"Brexit" e agroalimentare a sei mesi dal Referendum

27 febbraio 2017

Gli ultimi dati diffusi dall'Istat sul commercio estero, consentono una breve analisi sugli effetti che la "Brexit" ha avuto sulle vendite estere agroalimentari Made In Italy. Innanzitutto, come osservato nell'approfondimento della precedente settimana, il Regno Unito, a fronte di un'importazione di prodotti agricoli, alimentari e bevande che è valsa in valore 3,24 miliardi di euro, si è confermato, anche per il 2016, il terzo mercato di sbocco delle esportazioni nazionali. In tale ambito, rispetto al 2015, le vendite estere "oltre manica" sono cresciute in media dello 0,4%, soprattutto grazie alla spinta dei prodotti trasformati (+0,7% e 2,9 miliardi di euro in valore assoluto). Nonostante i timori e gli allarmismi successivi al referendum dello scorso mese di giugno, anche le vendite di prodotti agricoli (320 milioni di euro), hanno fatto registrare una dinamica tendenziale positiva (+0,1%).

Se si considerano i dati dei principali prodotti esportati, su un totale di 2,5 miliardi di vendite estere dello scorso anno, il 61% (6 prodotti sui dieci considerati) ha fatto registrare una crescita tendenziale. In particolare, ad aumentare, sono state le esportazioni di vino (+4%), che rappresenta il primo prodotto con un'incidenza del 25% sul totale, seguite da quelle dei prodotti lattiero-caseari (+13%) e dall'ortofrutta fresca (+2%). In espansione, anche gli acuisti britannici di carne trasformata (+5%), cioccolato e confetteria (+8%), condimenti e spezie (+6%).

Sono calate, invece, le voci dell'ortofrutta trasformata, che hanno perso in un anno il 3% del loro valore seguite, in ordine decrescente all'interno della classifica dei primi dieci prodotti esportati, dai prodotti da forno (-6%), pasti e piatti preparati (-4%) e olio d'oliva. Quest'ultimo, pur occupando ancora ancora un ruolo marginale nel paniere dei prodotti made in Italy consumati nel Regno Unito, ha ceduto in un anno il 2% del suo valore.   

Ufficio Studi CIA su dati Istat

Se dalla lettura dei dati su base annua, si passa a quella relativa ai mesi del periodo post-Brexit (luglio-novembre), si evince come gli esiti referendari abbiano impattato in maniera ancora più contenuta sulle vendite estere agroalimentari. Infatti, tra i mesi di luglio e novembre, dopo un calo fisiologico avutosi ad agosto, le spedizioni nel Regno Unito hanno sfiorato l'1% di aumento, rispetto ai valori fatti registrare nello stesso periodo del 2015.      

 

Periodo post-Brexit (luglio-novembre): andamento delle esportazioni agroalimentari e confronto annuo

Ufficio Studi CIA su dati Istat

Valutazione analoga a quella precedente, se si analizzano i dati dei principali prodotti esportati. Mentre, infatti, dal confronto complessivo annuo 4 prodotti su dieci avevano fatto registrare un calo nei valori, nel periodo "post-Brexit", a contrarsi sono state esclusivamente le vendite estere di pasti e piatti preparati (-9%) e olio d'oliva (-13%). Al lato opposto, i prodotti da forno e farinacei, hanno visto aumentare il loro valore esportato del 21% così come l'ortofrutta trasformata, che nel precedente periodo di osservazione aveva perso il 3%, nella seconda parte dell'anno ha fatto registrare una ripresa dell'1%.    

 

Periodo post-Brexit (luglio-novembre): Top ten dei prodotti Made in Italy esportati nel Regno Unito (2016/2015 var. %)

Ufficio Studi CIA su dati Istat