| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it |
| Anno 47 - n. 19 | 31 gennaio 2005 |
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Gli obiettivi di Lisbona indicano nel 2010 la data entro la quale dovrebbero essere raggiunti, su scala europea, tra gli altri obiettivi, tassi più significativi di occupazione, d’imprenditorialità femminile e progresso sul piano delle pari opportunità. Il rapporto nazionale sulle imprese femminili, predisposto dal Ministero delle Attività Produttive insieme con Unioncamere e le organizzazioni componenti il Comitato Nazionale per l’Imprenditoria femminile, tra le quali è presente Donne in Campo-CIA, ha due grandi campi d’interesse: 1) Le risultanze di un’indagine comparata sull’imprenditoria femminile e non femminile, che ha utilizzato i dati dell’Osservatorio Imprenditoria femminile di Infocamere e quelli delle imprese iscritte alle Camere di Commercio ed in attività al 31/12/2003. 2) L’impatto economico prodotto dalla Legge 215/92 sugli incentivi per l’imprenditoria femminile, in base all’analisi dei primi 4 Bandi attivati. **** 1) E’ la prima volta che nel nostro Paese un’indagine sull’imprenditoria femminile mette a confronto lo specifico femminile con le realtà delle altre imprese a direzione non femminile. L’indagine ha evidenziato: a) Trend di crescita significativi, sia quantitativi che qualitativi, della componente femminile della realtà imprenditoriale italiana (23,5% sono le imprese femminili – 1.174.543 su 4.995.738 imprese totali) anche se, a causa di condizionamenti storico-culturali-operativi, la risorsa femminile non ha sviluppato ancora tutte le potenzialità. b) Prevalenza d’imprese femminili nei settori Commercio e Agricoltura. Nel settore agricolo si segnala il 23, 86% d’imprese femminili attive ed un tasso di femminilizzazione (valore percentuale sul totale imprese) del 28,7%. c) Elevato turn over tra natalità e mortalità delle imprese, come elemento che accomuna le imprese femminili e le altre. d) Negli incarichi dirigenziali d’impresa, le cariche femminili sono il 33,8% del totale, concentrate nel Nord Ovest del Paese. L’agricoltura ha il 10, 2% di presenze femminili negli incarichi dirigenziali ed è al 4° posto, alle spalle dei settori commercio, attività immobiliari e manifatturiere. e) Si affacciano figure nuove d’imprenditrici “per opportunità” e “per scelta”, non più “per necessità”: le donne emergono dall’indagine comparata come soggetti più motivati alla scelta imprenditoriale. f) Più del 90% sono imprese individuali e società di persone, cioè realtà a ridotte dimensioni, scarsamente capitalizzate: questo è il quadro generale dell’impresa italiana. g) Emerge uno stile differente nella conduzione d’impresa nelle imprese femminili rispetto a quelle non femminili che, però, non è ancora definibile come “Modello”. Tra gli aspetti più significativi della differenza di stile di direzione si possono segnalare: alto livello di professionalità, cultura e consapevolezza; attenzione al cliente e alla qualità del prodotto/servizio; sensibilità verso la flessibilità e l’intercambiabilità dei ruoli d’impresa; attenzione alla responsabilità sociale d’impresa; minore indebitamento anche per comportamenti di maggiore prudenza; maggiore ricorso al lavoro di altre donne. h) La conciliazione tra vita privata/famiglia e lavoro rimane il problema di fondo esclusivamente per le imprese femminili: questo rimanda all’esigenza di forti politiche di sostegno ai servizi e Welfare per consentire il concreto affermarsi delle imprese femminili. i) L’informazione e l’assistenza per fare impresa: chi ha avviato un’impresa ha utilizzato principalmente gli sportelli informativi di istituzioni pubbliche; le imprese femminili hanno utilizzato molto più delle altre i mass media e la stampa ed anche le organizzazioni imprenditoriali e sociali (che possono essere considerare un discreto canale informativo). 2 Per valutare l’impatto economico prodotto dalla L. 215/92 sono stati analizzati i primi 4 Bandi, attivati a partire dalla fine del 1997 (soprattutto i primi 3 in rapporto al 4° che è il più consistente) e i risultati di un’indagine, condotta telefonicamente nella seconda metà del 2004, su un campione rappresentativo di circa 300 aziende beneficiarie (91 beneficiarie effettive e 213 ammesse in graduatoria, ma non agevolate per mancanza di fondi o per revoca). La principali indicazioni emerse: a) In crescita, negli anni, l’aspettativa, l’interesse e la capacità di utilizzo dello strumento legislativo, con un salto significativo a partire dal 4° bando, cofinanziato anche dalla Regioni. In tal modo la legge è diventata uno strumento di attuazione di politiche di sviluppo territoriale. Nei primi bandi sono state presentate 14.262 domande, 11.494 sono state ammesse e 2746 agevolate, nel querto bando sono state 41.213 le domande presentate, 34.231 le ammesse e 8.415 le agevolate. Il rapporto tra domande ammesse e agevolate arriva al 25 % col 4° bando. 167 Meuro i fondi stanziati per i primi 3 bandi, 297 Meuro i fondi per il 4° bando e sempre migliori performance. b) L’80% delle domande presentate riguarda imprese realizzate ex novo. c) Le domande inattive (rinunce, revoche e domande decadute) dei primi 3 bandi sono pari al 46% delle domande agevolate. L’agricoltura fa registrare un incremento delle domande inattive rispetto a quelle agevolate, ponendosi, quindi, come il settore con maggiore criticità (64% sul totale delle domande inattive). Sarà necessario un successivo approfondimento specifico sulle problematiche riscontrate nel settore agricolo, perché anche in questo settore gli strumenti di agevolazione possono esplicare il loro effetto. d) La Legge 215 si dimostra un forte incentivo per lo sviluppo imprenditoriale femminile nel settore terziario. e) Non emerge con chiarezza se la legge svolge un ruolo di complementarietà o di sostituzione rispetto al progetto di investimento privato (di fatto le imprese non agevolate hanno rinunciato a portare avanti i progetti presentati, ma le imprese agevolate esprimono maggiore produttività). f) Le imprese che hanno utilizzato la Legge 215 presentano fattori identificativi interessanti quali: l’orientamento forte al mercato, alla redazione efficace di piani d’impresa; maggiore capitale iniziale, propensione al ricorso al credito, alla certificazione di qualità, alla flessibilità e all’implementazione dell’occupazione femminile. g) Osservazioni negative vengono rivolte alla legge 215 per la presenza di eccessivi vincoli burocratici, non sufficiente informazione, lunghezza dei tempi di attivazione, insufficienza dei controlli. Considerazioni e indicazioni di lavoro Sulla base dei risultati dell’indagine effettuata, si può dire che la Legge 215 ha svolto una funzione dinamica ed estesa, al di là anche dei dati numerici ed ha prodotto un approccio culturale nuovo nei confronti dell’impresa femminile: in definitiva ha centrato il suo obiettivo, che era quello di promuovere autoimpresa e microimpresa, completando il sistema degli incentivi pubblici. Pur tra luci e ombre, la presenza femminile nel fare impresa costituisce la principale dinamica che ha riguardato la domanda di lavoro dell’ultimo decennio nel nostro Paese. Il Convegno di presentazione del primo Rapporto sull’impresa femminile ha avuto il merito di riaccendere i riflettori su una tematica, quella dell’imprenditoria femminile e delle necessarie politiche di sostegno, che non possiamo permettere ritorni nell’oscurità. Si tratta ora, come organizzazioni economiche e sociali, di sviluppare iniziative che incalzino le forze politiche ed il governo perché si avvii il confronto sulla apertura del 6° bando della L. 215 e sulla sua eventuale modifica in stretto collegamento e/o all’interno della Riforma della legislazione sugli incentivi all’impresa ed alla competitività che il governo sta definendo. L’interesse di un’organizzazione come la Cia che rappresenta l’imprenditoria agricola, e quella femminile in particolare, è quello di far sì che nelle politiche pubbliche per la competitività, abbiano finalmente cittadinanza le esigenze dell’impresa al femminile, quali il principio della priorità, il sostegno alla microimpresa, la diversificazione degli strumenti d’incentivazione per l’avviamento o per il rafforzamento d’impresa, la complementarietà con le politiche strutturali. Sarebbe utile, infine, che iniziative di presentazione e di approfondimento dei risultati del Rapporto nazionale fossero organizzate ad esempio nelle diverse Camere di Commercio, da parte dei Comitati per l’imprenditoria femminile a livello provinciale e/o regionale o per iniziativa delle stesse Giunte Camerali. Il Rapporto sarà disponibile in cartaceo richiedendolo a Donne in Campo nazionale, oppure sul sito del ministero delle Attività Produttive (www.attivitàproduttive.gov.it) o sul sito www.imprenditoriafemminile.it dei Comitati Imprenditoria Femminile di Unioncamere.
La Cia istituisce centri di assistenza e sollecita il governo e regioni a pronti interventi per venire incontro alle necessità degli agricoltori. L’ondata di gelo e di neve che ha colpito l’Italia ha provocato danni all’agricoltura per decine di milioni. Ma la situazione più grave è nel Centro-Sud dove per le aziende zootecniche, rimaste isolate, è completa emergenza. Comincia anche a scarseggiare il foraggio per il bestiame. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori. Il quadro complessivo -afferma la Cia- è preoccupante. Ettari di colture, in particolare orticole e alberi da frutta, sono stati distrutti dal gran freddo. Anche molte serre e strutture per il peso della neve hanno subito pesanti conseguenze, mentre il settore zootecnico deve registrare un colpo durissimo. I danni maggiori si hanno in tutte le regioni del Centro-Sud. Ma l’allarme è in Basilicata, Campania, Molise e nelle Marche, dove moltissime imprese agricole sono rimaste isolate. Il bestiame corre gravissimi rischi in quanto sia il foraggio che il mangime, per l’impraticabilità delle strade, si stanno esaurendo. In alcune zone le scorte sono sufficienti solo per pochi giorni.
La Cia di Taranto esprime forti preoccupazioni per la mancata conversione in legge del decreto anti-crisi emanato con procedura d’urgenza circa due mesi fa e mai reso operativo. Uno strumento nuovo e rivoluzionario che avrebbe dovuto paragonare le crisi di mercato alle calamità atmosferiche. Naturalmente -così come evidenziato dalla Cia nelle scorse settimane- sarebbe stato necessario aumentare la dotazione finanziaria a disposizione del fondo di solidarietà per consentire alle aziende agricole l’utilizzo di questo nuovo strumento legislativo. Tale situazione aggrava la già pesante difficoltà in cui si trovano ad operare gli imprenditori agricoli, alle prese con una pesante crisi di mercato e con prezzi di vendita dei prodotti in forte calo. Una considerazione sembra doverosa, nelle scorse settimane sono stati pronunciati fiumi di parole dai politici di centro-destra e centro-sinistra, che al momento non hanno portato ad alcun risultato positivo. Anche la situazione relativa alla riduzione degli oneri contributivi sembra arenata, sono necessari atti concreti e non demagogia. La Cia di Taranto lancia un appello a tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione ad impegnarsi concretamente affinché il decreto anti-crisi venga ripresentato e convertito definitivamente in legge in tempi rapidi. L’agricoltura del nostro territorio è vita ed ha bisogno di essere difesa con proposte concrete reali e praticabili.
Si è tenuto a Minervino Murge un dibattito sul piano socio-assistenziale in discussione alla Regione Puglia e sulle novità della finanziaria 2005 del governo, organizzato da Cia e Anp baresi. Molti pensionati, anziani, iscritti Cia e cittadini hanno partecipato all'iniziativa tenutasi presso il centro per anziani del comune di Minervino Murge. L'incontro è stato aperto dal rappresentante locale della Anp, Ernesto Rana, e concluso dal presidente provinciale della Cia, Francesco Caruso, con gli interventi del sindaco di Minervino e dell'assessore comunale ai servizi sociali. "Le aspettative degli anziani e dei pensionati sono state deluse dalle politiche del governo nazionale -ha affermato Caruso- che di fatto ha penalizzato gli agricoltori ed i pensionati coltivatori dall'applicazione del 'milione' minimo di pensione al mese e dal presunto taglio delle tasse, lasciando irrisolti i nodi della previdenza in agricoltura, nonostante la delega ottenuta dal Parlamento e rimasta ancora inattuata, e dal Governo regionale, con i tagli pesanti ai presidi sanitari che privano vaste aree rurali delle necessarie strutture ospedaliere e ambulatoriali e l'assenza di una politica di prevenzione che sia degna di tale nome”. “Il dibattito in corso sul piano socio-assistenziale regionale -ha aggiunto- è un'occasione che l'organizzazione sta cogliendo partecipando a tutti i livelli in proprio e attraverso i suoi istituti (Inac) ed associazioni (Anp) per far sentire la propria voce. Le risorse regionali disponibili (circa 300 milioni di euro) non devono essere sprecate ed anzi devono essere orientate per venire incontro seriamente ai bisogni ed alle richieste del mondo degli anziani e dei soggetti deboli (donne, bambini) che rischiano ogni giorno in Puglia tragedie indotte dall'ignoranza, dalla povertà e soprattutto dall'insensibilità sociale, e che non sempre sono ascrivibili ad aree notoriamente a rischio ma, come i fatti recenti hanno dimostrato, possono colpire in maniera inaspettata ovunque non si pratichi con determinazione ed efficienza il dialogo e la verifica delle condizioni di vita di larghi strati della comunità". Secondo la Cia l'impoverimento indotto anche dalle politiche governative sta colpendo oramai i ceti tradizionalmente "tranquilli" ed ha conseguenze rilevanti rispetto ai soggetti deboli, anziani, donne, bambini, immigrati. La Anp e la Cia provinciali stanno dedicando risorse ed energie dei propri quadri dirigenti per elaborare proposte ed attivare anche in proprio strutture operative di assistenza e segretariato sociale, come il costituendo Ufficio per gli extracomunitari in procinto di essere varato in un più complessivo quadro nazionale di riferimento. Il dibattito è stato inserito in una serata di piacevole festa con canti e balli popolari, degustazione di prodotti dell'agricoltura e degli allevamenti locali, tutto offerto dalle cooperative Cia e realizzato grazie all'azione di numerosi volontari tra iscritti Cia e simpatizzanti. Donne in Campo della Cia di Rosignano (in provincia di Livorno) e Microstoria hanno unito le loro forze per dare un aiuto concreto alle popolazioni disastrate dallo “Tsunami” nel Sud-Est asiatico. Ecco la filosofia che ha mosso l’iniziativa comune svoltasi nei giorni dell’Epifania nei locali del Coordinamento Microstoria di Rosignano Marittimo. Iniziativa che ha avuto come scopo ulteriore la promozione turistico-culturale delle aziende agricole delle frazioni collinari e che si è concretizzata nell’allestimento di un mercatino di prodotti locali e di piccoli oggetti di artigianato e acquerelli di artisti locali. Anche i bambini del Coordinamento Microstoria di Rosignano hanno contribuito realizzando delle piccole manifatture in gesso, che rappresentano la forza e la speranza di ripresa per l’infanzia asiatica, colpita non solo nel disastro naturale ma anche successivamente. Il ricavato di 530 euro è stato devoluto per gli aiuti del Sud-Est asiatico tramite il conto corrente Anpas Pubbliche assistenze appositamente aperto presso Agenzia 2 di Firenze Banca Popolare di Milano. La Cia ed il Coordinamento Microstoria ringraziano le aziende agricole che hanno contribuito e permesso l’iniziativa donando i loro prodotti: agriturismo Pane e Vino , agriturismo Cappellese, apicoltura dott. Pescia, agriturismo fratelli Farabollini, azienda agricola Vincenzo Stabile, floricolture Andrea Gracci e Silvia Taffi, ortofrutticoltura Riccardo Compagnoni, Azienda Agricola Alba Gasparet e tutti quanti hanno donato delle piccole manifatture (Manola Pizzi).
Freddo, gelo, neve, grandine vento e piogge persistenti hanno provocato gravi danni alle produzioni agricole in particolare dell’ortofrutta e alle strutture produttive come serre, e impianti arborei e allevamenti zootecnici. Serre divelte, strutture viticole crollate, cascola di arance, carciofi e ortaggi bruciati dal gelo, rischi di asfissia radicale per i cereali, pascoli inutilizzabili per gli allevamenti zootecnici, sono questi alcuni degli effetti devastanti del maltempo degli ultimi giorni. “La stima dei danni -dichiara il presidente della Cia siciliana, Carmelo Gurrieri- non è al momento possibile, ma riteniamo purtroppo che sia di grave entità”. La Cia ha perciò chiesto un incontro urgente all’assessore Leontini, per verificare la consistenza dei danni subiti dalle aziende agricole e l’avvio delle procedure per la dichiarazione dello stato di calamità per il riconoscimento degli indennizzi a favore delle aziende agricole. Dichiara preoccupato Gurrieri: “Le aziende agricole siciliane sono già provate dalla grave crisi di mercato dei mesi scorsi e dalla mancata conversione in legge del decreto varato proprio per far fronte a quest’ultima, lo scorso 19 novembre: senza interventi immediati che facciano fronte alla crisi di mercato dei mesi scorsi e ai danni provocati dalle calamità di questi ultimi giorni, aumenta il rischio di chiusura delle aziende, mettendo in seria discussione la sopravvivenza di gran parte del settore agricolo siciliano”.
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