Stampa il documento

Invia un commento sul documento

Chiudi la finestra

  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 46 - n. 102 31 maggio 2004
COMUNICATI
  • Banca d’Italia: condivisibili le analisi del governatore Fazio. Qualità e competitività, i cardini dello sviluppo dell’agricoltura
  • Passata di pomodoro: difesa della qualità del “made in Italy”
TERRITORIO
  • Cia di Venezia: presentata la guida alle aziende agricole che fanno vendita diretta dei loro prodotti
  • Cia Piemonte: distretti agroalimentari di qualità per fare gioco di squadra
  • Cia Umbria: il futuro dell’agricoltura legato alle specificità del territorio
APPUNTAMENTI
  • La Cia Padova presenta domani l’esperienza del primo disabile che ha ottenuto lo status giuridico di coltivatore diretto

 

COMUNICATI


Banca d’Italia: condivisibili le analisi del governatore Fazio. Qualità e competitività, i cardini dello sviluppo dell’agricoltura

 

Il presidente della Cia Massimo Pacetti commenta le “Considerazioni finali”. Importante il richiamo alla ripresa della concertazione fra le parti sociali. Ancora una grande prudenza per le  vicende Parmalat e Cirio.

 

 

“Le analisi del governatore Antonio Fazio sono in gran parte condivisibili soprattutto sui motivi per i quali l’economia del nostro Paese  stenta a riprendersi: assenza di fattori che diano competitività al sistema, ritardi nelle infrastrutture e nella ricerca, mancata liberalizzazione dei servizi, eccesso di regolamentazione pubblica”. Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Massimo Pacetti nel commentare le “Considerazioni finali” alla Assemblea generale della Banca d’Italia.

“E’ importante -ha aggiunto Pacetti- il richiamo per la ripresa di una  rinnovata concertazione tra le parti sociali, sia per completare le grandi riforme e sia perché essa costituisce il metodo attraverso il quale anche l’agricoltura  può vedere valorizzato il suo ruolo, sviluppando la qualità e la competitività sui mercati, il rapporto con il territorio e la crescita locale”.

“Finalmente -ha detto il presidente della Cia- c’è stato un rilievo alla qualità delle produzioni agricole italiane. Rilievo che però deve essere tradotto al più presto in politiche di sostegno reali”.

“Dalle parole di Fazio traspare -ed è anche opinioni della Cia- una grande preoccupazione per il futuro e da esse -ha rimarcato Pacetti- si rileva l’esigenza di mettere mano al progetto di rilancio economico che, come indicato più volte dalla Cia, deve tenere presenti gli investimenti infrastrutturali, i trasporti, l’innovazione e la ricerca, i fattori della competitività. In questo modo si può superare il pericolo di una possibile recessione come quella dei primi anni Novanta”.

“Il reiterato richiamo del governatore alla riduzione della spesa pubblica -ha rilevato il presidente della Cia- deve però esser visto in un necessario equilibrio tra i bisogni delle varie classi sociali e la tendenza all’aumento delle competenze degli enti locali”.

Inoltre, Pacetti rileva come coincida il giudizio della Cia con le affermazioni del governatore della Banca d’Italia  sull’esigenza di rilanciare i negoziati multilaterali Wto e soprattutto sulla proposta dell’Unione europea di abolire i sussidi all’export che ostacolano e provocano  distorsioni sui mercati impedendo ai paesi più poveri di trarre vantaggi dal commercio internazionale.

“Si tratta -ha affermato il presidente della Cia- di una relazione di ampio respiro che ci spinge a guardare con fiducia alle difficili sfide che ci attendono, anche se dobbiamo rilevare ancora una grande prudenza per le vicende Parmalat e Cirio che hanno coinvolto direttamente i cittadini e  che hanno provocato pesanti conseguenze non solo sul sistema, ma anche sull’immagine dell’Italia”.

“Di grande interesse -ha concluso Pacetti- le affermazioni relative allo spirito europeo che ci trovano d’accordo, in quanto proprio in questa dimensione si possono dare grandi opportunità ai giovani e contribuire allo sviluppo dell’economia, alla cooperazione internazionale, alla pace fra i popoli”.


Passata di pomodoro: difesa della qualità del “made in Italy”

 

E’ importante ogni nuova norma nazionale a difesa della qualità e del made in Italy. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori ricordando che il recente schema di decreto legge del ministro delle Politiche agricole Alemanno sulla presentazione ed etichettatura della passata di pomodoro  contribuisce ad una maggiore trasparenza dell’informazione nei confronti del consumatore  ed aumenta in modo significativo il valore  simbolico ed economico di un prodotto tipico italiano.  

Sarà giustamente considerato con la definizione passata solo quel “prodotto ottenuto in via esclusiva dalla spremitura diretta del pomodoro fresco” senza alcune possibili aggiunte,purtroppo  verificatesi fino ad oggi, di  concentrato di pomodoro, spesso proveniente da paesi terzi come la Cina.

La sicurezza di poter contare su un prodotto garantito come composizione ed etichettato per quanto riguarda  l’origine o provenienza darà -afferma la Cia- alla nostra passata di pomodoro un valore aggiunto  importante che contribuirà ad alimentare l’immagine positiva del nostro made in Italy.

L’impegno più generale della Cia  consiste da anni  nel rendere  trasparente tutto il settore agroalimentare, valorizzandone le materie prime e potenziando la qualità complessiva del prodotto, grazie anche ad una particolare attenzione al sistema dei controlli.

 

torna al sommario

TERRITORIO


Cia di Venezia: presentata la guida alle aziende agricole che fanno vendita diretta dei loro prodotti

 

All'iniziativa ha preso parte il vicepresidente vicario nazionale Giuseppe Politi.

 

“La nostra organizzazione è da sempre impegnata sul terreno della valorizzazione della qualità per vincere le sfide dei mercati e assicurare crescita economica alle imprese agricole”. Lo ha affermato il vicepresidente vicario nazionale della Cia, Giuseppe Politi, partecipando lo scorso 27 maggio alla presentazione del volume “Guida alle aziende agricole che fanno vendita diretta dei loro prodotti”, curato dalla Cia di Venezia, con il contributo di Venezia-opportunità, azienda speciale della Camera di commercio, e la sponsorizzazione dell’assessorato all’Agricoltura della Provincia, dell’Unipol, dei Consorzi di bonifica Dese Sile e Sinistra Medio Brenta.

Alla presentazione, avvenuta all’interno della splendida villa Widmann-Foscari, erano presenti, tra gli altri, il presidente di Venezia-opportunità, Paolo Martin, l’assessore all’Agricoltura della Provincia, Giuseppe Scaboro, il presidente della Cia provinciale, Mario Quaresimin, i rappresentanti provinciali di Adiconsum, Federconsumatori e Movimento dei consumatori.

“Ciò che emerge nella nostra scelta -ha rilevato Politi- non è solo l’elevazione del concetto di qualità come fase ultima di prerequisiti essenziali, ma la volontà politica di fare assurgere tale concetto a cultura e metodo generalizzato”.

Dopo aver ricordato la tradizione gastronomica italiana, fatta di cibi tipici ed esclusivi che non si trovano nei normali circuiti commerciali, Politi si è soffermato anche sul carattere culturale e sociale del mangiare sano e nutriente.

“Da qualche tempo -ha continuato il vicepresidente vicario- si va affermando, infatti, una concezione più ampia dell’offerta di prodotti tipici legati al territorio e ad una sapienza antica, che esprimono una esigenza diffusa tra i consumatori e, nel contempo, la rivalutazione delle potenzialità insite in vaste aree rurali del nostro paese che pur rappresentando un patrimonio di storia, di esperienze e di laboriosità, vivono ancora ai margini dei processi economici”.

“La guida della Cia di Venezia -ha concluso Politi- per la quale è stato profuso un apprezzabile lavoro, si muove in questa direzione, offrendo agli agricoltori la possibilità di essere protagonisti attivi del mercato.  Si tratta di uno strumento informativo di grande pregio che mira a creare un rapporto nuovo tra agricoltori e consumatori nella prospettiva di uno sviluppo più generale della nostra agricoltura e di un approccio salutistico e genuino con l’alimentazione”.

La guida della Cia di Venezia è un volumetto di 73 pagine dove si possono trovare ben 64 aziende della provincia suddivise per settore (vino, prodotti caseari, ortofrutta, floricoltura, agriturismi).

Dal produttore al consumatore, le produzioni tipiche e di qualità. Questo in sintesi l’obiettivo che la Cia di Venezia vuole raggiungere con la realizzazione della guida. E’ parso utile così raccogliere gli sforzi di coloro che tra gli agricoltori hanno voluto affrontare direttamente un confronto con il mondo dei consumatori, mettendo a disposizione i loro prodotti, con l’impegno di garantire qualità, disponibilità e professionalità.

 


Cia Piemonte: distretti agroalimentari di qualità per fare gioco di squadra

 

La  Regione Piemonte ha già istituito o sta istituendo i distretti agroalimentari, da quelli dei vini, a quello del riso, a quello floricolo.Quelli dei vini hanno incominciato in sordina, molto in sordina, la loro attività. Gli altri sono ancora un progetto non realizzato.

I distretti -afferma la Cia del Piemonte- dovrebbero essere gli strumenti per valorizzare i prodotti di qualità ed il territorio di riferimento degli stessi prodotti.Sono un’ opportunità per lo sviluppo dei sistemi locali e per dare sostanza a quell’ “economia del gusto” a cui tutti, in Piemonte, annettono molta importanza.

L’economia del gusto -sottolinea la Cia regionale-  si fonda sulla peculiarità  delle materie prime, sulla tradizionalità dei processi produttivi, sui prodotti tipici e tradizionali, sulla cultura culinaria  e  può svilupparsi solo nel legame con  determinato territorio di riferimento, di cui vanno esaltati l’ambiente, le bellezze paesaggistiche ed artistiche.

Dobbiamo invece constatare che, nonostante le molte dichiarazioni circa il ruolo decisivo che dovrebbero avere i distretti, non è ancora maturata la convinzione politica sulla loro fondamentale importanza per concentrare  -evidenzia la Cia del Piemonte- gli sforzi di promozione e di aggregazione.

La loro vita stentata (dove sono stati costituiti, come nel caso del vino) o i ritardi nella loro costituzione (emblematico è il caso del distretto del riso, di cui non sono ancora stati tracciati neppure i confini) sono una prova evidente –rileva la Cia regionale- del fatto che non c’è la volontà di farli funzionare.

Per fare gioco di squadra,  le Istituzioni (Regione, Province, Comuni, Camere di Commercio) ed i vari personaggi che in questo momento controllano gli enti a cui sono assegnate funzioni di promozione (Ima, Enoteca d’Italia, ecc.) dovrebbero fare –dice la Cia del Piemonte- un passo indietro e delegare ai distretti alcune loro competenze. Ciò non sta succedendo.Anzi sta succedendo l’inverso. Invece che ad un processo di aggregazione si assiste ad un processo di dispersione delle funzioni. Invece di mettere in rete i sistemi produttivi locali per favorire lo sviluppo delle aree rurali, si tolgono dalla rete quelli che sono già in rete.

Occorre una sterzata, altrimenti il Piemonte -conclude la Cia- rischia di perdere la competitività necessaria per permettere lo sviluppo e dare continuità alle imprese che sono impegnate sul fronte del gusto. Già si avvertono i primi scricchiolii. La crisi del vino di qualità è un segnale da cogliere.


Cia Umbria: il futuro dell’agricoltura legato alle specificità del territorio

 

“Non esiste futuro per l’agricoltura italiana, e la garanzia di un migliore reddito per gli agricoltori, se non si accetta la sfida di produrre legando il proprio prodotto al territorio di provenienza assicurato e certificato attraverso marchi europei”. Lo ha dichiarato Walter Trivellizzi, presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori dell’Umbria, introducendo l’incontro svoltosi sabato 29 maggio scorso nella Sala Trecentesca del comune di Gubbio sul tema “La qualità legata al territorio per il mercato” alla presenza di centinaia di agricoltori”.

“Una nuova sfida che il nostro settore economico si appresta ad affrontare è la conquista dei nuovi mercati che si sono aperti con l’allargamento della comunità europea”. E’ quanto ha evidenziato invece Giuseppe Politi, vicepresidente nazionale vicario della Cia concludendo l’incontro. “L’unica possibilità che abbiamo per affermarci in questi mercati -ha detto- è proprio quella di promuovere e far conoscere le produzioni  di qualità”.

“La produzione di qualità -ha ribadito Orfeo Goracci, sindaco di Gubbio- rappresenta l’unica possibilità di assicurare un reddito adeguato agli agricoltori della nostra zona caratterizzata da piccole imprese che non possono avere altro futuro se non quello garantito da un percorso di “qualità-consumo-proposta”. Carlo Liviantoni, vicepresidente e assessore all’Agricoltura della Regione Umbria, ha evidenziato l’impossibilità di avere nelle nostre zone ingenti quantità di produzione, dichiarando che l’unica strada percorribile è quella di puntare a piccole produzioni che hanno in sé un valore aggiunto determinato dal valore storico, culturale del territorio di provenienza.

“Con la riforma della Politica agricola comune  -ha dichiarato, nella sua relazione, Giuseppe Natale, vicepresidente Cia dell’Umbria- il sostegno all’agricoltura non è più vincolato alla quantità della produzione, ma diviene, in larga misura, sostegno diretto al reddito degli agricoltori. Una riforma che pone il problema in modo più pressante che nel passato e che rende indispensabile l’esigenza di puntare su prodotti di qualità, non solo dal punto di vista del gusto o della sicurezza alimentare ma che abbiano un chiaro riferimento al territorio di produzione”.

“Sebbene siano diversi gli interventi realizzati dalle istituzioni nazionali e comunitarie per la valorizzazione e la tutela dei prodotti, si pensi all’istituzione di marchi specifici di qualità, da soli -ha proseguito- non sono sufficienti a garantire il percorso di crescita per le filiere interessate”.

E’ indispensabile, secondo il vicepresidente, promuovere degli strumenti nuovi a supporto del coinvolgimento di tutti gli operatori quali, ad esempio, gli accordi interprofessionali e l’istituzione di associazioni di prodotto. “La qualità e la sicurezza alimentare -ha detto Stefano Facchini, segretario Cia Alto Chiascio- da sempre hanno rappresentato per noi dell’area dell’Alto Chiascio, un punto fermo delle nostre produzioni. Oggi queste diventano pressoché le uniche soluzioni per salvaguardare i nostri prodotti, obiettivi che vanno di pari passo con la valorizzazione del territorio e dell’ambiente rurale in zone interne e marginali come le nostre”. All’incontro era presente anche Massimo Spigarelli, presidente Cia Alto Chiascio.

 

 

torna al sommario

APPUNTAMENTI


La Cia Padova presenta domani l’esperienza del primo disabile che ha ottenuto lo status giuridico di coltivatore diretto

 

Rimosse le pregiudiziali che impedivano alle persone disabili di svolgere le attività agricole. A Padova il primo coltivatore diretto cieco in Italia. La Cia provinciale ha, infatti, ottenuto questo importante riconoscimento  giuridico credendo in tal modo di sostenere efficacemente l’inserimento di lavoratori disabili in agricoltura e di rimuovere dopo l’anno europeo delle persone disabili una ingiustificata discriminazione nei loro confronti. L’esperienza di Davide Cervellin, persona non vedente che per prima ha ottenuto questo riconoscimento, sarà presentata domani 1 giugno a Padova, presso l’Hotel Methis, alle ore 11.00, nel corso di una conferenza stampa. All’incontro, oltre ai giornalisti, la Cia di Padova ha invitato i rappresentanti degli enti e delle organizzazioni pubbliche che interagiscono con il mondo agricolo, nonché le associazioni dei disabili e delle cooperative che operano in agricoltura e nelle cura del verde.

 

torna al sommario