5 febbraio 2001

testata nuovaagricoltura

DAL TERRITORIO

• Reggio-Emilia: la vicenda Bse all’esame del Consiglio provinciale Cia
• Cia di Salerno: gli agricoltori della zona del Sarno chiedono interventi per i danni subiti
APPUNTAMENTI • Assemblea della Cia di Padova
• Cia Campania: convegno sull’etichettatura e rintracciabilità delle carni bovine
DOCUMENTI • La Carta dei doveri e dei diritti degli agricoltori.

   

 

DAL TERRITORIO 

Reggio-Emilia: la vicenda Bse all’esame

del Consiglio provinciale Cia

"L’agricoltura è in cattiva luce ed in discussione a causa della vicenda Bse, si pensa che costa troppo ai contribuenti europei e che non garantisce i consumatori. Gli allevatori, intanto, subiscono danni pesanti, (3-4 miliardi il giorno è la stima dell’entità) ma senza alcun vantaggio sui prezzi al consumo, che anzi lievitano anche per molti prodotti alternativi. In effetti, il clima che si è creato rende difficile governare la situazione, ma è necessario fare meglio: serve in primo luogo un’autorità unica, dotata di poteri effettivi, cominciando dagli stanziamenti. Non possiamo continuare ad attendere gli ‘iter’ fissati da burocrate pazzo". E’ questa la sintesi dell’intervento di Giulio Fantuzzi, responsabile zootecnico e membro della Presidenza Cia, nel chiudere, il 2 febbraio scorso, il Consiglio provinciale della Cia di Reggio-Emilia dedicato ai problemi connessi con la crisi Bse, aperto alla partecipazione d’esterni e che ha visto la presenza di rappresentanti della struttura di sanità veterinaria a livello provinciale e regionale.

Fantuzzi ha sostenuto che la Bse è un problema mondiale ed europeo ed era e resta illusorio pensare di chiudersi nel proprio piccolo per restarne esenti, e tale si è rivelato il "blocco" dimostrativo delle frontiere attuato alcune settimane fa dalla Coldiretti. Le decisioni perciò devono essere uniformi a livello di tutta l’Unione europea, inutile e controproducente risulta la guerra tra paesi europei su questo tema.

"Si evidenzia anche la necessità di rivedere il sistema zootecnico -ha affermato Fantuzzi- con allevamenti sempre più indirizzati sui percorsi della qualità per fornire le più ampie garanzie ai consumatori". Il presidente regionale ha poi ribadito l’urgenza di un Piano per le proteine vegetali, rivedendo quelli europei che porteranno, al momento attuale, a ridurre le produzioni in questione come la soia, venendo a mancare i sostegni della Pac. Un’ulteriore raccomandazione Fantuzzi ha fatto per sottolineare che occorre la giusta attenzione a sfruttare le possibilità offerte dagli stanziamenti europei, che possono consentire un ringiovanimento programmato delle mandrie e un riassetto della filiera carne bovina.

"Ci sono -ha affermato- problemi e strozzature da molte parti nella filiera, ma anche strozzinaggio; occorre, quindi, poter intervenire con modalità straordinarie".

Un ‘protocollo’ per lo smaltimento delle carcasse di animali morti negli allevamenti, cioè un accordo pubblico-privato così come c’è già per lo smaltimento dei rifiuti del settore agricolo grazie ad un accordo di programma tra associazioni agricole reggiane ed aziende di smaltimento dei rifiuti, con l’obiettivo di fare un servizio adeguato ed a prezzo certo per gli allevamenti, come sta avvenendo ad esempio nei comuni della Bassa reggiana grazie ad un accordo con l’azienda pubblica Sabar. E’ questa, inoltre, la proposta avanzata nel corso della riunione dal presidente provinciale della Cia Ivan Bertolini.

 

Cia di Salerno: gli agricoltori

della zona del Sarno chiedono interventi

per i danni subiti

Due straripamenti nello scorso mese di dicembre hanno messo in ginocchio gli agricoltori di San Marzano sul Sarno, inondando complessivamente più di 150 aziende.

"Una situazione insostenibile -ha dichiarato il presidente della Cia provinciale di Salerno, Diego Meli- le inondazioni si ripetono continuamente provocando danni ingenti all’economia agricola della zona. Il paradosso è che da due anni la Regione Campania ha approvato un progetto per il rafforzamento degli argini, ma ciò nonostante i lavori non sono ancora iniziati. Ora vogliamo sapere di chi sono le responsabilità di questo ritardo assurdo e chiediamo che sia questo responsabile a risarcire gli agricoltori dei danni subiti".

Il progetto, già finanziato, prevede un impegno di 6 miliardi e mezzo proprio nella zona colpita e uno stanziamento complessivo di 35 miliardi per il risanamento degli argini fino a Scafati.

"Per arginare le falle -ha ridabito Meli- e riuscire a contenere la piena dell’acqua ci vogliono giorni.Inoltre, dopo essere stati invasi dalla melma i terreni hanno bisogno di tempo e lavoro prima di poter essere rimessi a coltura. Un impegno che gli agricoltori mettono in atto già sapendo che, probabilmente a breve, il fiume strariperà di nuovo".

Ora la Cia provinciale chiede che i danni alle colture siano pagati da quegli enti che stanno ritardando l’attuazione del progetto regionale.

"Un’eventuale dichiarazione di stato di calamità naturale non è sufficiente -ha concluso Meli- se il fiume continua a straripare ci sono dei responsabili e questi devono risarcire gli agricoltori".

La Cia di Salerno sottolinea, inoltre, la necessità di approntare un piano generale di ristrutturazione di tutto il territorio, sul quale pende attualmente l’incubo diffuso di frane ed inondazioni.

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APPUNTAMENTI

Assemblea della Cia di Padova

Si svolgerà mercoledì prossimo 7 febbraio, a Padova, l’Assemblea provinciale della Cia.Tema della manifestazione sarà la campagna tesseramento 2001. Parteciperà ai lavori il presidente nazionale della Cia Massimo Pacetti.

 

Cia Campania: convegno sull’etichettatura

e rintracciabilità delle carni bovine

Il 16 e 17 febbraio prossimi, a Sorrento presso il Centro Congressi Sorrento Palace Hotel, si svolgerà il convegno dal tema "Etichettatura e rintracciabilità delle carni bovine, sicurezza per il consumatore", organizzato dalla Cia della Campania, dalla Camera di commercio di Napoli e dalla Federconsumatori.

E’ prevista la partecipazione di docenti universitari, di membri del servizio veterinario e sanitario locale e delle istituzioni regionali e nazionale.

Per la Cia parteciperà alla Tavola rotonda "Dall’allevamento alla tavola", che si svolgerà il 17 febbraio, Enzo Mastrobuoni, responsabile dell’ufficio zootecnia e membro della Direzione nazionale.

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DOCUMENTI

La Carta dei doveri e dei diritti degli agricoltori

Pubblichiamo un articolo del presidente aggiunto della Cia della Calabria Michele Drosi.

Di recente, da parte di settori del mondo agricolo, è stata posta l’esigenza di sottoscrivere un patto con i consumatori in nome del rispetto dei diritti e dei doveri reciproci.Sin qui niente di male.Stupisce, invece, che l’iniziativa sia stata presentata con grandi squilli di tromba e come un fatto totalmente inedito nel panorama del mondo agricolo.

Non è assolutamente così. Infatti, nel 1993, ben otto anni fa quindi, l’allora presidente della Confederazione italiana agricoltori, on.Giuseppe Avolio, in una intervista rilasciata ad "Economia e Potere", rivista di studi economici, sociali e politici, aveva sottolineato come il ruolo dell’agricoltura nella società si potesse riassumere bene in una sorta di "carta dei doveri e dei diritti".

Ciò, sulla base del fatto che le grandi trasformazioni politiche, istituzionali, economiche e sociali impegnavano, in quel momento, e secondo me, continuano ad impegnare, oggi, l’agricoltura in un profondo e costoso processo di ristrutturazione, riconversione e riqualificazione del suo modo di operare e di collocarsi nei confronti dei grandi sistemi economico-politici e nella responsabilità verso i consumatori e l’ambiente.

E proprio nel momento in cui, in questo momento difficile, si registra una preoccupante caduta di attenzione nei confronti del mondo agricolo, aggravata dall’immagine negativa ed ingiusta che di esso si da, ritengo, proprio per la grande attualità della felice istituzione avuta all’epoca da Avolio e non già per la smodata ambizione di apparire i primi della classe, interessante e utile tentare di riassumere i contenuti della "carta dei doveri e dei diritti degli agricoltori".

I doveri:

1) produrre per nutrire: è il primo e più antico compito dell’agricoltore, reso drammaticamente attuale di fronte ai tragici problemi della fame e della sottonutrizione che investono milioni di persone in vaste parti del pianeta, ma produrre anche l’energia: bioetanolo;

2) utilizzare con equilibrio e professionalità tutti i moderni ritrovati della scienza e della tecnica: il progresso scientifico e tecnologico deve entrare nell’azienda allo scopo di far avanzare l’agricoltore sulla strada dell’efficienza, per diminuire la fatica, migliorare la qualità, aumentare il reddito;

3) offrire prodotti di qualità: la qualità dei prodotti deve rispondere alle caratteristiche della "sanità" e "tipicità". E’ dovere, pertanto, degli agricoltori di produrre in modo nuovo per offrire prodotti sani e tipici, utilizzando con equilibrio i fertilizzanti e i fitofarmaci;

4) controllo e governo delle produzioni: il mercato offre pochi spazi a determinate produzioni, chi le aumenta inconsideratamente priva i suoi colleghi di produrre e vivere onestamente. L’autogoverno delle produzioni diviene, pertanto, un dovere che coinvolge la responsabilità individuale e collettiva degli imprenditori agricoli;

5) rispetto dell’ambiente e del territorio: l’ambiente e il territorio sono i fattori di produzione fondamentale per l'impresa agricola, ma sono anche un bene collettivo da salvaguardare. L’agricoltore, quindi, ha il dovere di rispettarli, preservarli dal degrado e di migliorarne la loro fruibilità collettiva. Un’agricoltura produttiva razionalmente praticata da agricoltori responsabili dell’ecosistema in cui operano è garanzia per un vivere più pulito.

I diritti:

1) libertà di impresa: l'agricoltore è un imprenditore a tutti gli effetti e in quanto tale ha il diritto di condurre la sua impresa secondo modalità e decisioni che spettano solo alla sua responsabilità, con l’unico obbligo dell’osservanza delle norme vigenti;

2) rispetto della dignità economica e morale: l’agricoltore non è un cittadino di "serie B", ma un imprenditore che ha il diritto di essere rispettato e trattato con dignità come tutti gli altri. Esso deve concorrere, come tutti, al progresso sociale ed economico del Paese, partecipando e contando nelle scelte sulle grandi decisioni che vengono prese;

3) reddito giusto: l’agricoltore, come tutti gli imprenditori, al diritto di conseguire un equo reddito per la sua attività.Un reddito che remuneri il suo lavoro, i capitali investiti, la sua attività imprenditoriale, la ricchezza che produce e i costi che sostiene per ottenerla;

4) servizi per un’agricoltura di qualità: le istituzioni debbono predisporre una organica rete di servizi tecnici, economici, informativi, divulgativi, finanziari e civili necessari per le nuove esigenze;

5) uguali condizioni di vita e di lavoro: l’agricoltore deve svolgere le sue attività in condizioni di vita e di lavoro uguale a quella di tutti gli altri cittadini. Hadiritto alla salute, all’istruzione, alla cultura, all’informazione. Deve poter operare avendo tutte quelle moderne infrastrutture che consentano di porlo come soggetto attivo in una società che progredisce.

Ecco perché, in definitiva, si può dire: l’agricoltura è vita, difendiamola e innoviamola.

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