merchant banking, venture capital ...) potrebbe costituire una ricetta vincente per immettere nel comparto capitali che possono essere remunerati con la produttività delle imprese e la valorizzazione del “bene terra”.

Per poter concretizzare tutto questo, è necessario sostenere la trasparenza da parte dell’impresa beneficiaria e la capacità di “lettura del mercato” da parte dei soggetti interessati ad investire il proprio capitale nel settore primario.

Ieri pomeriggio, Bagnoli, amministratore delegato della Cia Imprese ha formulato un’ interessante proposta riguardante l’engineering company al fine di fornire alle imprese un programma qualificato di assistenza strategica e gestionale, operando nella logica di global consultant per accrescere la cultura di impresa e sviluppare una consulenza prevedendo di recuperare, anche all’estero, le competenze professionali, avvalendosi della formula co-sourcing.

Siamo convinti che questi strumenti siano in grado di supportare i giovani imprenditori nell’esercizio dell’impresa e, quindi, ci rendiamo disponibili, già da domani, a sperimentare questa iniziativa tra i nostri associati.

Servizi

I forti processi di informatizzazione, globalizzazione e liberalizzazione degli scambi economici portano ad una vera e propria “dematerializzazione” dell’economia.

La rivoluzione digitale è un fenomeno articolato, in cui convergono aspetti tecnologici e sociali, dove la materia è sempre meno importante e le distanze, come per magia, non esistono più.

Un mondo “simulato”, un luogo interattivo e digitale ma umano, perché lo determinano le persone e non le macchine.

Ecco perché, è necessario, velocizzare la cablatura del territorio, arrivando fino alle più svantaggiate realtà agricole, permettendo a tutti di poter usufruire delle opportunità che la rete è in grado di offrire.

Inoltre, i giovani che hanno scelto di “fare impresa” in agricoltura, sono i più interessati alla vitalità dei territori rurali ed al miglioramento della qualità della vita in tali aree. Le misure comunitarie previste da Agenda 2000, a favore dello sviluppo rurale, rischiano di non produrre gli effetti previsti se non sono accompagnate da una scelta strategica del Governo e delle Regioni di investire nei servizi, per potenziarli.

Non bisogna dimenticare che lo sviluppo dell’impresa giovane è sempre più legata al territorio e integrata nella società locale.

Quanto fin qui esposto, richiede, nel dibattito in corso, sulla Riforma di Agenda 2000, nella “verifica di metà percorso”, una proposta coraggiosa di cambiamento della Politica agricola comunitaria, capace di intervenire sui fattori di competitività delle imprese.

Come detto precedentemente, la normativa comunitaria, attualmente, interviene riconoscendo un Premio all’insediamento ed un minimo aumento nella percentuale degli aiuti agli investimenti (+ 5 per cento).

Ciò risulta fortemente insufficiente, per far fronte agli alti costi di avviamento che un giovane imprenditore deve sostenere.

La stessa Pac non è calibrata sui giovani agricoltori.

Pertanto si propone, di addivenire ad un superamento del Premio di Primo insediamento, dopo 17 anni dall’introduzione e, riconoscendone, comunque, i risultati conseguiti, prevedendo l’erogazione di aiuti al consolidamento dell’impresa giovane, per i primi 6/8 anni dall’insediamento.

Al fine di realizzare un’azione integrata e complementare da parte degli Stati e delle Regioni, per accelerare il ricambio generazione, sarebbe opportuno prevedere specifiche deroghe agli Orientamenti per gli Aiuti di Stato (2000 C 28/02)

Inoltre, auspichiamo, così come è emerso al Seminario svolto a Bertinoro, che si passi dagli aiuti diretti al reddito ad una strategia comunitaria che sostenga le imprese sul mercato attraverso:

- miglioramento dell’offerta;

- valorizzazione della qualità e tipicità delle produzioni;

- potenziamento del ruolo multifunzionale;

- servizi innovativi;

- efficaci programmi di educazione alimentare, iniziando dalle scuole elementari.

Infine, non più rinviabile è lo snellimento delle procedure ed una forte sburocratizzazione. Per questo motivo proponiamo di concedere gli aiuti diretti ai giovani agricoltori sotto forma di titoli di credito. In questo modo si consentirebbe ai giovani, che presentino adeguate garanzie, di capitalizzare gli aiuti per sviluppare la propria azienda.

Queste sono le nostre proposte, su cui ci confronteremo nell’ambito del Ceja e nella Conferenza europea sul Futuro dei Giovani Imprenditori.

L’abbiamo già fatto, ma la presenza del ministro Alemanno, questa mattina, è l’occasione per rimarcare, la nostra soddisfazione per la Sua proposta, in quanto promotore della Conferenza, accolta il 22 aprile scorso dal Consiglio dei ministri agricoli ed ora in fase di organizzazione.

Ci aspettiamo molto da questa iniziativa e ci auguriamo che, come la Conferenza di Cork ha rappresentato la svolta nelle politiche sullo Sviluppo rurale, analogamente questa Conferenza sul futuro dei giovani imprenditori delinei la strategia comunitaria per il 3° millennio.

Infine, anche come cittadini europei, ci piacerebbe dare un contributo fattivo alla “Convenzione dei giovani dell’Europa”, prevista dal 9 al 14 luglio prossimo a Bruxelles, nei locali del Parlamento europeo.

Sarebbe importante, se, le rappresentanze giovanili agricole, potessero esprimere un loro rappresentante in seno alla Convenzione composta da 168 giovani di cui 6 italiani.

Il 5 dicembre scorso, quando abbiamo deciso di indire la nostra II Assemblea nazionale, in Direzione, ci siamo prefissi di portare proposte concrete, realizzabili, individuando, fin da ora, gli interlocutori perché, oltre che verso i nostri associati, sentiamo una grande responsabilità verso la Confederazione italiana agricoltori, al cui interno operiamo, e di cui, ci prefiggiamo, con orgoglio, di rappresentare “un valore aggiunto” arricchendone l’azione politico-sindacale.

 

 

Siccità: l’agricoltura del Sud è sempre più a secco. La mappa della sete delle regioni meridionali

L’agricoltura del Sud continua ad essere sempre più a secco. La disponibilità di acqua è, infatti, ancora sotto i livelli di guardia. In alcune zone il rischio di desertificazione è, purtroppo, una triste realtà. Molti invasi sono praticamente prosciugati. E’ quanto rileva la Confederazione italiana agricoltori la quale rileva che l’intero apparato irriguo, del Mezzogiorno mostra gravissime disfunzioni. Basti pensare che le perdite d’acqua nelle condotte di adduzione e di distribuzione arrivano mediamente al 30-40 per cento, con punte del 60 per cento. Un dato allarmante che, secondo la Cia, testimonia la gravità del problema idrico del nostro Paese e non solo del sud. Solo nel 2001 la siccità ha causato all’agricoltura italiana un danno in termini di mancata produzione di 1,7 miliardi di euro ed esiste il fondato rischio che per quest’anno la perdita sarà maggiore (2-2,5 miliardi di euro).

Le recenti violente manifestazioni di cittadini palermitani per la carenza d’acqua in città hanno riproposto drammaticamente la gravità della situazione idrica, sostanzialmente di tutto il Mezzogiorno.

Infatti, nonostante le discrete piogge registrate negli ultimi giorni, i livelli idrici dei vari invasi nel Mezzogiorno d’Italia restano nettamente inferiori a quelli, già in declino, registrati nello stesso periodo del 2001 costringendo sempre più spesso gli agricoltori a pompare acqua a profondità sempre inferiori e i cittadini ad approvvigionarsi attraverso fornitori privati.

La Cia ha sempre sottolineato che la soluzione idrica nel Mezzogiorno costituisce la condizione unica essenziale per lo sviluppo dell’agricoltura, per la affermazione di dignitose condizioni sociali e per una efficace lotta contro la desertificazione. La Cia ha lanciato ancora una volta l’allarme in occasione del Convegno nazionale sull’irrigazione, svoltosi a Matera solo un mese fa. Allarme, purtroppo, parzialmente ascoltato. Infatti, se da una parte è apprezzabile l’iniziativa intrapresa dalla Conferenza Stato-Regioni il 18 aprile di varare il “Programma nazionale per l’approvvigionamento in agricoltura e per lo sviluppo dell’irrigazione”, e dunque di destinare 370 milioni di Euro per il recupero delle risorse idriche esistenti e per lo sviluppo delle risorse disponibili; dall’altra la Confederazione chiede che si proceda con urgenza alla definizione precisa della lista dei progetti da realizzare e allo sblocco delle procedure per i finanziamenti.

Allo stesso modo, seppure è condivisibile che con la legge Obiettivo per la realizzazione delle infrastrutture di interesse nazionale si stia tentando di semplificare le procedure e di accelerare i tempi per la costruzione delle opere, dall’altra la Cia ritiene che si possa procedere con decisione e con speditezza per gli interventi di razionalizzazione, completamento e ammodernamento degli impianti esistenti e delle reti irrigue obsolete.

In questa complessa operazione, che richiede anche interventi di ordine tecnologico, agricolo, gestionale, è evidente come sia necessario un efficace coordinamento tra i vari soggetti interessati, pubblici e privati.

È per questo che la Cia apprezza la recente istituzione del “Comitato per l’emergenza idrica”, che al momento raccoglie i ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture e le Regioni, e ne chiede una formale partecipazione.

Ecco una mappa della sete delle regioni meridionali e i danni causati all’agricoltura.

Campania - Il quadro, nonostante le recenti piogge, non è dei più confortanti. L’agricoltura è praticamente a secco. Gli invasi vedono scendere pericolosamente le loro capacità idriche. A rischio ortofrutta e semine primaverili.

Puglia - La situazione resta drammatica. Gravissimi i danni per i cereali, la frutticoltura, le produzioni orticole, la vitivinicoltura, l’olivicoltura. L’emergenza idrica e la siccità investono, infatti, la regione da più di due anni ed hanno causato perdite per l’agricoltura pari a 750 milioni di euro. Il volume d’acqua negli invasi è sceso quest’anno a 18 milioni di metri cubi contro i 42 milioni di metri cubi del 2001.

Basilicata - I volumi d’acqua disponibili negli invasi sono scesi di oltre il 60 per cento nei confronti dell’anno passato. Preoccupazione per i cereali, per l’ortofrutta e la vitivinicoltura.

Calabria - La siccità e la carenza di acqua si stanno estendendo a macchia d’olio. Danni per ortofrutta, cereali e olivicoltura. Preoccupazione anche per la vitivinicoltura.

Sicilia - Danni pesantissimi per agrumi, vitigni, frutta, cereali, che sono stati causati dalla siccità, dallo scirocco e dalle cattive condizioni dell’apparato irriguo, dal quale si disperde acqua in enormi quantità.

Sardegna - Lo scenario, pur rasserenato dalle piogge di questi ultimi giorni, rimane difficile. Gli invasi hanno fatto registrare un calo nei volumi di acqua superiore al 50 per cento. Nonostante sia piovuto molto e con insistenza, alcune colture sono andate distrutte, in particolare cereali, ortaggi e frutta.

 

 

Bistecca “fiorentina”: la Cia auspica
la sua reintroduzione in commercio

Dopo più di tredici mesi di analisi, domani si riunirà il Comitato scientifico veterinario Ue che illustrerà alla Commissione le sue valutazione in merito all’emergenza Bse. Uno degli aspetti che dovrà essere approfondito riguarderà la possibilità di rimuovere le restrizioni a suo tempo intraprese per la commercializzazione di carne bovina con l’osso. Si saprà, quindi, una decisione circa il futuro della bistecca “fiorentina”.

“Attendiamo con fiducia -ha dichiarato Giordano Pascucci, vicepresidente della Confederazione italiana agricoltori della Toscana- l’esito delle valutazioni del Comitato tecnico scientifico. Il monitoraggio di questi mesi potrà consentire di assumere le decisioni più opportune per dare garanzie ai consumatori. In merito alla ‘fiorentina’, auspichiamo che venga presa una decisione positiva per la sua reintroduzione sul mercato in quanto consentirebbe un ulteriore sviluppo dei consumi delle carni bovine che nella nostra regione sono di grande pregio e qualità”.

“Come Cia di Firenze -ha dichiarato il presidente provinciale Sandro Piccini- attendiamo le decisioni del Comitato europeo. Un eventuale esito positivo verrà festeggiato da parte nostra con una iniziativa che svolgeremo a Firenze, coinvolgendo i consumatori e la cittadinanza ed in collaborazione con gli esercenti (commercianti e macellai) della nostra provincia”.

 

 

La Cia illustra a Cesena la posizione sull’impatto degli Ogm sull’economia agricola

Nell’ambito del Macfrut di Cesena si è svolto, organizzato da Agri Cesena, un convegno sul tema “L’impatto degli Ogm sull’economia agricola: consumo, moltiplicazione, tutela, contaminazione”.

I lavori si sono articolati in varie sezioni. A quella dedicata agli agricoltori e il loro pensiero nell’introduzione degli Ogm è intervenuta Giuliana Roncolini, responsabile nazionale Cia dell’Ufficio ortofrutta e biotecnologie. Di seguito pubblichiamo una sintesi dell’intervento svolto da Roncolini.

Oggi lo sforzo della nostra politica agricola dovrebbe tendere al raggiungimento di un giusto equilibrio tra innovazione tecnologica, rispetto dell’ambiente e tutela della salute umana, mettendo a punto misure destinate a facilitare la coesistenza di diverse pratiche agricole, senza escludere a priori le colture geneticamente modificate. Essere attenti all’applicazione del principio di precauzione non deve, infatti, tradursi in una netta preclusione verso la ricerca in questo importante settore, preclusione che tutti negano a parole ma che si sostanzia poi nel tagliarle le gambe, a livello operativo, attraverso una politica discrezionale delle risorse pubbliche destinate a questo capitolo oppure rendendo impossibile qualsiasi sperimentazione pratica delle ricerche avviate in laboratorio.

Se si tiene conto, inoltre, che è proprio il comparto sementiero ad essere maggiormente interessato dalle innovazioni biotecnologiche e che in tale settore esiste già una forte concentrazione produttiva nelle mani di pochi gruppi industriali a carattere multinazionale, da cui l’Italia dipende in gran parte rispetto all’approvvigionamento del seme, dovrebbe essere un interesse primario per la nostra agricoltura cercare attivamente di superare, almeno in parte, tale gap tecnologico. E’ nostro interesse, quindi, che, grazie alle nuove tecnologie, si arrivi quanto prima ad ottenere risultati significativi, sia in termini di maggiore autonomia dall’estero per quanto riguarda il seme, sia nella salvaguardia e valorizzazione di alcune nostre produzioni di qualità.

Mi riferisco, in particolare, al potenziamento di particolari resistenze delle piante agli stress climatici, tra cui i lunghi periodi di siccità che cominciano a preoccupare seriamente gli agricoltori ortofrutticoli di alcune nostre regioni meridionali. Altro problema spinoso che potrebbe essere risolto con le tecniche genetiche è quello della scarsa resistenza di alcune varietà ortofrutticole, tra cui alcune di gran pregio, a forme specifiche di virosi con la conseguente progressiva eliminazione di tali produzioni dal mercato. Un esempio classico, a cui spesso si fa riferimento, è il pomodoro San Marzano, la cui particolare debolezza agli attacchi virali può essere combattuta attraverso la tecnologia genetica, senza modificare le caratteristiche organolettiche del prodotto.

Questa partita, a mio avviso, va giocata al più presto, anche alla luce del prossimo decollo europeo nella commercializzazione di prodotti transgenici subito dopo l’entrata in vigore della normativa di riferimento, ovvero la Direttiva 2001/18, che diventerà operativa a fine ottobre, e la direttiva sementi, che uscirà quasi sicuramente a fine anno. In questo caso assisteremo all’immissione in commercio quasi simultanea di moltissime nuove varietà transgeniche che sono già state sottoposte al vaglio scientifico della Comunità e che aspettano solo lo sblocco della moratoria europea, con evidenti vantaggi per le società che li hanno prodotti.

L’impegno delle singole autorità nazionali, quindi, dovrà concentrarsi nei prossimi mesi nella messa a punto di misure di garanzia che possano concretamente garantire la libera scelta del consumatore attraverso una separazione delle filiere agro-alimentari Ogm e convenzionali. Saranno necessari adeguati strumenti di analisi e controllo dei prodotti immessi alla commercializzazione per evitare che le diverse fasi delle filiere possano avere punti di contatto o di non trasparenza.

Contemporaneamente dovranno essere monitorati nel lungo periodo gli eventuali fenomeni di rischio derivanti sia dalla coltivazione che dalla commercializzazione dei nuovi prodotti.

Come noto, nel caso degli Ogm, un insieme di strumenti di controllo per garantire un sistema trasparente, basato sull'informazione al consumatore e sulla conoscenza e gestione quotidiana dei flussi commerciali internazionali da parte delle autorità competenti, non è ancora stato messo in opera.

Questo deve essere addebitato non solo ad una normativa carente a livello europeo, ma anche ad una generica inadeguatezza dei sistemI di controllo a carico delle autorità dei paesi membri.

In particolare, in Italia, ciò si è verificato sia per la scarsa chiarezza delle circolari ministeriali, che dovevano regolamentare i controlli sia alla mancanza di sintonia tra le reali competenze dei diversi uffici dipendenti da amministrazioni statali e regionali e dei diversi enti preposti ai controlli (autorità doganali, Asl marittime, uffici di fitopatologia regionali, e altri ancora). Si sarebbe, invece, dovuto intervenire per tempo in una questione così delicata per l’agricoltura italiana, definendo una rete di laboratori sul territorio con un coordinamento da parte di un’autorità tecnica centrale in grado di verificare tempestivamente eventuali distonie nell’andamento delle analisi e sopperire a carenze contingenti.

In prospettiva, fermo restando la necessità di un maggior adeguamento nel breve-medio periodo della “macchina pubblica” alle nuove esigenze di controllo delle importazioni e delle filiere alimentari italiane, l’unica soluzione possibile per garantire una capacità reale di scelta dovrà essere una rigida segregazione delle coltivazioni da seme, ivi comprese quelle dei paesi terzi, per essere in grado di rispettare le esigenze dei paesi importatori.

 

 

Ortofrutta: pomodoro, in Europa passa la linea italiana a tutela della qualità

Soddisfazione di Cia e Uiapoa

La Cia e l’Uiapoa accolgono con soddisfazione la notizia del ritiro da parte della Commissione europea del progetto di regolamento che prevedeva l’abrogazione dei requisiti minimi di qualità dei derivati a base di pomodoro e introduceva solo parziali adeguamenti della normativa applicativa del regime di sostegno comunitario.

Cia e Uiapoa sottolineano come, grazie alla ferma e compatta opposizione dei governi di Italia, Spagna e Grecia, ed all’impegno della delegazione agricola italiana al Copa/Cogeca, contro una dequalificazione di fatto di una produzione mediterranea strategica come il pomodoro, siano state difese le esigenze sia di tutela dei consumatori che dei produttori agricoli.

La salvaguardia dei requisiti minimi contribuirà anche a garantire la qualità e l’origine del pomodoro europeo rispetto al concentrato importato dai paesi terzi, nei confronti del quale vanno rafforzate disposizioni in materia di sicurezza alimentare. Tentativi di deregulation in questi settori sono molto rischiosi se allo stesso tempo non vengono messi in atto controlli adeguati sulla sicurezza dei prodotti importati.

La Cia e l’Uiapoa sono sin da oggi disponibili a riaprire un tavolo di confronto con le organizzazioni industriali per concordare gli aggiornamenti alla normativa applicativa del regime di sostegno del pomodoro da industria che verranno ritenuti necessari.

 

Incontro nazionale dei consorzi Dop e Igp dell’olio d’oliva

I rappresentanti delle Dop e Igp dell’olio d’oliva si sono riuniti ieri a Roma su invito della Cia, della Coldiretti, della Confagricoltura e delle rispettive Unioni dei produttori, Cno ed Unaprol.

Si è trattato di un incontro di lavoro per mettere a fuoco i problemi e le prospettive di questo segmento produttivo e la sua esperienza organizzativa introdotta dalla regolamentazione comunitaria.

Dopo le considerazioni introduttive delle organizzazioni che hanno promosso l’incontro, il rappresentante dell’Ismea, Roberto D’Auria, ha focalizzato tutta la tematica inerente il mercato degli oli Dop e Igp, nonché, il ruolo e le potenzialità di sviluppo dei consorzi di tutela.

Nell’Ue ci sono attualmente 66 Dop/Igp di cui 25 in Italia, mentre altre 26 sono le richieste nazionali in istruttoria di cui 9 già all’esame della Commissione Ue.

Si stima che in Italia la produzione certificata venduta sia di circa 4.000 tonnellate di olio, meno dell’uno per cento della produzione totale, circa il 2 per cento della produzione di extravergine delle aree Dop.

Ci sono, dunque, grandi spazi da conquistare ma serve un grande sforzo organizzativo e un adeguato sostegno alla promozione. Occorre soddisfare le attese del consumatore del quale va, innanzitutto, migliorato il livello di informazione sugli oli di qualità e sulle loro diverse caratteristiche territoriali.

L’incontro si è concluso con la costituzione di un comitato promotore per verificare, in breve tempo, l’opportunità di costituire un organismo di rappresentanza e di coordinamento unico a livello nazionale. (Politiche delle produzioni e di mercato)

 

 

Alta onorificenza francese all’on. Avolio al Merito dell’Agricoltura

Solenne cerimonia a Palazzo Farnese

Gran festa, ieri, all’Ambasciata di Francia a Roma per la consegna all’on. Giuseppe Avolio dell’onorificenza di Gran Croce Ufficiale al Merito dell’Agricoltura. Nella sala Paolo III di Palazzo Farnese, alla presenza di numerosi invitati tra i quali, in prima fila, il presidente della Cia, Pacetti, e i vicepresidenti, De Carolis e Pascale, con numerosi esponenti regionali della Confederazione, il sottosegretario agli Esteri, on. Margherita Boniver, l’Ambasciatore di Francia in Italia, Jacques Blot, ha aperto la cerimonia. Egli ha affermato che era giusto dare un carattere solenne all’incontro. L’Ambasciatore ha, quindi, rivolto all’on. Avolio un caloroso indirizzo di saluto, personale e a nome del Governo francese, che aveva inviato a Roma, per l’occasione, due alti funzionari del ministero dell’Agricoltura.

L’Ambasciatore Blot ha ricordato la vita dell’on. Avolio, suddividendola in tre periodi principali: la scelta giovanile contro la dittatura, con la conseguenza dell’internamento in un lager nazista; l’impegno nel campo civile e pubblico, cominciato, nell’immediato dopoguerra, nel Partito socialista italiano e la elezione a deputato per tre legislature; l’attività nel settore primario caratterizzata dall’elaborazione di indirizzi per una nuova agricoltura, in Italia e in Europa, e dalla tenacia per favorire l’unità del mondo agricolo, che diede vita alla Cic, trasformatasi, successivamente, in Cia.

L’Ambasciatore ha, poi, ricordato l’attività dell’on. Avolio nel Comitato Mediterraneo della Fipa ed ha messo in risalto la sua partecipazione costante, negli ultimi vent’anni, a tutte le azioni utili per la definizione di una politica agricola efficace e umana, tanto a livello europeo che mondiale.

L’Ambasciatore ha segnalato, inoltre, la capacità dimostrata dall’on. Avolio ad agire in modo da superare sempre la difesa ristretta di interessi particolari, pur legittimi, a favore di una linea di progresso generale, che è oggi riconosciuta e salutata, come segno distintivo, dal ministro dell’Agricoltura e dall’insieme dei responsabili agricoli francesi.

L’Ambasciatore, infine, ha menzionato, con simpatia, la nascita della Fondazione Avolio, Benigno, Cia per il progresso dell’agricoltura, e si è detto certo che, anche attraverso questa opzione di carattere culturale, l’on. Avolio contribuirà a valorizzare il ruolo dell’agricoltura come fattore di stabilità sociale, di equilibrio territoriale e di sicurezza alimentare.

L’on. Avolio ha ringraziato, commosso, il Governo francese per l’alto onore concessogli e l’Ambasciatore per l’amabilità e la simpatia dimostrata, creando nella solennità della circostanza un clima di cordialità e di amicizia. Avolio ha detto di essere particolarmente fiero di questo riconoscimento, che rafforza i suoi legami fraterni con i dirigenti e gli agricoltori francesi e, ricordando la solidarietà umana ricevuta durante la prigionia dai francesi, ha ribadito il suo personale affetto per la “douce France” della prima rivoluzione per affermare i principi di libertà, uguaglianza e fraternità.

Concludendo, Avolio ha detto che egli considera l’onore personale ricevuto, di cui è fiero, come un omaggio rivolto a tutta la Confederazione italiana agricoltori nella quale egli, per 23 anni, ha operato per il progresso dell’agricoltura, che è benessere per tutti.

Alla fine della cerimonia l’Ambasciatore ha offerto ai presenti una coppa di champagne. Attorno ad Avolio e a sua moglie, con l’Ambasciatore, si sono stretti, per le congratulazioni, con amicizia e simpatia, tutti i presenti.

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DAL TERRITORIO

Costituita a Bologna l’Associazione “Donne in campo” della Cia

Problematiche al femminile in agricoltura, sensibilizzazione di una figura-chiave, coinvolgimento nelle tematiche all’interno dell’organizzazione, sensibilità di approccio e concretezza di sostanza. Le donne della Confederazione italiana agricoltori si assumono sempre più il loro ruolo di protagoniste nei percorsi umani e lavorativi dell’azienda agricola e si ritagliano lo spazio necessario per dimostrare di voler esserci e di voler contare.

Anche per queste ragioni è nata l’Associazione della Cia “Donne in campo”, dandosi una struttura nazionale, regionale e, dove possibile, provinciale. Tale Associazione ieri è stata costituita anche a Bologna.

Coordinatrice è stata eletta Maria Bortolotti, imprenditrice nel settore vitivinicolo, mentre la segreteria è stata affidata a Roberta Bassi, della Confederazione italiana agricoltori.

I lavori sono stati aperti dal presidente provinciale della Cia Giorgio Vitali che ha sottolineato come Bologna abbia rapidamente accolto il mandato nazionale di formare gruppi femminili in grado di sostenere più efficacemente la presenza e l’impegno delle agricoltrici in tutti gli aspetti del settore.

Successivamente, ha preso la parola Maria Bortolotti che ha ricordato come due attuali successi, agriturismo e fattorie didattiche, abbiano rivelato quanto importante sia anche l’azienda agricola dove possono emergere i lati femminili che contraddistinguono queste opportunità, realismo e sensibilità.

“Servono -ha continuato la Bortolotti- una maggiore qualificazione nella formazione e nell’aggiornamento, una legislazione semplice e facilmente applicabile e il saper organizzare eventi che sappiano far meglio conoscere i prodotti”.

Paola Pula, coordinatrice regionale dell’Associazione e vicedirettore della Cia di Ravenna, ha parlato di “Donne in campo” come di uno strumento, con proprio statuto e maggiore visibilità, che meglio consolida il percorso di crescita e di conoscenza della valorizzazione delle imprese e delle agricoltrici.

“Le aziende al femminile esistenti, circa 600.000 -ha affermato Paola Pula- stanno progressivamente aumentando, valorizzando sempre più il ruolo della donna come positivo portatore di quella inestinguibile risorsa che è la ruralità. La specificità femminile ben si adatta a tutto ciò che ha a che fare con la trasformazione dei prodotti, l’eco-sostenibilità e, più in generale, con tutto ciò che abbina professionalità e ricerca del reddito”.

Le conclusioni sono state svolte da Paola Ortensi, presidente nazionale dell’Associazione che ha ricordato come spesso le donne siano un’immagine naturalmente positiva del mondo agricolo, una presenza forte e rassicurante ben definita da una riconosciuta energia vitale. Ha, inoltre, sollecitato a promuovere incontri necessari per meglio conoscersi ed a dedicarsi, credendoci, ad opportunità apparentemente minori, in realtà foriere di importantissime implicazioni, come possono essere, ad esempio, i vari mercatini.

Paola Ortensi, insistendo sul cambio culturale e il grande salto di qualità che anche un’Associazione come “Donne in campo” dimostra, ha ribadito la necessità di essere informatizzate e, visto i problemi di molte imprenditrici presenti e l’anno dedicato alla montagna, di un convegno sulle donne nell’Appennino bolognese.

 

 

Un grande successo “Per corti e cascine, assaggi e paesaggi delle campagne lombarde”

Si è svolta sabato 11 e domenica 12 maggio, promossa dalla Cia e da Turismo verde della Lombardia, la quinta edizione di “Per corti e cascine-assaggi e paesaggi delle campagne lombarde”, replicando il successo degli anni precedenti, con grande partecipazione di visitatori.

“Anche quest’anno - ha affermato Silvana Sicuri, direttore di Turismo verde della Cia della Lombardia- abbiamo registrato oltre 90 mila visite nelle 207 aziende agricole protagoniste del nostro week-end in campagna. Un successo che conferma il grande richiamo della nostra iniziativa”.

“L’ospitalità e l’offerta delle nostre aziende -ha ribadito- non terminano con questa iniziativa, infatti, grazie al sito di Turismo verde della Lombardia, www.turismoverdelombardia.it, è ancora più facile scoprire quanto offrono le campagne lombarde in tutte le stagioni”.

“All’immagine stereotipata delle campagne e alla qualità virtuale di tante formule pubblicitarie -ha commentato Umberto Borelli, presidente regionale della Cia- le aziende agricole, coinvolte nella nostra due giorni di “porte aperte”, hanno contrapposto l’immagine reale dell’agricoltura, facendo conoscere ai consumatori come e dove nascono i prodotti tipici e di qualità che sono il vanto della Lombardia in tutto il mondo”.

“Questo contribuisce -ha aggiunto Borelli- a contrastare il tentativo di larga parte delle grandi multinazionali del settore alimentare di far scomparire il concetto di materia prima, ossia, da che cosa e da dove nasce un alimento, facendo invece conoscere il contesto territoriale, la millenaria tradizione e la capacità imprenditoriale che sono alla base dell’agricoltura regionale”.

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APPUNTAMENTI

Riunione dell’Anp della Cia della Sicilia

Si svolgerà il prossimo 22 maggio, presso la sede dell’Anp-Cia della Sicilia, una riunione regionale dell’Associazione pensionati.

Ai lavori parteciperà il segretario generale dell’Associazione, Giachino Silvestro.

 

 

Festa dell’Anp-Cia dell’Emilia Romagna

Il prossimo 25 maggio, presso il Parco Rio Grande di Igea Marina, in provincia di Rimini, si terrà la Festa regionale dell’Associazione pensionati della Cia dell’Emilia-Romagna, giunta alla decima edizione, sul tema “Le proposte dell’Anp-Cia sui servizi sociali e sanitari della Regione”.

La Festa sarà conclusa da un intervento del segretario generale dell’Anp, Giachino Silvestro.

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