Biologico, Anabio-Cia: dal Report ICQRF una nuova conferma della salubrità delle nostre produzioni

10 marzo 2017
Biologico, Anabio-Cia: dal Report ICQRF una nuova conferma della salubrità delle nostre produzioni
 

Il presidente Marchini: "Dai controlli ispettivi su operatori e prodotti, è risultata molto bassa la percentuale di irregolarità riscontrate nel settore. Ma oggi servono nuovi strumenti per semplificare e potenziare il sistema dei controlli". 

I prodotti biologici sono più sani e conformi di quelli convenzionali. Lo afferma Anabio-Cia in merito al Report 2016 pubblicato dall'Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressioni Frodi dei Prodotti Agroalimentari, che nell'ultimo anno ha effettuato oltre 48 mila controlli ispettivi e analitici e verificato più di 25 mila operatori e oltre 53 mila prodotti. A fronte di un'irregolarità totale riscontrata degli operatori pari al 27,4 per cento -si evince dal Report- i 1.956 operatori biologici controllati si fermano al 7,4 per cento e dei 3.121 prodotti controllati solo il 5,7 per cento sono irregolari. Per quanto riguarda i "campioni" analizzati, a fronte di un'irregolarità complessiva pari al 9,4 per cento i prodotti bio si fermano al 5,4 per cento. Rispetto ai principali settori merceologici, l'olio ha avuto 557 controlli con irregolarità pari al 10,2 per cento, i cereali 539 con irregolarità del 3,5 per cento, l'ortofrutta 476 con il 3,4 per cento di irregolarità, infine il settore vitivinicolo 374 controlli con 9,6 per cento di irregolarità.

"Sono dati che evidenziano la serietà e l'affidabilità dei produttori della filiera biologica italiana e che garantiscono la conformità e salubrità delle nostre produzioni bio -commenta il presidente nazionale di Anabio, Federico Marchini-. Le frodi di maggior rilievo economico registrate sui prodotti biologici sono imputabili principalmente all'importazione di prodotti da altri paesi, soprattutto extracomunitari".

Marchini sottolinea peraltro come alcune irregolarità emerse nella filiera siano il frutto della denuncia dei rappresentanti del settore (Federbio), come nel caso dell'operazione sul Grano duro in Puglia del marzo 2016: "Il boom che i prodotti biologici stanno riscuotendo tra i consumatori, accompagnato da una crescita non simmetrica dell'offerta, rende la filiera fallace all'intrusione di soggetti economici senza scrupolo -spiega- e lontani dall'etica produttiva che ha da sempre contraddistinto i produttori biologici".

A fronte di questa nuova situazione, secondo Anabio è evidente che le ispezioni aziendali e le relative certificazioni cartacee non sono più sufficienti, tanto più che nell'era digitale sono disponibili nuovi strumenti capaci contemporaneamente di semplificare e potenziare il sistema dei controlli. La costituzione e gestione di una banca dati, che attinge dai database dei 14 Organismi di Controllo autorizzati in Italia, è in grado di tracciare ogni transazione degli operatori e consente di effettuare controlli incrociati tra i diversi OdC e mette tutti i dati a disposizione delle autorità di controllo (Accredia e ICQRF).

Pertanto "auspichiamo che la Federbio Integrity Platform (www.fip.bio) costituita per tracciare produzioni e transazioni di mangimi e granaglie biologiche -osserva Marchini- possa essere ufficialmente riconosciuta dal Mipaaf come strumento di supporto capace di effettuare il controllo della congruità tra ettari investiti e rese produttive, nonché delle quantità scambiate dai commercianti. Lo strumento funziona con sistema a semaforo, consentendo il blocco immediato di partite che presentano qualsiasi non coerenza e inviando automaticamente un'allerta all'azienda di venditrice -sottolinea il presidente di Anabio-. La piattaforma consente di ridurre l'impegno per la verifica dei controlli sui documenti dei fornitori e, quindi, una più rapida immissione dei prodotti nei cicli produttivi. Insomma, per le aziende fraudolenti si riduce notevolmente lo spazio di manovra".

Alla vigilia della riforma del Reg. 882/04, che si chiuderà entro questo mese, sui controlli ufficiali per alimenti e mangimi, "chiediamo al Mipaaf di accelerare la riforma del decreto legislativo 220/95 affinché anche l'Italia possa adempiere rispetto a quanto prescritto all'art. 27 comma 2 lettera e) del Reg. CE 834/2007, così come rilevato anche da Fvo (Food and Veterinary Office) nell'audit compiuto nel 2013 per conto della Commissione Ue. Ovvero -conclude Marchini- che si realizzino le condizioni per avere un sistema di coordinamento efficace fra l'autorità competente delegante e l'organismo di controllo con gli organismi di certificazione autorizzati".