13 marzo 2002


sommario

 

ATTUALITA'

•    Presidio a Piazza Montecitorio di Cia e Legambiente in difesa del latte fresco.
•    Serve una forte politica di sviluppo per il settore vitivinicolo.  

 

IN EUROPA 

•    Consiglio dell’Ambiente: adottata la proposta di decisione della Commissione sulla ratifica del protocollo di Kyoto.
•    La Presidenza spagnola lancia il dibattito sul futuro della Pac.
•    Concessi a Italia e Francia gli aiuti nazionali per la distillazione di crisi.
•    La Presidenza spagnola suggerisce miglioramenti per l’Ocm dell’ortofrutta.  

DAL TERRITORIO •    Costituita l’Associazione “Donne in campo” della Cia di Parma.  

 

APPUNTAMENTI

•    Incontro della Cia della Puglia sull’emergenza idrica.
•    Cia di Napoli: manifestazione a tutela del latte fresco.
•    Convegno della Cia di Trapani sui Consorzi di bonifica.  

DOCUMENTI

•    Patti territoriali: chiarimenti da parte del ministro delle Attività produttive.  


 

ATTUALITA'

Presidio a Montecitorio:
offerta la colazione ai deputati

Quel pasticciaccio
brutto...del latte fresco

Legambiente e la Confederazione italiana agricoltori mobilitate per la tutela del consumatore

Latte sinonimo di qualità. È quello che si aspettano i consumatori e che chiedono di garantire Legambiente e Cia, al Parlamento e alla Commissione agricoltura riunitasi stamane. Questo il motivo della colazione a base di biscotti e cappuccino, offerta questa mattina davanti alla Camera dei Deputati a parlamentari e passanti incuriositi. Un vero e proprio banchetto allestito in piazza per degustare un autentico cappuccino italiano, preparato con caffè espresso e latte fresco. “Un gesto simbolico -dichiarano Legambiente e Cia- per far capire al Governo quanto sia importante difendere il nostro latte. La genuinità e la freschezza sono qualità che contraddistinguono questo prodotto dalla stalla fino alla tavola degli italiani. Bisogna proteggere il latte fresco legato alla cultura e alle tradizioni del nostro Paese, nonché sostenere lo sviluppo economico e occupazionale dei produttori italiani che concentrano i loro sforzi proprio in direzione della qualità”.

L’allarme lanciato dalle due Associazioni qualche giorno fa, riguarda un prodotto che non corrisponde ai requisiti richiesti dalla legge 169/89 e ampliamente pubblicizzato come ò latte fresco. Questa prevede che il latte dopo 48 ore dalla mungitura venga sottoposto ad un trattamento definito “termico dolce” (72 gradi per 15 secondi) e che garantirebbe il mantenimento delle caratteristiche naturali proprie del latte fresco. Al contrario il latte ampiamente pubblicizzato viene lavorato due volte e sottoposto a processi di micro-filtrazione.

“Garantire i parametri di qualità della materia prima, di processo e di prodotto che sono previsti appunto dalla legge -concludono Legambiente e la Confederazione italiana agricoltori- significa avere a cuore gli standard di qualità in un mercato sempre più aperto e concorrenziale. L’etichetta di fresco non può essere utilizzata per propagandare altri tipi di latte che hanno subito trattamenti diversi da quelli fissati dalla legge. Se così fosse si pregiudicherebbe il concetto di qualità, e si penalizzerebbero i produttori di latte italiano e si finirebbe per trarre in inganno i consumatori”. Ciò non toglie che il latte con caratteristiche diverse possa tranquillamente essere commercializzato così come avviene negli altri Paesi europei, purché non venga utilizzata la denominazione di “fresco”.

Legambiente e Cia avevano già annunciato la loro intenzione di ricorrere all’Agcm (Autorità garante della concorrenza e del mercato) e al Comitato per il controllo dell’autodisciplina pubblicitaria, e decidono di portare avanti questa battaglia fin quando il ministero per le Politiche agricole non prenderà una seria posizione per la tutela di consumatori e produttori. Come rileva la Confederazione italiana agricoltori, quello che si potrebbe aggiungere senza stravolgere il contenuto della legge vigente, sono la tracciabilità e l’origine, ulteriori elemento i per garantire una trasparenza maggiore. Sarà poi il consumatore a scegliere.

 

 

Pacetti: giù le mani dal latte fresco.

La legge 169/89 è valida
e non va assolutamente modificata

Al presidio di Piazza Montecitorio, insieme ad esponenti di Legambiente, hanno partecipato numerosi rappresentanti della Confederazione italiana agricoltori, oltre ad allevatori che hanno offerto il loro latte fresco. Per la Cia erano presenti, fra gli altri, il presidente nazionale Massimo Pacetti, il vicepresidente Paolo De Carolis e i membri di Presidenza Francesco Serra-Caracciolo, Giulio Fantuzzi e Giuseppe Politi. Per Legambiente era presente il presidente Ermete Realacci.

Nel corso della manifestazione il presidente Massimo Pacetti, intervistato dai giornalisti della carta stampata e radiotelevisivi presenti, ha rilasciato la seguente dichiarazione.

“Giù le mani dal latte fresco. Questo prodotto viene regolato da una chiara legge, la 169 del 1989, che per la Confederazione italiana agricoltori è valida e non va assolutamente toccata.

Ci battiamo per la difesa del latte fresco. E, quindi, contro tutte quelle iniziative attraverso le quali si intendono propagandare con l’etichetta di “fresco” altre tipologie di latte.

Non si può definire latte fresco un prodotto che viene lavorato due volte e sottoposto a processi di microfiltrazione. Vorrebbe dire prendere in giro i consumatori, alterare il mercato e danneggiare i produttori italiani.

D’altra parte, proprio la legge 169/89 ha stimolato i produttori italiani di latte a migliorare rapidamente i parametri qualitativi del prodotto e ha promosso la rilevante crescita sul mercato del latte fresco pastorizzato di Alta Qualità.

Quindi, l’utilizzo del latte fresco, secondo le regole previste dalla legge, significa la valorizzazione di un notevole impegno professionale da parte dei nostri allevatori, volto a garantire un prodotto ad elevato standard organolettico e nutrizionale, nonché remunerato in base a congruenti titoli di qualità.

Una cosa deve essere, comunque, chiara: la qualità del latte si fa nella stalla e non attraverso i processi di trasformazione. Sono i produttori che attraverso il loro impegno nella selezione e nell’alimentazione animale garantiscono le caratteristiche naturali del prodotto.

Per questa ragione ci battiamo con fermezza perché non si miri ad una qualità allineata verso il basso, ma ai livelli sempre più alti della qualità del latte fresco”.

 

 

Serve una forte politica di sviluppo
per il settore vitivinicolo

La Cia ha convocato i responsabili regionali del settore vitivinicolo per una valutazione a tutto campo delle problematiche del comparto che si articolano su più fronti contemporaneamente.

Dalla fase conclusiva dell’impegno, molto ampio, sulle dichiarazioni delle superfici vitate, alla sempre più marcata regionalizzazione della vitivinicoltura e della politica per il settore, dalla nuova apertura della distillazione di crisi, tesa ad assorbire le eccedenze che hanno appesantito il mercato e creato forti difficoltà in decisive realtà produttive, come la Sicilia e la Puglia, all’avvio di un tavolo di filiera presso il Mipaf.

Nell’introdurre la riunione, il responsabile nazionale del settore, Piero Petrelli, ha sottolineato che occorre rendere consapevoli le strutture territoriali della Cia circa la rilevanza da attribuire alle diverse politiche che investono il settore vitivinicolo.

“E’ necessario pertanto -ha affermato- passare, laddove ciò non sia ancora avvenuto, a servizi di supporto tecnico-amministrativo ai produttori sempre meno occasionali, dando una concreta stabilità all’impegno professionale che il settore vitivinicolo richiede”.

Dalla riunione è emersa la consapevolezza che è necessario un ulteriore sforzo per consolidare un risultato già lusinghiero ottenuto con la raccolta delle dichiarazioni delle superfici vitate anche ai fini di rapporti più soddisfacenti ed avanzati con le Regioni e con l’Agea e per migliorare la rappresentatività della Confederazione anche tra i viticoltori.

Vito Lo Monaco, della Presidenza nazionale della Cia, raccogliendo i numerosi e circostanziati contributi emersi dalla discussione, ha evidenziato i diversi filoni su cui articolare la posizione della Cia, a partire dal tavolo di filiera che dovrà essere riconvocato al più presto dal Mipaf.

“L’andamento del mercato -ha sostenuto Lo Monaco- e l’emergere di pesanti eccedenze, pur in presenza di una tendenziale diminuzione del volume produttivo italiano ed europeo, pongono l’esigenza di rivedere l’Ocm che, così come è stata riformata, non sembra rispondere né ad un equilibrio di mercato né tantomeno ad uno snellimento normativo e burocratico, tanto avvertito dagli operatori del settore.

“La Cia -ha continuato- è convinta della necessità e dell’urgenza di un’azione del governo in sede comunitaria per consentire politiche più incisive tese a ringiovanire il vigneto italiano. Di pari passo occorre imboccare con decisione la strada del decentramento nella gestione del potenziale viticolo, accelerando il passaggio delle funzioni da Agea alle Regioni”.

Soffermandosi poi su alcune questioni di pressante attualità, Lo Monaco ha, innanzitutto, rimarcato la contrarietà della Confederazione all’ipotesi di introduzione delle accise sul vino, poiché si tratta di un prodotto alimentare che, se venisse soggetto ad ulteriori tassazioni, produrrebbe un aumento dei prezzi ed una caduta dei consumi, con conseguenti danni economici sia alla produzione che ai consumatori.

In relazione alla recente emanazione della direttiva comunitaria relativa alla commercializzazione dei materiali di moltiplicazione vegetativa della vite e all’imminente approvazione del regolamento comunitario sulle denominazioni ed etichettatura, Lo Monaco ha ribadito che la Cia è per un deciso rilancio della ricerca nel settore, finalizzata alla valorizzazione delle varietà autoctone e delle produzioni naturali e quindi alternativa agli Ogm.

“La Cia -ha concluso- sosterrà con convinzione la linea di una viticoltura di qualità che possa stare sul mercato ed esaltare tutte le potenzialità insite nella scelta della territorialità e della autoregolazione dei produttori”.  

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IN EUROPA

Consiglio dell’Ambiente: adottata la proposta di decisione della Commissione sulla ratifica del protocollo di Kyoto

La Commissione si dichiara favorevole con il Consiglio-ambiente per la decisione presa a favore del protocollo di Kyoto, perché in tal modo l’Unione europea riafferma il suo impegno di ricercare delle soluzioni multilaterali per la salvaguardia del piante.

Con la ratifica del protocollo, da parte dell’Ue e dei suoi Stati membri, si terrà fede alle promesse fatte in materia di lotta contro il cambiamento climatico.

Gli Stati membri dovranno prendere le misure necessarie per permettere una ratifica simultanea con la Commissione europea entro il primo giugno prossimo.

Infatti, la ratifica della Commissione e quella dei singoli Stati membri verrà depositata alle Nazioni Unite il primo giugno per permettere l’entrata in vigore del protocollo di Kyoto prima o durante il vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, a Johannesburg, nel mese di settembre.

La Commissione ha invitato il Parlamento europeo ad assicurare una ratifica rapida del protocollo da parte dell’Ue ed ha apprezzato il fatto che i Paesi candidati all’adesione abbiano confermato i loro processi di ratifica.

L’Unione europea continua a fare appello agli Usa, affinché partecipino al quadro mondiale per l’azione sul cambiamento climatico. Le proposte del presidente Bush, del 14 febbraio scorso, secondo la Commissione, non porteranno ad una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra degli Usa, ma ne autorizzeranno un aumento notevole.

 

Responsabilità civile per i danni ambientali

Il Consiglio per l’ambiente, inoltre, ha accolto favorevolmente la proposta della Commissione sulla futura direttiva circa la responsabilità dei produttori in caso di danni ambientali. Una buona parte dei ministri si è espressa a favore di un rafforzamento del testo in materia di estensione del campo di applicazione della direttiva, di limitazione delle deroghe al regime di responsabilità e di introduzione delle regole comuni per le garanzie finanziarie.

 

 

La Presidenza spagnola lancia
il dibattito sul futuro della Pac
 

La Presidenza spagnola dell’Ue ha trasmesso ai Quindici ministri per l’Agricoltura un questionario sul futuro della politica europea di sviluppo rurale, in vista del Consiglio agricolo informale, dedicato a questo tema, previsto dal 27 al 30 aprile a La Manga (Spagna, Murcia).

La Presidenza spagnola spera che la Commissione tenga conto dei risultati di questo dibattito nell’elaborazione delle sue proposte sulla revisione intermedia di Agenda 2000.

Il documento spagnolo, oltre al questionario di dieci punti, contiene la storia della politica europea di sviluppo rurale, dalla creazione del secondo pilastro della Pac, in Agenda 2000.

Il questionario è composto da dieci punti sui quali gli Stati membri sono chiamati ad esprimere dei pareri:

1) priorità della politica di sviluppo rurale (adattamento delle aziende, compensazione degli ostacoli naturali, politiche di sicurezza alimentare e di qualità, sviluppo sostenibile, tutela dell’ambiente, generazione di nuove fonti di reddito);

2) flessibilità di applicazione tra gli Stati membri;

3) problemi di coofinanziamento nazionale;

4) efficacia dell’applicazione uniforme dell’ecocondizionalità e della modulazione obbligatoria per aumentare i fondi del secondo pilastro;

5) possibilità di aiuti alternativi disgiunti dalla produzione sotto forma di sostegno alla multifunzionalità, basata sulla grandezza dell’azienda ed i posti di lavoro creati;

6) effetti di importanti trasferimenti dei fondi del primo pilastro verso i secondi, sui redditi delle differenti categorie di agricoltori;

7) ripartizione totale dei fondi tra primo e secondo pilastro;

8) applicazione uniforme della modulazione degli aiuti diretti o l’utilizzo secondo dei criteri di coesione;

9) applicazione della modulazione obbligatoria a livello comunitario per la risoluzione del coofinanziamento nazionale dello sviluppo rurale;

10) fusione delle due sezioni del Feoga, nel quadro di una soluzione unica guidata dai criteri di coesione.

 

 

Concessi a Italia e Francia gli aiuti nazionali 
per la distillazione di crisi

La Danimarca, togliendo la riserva, ha permesso al Consiglio agricoltura dell’Unione europea di autorizzare gli aiuti nazionali della Francia e dell’Italia a favore della distillazione di crisi per il vino da tavola.

Gli aiuti nazionali sono stati approvati senza dibattito il 28 febbraio scorso durante il Consiglio dei ministri dell’Ue per la giustizia e per l’interno. Gli importi massimi autorizzati sono di 39,4 milioni di euro per la Francia e di 27 milioni di euro per l’Italia.

Cinque Stati, Danimarca, Svezia, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Spagna, al momento della votazione si sono astenuti e la Commissione si riserva il diritto di contestare la decisione davanti alla Corte di giustizia europea.

 

 

La Presidenza spagnola suggerisce miglioramenti per l’Ocm dell’ortofrutta  

La Presidenza spagnola auspica che il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura adotti degli orientamenti per il miglioramento dell’Ocm ortofrutta, in modo che la Commissione possa presentare delle proposte legislative concrete.

Suggerisce, inoltre, la semplificazione dell’Ocm alleggerendo i criteri di costituzione e di utilizzo dei fondi operativi delle organizzazioni di produttori e concentrando i controlli a livello di tali organizzazioni.

Per rinforzare il ruolo delle organizzazioni di produttori occorre favorire la loro fusione e la creazione di associazioni che le raggruppino.

Per difendere la qualità dei prodotti è necessario stimolare la produzione controllata in base alle forme già esistenti ed instaurare progressivamente delle caratteristiche organolettiche che possano servire da parametri chiaramente misurabili e mantenere le esigenze ambientali nei programmi operativi.

E’ importante migliorare la complementarietà tra gli aiuti previsti a titolo dei fondi operativi e quelli concessi nel quadro del piano di sviluppo rurale.

La Spagna spera, inoltre, che la Commissione realizzi degli studi specifici sui problemi legati ai funghi selvatici, alla frutta in guscio e all’introduzione dell’assicurazione per il raccolta nelle misure previste nei programmi operativi.  

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DAL TERRITORIO

Costituita l’Associazione “Donne
in campo” della Cia di Parma

Si è costituita a Parma, nei giorni scorsi, l’Associazione “Donne in Campo” della Cia nel corso del convegno sul tema “Come cambiano le donne in agricoltura”.

La ricorrenza dell’8 marzo e l’iniziativa pubblica non potevano rappresentare occasione migliore per dare vita a un’Associazione che intende valorizzare la presenza femminile nelle imprese agricole, nelle istituzioni democratiche e nell’intera società.

L’iniziativa, patrocinata dalla Provincia di Parma e presieduta da Gianni Damenti, presidente dell’Anp, ha visto la partecipazione del presidente nazionale della Cia Massimo Pacetti che ne ha sottolineato gli aspetti positivi ed ha richiamato il ruolo fondamentale della presenza femminile all’interno della Confederazione e più in generale nelle aziende agricole.

Ai lavori hanno, inoltre, partecipato, il presidente della Cia di Parma Roberto Berini, il vicedirettore del quindicinale Agrimpresa della Cia dell’Emilia Romagna Paola Pula, gli assessori provinciali, Manuela Amoretti alla Formazione professionale e Tiziana Mozzoni ai Servizi sociali e sanitari, il senatore Albertina Soliani e Enrica Mozzoni, della Presidenza della Cia provinciale.

““Donne in campo -ha affermato Paola Pula- nasce per rafforzare un’esperienza che conta già 600 mila imprese in Italia condotte al femminile, ma sì può e si deve andare ancora più avanti con la formazione professionale, con una rete di servizi che affianchi ed integri il lavoro femminile, con un peso e una maggior rappresentanza che renda giustizia del lavoro, del ruolo e dell’impegno delle donne”.  

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APPUNTAMENTI

Incontro della Cia della Puglia
sull’emergenza idrica

Si svolgerà domani, 14 marzo alle ore 10 presso la sede della Confederazione italiana agricoltori della Puglia un incontro con le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil relativo all’emergenza idrica e ai riflessi occupazionali derivanti dal crollo della produzione agricola nell’attuale annata agraria.

L’incontro è stato indetto anche in previsione della manifestazione regionale degli agricoltori che si terrà il prossimo 20 marzo a Bari.

 

 

Cia di Napoli: manifestazione
a tutela del latte fresco

Si terrà a Napoli il prossimo 15 marzo, alle ore 10, una manifestazione organizzata dalla Confederazione italiana agricoltori, alla quale hanno aderito Federconsumatori e Slow food della Campania, in occasione della giornata europea del consumatore a tutela del latte “fresco”, per sensibilizzare l’opinione pubblica.

Testimonial della manifestazione sarà il giornalista della Rai Maurizio Mannoni.

Nel corso dell’iniziativa, inoltre, saranno distribuiti ai bambini delle scuole e ai consumatori prodotti lattiero-caseari.

 

 

Convegno della Cia di Trapani
sui Consorzi di Bonifica

La Confederazione italiana agricoltori di Trapani ha organizzato per il prossimo 18 marzo, presso l’Aula consiliare di Campobello di Mazara alle ore 17, un convegno sul tema “Politica delle acque e Consorzi di bonifica in provincia di Trapani”.

Aprirà i lavori Giovanni Gulotta, presidente della Cia comunale di Campobello di Mazara. Seguiranno la relazione di Giuseppe Aleo, presidente della Cia provinciale e gli interventi di Vito Lo Monaco, presidente della Cia regionale e membro della Presidenza nazionale, di Giulia Adamo, presidente della Provincia di Trapani e di Mariano La Barbera, funzionario del Consorzio di bonifica Agrigento 3.

Le conclusioni saranno svolte da Alfonso Pascale, vicepresidente nazionale della Confederazione.  

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DOCUMENTI

Patti territoriali: chiarimenti da parte del ministero delle Attività produttive

Pensando di fare cosa utile, pubblichiamo la circolare che il ministero delle Attività produttive, che ha la delega alle iniziative di programmazione negoziata, ha predisposto per i responsabili dei patti territoriali e dei contratti d’area e le banche convenzionate.

Nel documento troviamo molti chiarimenti di cui eravamo in attesa e che erano stati richiesti anche dalle parti sociali, in merito alla possibilità di riutilizzare nel patto territoriale risorse finanziarie derivanti da rinunce od economie, con le conseguenti procedure per le proposte di rimodulazione e per l’emanazione dei bandi.

Altri chiarimenti sono relativi alle variazioni non sostanziali, alle possibilità di proroga per i tempi di conclusione dei programmi, alle procedure di revoca per il mancato avvio dei programmi e all’apporto di mezzi propri per le imprese individuali operanti in agricoltura e quindi non regolamentate dalla legge 488/92. (Ufficio politiche strutturali sviluppo rurale e programmazione negoziata)

 

Istruzioni per la rimodulazione delle risorse
e chiarimenti ed interpretazioni operative
per patti territoriali e contratti d’area

Tenuto conto che a questa Direzione generale sono pervenute, da parte dei soggetti responsabili dei patti territoriali, numerose richieste tese ad ottenere chiarimenti, indicazioni e direttive circa le procedure da seguire ed i criteri da adottare nell’espletamento delle loro attività, nelle more dell’emanazione di una circolare più completa finalizzata a dare un quadro di riferimento interpretativo uniforme e definito dell’intera normativa che regolamenta la concessione delle agevolazioni sui patti territoriali e sui contratti d’area, si forniscono direttive in merito alle seguenti tematiche:

1) Rimodulazione delle risorse per patti territoriali e contratti d’area

Il Cipe con le deliberazioni nn. 77 e 78 del 9/06/1999 e n. 69 del 22/6/2000 ha autorizzato, per tutti i patti e contratti d’area, la possibilità di riutilizzare, nel limite degli importi destinati a ciascun patto o contratto, le risorse finanziarie derivanti da eventuali rinunce, revoche o economie conseguite in sede di attuazione. Il Cipe ha altresì stabilito che, sulla base di istruzioni impartite dal Servizio per la programmazione negoziata, al quale è subentrata questa Direzione generale, le risorse derivanti dal suddetto riutilizzo possano essere destinate al finanziamento di nuove iniziative imprenditoriali o di nuovi interventi infrastrutturali selezionati dai soggetti sottoscrittori in coerenza con gli obiettivi del patto o del contratto d’area.

A tal fine si impartiscono le seguenti istruzioni:

- le proposte di rimodulazione presentate dal soggetto responsabile o dal responsabile unico, di seguito denominati soggetto responsabile, possono essere formulate entro 48 mesi dalla data di approvazione del patto, del contratto d’area o di eventuali protocolli aggiuntivi, questi ultimi solo se attivati a seguito di nuove assegnazioni di risorse Cipe e devono essere accompagnate da una relazione illustrativa, i cui contenuti sono indicati nell’allegato 1 che dovrà essere compilato e restituito anche su supporto magnetico. I programmi agevolati con le rimodulazioni, tenuto conto delle prioritarie esigenze di una rapida conclusione degli interventi collegati agli obiettivi del patto, devono essere ultimati entro, e non oltre, 24 mesi dalla data di avvio dell’istruttoria. Il bando dovrà indicare il predetto termine temporale, esplicitando che il mancato rispetto dei tempi, fatta salva la possibilità, nei casi previsti, di una eventuale proroga nei limiti di 12 mesi (art. 12 comma e, dm n. 320/2000), comporterà la revoca delle agevolazioni;

- il soggetto responsabile, determina le risorse da rimodulare, derivanti da rinunce, revoche (solo nei casi in cui i relativi atti non siano suscettibili di gravami) ed economie conseguite in sede di attuazione del patto o del contratto d’area e chiede a questa Direzione l’autorizzazione alla rimodulazione delle risorse così determinate ridotte del 20 per cento, secondo quanto stabilito al punto 3 della deliberazione Cipe n. 31 del 17 marzo 2000. Sull’ammontare delle risorse così determinate, utilizzabili per la concessione di agevolazioni alle iniziative imprenditoriali o per la realizzazione di opere infrastrutturali, gravano anche gli oneri per le relative attività istruttorie;

- questa Direzione, valutata la proposta avanzata dal soggetto responsabile, autorizza la rimodulazione per la concessione di agevolazioni alle iniziative imprenditoriali solo nel caso in cui siano interamente coperti gli oneri per le opere infrastrutturali previste nel patto, nel contratto d’area o nei protocolli aggiuntivi a cui la rimodulazione stessa si riferisce, o eventuali altri oneri comunque gravanti sul patto o sul contratto; qualora i suddetti oneri non risultassero interamente coperti, le risorse derivanti dalla rimodulazione devono essere prioritariamente utilizzate per la loro copertura, così come eventualmente riconfigurati nella proposta di rimodulazione. Ricevuta l’autorizzazione alla rimodulazione, il soggetto responsabile, nel caso in cui sia prevista la concessione di agevolazioni alle iniziative imprenditoriali, provvede alla emanazione di uno specifico bando, da inviare in copia al Ministero, i cui criteri e contenuti, fissati dai soggetti promotori in funzione degli obiettivi del patto territoriale o del contratto d’area, devono essere preventivamente diffusi anche a mezzo di organi di stampa nazionali e locali, e con il quale deve:

a) indicare, qualora ritenuto necessario, sulla base dell'ammontare complessivo delle risorse disponibili, le eventuali quote da riservare a programmi del “settore industria” o del “settore turismo”, come definiti per la concessione delle agevolazioni della legge 488/92, o a quelli dell’agricoltura (questi ultimi non ammessi ai contratti d’area), e l’eventuale quota, nel rispetto delle condizioni specifiche stabilite dal Cipe, per la realizzazione di nuove infrastrutture;

b) individuare, nell’ambito territoriale del patto o del contratto d’area, i comuni nei quali vi siano aree disponibili per destinazione urbanistica conforme alle attività ammissibili indicate alla precedente lettera a), attestandone la sussistenza, e la loro immediata attuazione sotto il profilo urbanistico ed edilizio, e limitando a tali aree la ubicazione dei programmi agevolabili;

c) fissare i termini per la presentazione delle domande e per la formazione della graduatoria dei programmi da ammettere all’istruttoria bancaria, nonché i criteri, tra i quali deve essere compreso quello riguardante gli effetti occupazionali del programma, che saranno utilizzati per la formazione della graduatoria stessa;

- i soggetti promotori, nel fissare i criteri e i contenuti del bando per la rimodulazione delle risorse, devono solo attenersi alle istruzioni sopra riportate mentre sono, ovviamente, liberi di indicare, al fine di corrispondere pienamente agli obiettivi ed alle finalità del patto o del contratto d’area, particolari condizioni o caratteristiche cui devono corrispondere i programmi che intendono agevolare (con riferimento, ad esempio, a specifiche attività economiche, ad ambiti territoriali, a dimensione delle imprese, a valore degli investimenti, ecc..);

- il soggetto responsabile, sulla base dei criteri di cui al precedente punto c), forma la graduatoria dei programmi ammissibili e trasmette alla banca le relative domande ricevute unitamente alla documentazione allegata;

- la banca, sulla base della graduatoria formata dal soggetto responsabile, sottopone ad istruttoria solo i programmi per i quali, in relazione alle agevolazioni concedibili, vi siano risorse disponibili e fino al loro esaurimento. Qualora il fabbisogno finanziario dell'ultimo programma agevolabile dovesse essere solo in parte coperto dalle disponibilità residue, si procede alla concessione della somma pari a dette disponibilità residue, agevolando, comunque, l’intero programma e facendo salva la facoltà per l'impresa interessata di rinunciare formalmente a dette agevolazioni ridotte. L’istruttoria viene condotta sulla base della normativa vigente alla data di comunicazione di avvio dell’istruttoria stessa ed applicando i criteri e le modalità previsti dalla legge 488/92, per le attività da essa ammessa, e i criteri e le modalità previsti dai Por/Psr e dalla relativa disciplina comunitaria, per i programmi riguardanti le attività agricole.

2) Variazioni dei programmi

Fatte salve eventuali diverse disposizioni per i patti territoriali approvati dal Cipe, espressamente indicate nelle rispettive delibere, nei decreti di approvazione dei patti o nei singoli decreti di concessione delle agevolazioni alle imprese, ai fini della realizzazione dei programmi, si considerano:

2.1) “variazioni sostanziali”

le variazioni intervenute nel corso di realizzazione del programma di investimento che determinino modifiche dell’indirizzo produttivo dell’impianto, con il conseguimento di produzioni finali inquadrabili in una “divisione” della “Classificazione delle attività economiche Istat ‘91” diversa da quella relativa alle produzioni indicate nel programma originario già approvato.

In tali casi, sulla base di quanto disposto dall’art. 7, comma 1 lettera e), del dm 31 luglio 2000 n. 320, il soggetto responsabile deve richiedere al ministero la revoca totale delle agevolazioni concesse. Ne discende, quindi, che le “variazioni sostanziali” non possono essere oggetto di alcuna approvazione, neanche preventiva.

2.2) “variazioni non sostanziali”

a) La variazione del numero delle quote di agevolazioni concesse. In questo caso il soggetto responsabile, verificata la effettiva realizzabilità della nuova articolazione temporale degli investimenti nei termini massimi di ultimazione consentiti, determina, nel limite dell’ammontare complessivo originariamente concesso, il nuovo importo delle singole quote di erogazione;

b) le variazioni che determinando modifiche dell’indirizzo produttivo dell’impianto, configurino, comunque, il conseguimento di produzioni finali inquadrabili nella stessa “divisione” della “Classificazione delle attività economiche Istat ‘91” indicata nel programma originario già approvato, facendo salvi gli obiettivi economici ed occupazionali dello stesso;

c) le operazioni di carattere societario che dovessero determinare una variazione del soggetto giuridico, beneficiario delle agevolazioni, che ha sottoscritto il patto o il contratto, con riferimento alla proprietà e/o all’uso dei beni agevolati;

d) le variazioni di ubicazione dell’unità produttiva agevolata nell’ambito dei territori ammissibili del patto o del contratto d’area;

e) la modifica delle modalità di acquisizione dei beni da agevolare (ordinario-leasing e viceversa).

Nei casi di “variazioni non sostanziali”, come sopra definite, l’impresa beneficiaria stessa deve presentare specifica, motivata e documentata richiesta al soggetto responsabile.

Il soggetto responsabile, applicando le procedure ed i criteri previsti dalla normativa vigente tempo per tempo utilizzata per la legge 488/92, valuta la richiesta presentata e, accertato che le suddette variazioni non modificano gli obiettivi produttivi, economici ed occupazionali del programma originario ammesso e che permane l’interesse pubblico che ha condotto alla concessione delle agevolazioni, l’approva e ne dà comunicazione, accompagnata da motivato parere, al ministero, alla Cassa depositi e prestiti, o all’istituto convenzionato, ed alla banca che ha effettuato l’istruttoria iniziale.

2.3) Non necessitano di alcuna approvazione preventiva le variazioni che non rientrano tra le “variazioni non sostanziali”, quali ad esempio:

a) le variazioni riguardanti gli importi, sia in diminuzione che in aumento, e le caratteristiche tecniche relative ai singoli beni previsti dal programma approvato;

b) le variazioni degli importi di spesa per anno rispetto a quelli risultanti dall’istruttoria bancaria (cosiddetto cronoprogramma), fermo restando l’importo massimo complessivo delle spese e delle agevolazioni ammesso.

2.4) Infine si precisa che:

- i programmi debbono in ogni caso essere conclusi entro 48 mesi dalla data di avvio dell’istruttoria o, per i patti di prima generazione, dalla data dei singoli decreti di concessione provvisoria. Per specifiche cause di forza maggiore, comunque non dipendenti dalla volontà dell’impresa beneficiaria, quest’ultima può richiedere una proroga, con motivata istanza, da inviare al soggetto responsabile almeno quattro mesi prima del termine dei 48 mesi. Il soggetto responsabile, valutata l’istanza, può concedere una proroga, per un periodo massimo di dodici mesi, dandone comunicazione al ministero, alla Cassa Depositi e Prestiti, o all'istituto convenzionato, e alla banca che ha effettuato l’istruttoria iniziale;

- le banche, in sede di relazione finale, provvedono anche ad effettuare il ricalcolo delle agevolazioni, nei limiti delle agevolazioni concesse, sulla base dell’effettivo tasso di attualizzazione da applicare e dell’effettiva articolazione temporale degli investimenti realizzati.

3) Revoche per mancato avvio dei programmi agevolati

Come è noto, la delibera Cipe 22.06.2000 n. 69 ha stabilito che il mancato avvio della realizzazione degli investimenti entro 16 mesi dalla data di trasmissione alla Cassa depositi e prestiti, da parte del soggetto responsabile, dell’elenco degli interventi ammessi alle agevolazioni comporta la revoca delle agevolazioni concesse. Poiché a questa Direzione non risulta che tale data sia stata generalmente comunicata alle singole imprese interessate, e tale mancata conoscenza potrebbe essere invocata a giustificazione dell’eventuale inosservanza dell’avvio dell’investimento entro i successivi 16 mesi, i soggetti responsabili sono tenuti a comunicarla formalmente a tutte le imprese interessate. Tale comunicazione, per le trasmissioni già avvenute, deve essere inviata alle imprese entro 30 giorni dalla data di ricevimento della presente direttiva, mentre per le trasmissioni che saranno effettuate successivamente, la comunicazione alle imprese deve avvenire entro 30 giorni dalla data della trasmissione stessa. Quanto precede non si applica alle iniziative rientranti nei patti di prima generazione.

4) Apporto mezzi propri per imprese individuali

In merito all’apporto di mezzi propri da parte di imprese individuali si precisa quanto segue:

a) per le imprese operanti nei settori economici regolamentati dalla legge 488/92 (“industria” e “turismo”), ed agevolate nell’ambito di Patti territoriali e dei contratti d’area, si applicano le relative disposizioni vigenti alla data di avvio dell’istruttoria. In particolare, per i programmi approvati sulla base delle nuove circolari in vigore a partire dal luglio 2000, il mantenimento delle agevolazioni è condizionato, qualora le imprese non operassero in regime di contabilità ordinaria, al passaggio in contabilità ordinaria a decorrere dal periodo d’imposta 2001. Con ciò chiarendo che, a partire da questo periodo, le imprese agevolate, siano esse imprese individuali o società di persone, non possono più trovarsi in regime di contabilità semplificata pena la revoca delle agevolazioni concesse. L’apporto di mezzi propri è, pertanto, regolamentato, in quanto a forma e modalità consentite, dalle specifiche normative della legge 488/92;

b) per le imprese operanti in agricoltura o nella pesca, non regolamentate dalla legge 488/92, si precisa che, nel caso esse siano costituite in forma societaria, forme e modalità di apporto dei mezzi propri sono identici a quelli previsti per gli altri settori (aumento di capitale sociale e/o conferimento in conto futuro aumento di capitale sociale, ovvero, in sostituzione, utili realizzati e accantonati o ammortamenti anticipati effettuati nel periodo di realizzazione del programma agevolato, ecc…); se, invece, si tratta di imprese individuali, o costituite in forma di società non regolari, il suddetto apporto va verificato con esclusivo riferimento alle variazioni del Patrimonio Netto, rilevato per ciascuno degli anni di realizzazione del programma agevolato ed assumendo quale valore iniziale quello relativo all’anno precedente l’avvio a realizzazione, desumibile dal “prospetto delle attività e delle passività”, che deve essere redatto dall’imprenditore, in conformità agli artt. 2423 e seguenti del c.c., con i criteri previsti dal Dpr n. 689/74 e con le forme e le modalità stabilite dagli art. 46 e47 del Dpr 28 dicembre 2000 n. 445.  

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