| Data: | 11/05/2012 |
|---|---|
| Titolo: | Ortofrutta: le proposte per innovare e sviluppare il settore al primo Forum nazionale promosso dalla Cia a Bologna |
| Ora: |
Serve aggregare l’offerta altrimenti i frutticoltori non saranno competitivi e rischiano la chiusura delle imprese. Poi va ricercato un equilibrio tra domanda ed offerta per evitare di immettere sui mercati derrate che non vengono assorbite, con crolli disastrosi dei prezzi. E’ quanto emerso dal primo Forum ortofrutticolo nazionale, svoltosi oggi a Bologna e promosso dalla Confederazione italiana agricoltori.
Un Forum che ha permesso di focalizzare i problemi del settore e dove è emersa chiara l’esigenza -come ha affermato il presidente Cia dell’Emilia Romagna Antonio Dosi in apertura dei lavori- di rapporti più stretti nella filiera “per garantire futuro al settore e reddito alle imprese”.
Il settore ortofrutticolo in Italia vale 14 miliardi di euro in termini di produzione lorda vendibile, pari al 34 per cento dell’agricoltura nazionale (e il 30 per cento del “primario” emiliano romagnolo) e preoccupano, oltre alle difficoltà del mercato, i cali dei consumi (meno 8 per cento dal 2000 al 2010).
“Inoltre, i consumi cambiano -ha detto Giuseppe Cornacchia, responsabile del Dipartimento sviluppo agroalimentare e territorio della Cia nazionale- perché ogni famiglia consuma 100 chili in meno all’anno di ortofrutta, che si attesta ora mediamente sui 350 chilogrammi. E’ necessario -ha aggiunto- un sistema di regole per evitare che le componenti forti (Gdo) scarichino sui più deboli (agricoltori) il surplus dei problemi”. In Italia l’offerta di derrate ortofrutticole rappresenta solo il 37 per cento dei volumi, una percentuale molto bassa rispetto ai partner europei (in Olanda è del 100 per cento ad esempio) e questo è un “fattore limitante”.
La filiera ortofrutticola a livello europeo -è stato rilevato durante il Forum- pesa per un 7,7 per cento in termini di occupazione, pari a 17 milioni di addetti coinvolti in oltre 13 milioni e mezzo di imprese agricole.
“Oggi nel comparto -ha detto il presidente nazionale Cia Giuseppe Politi- c’è troppa frammentazione che non interessa soltanto le imprese agricole, ma tutte le componenti della filiera. Serve un vero piano di ristrutturazione che si fonda su una visione strategica”.
I lavori del Forum, ai quali hanno partecipato anche i vicepresidenti nazionali Cia Fabio Moschella e Cinzia Pagni, si sono articolati in due sessioni. La sessione del mattino, presieduta dal presidente della Cia dell’Emilia Romagna Antonio Dosi e aperta dai saluti del presidente della Cia di Bologna Raffaella Zanni e dall’introduzione di Giuseppe Cornacchia, si è articolata in due parti. Alla prima, sul tema “Filiere e organizzazione delle produzioni”, hanno parlato Maurizio Gardini, Alleanza delle cooperative italiane, Ibrahim Saadeh, presidente ItaliaOrtofrutta, Nicola Serio e Mirco Zanotti, Apofruit, e Tiberio Rabboni, assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna.
Nella seconda parte si è discusso di “Valorizzazione e internazionalizzazione”, con gli interventi di Flavio Pezzi, presidente della Cia di Trento, e di Fabio Moschella, vicepresidente nazionale della Cia.
Sotto la presidenza di Carmelo Gurrieri, delegato dei Gie-Gruppi di interesse economico della Cia nazionale, e con l’introduzione di Giuliana Roncolini, del Dipartimento sviluppo agroalimentare e territorio della Cia nazionale, si è tenuta la sessione del pomeriggio, anche questa articolata in due parti. La prima ha sviluppato il dibattito su “Commercializzazione: mercati, distribuzione organizzata, forme innovative” e ha visto gli interventi di Luciano Trentini, Centro servizi ortofrutticoli (Cso), di Antonio Maione, presidente del Gie-Gruppo di interesse ortofrutticolo della Cia nazionale, e dei rappresentanti dei mercati ortofrutticoli.
Nella seconda parte, “Gestione dei rischi di mercato, stabilizzazione dei redditi”, oltre ad Antonio Dosi, presidente della Cia dell’Emilia Romagna, sono intervenuti Roberto Cherubini, dirigente del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, e Giuseppe Alagia, responsabile del Dipartimento sviluppo dei servizi della Cia nazionale.