FAO prezzi alimentari di maggio

10 luglio 2017

Durante il mese di maggio, i prezzi alimentari mondiali misurati dal Food price index della FAO, sono cresciuti del 2,2% rispetto ad aprile mentre, su base annua, l'incremento è valso il 10%. Dopo il calo congiunturale che aveva caratterizzato la dinamica delle quotazioni a partire dal mese di febbraio, l'indice  generale ha dunque ripreso a salire. Tale andamento si è verificato grazie alla spinta dei listini di tutte le produzioni agroalimentari, eccezion fatta per il comparto saccarifero che, nell'ultimo mese, ha ceduto il 2%.

 

Andamento dell'Indice mensile dei prezzi alimentari e variazione tendenziale (2002-2004=100)

Fonte: Ufficio Studi - Cia su dati FAO

 

A seguire, una breve analisi dei singoli comparti produttivi:

Carne. Gli aumenti che hanno caratterizzato le quotazioni della carne a partire da inizio anno, hanno trovato conferma nel mese di maggio. A fronte di un indice medio pari a 171,7 punti, la crescita del comparto è valsa l'1,5% mensile e l'11% su base tendenziale. In ripresa tutte le tipologie di carne ad esclusione del pollame, i cui listini sono stati caratterizzati da stabilità sui mercati. In particolare, le quotazioni dei suini sono cresciute a causa della staticità della domanda, mentre quelle dei bovini hanno guadagnato terreno grazie al rallentamento delle esportazioni "made in Oceania". Direttamente collegato al contenimento delle esportazioni mondiali, anche l'incremento, per il terzo mese consecutivo, dei prezzi della carne ovina.    

Cereali. Insieme allo zucchero, quello dei cereali è stato l'unico comparto a far registrare una contrazione annua (-3%) dei prezzi mondiali. Tuttavia, il valore medio dell'indice superiore a 148 punti, ha consentito una crescita mensile dei listini (+1,4%), soprattutto per la spinta dei prezzi internazionali del grano, sostenuti dalle condizioni climatiche e dagli scambi sul mercato. In rialzo (per il sesto mese consecutivo) anche le quotazioni risicole grazie alla dinamicità della domanda della varietà indica. Le ampie disponibilità di offerta, hanno invece limitato il guadagno dei prezzi all'esportazione del mais.    

Zucchero. Nel mese di maggio, con una media di 227,9 punti, l'indice della FAO ha fatto segnare il livello più basso delle quotazioni saccarifere negli ultimi tredici mesi. Ciò si è tradotto in una contrazione che, nell'ultimo anno, è valsa il 5%. A condizionare l'andamento dei listini è stata, da un lato l'eccesso di produzione verificatasi nelle regioni centro.- meridionali del Brasile, dall'altro la mancata convenienza economica, sempre sul mercato Brasiliano, ad utilizzare materia prima per la produzione di biocarburanti. Infine, pressioni al ribasso sui prezzi, sono state determinate dalla decisione della Cina relativa di aumentare i dazi alle importazioni.     

Olio vegetale. Dopo tre mesi di contrazione, le quotazioni internazionali degli oli vegetali sono cresciute, in media, del 4,7% su base congiunturale (+3% rispetto al mese di maggio dello scorso anno). Tale inversione di tendenza, è stata determinata dalla spinta dei listini sia per l'olio di palma sia per l'olio di soia. In particolare, il primo è cresciuto per effetto di una domanda globale d'importazione particolarmente sostenuta mentre, i prezzi dell'olio di soia sono stati spinti al rialzo dalle previsioni di crescita dei consumi sul mercato statunitense. In entrambi i casi, quindi, a trainare le quotazioni è stata una domanda particolarmente sostenuta rispetto alle capacità di offerta.

Lattiero-caseario. Tra i comparti analizzati dalla FAO, quello lattiero caseario ha fatto registrare la migliore performance con una crescita media dell'indice che, in termini relativi, è valsa il 5,1% nell'ultimo mese e, addirittura, il 51% rispetto al mese di maggio dello scorso anno. Le quotazioni medie sono state influenzate soprattutto da una domanda di burro particolarmente sostenuta sui mercati europeo e nord-americano. La crescita dei prezzi del latte scremato in polvere, invece, è stata contenuta per effetto degli interventi adottati dall'Unione Europea. Nonostante la fiammata dell'ultimo mese, l'indice FAO è ancora del 30% inferiore rispetto ai valori, record, fatti registrare nel 2014.