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Convegno nazionale della Cia a Milano Sicurezza alimentare:
rendere operativo La relazione introduttiva di Giulio Fantuzzi. Lintervento in videoconferenza del ministro delle Politiche comunitarie Gianni Mattioli. Le conclusioni del presidente confederale Massimo Pacetti. La sicurezza alimentare, la qualità dei prodotti agricoli e alimentari, la tutela dei consumatori. Sono questi gli obiettivi prioritari per i quali la Confederazione italiana agricoltori è mobilitata attraverso una serie di iniziative a livello nazionale ed europeo. E proprio ai responsabili comunitari lancia un appello affinché si dia concretezza al "Libro Bianco" Ue che rappresenta lo strumento indispensabile per attivare al più presto un processo di armonizzazione delle varie normative europee in materia. Loccasione per ribadire le posizioni della Cia sulla sicurezza alimentare è stato il convegno svoltosi oggi a Milano appunto sul tema "Sicurezza alimentare: a che punto siamo noi europei?". I lavori, aperti dal presidente della Cia lombarda Umberto Borelli, sono stati introdotti da una relazione (che pubblichiamo di seguito integralmente) di Giulio Fantuzzi, componente della Presidenza nazionale e conclusi dal presidente Massimo Pacetti. Al convegno sono intervenuti, fra gli altri, il ministro delle Politiche comunitarie, Gianni Mattioli, che ha parlato in videoconferenza, il direttore della sicurezza alimentare Ue, Paola Testori Coggi, il direttore del Centro risorse per il futuro del dipartimento dellAgricoltura Usa, Michael R. Taylor, Paolo Baccolo, dellassessorato allAgricoltura della regione Lombardia, il presidente della Federalimentare, Giorgio Sampietro, il presidente di Coop Italia, Vincenzo Tassinari, il presidente del Consiglio nazionale consumatori e utenti, Anna Bartolini. Hanno partecipato anche il vicepresidente della Cia Alfonso Pascale e il componente della Presidenza Francesco Serra-Caracciolo. Nel suo intervento, Mattioli, dopo aver sottolineato lesigenza di un ritorno alla razionalità in campo alimentare e agricolo, ha rilanciato la candidatura di Parma a sede dellAgenzia europea per la sicurezza e la qualità alimentare. Credo -ha aggiunto il ministro- che Parma, proprio per la sua tradizione, sia la città ideale come sede di questa Agenzia. Faremo il possibile perché ciò avvenga presto. La Cia -come ha rilevato Fantuzzi- sollecita che vengano adottate al più presto tutte le misure contenute nel "Libro Bianco" sulla sicurezza alimentare. Tra queste listituzione e limmediato decollo dellAgenzia alimentare europea che rappresenta un presidio indispensabile per garantire percorsi di trasparenza, di indipendenza e di eccellenza scientifica nel governo delle emergenze sanitarie su scala europea. Anche a livello nazionale -ha aggiunto Fantuzzi- sarebbe ora di costituire lAgenzia per la sicurezza alimentare, per la quale anche la Cia sostiene fermamente la candidatura di Parma. Con la Finanziaria 2001 se nera parlato. Poi il Governo ha fatto capire che pensava ad un provvedimento specifici e ha chiesto di ritirare gli emendamenti che diversi parlamentari avevano presentato al riguardo. Noi non possiamo ancora indugiare. Non basta -ha concluso Fantuzzi- menare vanto dei nostri controlli, dei Nas, dei servizi veterinari. Oggi è dobbligo un salto di qualità nella gestione del rischio alimentare, nella conoscenza dei problemi, nella diffusione delle informazioni ai consumatori. Nelle sue conclusioni, il presidente della Cia Massimo Pacetti ha rilevato che occorre dare ai consumatori le più ampie garanzie di sanità e di qualità dei prodotti agricoli e alimentari e mettere lagricoltura nelle condizioni opportune per sviluppare le sue potenzialità produttive e multifunzionali proprio per unalimentazione sicura e per una effettiva salvaguardia del territorio. La vicenda della Bse -ha aggiunto il presidente della Cia- ha rafforzato la necessità, da parte del mondo agricolo, di rendere ancora più incisivo limpegno per la qualità, di cui la sicurezza alimentare è un requisito fondamentale, e per un nuovo rapporto con i consumatori. La Cia da tempo lavora in questa direzione con proposte e iniziative. Si vuole affrontare tali problematiche con concretezza e organicità, con un approccio adeguato alla complessità dei sistemi agricoli-alimentari. E necessario, secondo Pacetti, investire risorse in una politica della qualità per esaltare la nostra agricoltura diversificata e tipica con una maggiore diffusione dei prodotti di origine e tradizionali, con adeguate organizzazioni di sistemi di controllo e certificazione, con la promozione dei prodotti di qualità garantita. Dopo la crisi della Bse, nulla -ha rilevato il presidente della Cia- sarà come prima, non solo in Italia. Bisogna essere coscienti della necessità di dover affrontare il futuro su basi nuove. Ciò sarà possibile se già da oggi, in piena emergenza, si svilupperà ogni sforzo possibile per ricostruire un rapporto di fiducia con i consumatori. Per la Cia obiettivi prioritari restano, quindi, la sicurezza alimentare, la tutela del consumatore, la qualità delle produzioni e uninformazione la più trasparente e tempestiva possibile. Senza uno scatto delle istituzioni e del mondo economico e sociale nella delicata materia della sicurezza alimentare, diventa -ha concluso Pacetti- difficile costruire lEuropa dei cittadini, ma anche difendere giuste politiche di sostegno al settore agricolo nel contesto dei negoziati internazionali in ambito Wto. Secondo la Cia, è solo in tale dimensione europea che si possono dare ragioni e obiettivi a quel nuovo accordo che deve legare saldamente lagricoltura con lintera società. Un accordo di cui il nostro Paese ha quanto mai urgente bisogno. La relazione introduttiva di Giulio Fantuzzi 1. In uno dei suoi primi discorsi pronunciati nellemiciclo di Strasburgo, il 5 ottobre 1999, un europeo di primo piano, Romano Prodi, ammoniva gli attenti parlamentari a non lasciarsi prendere dallemotività. Stava anticipando la imminente presentazione del Libro Bianco sulla sicurezza alimentare, con annessi e connessi. Forse però non immaginava lescalation dellemergenza che poco più di un anno dopo avrebbe monopolizzato le cronache. Che la "food safety" oggi sia in Europa un bel tormentone, in effetti è risaputo. Il cibo è parte essenziale della cultura, dello stile di vita, dellidentità di noi europei. Si identifica con la nostra casa, la nostra famiglia, il nostro essere. Cito parole di Prodi. Vederne gravemente insidiati gli standard di sicurezza, ci dà, quindi, la stessa emozione, lo stesso senso di angoscia di un attentato al patrimonio culturale europeo. E dura stare calmi. Però, proprio perché il campo è così delicato, sarebbe grave cedere allirrazionalità, alla reazione scomposta ed affrettata. 2. La Cia vuole fare la sua parte affinché la ragionevolezza prevalga. Non abbiamo alcuna intenzione di scadere nel mero rivendicazionismo di categoria, mettendo il lucchetto al cervello, per parafrasare Rita Montalcini. Vogliamo contribuire invece ad un nuovo dialogo tra tutti gli attori della catena alimentare, senza la pretesa di mettere il nostro cappello dappertutto con smanie da esclusiva, ma anche senza alcuna soggezione. Ne fa fede il taglio delliniziativa di oggi, aperto e interessato alle opinioni di tanti partner essenziali, che ringraziamo della presenza e della cortesia. Il nostro cervello non sarà da Nobel, ma qualcosa da dire labbiamo. Il tema della qualità, ad esempio, non è per noi la scoperta dellultima ora. E nel Dna della nostra organizzazione. Il 5° ed ultimo Congresso della Cic aveva per tema la qualità intesa come sanità e tipicità: eravamo nel 1992 e da lì nacque la Cia che si portò dentro quel gene. Produrre meno - produrre meglio, lautogoverno dei produttori, la firma dei prodotti da parte dellagricoltore, il patto alla pari : il gene ha dato i suoi frutti, fecondi per la crescita di una nuova etica per il mondo agricolo e la sua rappresentanza. 3. Tra sicurezza e qualità il distinguo è chiaro e netto. Prerequisito di un alimento e condizione obbligatoria e pubblicamente controllata la prima. Connotato distintivo e differenziato di una gamma di offerte e di servizi che sul prerequisito della sicurezza innesta un plus di pregio più elevato, la seconda. Ma col progredire delle conoscenze, delle culture, dei diritti sociali, la contiguità tra i due concetti è sempre più stretta, diventando quasi sovrapposizione. Gli input coi quali il concetto di sicurezza deve fare i conti, perforano nuovi confini: lOgm free, il contenuto nutrizionale, la rispondenza a specifici aspetti sanitari per segmenti particolari di consumatori, ligiene, il rispetto ambientale o letica animalista. Unorganizzazione agricola seria non può restare ferma al palo. Qualità non è solo il circuito del Dop, dellIgp o del biologico. Il resto non è né schifezza, né problema o della parte industriale o del controllo dei pubblici poteri. Anche noi rappresentanti degli agricoltori dobbiamo misurarci con questi nuovi confini della sicurezza, con un consumatore esigente che da protagonista ci incalza, ci assedia con le sue legittime aspettative. Il giornalista Santoro può anche non piacerci, ma il nostro problema di trovarci spesso oggi, nel tribunale della pubblica opinione, sul banco degli imputati, resta. A scanso di equivoci ribadiamo allora che la sicurezza è il miglior ingrediente dei nostri prodotti. E affare nostro. E per la Cia una priorità, per la quale vale la pena spendersi al massimo, non una subordinata tra le tante. 4. Il Libro Bianco della Commissione europea ci dà questa opportunità. Non è uninvadenza di campo nel nostro abituale, si fa per dire!, quieto vivere. Ne condividiamo la filosofia, i principi ispiratori e lo confermiamo. Lapproccio sistemico, dal campo alla tavola, la responsabilità condivisa, lautocontrollo, la gestione del rischio, la trasparenza e linformazione efficace al consumatore. Quale occasione per una ripresa della concertazione tra pubblico e operatori della catena alimentare! Codici di comportamento che impegnino tutti i protagonisti, regole comuni, strumenti organizzativi che latitano, come lInterprofessione, possono trovare un nuovo impulso costitutivo, visto che per altri argomenti di ordinaria amministrazione il piatto piange. Che questemergenza serva almeno a far capire che soli e divisi non si regge su questa frontiera. 5. LHaaccp, la certificazione, la rintracciabilità non sono necessariamente lanticamera della morte per i sapori tradizionali e per la naturalità dei metodi di produzione in suolo italico. Hanno bisogno di essere adattate e sperimentate su scale diverse, su peculiarità distinte, tenendo conto ad esempio delle problematiche proprie del comparto agricolo, questo sì. Ma non possiamo permetterci di stare allopposizione di questo nuovo quadro di norme volontarie che diventano indispensabili per loperazione fiducia verso il consumatore europeo e poi semmai invocare deroghe per centinaia di prodotti tradizionali del made in Italy. Non so se con listituto della deroga si vada molto in là. Ed è altresì legittimo linterrogativo se per prodotti alimentari che sono campioni del gusto nostrano anche oltre confine sia una buona operazione di marketing invocare questa stessa deroga rispetto alle norme in questione. Il problema del Lardo di Colonnata e dei suoi standard di lavorazione artigianale, che ci preme, sia chiaro, deve risolversi nellambito della necessaria flessibilità dei principi dellautocontrollo, sia a scala europea, sia a livello dellimplementazione nazionale e regionale delle norme. Questa è la nostra opinione. E ci pare che non sia fuori del mondo delle cose possibili, almeno se abbiamo voglia di concertare un po tra le parti, senza farci prendere subito e comodamente dalla smania di scagliare anatemi contro linutile e teutonica ossessione igienista e burocratica dell Unione europea. 6. Snellire, semplificare, adattare è unaltra delle parole dordine del nostro sindacato agricolo. Anche su questo terreno siamo rintracciabili. Occorre studiare dei percorsi e degli accordi che coinvolgano i soggetti agricoli ed i consumatori, dove lautodisciplina delle parti si unisca, sinergicamente, ad uno sforzo di interpretazione e semplificazione dei pubblici poteri che si adatti ai territori, ai prodotti, agli operatori, garantendo comunque lessenza della coerenza e unicità del messaggio di sicurezza entro la cornice della corretta prassi igienica. Del resto si può ritenere che anche lindustria di trasformazione alimentare e la grande distribuzione organizzata (Gdo) non debbano essere per forza insensibili o indisponibili a questo approccio flessibile e differenziato. Leggevo qualche tempo fa che nelle segrete cantine del core-business delle multinazionali alimentari sono ormai più gli addetti che operano per la diversificazione dei prodotti di consumo che quelli che si dedicano allimperativo della piatta standardizzazione. Evidente che nel mercato globale, sempre più i due aspetti, standardizzazione e differenziazione coesistono. Anzi si integrano e sorreggono vicendevolmente. La conferma, se vogliamo, che qualità legata al territorio e sicurezza legata alle regole procedono insieme. Che la catena distributiva Carrefour, che tanti profeti del made in Italy, subito dopo lunificazione con Promodès, battezzavano come vettore di una colonizzazione di puro stampo francese del nostro Belpaese, oggi spenda tanto per sostenere il suo nuovo marchio "Terre dItalia" fa riflettere. Assistiamo spettatori come mondo agricolo o ci diamo una mossa? 7. Certificazione e rintracciabilità possono essere una via importante di riscatto per i nostri buoni prodotti agroalimentari. Ci sono ottime possibilità sui mercati internazionali ed europei. Dobbiamo attrezzarci per arrivarci stabilmente, senza illuderci sui miracoli di spot da mordi e fuggi affidati al Mincomes od allIce, che comunque dovrebbero migliorare i loro standard operativi. O senza affidare tutte le chanches al portale web "Naturalmente italiano" del Mipaf che era stato promesso e che è rimasto virtuale davvero. Assicurare poi in questi percorsi di promozione un po più di valore alla filiera di parte agricola sarebbe poi importante. Scusate, ma è la nostra mission! Certificazione e rintracciabilità, dicevo, diventano allora, per lo scopo, strumenti decisivi. Qui due cose le dobbiamo dire. La prima è che limpostazione europea rischia di essere troppo condizionata da un approccio giuridico legato allindividuazione della responsabilità per il danno da prodotto difettoso. Che ci sia lesigenza di individuare i colpevoli e di indennizzare il consumatore non ci piove. Ma spesso è lagricoltore ad essere la prima vittima, perché non riesce a esercitare la sua responsabilità verso il consumatore o verso il territorio per carenza di informazioni o di strumenti conoscitivi e contrattuali nei confronti del fornitore di input e, in generale, dellinnovazione scientifica e tecnologica. Pensiamo alle sementi o ai mangimi, tasti attualissimi rispetto agli Ogm e alle farine di carne. La strada secondo noi è quella di adottare norme volontarie che premino la responsabilità verso la qualità e non solo e tanto la sicurezza. LUni sta lavorando a tale compito e noi vogliamo incoraggiarlo. Con la rintracciabilità e la certificazione lagricoltura esce dallanonimato, anche per quella parte, tanta!, che non rientra nei circuiti del biologico, del Dop, dellIgp, e si assume le sue responsabilità con una comunicazione solida, più di quella veicolata con manifesti ad effetto o con testimonial che giurano sulla bontà di ciò che assaggiano in diretta. A parte letichettatura obbligatoria della carne bovina, deve trattarsi di sistemi volontari di tracciabilità, tali da far scattare nel mercato una dose di plusvalore per chi vi si dedica. Sia il mercato a sancirne di fatto, eventualmente, e dopo una adeguata sperimentazione, la obbligatorietà. Naturalmente bisogna che nellUni agricoltura e consumatori abbiano un ruolo più consistente, rispetto alla preponderanza della rappresentanza industriale. 8. La seconda cosa da dire è relativa allorigine del prodotto. Non ci basta sapere chi è il manipolante di tutte le fasi del prodotto finale. La tracciabilità deve partire dallorigine territoriale del prodotto. E elemento di identificazione, di comunicazione, di informazione. Cè troppa preoccupazione in ambito Ue di avvallare distorsioni di concorrenza basate su evocazioni immaginarie e pretestuose di virtù intrinseche di porzioni di geografia comunitaria. Non vorremmo che sotto ci fosse altro. Il caso della denominazione dellolio doliva nei regolamenti comunitari docet. Temiamo si finisca per avvallare la liceità di comportamenti manifatturieri almeno disinvolti, per non dire altro, e permettere poi che le denominazioni nazionali o territoriali si sprechino per canali abusivi. Ma perché non lasciare che sia il consumatore a decidere se dare più o meno importanza allorigine indicata? Diciamo la verità e poi avanzi la sua sovranità. Non mi pare un rompicapo. 9. Che il Libro Bianco progredisca in fretta. Questo è il nostro auspicio ed il nostro impegno. E passato già più di un anno da quel discorso di battesimo pronunciato da Prodi. Di lì a poco cè stata la comunicazione della Commissione sul principio di precauzione. Nel luglio scorso sono uscite le proposte di regolamento in materia di: igiene dei prodotti alimentari; norme specifiche in materia digiene per i prodotti alimentari di origine animale; norme particolareggiate per lorganizzazione dei controlli ufficiali sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano; norme di polizia sanitaria per la produzione, la commercializzazione e limportazione di prodotti di origine animale destinati al consumo umano, accompagnate da una proposta di direttiva che abroga alcune direttive recanti norme sulligiene dei prodotti alimentari. Nel novembre, infine, è stata presentata la proposta di regolamento per stabilire i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituire lAutorità alimentare europea e fissare procedure nel campo sicurezza alimentare. Non è che non si lavori, per carità. Però, rispetto allurgenza dei problemi evidenziati dallultima emergenza in ordine di tempo, la Bse, la sensazione è che i tempi diventino biblici. Il prione non è il metanolo, checché se ne dica. Se ha fatto saltare il ministro tedesco dellagricoltura, il rubizzo e collaudato Funke, padre degli accordi di Berlino, alias Agenda 2000, e portato la verde Renate Künast al suo posto, vuol dire che un po di audience ce lha. Uno scatto proattivo allora simpone per lEuropa della sicurezza alimentare. Il Libro Bianco deve partorire 84 provvedimenti legislativi, si sa. Ma, vista la lungaggine delle procedure decisionali comunitarie, scalfita assai poco dalle troppo timide riforme di Nizza, cè da chiedersi: a quando la luce fuori dal tunnel? 10. La Cia ha una ricca tradizione europeista. Ebbene abbiamo la sensazione che nella battaglia per la salute, la sicurezza, la tutela del consumatore si debba gridare " qui o si fa lEuropa o si muore". Il risorgimento dei nostri diritti di cittadinanza europei, proprio in questo campo trova la sua verifica pratica. E non possiamo permetterci passi falsi. Certo non siamo allanno zero. Passi in avanti enormi sono stati fatti in questi anni dalla legislazione europea. Come il benefico risanamento dei conti pubblici italiani senza i parametri di Maastricht sarebbe stato un sogno fuori della nostra portata, così in materia di sicurezza alimentare e di tutela del consumatore la società e il palazzo nel nostro Paese sono tributari verso lUnione, riconosciamolo, di buona parte delle performance segnate. Gli indicatori sono innumerevoli. Anche per gli Ogm, la nuova Direttiva che aggiorna la 90/220 in materia di emissione deliberata nellambiente, è un notevole passo in avanti. Se poi con certi atteggiamenti primitivi e luddisti, giustamente rettificati dal primo ministro in questi giorni, siamo noi a metterci un po fuori del mondo, non è colpa dellEuropa, che ci offre invece un quadro di percorsi perfettibili, ma plausibili e sostenibili con lo stato attuale delle conoscenze scientifiche e con il gradimento del pubblico. Cè chi dice che i rischi di oggi, quanto al cibo, siano molti di più che nel passato. Difficile pronunciarsi. Di una cosa si può però esser certi: oggi sono molto più indagati e conosciuti. E questo, nel bene o nel male, è bene. La vita media si è decisamente allungata per noi europei. Ribadire poi che il rischio zero non esiste, credo non significhi scadere in un comodo e deresponsabilizzante elogio della fatalità terrena. I problemi poi, non ci sono solo nella famiglia europea. Se la Bse nel vecchio continente ha causato 92 morti, negli Stati Uniti 76 milioni di persone soffrono ogni anno problemi legati al cibo e 5.000 muoiono di avvelenamento alimentare. 11. Però non distraiamoci troppo. Siamo qui alle prese con questa psicosi collettiva. LAutorità alimentare europea, la Food Authority è fondamentale per governare con la necessaria coesione ed autorità le emergenze e riconquistare soprattutto nella capacità di prevenirle la fiducia del consumatore. Bisogna far presto. A Nizza sè convenuto che sarà operativa dal 2002. E sempre tardi, ormai. Sosteniamo la candidatura di Parma e bene fa il nostro ministero della Sanità con la Camera di Commercio parmense a organizzare questa ottima iniziativa scientifica sui poteri dellAuthority tra due giorni. Per quanto tempo ancora lEuropa sovranazionale può permettersi le cacofonie che sulla Bse ha spiattellato davanti al mondo? La interdizione delle farine, i test, poi la storia della bistecca con losso: una somma di deroghe, di particolarismi, di indulgenze nazionalistiche che sono il contrario di ciò che servirebbe. Razzolando così male è assai ardua limpresa di sostenere in sede di negoziati Wto, con partner agguerriti, le prediche dei nostri commissari Fischler e Lamy sulla necessità di privilegiare le componenti non puramente commerciali del confronto agricolo, come la sicurezza alimentare. Le stesse armi per difendere lasserita multifunzionalità dellagricoltura europea rischiano di essere molto spuntate, se nellatto di passare dai principi alla pratica gli europei non danno prove così esaltanti. Essere più coesi nellaffrontare la Bse significa anche, in definitiva, essere più forti nel tenere fuori dalla porta frotte di ormoni o di ogm dimportazione. LAuthority è quel "quid" in più che ci servirebbe da subito, con i suoi caratteri di indipendenza, autorevolezza ed eccellenza scientifica. Una lunga latitanza di questo nuovo strumento, nel momento in cui è stato annunciato dentro e fuori i confini dellUnione, non è più ammessa. Daltronde, lo ribadiamo a scanso di equivoci, il mondo agricolo non può gingillarsi con illusioni nazionalistiche, alimentando una miscela neocorporativa che alla fine avvelena più della diossina. Da soli non andiamo molto in là. La globalizzazione è un grattacapo col quale dobbiamo fare i conti comunque. La sola via per tentare di governarne gli sviluppi è quella dellUnione europea. Le scorciatoie possono solo portare alla rabbia impotente che infrange qualche vetrina del Mc Donalds. 12. Anche a livello nazionale sarebbe ora di costituire lAgenzia per la sicurezza alimentare. Con la Finanziaria 2001 se nera parlato. Poi il Governo ha fatto capire che pensava ad un provvedimento specifico e ha chiesto di ritirare gli emendamenti che diversi parlamentari avevano presentato al riguardo. Noi non possiamo ancora indugiare. Non basta menare vanto dei nostri controlli, dei Nas, dei servizi veterinari. Oggi un salto di qualità nella gestione del rischio alimentare, nella conoscenza dei problemi, nella diffusione delle informazioni ai consumatori simpone. Nemmeno il riordino dellInran e di tutta la ricerca pubblica, che langue un po troppo, può bastare. Con lAuthority europea avremo bisogno di uninterfaccia nazionale degna di reggere il confronto. La Cia chiede al Governo di presentare urgentemente una proposta al riguardo. Della gestione casalinga di "mucca pazza" non siamo rimasti molto contenti. Le cacofonie si sono sprecate anche qui. Non si può certo dire che il principio di precauzione sia stato fedelmente seguito nelle esternazioni mediatiche di qualche ministro della Repubblica. Si è preferito il principio di improvvisazione, seminando incertezza e sconcerto. Lagricoltura ne ha subito i contraccolpi. Perché non tenere gli Stati generali dellalimentazione, come hanno fatto in Francia lo scorso dicembre, e lanciare la costituzione dellAgenzia nazionale? 13. Cè chi ha scritto che con la Bse si potrebbe aprire la stagione di un vero consumerismo europeo, sulla falsariga di quanto capitò nel 1965 negli Usa, con la battaglia di Ralph Nader. Lui ce laveva con la General Motors, i nuovi consumeristi europei potrebbero, aggiungo io, avercela con la Pac. Ed in effetti, in queste settimane, non poche voci si sono levate contro le nefandezze della più ingombrante e costosa tra le politiche dellUnione. Devo dire che come Cia non saremmo particolarmente atterriti da una tale evenienza. Non ci sono in Via Fortuny degli scheletri nellarmadio. I sassolini nelle scarpe contro la Pac e le sue distorsioni ce li togliamo sempre dabitudine. Che i consumatori siano interlocutori interessati ad una riforma profonda, quindi, non ci disturba. Anzi. Ben vengano. LEuropa verde è ormai in rosso, rosso di bilancio sintende. Di qualche serio correttivo cè bisogno. Anche il commissario Fischler ammette, nelle sue parole, che siamo ad un tornante. Però poi la navigazione a vista continua, la svolta è sistematicamente rimandata. Le misure per la carne bovina che lemergenza impone e che saranno discusse al Consiglio agricolo di lunedì prossimo, strizzano locchiolino al biologico, ma ripropongono ancora una volta un premio troppo generoso alle zootecnie eccedentarie dei Paesi nordeuropei, castigando il nostro Paese al ruolo di mercato di sbocco. Cè da essere seriamente preoccupati circa la sopravvivenza di quella zootecnia nazionale che pur tra mille difficoltà è ancora rimasta in piedi. Più che di modelli nazionali, avrebbe forse senso cominciare a parlare di percorsi e circuiti della qualità ed avrebbe senso dare aiuti e sostegni premianti a chi segue queste piste. Questo dovrebbe cominciare a fare la Pac. Anziché basare tutto su parametri rigidi e scarsamente efficaci, sarebbe buona cosa incentivare i più virtuosi comportamenti dimpresa. Una sorta di responsabilità condivisa che farebbe da guida anche per la allocazione dei sostegni a carico del budget dellUnione. Sarà un caso ma dal nuovo approccio in materia di sicurezza alimentare può derivare un nuovo approccio per le politiche di mercato in campo agricolo. Una ragione in più per dedicare lattenzione e limpegno della Cia a questa grande sfida del nostro tempo presente. Sarebbe davvero curioso poter constatare tra qualche tempo che se la paura della fame creò la Pac, fu poi la paura del cibo a cambiarne decisamente i connotati.
La sicurezza igienico-sanitaria nei sistemi agricolo-alimentari I recenti avvenimenti relativi alla Bse mostrano lattualità e limportanza delle problematiche relative alla sicurezza igienico sanitaria degli alimenti e la necessità di riformare limpianto legislativo a questo riguardo. La Cia, oltre che a rispondere ai problemi legati allemergenza nellinteresse dei consumatori e dei produttori, ritiene necessario affrontare questi temi in modo sistematico, affinché i miglioramenti del sistema siano effettivi e soprattutto duraturi. La Cia è impegnata a tutti i livelli per approfondire lanalisi di queste problematiche, per proporre miglioramenti ed integrazioni alle proposte della Commissione e per aprire un confronto aperto con tutte le altri componenti sociali interessate alle politiche sulla sicurezza alimentare, in primo luogo, con il mondo dei consumatori. La Cia ritiene che la problematica della sicurezza alimentare non può che essere affrontata in una dimensione europea per evidenti ragioni di fondo: - la sicurezza rappresenta un fondamentale diritto dei cittadini e rappresenta uno dei fattori di fondo della necessaria coesione tra le popolazioni europee per una effettiva integrazione politica e sociale; - la sicurezza rappresenta un fattore dinamico del miglioramento della qualità della vita ed un aspetto basilare di una Europa politica oltre che economica; - la dimensione del mercato unico rende necessaria unarmonizzazione delle legislazioni sui sistemi agroalimentari. In questo contesto la Cia esprime un giudizio sostanzialmente positivo sullimpostazione del Libro Bianco sulla sicurezza, presentato dalla Commissione Europea e sollecita una rapida definizione ed applicazione delle norme. La Confederazione partecipa attivamente alla definizione dei regolamenti ed opera affinché il Governo Italiano svolga a questo riguardo un ruolo attivo. I principi La politica alimentare è finalizzata ad assicurare uno standard elevato di salute umana e di tutela dei consumatori Garantire la sicurezza alimentare significa favorire la salute come generale stato di benessere psico-fisico delluomo. Questo principio è innovativo in quanto arricchisce sia il tradizionale riferimento alla sicurezza (assenza di pericolo, danno o nocumento alla salute), sia il concetto di igiene (assenza di alterazioni, adulterazioni, sofisticazioni e contraffazioni). La tutela dei consumatori, inoltre, è distinta da quella della salute. Si tratta, infatti, di un concetto più ampio: la tutela del consumatore riguarda, infatti, sia la sicurezza, sia la legittimità, sia la conformità dei prodotti a quanto dichiarato in etichetta. La politica della sicurezza alimentare deve basarsi su un approccio integrato E il principio sistemico che abbraccia tutta la catena alimentare: dai campi alla tavola. E fondamentale però includere anche le fasi produttive precedenti allagricoltura. I mezzi tecnici, in particolare i mangimi, hanno una diretta conseguenza sulla sicurezza alimentare dei prodotti finiti. Unefficace politica sulla sicurezza deve assolutamente comprendere queste fasi produttive, regolamentandole in modo da garantire sia i segmenti successivi delle filiere sia, soprattutto, i consumatori. I produttori hanno la responsabilità primaria della sicurezza E il principio fulcro di tutto il nuovo approccio. Il concetto di diritto alla salute si integra con il suo complemento: la responsabilità verso i singoli e lintera collettività. Le autorità pubbliche hanno compiti di monitoraggio e vigilanza e devono verificare leffettiva assunzione di responsabilità da parte dei produttori, ponendo in atto sistemi di controllo e sorveglianza. La responsabilità sulla sicurezza rappresenta il principale impegno del produttore di sostanze alimentari. Per questo motivo la normativa comunitaria ha esteso anche allagricoltura il principio di responsabilità oggettiva per il prodotto difettoso. Il principio di responsabilità si accompagna con la libertà di scelta del modo di produrre (purché sicuro). Questo aspetto è garanzia dellefficacia del sistema. La sicurezza non può essere delegata a norme prescrittive e generali riguardo i locali, le attrezzature, i comportamenti; norme che da una parte vincolano limprenditore, dallaltra spingono tutto il sistema al solo controllo formale dei processi. La tracciabilità del prodotto La responsabilità del produttore è strettamente collegata con i principi dellautodeterminazione e con la rintracciabilità del prodotto. Il concetto di tracciabilità è centrale nelle politiche sulla sicurezza: - permette lidentificazione del responsabile di una eventuale non conformità; - permette di circoscrivere un eventuale problema allarea di effettiva insorgenza. Ma il principio di tracciabilità rappresenta anche un collegamento effettivo tra le problematiche della sicurezza e quelle della qualità, intesa in senso ampio come capacità di soddisfare le esigenze del consumatore e di favorire un rapporto di fiducia tra produttori e consumatori. Per questi motivi unefficace politica della sicurezza si avvantaggia fortemente di politiche agroalimentari di qualità e di una corretta ed esauriente etichettatura. Sulla tracciabilità la Cia fa riferimento alla definizione dellimpianto normativo volontario Iso. La tracciabilità è lidentificazione documentata degli operatori, delle attività e dei flussi materiali che concorrono alla realizzazione di un prodotto agroalimentare. Con questa accezione si favoriscono lassunzione di responsabilità da parte dei produttori e relazioni positive tra le varie componenti della filiera. Altra indicazione importante ed innovativa a livello normativo è che, per quanto precedentemente affermato, la tracciabilità deve partire dai mangimi. La sicurezza è basata sullanalisi del rischio e sullautocontrollo E un principio fortemente innovativo contenuto nel Libro Bianco. Lanalisi del rischio deve essere articolata nelle tre componenti: valutazione del rischio (consulenza scientifica, verifica dei dati e delle informazioni); gestione del rischio (autocontrolli, monitoraggio, vigilanza); comunicazione del rischio (documentazione, informazione). Occorre ribadire con forza che il sistema aziendale di autocontrollo documentato è specifico per ogni impresa, settore, territorio, sistema produttivo. Nel Libro bianco viene indicato questo problema e si sottolinea anche le difficoltà delle piccole e medie imprese a dotarsi di un sistema di autocontrollo documentato. Tali aziende dovranno essere facilitate tramite documenti di orientamento. Principio di precauzione Il principio si applica nelle situazioni caratterizzate da due fattori compresenti: rischio grave o irreversibile ed incertezza scientifica. E fortemente richiamato in relazione alluso degli organismi geneticamente modificati ed in altri contesti di innovazione tecnologica dei processi. Autorità alimentare europea La Cia sostiene con forza listituzione della Autorità Europea sulla sicurezza alimentare, così come proposta dalla Commissione Europea. LAutorità deve svolgere compiti relativi alla valutazione ed alla comunicazione del rischio, in particolare: - fornire pareri scientifici alla Commissione; - coordinare la raccolta e lanalisi di dati ed informazioni relative ai rischi; - coordinarsi con le Agenzie nazionali ed i centri di eccellenza scientifici; - reagire alle crisi affiancando in tempo reale lattività della Commissione. LAutorità deve avere un forte prestigio soggettivo: indipendenza, autorevolezza, eccellenza scientifica. Essa deve operare con la massima trasparenza. La Cia sostiene la candidatura della Città di Parma quale sede dellAutorità. Questa candidatura oltre che da motivazioni di carattere geografico e scientifico è avvalorata da considerazioni anche di tipo culturale sul ruolo storico che il distretto produttivo di Parma ha sempre svolto per la qualità e leccellenza dei sistemi agroalimentari. La Cia, inoltre, ritiene opportuna la costituzione anche in Italia di una Autorità nazionale sulla sicurezza (Agenzia Nazionale). A questo riguardo appare opportuno dare seguito alle proposte di legge presentate in Parlamento. LAgenzia italiana, oltre a svolgere un ruolo di interfaccia con lAutorità Europea, dovrebbe assumere il ruolo di Centro nazionale di eccellenza per la valutazione del rischio, anche coordinando e raccogliendo in rete le varie strutture scientifiche ed accademiche operanti nel nostro Paese. Larmonizzazione europea della legislazione sulla sicurezza E necessario coordinare i sistemi di controllo/vigilanza e semplificare leccessiva legislazione in materia, armonizzandola ai nuovi e più efficaci principi di riferimento. Va ribadita la necessità di armonizzare la legislazione preesistente con quella basata sullautocontrollo, in modo da ridurre la rigidità di alcune norme prescrittive, non adatte a tutte le tipologie produttive. Lesistenza di diverse logiche di riferimento nellimpianto normativo, infatti, non garantisce efficacia al sistema di controllo/vigilanza ed accresce la confusione e la difformità di comportamento tra le autorità sanitarie operanti sul territorio. Il Libro bianco contiene una serie di proposte normative specifiche: ben 84 interventi. La Commissione europea, al momento, ha presentato cinque proposte di regolamenti comunitari (relativi alligiene dei prodotti alimentari, a norme specifiche sulligiene dei prodotti di origine animale, allorganizzazione dei controlli ufficiali, alle norme di polizia sanitaria ed allistituzione dellAutorità) predisposte in sostituzione della copiosa regolamentazione in materia. La Cia esprime un sostanziale parere favorevole alle proposte, perché esse sono basate sui principi di fondo che la Confederazione da tempo ha indicato per il rinnovamento generale dellimpianto normativo. I Regolamenti proposti sostituiscono ben 17 direttive e/o regolamenti preesistenti, che spesso contenevano norme ed adempimenti contradditori o sovrapposti. La scelta di agire mediante regolamenti, piuttosto che con direttive, va nella direzione dellarmonizzazione comunitaria. Soprattutto è positivo il principio di avere una unica normativa di carattere orizzontale con specifiche settoriali piuttosto che normative verticali di comparto. La logica della normazione verticale e particolareggiata, infatti, non appare adeguata a rispondere alla grande ricchezza di sistemi agricoli alimentari presenti in Europa. In Italia è necessario prevedere una profonda modificazione dellimpianto legislativo, fondato sulla Legge 283/62 e sul Dpr 387/80, per adeguarlo ai nuovi principi ed alla logica della semplificazione. Non è assolutamente pensabile infatti che i nuovi regolamenti vadano semplicemente a sommarsi alle norme già in essere. Un esempio a riguardo può essere fornito dal problema della registrazione delle imprese agricolo-alimentari (previsto dai nuovi regolamenti). Questa registrazione è necessaria per impostare un sistema di tracciabilità, ma occorre che sia integrata con i sistemi di registrazione già in essere (autorizzazioni sanitarie, autorizzazioni agrituristiche, autorizzazione alla vendita diretta, eccetera) per evitare ripetizione di documentazione e di adempimenti burocratici. Per le imprese agricole è necessario inoltre predisporre Manuali di Corretta Prassi igienica e Codici di Buona Pratica Agricola per orientare i sistemi di autocontrollo aziendale. Essi devono essere realizzati di concerto tra Istituzioni pubbliche e mondo produttivo organizzato in modo da rappresentare degli autorevoli ed efficaci strumenti operativi di supporto al sistema. La comunicazione del rischio I consumatori sono una parte attiva delle politiche alimentari. Occorre fare riferimento a tre linee di azione principali: - accrescere la trasparenza sui controlli e sui pareri scientifici; - migliorare letichettatura dei prodotti (comprendendo anche il difficile problema dellindicazione delle caratteristiche nutrizionali); - regolare meglio la pubblicità sugli alimenti. E necessario anche sviluppare una vasta azione di educazione e formazione alimentare. In questo ambito, alcune limitate azioni sono state promosse dalla Commissione Europea, coinvolgendo soprattutto le Associazioni dei consumatori. E importante rilanciare queste iniziative, migliorarle, coinvolgere tutti i soggetti interessati. Dovrebbero, inoltre, essere attivate o coordinate azioni di formazione/aggiornamento a categorie specifiche: i produttori, gli operatori del controllo/vigilanza, gli operatori dellinformazione e della comunicazione. La dimensione internazionale Le politiche alimentari sono al centro di grandi processi di ridefinizione di rapporti internazionali a tutti i livelli: Wto, Oms, Fao. Occorre perseguire lequivalenza effettiva dei livelli sanitari e delle procedure di controllo tra tutti i Paesi, interni ed esterni allUe. E necessario anche raggiungere una maggiore coesione europea. LUnione europea deve rafforzare la sua presenza attiva nel Codex Alimentarius - organismo che accresce costantemente il proprio ruolo di indirizzo. Attualmente, infatti, i singoli Paesi europei aderenti si schierano spesso su posizioni diverse, indebolendo complessivamente il peso politico dellEuropa. Gli organismi geneticamente modificati La Cia, riguardo agli Ogm, considera opportuna lapplicazione del principio di precauzione. Non deve assolutamente essere impedita la ricerca scientifica, che, invece, opportunamente regolata può fornire anche indicazioni più certe sulla reale influenza di questi prodotti e di questi processi produttivi sulle problematiche della sicurezza. Ma è necessario in ogni caso garantire un sistema trasparente di informazioni al consumatore. Attualmente la normativa a livello europeo appare carente, ed i sistemi di controllo a carico delle autorità dei paesi membri risultano inadeguati. A parere della Cia ci sono due principali aspetti problematici. a) La mancanza di un efficace controllo delle importazioni dai paesi terzi L'Ue finora ha temporeggiato nel dare soluzioni normative al problema. E evidente la difficoltà dei Paesi esportatori a garantire, per esempio, semi, farine e derivati di soia non transgenici, come invece l'Ue ha prescritto in base al principio di precauzione. Il problema deve essere risolto anche con una maggiore autorevolezza dellEuropa nella definizione dei Protocolli internazionali nell'ambito del Wto. b) Limpossibilità di assicurare un percorso di tracciabilità nella filiera agro-alimentare che possa garantire l'assenza di Ogm nei prodotti Nella nuova Direttiva che abroga la vecchia 90/220 sull'emissione di Ogm nell'ambiente e sulla loro commercializzazione in Europa, recentemente adottata dal Parlamento Europeo, sono state inserite norme più rigorose nell'iter procedurale delle autorizzazioni. In particolare sui criteri di valutazione dei dossier tecnici delle industrie proponenti, sulla durata - al massimo decennale - di tali autorizzazioni, sull'informazione al pubblico e su una valutazione dei rischi basata anche su monitoraggi di medio-lungo periodo successivi all'immissione in commercio dei prodotti transgenici. L'adozione di questa nuova Direttiva è da considerarsi un traguardo importante per assicurare un maggiore controllo prima e dopo le autorizzazioni alla commercializzazione degli Ogm. Tuttavia, dal punto di vista di un sistema di tracciabilità, che possa garantire il produttore e, di conseguenza, anche il consumatore sul reale contenuto dei prodotti alimentari, manca ancora la normativa relativa alle sementi.
Costruttivo incontro a Parigi tra la Cia e la Fnsea: identità di vedute sulla crisi Bse Erano presenti il presidente Massimo Pacetti e Francesco Serra-Caracciolo Agricoltori italiani e francesi daccordo sulla necessità di sviluppare unazione incisiva a livello europeo per contrastare efficacemente la grave emergenza della Bse e per ridare slancio ad un settore fortemente colpito. Questo lesito dellincontro che il presidente della Confederazione italiana agricoltori Massimo Pacetti e il membro di presidenza Francesco Serra-Caracciolo hanno avuto a Parigi, in occasione del Salone internazionale dellagricoltura con il presidente della Fnsea Luc Guyau e i responsabili del comparto allevamento bovino, il presidente Pierre Chevalier e il direttore Pascal Costau. Nel corso dellincontro, che è stato franco e molto costruttivo, i francesi hanno espresso apprezzamento per la posizione assunta dalla Cia in merito alla crisi Bse e sulle penalizzanti misure proposte dalla Commissione Ue per il settore carni. I rappresentanti dellagricoltura francese hanno evidenziato che lemergenza Bse ha fatto scendere nel paese transalpino del 30 per cento i consumi di carne bovina. Anche sul fronte delle esportazioni (il 40 per cento della produzione nazionale francese va sui mercati esteri) si è registrato un calo consistente, anche a causa delle minori importazioni da parte dellItalia determinato dalla pesante crisi in atto nel settore. Durante lincontro è stata sottolineata lesigenza della massima vigilanza per un corretto uso delle farine animali destinate per ricavare cemento da costruzione e per lelettricità. Dopo aver giudicato negativamente il regime delle quote produttive a livello europeo, i rappresentanti della Cia e degli agricoltori francesi hanno ribadito limportanza di intensificare i rapporti e di sviluppare un continuo confronto, serio e approfondito, sui vari problemi agricoli oggi sul tappeto.
Rottamazione macchine
agricole: Proseguono in questi giorni, presso il ministero delle Politiche agricole, gli incontri tecnici con gli altri ministeri interessati (Finanze e Tesoro) sulla bozza di decreto applicativo per la rottamazione delle macchine agricole. La misura, si ricorda, è stata rifinanziata per gli anni 2001,2002 e 2003, rispettivamente per 50, 10 e 10 miliardi, dall'ultima legge finanziaria. La bozza, peraltro, è stata già inviata all'Ue (con la quale si cerca di far escludere dalla norma sugli aiuti di Stato l'azione) ed alla Conferenza Stato-Regioni. Rispetto al testo del decreto che regolava la vecchia rottamazione agricola le novità più salienti sono: 1. tra le finalità è stata introdotta anche quella relativa al miglioramento delle risorse idriche; 2. il prezzo, sulla base del listino depositato presso la Camera di Commercio competente da parte del costruttore, deve essere desunto dal contratto d'acquisto o, in sua assenza, dalla fattura di vendita; 3. per le macchine agricole atte alla difesa delle colture, a partire dal primo luglio 2001, il contributo statale può essere al massimo pari al 10 per cento per quelle dotate di certificazione volontaria che attesti le caratteristiche funzionali e la rispondenza ai requisiti di sicurezza ambientali vigenti e dell'8 per cento per quelle non certificate. Per queste ultime, sino al primo luglio 2001, il contributo è al massimo del 6 per cento. Tale norma, sostenuta dai costruttori, appare di difficile accettazione da parte dell'Ue, stante la procedura a sportello degli aiuti. Se, invece, la procedura fosse a bando, la diversa intensità di aiuto potrebbe essere giustificata come priorità nella concessione dei benefici; 4. la possibilità di sostituire una macchina e le attrezzature fisse con altra di pari genere, viene regolata con una tabella di corrispondenza di macchine e attrezzature similari. Non sarà, quindi, più possibile la discrezionalità della passata gestione; 5. vengono specificati i compiti del proprietario la macchina da rottamare e del venditore circa la demolizione. Per i proprietari gli obblighi sono: cancellazione dai registri Uma; consegna al venditore della macchina da rottamare, di una copia del documento di cancellazione dai registri Uma con specifica "destinato alla demolizione"; consegna al venditore dei documenti di circolazione o di certificazione di idoneità tecnica alla circolazione stradale o di dichiarazione sostitutiva in assenza di documenti di circolazione o di cancellazione dai registri Uma (per le attrezzature); 6. previsione di una foto della macchina/attrezzatura da rottamare che deve rimanere allegata alla documentazione. Si ricorda che l'entrata in vigore delle disposizioni sarà successiva alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto. Come per il passato, si consiglia la redazione di contratti con i fornitori da perfezionarsi successivamente.
Carburanti agevolati:
il comunicato In relazione alla nota pubblicata sullagenzia di ieri pubblichiamo di seguito il testo del comunicato stampa del Gabinetto del ministro delle Finanze, del 19 febbraio, in tema di agevolazioni per i carburanti agricoli. Gli agricoltori avranno fino al 31 luglio per la preparazione dei documenti che permetteranno di usufruire delle agevolazioni destinate allutilizzo dei prodotti petroliferi da impiegare nel settore. Il termine precedentemente fissato era il primo marzo. Lo spostamento dei termini per la presentazione della modulistica necessaria è stato concordato in un incontro tra Governo e Regioni. Lesecutivo ha già varato il regolamento che permetterà agli agricoltori di usufruire di un risparmio fiscale pari a 580 lire al litro.
Al via la certificazione del commercio elettronico Si è svolto ieri a Roma lincontro operativo dei 44 associati di Certicommerce, lAssociazione nazionale per lo sviluppo delle garanzie a sostegno del commercio elettronico promossa da Unioncamere. Lo scopo è stato quello di illustrare nel dettaglio le modalità operative dellAssociazione, lo schema di certificazione e, soprattutto, di creare occasione di approfondimento sul quadro operativo, i contenuti della specifica di certificazione e il marchio Qweb, la conciliazione on line, gli aspetti tecnici dei siti di commercio elettronico, del percorso e della certificazione. E stata anche raccomandata la massima divulgazione di questa nuova opportunità di interlocuzione qualificata col mercato, ancora più essenziale per aziende che operano in settori di alta specializzazione, lontane dai grandi bacini di consumo ed offrono prodotti di nicchia. Questo è il caso proprio delle produzioni tipiche e tradizionali dellagricoltura che hanno bisogno di proporsi, ad un mondo di consumatori alla ricerca di legittime certezze, in forme che offrano le massime garanzie. La Cia, che partecipa a Certicommerce fin dalla sua costituzione, rappresentata da Efrem Tassinato, responsabile dellUfficio politiche di commercializzazione e rapporti con i consumatori, ha dato la massima disponibilità a partecipare a questa campagna promovendo, in collaborazione con le Camere di commercio aderenti a Certicommerce, incontri informativi specifici per le imprese agricole. Le Camere di commercio che hanno finora aderito sono quelle di Ascoli Piceno, LAquila, Bari, Belluno, Bologna, Brescia, Brindisi, Cagliari, Campobasso, Chieti, Crotone, Ferrara, Firenze, Genova, La Spezia, Lucca, Massa Carrara, Milano, Padova, Pavia, Pisa, Prato, Roma, Sassari, Siena, Terni, Udine, Venezia e Vicenza.
Convegno della Cia
della Liguria Si è svolto ad Albenga (SV), nei giorni scorsi, un convegno, organizzato dalla Cia regionale della Liguria, sul tema "I giovani e limpresa agricola: norme, opportunità e finanziamenti". Il convegno è partito dalla necessità di valorizzare la presenza di giovani nel settore agricolo regionale; una presenza importante che rischia, però, di essere sottovalutata. In Liguria, infatti, tra il 1994 ed il 1999 si sono registrati, come titolari di imprese agricole, 866 giovani. E sempre negli stessi anni ben 2091 aziende agricole liguri hanno realizzato piani di investimenti. Nella sola provincia di Imperia, ad esempio, sono stati attuati più di mille piani di miglioramento aziendale, la metà dei quali ad opera di imprenditori con meno di 35 anni. Duplice lobiettivo che il convegno si proponeva di raggiungere: da un lato,unattenta analisi della normativa che regolamenta e sostiene limprenditoria giovanile in agricoltura, dallaltro la costituzione ufficiale dellAgia regionale, lassociazione dei giovani imprenditori aderenti alla Cia, definita uno "spazio di discussione ed iniziativa autonoma" dei giovani imprenditori gestito e diretto dagli stessi. Ai lavori ha partecipato Rossana Zambelli, segretario nazionale Agia-Cia, la quale ha svolto una relazione sulle leggi nazionali per la creazione e lincentivazione della imprenditoria giovanile. Dopo le conclusione del convegno, che sono state svolte dal presidente nazionale dellAgia-Cia, Gianluca Cristoni, è stato eletto il comitato direttivo regionale dellAgia che ha provveduto a nominare presidente regionale dellAssociazione Mauro Ramoino. |