VIII Conferenza economica: documento di lavoro

27 marzo 2017

 

Introduzione

A 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma l'Unione Europea, al cui interno l'agricoltura ha rappresentato un elemento di coesione e crescita, sta vivendo una delle fasi più difficili e controverse della sua storia. La deriva di movimenti antieuropeisti, gli errori e la mancanza di strategie politiche, l'eccessivo ricorso all'austerità, il prevalere di logiche nazionali rispetto agli interessi comuni, sono le principali cause che mettono a rischio il futuro dell'Europa stessa.

Da qui l'opportunità di poter concentrare i lavori della VIII Conferenza economica su un nuovo modello di sviluppo, che rimetta i cittadini e le imprese al centro del progetto europeo. Il tutto nella convinzione che c'è bisogno di più Europa ma anche di un Europa migliore

Impresa, mercato e territorio, sono questi i valori caratterizzanti l'agenda politica della Cia-Agricoltori Italiani su cui progettare la visione dell'agricoltura futura e che animeranno i lavori di questa Conferenza economica.

 


Programma dei lavori

 

Un nuovo sviluppo per l'Europa dei popoli

 

La premessa

Partendo dall'immobilismo delle politiche dell'Unione (soprattutto sotto il profilo socio-economico), dalle emergenze umanitarie, dagli avvenimenti che ne stanno ridisegnando i confini (Brexit) e dalle spinte protezionistiche conseguenti all'elezione del Presidente USA Donald Trump, si lancia la sfida a una nuova visione di sviluppo.

I principali contenuti

L'Europa del futuro dovrà costruire un'economia efficiente sotto il profilo delle risorse, sostenibile e competitiva. Dovrà sapere investire nei territori, combattere la povertà e le diseguaglianze, favorire l'inclusione e la gestione dei rifugiati, contrastare i cambiamenti climatici e dotarsi di politiche moderne per sostenere lo sviluppo socio-economico nelle aree rurali. Alla luce di tale contesto, reso ancora più problematico dal quadro d'incertezza che caratterizza il presente, i lavori della sessione di apertura saranno ispirati dalla necessità di tracciare possibili soluzioni per avviare un concreto percorso di rilancio dell'Unione Europea. In quest'ottica, il dibattito si concentrerà in primo luogo sulla fase di stallo e sulle difficoltà dell'attuale sistema di regole e politiche europee. Partendo da tale analisi, l'obiettivo dell'iniziativa vuole essere duplice. Innanzitutto, individuare spazi di manovra necessari a favorire la nascita di proposte operative per rispondere alle nuove sfide che caratterizzano lo scenario europeo e che gli Stati membri non possono affrontare singolarmente. In secondo luogo, il Panel vuole fornire un contributo di riflessione e idee per rafforzare il processo d'integrazione dell'Unione Europea e per contribuire al miglioramento del suo funzionamento. Lungo tale ragionamento, non saranno escluse soluzioni di forte impatto sull'attuale assetto politico. Tra le ipotesi in campo anche la modifica degli attuali modelli decisionali, con un nuovo protagonismo dei Paesi che non intendono tornare indietro sulla strada dell'integrazione europea. Un processo che, se ben gestito, può essere percorribile per aprire il fronte alla nascita di nuove politiche comuni (fiscale, estera), per contrastare il dilagare dell'euroscetticismo tra gli Stati membri e per far si che, gli oltre 500 milioni di cittadini che popolano il "vecchio" continente, possano sentirsi attivamente coinvolti nel nuovo progetto comune. Il tutto, per rilanciare una visione democratica, federale e solidale dell'Europa del futuro.

 

 

Verso una nuova filiera agroalimentare.

 

La premessa

La scarsa concentrazione dell'offerta e la disarticolazione dei rapporti lungo la filiera, rappresentano importanti elementi di debolezza del sistema agroalimentare Made in Italy. Il divario di prezzi dai campi alla tavola e la scarsa organizzazione delle relazioni tra le fasi a monte e a valle della catena del valore, non sono più sostenibili. È necessario avviare un progetto che da un lato riduca le distanze tra gli attori con l'agricoltura più centrale, dall'altro preveda nuovi orizzonti e favorisca la nascita di nuove relazioni e forme di dialogo con le rappresentanze d'impresa: dal mondo artigianale a quello industriale, commerciale e dei consumatori. Una strada obbligata per il futuro del settore, anche al fine di promuovere i valori del Made in Italy agroalimentare e di accrescerne la dimensione internazionale sui mercati.

I principali contenuti

I lavori del panel si concentreranno su tre momenti di approfondimento. Inizialmente, la riflessione verterà sul nuovo scenario al cui interno si collocano l'agricoltura e le imprese agricole e, in particolare, sull'analisi dei servizi/valori (a carattere sociale, ambientale, etc) che la società richiede loro. In secondo luogo l'attenzione si concentrerà, da un lato sui cambiamenti che le imprese devono fronteggiare al fine di soddisfare i mutati bisogni della società, dall'altro sulla valutazione delle difficoltà e criticità esistenti all'interno delle dinamiche della filiera agroalimentare (la produzione di valore aggiunto, l'attivazione dell'indotto, le criticità esistenti nella ripartizione dei valori, etc). Infine, saranno evidenziati possibili percorsi da intraprendere (a esempio lo sviluppo di nuove relazioni di filiera, l'utilizzo delle nuove tecnologie digitali, etc) al fine di agevolare l'incontro tra domanda (collettività) e offerta di prodotti e servizi. In definitiva, partendo dalle problematiche collegate alle inefficienze di filiera, dal basso ritorno all'agricoltura in termini di reddito e dalle  nuove "funzioni" demandate alle imprese, l'obiettivo finale sarà quello di "certificare" il ruolo centrale (non solo dal punto di vista economico) dell'agricoltura all'interno della filiera e, di pari passo, individuare possibili percorsi per favorire nuovi rapporti al fine di incontrare tutti i bisogni della collettività (progetto del "Network dei valori").

 

 

Un nuovo rapporto tra agricoltura e territorio

 

La premessa

In una fase storica che, in linea con gli obiettivi per la realizzazione dell'Agenda 2030, rimette al centro dello sviluppo la crescita sostenibile, il rapporto tra agricoltura e territorio diventa strategico. È urgente ridisegnarne i confini in un'ottica d'impresa e di redditività che valorizzi le funzioni dell'agricoltura e riconosca, economicamente e socialmente, il valore imprenditoriale che le imprese svolgono con la loro attività di manutenzione del territorio, a partire dalle aree interne (a esempio nel Mezzogiorno). Sullo stesso ambito è necessario un approfondimento delle "nuove" declinazioni sociali dell'agricoltura.

I principali contenuti

Il territorio è il luogo dove poter coniugare efficacemente, nell'ottica di un'economia circolare, produttività e sostenibilità dell'agricoltura italiana ed europea. Il legame con il territorio rappresenta uno dei fondamentali assi (fattori) strategici per lo sviluppo del nostro sistema agricolo-alimentare.

Attualmente, però, la maggior parte dei territori italiani, a partire dalle aree interne e dal Mezzogiorno, evidenziano problemi di fragilità e di disgregazione su più piani: quello idrogeologico, ma anche economico, demografico, sociale e ambientale.

Le aree "interne" rappresentano oltre il 60% della superficie nazionale, ma poco più del 20% della popolazione, con i più alti tassi di disoccupazione, povertà ed invecchiamento. La scarsa accessibilità ai servizi di base, inoltre, riduce sensibilmente il benessere della popolazione con forti sperequazioni rispetto ai diritti base di cittadinanza.

Negli ultimi cinquanta anni un terzo della superficie agricola è stata abbandonata o impermeabilizzata. Attualmente un decimo della superficie nazionale è classificato ad altissimo grado di rischio idrogeologico per alluvioni e fenomeni franosi. Il 25 per cento del territorio è a rischio desertificazione, di cui oltre il 40 per cento al sud.

La presenza di un'agricoltura produttiva forte rappresenta un fattore necessario per lo sviluppo delle aree interne e del mezzogiorno, precondizione essenziale per la crescita dell'intero Paese.

L'agricoltura moderna, soprattutto in queste aree, non deve essere vista solo come produttrice di beni alimentari di qualità, ma come sistema di imprese multifunzionali e multivaloriali in grado di fornire servizi ecosistemici e ambientali: manutenzione del territorio, tutela della biodiversità e del paesaggio, con importanti ricadute sulla coesione sociale, l'occupazione e lo sviluppo turistico.

La multifunzionalità eco-sistemica dell'impresa agricola deve diventare una priorità, rimuovendo gli ostacoli burocratici e culturali che oggi ne limitano lo sviluppo. Non si tratta di fornire un'integrazione di reddito ad aziende agricole in difficoltà, ma di valorizzare una grande opportunità per la crescita dei territori e del Paese.

Importante il ruolo dell'agricoltura e della selvicoltura anche nella mitigazione del cambiamento climatico e nella produzione di energie rinnovabili. Le imprese agricole e zootecniche sono chiamate a ridurre le proprie emissioni di gas clima-alteranti, ma occorre anche valorizzare appieno la capacità di assorbimento di carbonio da parte dei sistemi agricoli e forestali correttamente gestiti.

Queste politiche, che trasformano le difficoltà in opportunità, devono partire dal Mezzogiorno d'Italia, trovando anche nella ricostruzione del tessuto produttivo delle aree terremotate un laboratorio immediato di concreta attuazione.

 

 

 

La Pac "anno zero"

La premessa

Il mancato conseguimento degli obiettivi attesi dalle ultime riforme delle politiche agricole europee e l'incapacità della Pac di saper rispondere a un contesto caratterizzato da nuovi e inediti bisogni, richiede strumenti di facile applicazione, moderni, flessibili ed efficaci, a partire da quelli per affrontare e gestire le crisi di mercato. Volendo lanciare una provocazione, nel definire le regole dell'agricoltura europea post-2020, si potrebbe ragionare come se la Pac non fosse mai esistita, così come emerge dallo studio realizzato dall'Università delle Marche per conto della Cia. Una Pac "anno zero".

 

I principali contenuti

La Pac è una delle politiche che hanno fondato l'Unione Europea e ne hanno accompagnato lo sviluppo e la crescita della coesione. E' una politica importante, pari al 38% del budget europeo, che in Italia determina oltre sette miliardi di spesa pubblica per il settore. La crescita o il rafforzamento di nuove essenziali politiche per la Ue (migrazioni, sicurezza, difesa, ricerca) non possono essere fatte a scapito della Pac, che in questi anni mantiene, per molti versi accresce, la sua importanza.

Ma nello stesso tempo la Pac deve essere oggetto di un profondo radicale ripensamento. Essa di fatto ha ancora l'impianto della riforma Fischler di due decenni fa, in una situazione economica e geopolitica mondiale completamente diversa. Attualmente non è in grado di rispondere con efficacia alle nuove esigenze del settore.

Nell'avviare il percorso di riforma dopo il 2020, occorre un coraggioso ripensamento dei suoi assi fondamentali; come la distinzione in due pilastri, il disaccoppiamento, il forte impatto burocratico-amministrativo. La stessa politica agro-ambientale deve essere vista come strettamente connessa con la competitività e con la tutela del reddito degli operatori. Occorre puntare sull'innovazione, il legame con il territorio, l'aggregazione e l'organizzazione, servizi avanzati per l'impresa, l'orientamento al mercato anche internazionale, l'equa distribuzione del valore aggiunto nella filiera agroalimentare.

E' fondamentale, inoltre, organizzare un sistema di strumenti per la gestione del rischio semplice ed efficace che tuteli l'impresa anche dall'instabilità dei mercati e dalla eccessiva volatilità dei prezzi.

 

 

Calendario lavori

 

  • Mercoledì 29 marzo 2017 (dalle ore 15.30 alle ore19.00): sezione "Un nuovo sviluppo per l'Europa dei popoli".
  • Giovedì 30 marzo 2017 (dalle ore 9.30 alle ore13.00): sezione "Verso una nuova filiera agroalimentare".
  • Giovedì 30 marzo 2017 (dalle ore 15.30- alle ore19.00): sezione "Un nuovo rapporto tra agricoltura e territorio".
  • Venerdì 31 marzo 2017 (dalle ore 09.30- alle ore13.00): sezione "La Pac anno zero".
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