14 marzo 2001

testata nuovaagricoltura

PRIMO PIANO

• La manifestazione nazionale del 21 marzo a Roma. Un impegno forte per lo sviluppo dell’agricoltura italiana. Per un nuovo accordo tra agricoltura e società. Prodotti tipici offerti ai cittadini domenica 18 marzo a Roma in piazza Campo de’ Fiori. Iniziative in tutta Italia

 

ATTUALITA'

• "La nuova agricoltura: ascoltare il futuro": ieri a Roma un convegno del Mipaf
• Proroghe per il registro dei trattamenti e per le domande di sanatoria per le utilizzazioni di acqua pubblica.Sanzioni per le imprese che non partecipano al Polieco
• Osservazioni della delegazione italiana alla relazione della Commissione europea sull’Ocm ortofrutta

 

   

 

PRIMO PIANO

La manifestazione nazionale
del 21 marzo a Roma

Un impegno forte per lo sviluppo
dell’agricoltura italiana

Ad una settimana dalla grande manifestazione del 21 marzo prossimo a Roma, in piazza del Popolo, si moltiplicano le iniziative a livello territoriale.Una mobilitazione in tutta Italia che diventa sempre più massiccia ed incisiva per richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sui gravi problemi dell’agricoltura italiana che non può continuare ad operare tra difficoltà ed emergenze.

La Cia vuole che per il mondo agricolo si cambi definitivamente pagina e si apra una fase di sviluppo, superando ostacoli e intralci sia a livello europeo che nazionale.Per questo motivo la Confederazione, con la mobilitazione e con la manifestazione del 21 marzo a Roma, lancia un grande progetto di rinnovamento dell’agricoltura italiana non autarchico e proiettato all’interno, ma aperto alla condivisione di tutti. Un progetto che porti ad un nuovo accordo tra agricoltura e società.

 

 

Per un nuovo accordo tra agricoltura e società

In vista della manifestazione nazionale del 21 marzo a Roma la Cia ha predisposto un documento nel quale sono indicate le richieste della Confederazione sintetizzate in un volantino che riportiamo di seguito.

1) Un’agricoltura forte e di qualità che garantisca la sicurezza alimentare, lo sviluppo compatibile e il reddito ai produttori.

2) Cibi sani, di qualità e tipici a tutela dei consumatori e difesa a livello internazionale delle nostre produzioni a denominazione di origine.

3) Un’agricoltura che sia presidio per la salvaguardia del territorio e dell’ambiente.

4) Meno burocrazia e regole più semplici per liberare le potenzialità e le capacità dell’imprenditore agricolo e attuazione completa del decentramento verso le Regioni e gli enti locali.

5) Una ricerca scientifica che operi nel rispetto della salute, dell’ambiente e del principio di precauzione.

6) Una nuova politica agricola europea che superi il regime delle quote, affermi l’autogoverno dei produttori e il riequilibrio mediterraneo.

7) Politiche di mercato con le quali contrastare gli effetti negativi della globalizzazione e garantire la solidarietà tra chi ha e chi meno ha.

8) Un’agricoltura multifunzionale e una pluriattività dell’impresa agricola per contribuire allo sviluppo socio-economico del Paese e del territorio, valorizzando il protagonismo degli enti locali.

9) Un’equa riforma sociale a tutela dei più deboli e degli anziani.

10) Una politica che favorisca l’imprenditorialità giovanile e femminile.

 

 

Prodotti tipici offerti ai cittadini domenica 18 marzo a Roma in piazza Campo de’ Fiori

In vista della manifestazione nazionale del 21 marzo, la Cia ha organizzato per domenica 18 marzo a Roma, in piazza Campo de’ Fiori, a partire dalla ore 10, un’iniziativa con la quale rafforzare il rapporto tra gli agricoltori e i consumatori. Nell’occasione verranno offerti ai cittadini prodotti tipici e di qualità. Una simpatica degustazione alla quale hanno già dato la loro adesione rappresentanti del mondo politico, economico, sociale, della cultura e dello sport.

Con questa iniziativa la Cia vuole rilanciare con forza il discorso della sicurezza alimentare che può essere garantita soltanto dagli agricoltori italiani che producono cibi sani e genuini e sono impegnati, quindi, nella tutela del consumatore.

 

 

Gazebo e sit-in a Bologna
per la manifestazione nazionale

Domenica 18 marzo la Confederazione italiana agricoltori dell’Emilia-Romagna allestirà un gazebo in piazza Galvani, a Bologna, dando vita ad un sit-in che vedrà impegnata l’organizzazione regionale in un’opera di volantinaggio, tra la gente, per spiegare le motivazioni alla base della grande manifestazione nazionale della Cia, che si svolgerà mercoledì 21 marzo a Roma, in Piazza del Popolo, che vedrà la partecipazione di decine di migliaia di agricoltori.

Il Consiglio della Cia regionale si riconosce pienamente negli obiettivi e nelle richieste che sono al centro della manifestazione: un nuovo accordo tra agricoltura e società è, oggi, una necessità primaria del nostro paese. Bisogna poter contare su uno sviluppo economico equilibrato e sostenibile; cogliere le opportunità della globalizzazione senza restarne spettatori passivi; esaltare la multifunzionalità dell’impresa agricola come risorsa decisiva per la cura e la manutenzione del territorio; valorizzare i percorsi di qualità della filiera agroalimentare che personalizzano i nostri prodotti e danno fiducia e sicurezza al consumatore.

La Cia regionale denuncia la mancanza di assiduità nella concertazione del Tavolo agricolo nazionale nonostante l’importanza di alcuni eventi di politica agricola e ribadisce che i temi delle nuova sicurezza alimentare possono trovare risposta nell’ambito delle politiche europee orientate ai nuovi diritti di cittadinanza, perseguendo un nuovo sistema di relazioni negoziate ed una nuova fase di confronto tra consumatori e cittadini.

Tra le priorità: l’allargamento dei confini dell’attività agricola da parte della nuova legislazione contenuta nella Legge di orientamento, semplificando il quadro legislativo nazionale; nuovi strumenti organizzativi per reggere la sfida della competizione; processo di qualità per tutta la filiera come riferimento obbligato per qualsiasi orientamento di politica agricola; dimensione europea come leva per governare le sfide della globalizzazione e urgenza del varo dell’Agenzia alimentare europea; l’unità d’azione del mondo agricolo organizzato come bene irrinunciabile.

La Cia dell’Emilia-Romagna chiede alla Regione di proseguire la concertazione in sede di Consulta agricola e individua due direzioni di percorso: stretta collaborazione tra assessorato all’Agricoltura, Giunta e Tavolo verde regionale e una più accentuata sussidiarietà della politica regionale a favore di Province, Comunità montane e organizzazioni rappresentative agricole. Infine, l’attivazione dell’Agea regionale deve rappresentare un importante momento di crescita dell’operatività di tutta l’amministrazione e il settore primario deve avere pari dignità nelle politiche formative e del lavoro.

 

 

La Cia di Catania organizza una giornata sull’educazione e la sicurezza alimentare

"La nostra qualità è la vostra sicurezza", questo è lo slogan che la Confederazione italiana agricoltori di Catania propone durante la "Giornata sull’educazione e la sicurezza alimentare" che si svolgerà il 16 marzo in diverse scuole della provincia e che s’inserisce nelle iniziative programmate sul territorio in vista della manifestazione nazionale del 21 marzo.

Nel corso della giornata, in collaborazione con l’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, con il Consorzio nazionale per la dieta mediterranea e la Asl n. 3 di Catania, ci saranno degli incontri divulgativi e dimostrativi nelle scuole. Ai bambini saranno distribuiti dei palloncini con la scritta "La nostra qualità è la vostra sicurezza" e saranno offerti prodotti tipici e di qualità messi a disposizione dalla ditte che hanno sponsorizzato l’iniziativa.

Obiettivi della giornata, che vede la partecipazione di numerosi Comuni, della Camera di commercio e delle Associazioni dei consumatori, sono: sottolineare il concetto di sicurezza alimentare dei consumatori, promuovere una buona educazione alimentare, la qualità dei prodotti del territorio e della tradizione e di quelli biologici.

I lavori saranno conclusi con un incontro, che si terrà presso il Convento San Francesco alla Collina di Paternò, al quale parteciperà Massimo Pacetti presidente nazionale della Cia.

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ATTUALITA'

"La nuova agricoltura: ascoltare il futuro":
ieri a Roma un convegno del Mipaf

Si è svolto ieri a Roma il convegno "La nuova agricoltura: ascoltare il futuro", nel corso del quale è stata presentata un’inchiesta di People Swg commissionata dal ministero per le politiche agricole. La ricerca, che è stata svolta su un campione di 1.200 italiani tra cui 400 imprenditori agricoli, attraverso una moderna metodologia di ricerca, descrive i mutamenti profondi intervenuti nella sensibilità sociale di fronte alle grandi questioni legate al settore agricolo e alimentare.

All’iniziativa ha partecipato il ministro Pecoraro Scanio. Sono intervenuti tra gli altri, il presidente della Coldiretti, Paolo Bedoni, il vicepresidente di Confagricoltura, Fabrizio Marzano e il presidente della Cia, Massimo Pacetti.

L’intervento di Massimo Pacetti

L’agricoltura cambia e con essa, accanto ad essa, cambiano la società, le abitudini, i comportamenti, le aspettative che i consumatori/cittadini hanno al suo riguardo, verso i prodotti che immette sul mercato, verso l’ambiente e il territorio che sono componenti essenziali del fare "impresa" in agricoltura.

Questo cambiamento che fino a poco tempo fa avveniva e veniva percepito in tempi medio-lunghi, oggi, appare subitaneo. Vi è quasi la consapevolezza che il cambiamento modifichi le cose rispetto allo ieri e che offra poche certezze per il futuro.

Se il concetto di tradizione, nello studio presentato stamane, però, rimane una delle caratteristiche indicative positive da parte dei consumatori nei confronti dell’agricoltura, bisogna rimarcare che la "tradizione", in campo agricolo-alimentare, non va considerata come concetto statico. La tradizione evolve, essa ha un passato e un futuro.

Lo studio conferma le intuizioni, le sensibilità, le strategie che il mondo della rappresentanza agricola italiana ed europea da tempo ha colto nel mutare dei processi interni all’agricoltura e nelle sue relazioni esterne. L’agricoltura e le sue attività non sono viste come elementi negativi o pericolosi da parte degli intervistati, né per la salute, né per il futuro dell’ambiente e questo è un dato positivo che, da solo però, non basta e non esaurisce il problema di come l’agricoltura mette a frutto la profittabilità compatibile di questo approccio.

I temi proposti e che affiorano dalle risposte elaborate nello studio, sono quelli con i quali quotidianamente le imprese si confrontano e verso i quali il mondo organizzato dell’agricoltura cerca di offrire strumenti per dare risposte al sistema delle imprese.

L’innovazione appare, tuttavia, un problema sottovalutato nella sua importanza e nelle sua capacità di mettere l’agricoltura al passo con la società e gli altri settori produttivi. L’utilità di Internet è vista essenzialmente come strumento di commercio e non già come innovazione complessiva. Tutto il tema della ricaduta delle innovazioni sulle imprese e la capacità di rendere le sue applicazioni bene comune, deve essere maggiormente incrementato, seguendo in ciò le indicazioni della Commissione europea; è infatti di questo che si parlerà tra qualche giorno a Stoccolma.

Riguardo le biotecnologie, è confermata la necessità di informazioni puntali che facciano chiarezza sugli intenti e le conseguenze, usando il necessario concetto di precauzione.

L’eccesso di burocrazia, è vissuto come fonte di disagio e lentezza nelle scelte imprenditoriali oltre che di costi, e il federalismo, come un fenomeno che impone una partecipazione attiva dei soggetti regionali e la costruzione di un sistema di relazioni sussidiarie orizzontali sul territorio.

La qualità, oramai, è divenuta patrimonio comune nel lessico imprenditoriale e in quello dei consumatori, ma essa è una delle componenti della politica di difesa del consumatore. Gli strumenti del mondo produttivo per la realizzazione di sistemi di qualità, che sono la certificazione, i sistemi di autocontrollo, l’etichettatura, i disciplinari, assieme alle azioni della parte pubblica in materia igienico sanitaria, formano il complesso che porta ad una qualità riconosciuta e riconoscibile.

Potrei continuare, esplicitando le posizioni della Cia su ciascuna delle risultanze dello studio.

Tuttavia mi hanno colpito alcune cose relative al mondo della produzione: si segnala, infatti, da un lato, la presenza di opportunità per il settore ma, dall’altro, si lamenta la possibilità che esso perda importanza in termini occupazionali, reddituali, di peso. Il problema, quindi, è come costruire politiche nazionali per l’agricoltura che mettano a frutto le condizioni favorevoli.

Devo dire, con tutta franchezza, che dai decreti che il Mipaf sta predisponendo per l’attuazione della delega in materia di orientamento in agricoltura, come Cia, ci saremmo aspettati di più.

Probabilmente il tempo necessario a riscrivere le regole per la nuova agricoltura avrebbe dovuto essere maggiore. Più tempo per ragionare, confrontarsi, riflettere sulle conseguenze di ciò che si decide di scrivere.

Ricordava Adornato, qualche giorno fa, su un giornale specializzato, che in Francia, negli ultimi quaranta anni, sono stati redatti due testi di orientamento. L’ultimo, proposto nel 1996, ha avuto ben tre anni di gestazione, di concertazione istituzionale e sociale. Si è tenuto conto delle dinamiche interne e delle ripercussioni delle decisioni comunitarie per disegnare uno schema normativo e strategico per il settore.

L’altro dato che emerge è la distanza con cui viene vissuta la Ue. Le decisioni comunitarie sono parte essenziale di una strategia comune per l’agricoltura italiana e per la costruzione e difesa di un modello europeo di agricoltura.

Multifunzionalità, pluriattività, politica della qualità, valorizzazione delle produzioni tutelate e tipiche, sono opzioni praticabili anche per l’Italia, che parte avvantaggiata, perché sono parte essenziale del suo patrimonio di esperienze, saperi e tradizioni, delle capacità imprenditoriali e innovative del sistema agricolo nazionale.

Non a caso siamo la prima agricoltura europea per valore aggiunto.

Tutto ciò impone, quindi, uno sforzo comune da parte delle Istituzioni e delle rappresentanze e non soltanto per un’adattamento al nuovo. La difesa del consumatore non può essere una mossa di rimessa, una uscita di sicurezza da uno stato di crisi o di malessere. C’è bisogno di ricercare la sintesi per la costruzione di un progetto di politica per l’agricoltura italiana.

E’ di questo che bisogna ragionare, senza protagonismi e senza la convinzione di avere soluzioni taumaturgiche.

E’ necessario un confronto a tutto campo nel quale il Mipaf può e deve giocare un ruolo alto; con le Regioni a cui sempre maggiori competenze sono affidate; con il mondo dei consumatori e con la società, che manifestano una sempre maggiore attenzione alla qualità dei prodotti e con la necessaria attenzione alle propensioni a spendere.

Un confronto serio, animato da un sentire comune verso il benessere generale dell’agricoltura e della società.

 

 

Proroghe per il registro dei trattamenti
e per le domande di sanatoria per le utilizzazioni di acqua pubblica.Sanzioni per le imprese
che non partecipano al Polieco

Alla scadenza della legislatura sono stati approvati due provvedimenti di particolare interesse ambientale per gli agricoltori.

Nella legge di conversione del disegno di legge S.3832 "Disposizioni modificative integrative alla normativa che disciplina il settore agricolo e forestale": sono stati prorogati i termini per la tenuta e per la denuncia annuale del registro dei prodotti fitosanitari a norma dell’art. 4 comma 5 del decreto legge 23 ottobre 1996 n. 542, rispettivamente al 30 aprile 2001 e al 30 giugno 2001; sono stati rinviati, a 6 mesi successivi all’entrata in vigore della legge, i termini per la presentazione della domanda di sanatoria per le derivazioni o utilizzazioni di acqua pubblica in tutto o in parte abusivamente in atto, stabiliti dall’art. 23, comma 6, primo periodo del decreto legislativo 11 maggio 1999 n. 152

Nella legge di conversione del disegno di legge recante "Disposizioni in campo ambientale", all’art. 10, sono state introdotte le sanzioni per le imprese che non parteciperanno alla quota di iscrizione al Consorzio per il riciclaggio dei rifiuti in polietilene. Questa misura dovrebbe consentire finalmente al Polieco di operare efficacemente, garantendo il servizio della raccolta, riutilizzo e riciclaggio degli imballaggi in polietilene e dunque risolvere il problema della raccolta di quei prodotti nelle aziende agricole.

I due dispositivi di legge ora devono essere pubblicati sulla Gazzetta ufficiale.

 

 

Osservazioni della delegazione italiana
alla relazione della Commissione europea sull’Ocm ortofrutta

Nella riunione del Copa-Cogeca, che si è svolta lo scorso 7 marzo a Bruxelles, sull’Ocm ortofrutta, la delegazione italiana ha presentato un documento di valutazione della relazione predisposta dalla Commissione europea sull’andamento del regime di sostegno ortofrutticolo. Alla delegazione hanno partecipato Remo Mastrandrea, presidente del Comitato consultivo ortofrutticolo europeo, e Giuliana Roncolini, responsabile nazionale del settore ortofrutticolo della Confederazione italiana agricoltori.

Riportiamo di seguito il documento della delegazione italiana.

In via preliminare, va rilevato che la relazione della Commissione Com (2001) 36 def. sullo stato di attuazione del reg. 2000/96 relativo alla Ocm nel settore degli ortofrutticoli del 24/1/2001 interviene dopo la riforma sostanziale di tale regime, approvata dal Consiglio dei ministri nel novembre dei 2000.

Gli aspetti problematici sui quali si è basata la ricordata modifica della Ocm non emergono, tuttavia, in modo circostanziato nella relazione in questione.

Come ben evidenziato nella relazione del Parlamento Europeo del primo settembre 2000 sulla proposta di riforma della Commissione, le modifiche di tale portata avrebbero richiesto in anticipo ben altri elementi di conoscenza, rispetto a quelli attuali presenti nella relazione redatta dai servizi.

In questa manca, infatti, l’approfondimento di una serie di problematiche che condizionano il funzionamento del mercato di questi prodotti:

- regime degli scambi: la Commissione ne esclude in partenza ogni riferimento basandosi sul fatto che la riforma del 1996 non ha toccato tali elementi che sono, invece, tra i capisaldi fondamentali del funzionamento di una Ocm. Al contrario, il regime degli scambi condiziona fortemente il settore degli ortofrutticoli, freschi e trasformati e, quindi, una analisi di questo aspetto rimane non rinviabile tanto più che l’Ue, come risulta dalla stessa relazione, è il principale importatore netto a livello mondiale di prodotti ortofrutticoli.

Tra l’altro è noto che la preferenza comunitaria per questo settore è fortemente penalizzata dalla strategia negoziale adottata dalla Commissione nella stipula degli accordi bilaterali e multilaterali a favore di Paesi terzi, che si traduce in continue e sempre più ampie concessioni non controbilanciate da adeguate misure di sostegno all’esportazione dei prodotti comunitari.

- Norme comuni di qualità e di commercializzazione: la Commissione considera ormai superato il loro utilizzo ai fini della mera gestione del mercato, evidenziando l’opportunità di estendere il concetto di qualità a nuovi criteri, tra cui i requisiti organolettici e/o i requisiti attinenti la sicurezza alimentare.

Premesso che tali presupposti sono abbastanza condivisibili, l’analisi comunitaria appare incompiuta, in quanto non indica le condizioni di applicabilità di tali criteri all’offerta comunitaria (ad esempio partendo da uno screening di quali esperienze siano attualmente in atto, disciplinate o meno dagli stati membri o per iniziativa volontaria, del know how analitico, dell’incidenza dei relativi costi, ecc.) né fornisce alcuna piattaforma propositiva al fine di valutarne la scelta nell’ottica di incrementare la competitività dell’impresa comunitaria.

- Le Organizzazioni di produttori: pur costituendo l’elemento portante dell’attuale e della precedente Ocm, l’analisi appare carente sui risultati del primo triennio di applicazione del regolamento 2200/96, sebbene la Commissione disponga di dati circa i programmi, le richieste finanziarie, il numero delle Op, lo stato delle precedenti associazioni e dei relativi finanziamento, ecc.

Lo studio non affronta sufficientemente i fattori del mancato incremento delle dimensioni economiche delle Op comunitarie, limitandosi a rilevare che i nuovi strumenti finanziari sono stati pienamente utilizzati solamente da una ristretta parte delle Op, laddove queste erano presenti in ambienti economici già strutturati per favorire l’aggregazione della produzione.

In assenza di un nesso diretto tra l’importanza regionale della produzione ortofrutticola e il livello di organizzazione della produzione, la relazione non si addentra nell’analisi degli altri aspetti connessi a tale problematica, tra cui l’incidenza del supporto finanziario della Ocm alle Op nelle regioni particolarmente svantaggiate, quale fattore critico di condizionamento allo sviluppo.

E’ peraltro evidente che quando una produzione incontra grossi problemi di mercato (come è il caso di molte produzioni delle aree svantaggiate) la costituzione di un fondo d’esercizio è tanto più difficile, quanto più esso sarebbe necessario quale motore propulsore ad un’attività di aggregazione.

La misurazione dell’impatto dell’introduzione del principio della "corresponsabilità finanziaria", introdotto esclusivamente per gli ortofrutticoli, meritava infine un approfondimento, per capire se tale scelta sia servita o meno allo scopo per il quale era stata introdotta: se cioè era servita a "responsabilizzare maggiormente" le Op ed i propri soci nella gestione del mercato, evitando i precedenti sprechi e soprattutto in che termini, tale innovazione normativa aveva contribuito nello stimolare o, se del caso, ostacolare i processi aggregativi dell’offerta.

Al fine di fornire una base per le future proposte sarebbe stato utile infatti, porre in evidenza la casistica dell’utilizzazione dei finanziamenti comunitari da parte delle Op con gli impegni finanziari da esse sostenuti complessivamente, valutandone anche i livelli di utilizzazione dei massimali finanziari previsti dalla regolamentazione. Ciò per meglio capire il ruolo detenuto dall’aiuto comunitario nel creare un’opportunità di stimolo o, al contrario, di ostacolo all’aggregazione dell’offerta.

In generale, mancano gli elementi conoscitivi sull’evoluzione delle organizzazioni dei produttori dal vecchio al nuovo regime di sostegno, per consentire di valutare l’opportunità di incentivare processi di fusione tra Op, costituzione di Aop, di organismi interprofessionali, ecc.

Circa la scarsa ricaduta d’interesse per gli accordi interprofessionali, si ritiene senz’altro utile approfondire la questione relativa alle modifiche da apportare alla normativa, a partire dall’introduzione di forme di incoraggiamento fino alla previsione di norme finalizzate a migliorare l’efficacia degli accordi, prevedendone l’omologazione obbligatoria da parte degli stati membri nonché la possibilità di rivalsa legale a fronte del mancato rispetto degli impegni sottoscritti (ispirandosi alla legislazione francese).

- Capitolo sulla coesistenza del regime degli ortofrutticoli con il nuovo regolamento sullo sviluppo rurale: la relazione evidenzia che i piani di sviluppo rurale dovrebbero essere complementari alla Ocm, senza però fornire un quadro delle azioni ammesse dagli Stati membri.

A tale riguardo, la decisione adottata da alcuni Stati membri o regioni di separare nettamente i due strumenti sulla base dell’importo degli investimenti ha un forte impatto sull’applicazione dei due regolamenti e rischia di creare delle discriminanti non indifferenti tra le Op comunitarie, aspetti questi che andrebbero indagati più a fondo dai Servizi comunitari, senza peraltro porre in discussione il principio di assicurare la complementarietà tra le due misure.

Inoltre, non si condivide la conclusione della Commissione di escludere dai Piani di sviluppo rurale misure per la commercializzazione a favore di produttori non associati ad Op onde evitarne l’indebolimento, essendo l’adesione alle organizzazioni una libera scelta dei produttori.

- Prodotti trasformati: basandosi semplicemente sul fatto che, nell’ambito del regolamento 2201/96 non era stato preso alcun impegno di predisporre una relazione sul funzionamento dell’Ocm dei prodotti trasformati a base di ortofrutticoli, la Commissione trascura completamente tale capitolo, pur interessato da una recentissima riforma sostanziale. Vale in proposito ribadire che ai fini di un’analisi compiuta sul funzionamento del quadro regolamentare complessivo di una Organizzazione comune di mercato, non è possibile trascurarne degli aspetti fondamentali, stante le continue e notevoli implicazioni di mercato tra il settore del fresco e del trasformato.

- Per quanto attiene gli agrumi, lo studio della Commissione si limita a constatare le differenze di funzionamento registratesi tra gli Stati membri, non valutando pienamente né l’incidenza del sostegno rispetto ai costi di produzione esistenti, né gli effetti a lungo termine sul reddito dei produttori tra le diverse regioni comunitarie. Dai pochi dati riportati sul livello dei prezzi, infatti, emerge una notevole differenziazione tra gli Stati membri, senza peraltro che ciò sia posto a confronto con il quadro di funzionamento complessivo del regime di sostegno basato sulla contrattazione con l’industria: le quantità trasformate, le condizioni di pagamento e servizi connessi, i tempi di liquidazione degli aiuti comunitari ai produttori (fattore questo non indifferente ai fini del reddito finale del produttore, stante l’elevata incidenza dell’aiuto rispetto al prezzo pagato dall’industria).

Infine, la relazione non introduce alcuna indicazione circa i futuri orientamenti comunitari su modifiche e/o adattamenti dell’Ocm, pur a fronte della innegabile situazione di difficoltà di mercato di questi prodotti in determinate aree comunitarie (situazione peraltro comune con altri prodotti, tra cui la frutta a guscio, ove la scelta aveva puntato su aiuti di altra natura prefigurandosi come interventi al reddito per migliorare la qualità) né di eventuali esigenze di maggior compatibilità delle misure di sostegno rispetto gli impegni Wto. Si ricorda peraltro che il Copa-Cogeca aveva evidenziato per questo comparto l’esigenza di pervenire ad un catasto comunitario, quale base di orientamento.

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