| Comunicati | |
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| Data: | 28/07/2006 |
| Titolo: | Biodiversità: nascono i Custodi dei sapori e dei saperi. Presto un Atlante del seme perduto. Così la Cia vuole salvare prodotti, tradizioni e culture che rischiano di scomparire |
| Ora: | 13:03 |
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Il presidente Giuseppe Politi annuncia una serie di iniziative per tutelare e valorizzare il faticoso lavoro di agricoltori che cercano di ridare vita a coltivazioni e specie animali che corrono il pericolo dell’estinzione. Sarà avviato un censimento nazionale di questi produttori agricoli. “L’agricoltura è vita: dobbiamo difendere l’agrobiodiversità, una risorsa sempre più minacciata”. Sono gli ultimi paladini della biodiversità. Sono i “Custodi dei sapori e dei saperi”. Sono gli agricoltori dell’ultima frontiera. A raccoglierli in un grande “Atlante del seme perduto” sarà cura della Cia-Confederazione italiana agricoltori che comincerà ad avviare, fin dalle prossime settimane, un censimento nazionale per identificare e catalogare tutti quei produttori agricoli che hanno ridato vita a tradizioni, a coltivazioni, ad usi e a culture secolari, conservando semi ormai sconosciuti, allevando animali che rischiano l’estinzione e continuando a preparare e curare produzioni di cui si sta perdendo traccia e che, invece, hanno costituito l’alimentazione delle generazioni passate, arricchendo le tavole e deliziando i palati. Questa opera di raccolta ha avuto un primo assaggio. La Cia, nel corso di una conferenza stampa svoltasi oggi a Roma con il presidente nazionale dell’organizzazione Giuseppe Politi e con la partecipazione di alcuni di questi “custodi”, ha presentato in anteprima una ventina di schede prototipo che andranno a riempire l’”Atlante”. Non solo. Con l’occasione sono stati anticipati anche i contenuti di una proposta da presentare a livello parlamentare per dare un riconoscimento giuridico a questi agricoltori e soprattutto attivare interventi di carattere finanziario al fine di consentire loro di proseguire nell’attività di conservazione e di produzione di colture che rappresentano le radici storico-culturali di moltissime zone del nostro Paese. “Il nostro obiettivo -ha detto il presidente della Cia Giuseppe Politi- è quello di valorizzare il sapiente ed oneroso lavoro di tanti agricoltori che da tempo si dedicano alla salvaguardia della biodiversità, alla tutela di una cultura e di una storia che affonda nei secoli. La realizzazione dell’’Atlante’ non è, quindi, solo una sorta di guida o di “vademecum” ai percorsi agricolo-alimentari di un tempo legati al territorio, ma deve anche rappresentare il giusto riconoscimento di chi ha scelto di operare per un’agricoltura ricca e variegata, per la preservazione della biodiversità rurale, per dare valore alla nostra civiltà contadina”. “Per questa ragione -ha aggiunto Politi- come Cia inizieremo presto un censimento in tutta Italia per individuare i ‘custodi’ e nello stesso tempo le varietà animali e vegetali da salvare. Opera questa indispensabile per avere un quadro preciso dell’attuale situazione. Oggi, infatti, ci sono molte iniziative rivolte in questo senso, Però, c’è tanta frammentazione e non si è in grado di dare un quadro chiaro e completo. Noi con la nostra azione vogliamo dare organicità a tutto quello che ruota attorno alla salvaguardia della biodiversità. Vogliamo effettuare una fotografia nitida che permetta l’individuazione di questi agricoltori e contemporaneamente gli strumenti da portare avanti per rendere più agevole il loro prezioso lavoro”. “Il nostro intendimento -ha sostenuto ancora il presidente della Cia- è quello dare un reale sostegno, non solo economico, ai ‘custodi’. Abbiamo pensato ad un Albo nel quale inserire tutti quegli agricoltori che veramente operano nel campo delle biodiversità. Agricoltori che oggi, viste le recenti normative, rischiano di non poter riseminare i semi che loro stessi producono. Semi che oltretutto è vietato scambiare, anche gratuitamente, con altri contadini. Sappiamo, d’altra parte, che l’iscrizione nei registri ufficiali di una varietà è una pratica lunga e costosa, inaccessibile agli agricoltori. Insomma, una via impraticabile per ripristinare le varietà tradizionali in uno stato di legalità”. In particolare, oltre alla creazione di una lista nazionale che raccolga le varietà locali o dei territori o contadine, la Cia intende proporre -come, del resto, contenuto nella stessa petizione lanciata nello scorse settimane insieme con Vas, Federconsumatori e Aiab- l’iscrizione libera e gratuita su questa lista per le varietà di coloro che conservano, selezionano e diffondano delle biodiversità. Si chiede, inoltre, che i criteri di iscrizione siano adattati alle particolarità di queste varietà locali, spesso non uniformi o stabili come quelle selezionate e si sollecita uno spazio di libertà totale per scambi liberi di piante e sementi contadine (in quantità corrispondenti ai bisogni di una piccola fattoria), nel rispetto delle precauzioni fitosanitarie essenziali. La difesa della biodiversità è, dunque, un obiettivo prioritario dell’azione sviluppata dalla Cia. Nello stesso “Patto con la società” lanciato nell’ultima Assemblea congressuale e nelle richieste contenute nel “Memorandum” presentato di recente al governo Prodi sono contenute proposte in questa particolare direzione. D’altra parte, l’agrobiodiversità è una risorsa sempre più minacciata, nonostante da essa dipenda il futuro alimentare del Pianeta. Per questo motivo è necessaria un’effettiva salvaguardia. Bisogna evitare nuovi “scempi”. Basti pensare che negli ultimi cento anni -come risulta anche da un’indagine condotta dalla Fao- nel mondo sono scomparsi i tre quarti delle diversità genetiche delle colture agricole. E attualmente più di 1350 sono in pericolo di estinzione. Solo nel nostro Paese alla fine del diciottesimo secolo vi erano più di 8000 varietà di frutta, mentre oggi si arriva a poco meno di 2000. La mela è il caso più emblematico di questo preoccupante depauperamento genetico. All’inizio del C’è da aggiungere, poi, che oggi più del 90 per cento delle sementi delle varietà commerciali di ortaggi di molte specie, come pomodori, cetrioli, peperoni, meloni, cocomeri, è costituita da ibridi brevettati e meno del 3 per cento delle varietà ha più di 35 anni. E molte di queste varietà rischiano di scomparire definitivamente. Davanti ad un panorama del genere, la Cia ha voluto così promuovere le iniziative necessarie per il recupero di sapori, di aromi, di colori e di forme che stanno, purtroppo, scomparendo. Un’azione di tutela di una civiltà che non deve perdersi, di una cultura che deve continuare a vivere, di tradizioni che non possono essere cancellate. Sta tutta qui la difesa e la valorizzazione dei “custodi” che, con fatica e anni di ricerca, conservano e riproducono specie animali e vegetali che, altrimenti, sarebbero scomparse. “Grazie a loro -ha concluso il presidente Politi- le future generazioni saranno sicuramente un po’ più ricche. Ecco perché continueremo nella nostra azione che non è affatto di retroguardia. E’ una battaglia di civiltà. L’agricoltura è vita”.
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Agenzia plurisettimanale della Confederazione italiana
agricoltori - Anno XII n 253 |