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Il
Presidente della Repubblica Una delegazione della Confederazione italiana agricoltori, guidata dal presidente Massimo Pacetti e composta dai vicepresidenti Paolo De Carolis e Alfonso Pascale, dai membri di Presidenza Francesco Serra-Caracciolo, Giuseppe Politi e Giulio Fantuzzi e dai rappresentanti della Giunta e Direzione nazionale, è stata ricevuta in udienza, oggi al Quirinale, dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Il Capo dello Stato, dopo un breve indirizzo di saluto del presidente Pacetti (che di seguito riportiamo), ha messo in risalto i grandi valori dell’agricoltura italiana che, con le sue tradizioni e le sue produzioni tipiche e diversificate, rappresenta l’unità nazionale. Il Presidente Ciampi ha evidenziato, anche, l’importante ruolo che il mondo agricolo, e soprattutto, il lavoro dell’agricoltore svolge per la difesa e per la valorizzazione del territorio. Il
Presidente della Repubblica, dopo aver sottolineato la centralità e il
valore della famiglia rurale, ha rilevato il grande contributo che
l’agricoltura ha nello sviluppo della società e dell’economia
nazionale. Il
saluto del presidente della Confederazione italiana agricoltori Massimo
Pacetti Signor
Presidente della Repubblica, La
ringraziamo con deferenza e rispetto per averci concesso l’odierna
udienza, nella quale, da tempo, avevamo riposto speranza e della quale ci
sentiamo onorati. Per la Confederazione italiana agricoltori,
rappresentata oggi dalla dirigenza nazionale e territoriale, è una grande
gioia essere qui per presentarLe l’agricoltura nei suoi aspetti
economici, sociali, ambientali e nei suoi valori etici. Oggi
l’agricoltura, con le sue diversità e con le sue peculiari
caratteristiche presenti sull’intero territorio del nostro Paese, è
sinonimo di unità nazionale. Quell’unità che Lei, Signor Presidente,
ha richiamo più volte e che ci ha esortato a difendere quale patrimonio
inestimabile di democrazia, di civiltà, di giustizia e di fratellanza. Un
impegno e un invito che ci inorgogliscono e per i quali Le siamo
estremamente grati. L’agricoltura
italiana è un fermo baluardo nella tutela e nella valorizzazione
dell’ambiente naturale. Il costante lavoro di migliaia di agricoltori,
delle loro famiglie, delle loro imprese, costituisce un presidio
insostituibile per la difesa del territorio. La
ruralità, la multifunzionalità, la solidarietà sono gli elementi
fondamentali dell’agricoltura che contribuiscono ad uno sviluppo
sostenibile che, purtroppo, non viene apprezzato e riconosciuto nel suo
giusto valore. L’agricoltura
italiana, prima in Europa per valore aggiunto, è, Signor Presidente, un
settore dinamico e moderno che concorre alla crescita economica
complessiva sia direttamente sia attraverso l’indotto, che è fortemente
diffuso nel territorio. Un settore che racchiude ancora grandi potenzialità
e risorse che, se adeguatamente sostenute, possono contribuire ad
accrescere l’immagine e la competitività del nostro Paese in Europa e
nel mondo. La
Confederazione italiana agricoltori, fin dalla sua costituzione, ha
portato avanti coerentemente un’azione di salvaguardia
dell’agricoltura, delle sue produzioni tipiche, della tutela dei diritti
degli uomini e delle donne impegnati affinché essa potesse assumere un
ruolo sempre più decisivo e strategico nella società italiana e
diventare una delle realtà più conosciute del nostro Paese a livello
internazionale. Tali
proposte e iniziative politico-professionali hanno ottenuto consensi e
considerazione negli organismi comunitari (Copa), dell’Europa allargata
(Cea) e internazionali (Fipa), dove la nostra Organizzazione è
rappresentata. L’agricoltura,
Signor Presidente, è soprattutto fattore di pace, di stabilità, di
equilibrio fra i popoli. Le vicende di questi anni hanno confermato che la
sicurezza alimentare, garantita dal lavoro degli agricoltori, ha permesso
di ottenere significativi risultati. Ed è per questo che occorre
continuare a percorrere la via maestra che porta alla crescita del
settore. Il
nostro impegno in tal senso continuerà incessante. Così come proseguirà
la nostra azione per il miglioramento della qualità delle produzioni e
per la piena affermazione e legittimazione dell’impresa agricola e
dell’imprenditore. In questo contesto ci permettiamo, Signor Presidente,
di riaffermare il valore sociale delle rappresentanze quale fattore di
democrazia e partecipazione. Signor
Presidente, nel ringraziarLa ancora una volta, Le offriamo i frutti del
lavoro dei nostri associati come ideale assieme della diversità delle
produzioni di un settore che ha bisogno di più impresa sul territorio e
più agricoltura nell’ambiente. Fidiamo nel Suo benevolo interesse e
siamo certi della Sua attenzione, che l’occasione odierna ci ha
confermato. Grazie
Signor Presidente. Presentato
il Rapporto sugli incendi boschivi Il 60 per cento
degli incendi boschivi che si verificano in Italia sono di origine dolosa,
ossia attribuiti alla deliberata volontà di appiccare un fuoco. Un dato
in continuo aumento. Si è attenuata invece la superficie percorsa dal
fuoco: 71.232 ettari contro i 114.608 del 2000. Sensibilmente ridotto nel
2001 anche il numero degli incendi 6.769 contro gli 8.581 del 2000. È
quanto emerge dal Rapporto sugli incendi boschivi realizzato dal Corpo
forestale dello Stato su incarico del Governo e presentato dal ministro
delle Politiche agricole e forestali. Dal rapporto emerge che sono in
aumento il numero di incendi di origine colposa che si sono attestati
intorno al 35 per cento. Quasi invariati gli incendi di origine naturale
(1,1 per cento) e quelli accidentali (0,5 per cento). Chi dà fuoco a un
bosco per il 70,4 per cento delle volte lo fa per la ricerca di un
profitto e per il 25 per cento per manifestazioni di protesta,
risentimenti e insensibilità verso il bosco. Solo il 4,6 per cento degli
incendi dolosi rimangono senza un movente. Tra le cause relative alla ricerca di un profitto quella prevalente è da attribuirsi alla creazione o rinnovazione del pascolo (25 per cento degli incendi dolosi), perché il fuoco in un zona biogeografia del paese è sempre stato uno strumento usato dagli agricoltori per le loro attività, ed ancora oggi viene impiegato per bruciare le stoppie, i residui vegetali, per rinnovare i pascoli e gli incolti, a questa principale causa che non è la fonte principale di incendi dannosi e devastanti seguono: - il tentativo di recuperare terreni per l’agricoltura a spese del bosco (11 per cento); - gli incedi causati per attivare contributi comunitari (6,9 per cento); - incendi provocati dal bracconaggio (5,6 per cento); - incendi provocati per questioni occupazionali connesse agli operai assunti dalle Regioni e dagli Enti locali (4,4 per cento). Tra le manifestazioni e risentimenti verso il bosco assumono rilievo le motivazioni di incendio connesse a insoddisfazioni, dissenso sociale e turbe comportamentali (10,2 per cento degli incendi dolosi), quelle riconducibili a conflitti o vendette tra proprietari (7,4 per cento) e quelle derivanti da proteste contro i vincoli imposti nelle aree protette (3,5 per cento). Nell’ambito delle cause colpose quella prevalente deriva da attività agricole (61,5 per cento) seguita dagli incendi provocati dai mozziconi di sigaretta e da fiammiferi (23 per cento). Più contenuto appare il fenomeno nelle aree protette: 1.059 incendi che hanno percorso una superficie di 8.058 ettari. Ciò è dovuto principalmente all’attenuazione dei dissensi contro i vincoli imposti nei territori protetti e a seguito di una più intensa attività di vigilanza da parte del personale del Corpo forestale dello Stato impiegato in queste aree. Nel 2001 sono state redatte dal Corpo forestale dello Stato 5.719 notizie di reato, di cui 363 contro autori noti. Sono stati eseguiti 13 arresti: 5 in Calabria, 3 nel Lazio, 2 in Liguria, 2 in Toscana e 1 in Puglia. Il maggior numero di persone è stato denunciato in Toscana (45), in Liguria (36), in Campania (35), in Basilicata (42), nel Lazio (29), in Calabria (15) ed in Puglia (13). Già 7 gli arresti in questo mese di gennaio in cui il fenomeno, favorito dalla siccità, ha avuto aspetti critici, soprattutto al nord. E’ necessario per il futuro sostituire la cultura dell’emergenza con quella della manutenzione ordinaria. Si parla molto del territorio ai fini della conservazione e poco del territorio come ambiente rurale ed urbano a cui sono necessarie opportune e regolari opere di manutenzione. La politica dell’abbandono si rivela controproducente anche ai fini della stessa conservazione perché produce danni irreparabili e regressioni economiche e sociali. Per questo motivo è importante che gli interventi sul bosco siano realizzati in primo luogo dai privati ai quali appartiene il 66 per cento del patrimonio boschivo. Alla Pubblica amministrazione dovrebbe rimanere una funzione dell’assistenza tecnica per favorire le relazioni tra il proprietario e il bosco. In tal senso l’ultima finanziaria ha dato un segnale importante, prevedendo detrazioni fiscali Irpef del 36 per cento a favore dei privati che attivano misure di salvaguardia e manutenzione dei boschi. Una norma che riconosce ai boschi ed ai loro proprietari un alto valore sociale e di pubblica utilità non solo contro gli incendi, ma come elementi importanti nella corretta gestione del territorio e nella difesa del suolo da alluvioni e dissesti idrogeologici. Occorre riconsiderare la complessa macchina operativa della lotta agli incendi boschivi prevedendo incentivi in assenza di incendi e garantire l’applicazione della legge che impedisce il cambio delle destinazioni d’uso dei boschi colpiti da incendi. Per debellare definitivamente il fenomeno degli incendi è importante la partecipazione diretta dei cittadini attraverso un nuovo patto fra ambito rurale e ambito metropolitano per valorizzare il prezioso apporto del volontariato che non può operare in assenza di formazione e coordinamento. Il fuoco e un fenomeno doloso che può essere tenuto a freno, la manutenzione ed il presidio del territorio sono l’arma migliore per limitarne le cause e l’organizzazione di un sistema di pronto intervento efficace ed efficiente ne riduce i potenziali effetti devastanti quando il fuoco si manifesta. In questa logica gli agricoltori ed selvicoltori sono si fra i destinatari di un nuovo processo politico culturale che li coinvolge anche nella lotta ai cambiamenti climatici in atto. Non si può dimenticare che proprio gli agricoltori ed selvicoltori sono gli artefici delle politiche sul territorio perché garanti del presidio dello stesso e agenti principali della manutenzione e prevenzione ordinaria, disinteressarsi al loro ruolo comporta una politica di conservazione senza la partecipazione degli attori locali, in altre parole in assenza della una parte più rilevante delle componenti che contribuiscono al complesso funzionamento degli ecosistemi.
La
Commissione ha adottato un regime Il 23 gennaio scorso la Commissione ha adottato una proposta di direttiva sulla responsabilità civile in materia di ambiente per prevenire e riparare il danno ambientale. La direttiva coprirà l’inquinamento dell’acqua, il danno alla biodiversità e la contaminazione del terreno che causano gravi danni alla salute umana. Gli operatori
di attività, effettivamente o potenzialmente rischiose, atte a provocare
un danno ambientale, saranno tenuti a riparare direttamente o
indirettamente il danno che hanno provocato. Tutti gli operatori che
causano un danno alla biodiversità, per colpa o negligenza, avranno anche
l’obbligo di riparare il danno. La commissaria per l’Ambiente, Margot Wallström, ha dichiarato “L’idea che chi inquina debba pagare è una pietra miliare della politica dell’Unione europea”. “Gli Stati membri devono poter trattare il danno ambientale e attenersi a disposizioni comuni concernenti i soggetti responsabili, i danni coperti e chi deve sostenere i costi. Le disposizioni proposte oggi dalla Commissione costituiranno un forte incentivo ad evitare che si producano tali danni”. Ha, inoltre, aggiunto: “Siamo tutti soggetti interessati quando si tratta di protezione dell’ambiente e di prevenzione dei danni. I cittadini, l’industria e le Ong hanno, appunto, atteso da lungo tempo questa importante proposta con aspettative molto diverse. Oggi, la Commissione ha compiuto il primo atto concreto verso l’introduzione di un regime generale di responsabilità civile in materia ambientale a livello europeo”. Gli operatori potenzialmente responsabili ai sensi della direttiva dei costi di prevenzione o riparazione del danno ambientale sono gli operatori che svolgono attività rischiose o potenzialmente rischiose (cfr. allegato I), ad esempio, le attività che rilasciano metalli pesanti nell’acqua o nell’aria, impianti che producono sostanze chimiche pericolose, siti di discarica e impianti di incenerimento. Ai sensi della direttiva anche gli operatori di attività non figuranti nell’allegato I possono essere considerati responsabili dei costi di prevenzione o riparazione del danno alla biodiversità, ma soltanto se è stata appurata la loro negligenza. La proposta sarà presentata alla riunione del Consiglio ambiente che si svolgerà il prossimo 4 marzo, dando avvio alla procedura legislativa alla fine della quale il Parlamento europeo e il Consiglio dei ministri adotteranno congiuntamente la nuova direttiva. Questa procedura, detta di codecisione, dura in genere due-tre anni. Una volta adottata la direttiva, gli Stati membri avranno due anni per recepirla nel loro ordinamento interno. Una
politica generale in materia di biotecnologia La Commissione europea ha adottato il 23 gennaio scorso, un’iniziativa politica per lo sviluppo della biotecnologia e delle scienze biologiche in Europa. Si tratta di uno dei principali elementi del contributo della Commissione al Consiglio europeo di Barcellona del marzo 2002. Questo documento strategico comprende un piano d’azione con raccomandazioni agli Stati membri, enti locali, industria e altre parti interessate. L’obiettivo è di aiutare l’Europa a padroneggiare le tecnologie d’avanguardia che potrebbero contribuire all’obiettivo fissato dal Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000, ossia diventare, entro un decennio, l’economia sostenibile basata sulla conoscenza più competitiva al mondo. L’approccio coerente e di collaborazione della strategia all’attuazione di uno sviluppo sostenibile si propone di tenere conto dei complessi aspetti etici e sociali di queste tecnologie, e di favorire un ampio dibattito pubblico. Conformemente ai principi del buon governo, l’iniziativa si basa su un’ampia consultazione pubblica, ivi compresa una conferenza con tutta la gamma delle parti interessate. La Commissione invita le altre istituzioni e organizzazioni dell’Unione europea, gli Stati membri, le autorità regionali e il settore privato e il pubblico generale a dare il loro contributo al perfezionamento e implementazione della strategia proposta. In questo processo, la definizione di provvedimenti particolareggiati per azioni a breve e medio termine, e relativo calendario, costituirà un primo passo decisivo per un’efficace e coerente politica europea in materia di biotecnologia. Per ulteriori informazioni: http://europa.eu.int/comm/biotechnology/introduction_en.html L’Autorità
europea per la sicurezza alimentare Il 21 gennaio scorso il Consiglio ha formalmente adottato, riprendendo la totalità degli emendamenti del Parlamento europeo, il regolamento che definisce un nuovo quadro giuridico per la legislazione alimentare dell’Ue e crea l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Aesa). La Commissione desidera che l’Aesa sia completamente operativa nel 2002, nella sua sede provvisoria di Bruxelles. In un primo momento, si dovranno lanciare le procedure per la selezione e la designazione del consiglio di amministrazione e del direttore esecutivo. L’attuale sistema per il parere scientifico continuerà a funzionare fino alla messa in atto del nuovo Comitato scientifico e dei gruppi di esperti dell’Aesa. Un elemento essenziale della nuova legislazione è la responsabilità che grava sulle aziende che producono alimenti per l’uomo e per gli animali. Tali aziende dovranno commercializzare solamente prodotti sicuri e se sono giudicati pericolosi, li dovranno ritirare dal mercato. Il regolamento contiene, inoltre, le disposizioni che impongono la tracciabilità delle derrate alimentari, degli alimenti per animali e degli ingredienti che compongono l’alimentazione animale, così come le procedure applicabili all’elaborazione della legislazione alimentare ed alla gestione delle situazioni di urgenza. Il regolamento realizza, altresì, un sistema di allerta rapido per gli alimenti per gli animali, integrando, dunque, le informazioni relative all’attuale sistema di allerta rapido per le derrate alimentari.
Domani
a Roma sarà presentata “Humus”, Domani 30 gennaio, alle ore 17.30, presso la libreria “Bibli” di Roma, in via dei Fienaroli 28, verrà presentata la nuova rivista bimestrale della Confederazione italiana agricoltori, “Humus” edita dall’Editrice Monteverde. Con questa pubblicazione la Cia si pone l’obiettivo di rappresentare idee ed orientamenti interni ed esterni alla Confederazione attraverso un contributo di più ampio respiro sulle scelte strategiche dell’agricoltura. Quindi, una rivista aperta alle questioni economiche, sociali e politiche oggi sul tappeto sia a livello nazionale che internazionale. La pubblicazione vira verso una forte connotazione di approfondimento culturale ed affronterà in ogni numero un argomento trainante specifico che verrà analizzato in tutti i suoi particolari aspetti, avvalendosi anche di qualificati interventi di esperti di fama internazionale. In buona sostanza “Humus” rappresenta il tentativo di avvicinare ancora di più la società civile alle questioni connesse all’agricoltura. Ed è proprio quella società fatta di consumatori che oggi mostra la legittima esigenza di essere sempre più informati. “Donne
in campo”: una bella impresa Il prossimo 11 febbraio, alle ore 9.30, presso l’Hotel Jolly Leonardo da Vinci, in Via dei Gracchi a Roma, si terrà l’iniziativa sul tema “Donne in campo: una bella impresa” I lavori, aperti da Paola Ortensi, presidente dell’Associazione, saranno presieduti dal vicepresidente nazionale della Cia, Paolo De Carolis. Le conclusioni saranno svolte dal presidente nazionale della Confederazione Massimo Pacetti. Sono previsti, tra gli altri, gli interventi del dott. Mario Adua dell’Istat, della dottoressa Veronica Navarra, presidente dell’Onilfa, della dottoressa Germana Calviello, del coordinamento “Donne d’impresa”, della dottoressa Marilù Galdieri, vicepresidente del Comitato per la legge 215 e di Fabienne Derrien, segretaria del Comitato femminile della Fipa. | |
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