dal Territorio
Cia Ravenna: presentata l’Annata agraria 2017
17 Novembre 2017

Approfondita la tematica dell’emergenza acqua nella tavola rotonda prevista al termine della presentazione. Numerosa la partecipazione di agricoltori, associazioni di rappresentanza, autorità civili e rappresentanti delle forze dell’ordine

Gli andamenti e le tendenze previsionali raccolte nell’Annata agraria 2017 della Cia-Agricoltori italiani di Ravenna sono state presentati giovedì 16 novembre, alle 15.30, all’Hotel Cube. Come ogni edizione i lavori si sono divisi in due momenti: illustrazione dei dati e delle previsioni del settore nell’anno in corso e, a seguire, un approfondimento che quest’anno è stato dedicato alla risorsa acqua con la tavola rotonda “L’agricoltura ha sete di futuro: emergenza acqua e cambiamenti climatici”. Intervenuto anche il Sindaco e Presidente della Provincia Michele de Pascale. Fra gli ospiti della tavola rotonda, oltre all’Assessore all’Agricoltura caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna Simona Caselli, c’erano: Alberto Asioli, Presidente del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale; Massimiliano Pederzoli, Presidente CER - Canale Emiliano Romagnolo; Pierluigi Randi, Tecnico Meteorologo Certificato di Meteocenter s.r.l.; Associazione Italiana Scienze dell'Atmosfera e Meteorologia (AISAM), Antonio Dosi, Presidente Cia Emilia Romagna. Ha moderato la tavola rotonda il giornalista Alberto Mazzotti.

Riassumendo in estrema sintesi gli andamenti e le tendenza previsionali 2017 del settore agricolo in provincia di Ravenna si registra la forte influenza dell’andamento climatico che in questo 2017 ha influito nel bene e nel male sui vari comparti agricoli creando situazioni diversficate anche all’interno degli stessi. Nel frutticolo si ricorda la pesante situazione della frutta estiva per le drpacee (albicocche, pesche, nettarine e sunsine) a fronte di una certa positività registrata da ciliegie, mele e pere estive. Per la frutta autunno-invernale si stanno riscontrando cali produttivi ma non così drammatici come a livello nazionale nelle zone particolarmente vocate come per le mele (Trentino Alto Adige) o per l’actinidia (Lazio) ed europeo e internazionale. L’olivicoltura provinciale registra un andamento molto positivo per quantità e qualità di olive olio. In linea con gli andamenti nazionali il vitivinicolo: calo di volume d’uva raccolta di circa il 23% e una produzione media in vino inferiore di circa il 20% sul 2016, ma situazione decisamente migliore rispetto ad altre zone italiane, e non solo. Il 2017 è stata un’annata difficile per tutte le varietà. In particolare per il territorio provinciale e romagnolo è doveroso mettere in evidenza una caratteristica distintiva degli autoctoni: Trebbiano e Sangiovese, ad esempio, hanno dato migliori soddisfazioni rispetto ai non autoctoni: hanno risentito meno rispetto ad altri (come ad esempio allo Chardonnay) delle avversità. Lavorare sugli autoctoni è molto importante come prospettiva, a fronte delle mutate e mutanti condizioni climatiche. Nel comparto cerealicolo l’annata per i cereali a paglia si è rivelata tendenzialmente favorevole per rese, qualità e aspetto sanitario. Per sorgo e mais l’andamento climatico è stato alquanto penalizzante sulla produzione (-40%) e anche sulla qualità in certi casi. Le colture industriali prese in considerazione nell’Annata Agraria, ci sono produzioni in calo anche del 50%. Abbastanza positivo l’andamento per le colture oleoproteaginose, in particolare per la soia che registra un aumento di superficie coltivata in provincia di Ravenna di oltre il 51%, il girasole del 23%. Per le colture da seme l’andamento climatico dell’annata ha avuto un effetto positivo per il contenimento/controllo delle malattie fungine e sulla qualità del seme. I dati provvisori della raccolta 2017 si presentano al di sopra delle previsioni per molte specie; le brassiche hanno registrato rese quasi doppie rispetto al previsto, così pure i cavoli ibridi che hanno avuto performances migliori rispetto a quelli già eccellenti del 2016. (Fra le colture da seme esaminate: barbabietola, ortive, medica, cereali, oleaginose). Per le colture orticole è stata un’annata segnata dall’andamento stagionale in generale sfavorevole con risultati produttivi inferiori alle medie, sia dal punto di vista qualitativo sia da quello quantitativo, con un trend positivo delle superfici e quello negativo dei prezzi. Le aziende agricole hanno dovuto impegnarsi molto per mantenere alto il livello produttivo, intensificando gli interventi irrigui a fronte del caldo torrido ed assenza di precipitazioni, aumentando quindi di molto i costi colturali. La zootecnia, che l’anno scorso ha vissuto una situazione drammatica insieme al cerealicolo, registra nel suo insieme un’inversione di tendenza in senso positivo per produzione (tendenziale aumento di allevamenti e/o capi) e prezzi e qualche timida variazione si intravede anche nei consumi di carne tendenzialmente in ripresa. Questo Pesantemente danneggiata la produzione di miele: -80% circa di perdita rispetto alla norma produttiva. L’apicoltura registra un aumentato interesse con numero di apicoltori e di alveari in crescita anche in provincia (a giugno 2017 si contavano circa 350 apicoltori e circa 10 mila alveari).

La tavola rotonda – L’Agricoltura ha sete di futuro: emergenza acqua e cambiamenti climatici

Il 2017 sarà ricordato come l'anno con una delle estati fra le più torride registrate, sarà ricordato per le forti raffiche di vento, per fenomeni meteorologici sempre più violenti e, certo che sì, per la scarsità di piogge già evidente dall'inverno. Da una parte ci si è trovati a dover fronteggiare eventi temporaleschi sempre più drammatici e dall’altra il problema della siccità. È il clima che cambia. Uno dei temi ancora all'attenzione di tutti è quello relativo alla risorsa acqua. Per questo motivo la decisione di affrontare le tematiche nell’approfondimento che caratterizza da sempre l'Annata Agraria della Cia di Ravenna con una tavola rotonda a più voci. Danilo Misirocchi, presidente Cia Ravenna afferma: «L’acqua va utilizzata con responsabilità e vanno risolti tutti i problemi per evitare gli sprechi, a tutti i livelli. L’agricoltura ha fatto passi da gigante ed è comunque un utilizzatore d’acqua sostenibile. La maggioranza dell'acqua utilizzata a fini irrigui è di origine superficiale e per la gran parte, attraverso l'irrigazione, viene restituita e ritorna disponibile per nuovi utilizzi. I grandi sistemi irrigui alimentati dal fiume Po, a partire dalla risicoltura del pavese e del vercellese fino all'ortofrutta dell'Emilia Romagna, fanno tutti riferimento ad acque superficiali. I prelievi da falde sono in costante calo e ormai presenti solo in alcune aree del Paese non servite da invasi di idonee dimensioni. Il tema è anche questo: per contrastare la siccità servono altri invasi, sono riserve d’acqua di superficie preziosi. Rappresentano un beneficio e una garanzia per tutti: per la comunità e l’uso domestico; per il sistema produttivo e non solo di quello legato all’agricoltura; per l’ambiente. Non tenere l’acqua quando c’è è un crimine».


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