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Registro
dei trattamenti: per la Cia La
Cia, anche a seguito di una recente riunione con i regionali, sente
l’esigenza di ritornare sulla questione del registro dei trattamenti,
come qualificato nel Dpr 290/2001 “Regolamento di semplificazione dei
provvedimenti di autorizzazione, alla produzione, alla immissione in
commercio e alla vendita dei prodotti fitosanitari” dal momento che
permangono perplessità sulla razionalizzazione del provvedimento e gravi
incertezze sulla sua interpretazione. Nonostante
le organizzazioni professionali avessero a suo tempo avanzato proposte di
modifica per una gestione corretta del registro e un quesito, indirizzato
all’Ufficio legislativo del Mipaf, sulla sussistenza o meno delle
sanzioni per eventuali inadempimenti, risulta che a tutt’oggi il Mipaf
ha in preparazione un schema di modifica con correzioni puramente formali. La
Cia, in questa sostanziale carenza legislativa, si sente in diritto e in
dovere di dare ai propri associati le seguenti indicazioni: -
qualsiasi eventuale sanzione è venuta a cadere in quanto il provvedimento
in questione, anche se non cita esplicitamente tra le abrogazioni il Dpr
236/88 che all’art. 12 comma 4 imponeva sanzioni, è prevalente per
disposizione successiva e contrastante sull’argomento (in quanto non fa
riferimento ad alcuna sanzione per gli utilizzatori); -
la compilazione del registro dei trattamenti da parte degli utilizzatori
si qualifica implicitamente come “atto volontario”, il che è
dimostrato anche da fatto che non esiste più un modello tipo allegato al
provvedimento, ma vengono solo indicati dati e informazioni anagrafiche e
relative ai trattamenti che devono comparire nelle schede. D’altra
parte, la politica della qualità, da anni intrapresa dalla Cia, che con
gli anni ha concorso a portare a maturazione diversi strumenti
promozionali sulla tipicità, sulla tracciabilità, sulla sicurezza, può
e deve toccare anche la materia dei trattamenti fitosanitari. Non a caso,
la compilazione del registro dei trattamenti è attualmente considerata
pregiudiziale alla liquidazione di domande di finanziamento per gli aiuti
agroambientali o nei disciplinari di produzione biologica o in quelli
volontari di prodotto. Per
questo la Cia, ribadendo che il registro dei trattamenti deve rimanere un
atto volontario, si attiverà per farlo diventare utile elemento di
promozione per la produzione agricola in tutte le strategie della qualità. In
concreto, la Cia ha in programma una campagna di pubblicazione e di
divulgazione di un registro di trattamenti che non sia uno strumento
burocratico, ma un elemento efficace per qualificare la produzione
agricola sul mercato nazionale ed internazionale.
Convegno
sull’olivicoltura ligure “Rileviamo
con moderata soddisfazione che la discussione, in sede comunitaria, in
tema di normative sull’etichettatura e commercializzazione di olio
d’oliva, sembra percorrere strade diverse dal passato”. E’
quanto ha affermato Massimo Pacetti, presidente della Confederazione
italiana agricoltori, intervenendo al convegno, che si è svolto ad
Imperia, sulle prospettive dell’olivicoltura, promosso dalla Cia della
Liguria, e al quale hanno preso parte, tra gli altri, Ivano Moscamora,
presidente regionale della Cia, Giancarlo Cassini, presidente provinciale
e Sergio Borgogno, presidente del Consorzio di tutela dei prodotti liguri.
“Certamente
il complesso di normative comunitarie che disciplinano la materia -ha
evidenziato Pacetti- ha ancora bisogno di alcune modifiche sostanziali. Il
regolamento comunitario 2815 che fissa le direttive circa la
commercializzazione e, quindi, anche degli aspetti inerenti
l’etichettatura dell’olio d’oliva, è di prossima scadenza e
l’occasione è propizia per migliorare il nuovo testo che dovrà entrare
in vigore”. “Poter
indicare, se pur facoltativamente -ha ribadito- l’origine e l’intero ciclo produttivo dell’olio
extravergine d’oliva in etichetta non è una soluzione che risolve i
problemi di mercato del prodotto di qualità italiano, ma apre la strada
ad un principio di massima che dovrà virare verso leggi trasparenti ed
obbligatorie sulla commercializzazione e sulla nuova classificazione degli
oli d’oliva”. “I
prossimi mesi -ha spiegato Pacetti- saranno fondamentali per questo
comparto, infatti, l’Ocm olio, che oggi agisce in regime di proroga,
dovrà necessariamente trovare una sua veste nuova e definitiva. Le
normative che regolano il sistema olio nella comunità, con tutte le
modifiche apportate in corso d’opera, hanno oltre trent’anni di vita
alla spalle ed è anche giusto riconoscere che, su molti aspetti rilevanti
per l’olivicoltura, ha prodotto effetti positivi”. “Rimangono
dei fatti accertati -ha puntualizzato il presidente- che dovranno
conoscere un’inversione di tendenza. Esiste, purtroppo, una
marginalizzazione delle problematiche legate alla parte agricola ed un
lavoro di occulta mento delle indiscusse caratteristiche qualitative degli
olii vergini, a tutto vantaggio di un sempre maggior riconoscimento
qualitativo degli olii di origine industriale. Il fatturato nazionale
totale, di circa 2 milioni di euro, mosso dal prodotto è appannaggio di
pochi; l’olio d’oliva rimane la tipologia più venduta; le diverse
qualità di olii extravergini non hanno ancora una riconoscibilità nel
mercato e tra i consumatori; la legislazione commerciale in materia non
permette di fatto l’espansione sui mercati internazionali del made in
Italy garantito, ne tanto meno trovano il giusto spazio i tipici”. “Emerge
-ha aggiunto Pacetti- anche
in una logica di mercato libero e globale l’esigenza di leggi il più
possibile uniformate sulla tracciabilità e l’origine dei prodotti
alimentari ed a maggior ragione per un prodotto complesso come l’olio
d’oliva. In sostanza non potremo accettare, come accade anche oggi, che
qualcuno monetizzi, con vendite di olii di dubbia qualità e provenienza,
sul valore aggiunto dell’immagine olio ligure, a danno di quei
produttori che, fino a prova contraria, sono i fautori di
quell’extravergine di pregio che rimane nell’immaginario
collettivo”. “Se
succedono ancora queste cose -ha concluso il presidente nazionale- vuol
dire che le regole o sono sbagliate, o non vengono rispettate o che le
stesse sono raggirabili, per cui, bisogna prendere atto che, senza leggi
inequivocabili e trasparenti per il settore, non ci può essere un futuro
di redditi equi per chi opera nella qualità”.
Lavoratori
stagionali: sottovalutate Con
il decreto dello scorso 4 febbraio, il ministro del Lavoro, Roberto Maroni,
ha autorizzato, per l’anno 2002, l’ingresso di 33 mila lavoratori
extracomunitari stagionali destinati ai settori dell’agricoltura e del
turismo. La
Confederazione italiana agricoltori del Lazio ha ribadito l’assoluta
inadeguatezza della quota di lavoratori stagionali, destinati alla
Regione, rispetto alle aspettative degli imprenditori agricoli. La
manodopera extracomunitaria stagionale è, infatti, secondo la Cia,
indispensabile per l’attività agricola laziale, non solo per lo
svolgimento delle grandi campagne di raccolta, ma anche per le operazioni
colturali e di manutenzione svolte nelle agricolture intensive e negli
allevamenti. La
Cia del Lazio auspica, quindi, che il Governo adotti quanto prima dei
provvedimenti correttivi, ampliando considerevolmente il numero dei
lavoratori e attribuendo alla Regione una quota di almeno 1000 unità
contro le 300 stabile dal decreto. Assemblea
della Cia dell’Umbria Si
è svolta nei giorni scorsi a Castiglione del Lago, in provincia di
Perugia, un’Assemblea comprensoriale, promossa dalla Confederazione
italiana agricoltori, sul tema “Attingimenti per uso irriguo dal Lago
Trasimeno: problemi e prospettive”. Nel
corso dei lavori ai quali hanno partecipato, tra gli altri, Daniela
Sarnari, della Presidenza regionale della Cia, Massimo Terzaroli,
responsabile di zona, Palmiro Marini, segretario dell’Area del Perugino
e Fiorello Primi, sindaco di Castiglione del Lago, sono state affrontate
tutte le problematiche normative, tecniche, di programmazione e di
sviluppo dell’agricoltura nel comprensorio. Causa
il perdurare della siccità si sono riaccese forti polemiche per le verità
circa l’abbassamento del livello idrico del lago, al cui esito avrebbero
inciso i prelievi effettuati, soprattutto quelli ad uso agricolo. Ad
alimentare le polemiche, l’atteggiamento assunto dalla Provincia di
Perugia che, data la situazione di emergenza, minaccia il blocco delle
licenze di attingimento per l’esercizio
2002. “Posizione
inopportuna e allarmistica -ha affermato Daniela Sarnari- che contrasta la
possibilità che la Regione conceda la deroga prevista dall’articolo 18
del Piano Stralcio Trasimeno a fronte di particolari condizioni”. “La
possibilità di attingimento di 5 o 6 centimetri di prelievo -ha ribadito
Terzaroli- per uso irriguo non aggraverebbe la situazione del lago. In
considerazione del fatto che le superfici irrigate sono già diminuite
rispetto alle annate precedenti e che numerosi agricoltori hanno
effettuato semine di grano duro al posto del mais, e molti di coloro che
praticano colture da rinnovo, come pomodori e ortaggi, utilizzano sistemi
di irrigazione mirata con bassi consumi”. “Occorre
garantire -ha concluso Marini- all’agricoltura condizioni di esercizio e
sviluppo al pari degli altri settori produttivi, evitando accuse
ingiustificate, nella consapevolezza che l’agricoltura del Trasimeno è
in forte trasformazione, sta diversificando gli assetti colturali nel
pieno rispetto dell’ambiente e sta assumendo sempre più una valenza
multifunzionale e integrata in un territorio fortemente vocato al turismo.
tale processo non può essere arrestato con proposte di fermo delle
colture irrigue, che produrrebbe danni economici e ripercussioni negative
per le imprese”. La
Cia reclama, pertanto, una risposta univoca dalle istituzioni, perché in
attesa che venga ultimato il sistema di irrigazione alternativo, connesso
all’adduzione dell’acqua dalla diga Montedoglio, venga garantita
l’attività agricola e il rilascio delle licenze di attingimento, con un
sistema di gestione concertato con gli agricoltori e le loro
organizzazioni professionali.
Riunione
nazionale sulla Pac Il
Cipaat Service ha invitato, per il prossimo giovedì 14 febbraio, dalle
ore 14.30 alle ore 16.30, tutti i responsabili del Settore aiuti al
reddito della Confederazione italiana agricoltori a partecipare ad una
riunione in videoconferenza per discutere le modalità applicative del
regolamento Ce n. 1/2002, relativo alla “semplificazione”. Come
è noto, il ministero delle Politiche agricole ha approvato un decreto nel
quale impegna l’Italia all’applicazione di tale regolamento demandando
all’Agea la regolamentazione delle modalità applicative. La
discussione sarà introdotta dall’amministratore delegato del Cipaat
Service Giuseppe Alagia e da Carla Donnini responsabile dell’Ufficio
seminativi della Cia. Ai
lavori parteciperanno, inoltre, Alfonso Pascale, vicepresidente nazionale
e Giulio Fantuzzi, membro della Presidenza. Cia
delle Marche: convegno Si
svolgerà il prossimo 15 febbraio ad Ancona, presso l’Assam alle ore 10,
il convegno, organizzato dalla Confederazione italiana agricoltori
regionale, sul tema “Gli agricoltori protagonisti dell’autogoverno e
delle acque irrigue: il ruolo dei consorzi di bonifica nelle Marche”. Ai
lavori, introdotti da Franco Fiori, presidente della Cia delle Marche,
interverranno, tra gli altri, Dante Teodori, responsabile regionale
territorio e acque e Luciano Agostini, assessore all’Agricoltura della
Regione Marche. Le
conclusioni saranno svolte dal vicepresidente nazionale della
Confederazione Alfonso Pascale. | |
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