La Cia festeggia i trent'anni a Bruxelles

15 luglio 2015
La Cia festeggia i trent'anni a Bruxelles
 

L'evento celebrato nella sede dell'Ufficio di rappresentanza in rue le Bon. Insieme al presidente Scanavino e alla Giunta nazionale rappresentanti delle Istituzioni italiane ed europee.

Sono trascorsi trent'anni da quando la Confederazione italiana agricoltori ha "messo piede" a Bruxelles. È dal 1985 che è iniziato, proseguendo senza interruzioni, questo percorso in Europa che ha visto la Cia soggetto protagonista e partecipe all'interno delle varie tappe che hanno caratterizzato la trasformazione dell'Unione europea.

La Confederazione ha dunque voluto festeggiare questo importante anniversario con un ricevimento organizzato presso la propria sede a Bruxelles, preceduto nel corso della giornata da incontri istituzionali che il Presidente della Cia, Dino Scanavino, ha avuto con il Presidente della Commissione Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare del Parlamento Ue, Giovanni La Via, con il relatore per Expo 2015 e per il negoziato transatlantico TTIP della Comagri, Paolo De Castro e con il Rappresentante permanente aggiunto dell'Italia presso l'Ue, l'Ambasciatore Marco Peronaci.

"In qualità di organizzazione di rappresentanza del mondo agricolo, l'impegno che ha caratterizzato questi tre decenni di lavoro si è dipanato prioritariamente lungo le fasi del processo di riforma della Politica agricola comunitaria -spiega Scanavino-. In tal senso, siamo onorati e soddisfatti di aver contribuito alla costruzione della Pac che resta, a nostro avviso, la più importante politica economica attuata dall'Ue nei suoi oltre 50 anni di storia.  Il fattore aggregante di maggior rilievo dell'Europa che, oggi più che mai, in una fase delicata per il futuro dell'Unione, può assumere un'importanza ancora più strategica".

"Non dimentichiamo infatti -prosegue il Presidente della Cia- che la Pac ha costituito e costituisce il principale settore di intervento dell'Ue. Pur con i suoi limiti e distorsioni, ha rappresentato il terreno comune rispetto al quale i Paesi fondatori hanno trovato un accordo di riferimento; ha avviato il processo di integrazione europeo; ha portato alla creazione di un mercato comune agricolo allargato a un numero sempre maggiore di Paesi; ha svolto nel tempo una funzione molto importante relativamente al suo ruolo in favore della coesione economica e sociale".

Da quel lontano 1985 in poi, la Cia ha sempre messo al centro della sua visione di sviluppo del settore agricolo l'importanza della cooperazione con le Istituzioni europee. Un lavoro che ha caratterizzato l'agenda programmatica della Confederazione, assumendo una dimensione sempre più centrale lungo le varie tappe che hanno guidato negli anni il suo percorso di cambiamento e di riforma.

Il percorso della Cia a Bruxelles è cominciato quando, nella seconda metà degli anni '80, le insostenibilità generate nel tempo dalla Pac (sovrapproduzione, impatti ambientali, eccesso di spesa) avevano portato gradualmente a rivedere la sua filosofia di fondo e ad avviare a sua prima revisione normativa. Poi, via via nel corso degli anni, la Confederazione è stata protagonista difendendo e valorizzando all'interno dei vari negoziati di riforma le istanze delle imprese e dei lavoratori agricoli italiani: da Agenda 2000 allo storico disaccoppiamento della riforma Fishler, passando per l'Health Check del 2009 fino all'ultima tappa della Pac 2020.

Ma l'impegno confederale a Bruxelles non si è esaurito esclusivamente all'interno della politica agricola ma ha riguardato, di pari passo, tutti quei settori che interagiscono a vario livello con l'agroalimentare, a partire dalla politica ambientale e dalla tutela della salute dei consumatori. "I risultati sono stati in molti casi positivi, altre volte non ci hanno soddisfatto e non ci siamo sottratti dal manifestare il nostro disappunto insieme agli altri agricoltori europei -ricorda Scanavino-. Però siamo sempre stati convinti che l'Europa mette a disposizione tante e importanti opportunità per imprese e cittadini e che queste possono essere colte solo attraverso un lavoro condiviso tra gli agricoltori e di cooperazione con tutte le Istituzioni. Insomma, giocando di squadra a Bruxelles si possono ottenere grandi risultati":

"L'anniversario che celebriamo oggi -conclude il Presidente della Cia- non è assolutamente un punto di arrivo ma, al contrario, una nuova partenza. Nei prossimi anni le decisioni che si assumeranno in Europa sulla qualità del cibo e del paesaggio, sull'ambiente e sul modello di sviluppo della società e dell'economia, dovranno tutte tenere necessariamente conto dell'agricoltura e delle sue politiche". In tal senso la Cia "è pronta a rinnovare il suo impegno e, così come fatto negli ultimi trent'anni, a fornire il proprio contributo per difendere, tutelare, valorizzare il lavoro degli agricoltori italiani e l'economia dei territori rurali".

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