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Stima
delle superfici a cereali, colture oleaginose Anche per il 2001, il Consorzio italiano per il telerilevamento in agricoltura - Agrit ha effettuato unindagine, per conto del Mipaf, sulle stime rapide degli investimenti ad oleaginose e cereali, attraverso interviste dirette a 2.853 aziende agricole, effettuate nel periodo dal 5 febbraio al 23 febbraio scorso. Il metodo di selezione adottato da Agrit è uguale a quello dellindagine 2000, con la differenza che questanno al conduttore è stato sottoposto un questionario che richiedeva anche le superfici seminate nellannata agraria 1999/2000 onde poter effettuare un confronto con le previsioni di semina dellannata 2000/2001. Le colture interessate sono: frumento duro e tenero, orzo, avena, mais da granella, colza, girasole, soia e barbabietola da zucchero. Le stime riferite alle colture in semina autunnale si possono considerare stabili, mentre per quanto riguarda il mais e i semi oleosi, i dati sono previsionali e quindi suscettibili di future variazioni dal momento che riguardano le intenzioni di semina degli agricoltori. Dall'esame dei risultati si evince che, rispetto allo scorso anno, a livello Italia vi sarà un lieve aumento degli investimenti sia a cereali dell1,2 per cento, sia ad oleaginose del 2,6 per cento, mentre le barbabietole da zucchero registrano un calo del 5,9 per cento. Nellambito dei cereali sono il mais ed il frumento duro ad aumentare rispettivamente del 2,8 per cento e del 3,3 per cento; mentre, come prevedibile, i cereali autunno-vernini sono in diminuzione a causa delle avverse condizioni climatiche al momento della semina. Per le oleaginose è il girasole a registrare una riduzione del 10,2 per cento, con investimenti pari a 222.463 ettari contro 247.850 ettari dello scorso anno, mentre le superfici investite a soia sono previste in aumento del 14,2 per cento, passando da 254.740 ettari dello scorso anno a 290.946 ettari. La causa di tale incremento è da ricercare nel favorevole andamento dei prezzi di mercato fin dal periodo del raccolto, continuato anche in seguito per la maggiore richiesta di proteine vegetali dovuta alla crisi della Bse ed al conseguente divieto dellimpiego delle farine animali nei mangimi. Cè da sottolineare, poi, che anche nella campagna 2000/2001 la superficie massima garantita dei semi oleosi non è stata superata e pertanto i pagamenti per superficie non hanno subìto penalità. A livello di grandi aree (nord, centro sud e isole), le variazioni degli investimenti sono diversificate, infatti al Nord fra i cereali è in aumento solo il mais del 3,1 per cento e fra le oleaginose la soia di tutta la percentuale Italia, mentre al Centro si evidenzia un incremento delle superfici a cereali più marcato (+ 6,7 per cento) a sfavore delle oleaginose, in particolare del girasole e della colza che registrano rispettivamente una flessione pari al 7,5 per cento ed al 16,3 per cento. Un dato interessante al Sud riguarda laumento della colza pari al 50,6 per cento con 15.900 ettari contro i 10.559 della scorsa campagna, mentre il girasole cala anche al Sud dell11,8 per cento.
Convegno sui fondi agricoli europei della Cia della Sicilia Il programma regionale che permetterà alla Regione Sicilia di usufruire di risorse dal fondo europeo per lagricoltura per 3200 miliardi da spendere entro il 31 dicembre 2002, e che doveva essere pronto alla fine dello scorso ottobre, potrà fruire ancora di una chiamata dappello, ma il conto alla rovescia è iniziato. Il 31 marzo non ci saranno più appelli e così nei giorni scorsi, a Capo DOrlando, si è svolto un vertice nazionale della Confederazione italiana agricoltori per sensibilizzare il Governo regionale, ma anche a difesa degli interessi di tutto il settore in vista della manifestazione di Roma del prossimo 21 marzo. "La programmazione negoziata e gli interventi strutturali in agricoltura in Agenda 2000", questo il tema dellincontro, al quale erano presenti, oltre ad esponenti di forze politiche nazionali, il presidente nazionale della Cia, MassimoPacetti, il presidente della Cia regionale e membro della Presidenza nazionale, Vito Lo Monaco, il presidente provinciale e il presidente aggiunto della Cia di Messina, Francesco Calanna e Gino Savoia. Sono 91 i patti territoriali finanziati in agricoltura nel territorio nazionale con Agenda 2000, 25 dei quali in Sicilia e 5 nella provincia di Messina. "Purtroppo la macchina burocratica nazionale non è veloce e snella come quella europea -ha sostenuto nel suo intervento il presidente nazionale- questa è la scommessa che dobbiamo vincere in breve tempo, se non vogliamo rischiare di perdere finanziamenti a favore dei nostri diretti concorrenti europei". Pacetti si è poi soffermato sullo stato di salute della nostra agricoltura "non è assolutamente ammalata, anzi sta benissimo sia per intensità produttiva che per qualità. Credo che per qualità sia la prima sul mercato europeo. Tuttavia, ci sono dei fattori aggiunti come il costo della manodopera, il trasporto e i costi per linserimento sul mercato che la rendono poco competitiva. E, quindi, in questa direzione che bisogna intervenire al più presto".
La Cia
del Lazio al lavoro Si è riunito ieri il Comitato direttivo Cia dei Castelli Romani per organizzare un accurato piano dazione e di intervento per la manifestazione nazionale del 21 marzo. Erano presenti allincontro il presidente provinciale di Roma Massimo Biagetti ed il presidente della Cia del Lazio Fabrizio Bartoli, che ha anticipato lo sviluppo di altri incontri comunali, durante i quali verranno avanzate soprattutto le proposte dellorganizzazione per la salvaguardia del territorio. La riunione di ieri rappresenta soltanto uno dei momenti di raccordo tra i quadri dirigenti e gli iscritti della Cia, che il Lazio sta organizzando in vista di questo grande momento, che porrà nuovamente al centro del dibattito politico e pubblico il tema dellagricoltura, centrale per leconomia italiana.
Valorizzazione
dei prodotti tipici e tradizionali "Il Piano integrato territoriale (Pit) Agro-nocerino dovrà rilanciare lagricoltura, consentendo lammodernamento delle aziende e puntando sulla qualità dei prodotti tipici e tradizionali". Sono queste le indicazioni che la Confederazione italiana agricoltori di Salerno dà alle istituzioni locali per la stesura del Pit. Indicazioni che tengono conto delle risultanze del censimento agricolo, che sta confermando la costante sottrazione di territorio alla coltivazione, e della necessità di salvaguardare le 3 mila piccole aziende agricole del territorio. Secondo la Cia, il Pit deve essere lo strumento per finanziare le iniziative di aziende individuali che siano legate a progetti di qualità per il rilancio delle produzioni tipiche e tradizionali. Non a caso si chiede che i punteggi più alti, e quindi la priorità nei finanziamenti, vengano assegnati ai produttori che si impegnano a destinare almeno un terzo della propria azienda alla coltivazione del pomodoro San Marzano per la trasformazione industriale e che attuino i metodi della lotta integrata e biologica, puntando alla riduzione delluso di prodotti chimici di sintesi. Per il Piano integrato territoriale la Cia punta su determinati obiettivi: la difesa dei suoli agricoli, incentivi allinserimento dei giovani, la diminuzione dei costi di produzione, laccorpamento fondiario, la politica ambientale per la riduzione della chimica e dellinquinamento delle acque. La Confederazione italiana agricoltori chiede, inoltre, la predisposizione di misure volte a finanziare i processi di ammodernamento delle aziende che prevedano anche la possibilità di acquisto dei terreni e ladeguamento delle serre.Gli investimenti dovrebbero essere finalizzati a ridurre limpatto ambientale, mediante introduzione di energia alternativa, risparmio energetico, sistemi di irrigazione che ottimizzino limpiego della "risorsa acqua", automazione nella distribuzione degli antiparassitari con irrigazione a goccia o con atomizzatori per diminuire la quantità. "Lo scopo -ha dichiarato il presidente provinciale della Cia, Diego Meli- è quello di ottenere con gli incentivi previsti dal Pit, il finanziamento di centinaia di agricoltori che così potrebbero contribuire al cambiamento della struttura agricola del territorio".
La Cia
di Taranto si mobilita La Confederazione italiana agricoltori di Taranto dichiara lo stato di mobilitazione generale della categoria, che sfocerà nella grande manifestazione nazionale di Roma a Piazza del Popolo il 21 marzo prossimo. I motivi della mobilitazione sono: la perdurante crisi dellolio doliva e del settore vitivinicolo, lestremo disagio generato dal decreto legge 375 per i nuovi adempimenti Uma, la profonda crisi del settore zootecnico legata alla vicenda della Bse e la cartolarizzazione dei crediti Inps. Con questa iniziativa la Cia intende riportare allattenzione dellopinione pubblica la centralità dellagricoltura, chiedendo al futuro Governo del Paese precisi impegni per affrontare e risolvere tali problemi. In preparazione della manifestazione nazionale, la Cia di Taranto ha organizzato una serie di assemblee in vari comuni della provincia, in particolare a Manduria, Maruggio, Montemesola, Castellaneta Marina, Avetrana, Martina Franca e Sava. |