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Latte
fresco: la Cia rivendica La legge 169/89 che determina le caratteristiche affinché un latte possa essere commercializzato come fresco non ha bisogno di alcuna modifica. In essa sono presenti tutti gli elementi per il controllo qualitativo delle produzioni. Lo rileva la Confederazione italiana agricoltori. Certo, tutto è migliorabile. Ma, secondo la Cia, non può essere solo la tracciabilità o l’indicazione dell’origine a giustificare la modifica della legge. Questi sono elementi che possono essere oggetto di un’altra autonoma iniziativa legislativa. In un mercato sempre più aperto e concorrenziale, l’obiettivo prioritario deve essere quello di mantenere, anzi elevare, gli standard di qualità. Tredici anni fa furono i produttori che, a seguito dell’entrata in vigore della legge 169/89, investirono in innovazioni e tecnologie per adeguare i propri allevamenti e impianti di mungitura, al fine di rispondere all’esigenza del mercato e dei consumatori di produrre qualità. Di fronte ad una dipendenza nazionale dalle importazioni di oltre il 40 per cento del proprio fabbisogno, la Cia sottolinea che si debba garantire e tutelare il settore lattiero caseario orientandolo verso la qualità negli allevamenti e negli impianti di trasformazione. Diversamente, il milione e settecentomila tonnellate di latte sfuso, che annualmente affluiscono nel nostro Paese sarebbero destinate, inevitabilmente, a crescere, a tutto danno del sistema economico nazionale e del settore lattiero-caseario, impossibilitato a produrre una goccia di latte in più rispetto a quanto assegnato dall’Ue, pena pesanti conseguenze finanziarie. Tanto più in vista dell’imminente allargamento comunitario. Tutto ciò, ovviamente, è in contrasto con chi vorrebbe ampliare a nove giorni i parametri di freschezza del latte. Il che significherebbe un ulteriore danno per i nostri produttori e un aggravio della stessa bilancia commerciale italiana. La Cia rivendica, infine, il diritto a produrre qualità e a difenderla per tutelare sia i produttori che i consumatori. Vino
italiano ancora sotto tiro nella Ue La revisione del regolamento Ue che prevede la possibilità di menzioni aggiuntive sulle etichette di vini Docg, Doc e Igt rischia di penalizzare, per l’ennesima volta le produzioni italiane. La Confederazione italiana agricoltori non comprende il criterio che anima gli uffici comunitari nella revisione di una norma che ha valorizzato i prodotti di qualità. Da quanto si apprende si sta studiando il modo per eliminare menzioni aggiuntive per vini storici e di nuova valorizzazione sui mercati. Tutto ciò è ancor più grave tenuto conto del fatto che tale regolamento oggi lascia possibilità di indicazioni per la diversificazione delle produzioni. La Cia ritiene necessario predisporre una immediata e ferma presa di posizione da parte del governo italiano presso l’unione europea e il Comitato tecnico di gestione del settore vitivinicolo, per bloccare la revisione e scongiurare un danno ad un settore altamente qualificato dell’agricoltura italiana. Finanziaria
2002: disposizioni La legge n. 16 del 27 febbraio scorso, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 49, inerente “disposizioni urgenti in tema di accise, di gasolio per autotrazione, di smaltimento di olii usati ...” contiene all’articolo 16-bis l’abrogazione dell’articolo 71 della legge finanziaria per l’anno 2002. La norma fu contestata in sede di approvazione della finanziaria in quanto avrebbe portato ad una privatizzazione di vaste aree del demanio pubblico. L’articolo 16-bis della legge 16/2001 contiene anche la disposizione che rende privi di effetto tutti gli atti ed i provvedimenti eventualmente adottati in applicazione dell’articolo 71 della legge finanziaria per l’anno 2002. Riunito
il Comitato direttivo dell’Ancca Il comitato direttivo dell’Associazione nazionale coltivatori a contratto agrario si è riunito, nei giorni scorsi, per discutere e deliberare sui seguenti punti: - attuazione della prelazione nell’affitto e delle concessioni pubbliche; - comodato e pubblica amministrazione; - adesione Ancca sulla tessera Cia 2002; - dati delle trattenute sindacali sulla disoccupazione agricola 2000/01. Sul primo punto si è riaffermata l’applicazione della prelazione nell’affitto ai contratti in essere all’entrata in vigore del neo istituto e l’interesse sindacale a stipulare contratti esenti da una deroga a riguardo. In merito alle concessioni di beni afferenti il patrimonio pubblico si è preso atto della loro ricomprensione all’interno della legge 203/82 e, quindi, della necessità di formalizzare i possessi esistenti anche con i patti in deroga e della disponibilità di pagare canoni pregressi, eventualmente non soddisfatti, secondo il modello legislativo, cioè a dire l’equo canone, e per un massimo di cinque annualità ai sensi della prescrizione breve, prevista in tema di fitti di fondi rustici all’articolo 2948 del codice civile. Sul comodato, debitamente registrato, vi è stata una attenta disamina a difesa della sua opponibilità a terzi, nelle fattispecie ai vari uffici della pubblica amministrazione, quale titolo di conduzione, ai fini di riconoscimenti di natura previdenziale, fiscale, creditizia e legislativa comunitaria. Sul terzo punto si è rilevato che sulla tessera della Confederazione italiana agricoltori innovativamente compare l’adesione all’Associazione nazionale coltivatori a contratto agrario per contare gli affittuari da essa assistiti, nell’ottica di conoscere la quota di imprenditori non proprietari fondiari, secondo i dati Istat in continuo aumento. Sulla prestazione della disoccupazione agricola si è preso atto con soddisfazione dell’aumento di numero di trattenute sindacali e del relativo importo. E’ stato riscontrato un divario tra il gettito dell’attività Ancca e quella del Patronato Inac a sfavore del fatturato delle trattenute sindacali, argomento di riflessione, sul piano di una rappresentatività politica sottostimata e del versante economico compresso.
Convegno
a Terni sulla legge Si è svolto a Terni, lo scorso primo marzo, presso la Camera di Commercio, il convegno-dibattito sul tema “I decreti legislativi di orientamento in agricoltura”, organizzato dalla Confederazione italiana agricoltori dell’Umbria. I lavori sono stati presieduti da Walter Trivellizzi, presidente regionale della Cia, il quale ha affermato che “i nuovi decreti legislativi d’orientamento in agricoltura sono importanti per avviare l’adeguamento del sistema agricolo italiano allo scenario economico internazionale, scenario in una fase di vorticosa evoluzione. Dobbiamo riflettere, però, sulla necessità d’introdurre qualche modifica e miglioramento a queste leggi, affinché la valorizzazione del settore agricolo e la multifunzionalità dello stesso siano dei traguardi concreti e rapidamente raggiungibili, anche attraverso il confronto e la collaborazione con gli altri soggetti operanti sul territorio”. Nel suo intervento il segretario della Cia di Terni, Franco Agostini, ha sottolineato la necessità di fare scelte efficenti per lo sviluppo di un’agricoltura diversificata e di un’armoniosa società civile. Giuseppe Natale, vicepresidente regionale della Confederazione, nella sua relazione introduttiva ha sostenuto la necessità di prendere coscienza della nuova economia di mercato, aperta e globale, in cui i rapporti fra consumatori e produttori sono sempre più frequenti e costruttivi, in cui l’impresa agricola deve diventare multifunzionale, competitiva, legata alla politica della qualità, intesa come presenza di pregi e della tracciabilità, per ciò che concerne tutti gli anelli della filiera. “L’impresa agricola, intesa come impresa commerciale -ha aggiunto Natale- non è più solo quella legata al fondo agricolo, ma anche quella connessa a nuove forme di ospitalità e di offerta di servizi, ricettivi, ricreativi e didattici, e a forme di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale. E’ necessario, inoltre, ottenere un giusto riequilibrio delle risorse economiche all’interno della filiera e realizzare sinergie operative con gli altri settori economici e produttivi del territorio, per la realizzazione di una politica efficente di distretto rurale”. Al convegno hanno, inoltre, partecipato l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianpiero Bocci e l’assessore alle Politiche del lavoro del Comune di Terni, Eros Brega, il presidente della Camera di Commercio, Mario Ruozi Berretta, l’assessore della Comunità Montana “Valle del Nera e Monte San Pancrazio”, Sergio Saleppico e Rossella Pampanini dell’Università degli Studi di Perugia. I lavori sono stati conclusi da Massimo Pacetti, presidente nazionale della Cia, che ha ribadito “l’agricoltura italiana può recuperare attraverso questi decreti, strumenti di programmazione e di orientamento, il ruolo primario che le compete, nell’era della globalizzazione, anche per ciò che concerne l’ambiente, il recupero, la tutela e la valorizzazione del paesaggio rurale. Bisognerà, però, definire quali sono le logiche del profitto che consentono la salvaguardia, lo sviluppo e la valorizzazione d’imprese più o meno giovani, con un occhio di riguardo all’entrata in agricoltura di nuova forza lavoro: donne e giovani, e quale dovrà essere il ruolo dell’associazionismo agricolo”. Pacetti ha poi puntato sulla qualità, sulla tipicità e sulla tracciabilità, come elementi vincenti della nuova politica agricola, che è nuova “anche perché i produttori dovranno avere consapevolezza del loro ruolo ed abbandonare retaggi culturali conservativi e frenanti in un’economia di mercato che prevede grandi aperture”. “Andremo anche a discutere della destinazione delle risorse finanziarie e dell’eventuale ri-orientamento delle stesse -ha concluso Pacetti- cercando di dare, in poco tempo, risposte adeguate all’intero sistema agricolo, e alla società civile italiana ed europea”. Luca
Targa neo-presidente Si è tenuta il 2 marzo scorso a Sezze l’Assemblea congressuale della Confederazione italiana agricoltori di Latina, che è stata presieduta da Giuseppe Politi, membro della Presidenza nazionale e nel corso della quale è stato eletto presidente provinciale Luca Targa, in sostituzione di Alessandro Salvadori. I lavori sono stati aperti con una relazione del presidente uscente che a messo a nudo i problemi del settore agricolo della provincia, tra cui la zootecnia, le filiere agro-industriali, l’ingresso dei lavoratori extracomunitari e le questioni interne organizzative. L’impegno della Cia di Latina sarà quello di rafforzare un’organizzazione che difenda legittimi interessi, creando rapporti sempre più saldi con la base associativa, con gli agricoltori e con tutte le altre strutture del comparto agricolo. Si è, inoltre, ribadita l’importanza di fornire servizi utili agli agricoltori che corrispondano al nuovo modo di fare impresa, rafforzando le capacità imprenditoriali e le competenze.
Cia
di Parma: iniziativa sul ruolo Si svolgerà il prossimo 10 marzo organizzata dalla Confederazione italiana agricoltori di Parma, presso l’hotel Villa Ducale alle ore 10, l’iniziativa sul tema “Come cambiano le donne in agricoltura”. I lavori, presieduti da Gianni Damenti, presidente provinciale dell’Associazione pensionati, saranno conclusi dal presidente nazionale della Confederazione MassimoPacetti. | |
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