| ||||||||||
|
Etichette
ortofrutta: necessari controlli severi La Confederazione italiana agricoltori ricorda che la normativa nazionale e comunitaria prevede già da tempo l’obbligo per gli operatori, compresi i dettaglianti, ad apporre un’etichetta con origine e tipologia dei prodotti ortofrutticoli in vendita. Mancano, purtroppo, ad oggi adeguati controlli sia presso i mercati che nelle rivendite al minuto e il recente trasferimento di questa competenza alle Regioni non è ancora a regime. La Cia condivide, inoltre, l’aumento delle sanzioni previste per chi ostacola l’espletamento dei controlli e nei casi in cui le merci non trovate conformi vengano spostate, manomesse o commercializzate sotto altra forma nell’ambito dei mercati. E’ auspicabile, così, che da ora ci sia più rigidità nei confronti dei trasgressori che modificano le indicazioni di origine, come è avvenuto per le clementine provenienti dalla Spagna smistate e vendute come italiane. Resta, comunque, indispensabile -conclude la Cia- mettere in atto i controlli, anche attraverso l’aumento degli organici regionali con un coordinamento delle Regioni da parte del ministero. Questo perché la frequenza nei controlli, unita ad una corretta campagna di informazione per i consumatori, è il maggior deterrente per questo tipo di reati. Suggerimenti
e considerazioni Il presidente della Confederazione italiana agricoltori Massimo Pacetti ha inviato alcuni suggerimenti e considerazioni di modifica, che di seguito pubblichiamo, del Testo Unificato di riforma dell’attività agrituristica a Giacomo de Ghislanzoni Cardoli, presidente della commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. _____________ La Confederazione italiana agricoltori esprime apprezzamento per il lavoro svolto dalla Commissione Agricoltura della Camera in merito alla predisposizione di un “testo unificato” in materia di riforma dell’agriturismo. In particolare la Cia rileva che il “testo base” tiene conto , nella definizione dell’attività agrituristica , del recepimento delle norme previste nella “legge d’orientamento” che allargano lo spettro delle attività possibili, costituendo una “cornice” entro cui le Regioni potranno legittimamente definire una politica di sviluppo per il settore. La Cia, inoltre, rileva che il “Testo unificato” elaborato da un apposito “Comitato ristretto” ha accolto, almeno in parte, alcune delle proposte avanzate nel corso delle “audizioni conoscitive” promosse dalla Commissione Agricoltura della Camera. Si tratta, in particolare: a) della costituzione di un “Osservatorio Nazionale dell’agriturismo” al quale partecipano le associazioni nazionali degli operatori agrituristici; b) dell’adozione di criteri omogenei per la classificazione dell’agriturismo su tutto il territorio nazionale; c) del riconoscimento del ruolo delle associazioni agrituristiche più rappresentative, nella predisposizione dei programmi, dei corsi di formazione e di quant’altro necessario a conseguire l’abilitazione all’esercizio dell’attività agrituristica. La Cia rileva, tuttavia, che alcuni “nodi” che in questi anni hanno dato origine ad un contenzioso tra pubblica amministrazione ed aziende agrituristiche, non sono stati chiariti adeguatamente. Tra questi segnaliamo in particolare: Articolo 2 (Definizione di attività agrituristiche) al comma 3: la Cia chiede che per l’attività agrituristica, valgano le norme attualmente previste dal Governo, in materia di rapporto di lavoro. Articolo 2, comma 4: occorre prevedere anche l’attività di pesca-turismo Articolo 2, comma 4 lettera d: aggiungere le attività ; Articolo 4 (Criteri e limiti dell’attività agrituristica) al comma4, lettera a la dizione: “.. una quota significativa del proprio prodotto…” rischia di essere una definizione più aleatoria di quella “prevalente” che è prevista nell’attuale normativa. La Cia ritiene, pertanto, che l’azienda agrituristica debba caratterizzarsi per l’apporto, nella somministrazione dei pasti, di una quota di prodotti derivante : - per il 35 per cento da prodotti realizzati in azienda; - per un ulteriore 35 per cento da prodotti locali (possibilmente tipici o tradizionali) e, solo per la rimanente parte da prodotti regionali (ferma restando una piccola quota esterna all’agricoltura regionale per quei prodotti che non vengono comunque coltivati in quell’area agricola). Tali percentuali debbono essere riferite ai prodotti utilizzati nell’arco dell’anno e non per singolo pasto. Allo stesso articolo 4, comma 5: non si capisce quale “… connessione…” con le attività e le risorse agricole possano realizzare quelle ricreative o culturali. La Cia è, pertanto, contraria a norme più restrittive di quelle già considerate nel decreto legislativo 228/01. All’articolo 5 (Norme igienico-sanitarie), al comma 4, la Cia chiede che il solo requisito dell’abitabilità per ottenere l’idoneità dei locali per l’ospitalità e per la ristorazione e l’uso della cucina domestica, debba rappresentare una deroga alla normativa generale per tutti gli agriturismi, fino ad un massimo di 10 posti letto e di 20 coperti, anche nel caso che venga esercitata la sola attività di ristorazione. La Cia, ritiene necessario per il pagamento di tutte le utenze, servizi e tariffe l’equiparazione dell’agriturismo agli standard in essere per le aziende agricole. La Cia chiede, inoltre, l’esenzione dal pagamento della Siae per gli intrattenimenti musicali degli ospiti e del canone televisivo, per gli apparecchi successivi al primo. Per tutte le attività ricreative, sportive, escursionistiche, culturali ed educativo-didattiche occorre prevedere, quando dovuto, il pagamento dell’Iva al 4 per cento. Per quanto riguarda la segnaletica stradale infine, bisogna prevedere l’inserimento nel nuovo codice della strada, di un segnale relativo all’agriturismo ed ai servizi di turismo rurale. La Cia auspica,infine, che nei nuovi piani di sviluppo rurale siano contenute specifiche provvidenze finanziarie per lo sviluppo delle attività agrituristiche.
Costituito
il gruppo dirigente Ad Arezzo si è costituito il gruppo dirigente dell’Associazione “Donne in campo”. All’iniziativa erano presenti, oltre all’intera direzione provinciale, il presidente della Cia di Arezzo Paolo Tamburini, che ha aperto i lavori, il vicepresidente Giorgio del Pace, Roberta Giorni, della presidenza provinciale, Anna Maria Dini e Paola Ortensi, rispettivamente presidenti regionale e nazionale dell’Associazione. Nel suo intervento, Tamburini ha ribadito “che ad Arezzo si voglia dare riconoscimento al valore femminile non ci sono dubbi. Una dimostrazione è la composizione della presidenza provinciale, che vede ben tre donne su sette componenti; una scelta importante, con la quale si vuole valorizzare quanto le donne hanno rappresentato e tutt’ora rappresentano nel mondo agricolo”. Il presidente provinciale della Cia ha poi affrontato temi generali e ripercorso tutti gli appuntamenti che aspettano nelle prossime settimane la Confederazione, prima fra tutti la grande manifestazione nazionale del 21 marzo prossimo a Roma. Roberta
Giorni ha sviluppato
un’interessante analisi sul ruolo delle donne nelle imprese,
sottolineando che “le imprese di per se
comportano una gestione uguale per le donne e gli uomini, ma
certamente con alcune caratteristiche femminili
è importante confrontarsi ed a queste
occorre prestare attenzione proprio
per il rafforzamento del settore agricolo. Pensiamo alla predisposizione e
alla gestione della multifunzionalità dell’agricoltura. Adesso è
necessario essere concrete, sentirsi parte dell’organizzazione
e darsi obiettivi e progetti che permettano, tra le altre cose, di
far esprimere potenzialità che le donne hanno e
che frequentemente
rimangono inespresse”. A proposito di concretezza Roberta Giorni , che
rappresenta tra l’altro la Cia al Comitato per l’imprenditoria
femminile della Camera di Commercio di Arezzo, si è, inoltre, soffermata
sulla legge 215,
riguardante le azioni positive per l’imprenditoria femminile, di cui è
attualmente in corso il quinto bando. Paolo Ciapetti,
tecnico della Cia aretina, ne ha illustrato le possibilità e le
modalità per accedervi. Anna Maria Dini ha evidenziato tutte le attività che l’Associazione regionale “Donne in campo” ha svolto con successo e con entusiasmo ed ha illustrato quelle in programma. Paola Ortensi, invece, ha disegnato il quadro ed il programma in cui ci si muove a livello nazionale ed ha ricordato gli appuntamenti più importanti, come l’organizzazione della presenza alla manifestazione nazionale del 21 marzo a Roma. “Per
organizzare bene la nostra presenza in quella sede -ha affermato- è
importante dare il giusto valore all’incontro nazionale che si terrà il
6 marzo a Firenze sul
tesseramento e a tutte le numerose
iniziative che si svolgeranno in occasione della festa della
donna”. Definizione
degli incarichi Tale
definizione risponde alle necessità di allargare i gruppi dirigenti e
promuovere la loro crescita, di collocare fuori della presidenza regionale
le responsabilità di direzione di enti, istituti, società ed
associazioni a carattere regionale, che si rapporteranno direttamente alla
presidenza regionale della Cia, di operare ispirandosi costantemente al
principio della collegialità, di attribuire ai componenti della
presidenza responsabilità di area, superando il rigido concetto di
settore, così da far afferire alle competenze di area il coordinamento
dei settori di lavoro. Circa la definizione delle responsabilità delle aree di attività, la presidenza regionale della Cia ritiene che lo sviluppo rurale, così come inteso in Toscana, per la sua valenza economica, ambientale, territoriale e sociale, non possa essere ricondotto ad un’unica area o settore di lavoro. Ritenendolo, quindi, elemento essenziale, ancorché non esclusivo, della politica regionale, esso viene ricondotto alla responsabilità collegiale della presidenza stessa e del gruppo dirigente regionale. Lo stesso discorso va esteso, poi, secondo la Cia Toscana, anche alla pratica della concertazione. | |
|
| |