Attuazione dell'etichettatura d'origine del latte e derivati

05 maggio 2017

INDICAZIONE DELL'ORIGINE IN ETICHETTA DELLA MATERIA PRIMA PER IL LATTE E I PRODOTTI LATTIERO-CASEARI 

 

Il quadro normativo di riferimento

Il decreto interministeriale del 9 dicembre 2016, s'inserisce all'interno della normativa comunitaria concernente la fornitura d'informazioni sugli alimenti ai consumatori. In particolare, con il regolamento (UE) n.1169 del 2011 l'Unione Europea ha inteso razionalizzare il sistema di regole di natura sanitaria, economica, ambientale, sociale ed etica riguardante l'etichettatura degli alimenti al fine di "ottenere un elevato livello di tutela della salute dei consumatori e assicurare il loro diritto all'informazione".

In tale ambito, l'articolo 26 paragrafo 5 del regolamento (UE) 1169/2011 ha previsto la presentazione di una Relazione della Commissione sull'indicazione obbligatoria del paese d'origine o del luogo di provenienza per taluni alimenti, tra cui il latte e il latte usato quale ingrediente di prodotti lattiero-caseari.

Tale Relazione[1], adottata dall'esecutivo UE il 20 maggio 2015, così come indicato dall'articolo 26 paragrafo 7 del citato regolamento comunitario, ha valutato: 

 

  • L'esigenza del consumatore di essere informato.
  •  
  • La fattibilità della fornitura dell'indicazione obbligatoria del paese d'origine o del luogo di provenienza per i diversi prodotti.
  •  
  • L'analisi dei costi e dei benefici dell'introduzione di tali requisiti per gli operatori e le amministrazioni del settore alimentare, nonché il loro impatto sul mercato interno e sugli scambi internazionali.

 

Sulla base di tali considerazioni e in seguito alla realizzazione di uno studio che ha analizzato l'impatto dei diversi scenari relativi all'etichettatura, la Commissione Europea è giunta ad una serie di conclusioni, di seguito riportate:

 

  • I sistemi di etichettatura volontari forniti dagli operatori, rappresentano una valida opzione che non impone oneri supplementari agli operatori e che garantisce ai consumatori di disporre d'informazioni sull'origine del latte e dei prodotti da esso derivati.
  •  
  • In considerazione degli oneri normativi, è necessario valutare il rapporto tra costi e benefici al fine di giustificare l'indicazione obbligatoria dell'origine in etichetta.
  •  
  • La disponibilità complessiva dei consumatori a pagare per avere informazioni in etichetta sull'origine del latte e del latte usato quale ingrediente, sembra essere modesta e nel caso in cui l'etichettatura di origine dovesse diventare obbligatoria, gli stessi consumatori sembrano preferire che questa indicazione sia effettuata a livello dello Stato membro.
  •  
  • Anche se il costo dell'indicazione di origine del latte potrebbe essere generalmente modesto, il suo impatto tra gli operatori non sarebbe uniforme in quanto alcuni di essi dovrebbero introdurre ulteriori sistemi di rintracciabilità con un aumento significativo dei costi.
  •  
  • L'indicazione obbligatoria dell'origine del latte utilizzato come ingrediente, può comportare impatti economici negativi in particolar modo per i prodotti altamente trasformati.

 

Il decreto interministeriale 9 dicembre 2016

In tale contesto, lo scorso 19 gennaio 2017, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto del 9 dicembre 2016 che ha introdotto l'indicazione in etichetta dell'origine della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari. Il provvedimento, avente natura interministeriale (Mipaaf e Mise) ed entrato in vigore dopo novanta giorni dalla data di pubblicazione (….), si compone di sette articoli e di un Allegato dove sono indicati i tipi di latte e i prodotti lattiero-caseari che ricadono nell'ambito di applicazione.

Al fine di chiarire alcuni dubbi interpretativi sulle modalità applicative della norma, è intervenuta la circolare (congiunta Mipaaf-Mise) del 23 febbraio 2017 indirizzata alle organizzazioni imprenditoriali e agli organismi di controllo.

In particolare, secondo quanto riportato nel citato documento, dall'ambito di applicazione del decreto risultano esclusi:

 

  • Il latte fresco (in quanto già disciplinato dal decreto interministeriale del 27 maggio 2004.
  •  
  • I prodotti contenenti latte che non costituiscono prodotto lattiero caseario ai sensi della normativa comunitaria (Reg 1308/2013 – OCM unica-) e i prodotti lattiero-caseari non inclusi nell'Allegato I.
  •  
  • I prodotti DOP, IGP e biologici.
  •  
  • I prodotti venduti sfusi, imballati nei luoghi di vendita su richiesta del consumatore o preimballati per la vendita diretta.  
  •  
  • I prodotti (non destinati al consumatore finale) sottoposti ad ulteriori lavorazioni, quali gli ingredienti composti utilizzati nella preparazione dei prodotti lattiero-caseari preimballati di cui all'allegato 1 del decreto.

 

Per le tipologie produttive escluse dal campo di applicazione , è fatta salva la possibilità di indicare su base volontaria l'origine del latte o il paese di condizionamento e trasformazione nel rispetto delle disposizioni contenute nel decreto ministeriale.        

Riguardo alle disposizioni di cui all'articolo 2[2] del decreto interministeriale, la circolare interviene, in primo luogo, per chiarire che "il solo ingrediente dei prodotti lattiero-caseari preimballati, del quale va indicata l'origine in termini di "paese di mungitura", "paese di condizionamento o paese di trasformazione" è il latte….".

Accanto a ciò, si fa presente che "l'obbligo dell'indicazione di origine del latte non trova applicazione per il latte ed i prodotti lattiero-caseari fabbricati all'estero che costituiscono ingredienti dei prodotti fabbricati in Italia". Tale esclusione trova giustificazione sia nella destinazione di tali prodotti (non al  consumatore finale come in precedenza richiamato) sia in base al principio del mutuo riconoscimento, secondo cui l'obbligo di etichettatura non può essere esteso ai produttori residenti al di fuori del territorio nazionale.

Infine, riguardo alle modalità applicative dell'articolo 3[3] del decreto interministeriale, la circolare chiarisce che "nel caso il latte utilizzato nei prodotti preimballati provenga contestualmente sia da paesi UE che da paesi non UE, le due diciture possono essere utilizzate congiuntamente in tal modo "latte di Paesi UE" e "latte di Paesi non UE".

 

[1] COM(2015) 205 final

[2] Indicazione in etichetta dell'origine del latte e del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero caseari.

[3] Indicazione in etichetta in caso di mungitura, di condizionamento o di trasformazione del latte o dei prodotti alimentari di cui all'allegato 1 in più paesi

 

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