Piano Lupo: a Siena adunata di allevatori per salvare la pastorizia. E il 23 sit-in a Roma

20 febbraio 2017
Piano Lupo: a Siena adunata di allevatori per salvare la pastorizia. E il 23 sit-in a Roma
 

Domani incontro Cia e Confagricoltura con allevatori e amministratori. Poi mercoledì il presidio nella capitale davanti alla sede della Conferenza Stato-Regioni: "Emergenza in Toscana, popolazione lupi +50% negli ultimi tre anni".

 

Il Piano Lupo, che verrà discusso in Conferenza Stato-Regioni, non può essere in alcun modo accantonato per lasciare spazio a chi non ha a cuore le sorti di migliaia di allevamenti ovini, che ogni giorno sono minacciati dalla presenza del lupo e di altri animali selvatici. Per questo la Cia Toscana sostiene il Piano e le azioni che stanno portando avanti il ministro Galletti e, per quanto riguarda la Toscana, l'assessore Remaschi all'interno della Stato-Regioni. Oltre alla pastorizia, si rischia di pregiudicare l'economia di intere aree rurali, in particolare quelle montane e svantaggiate, con danni anche all'ambiente, territorio e biodiversità.

Intanto Cia Siena e Cia Grosseto, con Confagricoltura Siena e Grosseto, promuovono -in collaborazione con gli amministratori delle province- l'iniziativa in programma domani a Monteriggioni (Si), all'Auditorium ChiantiBanca, al fine di dibattere l'annoso problema delle predazioni delle greggi e degli allevamenti zootecnici che, da tempo, sta decimando le produzioni e mettendo a forte rischio il settore. Oltre ad allevatori e organizzazioni di categoria, all'incontro parteciperà anche l'assessore regionale all'Agricoltura Marco Remaschi, che sta sollecitando -in sede di Conferenza Stato-Regioni- l'adozione da parte del ministero dell'Ambiente del Piano Lupo.

Secondo la Cia Toscana il Piano, che, dopo il rinvio delle scorse settimane, rischia addirittura di essere accantonato il 23 febbraio, è un documento senz'altro migliorabile, ma in questo momento essenziale per la sopravvivenza degli allevatori sempre più esausti di pagare il conto di inadempienze e superficialità di chi è preposto ad avere precise responsabilità.

Tra l'altro, nei boschi della Toscana continua a crescere a dismisura la popolazione di lupi: da 72 gruppi riproduttivi nel 2013 si è passati ai 108 gruppi del 2016 (+50%). Sono 616 gli allevatori che hanno presentato domanda di risarcimento. Oltre il 60 per cento proviene dalla provincia di Grosseto, il restante 40 per cento in provincia di Siena e in tutta l'area appenninica. Ma oltre a denunciare una ingente perdita di capi, per gli allevatori ci sono i danni indotti, come la diminuzione di latte prodotto dal bestiame impaurito in seguito agli attacchi. Negli ultimi tre anni, mentre è stabile il numero degli allevamenti colpiti, è cresciuto invece di almeno il 30 per cento il quantitativo di capi persi: segno che gli attacchi sono sempre più intensi. Cambia anche la tipologia delle vittime: prevalentemente pecore ma anche animali più grossi come esemplari bovini allevati all'aperto, soprattutto giovani vitelli.

E' chiaro, quindi, che le aziende di allevamenti e gli animali da reddito devo essere tutelati al pari del lupo. Anche perché rimangono l'ultimo presidio di alcuni territori e contribuiscono in maniera decisiva alla tenuta del tessuto sociale di quelle aree.

Il Piano Lupo, inoltre, contiene 22 punti ed è un sistema complesso di interventi; non si può ridurre il confronto di un Piano così complesso e articolato al solo problema di eventuali abbattimenti, che potrebbero rappresentare invece solo una deroga, qualora gli interventi del Piano stesso risultassero palesemente inefficaci per contenere il numero dei lupi.

La Cia Toscana precisa che vuole tutelare il lupo, e il primo problema è salvaguardarne la biodiversità, a partire proprio dalla razza; per questo sostiene tutti quegli interventi che vanno a regolare il numero degli ibridi e dei cani inselvatichiti andando invece a tutelare il lupo in purezza. 

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