20 febbraio 2002


sommario

 

ATTUALITA'

•    La Cia allerta i consumatori: non fatevi ingannare sul latte fresco
•    Tabacco: la Cia commenta le decisioni Ue
•    A Bruxelles manifestano migliaia di apicoltori aderenti all’Unaapi 

 

DAL TERRITORIO

•    Cia dell’Umbria: “Giornata d’informazione sulla sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro”
•    Convegno sul ruolo dei Consorzi di bonifica delle Marche
•    Preoccupazione della Cia per la mozzarella di bufala campana
•    Nel ponente ligure esordisce il Circuito agriturismo ecologico 

 

APPUNTAMENTI

•    Seminario nazionale dell’Agia su Agenda 2000 e i cambiamenti che si delineano in sede Wto


 

ATTUALITA'

La Cia allerta i consumatori:
non fatevi ingannare sul latte fresco

Con il latte fresco non si scherza. I consumatori devono prestare attenzione e evitare che ancora una volta subiscano l’inganno da fuorvianti campagne pubblicitarie. A lanciare l’allarme è la Confederazione italiana agricoltori che richiama l’attenzione degli organi di Stato e dell’opinione pubblica sul recente fenomeno dell’introduzione e del commercio in Italia di latte che impropriamente ricorre alla denominazione di “fresco”.

Tutto ciò crea seri problemi e rischia di compromettere un’azione che la Cia porta avanti da anni, volta a valorizzare la produzione nazionale di latte, con particolare riferimento a quello destinato al consumo alimentare. Ragione per cui sono da stigmatizzare sia alcune inopportune travisazioni che particolari campagne pubblicitarie. Esse non fanno altro che generare ulteriori confusione nei consumatori e dare vita ad una concorrenza sleale tra i produttori nazionali.

La Cia ricorda che la durabilità e le caratteristiche di questo tipo di latte contraddicono palesemente i termini fissati dalla legge 169/89, secondo la quale rientra in tale categoria definitoria solo quello la cui durata è di quattro giorni più uno e che abbia subito un unico trattamento termico dolce tale da mantenere la naturalità del latte senza manipolazioni tecnologiche.

Il latte fresco, qualitativamente ineccepibile, dunque, è quello -segnala la Cia- che risponde ai requisiti dettati dalla legge 169/89, la quale ha stimolato i produttori italiani di latte a migliorare rapidamente i parametri qualitativi del prodotto ed ha promosso la rilevante crescita sul mercato del latte fresco pastorizzato di alta qualità. Ciò non toglie che il latte con caratteristiche diverse possa tranquillamente essere commercializzato, come accade in altri Paesi europei, purché non venga utilizzata la definizione di latte fresco.

L’utilizzo del latte fresco secondo le regole in vigore nel nostro Paese, significa la valorizzazione di un notevole impegno professionale da parte dei nostri allevatori, volto a garantire un prodotto ad elevato standard organolettico e nutrizionale, nonché remunerato in base a congruenti titoli di qualità. Consentire di ignorare tali requisiti grazie all’intervento di alcune tecniche che consentono di manipolare il latte facendolo passare per fresco, non fa altro che -sottolinea la Cia- pregiudicare alla radice il concetto di qualità e finisce per trarre in inganno il consumatore finale.

La Cia, perciò, chiede un intervento urgente del ministero delle Politiche agricole per impedire che venga surrettiziamente stravolto, di fatto, il contenuto della legge nazionale vigente e che, per questa via, si finisca per vanificare lo sforzo e l’impegno professionale delle aziende produttrici.

Nelle more di questo auspicato intervento di parte ministeriale, la Cia fa, quindi, appello ai consumatori ed alle loro espressioni organizzate perché si sottraggano ad un altro inganno e scelgano con cognizione di causa, prestando la dovuta attenzione alle qualità del latte realmente fresco.

 

 

Tabacco: la Cia commenta le decisioni Ue

Il Consiglio dei ministri agricoli del 18 febbraio scorso ha esaminato la proposta di modifica del regolamento 2075/92 che fissa i premi e le soglie di garanzia per il tabacco in foglia per i raccolti 2002/2004.

La Cia giudica positivamente la decisione del ministro agricolo spagnolo Canete, presidente di turno, di chiedere un parere all’ufficio di Presidenza del Consiglio e all’ufficio giuridico per puntualizzare se effettivamente, nel corso della riunione di Goteborg, il Consiglio ha espresso parere favorevole per una riduzione progressiva dei sostegni alla tabacchicoltura.

Quanto sopra è stato deciso dopo che i Paesi produttori di tabacco, compresa l’Italia, hanno contestato il considerando 5 della proposta della Commissione che fa riferimento per l’appunto alla suddetta decisione.

Solo dopo tale parere il Consiglio agricolo deciderà in merito alle quote ed ai premi per il prossimo triennio.

Nel frattempo per il 2002 agli Stati membri dovrebbe essere assegnata una quota provvisoria, sulla base della proposta già avanzata dalla Commissione che riduce le quote dello 0,5 per cento per effetto dell’eliminazione della riserva nazionale a tutti i gruppi varietali, più un’ulteriore riduzione dello 0,5 per cento per i gruppi 02, 03 e 05 a seguito del riallineamento fra le quote assegnate per questi gruppi nell’anno 2001.

Resta confermato che se il Consiglio dei ministri agricoli decidesse per un’attribuzione di quote maggiore, queste saranno attribuite successivamente. (Politiche delle produzioni e di mercato)

 

 

A Bruxelles manifestano migliaia
di apicoltori aderenti all’Unaapi

Lo scorso 18 febbraio, migliaia di apicoltori, appartenenti all’Unaapi, l’Unione nazionale associazioni apicoltori italiani, della quale fa parte anche la Confederazione italiana agricoltori, si sono ritrovati per manifestare davanti alla sede del Consiglio dei ministri dell’Agricoltura dell’Ue a Bruxelles.

L’apicoltura, pur essendo un’attività agricola con tali ricadute positive per l’ambiente da renderla attività ecologica per eccellenza, secondo l’Unaapi, non è protetta in alcun modo.

I produttori europei di miele, pertanto, si trovano a competere senza alcuna protezione nel mercato mondiale.

Sull’urgenza di trovare soluzioni e nuove politiche per l’apicoltura si era espresso il Parlamento europeo con una mozione, votata alla quasi unanimità, nello scorso mese di dicembre.

Gli apicoltori chiedono una nuova e diversa attenzione delle politiche comunitarie per consentire ai produttori europei di collocare il loro prodotto sul mercato e per garantire la sopravvivenza di un settore indispensabile per l’impollinazione agroforestale.

Una delegazione ha presentato ad Arias Canete, ministro spagnolo dell’Agricoltura e presidente del Consiglio agricolo, le principali e più urgenti rivendicazioni:

- allargamento delle azioni del regolamento 1221/99 Cee con sostegno ai produttori per la ricostruzione e l’incremento degli alveari;

- inserimento del miele nell’elenco di prodotti che possono avvalersi di programmi di promozione dei consumi cofinanziati dall’Ue;

- revisione della procedura d’omologazione dei prodotti fitosanitari con una maggior precauzione per la tossicità sulle api delle molecole di nuova generazione (che stanno provocando stragi d’alveari).

L’Unaapi, inoltre, ha denunciato l’immotivato ritardo della procedura di riconoscimento dell’attestazione di qualità, quale Specialità tradizionale garantita, del miele vergine integrale, richiesta presentata dall’Italia fin dal 1996.

Infatti, la nuova direttiva comunitaria sul miele, pubblicata il 12 gennaio scorso, consente, finalmente, anche per il miele il riconoscimento di livelli qualitativi differenti.

Il ministro Canete ha dato segno di una sua prima disponibilità ed il ministro italiano delle Politiche agricole, Giovanni Alemanno, nel corso dei lavori del Consiglio, ha posto con forza l’urgenza di attivare una politica per l’apicoltura quale esigenza ed interesse nazionale dell’Italia.

torna al sommario

 

 

DAL TERRITORIO

Cia dell’Umbria: “Giornata d’informazione sulla sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro”

Si è tenuto ieri, presso la sede della Confederazione italiana agricoltori dell’Umbria, nell’ambito della “Giornata d’informazione sulla sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro”, un importante momento di riflessione e dibattito sulla cultura della sicurezza nel comparto agricolo e sul progetto d’informazione e formazione sulla sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, realizzato dalla Cia e dall’Inail.

Ai lavori hanno partecipato, tra gli altri, Paolo De Carolis, vicepresidente nazionale della Cia, Walter Trivellizzi, presidente della Cia regionale, Antonio Sposicchi, coordinatore del progetto “Sicuri di essere sicuri?”, uno dei 24 approvati sul territorio nazionale, Gianfranco Lanese, dell’Inail regionale e Massimo Canalicchio, della Cia dell’Umbria.

Nel suo intervento Sposicchi ha evidenziato quanto resta ancora da fare in termini di diffusione di una cultura della prevenzione degli infortuni sia tra i datori di lavoro, sia tra i lavoratori, sottolineando, comunque,  dati aggiornati che appaiono confortanti relativi al decremento degli infortuni in agricoltura, nella regione.

In particolare, la Cia dell’Umbria in collaborazione con l’Inail, ha ideato un progetto basato su tre principali assi di azione, formazione ed informazione di una cultura della sicurezza, adeguamento delle aziende alla normativa vigente e un capillare intervento formativo e informativo sul territorio.

Nelle sue conclusioni il vicepresidente nazionale Paolo De Carolis ha affermato che i costi umani, morali, sociali ed economici degli infortuni sul lavoro hanno un peso enorme sul tessuto sociale e sulla produttività aziendale. Ha, inoltre, ribadito il ruolo svolto, ormai da decenni, dalle organizzazioni professionali agricole per sostenere non solo il miglioramento del processo produttivo, ma anche per affermare il diritto alla tutela della salute dei consumatori e alla tutela della sicurezza degli operatori e delle aziende agricole, senza dimenticare coloro che nel settore operano senza esercitare nessun tipo di autotutela.

“Se di qualità dobbiamo parlare -ha concluso De Carolis- è sulla qualità globale che bisogna puntare”.

 

 

Convegno sul ruolo dei Consorzi
di bonifica delle Marche

Si è svolto nei giorni scorsi ad Ancona, presso l’Assam, il convegno sul tema “Gli agricoltori protagonisti dell’autogoverno del territorio e delle acque irrigue: il ruolo dei Consorzi di bonifica delle Marche”, organizzato dalla Confederazione italiana agricoltori.

Ai lavori, introdotti da Franco Fiori, presidente della Cia delle Marche, hanno partecipato, tra gli altri, Alfonso Pascale, vicepresidente nazionale della Cia, Dante Teodori, responsabile regionale territorio e acque, Marino Berton, coordinatore nazionale della Confederazione per le politiche della bonifica, numerosi presidenti dei Consorzi di bonifica e dirigenti della Cia.

“La superficie irrigata -ha affermato Teodori- è solo una piccola parte della superficie agricola utilizzata delle Marche. Pertanto, la qualità stenta ad affermarsi e gli agricoltori con difficoltà possono soddisfare le esigenze dei consumatori. Occorre, quindi, integrare la difesa del suolo e il governo delle acque con le politiche territoriali e di sviluppo, affermando l’autogoverno e il partenariato per accrescere la competitività dei sistemi territoriali. Strategico è il ruolo rinnovato che devono assumere i Consorzi di bonifica, con una loro radicale riforma”.

“Sono ancora troppo numerosi i Consorzi -ha continuato- che non si sono dotati di una Piano di classifica per il riparto della contribuenza, senza il quale non c’è trasparenza ed equità nei pagamenti e contributi consortili. La Cia delle Marche è da tempo pronta ad avviare, di concerto con la Regione, un’azione che dia un nuovo ruolo e funzionalità operativa ai Consorzi”.

Concludendo i lavori, Alfonso Pascale, ha sottolineato l’importanza delle problematiche dell’acqua ed ha apprezzato lo sforzo propositivo compiuto da Teodori e dall’insieme dell’organizzazione marchigiana.

“Se l’acqua -ha affermato il vicepresidente Pascale- è il vero motore dello sviluppo sostenibile e fattore economico indispensabile per un’agricoltura di qualità, occorrono politiche globali e va affermata la cultura della prevenzione. L’agricoltura, con le sue imprese e i suoi strumenti di autogoverno, può svolgere una funzione essenziale per la manutenzione del territorio, il risparmio e il riuso delle risorse idriche, a patto che si valorizzino le strategie della qualità nelle politiche di sviluppo e si pongano in cima ad una seria politica infrastrutturale gli investimenti necessari per gestire correttamente le risorse idriche”.

Pascale ha concluso richiamando l’esigenza di completare le riforme, cioè dando operatività alle Autorità di bacino e agli ambiti territoriali ottimali, che ancora non hanno appaltato i servizi idrici integrati, favorendo accordi di programma e istituendo organismi di governo comuni delle risorse idriche tra le Regioni e tra queste e lo Stato, nonché, riformando profondamente i Consorzi di bonifica per ricollocare la loro antica vocazione all’autogoverno nella nuova dimensione della sussidiarietà orizzontale.

 

 

Preoccupazione della Cia
per la mozzarella di bufala campana

La Cia ha espresso forte preoccupazione e marcate perplessità sulla proposta di modifica del disciplinare Dop della “mozzarella di bufala campana” avanzata recentemente dal Consorzio di tutela. Innanzitutto per le procedure molto discutibili che sono state seguite.

“Basti considerare -ha rilevato Giulio Fantuzzi, membro della Presidenza nazionale della Cia, intervenendo a Caserta ad un dibattito sul futuro della mozzarella di bufala campana- che solo fortuitamente si è venuti a conoscenza della proposta di modifica, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale in pieno agosto scorso e che, di conseguenza, le tre organizzazioni agricole di Caserta si sono viste costrette a presentare unitariamente un ricorso l’ultimo giorno utile previsto dalle disposizioni in materia”.

Nel merito poi delle questioni, sottoposte a proposta di modifica del disciplinare, Fantuzzi ha espresso ulteriori preoccupazioni e perplessità.

“Non si comprende -ha detto- cosa significhi l’introduzione dell’eventuale pratica della pastorizzazione considerando che nella vigente formulazione essa non è vietata, ancor meno si comprende il pasticcio dei termini che prevedono la priorità dell’utilizzo del latte crudo e poi consentono la pastorizzazione, pericolosa è poi la prescrizione sulla confezione dell’eventuale lavorazione esclusiva con latte crudo, poiché potrebbe ingenerare il legittimo sospetto del consumatore nei confronti del prodotto ottenuto con latte pastorizzato”.

“Nonostante le giuste e dovute attenzioni -ha ribadito Fantuzzi- verso le garanzie di sicurezza da offrire al consumatore, desta perplessità una generalizzazione della pratica della pastorizzazione per un prodotto con la caratteristica essenziale di formaggio fresco, tenuto poi conto che la mozzarella di bufala campana, è sottoposta, comunque, ad un adeguato trattamento termico durante la lavorazione”.

“Parimenti incomprensibile -ha concluso- rimane la proposta di portare a 60 ore il tempo di giacenza del latte in caseificio, prima della trasformazione. La mozzarella di bufala campana, come prodotto unico al mondo  va individuata, valorizzata e protetta per quella che è. Si può convenire sull’esigenza di un adeguamento del suo disciplinare dopo quasi 10 anni di esperienza. La Cia non ha pregiudiziali al riguardo. Ma va inteso nel senso di una maggiore efficacia nella individuazione e tutela del prodotto tipico e nell’adeguamento del sistema di alimentazione degli animali”.

 

 

Nel ponente ligure esordisce
il Circuito agriturismo ecologico

Nei giorni scorsi, in un itinerario che ha portato giornalisti e rappresentati delle istituzioni in un tour per l’intera provincia di Imperia, ha esordito il Circuito agriturismo ecologico promosso dalla Confederazione italiana agricoltori provinciale in collaborazione con la Regione Liguria e l’Unione europea. Il progetto ha realizzato, dal punto di vista agronomico, enogastronomico, ricreativo e culturale e del recupero delle strutture edilizie, una rete di aziende che offrono un pacchetto di servizi agrituristici assolutamente ecologici, certificato per tutti i suoi aspetti. Inoltre, ha portato alla realizzazione di due aree dimostrative sull’orticoltura e sulla floricoltura biologica, l’elaborazione e la presentazione in sede fissa di un menù composto da ingredienti e piatti tradizionali, in abbinamento con prodotti tipici di almeno due aziende, la messa in opera di alcune tecniche di bioedilizia, risparmio energetico e cura degli spazi interni in almeno un’azienda, l’apertura al pubblico di un itinerario botanico e l’allestimento di una collezione di antiche varietà da frutto di origine locale e la creazione, in tutte le aziende, di uno spazio espositivo riservato ai loro prodotti. Tra i coordinatori si annoverano Tiziana Giudici responsabile di Turismo Verde della provincia di Imperia, Silvio Torre, autore di numerosi saggi sull’argomento e Laura Marsotto esperta di vini.

Il 14 febbraio scorso, a Spotorno in un’incontro presso l’agriturismo “A Mae Vigna”, a cui hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni locali e regionali e tutti gli operatori del progetto, Gianna Benedetti, vicepresidente regionale della Cia della Liguria ha illustrato gli obbiettivi raggiunti e le modalità con le quali tale offerta integrata sarà proiettata nel mercato.

Per la Cia nazionale è intervenuto Efrem Tassinato, responsabile dell’Ufficio politiche di commercializzazione e rapporti coi consumatori che nel suo intervento ha avuto modo di sottolineare l’impegno della Confederazione sui temi della qualificazione delle produzioni.

Inoltre, ha ribadito la necessità che ad un’agricoltura “eroica” come quella delle produzioni alimentari liguri sia riconosciuto il ruolo e, quindi, il sostegno per le funzioni multifunzionali della tutela dell’ambiente e degli assetti idrogeologici, nonché, della manutenzione del paesaggio da cui tutto il tessuto produttivo, a cominciare dal comparto turistico, traggono vantaggio.

“Il pregio commerciale delle sue produzioni -ha concluso Tassinato- va, quindi, al di là del loro valore intrinseco perché include il continuo lavoro di mantenimento e miglioramento dell’assetto territoriale. Da qui la necessità di tutela delle specificità e il sostegno, anche economico, degli operatori impegnati”.

torna al sommario

 

 

 

 

 

APPUNTAMENTI

Seminario nazionale dell’Agia
su Agenda 2000 e i cambiamenti
che si delineano in sede Wto

Domani e dopodomani, 21 e 22 febbraio, si svolgerà a Bertinoro (Forlì) presso il Centro Residenziale Universitario, il seminario nazionale organizzato dall’Agia su “Agenda 2000 alla prima verifica ed i cambiamenti che si delineano in sede di Wto”.

L’iniziativa ha lo scopo di approfondire i cambiamenti che si delineano sia dopo la IV Conferenza ministeriale della Wto che si è svolta a Doha dal 9 al 14 novembre scorsi, sia in previsione del cosidetto “mid-term review” finalizzato ad analizzare l’attuazione di Agenda 2000.

Al seminario sono previsti gli interventi di Giulio Fantuzzi, presidente della Cia dell’Emilia Romagna e membro della Presidenza nazionale, e di Luca Selvatici, ricercatore presso il Dipartimento di economia pubblica dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma.

I lavori saranno conclusi dal vicepresidente nazionale della Confederazione Paolo De Carolis.

torna al sommario


Archivio