11 febbraio 2002


sommario

 

ATTUALITA'

•    Registro dei trattamenti: per la Cia non è uno strumento obbligatorio. Può diventare un utile atto volontario

 

DAL TERRITORIO

•    Convegno sull’olivicoltura della Cia di Imperia
•    Lavoratori stagionali: sottovalutate le aspettative dell’agricoltura laziale
•    Assemblea della Cia dell’Umbria sui problemi degli attingimenti irrigui dal Trasimeno

 

APPUNTAMENTI

•    Riunione nazionale sulla Pac in videoconferenza
•    Cia delle Marche: convegno sul ruolo dei consorzi di bonifica


 

ATTUALITA'

Registro dei trattamenti: per la Cia
non è uno strumento obbligatorio.
Può diventare un utile atto volontario

La Cia, anche a seguito di una recente riunione con i regionali, sente l’esigenza di ritornare sulla questione del registro dei trattamenti, come qualificato nel Dpr 290/2001 “Regolamento di semplificazione dei provvedimenti di autorizzazione, alla produzione, alla immissione in commercio e alla vendita dei prodotti fitosanitari” dal momento che permangono perplessità sulla razionalizzazione del provvedimento e gravi incertezze sulla sua interpretazione.

Nonostante le organizzazioni professionali avessero a suo tempo avanzato proposte di modifica per una gestione corretta del registro e un quesito, indirizzato all’Ufficio legislativo del Mipaf, sulla sussistenza o meno delle sanzioni per eventuali inadempimenti, risulta che a tutt’oggi il Mipaf ha in preparazione un schema di modifica con correzioni puramente formali.

La Cia, in questa sostanziale carenza legislativa, si sente in diritto e in dovere di dare ai propri associati le seguenti indicazioni:

- qualsiasi eventuale sanzione è venuta a cadere in quanto il provvedimento in questione, anche se non cita esplicitamente tra le abrogazioni il Dpr 236/88 che all’art. 12 comma 4 imponeva sanzioni, è prevalente per disposizione successiva e contrastante sull’argomento (in quanto non fa riferimento ad alcuna sanzione per gli utilizzatori);

- la compilazione del registro dei trattamenti da parte degli utilizzatori si qualifica implicitamente come “atto volontario”, il che è dimostrato anche da fatto che non esiste più un modello tipo allegato al provvedimento, ma vengono solo indicati dati e informazioni anagrafiche e relative ai trattamenti che devono comparire nelle schede.

D’altra parte, la politica della qualità, da anni intrapresa dalla Cia, che con gli anni ha concorso a portare a maturazione diversi strumenti promozionali sulla tipicità, sulla tracciabilità, sulla sicurezza, può e deve toccare anche la materia dei trattamenti fitosanitari. Non a caso, la compilazione del registro dei trattamenti è attualmente considerata pregiudiziale alla liquidazione di domande di finanziamento per gli aiuti agroambientali o nei disciplinari di produzione biologica o in quelli volontari di prodotto.

Per questo la Cia, ribadendo che il registro dei trattamenti deve rimanere un atto volontario, si attiverà per farlo diventare utile elemento di promozione per la produzione agricola in tutte le strategie della qualità.

In concreto, la Cia ha in programma una campagna di pubblicazione e di divulgazione di un registro di trattamenti che non sia uno strumento burocratico, ma un elemento efficace per qualificare la produzione agricola sul mercato nazionale ed internazionale.

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DAL TERRITORIO

Convegno sull’olivicoltura ligure
della Cia di Imperia

“Rileviamo con moderata soddisfazione che la discussione, in sede comunitaria, in tema di normative sull’etichettatura e commercializzazione di olio d’oliva, sembra percorrere strade diverse dal passato”.

E’ quanto ha affermato Massimo Pacetti, presidente della Confederazione italiana agricoltori, intervenendo al convegno, che si è svolto ad Imperia, sulle prospettive dell’olivicoltura, promosso dalla Cia della Liguria, e al quale hanno preso parte, tra gli altri, Ivano Moscamora, presidente regionale della Cia, Giancarlo Cassini, presidente provinciale e Sergio Borgogno, presidente del Consorzio di tutela dei prodotti liguri. 

“Certamente il complesso di normative comunitarie che disciplinano la materia -ha evidenziato Pacetti- ha ancora bisogno di alcune modifiche sostanziali. Il regolamento comunitario 2815 che fissa le direttive circa la commercializzazione e, quindi, anche degli aspetti inerenti l’etichettatura dell’olio d’oliva, è di prossima scadenza e l’occasione è propizia per migliorare il nuovo testo che dovrà entrare in vigore”.

“Poter indicare, se pur facoltativamente -ha ribadito-  l’origine e l’intero ciclo produttivo dell’olio extravergine d’oliva in etichetta non è una soluzione che risolve i problemi di mercato del prodotto di qualità italiano, ma apre la strada ad un principio di massima che dovrà virare verso leggi trasparenti ed obbligatorie sulla commercializzazione e sulla nuova classificazione degli oli d’oliva”.

“I prossimi mesi -ha spiegato Pacetti- saranno fondamentali per questo comparto, infatti, l’Ocm olio, che oggi agisce in regime di proroga, dovrà necessariamente trovare una sua veste nuova e definitiva. Le normative che regolano il sistema olio nella comunità, con tutte le modifiche apportate in corso d’opera, hanno oltre trent’anni di vita alla spalle ed è anche giusto riconoscere che, su molti aspetti rilevanti per l’olivicoltura, ha prodotto effetti positivi”.

“Rimangono dei fatti accertati -ha puntualizzato il presidente- che dovranno conoscere un’inversione di tendenza. Esiste, purtroppo, una marginalizzazione delle problematiche legate alla parte agricola ed un lavoro di occulta mento delle indiscusse caratteristiche qualitative degli olii vergini, a tutto vantaggio di un sempre maggior riconoscimento qualitativo degli olii di origine industriale. Il fatturato nazionale totale, di circa 2 milioni di euro, mosso dal prodotto è appannaggio di pochi; l’olio d’oliva rimane la tipologia più venduta; le diverse qualità di olii extravergini non hanno ancora una riconoscibilità nel mercato e tra i consumatori; la legislazione commerciale in materia non permette di fatto l’espansione sui mercati internazionali del made in Italy garantito, ne tanto meno trovano il giusto spazio i tipici”.

“Emerge -ha aggiunto Pacetti-  anche in una logica di mercato libero e globale l’esigenza di leggi il più possibile uniformate sulla tracciabilità e l’origine dei prodotti alimentari ed a maggior ragione per un prodotto complesso come l’olio d’oliva. In sostanza non potremo accettare, come accade anche oggi, che qualcuno monetizzi, con vendite di olii di dubbia qualità e provenienza, sul valore aggiunto dell’immagine olio ligure, a danno di quei produttori che, fino a prova contraria, sono i fautori di quell’extravergine di pregio che rimane nell’immaginario collettivo”.

 “Se succedono ancora queste cose -ha concluso il presidente nazionale- vuol dire che le regole o sono sbagliate, o non vengono rispettate o che le stesse sono raggirabili, per cui, bisogna prendere atto che, senza leggi inequivocabili e trasparenti per il settore, non ci può essere un futuro di redditi equi per chi opera nella qualità”.  

 

 

Lavoratori stagionali: sottovalutate
le aspettative dell’agricoltura laziale

Con il decreto dello scorso 4 febbraio, il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, ha autorizzato, per l’anno 2002, l’ingresso di 33 mila lavoratori extracomunitari stagionali destinati ai settori dell’agricoltura e del turismo.

La Confederazione italiana agricoltori del Lazio ha ribadito l’assoluta inadeguatezza della quota di lavoratori stagionali, destinati alla Regione, rispetto alle aspettative degli imprenditori agricoli.

La manodopera extracomunitaria stagionale è, infatti, secondo la Cia, indispensabile per l’attività agricola laziale, non solo per lo svolgimento delle grandi campagne di raccolta, ma anche per le operazioni colturali e di manutenzione svolte nelle agricolture intensive e negli allevamenti.

La Cia del Lazio auspica, quindi, che il Governo adotti quanto prima dei provvedimenti correttivi, ampliando considerevolmente il numero dei lavoratori e attribuendo alla Regione una quota di almeno 1000 unità contro le 300 stabile dal decreto.

 

 

Assemblea della Cia dell’Umbria
sui problemi degli attingimenti
irrigui dal Trasimeno

Si è svolta nei giorni scorsi a Castiglione del Lago, in provincia di Perugia, un’Assemblea comprensoriale, promossa dalla Confederazione italiana agricoltori, sul tema “Attingimenti per uso irriguo dal Lago Trasimeno: problemi e prospettive”.

Nel corso dei lavori ai quali hanno partecipato, tra gli altri, Daniela Sarnari, della Presidenza regionale della Cia, Massimo Terzaroli, responsabile di zona, Palmiro Marini, segretario dell’Area del Perugino e Fiorello Primi, sindaco di Castiglione del Lago, sono state affrontate tutte le problematiche normative, tecniche, di programmazione e di sviluppo dell’agricoltura nel comprensorio.

Causa il perdurare della siccità si sono riaccese forti polemiche per le verità circa l’abbassamento del livello idrico del lago, al cui esito avrebbero inciso i prelievi effettuati, soprattutto quelli ad uso agricolo. Ad alimentare le polemiche, l’atteggiamento assunto dalla Provincia di Perugia che, data la situazione di emergenza, minaccia il blocco delle licenze di attingimento per l’esercizio  2002.

“Posizione inopportuna e allarmistica -ha affermato Daniela Sarnari- che contrasta la possibilità che la Regione conceda la deroga prevista dall’articolo 18 del Piano Stralcio Trasimeno a fronte di particolari condizioni”.

“La possibilità di attingimento di 5 o 6 centimetri di prelievo -ha ribadito Terzaroli- per uso irriguo non aggraverebbe la situazione del lago. In considerazione del fatto che le superfici irrigate sono già diminuite rispetto alle annate precedenti e che numerosi agricoltori hanno effettuato semine di grano duro al posto del mais, e molti di coloro che praticano colture da rinnovo, come pomodori e ortaggi, utilizzano sistemi di irrigazione mirata con bassi consumi”.

“Occorre garantire -ha concluso Marini- all’agricoltura condizioni di esercizio e sviluppo al pari degli altri settori produttivi, evitando accuse ingiustificate, nella consapevolezza che l’agricoltura del Trasimeno è in forte trasformazione, sta diversificando gli assetti colturali nel pieno rispetto dell’ambiente e sta assumendo sempre più una valenza multifunzionale e integrata in un territorio fortemente vocato al turismo. tale processo non può essere arrestato con proposte di fermo delle colture irrigue, che produrrebbe danni economici e ripercussioni negative per le imprese”.

La Cia reclama, pertanto, una risposta univoca dalle istituzioni, perché in attesa che venga ultimato il sistema di irrigazione alternativo, connesso all’adduzione dell’acqua dalla diga Montedoglio, venga garantita l’attività agricola e il rilascio delle licenze di attingimento, con un sistema di gestione concertato con gli agricoltori e le loro organizzazioni professionali.

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APPUNTAMENTI

Riunione nazionale sulla Pac
in videoconferenza

Il Cipaat Service ha invitato, per il prossimo giovedì 14 febbraio, dalle ore 14.30 alle ore 16.30, tutti i responsabili del Settore aiuti al reddito della Confederazione italiana agricoltori a partecipare ad una riunione in videoconferenza per discutere le modalità applicative del regolamento Ce n. 1/2002, relativo alla “semplificazione”.

Come è noto, il ministero delle Politiche agricole ha approvato un decreto nel quale impegna l’Italia all’applicazione di tale regolamento demandando all’Agea la regolamentazione delle modalità applicative.

La discussione sarà introdotta dall’amministratore delegato del Cipaat Service Giuseppe Alagia e da Carla Donnini responsabile dell’Ufficio seminativi della Cia.

Ai lavori parteciperanno, inoltre, Alfonso Pascale, vicepresidente nazionale e Giulio Fantuzzi, membro della  Presidenza.

 

 

Cia delle Marche: convegno
sul ruolo dei consorzi di bonifica

Si svolgerà il prossimo 15 febbraio ad Ancona, presso l’Assam alle ore 10, il convegno, organizzato dalla Confederazione italiana agricoltori regionale, sul tema “Gli agricoltori protagonisti dell’autogoverno e delle acque irrigue: il ruolo dei consorzi di bonifica nelle Marche”.

Ai lavori, introdotti da Franco Fiori, presidente della Cia delle Marche, interverranno, tra gli altri, Dante Teodori, responsabile regionale territorio e acque e Luciano Agostini, assessore all’Agricoltura della Regione Marche.

Le conclusioni saranno svolte dal vicepresidente nazionale della Confederazione Alfonso Pascale.

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