FAO prezzi alimentari di novembre

19 dicembre 2016

A novembre, seppur in maniera contenuta (-0,4%), i prezzi alimentari mondiali sono tornati a calare, dopo che, ad eccezione del mese di luglio, erano stati caratterizzati da una dinamica al rialzo a partire da inizio anno. La lieve contrazione è stata originata dalla battuta d'arresto dei listini saccariferi (-9%), che ha più che compensato la risalita degli oli vegetali (+5%). Rispetto al 2015, invece, le quotazioni internazionali di prodotti agricoli e alimentari, hanno ceduto oltre dieci punti percentuali.

Andamento dell'Indice mensile dei prezzi alimentari e variazione tendenziale (2002-2004=100)

Fonte: Ufficio Studi - Cia su dati FAO

 

A seguire, una lettura dei dati relativi ai singoli comparti produttivi:

Cereali. Continua la discesa dei prezzi cerealicoli che, rispetto al mese di novembre 2015, hanno perso l'8% del loro valore (-0,6% su base congiunturale). Il rafforzamento del dollaro statunitense, unito ai livelli sostenuti delle scorte, sono state le due cause che hanno maggiormente inciso sulla debolezza dei listini cerealicoli. Riguardo ai segmenti produttivi, a pesare sulle quotazioni del grano, sono state le prospettive favorevoli sui raccolti argentino e australiano mentre, i prezzi del riso, hanno registrato una sostanziale tenuta rispetto ai livelli minimi di ottobre.

Olio vegetale. Con una crescita del 4,5% nell'ultimo mese (+27% annuo), i listini degli oli vegetali hanno fatto registrare il rialzo più importante a partire da Agosto 2014. Il forte rimbalzo è stato originato, in primo luogo, dal segmento dell'olio di palma, le cui quotazioni sono state influenzate dalle prospettive di tenuta dell'offerta mondiale. Accanto a ciò, a trainare la crescita generale dei prezzi, sono stati, da un lato i listini dell'olio di soia, sostenuti dalla domanda mondiale d'importazione, dall'altro le prospettive al rialzo della domanda di materia prima necessaria alla produzione di biodiesel.

Lattiero-caseario. con un indice medio superiore ai 186 punti, i prezzi dei prodotti lattiero-caseari sono aumentati nell'ultimo mese di circa due punti percentuali mentre, dal confronto  con lo stesso periodo dello scorso anno (novembre 2015), l'incremento è stato pari al 23%. In particolare, a sostenere la crescita sono state le quotazioni del latte intero in polvere (+9%), spinte dall'aumento delle importazioni sui mercati medio orientale, cinese e nord africano e della riduzione di scorte in Nuova Zelanda. Al tempo stesso, il prezzo del burro è stato condizionato dalla crescente domanda interna sul mercato UE e statunitense  e dall'aumento delle importazioni globali. Stabili, invece, i prezzi dei formaggi il cui mercato è rimasto in equilibrio. 

Carni. Nell'ultimo mese i prezzi delle carni sono rimasti invariati mentre, in chiave annua, il comparto ha fatto segnare una ripresa del 4%. L'aumento delle quotazioni bovine, ha bilanciato i ribassi delle altre carni (ovine, suine e pollame). Tali riduzioni, sono state originate dall'ampia disponibilità di carne suina sul mercato UE e di ovini in Oceania. Al lato opposto, la contrazione dell'offerta australiana di carne bovina, ha determinato la crescita dei prezzi di esportazione.

Zucchero. Dopo sei mesi consecutivi di aumento, con una media dell'indice di 287,1 punti, a novembre i prezzi internazionali dello zucchero sono diminuiti, su base congiunturale, di circa nove punti percentuali (+39% rispetto al 2015). L'aumento delle esportazioni brasiliane, per effetto dell'indebolimento della valuta locale rispetto al dollaro statunitense, insieme all'abbondanza del raccolto nelle regioni meridionali, sono state la principali cause della riduzione dell'ultimo mese.