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Presidio
a Montecitorio: Quel
pasticciaccio Legambiente
e la Confederazione italiana agricoltori mobilitate per la tutela del
consumatore Latte
sinonimo di qualità. È quello che si aspettano i consumatori e che
chiedono di garantire Legambiente e Cia, al Parlamento e alla Commissione
agricoltura riunitasi stamane. Questo il motivo della colazione a base di
biscotti e cappuccino, offerta questa mattina davanti alla Camera dei
Deputati a parlamentari e passanti incuriositi. Un vero e proprio
banchetto allestito in piazza per degustare un autentico cappuccino
italiano, preparato con caffè espresso e latte fresco. “Un gesto
simbolico -dichiarano Legambiente e Cia- per far capire al Governo quanto
sia importante difendere il nostro latte. La genuinità e la freschezza
sono qualità che contraddistinguono questo prodotto dalla stalla fino
alla tavola degli italiani. Bisogna proteggere il latte fresco legato alla
cultura e alle tradizioni del nostro Paese, nonché sostenere lo sviluppo
economico e occupazionale dei produttori italiani che concentrano i loro
sforzi proprio in direzione della qualità”. L’allarme
lanciato dalle due Associazioni qualche giorno fa, riguarda un prodotto
che non corrisponde ai requisiti richiesti dalla legge 169/89 e
ampliamente pubblicizzato come ò latte fresco. Questa prevede che il
latte dopo 48 ore dalla mungitura venga sottoposto ad un trattamento
definito “termico dolce” (72 gradi per 15 secondi) e che garantirebbe
il mantenimento delle caratteristiche naturali proprie del latte fresco.
Al contrario il latte ampiamente pubblicizzato viene lavorato due volte e
sottoposto a processi di micro-filtrazione. “Garantire
i parametri di qualità della materia prima, di processo e di prodotto che
sono previsti appunto dalla legge -concludono Legambiente e la
Confederazione italiana agricoltori- significa avere a cuore gli standard
di qualità in un mercato sempre più aperto e concorrenziale.
L’etichetta di fresco non può essere utilizzata per propagandare altri
tipi di latte che hanno subito trattamenti diversi da quelli fissati dalla
legge. Se così fosse si pregiudicherebbe il concetto di qualità, e si
penalizzerebbero i produttori di latte italiano e si finirebbe per trarre
in inganno i consumatori”. Ciò non toglie che il latte con
caratteristiche diverse possa tranquillamente essere commercializzato così
come avviene negli altri Paesi europei, purché non venga utilizzata la
denominazione di “fresco”. Legambiente
e Cia avevano già annunciato la loro intenzione di ricorrere all’Agcm
(Autorità garante della concorrenza e del mercato) e al Comitato per il
controllo dell’autodisciplina pubblicitaria, e decidono di portare
avanti questa battaglia fin quando il ministero per le Politiche agricole
non prenderà una seria posizione per la tutela di consumatori e
produttori. Come rileva la Confederazione italiana agricoltori, quello che
si potrebbe aggiungere senza stravolgere il contenuto della legge vigente,
sono la tracciabilità e l’origine, ulteriori elemento i per garantire
una trasparenza maggiore. Sarà poi il consumatore a scegliere. Pacetti:
giù le mani dal latte fresco. La
legge 169/89 è valida Al
presidio di Piazza Montecitorio, insieme ad esponenti di Legambiente,
hanno partecipato numerosi rappresentanti della Confederazione italiana
agricoltori, oltre ad allevatori che hanno offerto il loro latte fresco.
Per la Cia erano presenti, fra gli altri, il presidente nazionale Massimo
Pacetti, il vicepresidente Paolo De Carolis e i membri di Presidenza
Francesco Serra-Caracciolo, Giulio Fantuzzi e Giuseppe Politi. Per
Legambiente era presente il presidente Ermete Realacci. Nel
corso della manifestazione il presidente Massimo Pacetti, intervistato dai
giornalisti della carta stampata e radiotelevisivi presenti, ha rilasciato
la seguente dichiarazione. “Giù
le mani dal latte fresco. Questo prodotto viene regolato da una chiara
legge, la 169 del 1989, che per la Confederazione italiana agricoltori è
valida e non va assolutamente toccata. Ci
battiamo per la difesa del latte fresco. E, quindi, contro tutte quelle
iniziative attraverso le quali si intendono propagandare con l’etichetta
di “fresco” altre tipologie di latte. Non si
può definire latte fresco un prodotto che viene lavorato due volte e
sottoposto a processi di microfiltrazione. Vorrebbe dire prendere in giro
i consumatori, alterare il mercato e danneggiare i produttori italiani. D’altra
parte, proprio la legge 169/89 ha stimolato i produttori italiani di latte
a migliorare rapidamente i parametri qualitativi del prodotto e ha
promosso la rilevante crescita sul mercato del latte fresco pastorizzato
di Alta Qualità. Quindi,
l’utilizzo del latte fresco, secondo le regole previste dalla legge,
significa la valorizzazione di un notevole impegno professionale da parte
dei nostri allevatori, volto a garantire un prodotto ad elevato standard
organolettico e nutrizionale, nonché remunerato in base a congruenti
titoli di qualità. Una
cosa deve essere, comunque, chiara: la qualità del latte si fa nella
stalla e non attraverso i processi di trasformazione. Sono i produttori
che attraverso il loro impegno nella selezione e nell’alimentazione
animale garantiscono le caratteristiche naturali del prodotto. Per
questa ragione ci battiamo con fermezza perché non si miri ad una qualità
allineata verso il basso, ma ai livelli sempre più alti della qualità
del latte fresco”. Serve
una forte politica di sviluppo La Cia
ha convocato i responsabili regionali del settore vitivinicolo per una
valutazione a tutto campo delle problematiche del comparto che si
articolano su più fronti contemporaneamente. Dalla
fase conclusiva dell’impegno, molto ampio, sulle dichiarazioni delle
superfici vitate, alla sempre più marcata regionalizzazione della
vitivinicoltura e della politica per il settore, dalla nuova apertura
della distillazione di crisi, tesa ad assorbire le eccedenze che hanno
appesantito il mercato e creato forti difficoltà in decisive realtà
produttive, come la Sicilia e la Puglia, all’avvio di un tavolo di
filiera presso il Mipaf. Nell’introdurre
la riunione, il responsabile nazionale del settore, Piero Petrelli, ha
sottolineato che occorre rendere consapevoli le strutture territoriali
della Cia circa la rilevanza da attribuire alle diverse politiche che
investono il settore vitivinicolo. “E’
necessario pertanto -ha affermato- passare, laddove ciò non sia ancora
avvenuto, a servizi di supporto tecnico-amministrativo ai produttori
sempre meno occasionali, dando una concreta stabilità all’impegno
professionale che il settore vitivinicolo richiede”. Dalla
riunione è emersa la consapevolezza che è necessario un ulteriore sforzo
per consolidare un risultato già lusinghiero ottenuto con la raccolta
delle dichiarazioni delle superfici vitate anche ai fini di rapporti più
soddisfacenti ed avanzati con le Regioni e con l’Agea e per migliorare
la rappresentatività della Confederazione anche tra i viticoltori. Vito
Lo Monaco, della Presidenza nazionale della Cia, raccogliendo i numerosi e
circostanziati contributi emersi dalla discussione, ha evidenziato i
diversi filoni su cui articolare la posizione della Cia, a partire dal
tavolo di filiera che dovrà essere riconvocato al più presto dal Mipaf. “L’andamento
del mercato -ha sostenuto Lo Monaco- e l’emergere di pesanti eccedenze,
pur in presenza di una tendenziale diminuzione del volume produttivo
italiano ed europeo, pongono l’esigenza di rivedere l’Ocm che, così
come è stata riformata, non sembra rispondere né ad un equilibrio di
mercato né tantomeno ad uno snellimento normativo e burocratico, tanto
avvertito dagli operatori del settore. “La
Cia -ha continuato- è convinta della necessità e dell’urgenza di
un’azione del governo in sede comunitaria per consentire politiche più
incisive tese a ringiovanire il vigneto italiano. Di pari passo occorre
imboccare con decisione la strada del decentramento nella gestione del
potenziale viticolo, accelerando il passaggio delle funzioni da Agea alle
Regioni”. Soffermandosi
poi su alcune questioni di pressante attualità, Lo Monaco ha,
innanzitutto, rimarcato la contrarietà della Confederazione all’ipotesi
di introduzione delle accise sul vino, poiché si tratta di un prodotto
alimentare che, se venisse soggetto ad ulteriori tassazioni, produrrebbe
un aumento dei prezzi ed una caduta dei consumi, con conseguenti danni
economici sia alla produzione che ai consumatori. In
relazione alla recente emanazione della direttiva comunitaria relativa
alla commercializzazione dei materiali di moltiplicazione vegetativa della
vite e all’imminente approvazione del regolamento comunitario sulle
denominazioni ed etichettatura, Lo Monaco ha ribadito che la Cia è per un
deciso rilancio della ricerca nel settore, finalizzata alla valorizzazione
delle varietà autoctone e delle produzioni naturali e quindi alternativa
agli Ogm. “La
Cia -ha concluso- sosterrà con convinzione la linea di una viticoltura di
qualità che possa stare sul mercato ed esaltare tutte le potenzialità
insite nella scelta della territorialità e della autoregolazione dei
produttori”.
Consiglio
dell’Ambiente: adottata la proposta di decisione della Commissione sulla
ratifica del protocollo di Kyoto La
Commissione si dichiara favorevole con il Consiglio-ambiente per la
decisione presa a favore del protocollo di Kyoto, perché in tal modo
l’Unione europea riafferma il suo impegno di ricercare delle soluzioni
multilaterali per la salvaguardia del piante. Con la
ratifica del protocollo, da parte dell’Ue e dei suoi Stati membri, si
terrà fede alle promesse fatte in materia di lotta contro il cambiamento
climatico. Gli
Stati membri dovranno prendere le misure necessarie per permettere una
ratifica simultanea con la Commissione europea entro il primo giugno
prossimo. Infatti,
la ratifica della Commissione e quella dei singoli Stati membri verrà
depositata alle Nazioni Unite il primo giugno per permettere l’entrata
in vigore del protocollo di Kyoto prima o durante il vertice mondiale
sullo sviluppo sostenibile, a Johannesburg, nel mese di settembre. La
Commissione ha invitato il Parlamento europeo ad assicurare una ratifica
rapida del protocollo da parte dell’Ue ed ha apprezzato il fatto che i
Paesi candidati all’adesione abbiano confermato i loro processi di
ratifica. L’Unione
europea continua a fare appello agli Usa, affinché partecipino al quadro
mondiale per l’azione sul cambiamento climatico. Le proposte del
presidente Bush, del 14 febbraio scorso, secondo la Commissione, non
porteranno ad una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra degli
Usa, ma ne autorizzeranno un aumento notevole. Responsabilità
civile per i danni ambientali Il
Consiglio per l’ambiente, inoltre, ha accolto favorevolmente la proposta
della Commissione sulla futura direttiva circa la responsabilità dei
produttori in caso di danni ambientali. Una buona parte dei ministri si è
espressa a favore di un rafforzamento del testo in materia di estensione
del campo di applicazione della direttiva, di limitazione delle deroghe al
regime di responsabilità e di introduzione delle regole comuni per le
garanzie finanziarie. La
Presidenza spagnola lancia La
Presidenza spagnola dell’Ue ha trasmesso ai Quindici ministri per
l’Agricoltura un questionario sul futuro della politica europea di
sviluppo rurale, in vista del Consiglio agricolo informale, dedicato a
questo tema, previsto dal 27 al 30 aprile a La Manga (Spagna, Murcia). La
Presidenza spagnola spera che la Commissione tenga conto dei risultati di
questo dibattito nell’elaborazione delle sue proposte sulla revisione
intermedia di Agenda 2000. Il
documento spagnolo, oltre al questionario di dieci punti, contiene la
storia della politica europea di sviluppo rurale, dalla creazione del
secondo pilastro della Pac, in Agenda 2000. Il
questionario è composto da dieci punti sui quali gli Stati membri sono
chiamati ad esprimere dei pareri: 1)
priorità della politica di sviluppo rurale (adattamento delle aziende,
compensazione degli ostacoli naturali, politiche di sicurezza alimentare e
di qualità, sviluppo sostenibile, tutela dell’ambiente, generazione di
nuove fonti di reddito); 2)
flessibilità di applicazione tra gli Stati membri; 3)
problemi di coofinanziamento nazionale; 4)
efficacia dell’applicazione uniforme dell’ecocondizionalità e della
modulazione obbligatoria per aumentare i fondi del secondo pilastro; 5)
possibilità di aiuti alternativi disgiunti dalla produzione sotto forma
di sostegno alla multifunzionalità, basata sulla grandezza dell’azienda
ed i posti di lavoro creati; 6)
effetti di importanti trasferimenti dei fondi del primo pilastro verso i
secondi, sui redditi delle differenti categorie di agricoltori; 7)
ripartizione totale dei fondi tra primo e secondo pilastro; 8)
applicazione uniforme della modulazione degli aiuti diretti o l’utilizzo
secondo dei criteri di coesione; 9)
applicazione della modulazione obbligatoria a livello comunitario per la
risoluzione del coofinanziamento nazionale dello sviluppo rurale; 10)
fusione delle due sezioni del Feoga, nel quadro di una soluzione unica
guidata dai criteri di coesione. Concessi
a Italia e Francia gli aiuti nazionali La
Danimarca, togliendo la riserva, ha permesso al Consiglio agricoltura
dell’Unione europea di autorizzare gli aiuti nazionali della Francia e
dell’Italia a favore della distillazione di crisi per il vino da tavola. Gli
aiuti nazionali sono stati approvati senza dibattito il 28 febbraio scorso
durante il Consiglio dei ministri dell’Ue per la giustizia e per
l’interno. Gli importi massimi autorizzati sono di 39,4 milioni di euro
per la Francia e di 27 milioni di euro per l’Italia. Cinque
Stati, Danimarca, Svezia, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Spagna, al momento
della votazione si sono astenuti e la Commissione si riserva il diritto di
contestare la decisione davanti alla Corte di giustizia europea. La
Presidenza spagnola suggerisce miglioramenti per l’Ocm dell’ortofrutta La
Presidenza spagnola auspica che il Consiglio dei ministri
dell’Agricoltura adotti degli orientamenti per il miglioramento dell’Ocm
ortofrutta, in modo che la Commissione possa presentare delle proposte
legislative concrete. Suggerisce,
inoltre, la semplificazione dell’Ocm alleggerendo i criteri di
costituzione e di utilizzo dei fondi operativi delle organizzazioni di
produttori e concentrando i controlli a livello di tali organizzazioni. Per
rinforzare il ruolo delle organizzazioni di produttori occorre favorire la
loro fusione e la creazione di associazioni che le raggruppino. Per
difendere la qualità dei prodotti è necessario stimolare la produzione
controllata in base alle forme già esistenti ed instaurare
progressivamente delle caratteristiche organolettiche che possano servire
da parametri chiaramente misurabili e mantenere le esigenze ambientali nei
programmi operativi. E’
importante migliorare la complementarietà tra gli aiuti previsti a titolo
dei fondi operativi e quelli concessi nel quadro del piano di sviluppo
rurale. La
Spagna spera, inoltre, che la Commissione realizzi degli studi specifici
sui problemi legati ai funghi selvatici, alla frutta in guscio e
all’introduzione dell’assicurazione per il raccolta nelle misure
previste nei programmi operativi.
Costituita
l’Associazione “Donne Si è
costituita a Parma, nei giorni scorsi, l’Associazione “Donne in
Campo” della Cia nel corso del convegno sul tema “Come cambiano le
donne in agricoltura”. La
ricorrenza dell’8 marzo e l’iniziativa pubblica non potevano
rappresentare occasione migliore per dare vita a un’Associazione che
intende valorizzare la presenza femminile nelle imprese agricole, nelle
istituzioni democratiche e nell’intera società. L’iniziativa,
patrocinata dalla Provincia di Parma e presieduta da Gianni Damenti,
presidente dell’Anp, ha visto la partecipazione del presidente nazionale
della Cia Massimo Pacetti che ne ha sottolineato gli aspetti positivi ed
ha richiamato il ruolo fondamentale della presenza femminile all’interno
della Confederazione e più in generale nelle aziende agricole. Ai
lavori hanno, inoltre, partecipato, il presidente della Cia di Parma
Roberto Berini, il vicedirettore del quindicinale Agrimpresa della Cia
dell’Emilia Romagna Paola Pula, gli assessori provinciali, Manuela
Amoretti alla Formazione professionale e Tiziana Mozzoni ai Servizi
sociali e sanitari, il senatore Albertina Soliani e Enrica Mozzoni, della
Presidenza della Cia provinciale. ““Donne
in campo -ha affermato Paola Pula- nasce per rafforzare un’esperienza
che conta già 600 mila imprese in Italia condotte al femminile, ma sì può
e si deve andare ancora più avanti con la formazione professionale, con
una rete di servizi che affianchi ed integri il lavoro femminile, con un
peso e una maggior rappresentanza che renda giustizia del lavoro, del
ruolo e dell’impegno delle donne”.
Incontro
della Cia della Puglia Si
svolgerà domani, 14 marzo alle ore 10 presso la sede della Confederazione
italiana agricoltori della Puglia un incontro con le segreterie regionali
di Cgil, Cisl e Uil relativo all’emergenza idrica e ai riflessi
occupazionali derivanti dal crollo della produzione agricola
nell’attuale annata agraria. L’incontro
è stato indetto anche in previsione della manifestazione regionale degli
agricoltori che si terrà il prossimo 20 marzo a Bari. Cia
di Napoli: manifestazione Si
terrà a Napoli il prossimo 15 marzo, alle ore 10, una manifestazione
organizzata dalla Confederazione italiana agricoltori, alla quale hanno
aderito Federconsumatori e Slow food della Campania, in occasione della
giornata europea del consumatore a tutela del latte “fresco”, per
sensibilizzare l’opinione pubblica. Testimonial
della manifestazione sarà il giornalista della Rai Maurizio Mannoni. Nel
corso dell’iniziativa, inoltre, saranno distribuiti ai bambini delle
scuole e ai consumatori prodotti lattiero-caseari. Convegno
della Cia di Trapani La
Confederazione italiana agricoltori di Trapani ha organizzato per il
prossimo 18 marzo, presso l’Aula consiliare di Campobello di Mazara alle
ore 17, un convegno sul tema “Politica delle acque e Consorzi di
bonifica in provincia di Trapani”. Aprirà
i lavori Giovanni Gulotta, presidente della Cia comunale di Campobello di
Mazara. Seguiranno la relazione di Giuseppe Aleo, presidente della Cia
provinciale e gli interventi di Vito Lo Monaco, presidente della Cia
regionale e membro della Presidenza nazionale, di Giulia Adamo, presidente
della Provincia di Trapani e di Mariano La Barbera, funzionario del
Consorzio di bonifica Agrigento 3. Le
conclusioni saranno svolte da Alfonso Pascale, vicepresidente nazionale
della Confederazione.
Patti territoriali: chiarimenti da
parte del ministero delle Attività produttive Pensando di
fare cosa utile, pubblichiamo la circolare che il ministero delle Attività
produttive, che ha la delega alle iniziative di programmazione negoziata,
ha predisposto per i responsabili dei patti territoriali e dei contratti
d’area e le banche convenzionate. Nel documento
troviamo molti chiarimenti di cui eravamo in attesa e che erano stati
richiesti anche dalle parti sociali, in merito alla possibilità di
riutilizzare nel patto territoriale risorse finanziarie derivanti da
rinunce od economie, con le conseguenti procedure per le proposte di
rimodulazione e per l’emanazione dei bandi. Altri
chiarimenti sono relativi alle variazioni non sostanziali, alle possibilità
di proroga per i tempi di conclusione dei programmi, alle procedure di
revoca per il mancato avvio dei programmi e all’apporto di mezzi propri
per le imprese individuali operanti in agricoltura e quindi non
regolamentate dalla legge 488/92. (Ufficio politiche strutturali sviluppo
rurale e programmazione negoziata) Istruzioni
per la rimodulazione delle risorse Tenuto conto
che a questa Direzione generale sono pervenute, da parte dei soggetti
responsabili dei patti territoriali, numerose richieste tese ad ottenere
chiarimenti, indicazioni e direttive circa le procedure da seguire ed i
criteri da adottare nell’espletamento delle loro attività, nelle more
dell’emanazione di una circolare più completa finalizzata a dare un
quadro di riferimento interpretativo uniforme e definito dell’intera
normativa che regolamenta la concessione delle agevolazioni sui patti
territoriali e sui contratti d’area, si forniscono direttive in merito
alle seguenti tematiche: 1)
Rimodulazione delle risorse per patti territoriali
e contratti d’area Il Cipe con
le deliberazioni nn. 77 e 78 del 9/06/1999 e n. 69 del 22/6/2000 ha
autorizzato, per tutti i patti e contratti d’area, la possibilità di
riutilizzare, nel limite degli importi destinati a ciascun patto o
contratto, le risorse finanziarie derivanti da eventuali rinunce, revoche
o economie conseguite in sede di attuazione. Il Cipe ha altresì stabilito
che, sulla base di istruzioni impartite dal Servizio per la programmazione
negoziata, al quale è subentrata questa Direzione generale, le risorse
derivanti dal suddetto riutilizzo possano essere destinate al
finanziamento di nuove iniziative imprenditoriali o di nuovi interventi
infrastrutturali selezionati dai soggetti sottoscrittori in coerenza con
gli obiettivi del patto o del contratto d’area. A tal fine si
impartiscono le seguenti istruzioni: - le proposte
di rimodulazione presentate dal soggetto responsabile o dal responsabile
unico, di seguito denominati soggetto responsabile, possono essere
formulate entro 48 mesi dalla data di approvazione del patto, del
contratto d’area o di eventuali protocolli aggiuntivi, questi ultimi
solo se attivati a seguito di nuove assegnazioni di risorse Cipe e devono
essere accompagnate da una relazione illustrativa, i cui contenuti sono
indicati nell’allegato 1 che dovrà essere compilato e restituito anche
su supporto magnetico. I programmi agevolati con le rimodulazioni, tenuto
conto delle prioritarie esigenze di una rapida conclusione degli
interventi collegati agli obiettivi del patto, devono essere ultimati
entro, e non oltre, 24 mesi dalla data di avvio dell’istruttoria. Il
bando dovrà indicare il predetto termine temporale, esplicitando che il
mancato rispetto dei tempi, fatta salva la possibilità, nei casi
previsti, di una eventuale proroga nei limiti di 12 mesi (art. 12 comma e,
dm n. 320/2000), comporterà la revoca delle agevolazioni; - il soggetto
responsabile, determina le risorse da rimodulare, derivanti da rinunce,
revoche (solo nei casi in cui i relativi atti non siano suscettibili di
gravami) ed economie conseguite in sede di attuazione del patto o del
contratto d’area e chiede a questa Direzione l’autorizzazione alla
rimodulazione delle risorse così determinate ridotte del 20 per cento,
secondo quanto stabilito al punto 3 della deliberazione Cipe n. 31 del 17
marzo 2000. Sull’ammontare delle risorse così determinate, utilizzabili
per la concessione di agevolazioni alle iniziative imprenditoriali o per
la realizzazione di opere infrastrutturali, gravano anche gli oneri per le
relative attività istruttorie; - questa
Direzione, valutata la proposta avanzata dal soggetto responsabile,
autorizza la rimodulazione per la concessione di agevolazioni alle
iniziative imprenditoriali solo nel caso in cui siano interamente coperti
gli oneri per le opere infrastrutturali previste nel patto, nel contratto
d’area o nei protocolli aggiuntivi a cui la rimodulazione stessa si
riferisce, o eventuali altri oneri comunque gravanti sul patto o sul
contratto; qualora i suddetti oneri non risultassero interamente coperti,
le risorse derivanti dalla rimodulazione devono essere prioritariamente
utilizzate per la loro copertura, così come eventualmente riconfigurati
nella proposta di rimodulazione. Ricevuta l’autorizzazione alla
rimodulazione, il soggetto responsabile, nel caso in cui sia prevista la
concessione di agevolazioni alle iniziative imprenditoriali, provvede alla
emanazione di uno specifico bando, da inviare in copia al Ministero, i cui
criteri e contenuti, fissati dai soggetti promotori in funzione degli
obiettivi del patto territoriale o del contratto d’area, devono essere
preventivamente diffusi anche a mezzo di organi di stampa nazionali e
locali, e con il quale deve: a) indicare,
qualora ritenuto necessario, sulla base dell'ammontare complessivo delle
risorse disponibili, le eventuali quote da riservare a programmi del
“settore industria” o del “settore turismo”, come definiti per la
concessione delle agevolazioni della legge 488/92, o a quelli
dell’agricoltura (questi ultimi non ammessi ai contratti d’area), e
l’eventuale quota, nel rispetto delle condizioni specifiche stabilite
dal Cipe, per la realizzazione di nuove infrastrutture; b)
individuare, nell’ambito territoriale del patto o del contratto
d’area, i comuni nei quali vi siano aree disponibili per destinazione
urbanistica conforme alle attività ammissibili indicate alla precedente
lettera a), attestandone la sussistenza, e la loro immediata attuazione
sotto il profilo urbanistico ed edilizio, e limitando a tali aree la
ubicazione dei programmi agevolabili; c) fissare i
termini per la presentazione delle domande e per la formazione della
graduatoria dei programmi da ammettere all’istruttoria bancaria, nonché
i criteri, tra i quali deve essere compreso quello riguardante gli effetti
occupazionali del programma, che saranno utilizzati per la formazione
della graduatoria stessa; -
i soggetti promotori, nel fissare i criteri e i contenuti del bando per la
rimodulazione delle risorse, devono solo attenersi alle istruzioni sopra
riportate mentre sono, ovviamente, liberi di indicare, al fine di
corrispondere pienamente agli obiettivi ed alle finalità del patto o del
contratto d’area, particolari condizioni o caratteristiche cui devono
corrispondere i programmi che intendono agevolare (con riferimento, ad
esempio, a specifiche attività economiche, ad ambiti territoriali, a
dimensione delle imprese, a valore degli investimenti, ecc..); - il soggetto
responsabile, sulla base dei criteri di cui al precedente punto c), forma
la graduatoria dei programmi ammissibili e trasmette alla banca le
relative domande ricevute unitamente alla documentazione allegata; - la banca,
sulla base della graduatoria formata dal soggetto responsabile, sottopone
ad istruttoria solo i programmi per i quali, in relazione alle
agevolazioni concedibili, vi siano risorse disponibili e fino al loro
esaurimento. Qualora il fabbisogno finanziario dell'ultimo programma
agevolabile dovesse essere solo in parte coperto dalle disponibilità
residue, si procede alla concessione della somma pari a dette disponibilità
residue, agevolando, comunque, l’intero programma e facendo salva la
facoltà per l'impresa interessata di rinunciare formalmente a dette
agevolazioni ridotte. L’istruttoria viene condotta sulla base della
normativa vigente alla data di comunicazione di avvio dell’istruttoria
stessa ed applicando i criteri e le modalità previsti dalla legge 488/92,
per le attività da essa ammessa, e i criteri e le modalità previsti dai
Por/Psr e dalla relativa disciplina comunitaria, per i programmi
riguardanti le attività agricole. 2)
Variazioni dei programmi Fatte salve
eventuali diverse disposizioni per i patti territoriali approvati dal Cipe,
espressamente indicate nelle rispettive delibere, nei decreti di
approvazione dei patti o nei singoli decreti di concessione delle
agevolazioni alle imprese, ai fini della realizzazione dei programmi, si
considerano: 2.1)
“variazioni sostanziali” le variazioni
intervenute nel corso di realizzazione del programma di investimento che
determinino modifiche dell’indirizzo produttivo dell’impianto, con il
conseguimento di produzioni finali inquadrabili in una “divisione”
della “Classificazione delle attività economiche Istat ‘91” diversa
da quella relativa alle produzioni indicate nel programma originario già
approvato. In tali casi,
sulla base di quanto disposto dall’art. 7, comma 1 lettera e), del dm 31
luglio 2000 n. 320, il soggetto responsabile deve richiedere al ministero
la revoca totale delle agevolazioni concesse. Ne discende, quindi, che le
“variazioni sostanziali” non possono essere oggetto di alcuna
approvazione, neanche preventiva. 2.2)
“variazioni non sostanziali” a) La
variazione del numero delle quote di agevolazioni concesse. In questo caso
il soggetto responsabile, verificata la effettiva realizzabilità della
nuova articolazione temporale degli investimenti nei termini massimi di
ultimazione consentiti, determina, nel limite dell’ammontare complessivo
originariamente concesso, il nuovo importo delle singole quote di
erogazione; b) le
variazioni che determinando modifiche dell’indirizzo produttivo
dell’impianto, configurino, comunque, il conseguimento di produzioni
finali inquadrabili nella stessa “divisione” della “Classificazione
delle attività economiche Istat ‘91” indicata nel programma
originario già approvato, facendo salvi gli obiettivi economici ed
occupazionali dello stesso; c) le
operazioni di carattere societario che dovessero determinare una
variazione del soggetto giuridico, beneficiario delle agevolazioni, che ha
sottoscritto il patto o il contratto, con riferimento alla proprietà e/o
all’uso dei beni agevolati; d) le
variazioni di ubicazione dell’unità produttiva agevolata nell’ambito
dei territori ammissibili del patto o del contratto d’area; e) la
modifica delle modalità di acquisizione dei beni da agevolare
(ordinario-leasing e viceversa). Nei casi di
“variazioni non sostanziali”, come sopra definite, l’impresa
beneficiaria stessa deve presentare specifica, motivata e documentata
richiesta al soggetto responsabile. Il soggetto
responsabile, applicando le procedure ed i criteri previsti dalla
normativa vigente tempo per tempo utilizzata per la legge 488/92, valuta
la richiesta presentata e, accertato che le suddette variazioni non
modificano gli obiettivi produttivi, economici ed occupazionali del
programma originario ammesso e che permane l’interesse pubblico che ha
condotto alla concessione delle agevolazioni, l’approva e ne dà
comunicazione, accompagnata da motivato parere, al ministero, alla Cassa
depositi e prestiti, o all’istituto convenzionato, ed alla banca che ha
effettuato l’istruttoria iniziale. 2.3)
Non necessitano di alcuna approvazione preventiva le variazioni che non
rientrano
tra le “variazioni non sostanziali”, quali ad esempio: a) le
variazioni riguardanti gli importi, sia in diminuzione che in aumento, e
le caratteristiche tecniche relative ai singoli beni previsti dal
programma approvato; b) le
variazioni degli importi di spesa per anno rispetto a quelli risultanti
dall’istruttoria bancaria (cosiddetto cronoprogramma), fermo restando
l’importo massimo complessivo delle spese e delle agevolazioni ammesso. 2.4)
Infine si precisa che: - i programmi
debbono in ogni caso essere conclusi entro 48 mesi dalla data di avvio
dell’istruttoria o, per i patti di prima generazione, dalla data dei
singoli decreti di concessione provvisoria. Per specifiche cause di forza
maggiore, comunque non dipendenti dalla volontà dell’impresa
beneficiaria, quest’ultima può richiedere una proroga, con motivata
istanza, da inviare al soggetto responsabile almeno quattro mesi prima del
termine dei 48 mesi. Il soggetto responsabile, valutata l’istanza, può
concedere una proroga, per un periodo massimo di dodici mesi, dandone
comunicazione al ministero, alla Cassa Depositi e Prestiti, o all'istituto
convenzionato, e alla banca che ha effettuato l’istruttoria iniziale; - le banche,
in sede di relazione finale, provvedono anche ad effettuare il ricalcolo
delle agevolazioni, nei limiti delle agevolazioni concesse, sulla base
dell’effettivo tasso di attualizzazione da applicare e dell’effettiva
articolazione temporale degli investimenti realizzati. 3)
Revoche per mancato avvio dei programmi agevolati Come è noto,
la delibera Cipe 22.06.2000 n. 69 ha stabilito che il mancato avvio della
realizzazione degli investimenti entro 16 mesi dalla data di trasmissione
alla Cassa depositi e prestiti, da parte del soggetto responsabile,
dell’elenco degli interventi ammessi alle agevolazioni comporta la
revoca delle agevolazioni concesse. Poiché a questa Direzione non risulta
che tale data sia stata generalmente comunicata alle singole imprese
interessate, e tale mancata conoscenza potrebbe essere invocata a
giustificazione dell’eventuale inosservanza dell’avvio
dell’investimento entro i successivi 16 mesi, i soggetti responsabili
sono tenuti a comunicarla formalmente a tutte le imprese interessate. Tale
comunicazione, per le trasmissioni già avvenute, deve essere inviata alle
imprese entro 30 giorni dalla data di ricevimento della presente
direttiva, mentre per le trasmissioni che saranno effettuate
successivamente, la comunicazione alle imprese deve avvenire entro 30
giorni dalla data della trasmissione stessa. Quanto precede non si applica
alle iniziative rientranti nei patti di prima generazione. 4)
Apporto mezzi propri per imprese individuali In merito
all’apporto di mezzi propri da parte di imprese individuali si precisa
quanto segue: a) per le
imprese operanti nei settori economici regolamentati dalla legge 488/92
(“industria” e “turismo”), ed agevolate nell’ambito di Patti
territoriali e dei contratti d’area, si applicano le relative
disposizioni vigenti alla data di avvio dell’istruttoria. In
particolare, per i programmi approvati sulla base delle nuove circolari in
vigore a partire dal luglio 2000, il mantenimento delle agevolazioni è
condizionato, qualora le imprese non operassero in regime di contabilità
ordinaria, al passaggio in contabilità ordinaria a decorrere dal periodo
d’imposta 2001. Con ciò chiarendo che, a partire da questo periodo, le
imprese agevolate, siano esse imprese individuali o società di persone,
non possono più trovarsi in regime di contabilità semplificata pena la
revoca delle agevolazioni concesse. L’apporto di mezzi propri è,
pertanto, regolamentato, in quanto a forma e modalità consentite, dalle
specifiche normative della legge 488/92; b) per le
imprese operanti in agricoltura o nella pesca, non regolamentate dalla
legge 488/92, si precisa che, nel caso esse siano costituite in forma
societaria, forme e modalità di apporto dei mezzi propri sono identici a
quelli previsti per gli altri settori (aumento di capitale sociale e/o
conferimento in conto futuro aumento di capitale sociale, ovvero, in
sostituzione, utili realizzati e accantonati o ammortamenti anticipati
effettuati nel periodo di realizzazione del programma agevolato, ecc…);
se, invece, si tratta di imprese individuali, o costituite in forma di
società non regolari, il suddetto apporto va verificato con esclusivo
riferimento alle variazioni del Patrimonio Netto, rilevato per ciascuno
degli anni di realizzazione del programma agevolato ed assumendo quale
valore iniziale quello relativo all’anno precedente l’avvio a
realizzazione, desumibile dal “prospetto delle attività e delle
passività”, che deve essere redatto dall’imprenditore, in conformità
agli artt. 2423 e seguenti del c.c., con i criteri previsti dal Dpr n.
689/74 e con le forme e le modalità stabilite dagli art. 46 e47 del Dpr
28 dicembre 2000 n. 445. | |
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