| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 53 - n. 67 | 31 marzo 2011 |
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Il presidente della Cia Giuseppe Politi saluta il neo-presidente e rivolge un vivo ringraziamento al presidente uscente. In questi anni abbiamo condiviso, sia a livello nazionale che europeo, manifestazioni, iniziative e documenti a sostegno delle imprese agricole. Auspichiamo che questo percorso possa essere proseguito e sviluppato. “Rivolgiamo al nuovo presidente della Confagricoltura Mario Guidi gli auguri più sinceri di un proficuo lavoro nell’interesse dell’agricoltura e delle sue imprese. Al presidente uscente Federico Vecchioni esprimiamo un caloroso e vivo ringraziamento per l’impegno svolto e per la fattiva collaborazione che in questi anni ci ha visti uniti per tutelare gli interessi dei produttori agricoli e per valorizzare il ruolo del settore primario nel contesto del sistema socio-economico”. Lo ha sostenuto il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi. “Nel momento del cambio di presidenza, non possiamo non ricordare l’azione che, grazie anche all’amico Vecchioni, Confagricoltura e Cia hanno condiviso non solo con iniziative sul territorio, ma anche con strategie sindacali e politiche che -ha aggiunto Politi- hanno permesso di raggiungere importanti e significativi risultati, soprattutto in un momento in cui la nostra agricoltura ha fatto i conti con una crisi molto pesante”. “Il rapporto che si è instaurato con Federico Vecchioni -ha rimarcato il presidente della Cia- è stato improntato sempre, pur nelle rispettive identità e posizioni, alla massima lealtà e correttezza. Con l’ex-presidente della Confagricoltura abbiamo lavorato bene e con concretezza. Sono state tante le manifestazioni (prima fra tutte quella a Bologna del novembre 2005, con decine di migliaia di agricoltori in piazza) e i sit-in (molti quelli a Roma in piazza Montecitorio, davanti alla Camera dei Deputati, in occasione delle leggi finanziarie e della vicenda delle quote latte) che abbiamo condiviso. Un’unitarietà d’intenti che si è sviluppata anche nella stesura di documenti di grande rilevanza, come quelli sulla Pac, sulla politica agraria nazionale, presentati alle istituzioni europee italiane. Allo stesso modo ricordiamo con piacere la partecipazione di Vecchioni, sempre garbata ma incisiva, alle nostre iniziative”. “Con Federico Vecchioni abbiamo percorso un cammino importante per la nostra agricoltura, affrontando insieme numerose sfide e diversi problemi. Il tutto, però, è stato fatto -ha rilevato Politi- sempre all’insegna del rispetto, del confronto costruttivo, della comune battaglia per la difesa e la valorizzazione dell’agricoltura italiana”. “Nostro auspicio è che anche con il neopresidente Mario Guidi si possa continuare -ha affermato il presidente della Cia- nella strada fin qui intrapresa. Da parte nostra, ci sarà collaborazione e lealtà. L’obiettivo primario è quello di stare al fianco degli imprenditori agricoli italiani, di sostenerli con azioni concrete ed efficaci, di tutelare i loro redditi, di affrontare insieme le decisive sfide che attendono l’agricoltura a livello nazionale, europeo e internazionale. Un impegno che -ci auguriamo- possa essere realmente unitario. E questo rappresenta un punto di forza per ridare slancio e vigore all’intero settore”.
La forte impennata di benzina e gasolio -ricorda la Cia- non hanno pesato soltanto sui consumatori, ma anche sulle aziende agricole, i cui costi hanno continuato a lievitare. Sui listini influisce negativamente soprattutto il fatto che in Italia oltre l’85 per cento dei prodotti agroalimentari viaggia con l’autotrasporto su gomma. E’ sempre il “caro-carburante” a sconvolgere le tavole degli italiani: fa rincarare i prodotti (più 2,3 per cento a marzo) e riduce i consumi alimentari (meno 0,6 per cento nel 2010 e meno 0,5 per cento nei primi due mesi del 2011). E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento dei dati provvisori dell’Istat sull’inflazione nel mese di marzo che torna ad infiammarsi (più 2,5 per cento). La nuova corsa dei prezzi dei prodotti agroalimentari -rileva la Cia- ha trovato la sua spinta decisiva proprio nell’aumento inarrestabile di benzina e gasolio, che va, inevitabilmente, ad incidere sui listini al dettaglio, visto che i prodotti agricoli viaggiano dal campo alla tavola per oltre l’85 per cento con l’autotrasporto su gomma. Un incremento che sta avendo i suoi negativi effetti anche sulle imprese agricole che a febbraio hanno fatto i conti con rincari di oltre il 6 per cento dei carburanti (in pochi mesi il gasolio agricolo è, infatti, passato da 50 centesimi a circa un euro al litro). Ovviamente -sostiene la Cia- la crescita vertiginosa del petrolio si è ripercossa anche sulle quotazioni all’origine di una serie di prodotti agricoli che, come segnalato dall’Ismea, hanno subito (pur se a febbraio si è avuto un calo congiunturale dello 0,9 per cento) un’accelerazione che, tuttavia, da sola non poteva provocare un aumento così marcato dei prezzi sugli scaffali. Incremento al quale ha concorso, pertanto, la “bolletta energetica” e in alcuni casi anche le tensioni causate da spinte speculative. L’impennata degli alimentari -rimarca la Cia- ha avuto, comunque, le sue conseguenze sui consumi domestici. Evidenti cali si registrano, in particolare, per il pane, la pasta, le carni bovine, i prodotti ittici, la frutta e i vini. Del resto, un ribasso che si è riscontrato lungo tutto il 2010 e che è proseguito anche nei primi due mesi di quest’anno. Una situazione -sostiene la Cia- che ha costretto, proprio nell’anno passato, una famiglia su tre a “tagliare” gli acquisti alimentari, mentre tre su cinque hanno dovuto modificare il menù quotidiano e oltre il 30 per cento è obbligato, a causa delle difficoltà economiche, a comprare prodotti di qualità inferiore. Uguale è la percentuale di chi si rivolge ormai esclusivamente alle “promozioni” commerciali.
Le imprese agricole “rosa” sono poco più di 255 mila ma incidono per il 34 per cento sul valore aggiunto complessivo del settore, che è di oltre 26 miliardi di euro. Soltanto negli agriturismi, le donne muovono un giro d’affari annuo pari a circa 500 milioni. Ma i problemi restano: serve un nuovo modello di welfare e bisogna abbattere le discriminazioni nell’accesso al credito. Creative, flessibili e soprattutto efficaci. Titolari di aziende agricole ad altissimo valore aggiunto ma anche regine dell’arte dell’accoglienza e custodi delle antiche tradizioni enogastronomiche. Sono queste le “donne in campo” in Italia. Un piccolo esercito di imprenditrici che guida oltre 255 mila aziende agricole, orientate prevalentemente verso i settori più innovativi: il biologico, le produzioni di “nicchia” Dop e Igp, la vitivinicoltura. E poi gli agriturismi, gli agriasili, le fattorie sociali e le fattorie didattiche: cioè quelle attività naturalmente femminili, nate dall’idea della “madre”, del dover unire al lavoro la cura della casa e della famiglia. Tutti servizi all’avanguardia che oggi contribuiscono a far schizzare al 34 per cento il contributo delle donne al valore aggiunto complessivo dell’agricoltura, che nel 2010 ha superato i 26 miliardi di euro. Di questi, quindi, ben 8,8 miliardi sono “rosa”: una cifra importante, che rivela il coraggio e la tenuta delle imprese femminili, capaci di percorrere strade e mercati nuovi pur di non soccombere alla crisi. E’ quanto afferma la Confederazione italiana agricoltori, in occasione della presentazione del rapporto “Il pane e le rose” di ActionAid con l’associazione Donne in Campo della Cia. Soltanto negli agriturismi, per esempio, metà del giro d’affari “dipende” dalle donne: su 19 mila strutture in tutt’Italia, quasi il 40 per cento è gestito da imprenditrici, che muovono ogni anno un fatturato di circa 500 milioni di euro su un totale di 1,1 miliardi dell’intero settore. I numeri delle donne in agricoltura- Insieme al commercio, ricorda la Cia, l’agricoltura è il settore produttivo dove il tasso di “femminilizzazione” è più elevato. Dal 1970 a oggi è stato un vero crescendo: si è passati da 19 aziende su 100 condotte da donne a 31 su 100 nel 2010. Più in dettaglio, nell’ultimo anno in Italia la quota di donne titolari di aziende agricole si è attestata al 29,2 per cento del totale: vuol dire che oggi un imprenditore agricolo su tre è donna. Secondo le stime della Cia, elaborate sulla base degli ultimi dati Unioncamere sull’imprenditoria femminile, la “palma d’oro” di regione con il numero più alto di imprese agricole guidate da donne è il Molise, dove è “rosa” il 40,1 per cento delle aziende. Seguono la Liguria (39,1 per cento), la Campania (37,6 per cento), la Basilicata (36 per cento), il Lazio (35 per cento), la Valle d’Aosta (33,9 per cento) e il Friuli Venezia Giulia (33,4 per cento). Di contro, in fondo alla classifica e molto al di sotto della media nazionale, si trovano il Trentino Alto Adige (17 per cento), la Lombardia (22,7 per cento) e la Sardegna (23,3 per cento). Le agricoltrici italiane hanno anche un profilo ben preciso: fanno innovazione di processo e di prodotto e hanno forti aspettative professionali, si mettono in gioco più per scelta che per necessità, prediligono la dimensione aziendale “micro” e resistono meglio dei “colleghi” uomini alle fluttuazioni del mercato. Un trend confermato da Unioncamere, secondo cui tra giugno 2009 e giugno 2010 le imprese femminili (1,4 milioni in totale) sono aumentate del 2,1 per cento (più 29 mila unità), a fronte di una crescita negativa (meno 0,4 per cento) delle imprese maschili, che hanno perso nello stesso periodo 17 mila unità. Tra i giovani agricoltori la componente femminile sale al 40 per cento- Dal 2000 al 2007 la quota di giovani imprenditrici (con meno di 40 anni) sul totale dei giovani nel comparto agricolo è diminuita in maniera costante, passando dal 30 per cento al 27 per cento. Ma negli ultimi tre anni la tendenza si è decisamente capovolta. Sulla base di un’indagine effettuata sulla propria base associativa, la Cia ha rilevato come oggi ben il 40 per cento delle giovani imprese è condotta da una donna. E le “under 40” che guidano le aziende del settore hanno anche un elevato tasso di scolarizzazione: due su tre sono laureate. All’agricoltura giungono per scelta: in moltissimi casi non proseguono semplicemente l’attività di famiglia ma arrivano da altri settori. Una determinazione che si traduce in decisioni coraggiose e innovative: 5 imprese su 10 guidate da imprenditrici giovani, infatti, praticano agricoltura multifunzionale con una produzione diversificata e sostenibile. I problemi: poca visibilità e difficoltà di accesso al credito. Servono incentivi e un nuovo welfare- I saperi antichi, l’arte dell’accoglienza e l’arte della trasformazione dei prodotti -che hanno sempre fatto parte della vita quotidiana delle donne rurali- sono diventati oggi “fattori d’impresa”, utili a integrare se non a sorreggere i redditi agricoli in caduta libera. Eppure, rispetto ai colleghi uomini, le agricoltrici hanno ancora poca visibilità, e quindi poco spazio per denunciare i problemi che le riguardano. In particolare, le donne subiscono ancora forti discriminazioni nell’accesso al credito agricolo, mentre oggi servirebbero garanzie precise da parte di banche e Istituzioni, per esempio studiando un progetto sul microcredito specifico per la categoria o un fondo ad hoc. Più in generale, andrebbero sbloccati gli incentivi all’imprenditoria agricola femminile, visto che la legge 215/92 -che prevedeva azioni positive e facilitazioni per le imprese “in rosa” sia da avviare che già esistenti- non viene rifinanziata. Inoltre, non va dimenticato che le aziende agricole multifunzionali possono essere la risposta alle esigenze di un nuovo “welfare” che veda rafforzati i servizi per l’infanzia e per gli anziani non autosufficienti a livello rurale e che quindi permetta alle donne, sulle quali ricade la maggiore responsabilità di cura, più libertà di scelta senza dover rinunciare alla conduzione dell’impresa. Tanto più che incoraggiare la realizzazione di asili rurali e aziende agro-sociali costituirebbe non solo un supporto alle donne ma nuove occasioni di reddito. “Le donne sono una risorsa che ancora non viene adeguatamente valorizzata -sottolineano il presidente della Cia Giuseppe Politi e la presidente di Donne in Campo Mara Longhin- e che, invece, può rivelarsi uno dei driver vincenti per lo sviluppo dell’Italia. Un loro maggiore coinvolgimento nel mondo del lavoro, e quindi nelle aziende agricole, può e deve avvenire. Anche perché le donne hanno dimostrato di saper fare impresa. E di saperlo fare anche bene”. Dall’Italia al Sud del mondo. La Fao: meno affamati con agricoltura “rosa”- L’esperienza italiana, pur con i suoi problemi, può costituire un esempio per il Sud del mondo. Come rivela ActionAid, proprio l’agricoltura rappresenta ancora oggi una fonte di sopravvivenza insostituibile in molti Paesi in via di sviluppo, dove le donne costituiscono larga parte dei piccoli agricoltori. Eppure -nonostante il ruolo cruciale che ricoprono all’interno dei nuclei familiari rurali- le donne contadine in Kenya, in Mozambico, in Etiopia, in Brasile, spesso non ricevono adeguato sostegno da parte delle Istituzioni locali e nazionali, né sono sempre riconosciute come soggetti economici da coinvolgere nei programmi di sviluppo rurale e spesso affrontano discriminazioni nella proprietà ed eredità della terra. Una situazione a cui bisogna necessariamente porre rimedio, garantendo alle agricoltrici dei Paesi in via di sviluppo accesso al suolo e all’acqua; accesso al credito e ai servizi di supporto, ricerca e sviluppo; accesso alla commercializzazione dei prodotti. D’altronde, come ha spiegato la Fao lo scorso 8 marzo, “se le donne nelle zone rurali avessero le stesse opportunità degli uomini nell’accesso alla terra, alla tecnologia, ai servizi finanziari e ai mercati, la produzione agricola dei Paesi in via di sviluppo potrebbe aumentare tra il 2,5 e il 4 per cento e il numero degli affamati ridursi di 100-150 milioni di unità”.
Secondo la Cia, i prezzi sui campi restano non remunerativi per le aziende del settore, mentre crescono ancora i fattori produttivi, trascinati in alto dal “caro-petrolio”. Se le quotazioni del Brent non scenderanno in corso d’anno, l’agricoltura pagherà una “bolletta” da 2 miliardi di euro nel 2011. A febbraio i prezzi alla produzione agricola cedono lo 0,9 per cento su base mensile, mentre restano su valori positivi rispetto allo stesso mese del 2010. Ma l’incremento del 21 per cento tendenziale non solo non permette di recuperare i crolli pesanti degli anni scorsi ma è “gonfiato” dai rincari su scala mondiale delle commodity, da cui le imprese agricole non traggono però nessun vantaggio. Anzi, risentono del “caro-gasolio” che aumenta notevolmente i costi di produzione. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in occasione della diffusione dei dati Istat sui prezzi alla produzione dell’industria. Nel mese di febbraio infatti -ricorda la Cia- i costi di produzione in agricoltura segnano rincari record del 19,3 per cento per i mangimi e del 6,5 per cento per i carburanti. Per le imprese si tratta di una spesa insostenibile, visto che il gasolio è “re” nel settore: non solo è necessario per il riscaldamento di serre e stalle ma per l’alimentazione dei mezzi meccanici, a partire dai trattori. E si fa indispensabile proprio in questi mesi primaverili, visto che da aprile a giugno ci sono le operazioni di semina, concimazione, diserbo, irrigazione, trinciatura e raccolta. Tutte pratiche che richiedono l’impiego di macchinari e, quindi, un grande utilizzo di carburante. Proprio l’andamento del greggio condiziona anche i prezzi dei concimi, che a febbraio salgono del 5,7 per cento -continua la Cia- e in generale il trend dei prodotti energetici, in rialzo del 3,4 per cento su base annua. Anche il futuro non è roseo. Secondo le prime stime del centro studi della Cia, se le quotazioni del Brent restassero in linea con quelle attuali, e in più la Bce confermasse la decisione di rialzare i tassi d’interesse da aprile, l’aggravio complessivo di costi per il settore primario giungerebbe nella media del 2011 a quota 2 miliardi di euro. Ciò significa che ogni azienda agricola dovrà sborsare dai 3 mila ai 5 mila euro in più in un anno solo per gli effetti del “boom” del gasolio. Ecco perché ora è indispensabile agire con urgenza e pensare a una serie di misure a sostegno del settore primario. L’agricoltura -conclude la Cia- è un settore vitale per il Paese, ma combatte già con redditi in picchiata, oneri burocratici e contributivi in costante crescita e prezzi sui campi non remunerativi. Adesso il rialzo incontrollato del petrolio, e quindi di costi e tariffe, potrebbe dare al comparto un colpo durissimo. Serve reintrodurre immediatamente “l’accisa zero” sui carburanti, cancellata nel novembre 2009 e mai più inserita, nonostante le promesse del governo.
Una dichiarazione del presidente della Cia Giuseppe Politi. “L’obiettivo primario è quello di tutelare degli interessi dei produttori zootecnici e di difendere e valorizzare il latte italiano che deve avere una adeguata remunerazione alla stalla”. Lo ha sostenuto della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in merito alla vicenda della Parmalat e alle decisioni prese oggi dal Consiglio dei ministri che ha autorizzato il ministero dell’Economia ad assumere partecipazioni in società di interesse nazionale rilevante, in termini di strategicità del settore, compreso il gruppo di Collecchio. “La Parmalat -ha aggiunto Politi- ha una posizione leader nel settore della produzione di latte ed è per questa ragione che noi insistiamo sulla necessità di guardare con grande attenzione all’evolversi della situazione. Dobbiamo garantire reali certezze ai nostri allevatori che già si trovano ad affrontare problemi complessi e fanno i conti con costi penalizzanti che continuano a tagliare i redditi”.
Quarantadue pensionati, dal 20 al 27 agosto prossimi, soggiorneranno nel magnifico contesto delle Dolomiti a Cavalese, nella Val di Fiemme Trentino Alto Adige. Per la prima volta un consistente gruppo di pensionati dell’Associazione pensionati Cia della zona di Piove di Sacco-Padova, dopo aver visitato la località montana e l’hotel, hanno deciso di prenotare il soggiorno. Soddisfazione dell’Associazione pensionati Cia di Padova per aver lanciato questa nuova esperienza ed aver ottenuto risposta positiva. Anche per quanto riguarda i soggiorni al mare è convinti che -sottolinea una nota- si avranno buoni risultati.
L’attività del “Centro comunale di educazione alimentare per la tutela della salute e del benessere” sarà presentata sabato prossimo 2 aprile, a partire dalle ore 9.30, a Satriano di Lucania (Potenza) in un convegno (che si terrà presso il teatro comunale) al quale interverranno il sindaco Michele Miglionico, il presidente Anabio-Cia Basilicata Donato Muscillo, il presidente della Commissione Cea Comunale Giuseppe Palermo, il dirigente scolastico Vito Antonio Telesca. Le conclusioni sono affidate al presidente regionale della Cia Basilicata Donato Distefano. La legge regionale n. 27 del 1998 -sottolinea la Cia Basilicata in una nota- si prefigge di promuovere un collaudato modello alimentare, lo stile di vita mediterraneo, il recupero di tradizione e cultura attraverso la realizzazione di un concetto di educazione alimentare inteso come educazione al benessere e al miglioramento della qualità della vita nel rapporto col cibo visto anche come rispetto dell'ambiente e delle tradizioni di un popolo.
Il provvedimento si inserisce all’interno di un piano d’azione svolto a livello internazionale con politiche specifiche, ed ha l’intento di diffondere un modello alimentare sano che privilegi la dieta mediterranea e l’attività fisica, in un territorio come quello lucano che presenta tra i propri abitanti un’alta percentuale di persone obese. Un modo per educare al benessere ed al miglioramento della qualità della vita inteso come rapporto con il cibo e con l’ambiente. La modalità pratica con cui questa azione si concretizzerà consiste nell’istituzione di Centri di educazione alimentare e benessere alla salute presso i Comuni, che si potranno avvalere dell’assistenza tecnica delle Aziende sanitarie locali (Asl) con il coordinamento del Dipartimento regionale alla sicurezza e solidarietà sociale e del Centro regionale di educazione alimentare e benessere alla salute L’obiettivo da raggiungere in sinergia con le Fattorie didattiche promosse dalla Confederazione e rivolte principalmente ai bambini -evidenzia la Cia Basilicata- è di comunicare l'alimentazione ai giovani, nell'ottica di un'educazione sistemica con una informazione integrata tra educazione alimentare e valorizzazione storica delle tradizioni.
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