Commercio estero Febbraio

20 aprile 2016

Nei primi due mesi dell'anno la bilancia commerciale agroalimentare italiana ha presentato un disavanzo di poco superiore al miliardo di euro. L'effetto combinato della spinta delle esportazioni, aumentate in un anno del 3,2%, e della contrazione delle importazioni (-0,2%), ha determinato una riduzione tendenziale del saldo negativo del 15%. Gli arrivi che, nonostante il timido calo richiamato, continuano ad essere superiori rispetto alle vendite estere, hanno invece sfiorato i 6,7 miliardi di euro. 

Dal lato della componente agricola, l'aumento delle esportazioni di circa 32 milioni di euro si è tradotto in una crescita relativa del 3%. Stessa variazione percentuale per la crescita delle importazioni (+3%) seppure, in termini assoluti, l'incremento è stato circa doppio (+62 milioni di euro) rispetto a quello delle spedizioni estere.

Alla luce di tale contesto, il grado di copertura commerciale, misurato dal rapporto percentuale tra export ed import, ha visto un aumento annuo di 2 punti percentuali e si è posizionato sull'84% (+5% la crescita negli ultimi due anni).

Bilancia agroalimentare italiana (gennaio-febbraio: milioni di euro)

Fonte: Elaborazioni Ufficio Studi Cia su dati Istat

 

In ordine alla distribuzione geografica degli scambi,  il 69% dei circa 6,7 miliardi di euro di importazioni, sono giunti dai Paesi dell'Unione Europea; con Germania, Francia e Spagna che, insieme, hanno spedito verso l'Italia 2,3 miliardi di prodotti agroalimentari. I Paesi del Sud est asiatico, dell'America latina (Mercosur) e del resto dell'Europa hanno esportato verso il Belpaese ciascuno circa 300 milioni di euro, con un'incidenza pro-capite del 4,5% sul totale delle importazioni nazionali. 

Continuando, se i prodotti agroalimentari Made in Usa hanno rappresentato il 3% del totale, tra gli altri Paesi si segnala la Cina le cui spedizioni in Italia hanno superato nel periodo gennaio-febbraio i 100 milioni di euro e sono cresciute, rispetto allo stesso periodo del 2015, del 4,8%. Sempre in termini di crescita tendenziale, si segnala la performances delle importazioni provenienti dai Paesi del Sud-est asiatico che, sotto la forte spinta delle vendite di riso e olio di palma della Cambogia e della Malesia, hanno fatto segnare un +12%. Tra le riduzioni, invece, si segnala quella degli Stati Uniti che, soprattutto a fronte del dimezzamento degli arrivi di prodotti trasformati, è valsa oltre venti punti percentuali.  

Provenienza delle importazioni agroalimentari italiane (gennaio-febbraio; mld di euro)

Fonte: Elaborazioni Ufficio Studi Cia su dati Istat

In merito ai principali mercati di sbocco, oltre i tre quinti delle esportazioni agroalimentari Made in Italy sono state destinate ai Paesi dell'Unione europea con un valore pari a 4,6 miliardi di euro ed una crescita annua del 4%. In tale ambito, la Germania, con circa 1 miliardo di euro, si è confermata la prima destinazione delle vendite tricolori.  A seguire, la domanda Francese e del Regno Unito che, insieme, è valsa un ulteriore miliardo.  Accanto a quello comunitario, è stato il mercato di sbocco Statunitense a far registrare una delle performance più significative (soprattutto in termini di incremento). Nel primo bimestre del 2016, l'Italia ha venduto oltre oceano circa 500 milioni di euro di prodotti agroalimentari, arrivando a destinare negli USA il 9% delle proprie esportazioni con una crescita tendenziale del 14%. Circa un quarto delle vendite è stato collocato sugli altri mercati tra cui, si segnalano, la Svizzera con un valore di circa 200 milioni e il Giappone (100 milioni) che, però, è stata l'unica meta, tra quelle prese in analisi, a far registrare una variazione annua negativa (-0,3%).      

 

Destinazione delle esportazioni agroalimentari italiane (gennaio-febbraio; mld di euro)

Fonte: Elaborazioni Ufficio Studi Cia su dati Istat

 

A completamento dell'analisi, nel grafico sottostante si riportano le principali voci merceologiche esportate durante il mese di gennaio[1].

Esportazioni agroalimentari italiane: "top eight" (genn 2016; % su totale export)

Fonte: Elaborazioni Ufficio Studi Cia su dati Istat


[1] Nella categoria "ortofrutta fresca" è inclusa la categoria Istat AA0125-Altri alberi da frutta, frutti di bosco e in guscio

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