"Agricoltura crea valore": tre giorni per tracciare il futuro del settore

29 marzo 2017
 

Politica, imprenditoria e mondo accademico seduti allo stesso tavolo per parlare di Europa, Territorio e Mercato. Non solo dibattito ma anche progetti, idee concrete, studi e ricerche.

Tre giorni, quattro sessioni, rappresentati del Governo, esponenti del mondo accademico, imprenditori, organizzazioni di categoria. Nell'VIII Conferenza economica della Cia-Agricoltori Italiani sono oltre 50 gli ospiti che a vario titolo si sono dati appuntamento all'Unipol Auditorium di Bologna per tracciare il futuro dell'agricoltura assieme ai vertici della Confederazione. Europa, Territorio e Mercato le parole chiave per approfondire e progettare la ripresa di un settore che, sempre di più, rappresenta il volano dell'economia italiana.

La Confederazione ha ideato, per quest'anno, un percorso articolato in quattro Panel e sviluppato sia a livello nazionale che internazionale.

"Un nuovo sviluppo per l'Europa dei popoli". La mappa del vecchio continente si sta ridisegnando con il passare degli anni. Il processo di ridefinizione risulta accelerato non solo dalla crisi che ormai attanaglia l'intero sistema economico mondiale ma anche da calamità come terremoto, guerre, cambiamenti climatici, etc. Il ruolo dell'agricoltura e delle persone che, ogni giorno, contribuiscono al settore di produrre e crescere, è centrale. Il capitale umano rappresenta la spina dorsale del comparto, una forza sociale che in
Italia riunisce oltre 1 milione di persone che sono cittadini prima ancora che lavoratori agricoli. Tutto ciò che trasforma e modifica la società europea, come i flussi migratori, ci riguarda. Tanti lavoratori comunitari e/o extracomunitari sono impiegati nelle nostre imprese, anzi, a volte senza di loro le attività si fermerebbero. Cosa succede nel mondo non va sottovalutato, ci deve interessare e bisogna occuparsene. In Italia le imprese guidate da uno "straniero" sono 25 mila e creano ricchezza, versando nelle casse dello Stato oneri fiscali (6 miliardi) e previdenziali (5 miliardi) per un totale che supera gli 11 miliardi di euro. Il loro apporto, in termini di specializzazione e innovazione, li rende ormai indispensabili, all'interno del tessuto imprenditoriale, per garantire la tenuta e la crescita produttiva del "Made Italy" agroalimentare tradizionale e di qualità, in tutto il mondo. Una evoluzione, già in atto, testimoniata dai dati sugli occupati nel settore che parlano di 320 mila stranieri impegnati di cui 128 extracomunitari, tra stabili e stagionali.

"Verso una nuova filiera agroalimentare". Il tema delle aggregazioni oggi va affrontato mettendo in atto una strategia commerciale pensata da tutta la filiera: dai produttori di materia prima fino ad arrivare a chi vende il prodotto trasformato. Il settore deve essere concepito in modo efficiente, efficace, che non produca perdite lungo il percorso e che condivida il valore aggiunto in modo più equo tra tutti gli attori della filiera a partire dagli agricoltori, valorizzando le produzioni Italiane. Perché oggi il comparto fattura oltre 57 miliardi di euro sui campi, ma i redditi degli agricoltori calano dell'8% annuo (contro la media Ue del 2%); l'export del Made in Italy agroalimentare macina un record dopo l'altro superando la soglia di 38 miliardi sui mercati stranieri, i prezzi pagati ai produttori nel Paese però diminuiscono di un altro 5% nell'ultimo anno; il settore primario crea occupazione con quasi 1,2 milioni di unità attive, ma l'imprenditore agricolo perde un giorno di lavoro su quattro per assolvere pratiche e adempimenti burocratici. Sono tutti esempi di una distorsione che va corretta, con interventi urgenti che finalmente restituiscano centralità all'agricoltura, rafforzando il suo ruolo lungo la catena del valore.

"Un nuovo rapporto tra agricoltura e territorio". Terremoto, cambiamenti climatici, consumo di suolo, dissesto idrogeologico: sono i fattori che minano la crescita dell'agricoltura e che impediscono al Paese di ripartire. Il settore primario rappresenta sempre di più il volano sul quale puntare per uscire dalla situazione di stallo che l'Italia vive in questo periodo. L'agricoltura, ad esempio, contribuisce alla leadership tricolore nelle produzioni di qualità: un patrimonio distintivo straordinario che fattura 13,8 miliardi tra cibi e vini e che sui mercati esteri vale 7,8 miliardi di euro. Siamo primi al mondo con 571 DOP, 241 IGP e 2 STG (Specialità tradizionale garantita). Progetti, studi e ricerche presentate nel corso del dibattito mettono in evidenza quanto sia necessario rimodulare gli equilibri di questo binomio. E' necessario sviluppare le aree interne, che comprendono oltre 6.900 Comuni italiani di cui il 73% agricoli; arrestare il consumo di suolo che ha "mangiato" oltre 2 milioni di ettari coltivati, cancellando il 16% delle campagne; ridurre il rischio idrogeologico, che coinvolge quasi il 15% della superficie nazionale e l'82% dei Comuni; preservare il patrimonio paesaggistico italiano che, tra turismo rurale e indotto legato all'enogastronomia tipica, "vale" più di 10 miliardi di euro l'anno. La gestione delle terre (12,4 milioni di ettari coltivati); gli operatori biologici presenti sul territorio (60 mila con un incremento dell'8% solo nel 2016); le attività degli agriturismi (22.238 con +2,3% nell'ultimo anno), sono fattori indispensabili sui quali puntare per raggiungere gli obiettivi prefissati e mantenere il comparto forte e sostenibile.

"La Pac anno zero". Il 45% della superficie europea è agricola, sono attive 14 milioni di aziende che impegnano 30 milioni di persone. L'Europa del domani deve costruire un'economia efficiente sotto il profilo delle risorse, sostenibile e competitiva. Dal punto di vista agricolo, ciò significa produrre di più e meglio, inquinando meno. Una strada piena di ostacoli, ma anche l'unica percorribile da qui ai prossimi anni. Le risorse Pac (l'ultimo budget destinato all'Italia si aggira sui 51 miliardi di euro) devono essere indirizzate diversamente. I fondi Pac pesano per il 39% di tutto il bilancio dell'Ue. La nuova Politica agricola comune post 2020 deve, quindi, favorire una crescita inclusiva che possa ridare fiducia ai cittadini europei. Ciò vuol dire investire nei territori, rafforzare la partecipazione delle persone mediante livelli d'occupazione elevati e di qualità, combattere la povertà e sostenere lo sviluppo socio-economico delle aree rurali. Il fatturato complessivo del settore primario comunitario vale più di 340 miliardi di euro. Gli agricoltori devono poter continuare a svolgere la preziosa funzione di gestione delle terre (land management) e per questa attività occorre che gli vengano dedicate misure incentivanti ad hoc. Un'attenzione "speciale" deve essere rivolta ai territori del Centro Italia che, in seguito agli eventi sismici, si sono spopolati e sono a rischio abbandono. Nel processo di ricostruzione si deve ripartire dall'agricoltura in maniera innovativa, superando la sua dimensione multifunzionale verso una dimensione "multi-ideale".

Cliccando qui troverete tutti i Video relativi alla Conferenza economica


Video