| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 49 - n. 167 | 31 agosto 2007 |
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Secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori, le imponenti grandinate delle ultime ore ,abbattutesi sul nord-est del paese, hanno provocato danni per decine di milioni di euro: vendemmia praticamente saltata per i vigneti di marone, recioto, soave e durello Lunedì era prevista l’inizio della raccolta dell’uva da destinare all’appassimento per la produzione di Amarone della Valpolicella e del Recioto. Le stime erano soddisfacenti sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo tanto che si era deciso di abbassare la quantità di uve da destinare all’appassimento per l’ottenimento dell’Amarone e del Recioto dal 70 al 60% della produzione ammissibile ad ettaro. Infatti, le prime contrattazioni sui prezzi delle uve si dimostravano soddisfacenti e ben al di sopra dell’andamento degli scorsi anni (+30% rispetto al 2006). Invece, la grandine che si è abbattuta nelle ultime ore sulla zona ha devastato, in alcune aree, fino al 90 per cento dei grappoli sulle viti. Una autentica iattura che costerà ai vitivinicoltori veneti decine e decine di milioni di euro. E’ quanto afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori dopo un primo monitoraggio delle campagne in seguito alle violenta ondata di mal tempo che ha interessato il nord-est del Paese. Le zone più nell’arco di territorio che va da Caprino Veronese sino a Montecchia di Crosara.colpite -segnala la Cia- riguardano i vigneti posti nella fascia alta collinare Si tratta della zona che normalmente fornisce l’uva per le produzioni di vini di alta qualità. Pesante -continua la Cia- anche il conto pagato in altri Comuni della zona del Valpolicella e della Val d’Alpone dove si stimano perdite sino al 55-60% delle uve destinate all’appassimento e una percentuale di danno attorno al 30-40% del prodotto ottenibile nella zona. Stesso destino del Valpolicella per quello della produzione di uve destinate al Soave e al Durello C’è molta preoccupazione -conclude la Cia- non soltanto per il mancato ottenimento di livelli qualitativi significativi di produzione di vino ormai affermatesi nei più importanti mercati mondiali, ma il più vivo all’allarme per i mancati redditi delle aziende agricole che stimiamo in non meno di 55 milioni di euro. Tutto ciò determina una pesante battuta di arresto sugli investimenti aziendali, sulle esposizioni bancarie, sull’occupazione ed un contraccolpo difficilmente sostenibile per le aziende, in particolare, le cui produzioni vengono trasformate e commercializzate direttamente.
La Cia di Reggio Emilia e l’Associazione pensionati (Anp), colpiti dalla scomparsa di Vasco Ghidozzi, noto agricoltore di Case Cocconi di Campegine, partecipano al dolore dei familiari. Ghidozzi, dapprima mezzadro e protagonista da dirigente delle lotte mezzadrili, poi coltivatore diretto, è stato per molti anni parte dei gruppi dirigenti territoriali e provinciale dell’Associazione, dapprima nella Federterra, poi Federmezzadri (Cgil), quindi dalla nascita nella Confcoltivatori (Cic), poi divenuta Confederazione Italiana Agricoltori (Cia). Nello stesso periodo è stato protagonista della nascita e della crescita della cooperazione legata all’agricoltura (ha fatto parte a lungo dei consigli Acm e Cpca oggi incorporate rispettivamente in Unibon e Progeo). Nella Confcoltivatori ha fatto parte anche degli organismi dirigenti regionali e nazionali. Una volta lasciato il lavoro attivo in campagna, ha poi fatto parte del direttivo provinciale dell’Associazione pensionati aderente alla Cia. Ma oltre che per questi aspetti, la molteplice personalità di Ghidozzi si era espressa nel tempo con qualità di musicista e con recite di satire e rappresentazioni popolari, ed anche con una vena poetica di spontaneo artista contadino, in dialetto e con i modi tipici della satira da vero cronista in versi della vita di paese e contadina. Nel 1990 una raccolta scelta di sue satire era stata pubblicata nel volume “La cà incantèda”, edita da Confcoltivatori e Comune di Campegine, in collaborazione con Acm e Cpca.
Il forte aumento dei costi di produzione alla stalla, letteralmente schizzati alle stelle negli ultimi mesi, e l’evoluzione della situazione del mercato lattiero-caseario a livello europeo ed internazionale, caratterizzata da ulteriori e forti accelerazioni dei prezzi del latte alla stalla, ma soprattutto il trend di crescita dei prezzi dei principali formaggi Dop italiani (in primis Grana Padano e Parmigiano Reggiano), richiedono –afferma una nota di Cia, Coldirettie Confagricoltura della Lombardia- con urgenza che l’intera filiera prenda atto della situazione e trovi nuovi equilibri nella ripartizione del valore aggiunto senza che ciò determini alcuna conseguenza sul piano dei prezzi al consumo. Infatti, nella forbice tra prezzi alla produzione e al consumo c'è già sufficiente margine per garantire una adeguata remunerazione agli allevatori e non aggravare i bilanci delle famiglie considerato che il prezzo del latte in Italia aumenta di oltre quattro volte dalla stalla alla tavola dove raggiunge il valore di oltre 1,4 euro al litro, tra i più alti in Europa. Per questi motivi le tre Organizzazioni agricole lombarde (Cia, Coldiretti e Confagricoltura) hanno già richiesto ad Assolatte di riaprire urgentemente il confronto interprofessionale con un incontro da tenere entro la prossima settimana. I presidenti regionali della Lombardia di Coldiretti, Cia e Confagricoltura, Nino Andena, Mario Lanzi e Francesco Bettoni, si incontreranno lunedì prossimo 3 settembre per definire le iniziative di carattere sindacale e legale qualora Assolatte non intenda riconoscere con trasparenza ed obiettività la realtà del mercato, oltre alle altre questioni che coinvolgono il settore lattiero-caseario.
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