La Cia di Padova dice basta al consumo di suolo

07 luglio 2017
La Cia di Padova dice basta al consumo di suolo
 

Nel territorio provinciale, tra il 2012 e il 2015, sono stati consumati 160 ettari di terreno, pari a 160 campi di calcio.

Si continua a sottolineare la necessità di mettere un freno alle nuove costruzioni, a favore di una riqualificazione del patrimonio edile esistente, ma i dati dicono che il consumo del suolo non si stia affatto fermando. L'insediamento di nuove strutture, come il nuovo ipermercato di Due Carrare, dimostra che il Veneto continua ad essere terra di conquista per impresari edili e grande distribuzione.

La costruzione di ulteriori colossi nella provincia di Padova costituisce un grave danno al terreno e al mondo agricolo, con conseguenze che potrebbero essere drammatiche da un punto di vista idrogeologico. Le precipitazioni copiose, unite alla costruzione continua di nuovi edifici, contribuiscono ad indebolire il suolo e la cementificazione ruba letteralmente terreno all'agricoltura, in particolare ai giovani che sempre più difficilmente riescono a reperire terreni per sviluppare la propria impresa agricola. La realtà è che c'è sempre più bisogno di cibarsi con prodotti stagionali e sempre meno necessità di avere nuove palazzine e supermercati, visto il calo demografico sotto gli occhi di tutti: a fine del 2016, i residenti a Padova città erano circa 210 mila, tremila persone in meno rispetto al 2011, con un tasso di natalità del 7,37%, mentre quello di mortalità raggiunge il 12,35%. Secondo i dati dell'Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, in Veneto nel 2015 è stato consumato lo 0,6% di terreno in più rispetto al 2012; a Padova, l'aumento è stato dello 0,5%, con 160 ettari consumati, pari a 160 campi da calcio. L'obiettivo dell'Unione europea è quello di azzerare il consumo di suolo entro il 2050, e il tema è di importanza vitale per il Veneto, che è la seconda regione d'Italia per suolo consumato (8% rispetto all'intero territorio amministrativo).

La Cia di Padova si sta impegnando da anni su questo fronte: risale al 2011 la sottoscrizione della Carta di Matera da parte di un'ottantina di sindaci della provincia. Con la firma del documento, i primi cittadini assicuravano ufficialmente l'intenzione di salvaguardare dalla cementificazione il suolo del proprio Comune.

Ora è tempo di intervenire concretamente: "Considerati il calo demografico e la devastazione del territorio in atto, riteniamo indispensabile rivedere i Piani regolatori -dichiara il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini-. Le previsioni demografiche che avevano portato ad una programmazione che comprendeva nuovi insediamenti commerciali e nuovi edifici sono state letteralmente invertite. I Piani vanno rivisti considerando l'enorme valore del terreno, non solo da un punto di vista economico. Fermare la cementificazione significa tutelare il paesaggio, assicurare la tenuta idrogeologica del terreno, permettere all'agricoltura di crescere, e garantire un'alimentazione sana ed equilibrata al cittadino".

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