FAO prezzi alimentari di gennaio

06 febbraio 2017

Dopo una lieve battuta d'arresto a fine 2016, i prezzi alimentari mondiali sono tornati a salire. È questo, in sintesi, il risultato che emerge dalla lettura dell'indice generale della FAO che, con una media di 173,8 punti (valore più alto dal mese di febbraio 2015), è aumentato su base congiunturale del 2,1% ed ha fatto registrare una crescita annua superiore al 16%. Nell'ultimo mese, il forte rimbalzo delle quotazioni mondiali è stato trainato dagli incrementi dei listini saccariferi e dalla crescita dei prezzi delle vendite estere di cereali e oli vegetali. I mercati delle carni e dei prodotti lattiero-caseari, sono invece rimasti stabili anche se, rispetto allo stesso periodo di osservazione dello scorso anno (gennaio 2016), sono stati anch'essi guidati da un'importante spinta inflazionistica.  

Andamento dell'Indice mensile dei prezzi alimentari e variazione tendenziale (2002-2004=100)

Fonte: Ufficio Studi - Cia su dati FAO

A seguire, una breve analisi dei singoli comparti produttivi:

Cereali. La discesa dei prezzi cerealicoli, sembra essersi arrestata come dimostra l'indice di settore della FAO che, nell'ultimo mese, ha guadagnato il 3,4% attestandosi sul più alto valore fatto registrare negli ultimi sei mesi (147 punti). Se si guarda alla variazione dell'indice rispetto al mese di gennaio dello scorso anno, le quotazioni hanno perso l'1%. L'aumento congiunturale, è stato diffuso all'interno di tutti i principali prodotti del comparto. I listini del frumento, in particolare, sono risaliti per il contenimento dell'offerta delle produzioni invernali nel nord America (USA) e per le preoccupazioni sulle sfavorevoli condizioni climatiche. Il rialzo del mais, invece, secondo la FAO, è stato guidato dalla crescita della domanda e dall'incertezza sulle prospettive produttive in Sud America. 

Olio vegetale. In crescita per il terzo mese consecutivo, le quotazioni mondiali degli oli vegetali hanno fatto registrare un +1,8% rispetto a dicembre mentre, su base annua, l'incremento è stato del 34%. A guidare l'aumento generale, è stato l'olio di palma che, dal lato dell'offerta, è stato caratterizzato nell'ultimo mese dal rallentamento produttivo sul mercato Sud-est asiatico e dal contenimento delle scorte mondiali. Di contro, la domanda d'importazione è risultata in crescita. L'aumento dei prezzi dell'olio di colza, è stata invece alimentato da prospettive non positive sui livelli di approvvigionamento. 

Lattiero-caseario. Con un valore medio dell'indice FAO di 193 punti, i listini del comparto lattiero-caseario sono risultati stazionari a gennaio. Tuttavia, dal confronto con i valori fatti segnare lo scorso anno, le quotazioni sono cresciute del 33%. L'invarianza rispetto al mese di dicembre, ha tratto origine dal contenimento degli scambi mondiali.       

Carni. Diffusa stabilità nei listini della carne. L'aumento delle quotazioni di carne bovina, soprattutto sul mercato australiano, è stato infatti controbilanciato dal calo che si è verificato negli altri segmenti produttivi. Le carni ovine e di maiale, in particolare, sono state caratterizzate da un'offerta abbondante a cui, si è contrapposta, una domanda stabile. Tutto ciò, si è tradotto nel terzo calo mensile consecutivo per i listini delle due specie citate. Rispetto invece all'anno precedente, i prezzi medi generali sono aumentati di otto punti percentuali.  

Zucchero. È stato il settore produttivo che, anche a gennaio come era accaduto nei mesi precedenti (ad eccezione di dicembre), ha guidato il processo di ripresa generale dei prezzi alimentari mondiali. In tale contesto, i listini saccariferi sono cresciuti del 10% su base congiunturale e di ben 45 punti percentuali rispetto al mese di gennaio dell'anno passato. La dinamica al rialzo, è stata condizionata da prospettive di contenimento della produzione in Brasile, leader mondiale, e in India.

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