Prezzi in caduta libera per pesche e albicocche. Manca una programmazione produttiva

28 giugno 2017
Prezzi in caduta libera per pesche e albicocche. Manca una programmazione produttiva
 

Dosi, presidente Cia Emilia Romagna e vicepresidente nazionale: "Basta qualche punto percentuale in più di offerta rispetto alla domanda perché chi acquista, per immettere sui banchi della spesa, non si fa scrupolo di far valere la propria posizione dominante". Serve anche l'attivazione di fondi mutualistici o polizze ricavi.

Non sarà proprio un crollo, ma poco ci manca. Quello che si sta registrando in queste settimane di avvio campagna, per quanto riguarda i prezzi di albicocche e pesche, è solo in parte spiegabile con un'abbondante offerta sui mercati di prodotti esteri e nazionali, a causa del caldo anticipato e prolungato che ha portato la frutta a maturare contemporaneamente in tanti areali produttivi europei. Antonio Dosi, presidente della Cia Emilia Romagna e vicepresidente nazionale, commenta in questo modo la caduta dei prezzi della frutta estiva, evidentissimo rispetto alle annate precedenti per le albicocche ma consistente anche per le pesche.

"Un vero peccato vista l'ottima qualità dei prodotti emiliano romagnoli, il caldo e la crescente voglia di consumare frutta fresca di stagione che, dai primi dati, farebbero aumentare le vendite di un 5-6% -osserva ancora Dosi- che però non riesce a fare il paio con un'offerta ancora sovrabbondante".

Le quotazioni sono attualmente di 30 centesimi circa per le pesche e di 10-15 centesimi in più per le albicocche, ancora al di sotto dei costi di produzione.

La Cia propone e sollecita da anni gli strumenti che consentirebbero di evitare o mitigare queste situazioni ricorrenti di crisi: la programmazione delle produzioni frutticole; la condivisione della programmazione e delle strategie commerciali; l'attivazione, perlomeno a livello sperimentale, dei fondi mutualistici o delle polizze ricavi.  Serve poi un organismo interprofessionale che fissi regole per la produzione, la commercializzazione e la vendita, nell'ottica di costruire le condizioni per una più equa ripartizione del reddito lungo la catena alimentare. Tutte cose da fare, ma per le quali non si è mai trovata comunità d'intenti, per motivi comprensibili dal punto di vista degli interessi economici di qualche parte, insopportabili se si vuol veramente costruire una filiera forte, sicura, di qualità.

"Agli agricoltori italiani si chiede di produrre bene, con i livelli di sostenibilità ambientale e sicurezza alimentare più alti d'Europa, con le ulteriori certificazioni etiche recentemente introdotte. Poi -sottolinea Dosi- basta qualche punto percentuale in più di offerta rispetto alla domanda perché chi acquista per immettere sui banchi della spesa non si fa scrupolo di far valere la propria posizione dominante: cosa dimostra? Siamo alle solite".