Iniziativa "L'attenzione spegne più incendi dell'acqua"

03 luglio 2008
Quando si genera un incendio rischiano di essere distrutti non solo gli alberi e gli animali, ma anche tutte le molteplici funzioni di regolazione del nostro ecosistema, di cui l'uomo stesso è parte integrante oltre che diretto beneficiario. L'Italia è il paese dell'UE con la maggiore percentuale di superficie coltivata (43,8%) distribuita per il 45% in montagna, per il 23% in collina e per il 32%in pianura. I boschi italiani, nonostante la prevalenza montuosa, ricoprono meno del 30% del territorio, di cui il 60% in zona montagnosa, un terzo in collina e poco meno del restante in pianura. Nelle aree rurali con presenza di aziende agricole i pericoli e le esposizioni a rischi d’incendio involontari sono elevate e legate proprio alla fruibilità del territorio stesso. Allo stesso tempo l'abbandono delle aree collinari, pedemontane e selvicolturali da parte delle popolazioni indigene e loro sostituzione con masse di consumo, cioè prevalenti popolazioni stagionali che non rinnovano il patrimonio naturale ma lo sfruttano intensivamente, è stato e rimane fra le principali cause del degrado forestale italiano, gestito e vigilato in passato da piccole e diffuse comunità montane che ne calibravano lo sfruttamento economico e merceologico in funzione della sua conservazione e riproduttività. Lo spopolamento e l'invecchiamento di queste comunità si è quindi tradotto in altrettanto impoverimento e disordine dell'intero ecosistema boschivo, peraltrofacilitandone l'esposizione agli incendi.
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