31 gennaio 2001

testata nuovaagricoltura

PRIMO PIANO

• La Presidenza della Cia condanna gli incidenti di ieri davanti a Camera e Senato e rinnova l’invito all’unità del mondo agricolo

 

ATTUALITA'

• Aziende di trasformazione pomodoro campagna 2000/2001

 

DAL TERRITORIO

• Latina: costituito un Comitato in difesa degli allevatori

 

APPUNTAMENTI • Cia del Piemonte: mostra-mercato su prodotti agricoli ed artigianali della montagna

 

DOCUMENTI • Il seminario della Cia sulle Politiche Strutturali in Agricoltura. L’introduzione di Rosanna Contri.
• Nuove disposizioni comunitarie per le zone rurali che presentano problemi strutturali molto gravi e i giovani agricoltori

 

   

 

PRIMO PIANO

La Presidenza della Cia condanna gli incidenti

di ieri davanti a Camera e Senato e rinnova l’invito

all’unità del mondo agricolo

La Presidenza della Confederazione italiana agricoltori condanna duramente gli atti irresponsabili e incivili di alcuni allevatori che hanno partecipato alla manifestazione di ieri a Roma davanti alla Camera e al Senato.Sono comportamenti inqualificabili e inammissibili perché le sedi parlamentari, come giustamente ha affermato il presidente della Camera Luciano Violante, sono luoghi intangibili.

La Presidenza della Confederazione italiana agricoltori si dissocia da questi assurdi atteggiamenti e sottolinea che ogni rivendicazione deve essere condotta in modo democratico con civiltà e correttezza.Nella grave vicenda della Bse, che ha provocato pesanti danni agli allevatori, la Cia, nella sua piena autonomia, ha sempre mantenuto un comportamento di grande responsabilità, cercando, attraverso un confronto costruttivo con le istituzioni ad ogni livello, di individuare i problemi e trovare una loro adeguata soluzione.Comportamento libero da qualsiasi condizionamento esterno e che ha contraddistinto tutte le manifestazioni di piazza che si sono svolte in questi giorni in Italia su iniziativa della Cia.

La Presidenza della Confederazione italiana agricoltori ritiene che, pur di fronte alla drammatica emergenza e alle forti preoccupazioni dei produttori, non bisogna mai trascendere con gesti inconsulti e andare addirittura ad offendere le istituzioni della nostra Repubblica, verso le quali è dovuto il massimo rispetto. L’agricoltura oggi ha bisogno più che mai del consenso e della solidarietà dell’intero Paese e questi si ottengono solo con il dialogo, con la chiarezza, con la trasparenza, con gli atteggiamenti civili.

Gli incidenti di ieri, secondo la Confederazione italiana agricoltori, non fanno altro che danneggiare l’immagine stessa della nostra agricoltura che ha sempre dato ampie dimostrazioni di correttezza e di rispetto istituzionale.

La Presidenza della Confederazione italiana agricoltori ritiene, quindi, indispensabile che, davanti all’aggravarsi della situazione e all’esigenza di un confronto serio e costruttivo con il Paese, il mondo agricolo e le sue organizzazioni professionali ritrovino la loro unità e procedano in maniera univoca per far uscire il settore dalla crisi e riprendere il cammino di uno sviluppo sano e duraturo. Di qui l’invito a Coldiretti e Confagricoltura a ricercare opportune convergenze sia per tutelare la salute dei consumatori sia per difendere gli interessi dei produttori.

Le divisioni, secondo la Confederazione italiana agricoltori, sono dannose e rischiano di generare fatti incresciosi come quelli di ieri. L’agricoltura è patrimonio di tutti e non può essere il terreno per personalismi e particolarismi, o atteggiamenti di superficialità.

La Presidenza della Confederazione italiana agricoltori giudica, dunque, l’unità del mondo agricolo la strada maestra da intraprendere e percorrere fino in fondo, sviluppando il metodo della concertazione che ha sicuramente dato risultati positivi. Chiunque pensi il contrario deve dirlo chiaramente e assumersi le proprie responsabilità di fronte agli agricoltori e alla società.

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ATTUALITA'

Aziende di trasformazione pomodoro

campagna 2000/2001

In questi giorni si sta elaborando il testo del nuovo accordo interprofessionale sul pomodoro trasformato.

Alla luce dei problemi relativi alla definizione dell’obiettivo di trasformazione, rendiamo noti i dati della campagna precedente. Riportiamo di seguito la tabella.

Il trasformato al sud è rimasto, all’incirca, uguale a quello del 1999/2000, pertanto gli incrementi maggiori ci sono stati al nord.

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DAL TERRITORIO

Latina: costituito un Comitato in difesa

degli allevatori

A seguito della grave crisi che ha colpito il settore zootecnico, si è costituito, in provincia di Latina, su iniziativa della Confederazione italiana agricoltori, della Confagricoltura e dell’Associazione allevatori Aprolat il Comitato di difesa "Salviamo Orazio e Clarabella" con lo scopo di individuare i fattori dei danni economici causati dal diffondersi della Bse.

Il Comitato ribadisce che gli allevatori hanno sempre operato nel rispetto delle norme sanitarie vigenti utilizzando prodotti certificati e regolarmente immessi sul mercato per l’alimentazione degli animali, che non condividono l’adozione di provvedimenti di abbattimento indiscriminato di tutti i capi di un allevamento per un’unica positività, che non si ritengono colpevoli, ma vittime di un’emergenza nazionale che sta sconvolgendo l’intero settore.

Il Comitato intende garantire, anche attraverso azioni di più corretta informazione, la sicurezza alimentare dei consumatore e salvaguardare la filiera zootecnica provinciale e nazionale.

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APPUNTAMENTI

Cia del Piemonte: mostra-mercato su prodotti

agricoli ed artigianali della montagna

La Confederazione italiana agricoltori del Piemonte ha organizzato una mostra-mercato di prodotti agricoli ed artigianali delle vallate alpine piemontesi che si svolgerà dal 2 al 4 febbraio prossimi in Piazza Carignano a Torino.

Nel corso della manifestazione, alla quale parteciperanno numerosi produttori agricoli provenienti dalle zone montane di tutte le provincie piemontesi, i consumatori potranno acquistare formaggi Dop come il Castelmagno, la Robiola di Roccaverano, la Toma del Piemonte, i mieli di acacia, di erica e di castagno, il salame di patate, vini Doc, pane casareccio, dolci delle valli, torte di nocciole della Langa di Cortemilia e rare erbe officinali della Val Pellice.

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DOCUMENTI

Il seminario della Cia sulle Politiche Strutturali

in Agricoltura

Pubblichiamo l’introduzione svolta da Rosanna Contri al seminario della Cia sulle Politiche strutturali

in agricoltura che si è svolta a Roma lo scorso 25 gennaio.

L’introduzione di Rosanna Contri

Siamo arrivati ormai alla fase attuativa di quel complesso di regolamenti comunitari che ha riformato la programmazione dei fondi strutturali e dello sviluppo rurale per il periodo 2000/2006.

Alcuni ritardi ci sono stati e ci sono ancora -basti pensare ai Psr del Mezzogiorno che non sono ancora stati approvati, ad eccezione della Sicilia, ai complementi di programmazione non tutti definiti- ma ora molti aspetti sono funzionali, le ripartizioni finanziarie stabilite e così le anticipazioni ed è quindi sul terreno dell’attuazione dei programmi che il nostro paese dovrà dimostrare di saper utilizzare le risorse dei Fondi strutturali e le opportunità comunitarie.

Sentiamo il bisogno di ragionare insieme su alcune problematiche che emergono dai programmi e dalle scelte operate nel territorio, di iniziare una riflessione critica per delineare indicazioni di aggiustamento in previsione di prossime verifiche dei piani di sviluppo rurale e dei piani operativi regionali.

Su concertazione e partenariato, validamente attivati nella prima fase di programmazione e disattivati allo stadio dei programmi attuativi -così come, per altro, si è verificato in tutti gli altri paesi europei e lo hanno sottolineato il Copa e il Comitato Consultivo sviluppo rurale- va detto che occorre risollevare il problema, cioè la necessità del metodo e dello strumento, rifarsi sentire ovunque, svolgere un ruolo concreto di proposta, di stimolo e di controllo.

Delle problematiche emergenti dall’analisi dei programmi regionali vanno sottolineati alcuni aspetti.

1) Vi è un ampliamento a dismisura della dimensione finanziaria dell’agroambiente nei Psr. Certo per l’obbligatorietà, vincolata dalla Commissione; certo per il peso degli impegni pregressi assunti dalle Regioni nella programmazione 1997-99, che costituiscono una pesante ipoteca sulle dotazioni finanziarie dei nuovi Psr, anche senza che si possano riscontrare effettivi risultati ambientali, ma la sottolineatura cade sulla "dismisura".

2) Nel centro-nord si è scelto di attivare un gran numero di misure, una grande quantità di interventi con dotazione finanziaria esigua, di modo che sarà difficile raggiungere gli obiettivi che ci si propone.

3) Le potenzialità di intervento, implicite nell’articolo 33 del regolamento quadro sullo sviluppo rurale (1257/99) che parla di "promozione dell’adeguamento e dello sviluppo delle zone rurali" e cioè propone l’integrazione tra agricoltura ed attività non agricole, con un impatto potenzialmente più significativo sull’economia locale, non sembrano essere state colte, né nei Psr né nei Por.

Per quanto riguarda il primo punto, è chiaro che per le regioni dell’obiettivo 1 è insufficiente la disponibilità finanziaria per l’attuazione dei nuovi interventi e l’obiettivo principale dei Psr diventa quello di assicurare la continuità degli interventi della passata programmazione (peraltro sollecitata dal reg.to 2603/99); per le regioni fuori obiettivo 1 poi c’è il dato del 45 per cento delle risorse complessive di sviluppo rurale destinate alle misure a carattere ambientale.

E qui vale la pena chiedersi se l’esigenza di velocizzare l’impiego delle risorse, indotta dai meccanismi del Feoga-garanzia, non possa avere creato distorsioni sulle scelte attuate a livello locale. L’impiego delle assegnazioni della sezione garanzia del Feoga, infatti, deve essere effettuato entro l’anno di riferimento e quindi è presumibile che si preferiscano interventi di facile attuazione e che consentano livelli soddisfacenti di spesa, anche a scapito di azioni più efficaci ma con tempi di realizzazione più lunghi.

Il Feoga-garanzia come strumento di sostegno per lo sviluppo rurale è questione rilevante oggi e per il futuro: offre sì opportunità di integrare politiche di mercato e sviluppo rurale con flessibilità nell’uso dei fondi, ma appare poco adatto alla logica dei Fondi strutturali che richiedono un’attuazione nei tempi lunghi; porta con sé rischi di mancata utilizzazione di risorse pubbliche; non ammette la possibilità di concessione di anticipi per l’avvio di operazioni di investimento; in caso di pagamenti inferiori al 75 per cento delle previsioni di spesa, fa scattare la decurtazione di risorse nell’esercizio successivo.

Sul monitoraggio degli stati di avanzamento della spesa regionale dobbiamo avere un’attenzione precisa, così come sulle questioni che pone lo strumento Fondo rispetto alle esigenze di intervento.

Per quanto riguarda il secondo punto, la preoccupazione per la polverizzazione delle risorse, l’effetto spalmatura su quasi tutte le 22 misure previste dal Psr, che rende insignificante l’intervento, oltre che i criteri generali di concentrazione e di efficacia, deve farci pensare per proporre delle correzioni che rendano reali, appunto, questi criteri.

Correzioni dei Psr devono essere giustificate e approvate dalla Commissione, anche se il regolamento 1750/99, applicativo del regolamento generale sullo sviluppo rurale, introduce una distinzione tra modifiche rilevanti e di minore entità e quindi sembra offrire l’opportunità di esercitare anche per i Psr una autonomia locale nel senso della sussidiarietà.

Circa le possibilità offerte dal Fesr, il fondo europeo di sviluppo regionale, nelle regioni del centro-nord non abbiano notizie di utilizzo a vantaggio del comparto agricolo.

Si tratta di un fondo che, come noto, oltre ai finanziamenti di infrastrutture consente il finanziamento del trasferimento di tecnologia, la raccolta e la diffusione dell’informazione, l’organizzazione comune delle imprese, l’attuazione dell’innovazione aziendale su scala regionale.

Sul terzo punto e cioè sulle potenzialità non colte nelle misure di adeguamento e sviluppo delle zone rurali, c’è parecchio da riflettere.

Per la diversificazione aziendale ed economica e le infrastrutture ed i servizi sono riservate scarsissime risorse finanziarie globali (in dettaglio il reg.to 1257/99 parla di commercializzazione di prodotti di qualità, di sviluppo di attività plurime e di fonti alternative di reddito, d’incentivazione di attività turistiche o artigianali, di rinnovamento dei villaggi e protezione a tutela del patrimonio rurale, di gestione delle risorse idriche in agricoltura, di miglioramento delle infrastrutture rurali, di servizi essenziali per l’economia e la popolazione, l’ingegneria finanziaria).

Nel centro-nord solo il 4 per cento delle risorse complessive è destinato alle 3 misure succitate di commercializzazione dei prodotti agricoli di qualità, diversificazione e incentivazione delle attività turistiche o artigianali. Nel Mezzogiorno, si vedrà meglio con i complementi di programmazione, in fase di definizione, ma già ora sappiamo che le misure agricole e di sviluppo rurale sono inserite prevalentemente nell’asse 4- Sistemi locali, con un peso finanziario degli interventi Feoga nei Por pari mediamente al 20 per cento rispetto alle risorse complessive dei Fondi strutturali.

Sappiamo anche che in alcuni casi, per non fare nomi la regione Puglia, si è utilizzato il Feoga per interventi extragricoli.

Le misure di cui parliamo non sono più limitate alle zone dell’obiettivo 1 e dell’obiettivo 2, ma coprono l’intero territorio dell’Ue ed inoltre i potenziali beneficiari non sono più solo gli agricoltori, ma più generalmente chi svolge attività in contesti rurali.

E’ anche vero poi che a tutt’oggi la Commissione ha ribadito un’interpretazione restrittiva per le misure di diversificazione richiamate sopra, di fatto limitando all’agriturismo la tipologia di diversificazione ammessa per le aziende agricole.

In sostanza, nell’attuale fase di programmazione, si può dire che, l’enfasi data allo sviluppo rurale e all’approccio integrato nella fase preparatoria, nella realtà dei Piani non trova molto riscontro.

La preoccupazione che avevamo espresso, anche attraverso la lettera inoltrata al presidente del Consiglio Giuliano Amato nell’aprile 2000, sul non sufficiente spazio che l’agricoltura rischiava di avere nei programmi attuativi per l’utilizzo dei Fondi strutturali e nel campo della programmazione negoziata, trova una qualche conferma.

La valorizzazione dell’agricoltura nelle politiche di sviluppo e coesione che avevamo sollecitato in un nostro convegno nazionale di fine 1999, rimane ancora valida come indicazione di necessità.

Quindi attrezzarsi per richiedere alcune correzioni nei documenti di programmazione, rilanciando la concertazione e il partenariato, sarebbe utile ed opportuno, perché in essi si possano inserire strumenti più innovativi.

Per i Psr del centro-nord abbiamo detto sopra, per i Por è già prevista dal regolamento sui Fondi strutturali la possibilità di apportare modifiche attraverso i complementi di programmazione e il parere dei comitati di sorveglianza e senza ripassare dalla Commissione.

Certo, la non adeguata disponibilità di fondi è un problema, ma l’esercizio da parte delle autorità di gestione di una maggiore responsabilità per scelte più concentrate, efficaci e integrate rimane un’esigenza da rimarcare.

Più in generale poi, a condizionare il respiro delle nostre proposte, sono alcuni dati di fatto e cioè lo sforzo finanziario comunitario per le azioni strutturali che non va oltre il 30 per cento del bilancio comunitario agricolo e con un andamento decrescente tra il 2000 e il 2006 e le nuove misure di sviluppo rurale e di accompagnamento, finanziate dal Feoga garanzia, che sono una quota esigua rispetto al 43 per cento delle spese della Pac mercati.

Il riequilibrio tra spesa agricola e spesa strutturale auspicata in sede di preparazione di Agenda 2000 non si è realizzato e così pure l’ampliamento della spesa strutturale nel bilancio comunitario.

Dotare di finanziamenti adeguati le misure per la diversificazione, concentrare le dotazioni finanziarie su un numero più limitato di misure e più in generale lo spostamento del baricentro della Pac a vantaggio dello sviluppo rurale e della multifunzionalità della agricoltura, potrebbero essere tra i primi aspetti correttivi da discutere.

A proposito dell’esigenza di una differente caratterizzazione dei programmi regionali nel senso dell’integrazione e della attivazione di misure non tradizionali, i Progetti Integrati, settoriali e territoriali (Pit) possono essere una modalità operativa interessante per il futuro. Complessa, difficile, che va conosciuta e di cui va valutato il vantaggio comparato, ma un possibile sbocco ravvicinato per le aree dell’obiettivo 1 e pienamente coerente con la programmazione dello sviluppo anche nelle aree dell’obiettivo 2.

Dal Qcs ai Por ai complementi di programmazione, la configurazione concettuale e operativa del Pit è stata definita con il supporto del Mtbpe, il quale ha elaborato le linee guida e l’intero assetto metodologico della progettazione integrata a supporto della programmazione regionale.

Tranne la Sardegna, tutte le regioni dell’obiettivo 1 hanno già indicato nei Por l’adozione della modalità operativa Pit, individuando regionalmente possibili ambiti di applicazione in sub aree o distribuendo le risorse alle province, quindi con percorsi di programmazione dall’alto o con forte stimolazione del territorio. La scelta si è posta tra queste due tipologie.

Alcune regioni hanno già deciso l’ammontare delle risorse da attribuire al complesso dei Progetti integrati, confermandolo nei complementi di programmazione: la Puglia il 10 per cento con distribuzione nei due trienni, la Campania il 40 per cento del proprio piano finanziario, la Sicilia il 50 per cento.

Sono percentuali molto consistenti, forse troppo, quelle di queste due ultime regioni.

È vero che l’integrazione rientra tra i criteri fondamentali per l’assegnazione della riserva di performance (4 per cento + 6 per cento) agli interventi che dimostrino, a metà percorso, i più elevati indici di efficienza ed efficacia. È vero, come sostengono al Tesoro, che le amministrazioni provinciali possono avere un più fresco entusiasmo progettuale, rispetto a quelle regionali, ma il rischio del disimpegno automatico dei fondi, se non utilizzati, esiste, così come la complessità del meccanismo Pit, definibile con la somma di diverse misure, diversi assi e diversi fondi (non c’è un finanziamento specifico Pit).

Alcuni sostengono che quella dei Pit è una programmazione periferica troppo spinta rispetto al livello di professionalità non adeguato dei Comuni e delle Provincie.

Credo che noi dovremmo suggerire prudenza e realismo, ma anche insistere per una forte accelerazione nelle realtà o negli snodi problematici più maturi.

Ad esempio in Calabria ci sono le condizioni per partire con un Tavolo tecnico che raccolga soggetto promotore della filiera agroalimentare regionale e realtà interessate al Pit, in sintonia con la società intermediaria Alimentaria, che ha una convenzione in atto con la Cia nazionale e con le organizzazioni agricole regionali ed anche con gli assessorati competenti della Regione per la costruzione dell’organismo intermediario.

Il partenariato deve essere attivo, perché non può esserci Pit se non sostenuto da tutti i soggetti che poi lo utilizzeranno e come organizzazione dovremmo essere favorevoli ad un processo più a sportello che a Bando/Asta, in modo da elevare la qualità della progettazione e non rastrellare il meno peggio che può provenire dal territorio. Questo è quello che molti pensano abbia insegnato invece l’esperienza dei Patti territoriali. Vale la pena ricordarlo perché il Qcs prevede che i Pit possano essere attuati anche tramite gli strumenti della programmazione negoziata.

L’Italia ha evitato la scelta della Sovvenzione Globale in questa fase di programmazione, in parte per il giudizio negativo riguardante le esperienze passate che la Commissione ha condiviso, in parte per gli alti costi dell’intermediazione ed infine perché giudicata inadatta alla vastità delle operazioni implicate dai Pit.

- Alla velocizzazione della capacità di spesa regionale credo che dovremmo prestare un’attenzione ed un controllo particolari in questa nuova programmazione, per contribuire a fare sì che i meccanismi di premialità possano portare a risorse aggiuntive, con le previste riserve di efficacia e di efficienza (4 per cento riserva comunitaria e 6 per cento riserva nazionale per l’Obiettivo1) e per denunciare i pericoli di penalizzazione per i produttori che potrebbero provenire dal disimpegno automatico dei Fondi in caso di lentezze gestionali. Da tenere presente il fatto che il meccanismo di penalizzazione, in caso di pagamenti inferiori alle previsioni di spesa, si applica subito nell’anno successivo per i Piani di sviluppo rurale, mentre per i Fondi strutturali a due anni di distanza dall’impegno di spesa.

- Anche le procedure che si adottano per l’attuazione delle misure dei Piani sono un dato importante che può fare la differenza, in termini di opportunità economiche tra regione e regione.

Abbiamo chiesto di fare una verifica comunitaria sull’argomento, ma su scala nazionale sarebbe utile, ad esempio, sapere come fare fronte alla richiesta di alcune regioni che, per le misure di intervento aziendale, esigono indici di efficacia vincolanti e nel complesso escludenti, sulla falsariga di quelli previsti dalla L. 488 per il settore industriale.

Proponiamo che un lavoro di approfondimento si avvii al più presto, d’intesa con i ministeri competenti, perché indici quali il quoziente di liquidità, di disponibilità e copertura finanziaria e di margine strutturale abbiano più attinenza con la realtà dell’agricoltura.

- Un problema serio per le nostre produzioni mediterranee, ortofrutta, vino e olio, l’ha comportato l’esclusione dal sostegno Feoga delle misure a carattere strutturale rientranti nel campo di applicazione delle varie Ocm (art. 37 reg.to 1257/98).

Nel comparto vitivinicolo, la riforma dell’Ocm ha riparato introducendo la possibilità di interventi di ristrutturazione e riconversione a tassi di cofinanziamento più convenienti dei fondi strutturali; nell’olivicoltura le azioni strutturali sono vincolate al rispetto del potenziale produttivo esistente, essendo vietati nuovi impianti dal maggio 1998; nell’ortofrutta sono ammesse eccezioni per quelle realtà regionali in cui i piani operativi delle Organizzazioni di produttori non hanno risorse finanziarie sufficienti a coprire i fabbisogni.

Sono eccezioni che occorre capire quanto hanno consentito di intervenire sui bisogni, tenuto conto che la precedente programmazione aveva fornito lo strumento Moc, le Macro Organizzazioni Commerciali a servizio della valorizzazione commerciale delle produzioni agricole meridionali (nella relazione annuale della Commissione sui Fondi Strutturali si legge che il Mipaf ha impegnato tutte le risorse previste a favore delle 14 Moc, ma il loro tasso di esecuzione raggiunge attualmente soltanto il 22 per cento).

Credo che il nostro lavoro di organizzazione professionale, associazioni di prodotto e cooperazione, sulle politiche strutturali, vada messo in rete, perché oggi ancora non lo è, per conseguire benefici e risultati, per avere continuamente aggiornato il quadro delle possibilità, delle esigenze non soddisfatte e quindi delle sollecitazioni da portare avanti insieme. È un metodo di lavoro che proponiamo alla discussione.

- Un certo ritorno economico per le misure agroambientali e per le aree svantaggiate dei Psr avrebbe potuto derivare dalla riduzione degli aiuti diretti alle aziende, se si fosse attivata la modulazione (reg.to 1259/99 art. 4).

Si tratta di una "possibilità" che gran parte dei paesi europei ha scelto di non percorrere, ad esclusione del Regno Unito e della Francia che ha in atto una revisione critica dell’esperienza.

Siamo prossimi a quella che la Commissione definisce la tappa di revisione intermedia delle politiche comunitarie e forse in quel contesto è utile porre una richiesta di revisione complessiva del meccanismo "modulazione" che superi l’impostazione da leva fiscale, introducendo direttamente e non surrettiziamente parametri innovativi di sostegno aziendale, riferiti in primo luogo a comportamenti imprenditoriali e di ordinata commercializzazione.

- Sul premio di primo insediamento per i giovani agricoltori esprimiamo una forte preoccupazione, perché allo stato delle cose, con l’interpretazione della Commissione del 13/12/2000 contraria a che siano dati contributi a imprenditori già insediati, con le lunghe liste regionali di domande inevase per assenza di disponibilità finanziarie, con i casi numerosi di giovani imprenditori che negli anni ‘98 e ‘99 non hanno potuto accedere al premio per la mancanza di bandi e ora rimarrebero tagliati fuori, rischiamo di non poter dare risposte sufficienti e di provocare ingiustizie.

Già per quanto riguarda il requisito dell’età, una modifica del reg.to 1750/99 ha consentito, straordinariamente e per le domande presentate per la prima volta nel 2000, che il requisito dei 40 anni sia posseduto all’atto della presentazione della domanda e non al momento della concessione del sostegno, ma questo per ora è servito solo alle regioni fuori obiettivo1.

L’esigenza di poter procedere all’esaurimento degli elenchi di domande pregresse e di ottenere una sanatoria per tutte le domande presentate nel 2000, anche per le incertezze e le novità interpretative che hanno travagliato la vicenda, rimangono principi che l’organizzazione deve continuare a portare avanti.

- Per quanto riguarda il pagamento delle misure di Sviluppo rurale (Feoga garanzia) e il rapporto con Regioni e Agea, occorre dire che la macchina va registrata meglio ed in questo siamo impegnati.

Incontri periodici, almeno mensili, si terranno al Mipaf con le Organizzazioni professionali e l’Agea (dal 16 ottobre 2000 ha sostituito l’Aima) e noi avremmo preferito che questo avvenisse anche alla presenza delle regioni.

Abbiamo un confronto aperto con Agea per procedere all’allargamento della Convenzione di collaborazione, a partire dalle misure agroambientali. Analogamente si è proceduto per lo snellimento delle procedure di raccolta delle dichiarazioni delle superfici vitate, mediante accordo con le OO.PP.AA. e le cantine sociali, dal momento che le dichiarazioni presentate non arrivavano al 5 per cento di quanto previsto.

Per le regioni del Mezzogiorno non ci dovrebbero essere molti problemi, dal momento che prosegue l’esperienza iniziata nel 1996, con la sola aggiunta delle domande per il pagamento dell’indennità compensativa; per le Regioni del centro nord, invece, tutta l’attivazione del Psr passa ex-novo attraverso la sezione Garanzia, con la conseguente esigenza di un’organizzazione di gestione da mettere a punto nell’anno finanziario.

Inoltre, per quanto riguarda l’uniformità delle procedure, ancora non ci siamo, perché non esiste una modulistica unica per tutto il territorio nazionale e questo credo sia l’obiettivo prioritario da raggiungere.

Su tutta questa materia e sulle forme della sussidiarietà ci sarà un seminario nazionale Cia il 12 e 13 febbraio.

Qui interessa sottolineare che l’azione combinata tra istituzioni e organizzazioni agricole, su scala nazionale e regionale, ha un valore perché le misure previste nei Psr abbiano concreta realizzazione, le performance di spesa delle varie regioni non abbiano cali, il monitoraggio e il controllo siano efficaci.

Le iniziative comunitarie

Un capitolo d’attenzione specifico del nostro lavoro va riservato alle iniziative comunitarie, Leader +, Interreg, Urban II e Equal.

Stiamo impostando rapporti funzionali con le amministrazioni centrali capofila che sono, per Interreg e Urban (Fesr) il Ministero dei lavori Pubblici, il Ministero del lavoro per Equal (Fse) e il Mipaf per Leader + (Feoga orientamento).

Nel periodo 2000-2006 le I.C. assorbiranno il 5,35 per cento dei fondi strutturali.

In Italia arriveranno 1.172 milioni di Euro, circa 2000 miliardi di lire, l’11 per cento del pacchetto comunitario.

Per il programma Leader + sono previsti 284 milioni di Euro, circa 560 miliardi di lire, il cui piano di riparto tra le Regioni e le provincie autonome è già stato approvato. Sui Leader siamo alla 3ª fase di programmazione e per le prime due fasi non possiamo dire che le capacità di spesa siano state adeguate alle aspettative ed anche all’interesse suscitato.

Nel 1999 i programmi Leader II sono stati oggetto di riprogrammazione per tenere conto del reale livello di esecuzione e, secondo i dati della Commissione, i programmi sono stati conclusi per quanto riguarda gli stanziamenti di impegno, ma l’avanzamento dei pagamenti è modesto e va dal 4 per cento della Toscana al 45 per cento dell’Emilia Romagna.

Alla data del 18 novembre 2000 tutti i programmi regionali sono stati trasmessi a Bruxelles, tranne quelli di Puglia e Abruzzo che hanno richiesto altri mesi di tempo e che bisognerebbe accelerare e si prevede che l’istruttoria, che si svolgerà in parallelo tra Commissione e Mipaf, durerà almeno 5 o 6 mesi.

Dovremo fare una riflessione precisa per capire se davvero l’utilizzo dell’unico fondo Feoga orientamento, che è la novità del Leader +, sarà un opportunità per l’agricoltura, nel senso di far emergere con maggiore chiarezza il senso da dare allo sviluppo rurale, se non ci sarà dispersione di progetti, ma selezione e consolidamento delle esperienze di eccellenza realizzate negli anni passati, se si riuscirà a fare rete tra i Piani di azione locale.

A tutt’oggi nessuno è ancora in grado di fare una riflessione di tale natura, ma è sicuramente un obiettivo da porsi a breve.

Il Fse può inoltre essere un interessante strumento complementare nell’iniziativa Leader +, un ulteriore supporto ai progetti di sviluppo rurale, attraverso piani di formazione di classi dirigenti locali, di promozione di competenze nell’ambito dei progetti di Patti territoriali, di preparazione di figure professionali come gli agenti di sviluppo.

Per il periodo 2000-2006 Urban II sarà dotato di circa 200 miliardi di lire e riguarderà 10 città italiane, 5 nel Mezzogiorno e 5 nel centro-nord.

Interreg potrà contare su circa 750 miliardi di lire per promuovere sviluppo e integrazione attraverso cooperazione transfrontaliera, transnazionale e Interregionale.

Equal è un iniziativa mirata a combattere l’esclusione sociale ed ogni forma di discriminazione nell’accesso al mercato del lavoro, si concentrerà su un numero limitato di grandi progetti, basati su forme di partenariato che in questa fase di programmazione saranno anche nazionali.

Ha in dotazione 750 miliardi di lire e il ministero del Lavoro ha già predisposto una Proposta di programma che è oggetto di trattativa con la Commissione. Nella fase attuativa credo che, con il coordinamento donne-impresa della Cia, dovremmo valutare le opportunità offerte da Equal e proporre possibili iniziative.

Gli strumenti della programmazione negoziata in agricoltura: patti territoriali e contratti di programma.

Nonostante tutti gli scetticismi e le perplessità, i tanti ritardi, l’inefficienza burocratica e l’incertezza procedurale, l’attenzione su questi strumenti di promozione dello sviluppo locale è tuttora assai elevata, così come le aspettative.

I fatti dicono che, nonostante il ritardo* con cui la programmazione negoziata è stata estesa all’agricoltura, sono stati centinaia i patti monotematici agricoli e agroindustriali e decine i contratti di programma presentati nel 2000 in tutte le zone del paese, in cui siamo stati soggetti promotori come organizzazione e partecipi negli organismi dirigenti.

Abbiamo giudicato questo un segnale di grande vitalità del settore e di capacità di cimentarsi su terreni complessi e di progettualità innovativa.

Si è però parlato anche di "febbre pattizia", di opportunismi da parte degli attori locali, di mero localismo metodologico e probabilmente c’è del vero anche in questo.

Oggi i patti territoriali possono concretamente partire e fare arrivare le risorse alle iniziative imprenditoriali. Occorre mobilitare, in alcuni casi risvegliare, i soggetti promotori dei Patti, riprendere in visione le iniziative presentate, vagliare quante non abbiano avuto istruttoria bancaria positiva e in tal caso ricercare altri canali di finanziamento regionale. Anche se mancano i decreti che il ministero del Tesoro dovrà fare per ogni Patto, non c’è solo da attendere, ma anche da ricominciare ad attivarsi.

Parliamo dei 91 patti specializzati della graduatoria del 30 giugno 2000 del Mtbpe con istruttoria positiva, 67 nel Mezzogiorno (25 Sicilia, 16 Campania, 11 Puglia, 9 Sardegna, 3 Calabria, 2 Molise, 1 Basilicata) e 24 nel centro-nord (6 Piemonte e Toscana, 5 Veneto, 2 Umbria, Marche e Liguria e 1 Emilia Romagna), tutti dichiarati finanziabili e per i quali la Legge finanziaria all’art. 124 ha stanziato le risorse.

Sono 2216 miliardi del fondo aree depresse (600 miliardi già stanziati e 1616 per il 2001), per la parte relativa alle iniziative imprenditoriali dei patti, mentre le iniziative infrastrutturali sono a carico delle Regioni, a cui vanno aggiunte le risorse private che portano a 3764 miliardi gli investimenti totali. A tutti i progetti si applicherà il regime di agevolazioni massime in vigore nella passata programmazione e cioè il 75 per cento per le zone dell’obiettivo 1 e il 55 per cento per il centro-nord (percentuali che, con il nuovo quadro comunitario di sostegno, sono scese rispettivamente al 50 per cento e 40 per cento).

Nei patti territoriali troviamo migliaia di iniziative, in misura prevalente di ditte individuali, con progetti di qualità e rilancio delle produzioni tipiche, di riorganizzazione delle filiere nell’allevamento, di innovazioni nei principali comparti produttivi dall’ortofrutta, alle carni, ai fiori, all’agriturismo.

Non si può ancora fare un bilancio dell’esperienza dei patti territoriali agricoli e agroindustriali, ma valutazioni attente già sono state fatte sulle esperienze generaliste.

Esse portano a dire che il vero "vantaggio comparato" del Patto, se modesto nel campo delle realizzazioni micro economiche, frutto degli incentivi diretti, è quello di agire sul miglioramento del contesto esterno alle imprese e sulla riduzione delle diseconomie ambientali.

Emergono asimmetrie tra i modelli che i Patti si prefiggono e la realtà, ma ha conquistato consenso il metodo della concertazione, l’importanza strategica della rete e della cooperazione, la percezione del peso del contesto locale e dell’identità del territorio.

"La scommessa del patto, se non ancora vinta, merita di essere fatta", si sostiene in un indagine del prof. Cersosimo, dell’Università della Calabria. A condizione poi che il Patto non continui a rimanere uno strumento giuridicamente indeterminato ed in evoluzione continua, privo di meccanismi sanzionatori e quindi terreno di comportamenti opportunistici, ma continui a riscuotere un interesse politico congruo con l’ottica dello sviluppo locale e della responsabilizzazione dei soggetti economici e sociali.

Alcuni spunti di riflessione per il nostro lavoro:

1) nel merito di questa tumultuosa progettazione dal basso, è tutto da verificare il raccordo tra la dimensione locale dei patti e le politiche regionali, i rapporti tra l’agricoltura e le filiere industriali e commerciali;

2) abbiamo sempre pensato che un partenariato motivato e vivace potesse essere una delle chiavi del successo dello sviluppo territoriale durevole, ma l’esperienza di diversi patti generalisti dice che il partenariato dura fino a che arrivano i soldi e dopo si scioglie e questo non va bene e dobbiamo essere avvertiti rispetto a questo rischio;

3) per le prospettive future i patti saranno di totale competenza regionale, cioè aspetti di progettazione integrata (più sopra abbiamo detto che i Pit si possono attuare attraverso gli strumenti della programmazione negoziata, anche se non possono essere una sommatoria di patti territoriali) e dovranno superare il carattere di specializzazione monotematica: un lavoro è appena iniziato tra Mtbpe e regioni per impostare il nuovo percorso e noi dovremmo cercare di non essere tenuti ai margini, ma di essere coinvolti da subito;

4) sulla progettazione, sull’assistenza alle aziende nella fase attuativa dei progetti, e l’attivazione di forme di partenariato, avremmo bisogno di investire come organizzazione, nel senso di promuovere nuove professionalità, indirizzi di lavoro, strumenti societari, strategie formative e anche questi dovrebbero rientrare tra gli argomenti della prossima Conferenza nazionale sui servizi che la Cia ha in programma.

Sui contratti di programma e gli interventi per il rafforzamento e lo sviluppo delle imprese di trasformazione e commercializzazione, di cui all’art. 13 comma 1 del decreto legislativo 173/98, il giudizio è fortemente critico.

Risorse scarse, cooperazione snobbata, interlocutori in continuo cambiamento, procedure incerte se non oscure.

Per la rilevanza e la dimensione progettuale espressa, questi capitoli dovrebbero rimanere di competenza nazionale, ma se così sarà, serviranno ben altra autorevolezza istituzionale e dotazione economica.

Per gli aiuti alle imprese di trasformazione e commercializzazione, con dotazione di 140 miliardi nel 2000, sono stati approvati 8 Pom (Programmi multiregionali), il 70 per cento delle risorse è finito a Parmalat e Citterio cioè a industrie private, 54 programmi sono stati dichiarati idonei al finanziamento, ma senza risorse disponibili ed è ancora irrisolto il nodo di come si misura il trasferimento del vantaggio ai produttori, questione che per i produttori agricoli non è proprio un dettaglio.

Sui contratti di programma ci sono progetti per migliaia di miliardi e 900 miliardi di finanziamento pubblico complessivo per tutti i settori, di cui 765 per il Mezzogiorno. In Sicilia Cia e Coldiretti, attraverso il Consorzio Serricolo mediterraneo, hanno presentato un Contratto per la ristrutturazione di serre, in provincia di Caserta Cia, Coldiretti e Associazioni artigiane hanno presentato un contratto per la filiera bufalina, un contratto di programma è stato presentato da Italpatate, per fare solo qualche esempio.

Quattro grandi progetti presentati dalle cooperazione, Anca Legacoop e Confcooperative, sui quali avevamo notevoli aspettative, non hanno ancora avuto udienza: si tratta di Ortoserre, Appennino vivo Europa, Latte Qualità e Latte ovicaprino Sardegna, che ha già ottenuto il cofinanziamento della Regione per la parte agricola.

È di questi giorni la notizia che i contratti di programma saranno gestiti, valutati, selezionati dalla società Sviluppo Italia**: speriamo che sia la volta buona.

Sviluppo Italia, d’altra parte, secondo il mandato del Tesoro, dovrebbe accentuare la propria azione rispetto allo sviluppo dei sistemi locali di impresa, come supporto alle amministrazioni pubbliche centrali e locali per la progettualità, la programmazione finanziaria, la gestione degli incentivi, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alle aree depresse.

Nei fatti ad esempio, S.I. affianca la Regione Campania, per due anni, dal gennaio 2000, per l’utilizzo dei fondi di Agenda 2000.

Sul complesso delle tematiche della programmazione negoziata ciò di cui si è sentito assolutamente la mancanza è stato il coordinamento funzionale tra ministero del Tesoro, dell’Industria, dell’Agricoltura e Sviluppo Italia e la pratica della concertazione e dell’informazione trasparente con le organizzazioni del mondo agricolo. Un’esigenza questa da riproporre ancora con forza alla maggioranza che uscirà dalla prossima consultazione elettorale.

Quando si dice che le politiche strutturali e di sviluppo rurale sono il secondo pilastro della Pac, si può dire, in un certo senso, che dovrebbero diventarlo anche per la Cia.

Molti degli argomenti richiamati, oltre che obiettivo di iniziativa politica devono diventare banco di prova di livelli più elevati di professionalità, di competenza ed anche di progettazione e il tal senso va indirizzato il nostro lavoro futuro. Un lavoro che deve sempre più dare peso alla formazione, alla messa in rete delle esperienze, all’attuazione concreta dei contenuti delle politiche strutturali e di sviluppo rurale.

_____________

*Con ritardo si intende che l’agricoltura era esclusa dal campo di applicazione della legge 662/96, è stata ripescata nel decreto "Tagliacosti" n. 173/98 all’art. 10, finalmente regolamentata con la delibera Cipe dell’11 novembre 1999 e dotata di risorse finanziarie per i patti monotematici per l’agricoltura e pesca solo nel febbraio 2000, dopo di che si è attivato il ministero del Tesoro con l’apertura dei Bandi a scadenza 15 maggio 2000 e la graduatoria al 30 giugno 2000.

**Sviluppo Italia è la società di promozione e sviluppo del Mezzogiorno. Istituita il 2/01/99, ridefinita nella missione sociale a gennaio 2000 oggi con azionista unico il Mtbpe, ha riassorbito diverse società pubbliche (Ig Imprenditoria Giovanile, Itainvest-ex Gepi, Ribs, Insud-Sviluppo Sardegna, Finagra-zootecnica, Spi-incubatoi d’impresa ex Iri).

 

Nuove disposizioni comunitarie per le zone rurali

che presentano problemi strutturali molto gravi

e i giovani agricoltori.

(reg. Ce 2075/2000 del 29 settembre 2000 Guce L 246/46 del 30/09/2000)

Considerando l’attenzione suscitata nel corso del Seminario nazionale sulle politiche strutturali e pensando di fare cosa utile, pubblichiamo, per le parti interessate, il testo del regolamento che ha modificato alcuni aspetti relativi all’applicazione del regolamento sullo sviluppo rurale. Le novità prevedono:

- per la concessione del premio di primo insediamento ai giovani agricoltori, per le domande presentate per la prima volta nel 2000, il requisito dei 40 anni di età può essere posseduto all’atto di presentazione della domanda e non al momento della concessione del sostegno;

- per le aziende che non riescono a raggiungere i criteri di redditività e i requisiti minimi in materia ambientale e di igiene e benessere degli animali, previsti dall’art. 5 del regolamento Ce n. 1257/99 sullo sviluppo rurale, gli Stati possono prevedere, fino al 31 dicembre 2002, sostegni agli investimenti per importi inferiori a 50 milioni in modo che, nell’arco dei 3 anni, le aziende riescano a raggiungere le condizioni obiettivo (applicabile nelle aree dell’Obiettivo 1, come ha già fatto la Regione Calabria ed anche nelle zone dell’Obiettivo 2, salvo approfondita motivazione).

Regolamento (Ce) n. 2075/2000 della Commissione del 29 settembre 2000 che modifica il regolamento (Ce) n. 1750/1999 recante disposizioni di applicazione del regolamento (Ce) n. 1257/1999 del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (Feaog)

La Commissione delle Comunità europee

Visto il trattato che istituisce la Comunità europea,visto il regolamento (Ce) n. 1257/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (Feaog) e che modifica ed abroga taluni regolamenti(1), in particolare l’articolo 50, considerando quanto segue:

(1) durante il periodo di adozione dei documenti di programmazione contenenti misure per lo sviluppo rurale di cui all’articolo 40 del regolamento (Ce) n. 1257/1999, si è riscontrato che alcune disposizioni di applicazione del regolamento (Ce) n. 1750/1999 della Commissione, del 23 luglio 1999, recante disposizione di applicazione del regolamento (Ce) n. 1257/1999(2) non consentivano di affrontare tutte le situazioni che avrebbero potuto presentarsi.

(2) Il presente regolamento intende pertanto chiarire o completare tali disposizioni per consentire un’applicazione più armoniosa del regolamento (Ce) n. 1750/1999 a tutte le misure di sviluppo rurale, sia quelle inserite nella programmazione relativa alle regioni dell’obiettivo 1 o 2, sia quelle che formano parte della programmazione relativa allo sviluppo rurale. Pertanto, la maggior parte delle modifiche deve avere la stessa data di applicazione del regolamento (Ce) n. 1750/1999, ossia il 1o gennaio 2000.

(3) L’esame dei documenti di programmazione ha rivelato che è molto difficile, per le aziende agricole situate in zone rurali che presentano problemi strutturali molto gravi, soddisfare le condizioni necessarie per ottenere un sostegno agli investimenti, previste all’articolo 5 del regolamento (Ce) n. 1257/1999. Occorre permettere agli Stati membri di accordare, per piccoli investimenti, un periodo di tempo per conformarsi a tali condizioni.

(4) Per quanto riguarda l’insediamento dei giovani agricoltori, a norma dell’articolo 5 del regolamento (Ce) n. 1750/1999 le condizioni di cui all’articolo 8, paragrafo 1, devono essere soddisfatte al momento in cui viene presa la decisione individuale di concedere il sostegno. Per il 2000, il periodo tra le domande e le decisioni di concessione potrebbe essere più lungo, dato che la maggior parte dei documenti di programmazione è adottata soltanto nel corso del secondo semestre. La condizione relativa all’età del giovane agricoltore, che dev’essere inferiore a 40 anni, potrebbe non essere più rispettata al momento della concessione del sostegno. È pertanto opportuno rendere più flessibile la norma prevista dall’articolo 5 del regolamento (Ce) n. 1750/1999 per le domande presentate nel 2000.

(5) Le eccezioni di cui all’articolo 37, paragrafo 3, del regolamento (Ce) n. 1257/1999 devono essere presentate nell’ambito dei piani di sviluppo rurale. Occorre estendere tale procedura agli altri documenti di programmazione presentati a titolo degli obiettivi 1 e 2, laddove tali documenti comprendono misure dello stesso tipo.

(6) Il regolamento (Ce) n. 1685/2000 della Commissione(3), reca disposizioni di applicazione del regolamento (Ce) n. 1260/2000 della Commissione (4) relativamente all’ammissibilità delle spese concernenti i progetti cofinanziati dai Fondi strutturali e quindi dalla sezione orientamento del Feaog. A fini di coerenza, è opportuno rendere le disposizioni di tale regolamento applicabili alle misure cofinanziate dalla sezione garanzia del Feaog, fatte salve disposizioni contrarie previste dai regolamenti (Ce) n. 1257/1999, (Ce) n. 1258/1999 del Consiglio (5) e (Ce) n. 1750/1999.

(7) La decisione 1999/659/Ce della Commissione, dell’8 settembre 1999, che fissa una ripartizione indicativa per Stato membro degli stanziamenti del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia, sezione garanzia, per le misure di sviluppo rurale relativamente al periodo 2000-2006 (6), è stata modificata allo scopo di precisare che le spese relative alle precedenti misure di accompagnamento di cui ai regolamenti del Consiglio (Cee) n. 2078/92 (7), modificato da ultimo dal regolamento (Ce) n. 2772/95 della Commissione (8), (Cee) n. 2079/92 (9), modificato da ultimo dal regolamento (Ce) n. 2773/95 della Commissione (10) e (Cee) n. 2080/92 (11), comprese le misure previste dai precedenti regolamenti abrogati dai suddetti regolamenti del 1992, formano parte integrante della dotazione assegnata agli Stati membri. D’altra parte, il regolamento (Ce) n. 2603/1999 della Commissione, del 9 dicembre 1999, recante norme transitorie per il sistema di sostegno allo sviluppo rurale istituito dal regolamento (Ce) n. 1257/1999 del Consiglio (12), modificato dal regolamento (Ce) n. 1920/2000 (13), prevede che i pagamenti connessi a determinati impegni assunti anteriormente al 1o gennaio 2000 possano essere inseriti, a talune condizioni, nella programmazione per lo sviluppo rurale relativa al periodo 2000-2006. È quindi opportuno definire più precisamente ciò che è compreso nell’importo complessivo del sostegno comunitario determinato per ogni piano di sviluppo rurale nell’ambito del documento di programmazione approvato dalla Commissione e adeguare di conseguenza la tabella finanziaria generale indicativa che figura al punto 8 dell’allegato al regolamento (Ce) n. 1750/1999.

(8) A norma dell’articolo 5 del regolamento (Ce) n. 1259/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell’ambito della politica agricola comune (14), gli importi che derivano, da un lato, dalle sanzioni imposte per il mancato rispetto delle condizioni in materia di protezione dell’ambiente e, dall’altro, dalla modulazione restano a disposizione degli Stati membri come sostegno supplementare comunitario a determinate misure di sviluppo rurale. Occorre specificare a che cosa si riferisca l’approvazione della Commissione per quanto riguarda tali misure.

(9) Se gli Stati membri modificano elementi importanti dei documenti di programmazione relativi allo sviluppo rurale, questi ultimi devono essere oggetto di una modifica che dev’essere approvata dalla Commissione. A fini di coerenza, è opportuno applicare le stesse condizioni per la modifica delle misure di sviluppo rurale finanziate dalla sezione garanzia del Feaog nell’ambito dei documenti unici di programmazione dell’obiettivo 2. Risulta d’altronde che le attuali condizioni per modificare la dotazione finanziaria di ciascuna misura comporterebbero sistematicamente una modifica annuale dei documenti di programmazione, che appesantirebbe notevolmente la gestione dei programmi. Occorre quindi alleggerire tali condizioni.

(10) Per garantire una gestione efficace di tutte le misure di sviluppo rurale finanziate dalla sezione garanzia del Feaog, occorre estendere l’applicazione delle disposizioni finanziarie e di controllo di cui al regolamento (Ce) n. 1750/1999 alle misure di sviluppo rurale comprese nei documenti unici di programmazione dell’obiettivo 2 e finanziate dalla sezione garanzia del Feaog.

(11) Il regolamento (Cee) n. 3887/92 della Commissione, del 23 dicembre 1992, recante modalità di applicazione del sistema integrato di gestione e di controllo relativo a taluni regimi di aiuti comunitari (15), modificato da ultimo dal regolamento (Ce) n. 2801/1999 (16), è stato oggetto di una modifica importante dopo l’adozione del regolamento (Ce) n. 1750/1999. A fini di chiarezza, occorre adeguare i riferimenti a tale regolamento nel regolamento (Ce) n. 1750/1999.

(12) Le spese relative alle precedenti misure di accompagnamento di cui ai regolamenti (Cee) n. 2078/92, (Cee) n. 2079/92 e (Cee) n. 2080/92, che rientrano nella programmazione finanziaria del periodo 2000-2006, devono essere comprese nelle informazioni che gli Stati membri devono fornire ogni anno entro il 30 settembre, conformemente all’articolo 37 del regolamento (Ce) n. 1750/1999. Occorre pertanto sopprimere gli obblighi derivanti dalle disposizioni in materia di controllo finanziario di cui all’articolo 17 del regolamento (Ce) n. 746/96 della Commissione (17), modificato da ultimo dal regolamento (Ce) n. 435/97 (18), agli articoli 1 e 2 del regolamento (Ce) n. 1404/94 della Commissione (19) e agli articoli 1 e 2 del regolamento (Ce) n. 1054/94 della Commissione (20).

(13) Il comitato per le strutture agricole e lo sviluppo rurale non ha espresso un parere entro il termine stabilito dal suo presidente, ha adottato il presente regolamento:

Articolo 1

Il regolamento (Ce) n. 1750/1999 è modificato come segue.

1) Alla fine dell’articolo 2, è aggiunto il comma seguente: "Se le aziende agricole sono situate in zone rurali in cui i problemi strutturali inerenti alla dimensione economica molto ridotta delle aziende rendono particolarmente difficile rispettare le condizioni di cui all’articolo 5 del regolamento (Ce) n. 1257/1999, gli Stati membri possono, fino al 31 dicembre 2002 e fatti salvi l’articolo 37, paragrafo 1, di tale regolamento e il secondo comma del presente articolo, prevedere un sostegno agli investimenti il cui costo totale sia inferiore a 25000 Eur, volto a consentire il rispetto di tali condizioni entro un periodo di tempo non superiore a tre anni a decorrere dalla decisione di concessione del sostegno."

2) All’articolo 5, primo comma, è aggiunta la frase seguente: "Tuttavia, per le domande presentate la prima volta nel corso dell’anno 2000, la condizione prevista all’articolo 8, paragrafo 1, primo trattino, del regolamento (Ce) n. 1257/1999 deve essere soddisfatta al momento della presentazione della domanda."

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