Fao prezzi alimentari di aprile

06 maggio 2016

Prosegue, nel mese di aprile, il processo di lieve risalita che, a partire dalla fine del terzo trimestre 2016, ha caratterizzato l'andamento dei prezzi alimentari mondiali. Secondo l'indice generale elaborato dalla FAO, a fronte di una media di 151,8 punti, le quotazioni agroalimentari sono aumentate dello 0,7%. La ripresa si è mantenuta su livelli contenuti in quanto, l'aumento dei prezzi dell'olio e dei cereali, è stato controbilanciato dalla contrazione del latte e dello zucchero.

L'andamento congiunturale, inoltre, non è stato sufficiente per arrestare la contrazione tendenziale. Dal confronto con lo stesso periodo dello scorso anno (aprile 2015), infatti, i listini alimentari continuano a perdere circa il 10% del loro valore iniziale.

 

Andamento dell'Indice mensile dei prezzi alimentari e variazione tendenziale (2002-2004=100)

Fonte: Elaborazioni Ufficio Studi - Cia su dati FAO

A seguire, una breve analisi degli indici della FAO relativi ai singoli comparti produttivi:

  • Olio. In crescita per il terzo mese consecutivo le quotazioni dell'olio. A fronte di un indice medio attestatosi sui 166,4, i prezzi sono aumentati del 4% su base mensile (+11% annuo). Una ripresa guidata dall'olio di palma i cui valori all'origine continuano a risalire per effetto dell'aumento della domanda mondiale e dei timori sulle prospettive produttive a medio termine. Stabili, invece, i listini dell'olio di soia.
  • Cereali. Con una media di quasi 150 punti, i prezzi cerealicoli mondiali sono aumentati del 2,2% nell'ultimo mese mentre, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (aprile 2015), hanno perso oltre il 10% del loro valore. In particolare, le quotazioni del mais sono aumentate in seguito alla debolezza della valuta statunitense e all'impennata dei prezzi degli oli vegetali. Di pari passo, le condizioni meteorologiche favorevoli, unite a previsioni produttive ottimistiche, hanno contenuto i guadagni del grano sui mercati mondiali. Infine, lieve contrazione dei listini del riso, sotto la spinta dell'andamento decrescente che ha caratterizzato le quotazioni di Japonica (in leggero aumento i prezzi della varietà indica).      
  • Carni. A partire dal mese di marzo, con un indice medio pari a 146,6 punti, i prezzi internazionali della carne sono aumentati dello 0,8%. La crescita congiunturale più marcata, si è verificata sul mercato delle carni bovine che ha visto le quotazioni risalire, soprattutto in seguito al contenimento dei livelli produttivi e alla ripresa della domanda statunitense. Di contro, il mese di aprile è stato caratterizzato dal sostanziale equilibrio dei mercati suinicoli e di pollame con conseguente stabilità delle quotazioni. In leggera risalita, i listini della carne ovina. L'incremento su base mensile dei prezzi medi, non è stato sufficiente ad invertire la dinamica tendenziale. Rispetto al mese di aprile 2015, infatti, le carni hanno perso il 14% del loro valore all'origine.
  • Lattiero-caseari. In chiave congiunturale, l'eccesso di offerta e il contenimento della domanda sui mercati internazionali, hanno determinato una contrazione dei prezzi medi lattieri superiore al 2%. Un processo di declino che dura ormai ininterrottamente da oltre sei mesi (l'ultima risalita risale al bimestre settembre-ottobre 2015) e che, su base annua, si è tradotto in una contrazione superiore al 25%. Così come accaduto nel mese di marzo, anche aprile è stato caratterizzato dalla caduta delle quotazioni di burro e formaggi in virtù di un surplus di scorte produttive nei principali paesi esportatori. Per quel che riguarda il latte scremato, i prezzi mondiali si sono attestati sui livelli del prezzo d'intervento fissato dall'Unione Europea. Una dinamica, quest'ultima, che ha garantito quantomeno stabilità nei prezzi delle polveri di latte.  
  • Zucchero. Superiore all'1,5% la contrazione mensile dei prezzi internazionali dello zucchero mentre, su base annua, le quotazioni sono cresciute del 16% (migliore performance all'interno del paniere produttivo analizzato dalla FAO). Un declino, che ha trovato origine nell'incremento produttivo e nell'accumulo di scorte destinate all'esportazione verificatosi sul mercato brasiliano dove, tra l'altro, hanno influito anche le aspettative al ribasso sull'utilizzo di canna da zucchero per la produzione di carburante (etanolo).