Le esportazioni agroalimentari delle regioni italiane nel 2016

20 marzo 2017

La scorsa settimana, l'Istat ha diffuso i dati sulle esportazioni delle regioni italiane nel 2016. Partendo dal livello nazionale, se si guarda alle variazioni percentuali rispetto allo scorso anno, l'agricoltura italiana (insieme alla silvicoltura e alla pesca) è cresciuta del 3%. L'export alimentare, invece, a fronte di un incremento tendenziale del 4%, ha rappresentato la terza "potenza" manifatturiera Made in Italy, preceduta soltanto dai prodotti farmaceutici, le cui vendite estere sono aumentate del 6,8%, e dai mezzi di trasporto (+5,4%).

Il contributo delle Regioni Italiane all'export agroalimentare nazionale (2016, valori medi%)

Fonte: Elaborazioni Ufficio Studi CIA su dati Istat

Se si analizza il contributo medio delle singole circoscrizioni territoriali rispetto alle esportazioni agroalimentari nazionali, l'area Nord-est del Paese ha confermato, anche nel 2016, la propria leadership con il 40%. Un primato realizzato grazie alla spinta del Veneto e dell'Emilia Romagna che hanno esportato lo scorso anno, entrambe il 14% dei prodotti agricoli nazionali e, rispettivamente, il 17% e il 16% dei prodotti alimentari e bevande. Poco più di un quarto (26%) delle vendite estere agroalimentari, è stato spedito dai territori dell'Italia Nord-occidentale, al cui interno la Lombardia ha inciso per il 17,8% sull'alimentare e per il 6% sui prodotti dell'agricoltura. Il Piemonte ha invece venduto all'estero il 14,3% del food and beverage nazionale e il 7,1% dei prodotti dell'agricoltura e della pesca. Continuando, il Mezzogiorno ha esportato lo scorso anno il 22% dell'agroalimentare. Sul fronte agricolo, Puglia e Sicilia hanno totalizzato congiuntamente oltre il 19% delle vendite Made in Italy, mentre la Campania ha confermato la sua vocazione, produttiva e internazionale, verso i trasformati con una quota pari all'8,2% del totale. Infine il Centro Italia dove, a contribuire maggiormente al 12% dell'export agroalimentare italiano, sono state la Toscana, in particolare sul fronte dei prodotti alimentari con una quota del 7%, e il Lazio che ha esportato oltre il 4,3% delle produzioni agricole italiane.

Export agroalimentare: variazioni tendenziali ( 2016, %)

Fonte: Elaborazioni Ufficio Studi CIA su dati Istat

Passando all'analisi delle variazioni percentuali rispetto al 2015, il grafico sopra riportato evidenzia una crescita compresa tra i quattro e i cinque punti percentuali che ha caratterizzato le esportazioni agricole delle regioni settentrionali e del centro Italia. Di pari passo, le vendite estere di prodotti agricoli del mezzogiorno italiano, dopo il forte rialzo che ne aveva caratterizzato la dinamica tendenziale nel 2015 (la crescita era stata del 15%), nel 2016 hanno mostrato un andamento annuo pressoché stabile (+0,1%). Sul fronte dell'export alimentare, sono stati i territori del Nord-ovest a far registrare la migliore performance (+4,6%), seguiti dalle regioni nord-orientali e centrali, entrambe in aumento del 4,2%. A chiudere la classifica, le vendite internazionali di cibi e bevande "Made in sud" che, rispetto al 2015, sono aumentate del 3,3%.

Per quel che riguarda l'analisi dei dati relativi alle singole regioni, in un contesto nazionale di ripresa delle spedizioni made in Italy, appare utile ai fini dell'analisi soffermarsi brevemente sulle migliori e peggiori performances. In quest'ottica, le esportazioni agricole sono cresciute in valori percentuali ad un ritmo particolarmente sostenuto in Valle d'Aosta (+31%), in Abruzzo e in Umbria (entrambe +20%). In contrazione, invece, le esportazioni di Puglia, Marche, Trentino Alto Adige e Lombardia. Sul fronte alimentare, invece, Calabria (+10%), Lazio (+9%) e Lombardia (+8%), sono state le tre realtà territoriali con la crescita percentuale annua più elevata. Battuta d'arresto, infine, per le vendite estere di cibi e bevande della Valle d'Aosta (diminuite nell'ultimo anno dell'11%) e della Basilicata (-7%).

I principali mercati di sbocco dell'export agroalimentare (2016; incidenza %)

  Fonte: Elaborazioni Ufficio Studi CIA su dati Istat

L'analisi dei mercati di sbocco, mette in risalto la forte incidenza del mercato comunitario che ha rappresentato (riflettendo quanto accaduto a livello nazionale) la prima destinazione per tutte le circoscrizioni territoriali, con la punta massima fatta registrare nel Nord Est (70% del totale). Per quel che riguarda gli altri mercati, si deve constatare la propensione delle regioni centrali ad esportare verso l'America settentrionale (25% del totale territoriale, con una forte incidenza degli USA), mentre la vendita di prodotti agroalimentari in Asia è stata diffusa un po' ovunque, con la quota massima assegnata dall'Istat alle regioni nord-occidentali (11%).  

Brexit: variazione tendenziale annua del valore delle esportazioni agroalimentari verso il Regno Unito (2016, var.%)

Fonte: Elaborazioni Ufficio Studi CIA su dati Istat

L'istogramma sopra riportato, fornisce infine una rappresentazione grafica dell'andamento tendenziale delle vendite estere agroalimentari regionali verso il Regno Unito. In seguito al Referendum sulla Brexit dello scorso mese di giugno, le esportazioni Made in Italy non sembrano essere state condizionate in senso negativo. Infatti, il calo più significativo, avvenuto all'interno dei territori meridionali del Paese, è stato appena del 3%. Di contro, le spedizioni oltre manica del Nord Est, sono aumentate di cinque punti percentuali. Nel Centro Italia e nel Nord Ovest, la dinamica delle esportazioni è stata caratterizzata da una sostanziale stabilità.