Disposizioni urgenti per la crescita economica del Mezzogiorno

21 giugno 2017

Decreto Legge 20 giugno 2017, n. 91

Disposizioni urgenti per la crescita economica  nel  Mezzogiorno 

 

Premessa 

L'articolo 2, comma 3, del Decreto Legge 20 giugno 2017, n.19, introduce una modifica alla disciplina ordinamentale dei Consorzi agrari (di cui alla legge 28 Ottobre 1999, n. 410), stabilendo che le attività di questi ultimi possano essere svolte "anche mediante la partecipazione a società di capitali in cui i consorzi dispongano della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria". Oltre a ciò, lo stesso comma del citato articolo 2, prevede che le attività esercitate dalle società partecipate a favore dei soci dei consorzi agrari che ne detengono la partecipazione avranno "natura mutualistica ad ogni effetto di legge.

 

Lacune, dubbi di merito e legittimità costituzionale 

L' analisi di questa disposizione normativa rende evidenti talune lacune, solleva dubbi di merito, conduce a interrogativi in ordine alla sua costituzionalità che rendono necessaria la soppressione del comma.

Di seguito, in dettaglio le motivazioni

Estraneità di materia

Il Decreto legge 20 giugno 2017 n. 91, rubricato "Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno", trae origine dalla "straordinaria necessità ed urgenza di intensificare gli interventi volti a favorire il superamento del divario economico e sociale delle regioni del Mezzogiorno rispetto alle altre aree del Paese". 

In tale contesto, la collocazione al suo interno di una norma specifica sul sistema dei Consorzi Agrari, che nulla ha a che fare con le finalità generali del provvedimento, è obiettivamente estranea alle finalità della legge e pertanto non può essere accolta nel testo. 

Al riguardo non può essere non sottolineata la circostanza che l'articolo 2, commi 1 e 2, introduce interventi specifici per l'imprenditoria agricola (compresa quella giovanile) diffusa nelle regioni meridionali del Paese e che quindi il contestato comma 3 in nessun modo può essere messo in relazione alle finalità della proposta di legge e dello stesso articolo 2. 

Infine l'estraneità di materia della misura risulta ancora più evidente in considerazione della constatazione che su 28 Consorzi agrari in bonis che presentano bilancio, soltanto 6 hanno sede sui territori del Mezzogiorno italiano.

Profilo fiscale - previdenziale

La modifica alla disciplina ordinamentale dei Consorzi agrari si pone in contrasto con quanto disposto dalla legge che prevede espressamente che solo le società cooperative rientrano fra i parametri della mutualità prevalente, laddove per scopo mutualistico deve intendersi la fornitura di "beni o servizi o occasioni di lavoro direttamente ai membri della organizzazione a condizioni più vantaggiose di quelle che otterrebbero dal mercato" (par.1025 relazione ministeriale al Codice Civile). 

Ed infatti, in primo luogo, si rileva che l'art. 2512 c.c. dispone espressamente che la mutualità prevalente venga riconosciuta solo ed esclusivamente in capo alle società cooperative (e non alla società di capitali) che:

  1. svolgono attività in favore dei soci, dei consumatori o utenti di beni e servizi;

  2. nello svolgimento della loro attività si avvalgono delle prestazioni lavorative dei soci;

  3. nello svolgimento della loro attività si avvalgono degli apporti dei beni e servizi dei propri soci.

Oltra a ciò l'art. 2514 del codice civile richiede aggiuntivi requisiti che devono essere necessariamente inseriti fra le clausole dello statuto societario e che sono in netto contrasto con la disciplina statutaria delle società di capitali.

In particolare le cooperative a mutualità prevalente devono prevedere nei propri statuti:

  • il divieto di distribuire i dividendi in misura superiore all'interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato;

  • il divieto di remunerare gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore a due punti rispetto al limite massimo previsto per i dividendi;

  • il divieto di distribuire le riserve fra i soci cooperatori;

  • l'obbligo di devoluzione, in caso di scioglimento (o trasformazione o perdita dei requisiti di mutualità prevalente) della società, dell'intero patrimonio sociale, dedotto solo il capitale sociale e i dividendi eventualmente maturati, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.

Solo in caso di possesso di tutti i requisiti di cui sopra (oltre ovviamente ai criteri per la definizione della prevalenza di cui all'art. 2513 c.c.) è possibile procedere all'iscrizione della società cooperativa in un'apposita sezione del Registro delle società cooperative, conditio sine qua non per godere dei benefici fiscali sia in tema di imposte diretta che di IVA, oltre alle agevolazioni previdenziali.

In tale contesto, il mancato stralcio della norma in discussione estenderebbe, automaticamente, il carattere della "mutualità" a tutte le società costituite sotto forma di società di capitali.

Tali società sarebbero equiparate per il solo fatto di essere partecipate da Consorzi che dispongano della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria.

Ciò si verificherebbe anche in assenza dei requisiti essenziali sopra esposti, con conseguente estensione, alle suddette società di capitali, dei benefici fiscali e previdenziali previsti invece, come sopra illustrato, esclusivamente per i soggetti giuridici che non perseguono fini di lucro.

Profilo costituzionale 

Non meno importanti delle precedenti osservazioni critiche sulla estraneità di merito e inaccettabilità di contenuto, sono gli evidenti rilievi sulla legittimità costituzionale della disposizione.

L'art. 45 della Costituzione, nel prevedere che "la Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata", dispone espressamente l'esclusione del carattere della "mutualità" per le società costituite sotto forma di società di capitali o equiparate che perseguono scopro di lucro di cui all'art. 2247 c.c.

Impatto della norma sul gettito erariale

Non può sottacersi, in ogni caso, il potenziale effetto della norma proposta sul gettito fiscale.

L'eventuale riconoscimento del carattere della "mutualità" alle società costituite sotto forma di ‘società di capitali' - partecipate da Consorzi agrari -, potrebbe comportare l'estensione alle predette società di benefici fiscali che graverebbero sulle entrate in termini di minor gettito con la conseguenza del rischio della predisposizione di ulteriori misure di compensazione delle minori entrate a carico dei contribuenti.  

 

Conclusioni

Quanto sopra esposto mette in evidenza l'ennesimo tentativo di trarre un illecito profitto dalla equiparazione delle società di capitali a società mutualistiche al fine dell'esclusivo scopo di godere di una disciplina speciale e di vantaggio, laddove le stesse società di capitali erano state costituite con finalità, scopo sociale ed in condizioni diverse da quelle che oggi si pretendono di conseguire.

La circostanza costituisce una condizione indebita di fruizione di benefici, ben oltre i limiti consentiti dalla legislazione fin qui operante, configurandosi un situazione che nulla ha a che vedere con la promozione e diffusione delle cooperative a scopo mutualistico e che permane obiettivo non discusso degli intendimenti costituzionali e della costante azione dei governi della Repubblica nonché della storia economica del Paese.

Per queste ragioni, si chiede espressamente la soppressione del comma 3 dell'articolo 2, dal provvedimento.

Un atto di responsabilità per evitare che l'interesse individuale di soggetti non autorizzati prevalga su quello collettivo e per sventare manovre che nulla hanno a che vedere con le funzioni sociali a carattere di mutualità sancite dai padri costituenti.