FAO prezzi alimentari di marzo

18 aprile 2017

Dopo la ripresa che ha caratterizzato l'andamento dei primi mesi dell'anno, le quotazioni internazionali alimentari hanno fatto registrare una contrazione mensile del 3% mentre, rispetto allo stesso periodo del 2016, sono aumentate del 13%. È questo, in sintesi, il risultato che emerge dalla lettura dell'indice generale della FAO del mese di marzo. Ad eccezione del comparto delle carni, i cui prezzi sono rimasti pressoché invariati (+1%), tutte le altre voci merceologiche del paniere FAO hanno fatto segnare un rallentamento congiunturale con l'olio vegetale e le produzioni saccarifere che hanno trainato la deflazione.

Andamento dell'Indice mensile dei prezzi alimentari e variazione tendenziale (2002-2004=100)

 

Fonte: Ufficio Studi - Cia su dati FAO

A seguire, una breve analisi dei singoli comparti produttivi:

Carni. Nell'ultimo mese i prezzi delle carni sono aumentati dell'1% mentre, in chiave annua, il comparto ha fatto segnare una ripresa ben più marcata (+12%). Il mercato mondiale è stato caratterizzato da una scarsa dinamicità. Soltanto le carni bovine e suine hanno visto aumentare leggermente i rispettivi listini a causa della scarsa disponibilità di prodotto sul mercato dell'Oceania e della staticità delle importazioni asiatiche, in particolare cinesi. In equilibrio, invece, gli scambi sul mercato del pollame  e delle carni ovine.

Zucchero. Con una media dell'indice di 256,6 punti, i prezzi internazionali dello zucchero hanno raggiunto il livello più basso a partire dal mese di maggio 2016 con un calo congiunturale dell'11%. La contrazione delle quotazioni rispetto a febbraio, è da imputarsi alla debolezza della domanda d'importazione combinata alla crescita della produzione brasiliana. Quest'ultima circostanza, in particolare, ha alimentato le previsioni di un aumento dei volumi produttivi immessi sul mercato mondiale da parte del Brasile dove, tra l'altro, la richiesta di zucchero per la produzione di etanolo ha subito un rallentamento.

Cereali. Rispetto al mese di febbraio, le quotazione cerealicole hanno mostrato un andamento decrescente di 1,8 punti percentuali mentre, su base annua, l'indice FAO ha fatto segnare una sostanziale stabilità dei listini. Riguardo ai singoli comparti, i valori del frumento si sono indeboliti nell'ultimo mese in seguito al miglioramento delle condizioni atmosferiche che ha condizionato, positivamente, l'andamento dell'offerta nelle principali regioni produttrici. In calo anche i prezzi del mais per effetto di forniture abbondanti provenienti dal mercato sud americano mentre, le quotazioni medie del riso, sono rimaste invariate.   

Olio vegetale. Segno meno per il secondo mese consecutivo de prezzi degli oli vegetali con una perdita congiunturale che, a marzo, è valsa il 6,2%. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, invece, l'indice FAO si è posizionato su un valore medio di 167,6 punti ed ha fatto registrare una crescita del 5%. La riduzione mensile, è attribuibile all'andamento delle quotazioni dell'olio di palma e di soia. Nel primo caso, i valori sono diminuiti del 5,6% in seguito ad aumenti di produzione nel Sudest asiatico, in particolare in Indonesia. I listini dell'olio di soia, sono scesi invece a marzo del 3,5% condizionati da stime di crescita dei raccolti sudamericani.

Lattiero-caseario. Nell'ultimo mese, i prezzi dei prodotti lattiero-caseari sono diminuiti del 2,3% mentre, dal confronto  con marzo 2016, hanno guadagnato il 46%, facendo registrare la crescita tendenziale più marcata tra i segmenti produttivi analizzati dalla FAO. Il calo medio congiunturale, è il risultato di ampie forniture di latte nell'emisfero settentrionale e di prospettive produttive al rialzo in Oceania. Tali fattori, hanno anche alimentato le aspettative di un aumento dell'offerta mondiale di formaggi e latte in polvere. Al lato opposto, i listini del burro sono aumentati per effetto del rallentamento delle importazioni europee e nordamericane.