BREXIT & agroalimentare: una lettura degli scambi commerciali

01 luglio 2016

L'esito del Referendum consultivo, che ha visto la maggioranza della popolazione schierarsi a favore dell'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, renderà necessaria nei prossimi mesi una rinegoziazione della politica commerciale. In tale ambito, da un lato un'eventuale innalzamento di barriere tariffarie all'entrata, dal lato opposto una possibile svalutazione della Sterlina (con i prodotti britannici più competitivi), potranno determinare delle ricadute anche nei rapporti commerciali tra l'Italia e il Regno Unito. Ad oggi non è possibile fare delle previsioni circa la natura di tali eventuali ricadute, tuttavia è utile sottolineare che, per "l'Italia agroalimentare", il Regno Unito rappresenta uno dei principali mercati di sbocco europei (terza piazza dopo Germania e Francia).

In quest'ottica, si riporta una lettura delle relazioni commerciali (settore agroalimentare) tra i due Paesi, con una particolare attenzione alle esportazioni "Made in Italy".

Nel 2015, l'Italia ha importato dal Regno Unito prodotti agroalimentari per un valore di 701 milioni di euro mentre, le esportazioni hanno superato i 3,2 miliardi. Ciò si è tradotto in un surplus commerciale a favore del Bel Paese pari a 2,5 miliardi di euro. La crescita delle vendite estere (+34% dal 2010 ad oggi), ha determinato negli ultimi anni un miglioramento dell'avanzo commerciale del 45%.

Le esportazioni agroalimentari italiane verso il Regno Unito (2015)

Fonte: elaborazioni Ufficio studi Cia su dati Istat

Tre quinti delle esportazioni (1,9 miliardi di euro), hanno riguardato i prodotti alimentari mentre, le bevande Made in Italy vendute oltremanica sono state pari a 936 milioni di euro, con un'incidenza sul totale export agroalimentare del 29%. Infine, i prodotti dell'agricoltura, che hanno inciso per un decimo.

Partendo dalle vendite estere agricole, circa il 30% ha riguardato le produzioni orticole, a seguire la frutta, con le pomacee e la frutta a nocciolo che hanno pesato per il 19% sul paniere delle vendite estere agricole. Poco meno di 50 milioni (16%), le esportazioni delle altre produzioni frutticole mentre, piante vive ed uva hanno interessato complessivamente per un quinto sull'export agricolo nazionale verso la Gran Bretagna.    

Esportazioni agricole italiane verso il Regno Unito (2015)

Fonte: elaborazioni Ufficio studi Cia su dati Istat

Come in precedenza osservato, le spedizioni di prodotti alimentari, hanno rappresentato lo scorso anno la principale voce dell'export agroalimentare nazionale verso il mercato del Regno Unito. In particolare, se si esclude la categoria "altri prodotti alimentari", la classifica è stata guidata dalle vendite dai prodotti ortofrutticoli trasformati, che hanno superato i 460 milioni di euro ed hanno pesato, sul totale alimentare (bevande escluse) per il 23%. A seguire, le esportazioni di prodotti da forno e farinacei con un quinto della distribuzione considerata (circa 391 milioni di euro) e quelle dei prodotti lattiero-caseari e della carne trasformata (entrambe con il 12%). Tra gli altri cibi italiani che, complessivamente, hanno totalizzato un quarto del totale (oltre 482 milioni di euro), si segnalano i 109 milioni di euro dei prodotti a base di cacao, cioccolato e confetteria e i pasti pronti e preparati (oltre 118 milioni di euro pari al 6% dell'export alimentare).  

Esportazioni alimentari (bevande escluse) italiane verso il Regno Unito (2015)

Fonte: elaborazioni Ufficio studi Cia su dati Istat

Uno sguardo alle bevande che, come in precedenza riportato, a fronte di un valore venduto che ha sfiorato i 940 milioni di euro, hanno inciso sul totale vendite estere agroalimentari per il 29%. L'80% di tale valore (circa 746 milioni di euro) è attribuibile alle spedizioni di vini Made in Italy che, quindi,  tra prodotti agricoli, cibi e bevande, hanno rappresentato la principale categoria merceologica.     

Nonostante non si possano fare previsioni oggettive circa i possibili impatti derivanti dalla Brexit, può essere utile, in questa sede, considerare l'incidenza percentuale delle esportazioni alimentari (bevande incluse, agricoltura esclusa) di ciascuna realtà territoriale, rispetto al valore aggiunto settoriale.  

Alla luce di questa analisi (ultimi dati disponibili 2013), le Regioni più "vulnerabili" rispetto alla Brexit, sarebbero, nell'ordine: la Campania, dove le esportazioni alimentari verso il Regno Unito (trainate dall'ortofrutta trasformata e dai prodotti da forno e farinacei), hanno pesato per il 27% sulla formazione del valore aggiunto delle industrie alimentari, bevande e tabacco; il Veneto con il 17%, il Piemonte e la Toscana, entrambe con un'incidenza del 14%;  il Trentino Alto dige (13%) e il Friuli V.G. (11%).    

 

Incidenza delle esportazioni alimentari verso il Regno Unito rispetto al valore aggiunto (2013)

Fonte: elaborazioni Ufficio studi Cia su dati Istat