Banca della Terra: dall'Agia Padova un sollecito alla Regione

16 febbraio 2017
Banca della Terra: dall'Agia Padova un sollecito alla Regione
 

L'Agia è impegnata nella costituzione della Banca della Terra da ben 7 anni. Dopo l'emanazione della Legge quadro, che l'ha istituita 4 anni, fa la Regione ha messo nero su bianco i criteri di assegnazione delle terre.

Alcuni contenuti della delibera sono condivisibili, altri evidenziano lacune di fondo relativamente alla prospettiva che si vuole dare al comparto sul tema del ricambio generazionale, ma la cosa più sconcertante è l'assenza di terreni disponibili.

Nella prima fase, la Regione aveva dato incarico ai Comuni veneti di identificare le aree e, vista la sostanziale assenza di risposte da parte delle amministrazioni, ha successivamente coinvolto Avepa. Ad oggi, però, non si è mosso nulla, se non in termini puramente teorici.

La congiuntura economica che ha avuto disastrose ricadute nel comparto impone, a chi ha un ruolo di rappresentanza, di non far sconti alla politica affinché si affronti in maniera organica e concreta il problema del comparto agricolo. L'agricoltura, infatti, non può vivere di solo Prosecco.

"L'ulteriore urgenza deriva dalla necessità di dare risposte concrete alle prospettive lavorative di un'intera generazione che si trova ai massimi livelli di disoccupazione degli ultimi decenni -dichiara il Presidente di Agia Padova, Luca Trivellato-. In questo contesto l'agricoltura può rappresentare una valida prospettiva, a patto che le aziende agricole, gli organi di rappresentanza intermedi e le istituzioni riescano a fare sistema".

Risulta sempre più urgente rivedere drasticamente le norme che si applicano al comparto, differenziando le aziende agricole non solo per età anagrafica ma anche per dimensione aziendale.

Nel frattempo, come Cia, si affronta la situazione dei giovani con due progetti, uno legato a chi ha perso il contributo europeo, ed un altro legato a quegli agricoltori che sono andati in pensione per alimentare quel ricambio generazionale nelle conduzioni aziendali, assolutamente indispensabile.

Chiediamo alle forze politiche istituzionali di aprire un dibattito generale sulla normativa agricola e sulle prospettive del settore, in modo da individuare possibilità di sviluppo che rispondano alle necessità economiche delle nostre aziende.

"Non è più tempo di provvedimenti spot volti a generare illusione agli addetti ai lavori -conclude Trivellato-. Bisogna mettere seriamente mano alla politica agricola regionale, evitando una lenta agonia delle nostre imprese, altrimenti le conseguenze andranno ben oltre il semplice dato statistico delle aziende agricole presenti nel territorio ma si rifletteranno sull'ambiente, sul sistema idrogeologico e sulla produzione alimentare di qualità, che i nostri territori e le nostre aziende possono esprimere a vantaggio di tutta la collettività". 

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