Rischio siccità, Cia Grosseto: chiediamo stato di calamità e misure a tutela del reddito

18 aprile 2017
Rischio siccità, Cia Grosseto: chiediamo stato di calamità e misure a tutela del reddito
 

Il presidente provinciale Rabazzi. "La mancanza di pioggia e le temperature superiori alla media stanno mettendo in grave sofferenza il settore agricolo".

"Chiediamo che le istituzioni prendano atto che siamo di fronte ad una nuova calamità naturale. Ai tanti problemi che quotidianamente affliggono il settore ora si aggiunge anche quello legato alla carenza di pioggia e di riserve idriche, un danno che sta mettendo a dura prova molte colture che già mostrano chiari segni di sofferenza. Siamo consapevoli che si tratta di un evento naturale ma poiché le conseguenze si tradurranno inevitabilmente in un onere per le aziende agricole chiediamo alla politica di iniziare a valutare nuovi strumenti per salvare quel poco reddito rimasto agli agricoltori".

Così il vice presidente regionale e presidente Cia Grosseto, Enrico Rabazzi, lancia un grido di allarme e parla di una situazione anomala e catastrofica per il territorio: "nei mesi invernali a Grosseto è mancata la neve e in questo primo trimestre 2017 la situazione continua a peggiorare. Da una parte le precipitazioni sono state al di sotto della media stagionale e inferiori a quanto serve per garantire un buon sistema agricolo, dall'altra le temperature sono in costante rialzo".

"Come Cia Grosseto chiediamo alle istituzioni di prendere atto dell'ennesimo colpo che si sta ripercuotendo sul settore e invitiamo la politica a dichiarare lo stato di calamità. Quasi tutto il settore è in sofferenza -precisa il presidente- e le ripercussioni più preoccupanti già si notano nel settore cerealicolo già compromesso a causa del crollo del prezzo del grano e delle scarse semine; dobbiamo poi aggiungere i danni alla zootecnia, che dovrà far fronte ad una scarsa fienagione, in difficoltà anche le coltivazioni di erba medica. Questi sono solo alcuni esempi -osserva Rabazzi- in realtà la situazione è preoccupante perché dura oramai da diversi anni e rappresenta il segnale dei profondi cambiamenti climatici che stanno provocando danni incalcolabili. 

La neve e le precipitazioni sono fondamentali per le riserve idriche che a loro volta sono necessarie per garantire lo sviluppo e la normale crescita delle coltivazioni. Oggi c'è la sensazione che le falde non abbiano raggiunto i livelli ottimali e che nei prossimi mesi mancherà l'acqua per la terra e per i campi. Un'ipotesi tutt'altro che remota perché alla scarsità di pioggia dobbiamo aggiungere che le temperature di questi mesi sono state sopra la media stagionale. Si tratta di una stagione compromessa anche se dovesse piovere con regolarità nei prossimi mesi. Un cambiamento che sta mettendo a dura prova tutto il comparto agricolo e che si tradurrà inevitabilmente in costi onerosi per gli agricoltori e per i cittadini.   

Come Cia siamo consapevoli -conclude Rabazzi- che i cambiamenti climatici impongono una nuova sfida alle imprese agricole, da parte sua però la politica deve prenderne atto e, con urgenza, deve iniziare a mettere a regime progetti mirati per tutelare il già misero reddito degli agricoltori". 

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